Notizie e approfondimenti sul clima che cambiaPosts RSS Comments RSS

21 giugno 2015

#denial101x e altri corsi on line sui cambiamenti climatici

Categorie: Corsi, Didattica, Negazionismo  -  Postato da: 

Per chi desidera approfondire le conoscenze del clima e dei cambiamenti climatici, esistono vari corsi on line in rete, gratuiti e che rilasciano anche certificati di partecipazione a seguito di test finali. Molti sono in inglese, qualcuno in altre lingue, ma pochi a nostra conoscenza sono quelli in italiano.

 

Un corso molto interessante sul negazionismo climatico si è appena concluso (ma resta disponibile il materiale in archivio e in youtube), Denial 101x, Make a sense to climate science denial (dare un senso al negazionismo climatico). Si trova nel portale EDX, dove sono disponibili altri corsi, ed è organizzato dall’Università del Queensland e, fra gli altri, da John Cook di Skeptical Science

 

 

 

 

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14 giugno 2015

Il pressing del G7 per l’accordo per il clima

Categorie: Impatti, Negoziazioni  -  Postato da: 

Il comunicato conclusivo dei lavori del G7 di Schloss Elmau del 7-8 giugno, ha ribadito la necessità di un accordo in materia di cambiamenti climatici. Ma ci sono vere novità ?

 

 

Aumento temperature: il limite “+2°C” non è una novità.

 

titoloGrande enfasi ha avuto sui media l’impegno, contenuto nel comunicato del G7, a limitare l’aumento massimo delle temperature a +2°C (rispetto al livelli medi delle temperature nel periodo pre-industriale): “Forte determinazione ad adottare un protocollo (o altro strumento con forza legale) nell’ambito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, che sia ambizioso, solido, inclusivo e rifletta l’evoluzione delle circostanze nazionali, e che sia infine consistente con l’obiettivo globale di mantenere l’aumento di temperatura al di sotto dei 2°C”.

 

Questo impegno in realtà è da anni alla base del negoziato internazionale sul clima, ed era presente già nel G8 del 2009 a L’Aquila, Continua a leggere…


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8 giugno 2015

Perché sono diminuite le emissioni di gas serra in Italia?

Categorie: Analisi della decomposizione, CO2, Crisi economica, Emissioni, Energia  -  Postato da: 

In concomitanza della crisi economica le emissioni nazionali da attività energetiche sono diminuite sensibilmente. Attraverso la scomposizione dei principali fattori che hanno determinato la riduzione delle emissioni è possibile valutare quanto hanno contato la crisi economica, l’efficienza e le fonti rinnovabili.

 

Con la crisi economica registrata dal 2008, le emissioni nazionali di gas serra sono diminuite in maniera considerevole. Le stime preliminari per il 2013 mostrano che le emissioni nazionali di CO2eq hanno subito una riduzione del 15,6% rispetto al 1990 e del 21,1% dal 2007.

 

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2 giugno 2015

La verità non detta sul cambiamento climatico

Categorie: Dibattito, Scenari  -  Postato da: 

Recentemente David Roberts ha scritto un interessante articolo sull’atteggiamento dei politici e degli scienziati rispetto ai pericoli del cambiamento climatico. Avremmo voluto proporre una traduzione integrale, ma la responsabile del licensing per Vox Media (che ha pubblicato l’articolo in lingua Inglese), Samantha Mason, ci ha negato il permesso. Riteniamo che questo sia un atteggiamento controproducente e anacronistico, e che articoli come quello di Roberts dovrebbero avere la massima diffusione possibile.

Riportiamo quindi un riassunto di alcuni punti salienti dell’articolo, corredati da alcune nostre riflessioni.

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La premessa dell’articolo di Roberts è che vi è una forte discrepanza fra quello che è teoricamente possibile per limitare il riscaldamento globale e quello che è realisticamente possibile. Nel caso del cambiamento climatico, la teoria dice che, applicando rapidamente, continuativamente e massicciamente tutte le tecnologie disponibili per ridurre le emissioni di gas climalteranti, abbiamo ancora buone possibilità di rimanere sotto i 2 °C di riscaldamento. Nel concreto, ci sono molte inerzie, sia di tipo politico – la difficoltà di convincere tutti gli stati del mondo ad effettuare uno sforzo congiunto e l’umanità intera a cambiare radicalmente le proprie abitudini quotidiane – sia tecnico – legate all’inerzia del ricambio tecnologico.

La conseguenza, nelle parole di David Roberts è che “a meno di miracoli, l’umanità è in un terribile pasticcio”.
Effettivamente, gli sforzi compiuti fino ad oggi per ridurre le emissioni inquinanti sono chiaramente insufficienti. Il grafico qui sopra mostra le diverse proiezioni climatiche proposte dall’IPCC. La linea rossa corrisponde allo status quo, ovvero uno scenario che non prevede alcuna politica di sostanziale riduzione dei gas di serra. Le altre linee colorate dall’alto verso il basso mostrano scenari corrispondenti a politiche ambientali via via più stringenti. La linea nera, che combacia quasi perfettamente con quella rossa, corrisponde alle emissioni misurate fino ad oggi. Continua a leggere…


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24 maggio 2015

Perché il 2015 sarà (molto probabilmente) un altro anno con temperature record

Categorie: Record, Statistiche, Temperature  -  Postato da: 

Alcune quantità di interesse climatico hanno un andamento sufficientemente regolare, tale che ogni anno viene battuto il record. L’esempio più ovvio è la concentrazione di CO2 atmosferica che, almeno da quando sono iniziate le misure sistematiche a Mauna Loa, aumenta anno dopo anno. In alcuni mesi o anni si superano delle soglie che fanno notizia (ad esempio i 400 ppm come media globale, superata nel marzo 2015), ma ogni mese e anno è in realtà si stabilisce un nuovo record, le concentrazioni di CO2 sono superiori a quelle dell’anno precedente. Sono, come scritto in un altro post, record banali.

Non è così per la temperatura, influenzata da una variabilità interannuale di gran lunga superiore al trend. La variabilità è dovuta principalmente al fenomeno El Nino (ENSO), alle piccole variazioni della radiazione solare e alle eruzioni vulcaniche. Il trend dalle emissioni di gas serra dalla attività umane.
Il 2014 si è chiuso con il record storico delle temperature globali, quattro anni dopo il precedente nel 2010, a sua volta cinque anni prima del precedente. Negli ultimi 40 anni si sono avuti nove record, in media uno ogni circa quattro anni e mezzo, e solo due volte è stato battuto in due anni consecutivi (’80-’81 e ’97-’98). Continua a leggere…


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17 maggio 2015

Notizie dall’Alpine Glaciology Meeting 2015

Categorie: Ghiacciai, Impatti, Proiezioni  -  Postato da: 

I ghiacciai continentali alpini ed extra-alpini sono sentinelle del clima che cambia. Glaciologi da tutta Europa si sono riuniti a Milano per l’Alpine Glaciology Meeting, per fare il punto sull’evoluzione e sul futuro del glacialismo. In questo post, un sunto di quanto emerso nel corso del meeting e della situazione della ricerca glaciale, con particolare attenzione agli effetti dei cambiamenti climatici.

 

Si è tenuto all’Università Statale di Milano, il 7 e 8 Maggio, l’Alpine Glaciology Meeting 2015, (AGM) riunione biennale che riunisce i glaciologi Europei e mondiali per discutere le ultime ricerche in campo glaciologico. Organizzatori, il gruppo del Dipartimento Scienze della Terra Ardito Desio. Il programma del meeting ha incluso diversi temi, dal monitoraggio dei ghiacciai alpini, alla morfologia e glaciologia alpina, dall’idrologia alle moderne tecnologie di monitoraggio (satelliti, droni, etc.), fino allo studio della vita sui ghiacciai, in grado di ospitare vegetazione, fauna microbica ed insetti, con effetti rilevanti sull’albedo glaciale e sui bilanci energetici. E’ stato inoltre presentato il Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani, di cui abbiamo dato notizia in un precedente post su Climalteranti. Oltre agli interventi orali, per lo più presentati da dottorandi e giovani ricercatori come consuetudine all’AGM, è stata presentata un’ampia galleria di poster.

Nella serata di giovedì 7, Claudio Smiraglia e Luca Mercalli hanno animato un grazioso dibattito, ripercorrendo le tappe del glacialismo italiano dagli anni ’50 fino ai giorni nostri, e discutendo dei cambiamenti climatici e globali e del loro effetto sulle coperture glaciali. Intervento concluso da Luca Mercalli con la lapidaria sentenza: “Contro la termodinamica non ha mai vinto nessuno !Continua a leggere…


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4 maggio 2015

Come i cambiamenti climatici hanno influito sulla guerra in Siria

Categorie: Eventi estremi, Impatti, Precipitazioni, Siccità  -  Postato da: 

Un recente articolo scientifico ha mostrato in modo chiaro come le tendenze di aumento delle temperature e di diminuzione delle precipitazioni nella mezzaluna fertile, legate al riscaldamento globale antropogenico, hanno reso molto più probabile il verificarsi di siccità disastrose, come quella del 2007-2010; questa ha causato una migrazione di massa di contadini verso le città siriane, fattore che ha contribuito alla rivolta contro il regime di Bashar al-Assad, in seguito degenerata in una guerra civile. Ma è la conclusione dell’articolo che dovrebbe far ancor più riflettere.

Ci sono a volte articoli scientifici che si leggono d’un fiato, e che impressionano per la loro chiarezza, nonché per la loro importanza. Perché mostrano con la freddezza e la serietà dei dati quali sono le conseguenze del riscaldamento globale causato dalle attività umane che già si stanno manifestando. Lo studio pubblicato nel marzo 2015 sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” da 6 studiosi della Università della California e della Columbia University, intitolato “Climate change in the Fertile Crescent and implications of the recent Syrian drought è uno di questi.
Oggetto dell’articolo è la mezzaluna fertile, cioè quella parte del pianeta dove gli esseri umani hanno iniziato a praticare l’agricoltura e la pastorizia, 12 mila anni fa. Molti considerano queste pratiche come l’origine della civiltà umana moderna. Proprio questa zona è stata colpita nel periodo 2007-2010 dal peggior periodo siccitoso da quando esistono dati strumentali di precipitazioni. Una siccità che ha avuto un effetto catastrofico verso un settore, quello agricolo, già messo in crisi da politiche insostenibili di sussidi e di irrigazione tramite pompaggi di acque di falda, che hanno causato il loro progressivo impoverimento. Continua a leggere…


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18 aprile 2015

Riduzione delle emissioni di black carbon: funzionano i filtri antiparticolato?

Categorie: Black Carbon, Disinformazione, Tecnologie  -  Postato da: 

Una delle emissioni climalteranti che più contribuiscono al riscaldamento globale, seppur poco conosciuta, è quella di black carbon, piccole particelle carboniose derivanti dalla combustione incompleta di combustibili fossili e biomasse. Sono anche particelle molto pericolose per la salute, per cui la riduzione delle emissioni di black carbon rappresenta una delle azioni cosiddette “win & win”, ossia utili per affrontare il tema del riscaldamento globale e dell’inquinamento atmosferico. Diversi inventari delle emissioni hanno indicato fra le sorgenti principali la combustione della legna e quella nei motori dei veicoli diesel (qui uno studio sulla Lombardia). La tecnologia proposta e già utilizzata a livello europeo per ridurre le emissioni di black carbon dai mezzi diesel è quella dei filtri antiparticolato. Eppure in Italia diversi mezzi di informazione, due puntate di Report (qui e qui) e un recente articolo del Fatto Quotidiano (qui) hanno messo in discussione l’utilità di questi dispositivi. Utilizzando argomenti poco fondati e citando genericamente studi e letteratura scientifica secondo i quali “i filtri antiparticolato sono sostanzialmente inutili (se non dannosi) ai fini del contenimento delle “polveri sottili”” e addirittura “con l’installazione dei Fap i danni per la salute sono potenzialmente persino maggiori” senza riportarne i riferimenti precisi (autori, titolo, rivista, anno etc.). Continua a leggere…


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3 aprile 2015

Negoziati sul clima: arrivano i primi impegni in vista della COP21 di Parigi

Categorie: COP21, Negoziazioni  -  Postato da: 

Unione Europea, Stati Uniti, Russia, Norvegia, Svizzera e Messico sono riusciti a rispettare la prima scadenza del 31 marzo per presentare i propri obiettivi nazionali volontari. Ed è arrivata anche la submission da parte del primo paese africano: il Gabon.

 

Continua il percorso negoziale dei paesi verso la COP21 di Parigi, conferenza della Convenzione Quadro ONU sui cambiamenti climatici (UNFCCC) che il prossimo dicembre avrà il compito di approvare un secondo accordo globale per la riduzione delle emissioni di gas climalteranti.

Come stabilito lo scorso dicembre alla COP20 di Lima, il 31 marzo era il primo termine (“per i paesi in grado di rispettarlo”) per presentare il proprio INDC (Intended Nationally Determined Contribution), ovvero quel pacchetto di misure che tutti (o quasi) i paesi intendono avanzare nel corso del summit di Parigi per il periodo 2020-2030, subentrando dunque a quelle del secondo periodo d’impegno del Protocollo di Kyoto.

Qui sotto riportiamo gli impegni di riduzione delle emissioni contenuti nei primi 7 INDCs, presentati da 34 delle 195 Parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (l’Unione Europea ha trasmesso i suoi impegni a nome di 28 Stati Membri), commentando alcuni dettagli su alcuni aspetti delicati, l’inclusione o meno negli obiettivi del settore dell’uso del suolo e delle foreste (LULUCF, in sostanza gli assorbimenti di CO2 delle foreste), e l’utilizzo di crediti del mercato del carbonio. Continua a leggere…


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18 marzo 2015

Quando il critico televisivo vuole essere rassicurato

Categorie: Catastrofismo, Comunicazione, Giornali, giornalisti, Televisioni  -  Postato da: 

Il commento di Aldo Grasso alla trasmissione “Scala Mercalli”, pubblicato sul Corriere della Sera del 16 marzo, non stupisce chi da tempo segue gli interventi sui cambiamenti climatici degli editorialisti tuttologi del quotidiano milanese, da Pierluigi Battista a Danilo Taino.

Frasi senza significato, argomentazioni contraddittorie, affermazioni senza fondamento, toni derisori: un trash logico, lessicale, morale”, il giudizio di Antonio Calafati su una parte consistente del giornalismo nostrano è ancora attuale, e ben si adatta al critico televisivo del Corriere.

Non é la prima volta che Aldo Grasso si lamenta per il fatto che si parli di cambiamenti climatici in televisione. Già il 30 aprile del 2007 Grasso aveva rivolto le medesime accuse a Luca Mercalli, reo di non limitarsi alle previsioni del tempo, e aveva indicato il modo alternativo e più gradito con cui si dovrebbe trattare il tema, “le splendide meteorine di Emilio Fede” (oggi preferisce “lo stile rassicurante di Piero Angela”). Continua a leggere…


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9 marzo 2015

Il clima di mia figlia e il mio

Categorie: Emissioni, Temperature, Trend  -  Postato da: 

Qualche giorno fa mia figlia mi ha chiesto se era vero che il 2014 è stato l’anno più caldo. Benché con il padre che si ritrova non è raro che senta parlare di cambiamenti climatici non mi aveva mai fatto una domanda specifica sui record di temperatura. Riflettendoci, mia figlia aveva solo 12 anni nel 2010, l’anno record precedente. Non è quindi strano che non ne avesse parlato e forse non ne era nemmeno a conoscenza.
La domanda di mia figlia mi ha spinto a confrontare il clima vissuto da lei rispetto ai miei primi sedici anni. Non mi era mai capitato di farlo e nonostante siano anni che mi interesso di clima, non l’avevo mai vista in questi termini. Devo ammettere che questo punto di vista “personale” mi ha sorpreso.

 

Mia figlia ha vissuto in un clima globale in media 0,57 °C più caldo rispetto a me. Per confronto, la differenza fra mio padre e me è stata quasi nulla, solo -0,02 °C. Io ho vissuto un solo anno record, il 1973 più caldo di soli 0,.01 °C rispetto al record precedente ventinove anni prima; lei ne ha vissuti già quattro (1998, 2005, 2010 e 2014). Il mio anno più caldo è stato 0,24 °C al di sotto del suo anno più freddo e la differenza fra il mio più freddo e il suo più caldo è stata di 0,87 °C. Il mio clima trentennale è stato sostanzialmente stabile mentre il suo si riscalda ad un ritmo di 0,17 °C ogni decennio. Continua a leggere…


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25 febbraio 2015

Scala Mercalli, si parla di clima in televisione in prima serata

Categorie: Informazione, Televisioni  -  Postato da: 

Dal 28 febbraio, inizia un programma in cui in prima serata sulla televisione italiana si parlerà anche di cambiamenti climatici.
È un evento a suo modo storico, che segna – finalmente – anche per la televisione italiana la presa di coscienza dell’importanza di un tema a lungo snobbato.
Il programma è “Scala Mercalli – I gradi della crisi ambientale e la via della sostenibilità”, ideato e condotto da Luca Mercalli, meteorologo e climatologo, presidente della Società Meteorologica Italiana, il volto più conosciuto per la televisione italiana sulle tematiche dei cambiamenti climatici, noto per gli interventi nella trasmissione “Che tempo che fa”, in cui ha parlato spesso di clima e di altri temi ambientali.

L’avvio di questa trasmissione era stata annunciata da Luca a Venezia durante la tavola rotonda “Caccia al tesoro nella miniera dei dati. Innovazione, conoscenza e comunicazione del clima” che si svolse il 30 settembre 2014 durante la Seconda Assemblea della Società Italiana per la Scienza del Clima, in cui si era discusso dell’importanza di far conoscere ai grandi numeri del pubblico televisivo il problema dei cambiamenti climatici e le risposte possibili.
Già nella prima puntata di Scala Mercalli, in onda alle 21.30 di sabato 28 febbraio su Rai3, si parlerà delle evidenze scientifiche sui cambiamenti climatici, attraverso documentari originali girati in tutto il mondo in cui saranno mostrati i risultati delle ricerche scientifiche e le ricadute sulla vita quotidiana del cambiamento climatico.
Si parlerà anche di risorse, con ospiti in studio Ugo Bardi e Tim Jackson.
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13 febbraio 2015

Cambiamento climatico e conflitti globali: c’è un nesso causale?

Categorie: Agricoltura, Conflitti, Impatti  -  Postato da: 

Studi recenti indicano che in fase di cambiamento climatico si verificano maggiori conflitti tra gli Stati, per la terra, l’uso delle risorse, per l’acqua dei grandi fiumi. C’è un nesso causale? Gli scienziati dibattono, ma se così fosse, l’umanità avrebbe un motivo in più per contrastare il riscaldamento globale.

 

Diversi articoli recenti su autorevoli organi di stampa e riviste internazionali (The Guardian, 2014; RTCC; 2014; HUFFPOST-GREEN, 2014; BBC News, 2013; Scientific American, 2009) e nazionali (LIMES, 2014; Repubblica, 2014) indicano il cambiamento climatico come con-causa sostanziale di conflitti a livello mondiale. Variazioni della temperature e delle precipitazioni, riportano tali articoli, sono correlati ad incrementi locali dei comportamenti violenti, ed ad un aumento dei conflitti transnazionali e delle guerre. Il cambiamento climatico influenza l’economia, specialmente in paesi fortemente agricoli variando i raccolti ed il costo delle derrate (vedi: RIO+20, sicurezza alimentare e cambiamento climatico). Variazioni della situazione economica e della ricchezza possono influenzare il comportamento delle popolazioni, e lo sviluppo di movimenti violenti. Il global warming sarebbe dunque da contrastare anche per l’effetto nefasto sui conflitti a scala globale. Continua a leggere…


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3 febbraio 2015

L’en plein dei record delle temperature

Categorie: Record, Temperature, Trend  -  Postato da: 

Con la pubblicazione dei dati del UK-MetOffice, sono disponibili i dati dei 5 più noti centri di ricerca che analizzano i dati delle temperature globali (gli altri sono NASA-GISS, NOAA-NCDC, JMA e Berkeley Earth).
Secondo tutte queste fonti, il 2014 è stato l’anno più caldo da quando esistono misurazioni delle temperature dell’atmosfera che permettono di ricostruire la medie globale, ovvero da più di 130 anni.

Come già scritto nella precedente analisi realizzata sulla base dei dati grezzi
, il confronto dei valori forniti dai centri di ricerca non è facile, perché sono diversi i modi di elaborazione dei dati, i modi con cui si stima la media globale delle temperature partendo da un set di misurazioni distribuito non omogeneamente sulla superficie terrestre. Ognuno di questi enti esprime, infatti, i dati delle temperature in termini di “anomalie” rispetto ad un valore medio, ma con assunzioni diverse sul periodo di riferimento: Continua a leggere…


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27 gennaio 2015

Far finta di niente sul cambiamento climatico

Categorie: Comunicazione, Dibattito, Probabilità, Statistiche  -  Postato da: 

Pubblichiamo la traduzione di un importante articolo di Naomi Oreskes, autrice di Merchant of Doubts e del recente “The Collapse of Western Civilization: A View From the Future, uscito sul New York Times del 4 gennaio 2015.

 

Gli scienziati sono stati spesso accusati di esagerare la minaccia del cambiamento climatico, ma sta diventando sempre più evidente che dovrebbero invece essere più espliciti nel sottolineare i rischi che stiamo correndo. L’anno appena terminato sta per essere definito il più caldo della serie storica, e il cambiamento climatico che si sta manifestando sul nostro pianeta è più rapido di quanto previsto dagli scienziati stessi.

La scienza di per sé tende ad essere conservativa, e le nuove scoperte tendono ad essere accolte con grande scetticismo. Quando Copernico disse che la Terra orbita attorno al Sole, oppure quando Wegener disse che i continenti vanno alla deriva, o anche quando Darwin disse che le specie evolvono per selezione naturale, il peso della prova di tali affermazioni ricadeva su di loro. Nei secoli XVIII e XIX questo atteggiamento conservatore risultò nella necessità di presentare una grande quantità di prove sperimentali; nel XX secolo si aggiunse la richiesta di valutare la significatività statistica delle prove.

Noi tutti abbiamo udito lo slogan “la correlazione non è la prova della causalità”, ma questa frase è fuorviante. Sarebbe preferibile dire che la correlazione non implica necessariamente la causalità, perché dobbiamo scartare la possibilità che ciò che stiamo osservando avvenga per caso. Tipicamente gli scienziati applicano il limite di confidenza al 95%, nel senso che essi sono disposti ad accettare un’affermazione di causalità qualora si sia in grado di mostrare che la probabilità di un evento casuale non sia più di una su 20. Ma ciò significa anche che, quando la probabilità che l’evento sia casuale supera un esiguo 5%, gli stessi scienziati sono disposti a scartare l’ipotesi della causalità. E’ come se un giocatore a Las Vegas rinunciasse a scommettere, pur avendo probabilità prossima (ma non pari) al 95% di vincere. Continua a leggere…


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