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Dalla neve all’era glaciale – parte 1

L’arrivo del freddo e della neve dell’inverno ha portato anche quest’anno ad articoli in cui si afferma un rallentamento del riscaldamento del pianeta, o l’interruzione dell’aumento delle temperature  e l’inizio di un’era glaciale.
Non sono tesi nuove, e dell’infondatezza dell’allarme per il raffreddamento globale se ne è già parlato su Climalteranti.it (qui e qui).
Un recente post di Realclimate, disponibile  tradotto in italiano qui, chiarisce molte cose sull’attuale andamento delle temperature, su cui ritorneremo in futuro.

Fra gli articoli pubblicati in questi giorni, i due più incredibili sono stati pubblicati sue due fra i quotidiani italiani più letti: il Corriere della Sera “E i ghiacciai non si ritirano più «L’ effetto serra sembra svanito»” e La Stampa “Una piccola era glaciale come nel 1600”.
L’analisi di questi articoli è complessa perchè contengono una quantità di inesattezze, di errori, di mistificazioni da record, a cui si stenta a credere. La cosa che colpisce è che i due giornalisti, rispettivamente Francesco Saverio Alonzo e Franco Foresta Martin, abbiano pubblicato tesi infondate e confuse senza quel minimo di verifiche di attendibilità che avrebbe permesso di evitare tali brutte figure. I titolisti, poi, hanno ulteriormente esagerato.

In questa prima parte sarà esaminato l’articolo de La Stampa, un’intervista a Fred Goldberg, del Polar club svedese.
All’inizio si trova la frase “il pack si scioglie durante i mesi estivi, ma la scorsa primavera ricopriva mezzo diminuzione estensione dei ghiacci articimilione di chilometri quadrati in piú rispetto al 2007”. È una frase che non ha molto senso perchè non è possibile confrontare l’estensione dei ghiacci della “primavera” del 2008 con quella del 2007.
Il confronto fra le due primavere non avrebbe significato, perché, come detto, il pack si scioglie al polo nord nei mesi estivi e raggiunge il minimo in settembre.
Forse Goldman intendeva proporre un confronto fra i due minimi estivi. In effetti nel minimo del 2008 i ghiacci sono stati di circa mezzo milione di chilometri quadrati più estesi rispetto al minimo del 2007. Ma solo perché il minimo del 2007 è stato assolutamente eccezionale. Se si guarda il trend degli ultimi 30 anni, confrontato con le previsioni dei modelli, si vede che anche il dato del 2008 è preoccupante, non c’è stato un vero recupero e si è ampiamente al di sotto dell’andamento previsto negli anni precedenti.

I glaciologi hanno studiato attentamente i perchè del minimo del 2007 e nel recente convegno dell’AGU a San Francisco, nelle sessioni dedicate alla Criosfera c’è anche stato un approfondito dibattito sulle differenze nelle cause dei due minimi, sui trend, molto preoccupanti per il futuro del pack, chiamato anche ghiaccio marino artico (si vedano ad esempio gli abstract di sessione 1, sessione 2 e sessione 3).
Gli scienziati che studiano il ghiaccio marino artico ritengono il trend di diminuzione del ghiaccio marino artico inequivocabile, e probabile la scomparsa estiva del ghiaccio marino artico entro il 2030.
Alla domanda del giornalista “Esistono prove concrete di questa «ripresa » dei ghiacci anche al Polo Nord, dopo che rapporti nello stesso senso sono giunti dall’Antartide?”, la risposta data da Goldberg è fenomenale: “Sì, lo spessore dei ghiacci creò gravi problemi a una spedizione svedese che, a bordo del rompighiaccio Oden, non riuscì a forzare il pack a Nord della Groenlandia ed un’altra spedizione diretta alle isole a Nord delle Svalbard dovette desistere”.
Le “prove concrete” sarebbero i problemi dati ad un paio di spedizioni in alcuni imprecisati periodi in posti delineati in modo generico.
Si tratta di argomenti non scientifici, che hanno a che fare con notizie imprecisate e basate su impressioni, non su dati.
Non sorprende quindi che se si fa una ricerca si scopre che Fred Goldberg è un esperto di tecnologie per le saldature che si interessa di clima dal 2004, organizzando convegni e facendo dei viaggi ai poli.
L’articolo prosegue con altre tesi ugualmente infondate, con l’attribuzione alla corrente “La Nina” una ciclicità più o meno trentennale (non è così, vedi qui), il classico del “3.500 anni fa, il clima globale del nostro pianeta era superiore di 3 gradi a quello attuale” (molto poco probabile, vedi fig 2 qui) o che “ora ci attendono annate fredde colpa del Sole che non è mai stato cosí calmo come adesso”; fino alla conclusione che ha portato al titolo dell’articolo “fra non molto entreremo in una breve era glaciale, come quella che si verificò verso la metà del 1600”.
Niente paura: l’era glaciale sarà “breve”, durerà solo un paio di secoli…

Testo di: Stefano Caserini

22 responses so far

22 Responses to “Dalla neve all’era glaciale – parte 1”

  1. Paoloon gen 15th 2009 at 16:55

    Esperto di saldature… grande… chissà come l’ha conosciuto il giornalista … magari su un traghetto, hanno parlato del + e del – e poi ha fatto l’articolo che arriva l’era glaciale

  2. Claudio Costaon gen 16th 2009 at 14:15

    Vi siete scordati di quella stampa che diceva che il polo si sarebbe sciolto da qui a due anni

    Come dimenticare i titoli dei media

    “Sciolto il 75% dei ghiacci antartici”
    http://www.senzasoste.it/energie-ambiente/antartide-in-dieci-anni-sciolto-il-75-dei-ghiacci.html

    cito Pasini “Kyoto e dintorni” 2006

    “..le indagini condotte dai glaciologi non indicano variazioni significative nella dimensione e nella consistenza dei ghiacci polari della Groenlandia e dell’Antartide, il cui bilancio di massa è sostanzialmente in equilibrio, mentre sono in forte regressione i ghiaccia alpini”

    Comunque non ci sono sono saldatori che prospettano un minimo solare con conseguenze climatiche ma anche la Nas sul cilo 24 25 26 e anche uno scienziato un certo Casey

    http://www.spaceandscience.net/sitebuildercontent/sitebuilderfiles/relationalcyclestheoryssrcrese archreport12008.doc
    John L. Casey “The existence of ‘relational cycles’ of solar activity on a multi-decadal to centennial scale, as significant models of climate change on Earth.” Research Report 1-2008.

    Poi che ci sia gente che confonde il meteo di qualche settimana con il clima è scandaloso!
    Andate a dirlo all’orsetto Paone (lauretato in scienze politiche : era meglio un saldatore) che quest’estate ad ogni acquazzone diceva che l’Italia era tropicalizzata.

  3. Stefano Caserinion gen 18th 2009 at 19:17

    Come scritto (qui: http://www.climalteranti.it/?page_id=2) “Climalteranti” vuole essere un sito/blog di formazione e discussione sul tema dei cambiamenti climatici e di discussione critica delle voci negazioniste sulla tematica climatica.
    Se capiteranno casi di tesi ingiustificatamente allarmiste cercheremo di parlarne come Lei chiede.
    Ma non si può fare tutto; se qualcun altro volesse farlo ben venga.
    L’errore fatto da Senzasoste.it è evidente. Tenga pero’ conto che SenzaSoste.it non è il Corriere o la Stampa, è letto da un numero di persone molto molto inferiore.
    Se bisogna correre dietro a tutto quanto viene scritto sui siti internet non si finisce più.
    Saluti.

  4. Claudio Costaon gen 19th 2009 at 14:26

    Allora segnalo Panda del WWF dicembre 2008

    cito:

    “le temperature in Antartide negli ultimi 50 anni, sono salite di un tasso 4 volte maggiore di quello registrato sul resto del pianetaregistrato ”

    Ecoballa colossale le T in antartide sono calate, lo stesso IPCC nel 4 rapporto dice il pianeta si sta scaldando tranne l’Antartide che è in controtendenza.

    Secondo le misurazioni raccolte tra il 1979 ed il 1998 da 21 stazioni satellitari la temperatura dell’Antartide si è raffreddata di 0,042 °C per anno. Le stazioni di misurazioni delle temperatura situate a terra hanno registrato un raffreddamento di 0.008°C per anno.(50) (Comiso)
    Altri studi hanno messo in evidenza come tra il 1987 ed il 1996 i ghiacci che si estendono nell’Oceano del Sud stanno crescendo sia in superficie sia in spessore. (51) (Watkins)
    Da queste diverse misurazioni risulta che negli ultimi 18 anni si stia assistendo ad un’espansione dei ghiacciai di 0.011 gradi di latitudine ogni anno. (52) (Yuan)
    Anche P. Doran è giunto a questa conclusione. (54)
    In un articolo D. Bromwich dopo aver analizzato tutte le pubblicazioni scientifiche attestanti il raffreddamento dell’Antartide, afferma che l’andamento delle temperature è in netta contraddizione con le teorie dell’effetto serra. (78)

    Da:http://icecap.us/images/uploads/A_NEW_RECORD_FOR_ANTARCTIC_ICE_EXTENT.doc
    In questa analisi dell’università dell’Illinois fatta da W. Chapman il grafico rappresenta l’aumento della superficie dei ghiacci Antartici, vista dai satelliti. L’estensione dei ghiacci, anche se la variabilità è alta, aumenta sempre più. (54)
    L’ est antartide è cresciuto di 45 miliardi di ton di ghiacchio in massa dal 1992 al 2003 (Davis 2003)

    segnalo quest’articolo di Guidi dove sono evidenti i trend delle T Antartiche

    http://www.climatemonitor.it/?p=767#comments

    @Stefano Caserini.

    Le ho già detto due volte che il termine negazionista è volutamente offensivo, proprio perchè Al Gore ha fatto dei paragoni vergognosi tra gli scettici e chi nega l’olocausto come i neonazisti o gli integralisti iraniani.

    Negazionisti sarete voi che negate l’influenza dominante delle forzanti naturali sui cambiamenti climatici.

  5. Claudio Costaon gen 19th 2009 at 15:11

    “L’errore fatto da Senzasoste.it è evidente. Tenga pero’ conto che SenzaSoste.it non è il Corriere o la Stampa, è letto da un numero di persone molto molto inferiore.”

    Io però ho parlato di media, infatti lo stesso titolo fu rispreso da virgilio news (che probabilmente è più letto del Corriere visto i milioni di contatti)

    http://notizie.alice.it/tecnologia/ghiacci_antartide.html

    poi nell’artciolo specificano che a sciogliersi è calotta antartica occidentale,(ma il link non apre sull’articolo) in realtà era il pak della piattaforma Larsen tutta un’altra cosa.

  6. Paolo Gabriellion gen 19th 2009 at 17:40

    Forse posso chiarire alcuni punti.

    Le temperature sono aumentate di 2 C (circa quattro volte tanto la media globale) negli ultimi 50 anni ma solo nella penisola antartica la quale, fin dal 1978, era stata prevista essere particolarmente sensibile agli effetti del riscaldamento globale (Mercer, J. H. Nature 271, 321?325 (1978)). Le temperature del continente antartico non presentano invece andamenti significativi dal punto di vista statistico e quindi sono considerate sostanzialmente invariate. Inoltre gli studi piu’ recenti (Insignificant Change in Antarctic Snowfall Since the International Geophysical Year di Monaghan et al. Science 11 August 2006:Vol. 313. no. 5788, pp. 827 – 831\) indicano che le precipitazioni nevose sul continente antartico non siano state soggette a trend significativi negli ultimi 50 anni, suggerendo che la massa della calotta antartica e’ sostanzialmente stabile, in accordo con le proiezioni dell’IPCC le quali tuttavia sovrastimano il riscaldamento del continente antartico. (Monaghan, A. J., D. H. Bromwich, and D. P. Schneider (2008), Twentieth century Antarctic air temperature and snowfall simulations by IPCC climate models, Geophys. Res. Lett., 35, L07502, doi:10.1029/2007GL032630.)

  7. Claudio Costaon gen 20th 2009 at 13:55

    @ Paolo Gabrielli

    Appunto! ma nella sua specifica manca il rimprovero al WWF.

    Ho letto il suo blog, non so dove possa trovare tutte le certezze di cui parla nell’indicare l’uomo come causa di tremendi cataclismi per le genrazioni future.

    http://springerlink.metapress.com/content/vl7536426072q7j7/?p=ee01106fbcef4cc0b72e82f67b04ff26&pi=19

    G. V. Chilingar O. G. Sorokhtin and L. F. Khilyuk “Response to W. Aeschbach-Hertig rebuttal of “On global forces of nature driving the Earth’s climate. Are humans involved?” by L. F. Khilyuk and G. V. Chilingar” Environ Geol (2008) 54:1567–1572 DOI 10.1007/s00254-007-0925-1

    http://www.agu.org/pubs/crossref/2008/2007GL032759.shtml

    CHYLEK, P., and Lohmann, U. 2008. “Aerosol radiative forcing and climate sensitivity deduced from the Last Glacial Maximum to Holocene transition”. Geophys. Res. Lett. 35: L04804, doi: 10.1029/2007GL032759.

  8. Diegoon gen 20th 2009 at 15:18

    Per Costa:
    è una questione semplicissima: noi esseri umani siamo su questo pianeta, non siamo da un’altra parte.
    Se (ma è estremamente improbabile il contrario) la Terra può essere descritta come un sistema complesso, qualunque azione all’interno del sistema avrà effetti sul sistema stesso.
    Da circa 10.000 anni gli esseri umani stanno modificando i suoli, i cicli dell’acqua e, da ultimo, la composizione chimica dell’atmosfera (o vogliamo negare anche il buco nello strato d’ozono?).
    Quindi: come si fa a negare che l’immissione di gas serra in atmosfera non abbia effetti sull’atmosfera (il che non esclude altre influenze, ovviamente)?

    In più ci aggiunga che si profilano diversi fronti di crisi interrelati:
    aumento della popolazione e povertà estrema;
    crisi energetica e finanziarie;
    distruzione della biodiversità (condensata nell’acronimo HIPPO, coniato da Edward Wilson);
    crisi idriche e alimentari.

    Siccome la civiltà umana si è coadattata a una situazione climatica relativamente stabile e mite, cambiamenti nel clima potrebbero complicare enormente la soluzione di queste crisi.

    Grazie

  9. Claudio Costaon gen 20th 2009 at 20:22

    @ Diego

    Guarda che il buco dell’ozono dipende dal flusso degli uv secondo le ultime tesi, infatti si sta allargando mentre i CFC (che impediscono la formazione di ozono) sono calati di 4 volte.

    Guarda che la use land Hansen la mette nei raffreddanti 0,2 w/mq

    “Quindi: come si fa a negare che l’immissione di gas serra in atmosfera non abbia effetti sull’atmosfera”

    Sull’atmosfera? Forse volevi dire sul clima. Io non l’ho mai negato, ho solo postato dei link di peer review, che stimano il peso antropico sul clima molto meno di quello che fa Hansen.

    Il problema che non ho ancora capito è cosa succede alla molecola di CO2 una volta che ha assorbito l’ir della sua banda.

    -Se trasmette il calore emettendo una radiazione ir alla stessa lunghezza, allora l’aumento della concentrazione avrebbe un’influenza enorme sul clima.

    - Se trasmette il calore per convezione come sostiene Chilingar (ma anche barret Nicol ecc) il suo aumento non comporterebbe nessuna influenza sul clima

    - se la trsmissione è mista, bisogna stabilirne esattamente la proporzione Lindzen dice 25% per radianza

    Resta il fatto che i riscontri reali non ci sono:

    - mancano le hot spot in altamedia tropo
    - e la CO2 non ha mai influenzato le temperature nella storia della terra.

  10. Paolo Morettion gen 20th 2009 at 20:34

    La CO2 non ha mai influenzato le temperature? questa è comica… ;-)

    Circa la troposfera, vedi ad esempio:

    http://dx.doi.org/10.1126/science.1114772
    http://dx.doi.org/10.1126/science.1115640
    http://www.climatescience.gov/Library/sap/sap1-1/finalreport/sap1-1-final-execsum.pdf

    con due ciliegine sulla torta:
    http://www.sciencedaily.com/releases/2008/05/080530144943.htm
    http://www.sciencedaily.com/releases/2008/10/081010151121.htm

    Un caro saluto

  11. [...] questi ultimi giorni sui media sono apparse notizie riguardo un rallentamento o blocco del riscaldamento globale a causa delle imponenti nevicate in [...]

  12. Claudio Costaon gen 24th 2009 at 10:00

    Sono spariti due post, come mai?
    Mi sono accorto che nel mio c’erano delle precisazioni da fare, ma non so dove è fnito.

  13. Redazioneon gen 24th 2009 at 20:23

    Ci scusi ma stiamo cambiando server al blog e probabilmente i commenti sono andati persi perche’ scritti proprio durante il periodo di trasferimento.
    Un paio di giorni di pazienza e tutto dovrebbe essere risolto
    Saluti
    La redazione

  14. Claudio Costaon gen 26th 2009 at 14:00

    @ Paolo Moretti

    P.M. “La CO2 non ha mai influenzato le temperature? questa è comica… ”

    Da anni faccio queste discussioni e le assicuro che usando ironia e sarcasmo nei confronti dell’interlocutore diretto la discussione si spiralizza e non serve a nessuno.
    Quindi la invito alla Netiquette e cito:

    “Climalteranti vuole essere un luogo di dialogo e approfondimento sulle differenti opinioni a proposito dei cambiamenti climatici.
    xxxx
    Per questo vi invitiamo a partecipare attivamente alla discussione, rispettando queste semplici regole:
    1. Il commento attiene al tema proposto e al post cui si riferisce
    2. Il commento è, per quanto possibile, breve ed incisivo e se necessario può utilizzare link a siti esterni per richiamare materiale già presente in rete
    3. La forma dei commenti è improntata al rispetto degli interlocutori e dei lettori
    4. Se il commento è scorretto e/o ingiurioso verrà cancellato”

    La ringrazio della discussione, non essendo un ricercatore cercherò di rispondere citando scienziati del suo livello.

    Quindi la CO2 non ha mai influenzato la temperatura nella storia della terra. Qui
    http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind=news&op=news_show_single&ide=348

    P:M: “Circa la troposfera, vedi ad esempio:
    http://dx.doi.org/10.1126/science.1114772
    http://dx.doi.org/10.1126/science.1115640
    http://www.climatescience.gov/Library/sap/sap1-1/finalreport/sap1-1-final-execsum.pdf”

    Non capisco perché mi ha postato questi tre lavori, non ho mai detto che la bass troposfera non si scalda, (lo fa in ritardo però non in anticipo sulla superficie) piuttosto che non si sono riscontrate le hot spot in alta media troposfera.

    P.M. con due ciliegine sulla torta:
    http://www.sciencedaily.com/releases/2008/05/080530144943.htm

    Ad Allen risponde Lindzen con questa

    http://arxiv.org/ftp/arxiv/papers/0809/0809.3762.pdf
    Richard Lindzen “Climate Science: Is it currently designed to answer questions?

    “The fifth example deals with the fingerprint of warming. It has long been noted that greenhouse warming is primarily centered in the upper troposphere (Lindzen, 1999) and, indeed, model’s show that the maximum rate of warming is found in the upper tropical troposphere (Lee, et al, 2007). Lindzen (2007) noted that temperature data from both satellites and balloons failed to show such a maximum. This, in turn, permitted one to bound the greenhouse contribution to surface warming, and led to an estimate of climate sensitivity that was appreciably less than found in current models. Once the implications of the observations were clearly identified, it was only a matter of time before the data were ‘corrected.’ The first attempt came quickly (Vinnikov et al, 2006) wherein the satellite data was reworked to show large warming in the upper troposphere, but the methodology was too blatant for the paper to be commonly cited. Of course, Vinnikov et al did mention it. When I gave a lecture at Rutgers University in October 2007, Alan Robock, a professor at Rutgers and a coauthor of Vinnikov et al declared that the ‘latest data’ resolved the discrepancy wherein the model fingerprint could not be found in the data.) There followed an attempt wherein the temperature data was rejected, and where temperature trends were inferred from wind data (Allen and Sherwood, 2008). Over sufficiently long periods, there is a balance between vertical wind shear and meridional temperature gradients (the thermal wind balance), and, with various assumptions concerning boundary conditions, one can, indeed, infer temperature trends, but the process involves a more complex, indirect, and uncertain procedure than is involved in directly measuring temperature. Moreover, as Pielke et al (2008) have noted, the results display a variety of inconsistencies. They are nonetheless held to resolve the discrepancy with models.”

    Lindzen cita Pielke 2008 che è questa

    http://cires.colorado.edu/science/groups/pielke/pubs/

    Pielke Sr., R.A., T.N. Chase, J.R. Christy and B. Herman (2008) Assessment of temperature trends in the troposphere deduced from thermal winds. J Clim

    “Recent work has concluded that there has been significant warming in the tropical upper troposphere using the thermal wind equation to diagnose temperature trends from observed winds; a result which diverges from all other observational data. In our paper we examine evidence for this conclusion from a variety of directions and find that evidence for a significant tropical tropospheric warming is weak. In support of this conclusion we provide evidence that, for the period 1979-2007, except for the highest latitudes in the Northern Hemisphere, both the thermal wind, as estimated by the zonalaveraged 200 hPa wind and the tropospheric layer-averaged temperature, are consistent with each other, and show no statistically significant trends”

    P.M. “http://www.sciencedaily.com/releases/2008/10/081010151121.htm”

    A Santer invece rispondono Singer, Michaels, ecc qui

    http://icecap.us/images/uploads/ScienceEditorial-2008.pdf
    The Fingerprint Controversy part 1-2-3-4 SEPP Science Editorial (11/15/08) (non è una peer review)

    Resta il fatto che non ci sono riscontri nella realtà del forcing radiativo da CO2 ipotizzato da Hansen, perché anche se non si può escludere che ci siano errori nelle misurazioni, le hot spot in alta troposfera non le ha mai viste nessuno, e poi è il mare che influenza le T in troposfera fino a 11000 mt (Minobe et al 2008) e non viceversa.

    Ma lei questo lo ha letto?
    http://www.cosis.net/abstracts/EGU06/08676/EGU06-J-08676.pdf
    Nils-Axel Mörner “The most severe climatic extreme and its effects”
    Geophysical Research Abstracts, Vol. 8, 08676, 2006 SRef-ID: 1607-7962/gra/EGU06-A-08676 © European Geosciences Union 2006

    Non le viene qualche dubbio?

  15. Claudio Costaon gen 26th 2009 at 14:23

    @ Paolo Moretti

    P.M. “La CO2 non ha mai influenzato le temperature? questa è comica… ”

    Da anni faccio queste discussioni e le assicuro che usando ironia e sarcasmo nei confronti dell’interlocutore diretto la discussione si spiralizza e non serve a nessuno.
    Quindi la invito alla Netiquette e cito:

    “Climalteranti vuole essere un luogo di dialogo e approfondimento sulle differenti opinioni a proposito dei cambiamenti climatici.
    xxxx
    Per questo vi invitiamo a partecipare attivamente alla discussione, rispettando queste semplici regole:
    1. Il commento attiene al tema proposto e al post cui si riferisce
    2. Il commento è, per quanto possibile, breve ed incisivo e se necessario può utilizzare link a siti esterni per richiamare materiale già presente in rete
    3. La forma dei commenti è improntata al rispetto degli interlocutori e dei lettori
    4. Se il commento è scorretto e/o ingiurioso verrà cancellato”

    La ringrazio della discussione, non essendo un ricercatore cercherò di rispondere citando scienziati del suo livello.

    Quindi la CO2 non ha mai influenzato la temperatura nella storia della terra. Qui
    http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind=news&op=news_show_single&ide=348

  16. Claudio Costaon gen 26th 2009 at 14:24

    @ Paolo Moretti

    P:M: “Circa la troposfera, vedi ad esempio:
    http://dx.doi.org/10.1126/science.1114772
    http://dx.doi.org/10.1126/science.1115640
    http://www.climatescience.gov/Library/sap/sap1-1/finalreport/sap1-1-final-execsum.pdf”

    Non capisco perché mi ha postato questi tre lavori, non ho mai detto che la bass troposfera non si scalda, (lo fa in ritardo però non in anticipo sulla superficie) piuttosto che non si sono riscontrate le hot spot in alta media troposfera.

    P.M. con due ciliegine sulla torta:
    http://www.sciencedaily.com/releases/2008/05/080530144943.htm

    Ad Allen risponde Lindzen con questa

    http://arxiv.org/ftp/arxiv/papers/0809/0809.3762.pdf
    Richard Lindzen “Climate Science: Is it currently designed to answer questions?

    “The fifth example deals with the fingerprint of warming. It has long been noted that greenhouse warming is primarily centered in the upper troposphere (Lindzen, 1999) and, indeed, model’s show that the maximum rate of warming is found in the upper tropical troposphere (Lee, et al, 2007). Lindzen (2007) noted that temperature data from both satellites and balloons failed to show such a maximum. This, in turn, permitted one to bound the greenhouse contribution to surface warming, and led to an estimate of climate sensitivity that was appreciably less than found in current models. Once the implications of the observations were clearly identified, it was only a matter of time before the data were ‘corrected.’ The first attempt came quickly (Vinnikov et al, 2006) wherein the satellite data was reworked to show large warming in the upper troposphere, but the methodology was too blatant for the paper to be commonly cited. Of course, Vinnikov et al did mention it. When I gave a lecture at Rutgers University in October 2007, Alan Robock, a professor at Rutgers and a coauthor of Vinnikov et al declared that the ‘latest data’ resolved the discrepancy wherein the model fingerprint could not be found in the data.) There followed an attempt wherein the temperature data was rejected, and where temperature trends were inferred from wind data (Allen and Sherwood, 2008). Over sufficiently long periods, there is a balance between vertical wind shear and meridional temperature gradients (the thermal wind balance), and, with various assumptions concerning boundary conditions, one can, indeed, infer temperature trends, but the process involves a more complex, indirect, and uncertain procedure than is involved in directly measuring temperature. Moreover, as Pielke et al (2008) have noted, the results display a variety of inconsistencies. They are nonetheless held to resolve the discrepancy with models.”

    Lindzen cita Pielke 2008 che è questa

    http://cires.colorado.edu/science/groups/pielke/pubs/

    Pielke Sr., R.A., T.N. Chase, J.R. Christy and B. Herman (2008) Assessment of temperature trends in the troposphere deduced from thermal winds. J Clim

    “Recent work has concluded that there has been significant warming in the tropical upper troposphere using the thermal wind equation to diagnose temperature trends from observed winds; a result which diverges from all other observational data. In our paper we examine evidence for this conclusion from a variety of directions and find that evidence for a significant tropical tropospheric warming is weak. In support of this conclusion we provide evidence that, for the period 1979-2007, except for the highest latitudes in the Northern Hemisphere, both the thermal wind, as estimated by the zonalaveraged 200 hPa wind and the tropospheric layer-averaged temperature, are consistent with each other, and show no statistically significant trends”

  17. Claudio Costaon gen 26th 2009 at 14:25

    @ Paolo Moretti

    P.M. “http://www.sciencedaily.com/releases/2008/10/081010151121.htm”

    A Santer invece rispondono Singer, Michaels, ecc qui

    http://icecap.us/images/uploads/ScienceEditorial-2008.pdf

    The Fingerprint Controversy part 1-2-3-4 SEPP Science Editorial (11/15/08) (non è una peer review)

    Resta il fatto che non ci sono riscontri nella realtà del forcing radiativo da CO2 ipotizzato da Hansen, perché anche se non si può escludere che ci siano errori nelle misurazioni, le hot spot in alta troposfera non le ha mai viste nessuno, e poi è il mare che influenza le T in troposfera fino a 11000 mt (Minobe et al 2008) e non viceversa.

    Ma lei questo lo ha letto?

    http://www.cosis.net/abstracts/EGU06/08676/EGU06-J-08676.pdf

    Nils-Axel Mörner “The most severe climatic extreme and its effects”

    Geophysical Research Abstracts, Vol. 8, 08676, 2006 SRef-ID: 1607-7962/gra/EGU06-A-08676 © European Geosciences Union 2006

    Non le viene qualche dubbio?

  18. Claudio Costaon gen 27th 2009 at 11:53

    @ Paolo Moretti

    P:M: “Circa la troposfera, vedi ad esempio:

    Non capisco perché mi ha postato questi tre lavori, non ho mai detto che la bass troposfera non si scalda, (lo fa in ritardo però non in anticipo sulla superficie) piuttosto che non si sono riscontrate le hot spot in alta media troposfera.

    Ad Allen invece risponde Lindzen con questa

    http://arxiv.org/ftp/arxiv/papers/0809/0809.3762.pdf
    Richard Lindzen “Climate Science: Is it currently designed to answer questions? ( è un atto di un congresso)

    “The fifth example deals with the fingerprint of warming. It has long been noted that greenhouse warming is primarily centered in the upper troposphere (Lindzen, 1999) and, indeed, model’s show that the maximum rate of warming is found in the upper tropical troposphere (Lee, et al, 2007). Lindzen (2007) noted that temperature data from both satellites and balloons failed to show such a maximum. This, in turn, permitted one to bound the greenhouse contribution to surface warming, and led to an estimate of climate sensitivity that was appreciably less than found in current models. Once the implications of the observations were clearly identified, it was only a matter of time before the data were ‘corrected.’ The first attempt came quickly (Vinnikov et al, 2006) wherein the satellite data was reworked to show large warming in the upper troposphere, but the methodology was too blatant for the paper to be commonly cited. Of course, Vinnikov et al did mention it. When I gave a lecture at Rutgers University in October 2007, Alan Robock, a professor at Rutgers and a coauthor of Vinnikov et al declared that the ‘latest data’ resolved the discrepancy wherein the model fingerprint could not be found in the data.) There followed an attempt wherein the temperature data was rejected, and where temperature trends were inferred from wind data (Allen and Sherwood, 2008). Over sufficiently long periods, there is a balance between vertical wind shear and meridional temperature gradients (the thermal wind balance), and, with various assumptions concerning boundary conditions, one can, indeed, infer temperature trends, but the process involves a more complex, indirect, and uncertain procedure than is involved in directly measuring temperature. Moreover, as Pielke et al (2008) have noted, the results display a variety of inconsistencies. They are nonetheless held to resolve the discrepancy with models.”

    Lindzen cita Pielke 2008 che è questa

    http://cires.colorado.edu/science/groups/pielke/pubs/
    “Recent work has concluded that there has been significant warming in the tropical upper troposphere using the thermal wind equation to diagnose temperature trends from observed winds; a result which diverges from all other observational data. In our paper we examine evidence for this conclusion from a variety of directions and find that evidence for a significant tropical tropospheric warming is weak. In support of this conclusion we provide evidence that, for the period 1979-2007, except for the highest latitudes in the Northern Hemisphere, both the thermal wind, as estimated by the zonalaveraged 200 hPa wind and the tropospheric layer-averaged temperature, are consistent with each other, and show no statistically significant trends”

  19. Carmineon giu 26th 2009 at 11:11

    Suppongo che un Blog del genere dovrebbe essere considerato un blog di discussione, politica, piuttosto che di informazione scientifica. La prima regola fondamentale che una analisi scientifica deve rispettare è la assoluta oggettività delle analisi condotte. La sua evidente “parzialità” mina qualsiasi studio. Il mero “gettar dati su dati” non ha senso. Chiunque potrebbe sparare riferimenti a raffica (come fa Lei), opposte alle Sue. Con onestà e rispetto, Carmine.

  20. Claudio Costaon giu 26th 2009 at 13:43

    @ Carmine

    Io sono in conflitto di interesse manifesto e dichiarato visto che obbligano gli allevamenti ad abbassare le emissioni.
    Quindi per questo non ne dovrei parlare?
    Il rischio che delle emissioni zoogeniche non ne parlino agronomi o zootecnici è che ne parli a sproposito gente che di una vacca confonde il davanti con il dietro che calcola le emissioni senza detrarre le captazioni…e credimi è già successo.

  21. [...] Stampa per una strabiliante intervista sull’arrivo dell’era glaciale nonché per un articolo “Tutti sbagliati i calcoli sui gas serra” non scritto dall’autore a [...]

  22. [...] Non è la prima volta che La Stampa lancia l’allarme per una nuova era Glaciale. Parlarne dopo che una larga parte del pianeta è stata avvolta in un caldo torrido può sembrare ironico, ma va ricordato che tempo e clima sono due cose diverse: per lo stesso motivo per cui un singolo inverno freddo non significa l’era glaciale imminente, un’estate più calda della media di per se non è la prova del riscaldamento globale. [...]