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	<title>Commenti a: Perchè sono attendibili le serie storiche dei dati di temperatura globale</title>
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	<description>Notizie sul clima che cambia</description>
	<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 11:58:48 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Climalteranti &#187; Il 1912.. praticamente ieri</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2009/02/10/perche-sono-attendibili-le-serie-storiche-dei-dati-di-temperatura-globale/#comment-3026</link>
		<dc:creator>Climalteranti &#187; Il 1912.. praticamente ieri</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 21:32:59 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Confrontare la precisione di previsioni fatte oggi con quelle che si facevano nel 1912 – quando ancora non esistevano neanche i più rudimentali sistemi di calcolo elettronico per integrare le equazioni fluidodinamiche con cui si descrive la fisica dell’atmosfera, le stesse conoscenze di fisica dell’atmosfera che si hanno oggi, i sistemi satellitare e di terra di misurazione e monitoraggio –, sarebbe come confrontare le prestazioni di un prototipo d’auto del 1912 con quella di un’auto ibrida commerciale dell’ultima generazione, ad esempio la Lexus RX450h: per potenza, sicurezza, consumi, confort, affidabilità, autonomia, capienza, tenuta di strada e altro ancora - non c’è confronto. Anzi,  visto che nel 1912 non esistevano strumenti di calcolo, sarebbe come confrontare una qualsiasi auto di produzione recente con le prestazioni di una biga degli antichi romani, oppure come tacciare di inaffidabilità il sistema attuale di trasporto su gomma (che pure hai i suoi problemi), sulla base dei problemi di meccanica delle auto del 1912: semplicemente un non-senso. Inoltre, “La temperatura cresce, non cresce, e’ normale che cresce, e’ sempre cresciuta”, è un’affermazione falsa, sembra sottintendere che non si possano mettere in discussione anche le temperature del pianeta, sulle quali   invece i margini di errore sono piuttosto limitati e tutte le serie storiche disponibili mostrano come il riscaldamento del pianeta sia inequivocabile (come mostrato anche qui). [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Confrontare la precisione di previsioni fatte oggi con quelle che si facevano nel 1912 – quando ancora non esistevano neanche i più rudimentali sistemi di calcolo elettronico per integrare le equazioni fluidodinamiche con cui si descrive la fisica dell’atmosfera, le stesse conoscenze di fisica dell’atmosfera che si hanno oggi, i sistemi satellitare e di terra di misurazione e monitoraggio –, sarebbe come confrontare le prestazioni di un prototipo d’auto del 1912 con quella di un’auto ibrida commerciale dell’ultima generazione, ad esempio la Lexus RX450h: per potenza, sicurezza, consumi, confort, affidabilità, autonomia, capienza, tenuta di strada e altro ancora - non c’è confronto. Anzi,  visto che nel 1912 non esistevano strumenti di calcolo, sarebbe come confrontare una qualsiasi auto di produzione recente con le prestazioni di una biga degli antichi romani, oppure come tacciare di inaffidabilità il sistema attuale di trasporto su gomma (che pure hai i suoi problemi), sulla base dei problemi di meccanica delle auto del 1912: semplicemente un non-senso. Inoltre, “La temperatura cresce, non cresce, e’ normale che cresce, e’ sempre cresciuta”, è un’affermazione falsa, sembra sottintendere che non si possano mettere in discussione anche le temperature del pianeta, sulle quali   invece i margini di errore sono piuttosto limitati e tutte le serie storiche disponibili mostrano come il riscaldamento del pianeta sia inequivocabile (come mostrato anche qui). [...]</p>
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	<item>
		<title>Di: Paolo Gabrielli</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2009/02/10/perche-sono-attendibili-le-serie-storiche-dei-dati-di-temperatura-globale/#comment-580</link>
		<dc:creator>Paolo Gabrielli</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Feb 2009 19:21:45 +0000</pubDate>
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		<description>@ Claudio Costa

Grazie per l'interesse sull'argomento ghiacciai. Credo anch'io che tuttavia si potranno approfondire questi argomenti in futuri post appositamente dedicati.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Claudio Costa</p>
<p>Grazie per l&#8217;interesse sull&#8217;argomento ghiacciai. Credo anch&#8217;io che tuttavia si potranno approfondire questi argomenti in futuri post appositamente dedicati.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: maurizio maugeri</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2009/02/10/perche-sono-attendibili-le-serie-storiche-dei-dati-di-temperatura-globale/#comment-548</link>
		<dc:creator>maurizio maugeri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2009 15:44:27 +0000</pubDate>
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		<description>Terrei questo dibattito circoscritto ai dati, perchè se allarghiamo troppo l'orizzonte finiamo per disperderci in mille rivoli.... Preferisco quindi non intervenire su modelli, proiezioni, ecc..... Semmai in un prossimo intervento.......</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Terrei questo dibattito circoscritto ai dati, perchè se allarghiamo troppo l&#8217;orizzonte finiamo per disperderci in mille rivoli&#8230;. Preferisco quindi non intervenire su modelli, proiezioni, ecc&#8230;.. Semmai in un prossimo intervento&#8230;&#8230;.</p>
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		<title>Di: Claudio Costa</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2009/02/10/perche-sono-attendibili-le-serie-storiche-dei-dati-di-temperatura-globale/#comment-546</link>
		<dc:creator>Claudio Costa</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2009 09:13:54 +0000</pubDate>
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		<description>@ Maurizio

Avevo postato un post ma non è comparso, lo riposto.

http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind=news&#38;op=news_show_single&#38;ide=377

La ricostruzione delle temperature e i modelli climatici. Se pensate che Michaels Laat e Gouretesky abbiano torto: dimostratelo con peer review, perchè la loro denuncia è forte e quantificano l'errore.

A Gouretesky e Michaels ancora non è stata data una risposta</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Maurizio</p>
<p>Avevo postato un post ma non è comparso, lo riposto.</p>
<p><a href="http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind=news&amp;op=news_show_single&amp;ide=377" rel="nofollow">http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind=news&amp;op=news_show_single&amp;ide=377</a></p>
<p>La ricostruzione delle temperature e i modelli climatici. Se pensate che Michaels Laat e Gouretesky abbiano torto: dimostratelo con peer review, perchè la loro denuncia è forte e quantificano l&#8217;errore.</p>
<p>A Gouretesky e Michaels ancora non è stata data una risposta</p>
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	<item>
		<title>Di: Maurizio</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2009/02/10/perche-sono-attendibili-le-serie-storiche-dei-dati-di-temperatura-globale/#comment-542</link>
		<dc:creator>Maurizio</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 18:09:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.climalteranti.it/?p=112#comment-542</guid>
		<description>Vedo con piacere un vivace dibattito sull'argomento. Mi inserisco anch'io cercando di portare alcune riflessioni legate a ciò che io e miei colleghi abbiamo fatto e vissuto in prima persona.

Effettivamente le procedure di omogeneizzazione rappresentano un aspetto molto delicato nel dibattito sull’affidabilità delle serie storiche di osservazioni meteorologiche e anch’io ho espresso in passato riserve su come alcuni gruppi affrontavano questo tema. Anzi dirò di più: il programma di ricerche che ha portato alle serie analizzate nel paper del 2006 al quale si riferisce Teo è in qualche misura stato avviato proprio sulla base di dubbi di questo tipo. In sostanza nella seconda metà degli anni ’90, nell’ambito di una collaborazione con i colleghi austriaci del ZAMG, abbiamo condiviso le nostre serie e abbiamo visto che l’omogeneizzazione operata con i criteri ZAMG dava luogo a trend molto più forti di quelli che avevamo ottenuto noi, utilizzando una omogeneizzazione molto più soft (correggevamo solo le discontinuità più evidenti e meglio documentate). La nostra prima reazione era stata evidentemente di grande diffidenza. Abbiamo così iniziato a raccogliere nuovi dati e soprattutto a documentarci in modo più approfondito sulle condizioni in cui sono stati raccolti i dati stessi. La cosa si è poi ampliata e, grazie al contributo di numerosi progetti, abbiamo condotto una vastissima ricerca di archivio che si è protratta per anni. Alla fine, contro le nostre stesse attese, abbiamo finito per convergere sulle stime di trend suggerite dai colleghi di ZAMG. 

Con ciò non voglio naturalmente dire che non occorra grande cautela. Se leggiamo il già citato paper di Brunetti et al. troviamo frasi come …..  at present there is not a universal approach to the use of the indirect homogenisation methods, the choice of whether to homogenise or not may be strictly linked to the researcher’s ‘philosophy’. This point is an important open question of research concerning the reconstruction of the past climate…….. o ancora …….. our ‘philosophy’ is to homogenise the data only in the following cases: (1) when there is some information in the metadata or (2) when more reference series give coherent adjustment estimates, and their scattering around the mean value is lower than the break amount. In our opinion, only in these cases the corrections really improve the data quality, whereas in other cases there is a high risk of introducing corrections whose associated errors are higher than the corrections………

Il problema peraltro non riguarda solo le serie di dati meteo, ma si può estendere a tutto il settore ambientale. E in generale l’aspetto più noioso è che siamo costretti a lavorare sui dati di esperimenti che non possiamo ripetere! 

Cosa ci resta quindi da fare?

A mio avviso non c’è dubbio: la cosa migliore che possiamo fare è quella di cercare di estrarre dai dati disponibili tutto ciò tutto ciò che essi possono dirci. Ed è proprio questo lo spirito che sta alla base del nostro lavoro, delle lunghe giornate in archivio, delle interminabili discussioni con i colleghi sull’opportunità di fare o non fare una correzione, ecc…… Certo, alla fine non possiamo dire di essere arrivati alla verità assoluta, ma sono convinto che un approccio di questo tipo porti alla collettività un beneficio maggiore di quello che sta alla base di lavori come quello di Pielke. 

Con ciò non voglio dire che i dati non abbiamo i loro problemi e che alcune delle questioni sollevate da Pielke non abbiano fondamento, ma credo che non sia bene sopravalutare un lavoro che, basandosi spesso su pochi esempi e non su una robusta statistica frutto di lunghe analisi, risulta, a mio avviso, troppo speculativo. Da parte mia preferisco di gran lunga lavori meno appariscenti, ma che arricchiscano le nostre conoscenze con nuovi dati e metadati, nuovi metodi di omogeneizzazione, nuove tecniche di analisi, ecc….

Un ultimo dettaglio: è vero che le tecniche di omogeneizzazione si basano in generale su quanto espresso da Peterson nel suo paper di rassegna del 1998, ma è anche vero che negli ultimi anni ci sono stati importanti nuovi sviluppi. Capisco che possono sembrare dettagli, ma in settori di questo tipo sono spesso i dettagli a fare la differenze…..

In conclusione il mio parere è che le serie meteo abbiano numerosi problemi, ma cha siano comunque quanto di meglio abbiamo a disposizione. I metodi di omogeneizzazione ci permettono di risolvere alcuni di questi problemi, ma vanno sempre usati con grande senso critico. Ciò che possiamo fare è andare avanti a lavorare in modo costruttivo, raccogliendo nuovi dati, sviluppando nuovi metodi, ecc.... 

Sono praticamente sicuro che gli andamenti a scala planetaria siano ormai consolidati almeno a partire dall'inizio del '900, ma su scale spaziali più ristrette si può fare ancora molto. E c'è ancora molto lavoro da fare sui dati più antichi...... Qui un maggiore approfondimento potrebbe anche dare trend ancora più forti per effetto della correzione di un errore sistematico dovuto alla scarsa schermatura dalla radiazione.....</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vedo con piacere un vivace dibattito sull&#8217;argomento. Mi inserisco anch&#8217;io cercando di portare alcune riflessioni legate a ciò che io e miei colleghi abbiamo fatto e vissuto in prima persona.</p>
<p>Effettivamente le procedure di omogeneizzazione rappresentano un aspetto molto delicato nel dibattito sull’affidabilità delle serie storiche di osservazioni meteorologiche e anch’io ho espresso in passato riserve su come alcuni gruppi affrontavano questo tema. Anzi dirò di più: il programma di ricerche che ha portato alle serie analizzate nel paper del 2006 al quale si riferisce Teo è in qualche misura stato avviato proprio sulla base di dubbi di questo tipo. In sostanza nella seconda metà degli anni ’90, nell’ambito di una collaborazione con i colleghi austriaci del ZAMG, abbiamo condiviso le nostre serie e abbiamo visto che l’omogeneizzazione operata con i criteri ZAMG dava luogo a trend molto più forti di quelli che avevamo ottenuto noi, utilizzando una omogeneizzazione molto più soft (correggevamo solo le discontinuità più evidenti e meglio documentate). La nostra prima reazione era stata evidentemente di grande diffidenza. Abbiamo così iniziato a raccogliere nuovi dati e soprattutto a documentarci in modo più approfondito sulle condizioni in cui sono stati raccolti i dati stessi. La cosa si è poi ampliata e, grazie al contributo di numerosi progetti, abbiamo condotto una vastissima ricerca di archivio che si è protratta per anni. Alla fine, contro le nostre stesse attese, abbiamo finito per convergere sulle stime di trend suggerite dai colleghi di ZAMG. </p>
<p>Con ciò non voglio naturalmente dire che non occorra grande cautela. Se leggiamo il già citato paper di Brunetti et al. troviamo frasi come …..  at present there is not a universal approach to the use of the indirect homogenisation methods, the choice of whether to homogenise or not may be strictly linked to the researcher’s ‘philosophy’. This point is an important open question of research concerning the reconstruction of the past climate…….. o ancora …….. our ‘philosophy’ is to homogenise the data only in the following cases: (1) when there is some information in the metadata or (2) when more reference series give coherent adjustment estimates, and their scattering around the mean value is lower than the break amount. In our opinion, only in these cases the corrections really improve the data quality, whereas in other cases there is a high risk of introducing corrections whose associated errors are higher than the corrections………</p>
<p>Il problema peraltro non riguarda solo le serie di dati meteo, ma si può estendere a tutto il settore ambientale. E in generale l’aspetto più noioso è che siamo costretti a lavorare sui dati di esperimenti che non possiamo ripetere! </p>
<p>Cosa ci resta quindi da fare?</p>
<p>A mio avviso non c’è dubbio: la cosa migliore che possiamo fare è quella di cercare di estrarre dai dati disponibili tutto ciò tutto ciò che essi possono dirci. Ed è proprio questo lo spirito che sta alla base del nostro lavoro, delle lunghe giornate in archivio, delle interminabili discussioni con i colleghi sull’opportunità di fare o non fare una correzione, ecc…… Certo, alla fine non possiamo dire di essere arrivati alla verità assoluta, ma sono convinto che un approccio di questo tipo porti alla collettività un beneficio maggiore di quello che sta alla base di lavori come quello di Pielke. </p>
<p>Con ciò non voglio dire che i dati non abbiamo i loro problemi e che alcune delle questioni sollevate da Pielke non abbiano fondamento, ma credo che non sia bene sopravalutare un lavoro che, basandosi spesso su pochi esempi e non su una robusta statistica frutto di lunghe analisi, risulta, a mio avviso, troppo speculativo. Da parte mia preferisco di gran lunga lavori meno appariscenti, ma che arricchiscano le nostre conoscenze con nuovi dati e metadati, nuovi metodi di omogeneizzazione, nuove tecniche di analisi, ecc….</p>
<p>Un ultimo dettaglio: è vero che le tecniche di omogeneizzazione si basano in generale su quanto espresso da Peterson nel suo paper di rassegna del 1998, ma è anche vero che negli ultimi anni ci sono stati importanti nuovi sviluppi. Capisco che possono sembrare dettagli, ma in settori di questo tipo sono spesso i dettagli a fare la differenze…..</p>
<p>In conclusione il mio parere è che le serie meteo abbiano numerosi problemi, ma cha siano comunque quanto di meglio abbiamo a disposizione. I metodi di omogeneizzazione ci permettono di risolvere alcuni di questi problemi, ma vanno sempre usati con grande senso critico. Ciò che possiamo fare è andare avanti a lavorare in modo costruttivo, raccogliendo nuovi dati, sviluppando nuovi metodi, ecc&#8230;. </p>
<p>Sono praticamente sicuro che gli andamenti a scala planetaria siano ormai consolidati almeno a partire dall&#8217;inizio del &#8216;900, ma su scale spaziali più ristrette si può fare ancora molto. E c&#8217;è ancora molto lavoro da fare sui dati più antichi&#8230;&#8230; Qui un maggiore approfondimento potrebbe anche dare trend ancora più forti per effetto della correzione di un errore sistematico dovuto alla scarsa schermatura dalla radiazione&#8230;..</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Claudio Costa</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2009/02/10/perche-sono-attendibili-le-serie-storiche-dei-dati-di-temperatura-globale/#comment-540</link>
		<dc:creator>Claudio Costa</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 13:36:47 +0000</pubDate>
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		<description>@ Francesca

Sempre sugli errori nella ricostruzione del paleoclima

http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind=news&#38;op=news_show_single&#38;ide=383</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Francesca</p>
<p>Sempre sugli errori nella ricostruzione del paleoclima</p>
<p><a href="http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind=news&amp;op=news_show_single&amp;ide=383" rel="nofollow">http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind=news&amp;op=news_show_single&amp;ide=383</a></p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Claudio Costa</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2009/02/10/perche-sono-attendibili-le-serie-storiche-dei-dati-di-temperatura-globale/#comment-539</link>
		<dc:creator>Claudio Costa</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 13:28:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.climalteranti.it/?p=112#comment-539</guid>
		<description>@Paolo Gabrielli

I ghiacciai che si sciolgono sono un'indicazione inequivocabile del riscaldamento che ha subito il pianeta, ho visto delle foto della Marmolada impressionanti. 

Ma sempre con il meccanismo del quesito:

- i ghiacciai non subiscono l'inerzia termica del pianeta che assorbe energia dal 1650?

- la velocità di ritiro dei ghiacciai non accelera per altre dinamiche (oltre alle temperature) come:

- aumento della velocità del ghiacciaio dovuta alla lubrificazione dell'acqua di disgelo nell'interfaccia roccia ghiaccio?

-aumento della velocità del ghiacciaio dovuta al mancato ingombro sterico del pak?

-diminuizione dell'albedo dovuta alla fuliggine (antropogenica)?

- diminuizione delle precipitazioni.

Nel caso poi fossero vere le ipotesi di correlazione causa-effetto  tra sole e nuvolosità

http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind=news&#38;op=news_show_single&#38;ide=318
 
- lo scioglimento dei ghiacciai non potrebbe essere correlato alla diminuizione di nuvolosità indotta da una variazione della radiazione solare?

Su Archer tradotto da realclimate : Archer afferma che la vita media della CO2 è di 300 anni, Hansen che è di 100 anni, la Solomon di 1000 anni, Segastaldt che è di 4 anni: Che si mettessero d'accordo!

Su Bradley: Ma non è una simulazione al raddoppio della CO2?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Paolo Gabrielli</p>
<p>I ghiacciai che si sciolgono sono un&#8217;indicazione inequivocabile del riscaldamento che ha subito il pianeta, ho visto delle foto della Marmolada impressionanti. </p>
<p>Ma sempre con il meccanismo del quesito:</p>
<p>- i ghiacciai non subiscono l&#8217;inerzia termica del pianeta che assorbe energia dal 1650?</p>
<p>- la velocità di ritiro dei ghiacciai non accelera per altre dinamiche (oltre alle temperature) come:</p>
<p>- aumento della velocità del ghiacciaio dovuta alla lubrificazione dell&#8217;acqua di disgelo nell&#8217;interfaccia roccia ghiaccio?</p>
<p>-aumento della velocità del ghiacciaio dovuta al mancato ingombro sterico del pak?</p>
<p>-diminuizione dell&#8217;albedo dovuta alla fuliggine (antropogenica)?</p>
<p>- diminuizione delle precipitazioni.</p>
<p>Nel caso poi fossero vere le ipotesi di correlazione causa-effetto  tra sole e nuvolosità</p>
<p><a href="http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind=news&amp;op=news_show_single&amp;ide=318" rel="nofollow">http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind=news&amp;op=news_show_single&amp;ide=318</a></p>
<p>- lo scioglimento dei ghiacciai non potrebbe essere correlato alla diminuizione di nuvolosità indotta da una variazione della radiazione solare?</p>
<p>Su Archer tradotto da realclimate : Archer afferma che la vita media della CO2 è di 300 anni, Hansen che è di 100 anni, la Solomon di 1000 anni, Segastaldt che è di 4 anni: Che si mettessero d&#8217;accordo!</p>
<p>Su Bradley: Ma non è una simulazione al raddoppio della CO2?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Paolo Gabrielli</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2009/02/10/perche-sono-attendibili-le-serie-storiche-dei-dati-di-temperatura-globale/#comment-536</link>
		<dc:creator>Paolo Gabrielli</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Feb 2009 19:57:47 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.climalteranti.it/?p=112#comment-536</guid>
		<description>@ Del resto come spiegare le divergenze tra i trend di superficie e quelli troposferici?

La domanda e’ importante e sarebbe interessante sentire cosa ne pensa Maurizio Maugeri. Tuttavia in prima battuta penso che sia probabile che chi trova dei limiti nella serie storica della temperatura in superficie non abbia alcun tipo di problema a identificare dei limiti oggettivi nel trend troposferico, in termini di lunghezza temporale del record, rappresentatività spaziale e vari errori sistematici occorsi nei radiosondaggi.

L’apparente inconsistenza tra i trend di temperatura superficiale e in troposfera rimane un argomento molto dibattuto. Tuttavia un’indicazione utile ce la possono fornire gli andamenti dei ghiacciai. In generale i ghiacciai alle medie e basse latitudini si trovano ad una quota pari alla media troposfera ed e’ dimostrato che la maggior parte di loro sta ritirandosi principalmente in seguito ad un aumento della temperatura alle alte quote. Questo non vuol dire che i ghiacciai necessariamente riflettano le variazioni di temperatura nella troposfera libera, tuttavia danno un’indicazione che molto difficilmente può essere in controtendenza.

Se si osserva l’andamento generale dei ghiacciai, riportato in uno degli ultimi post di Realclimate (14 - Un aggiornamento dell’indice globale dei ghiacciai tradotto su Climalteranti:  http://www.climalteranti.it/?page_id=44#Ghiaccaia) si può notare come da circa il 2000 in poi il ritiro dei ghiacciai sembra aver subito un’accelerazione. Difficilmente un comportamento così uniforme in varie parti del mondo può essere attribuito all’azione di feedback positivi di origine locale. Quella fornita dai ghiacciai e’ dunque un’indicazione molto importante perché potrebbe essere in accordo con i modelli che da tempo prevedono un’amplificazione del riscaldamento globale nella media e alta troposfera (e.g. Projected temperature changes along the American cordillera and the planned GCOS network di Raymond S. Bradley et al. http://www.agu.org/pubs/crossref/2004/2004GL020229.shtml).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Del resto come spiegare le divergenze tra i trend di superficie e quelli troposferici?</p>
<p>La domanda e’ importante e sarebbe interessante sentire cosa ne pensa Maurizio Maugeri. Tuttavia in prima battuta penso che sia probabile che chi trova dei limiti nella serie storica della temperatura in superficie non abbia alcun tipo di problema a identificare dei limiti oggettivi nel trend troposferico, in termini di lunghezza temporale del record, rappresentatività spaziale e vari errori sistematici occorsi nei radiosondaggi.</p>
<p>L’apparente inconsistenza tra i trend di temperatura superficiale e in troposfera rimane un argomento molto dibattuto. Tuttavia un’indicazione utile ce la possono fornire gli andamenti dei ghiacciai. In generale i ghiacciai alle medie e basse latitudini si trovano ad una quota pari alla media troposfera ed e’ dimostrato che la maggior parte di loro sta ritirandosi principalmente in seguito ad un aumento della temperatura alle alte quote. Questo non vuol dire che i ghiacciai necessariamente riflettano le variazioni di temperatura nella troposfera libera, tuttavia danno un’indicazione che molto difficilmente può essere in controtendenza.</p>
<p>Se si osserva l’andamento generale dei ghiacciai, riportato in uno degli ultimi post di Realclimate (14 - Un aggiornamento dell’indice globale dei ghiacciai tradotto su Climalteranti:  <a href="http://www.climalteranti.it/?page_id=44#Ghiaccaia" rel="nofollow">http://www.climalteranti.it/?page_id=44#Ghiaccaia</a>) si può notare come da circa il 2000 in poi il ritiro dei ghiacciai sembra aver subito un’accelerazione. Difficilmente un comportamento così uniforme in varie parti del mondo può essere attribuito all’azione di feedback positivi di origine locale. Quella fornita dai ghiacciai e’ dunque un’indicazione molto importante perché potrebbe essere in accordo con i modelli che da tempo prevedono un’amplificazione del riscaldamento globale nella media e alta troposfera (e.g. Projected temperature changes along the American cordillera and the planned GCOS network di Raymond S. Bradley et al. <a href="http://www.agu.org/pubs/crossref/2004/2004GL020229.shtml" rel="nofollow">http://www.agu.org/pubs/crossref/2004/2004GL020229.shtml</a>).</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Claudio Costa</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2009/02/10/perche-sono-attendibili-le-serie-storiche-dei-dati-di-temperatura-globale/#comment-534</link>
		<dc:creator>Claudio Costa</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Feb 2009 08:06:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.climalteranti.it/?p=112#comment-534</guid>
		<description>@ Stefano Caserini

Lo stesso Santer ammette che le ricostruzioni di superfice sono sovrastimate, (il che non vuol dire che il riscaldamento non esista)
Del resto come spiegare le divergenze tra i trend di superficie e quelli troposferici?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Stefano Caserini</p>
<p>Lo stesso Santer ammette che le ricostruzioni di superfice sono sovrastimate, (il che non vuol dire che il riscaldamento non esista)<br />
Del resto come spiegare le divergenze tra i trend di superficie e quelli troposferici?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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		<title>Di: Paolo Gabrielli</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2009/02/10/perche-sono-attendibili-le-serie-storiche-dei-dati-di-temperatura-globale/#comment-532</link>
		<dc:creator>Paolo Gabrielli</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Feb 2009 20:31:13 +0000</pubDate>
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		<description>La serie storica della temperatura non e’ altro che il record piu’ significativo delle variazioni climatiche in corso ed e’ corroborata da una moltitudine di evidenze sperimentali indicate da altre discipline che vanno dall’etologia (e.g. cambiamento delle abitudini migratorie), alla botanica (e.g. cambiamento dell’epoca della fioritura), alla glaciologia (e.g. andamento dell’estensione dei ghiacciai), alla geologia (e.g. variazioni nella diffusione del permafrost) etc.

Queste osservazioni vanno tutte nella stessa direzione e contribuiscono a rendere assolutamente credibile l’andamento generale della serie storica della temperatura. Inoltre anche tutti gli indicatori paleoclimatici che abbiamo a disposizione nei vari archivi (speleotemi, carote di ghiaccio, record dendrocronologici etc.) pur essendo sicuramente meno accurati della misura diretta, supportano il trend generale della serie storica di temperatura.

Il cosiddetto “bilancio delle evidenze” non lascia cosi' spazio a margini di discussione (scientifica) ne ad equivoci riguardo all’andamento generale della serie storica della temperatura. Come anticipato dal commento di Stefano, si tratta a questo punto di comprendere piu’ che altro come ridurne l’incertezza. Credo che qualsiasi discussione (scientifica) indirizzata in questo senso non possa che portare che ad una migliore comprensione di quali sono i margini di miglioramento.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La serie storica della temperatura non e’ altro che il record piu’ significativo delle variazioni climatiche in corso ed e’ corroborata da una moltitudine di evidenze sperimentali indicate da altre discipline che vanno dall’etologia (e.g. cambiamento delle abitudini migratorie), alla botanica (e.g. cambiamento dell’epoca della fioritura), alla glaciologia (e.g. andamento dell’estensione dei ghiacciai), alla geologia (e.g. variazioni nella diffusione del permafrost) etc.</p>
<p>Queste osservazioni vanno tutte nella stessa direzione e contribuiscono a rendere assolutamente credibile l’andamento generale della serie storica della temperatura. Inoltre anche tutti gli indicatori paleoclimatici che abbiamo a disposizione nei vari archivi (speleotemi, carote di ghiaccio, record dendrocronologici etc.) pur essendo sicuramente meno accurati della misura diretta, supportano il trend generale della serie storica di temperatura.</p>
<p>Il cosiddetto “bilancio delle evidenze” non lascia cosi&#8217; spazio a margini di discussione (scientifica) ne ad equivoci riguardo all’andamento generale della serie storica della temperatura. Come anticipato dal commento di Stefano, si tratta a questo punto di comprendere piu’ che altro come ridurne l’incertezza. Credo che qualsiasi discussione (scientifica) indirizzata in questo senso non possa che portare che ad una migliore comprensione di quali sono i margini di miglioramento.</p>
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