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Esiste una “clausola di revisione” del Pacchetto 20-20-20 ?

Al di là delle vistose carenze nella comprensione del problema dei cambiamenti climatici, la mozione approvata dall’aula del Senato contiene alcuni errori basilari nel ricostruire gli impegni assunti dall’Italia e dall’Europa in materia di cambiamenti climatici.
La mozione (1) cita l’esistenza di una “clausola di revisione” che sarebbe stata approvata a Dicembre e che permetterebbe la ridiscussione dell’intera strategia europea sul clima, ad esempio con l’approvazione di obiettivi meno cogenti. Nonostante di questa clausola abbiano parlato a lungo i media italiani (vedi ad esempio qui e qui), e la sua approvazione sia stata fatta passare per una “vittoria” del Governo Italiano, è facile verificare che questa clausola di revisione degli impegni europei sul clima, di fatto, non esiste.


***
Ma andiamo con ordine e riassumiamo quanto è successo.
Una delle richieste del governo italiano in occasione della riunione del Consiglio europeo dell’11-12 dicembre 2008, dove è stato discusso il pacchetto clima-energia (cosiddetto pacchetto 20-20-20), riguardava l’inserimento di una clausola di revisione dell’intero pacchetto di misure in funzione dei risultati che sarebbero stati conseguiti dalla Conferenza di Copenhagen nel dicembre 2009. L’obiettivo era quello di rivedere al ribasso il target di riduzione delle emissioni al 2020 in caso di mancato o insoddisfacente accordo a livello internazionale.
Un’altra richiesta del nostro governo riguardava la trasformazione dell’obbiettivo vincolante per la promozione delle fonti rinnovabili in un accordo di massima soggetto a revisione nel 2014.
Sulla stampa e anche in occasione di convegni nazionali sul tema della lotta ai cambiamenti climatici, si è parlato spesso di una non meglio definita clausola di revisione proposta dal governo italiano e accolta in sede di approvazione del pacchetto clima-energia da parte del Consiglio europeo (12 dicembre 2008) e del Parlamento europeo (17 dicembre 2008) in base alla procedura di co-decisione. Ciò è stato presentato come uno dei maggiori successi conseguiti dalla delegazione italiana.
Ma di che clausola si tratta?
Il pacchetto clima-energia è stato adottato, anche formalmente, dal Consiglio europeo del 6 aprile 2009 per cui conviene riferirsi ai testi ufficiali approvati in tale sede.

 

La Direttiva per la promozione delle fonti rinnovabili nell’articolo 23 (comma 8c) prevede che la Commissione, entro il 31 dicembre 2014, predisponga una relazione sull’implementazione della direttiva, in particolare con riferimento ai meccanismi di cooperazione al fine di agevolare il raggiungimento degli obiettivi nazionali di promozione delle fonti rinnovabili, e tragga le opportune conclusioni ai fini del raggiungimento dell’obiettivo comunitario. Sulla base di questa relazione la Commissione potrà presentare al Consiglio e al Parlamento europeo modifiche ai meccanismi di cooperazione per migliorarne l’efficacia ai fini del raggiungimento del target comunitario del 20% (L’articolo citato al comma 8a prevede la possibilità di aggiustare il valore del tasso di emissioni evitate legato all’utilizzo dei biocombustibili). Quindi la clausola di revisione in questo caso riguarda la possibilità di modificare i meccanismi di cooperazione tra i paesi UE e tra questi e paesi terzi (ovvero i meccanismi di flessibilità previsti dalla direttiva) e non la possibilità di modificare gli obiettivi nazionali che restano pertanto vincolanti.

La nuova Direttiva inclusa nel pacchetto clima-energia (il numero non è ancora stato assegnato) che modifica la direttiva attualmente in vigore (ovvero la direttiva 2003/87/EC che ha istituito il sistema europeo dei permessi negoziabili per la riduzione delle emissioni), disciplina gli aggiustamenti che saranno necessari in caso di sottoscrizione di un accordo internazionale per la riduzione delle emissioni nel periodo post-Kyoto.

L’articolo 1 della citata Direttiva (1), in particolare, chiarisce che la Direttiva intende disciplinare anche il possibile aumento dell’impegno di riduzione dal 20% al 30% (2).

Inoltre, in base all’articolo 28, entro tre mesi dalla firma di un accordo internazionale che assegni obbiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni più stringenti del 20% già previsto con riferimento all’anno 1990, e come già stabilito dall’impegno sottoscritto dal Consiglio europeo della primavera 2007 per l’innalzamento del target europeo dal 20% al 30%, la Commissione europea produrrà una relazione focalizzata sui seguenti punti principali:
*   gli impegni sottoscritti dagli altri paesi industrializzati e dai paesi in via di sviluppo economicamente più avanzati;
*    le opzioni per l’Unione europea per innalzare l’obiettivo di riduzione delle emissioni al 30%, anche in funzione di quanto conseguito durante il periodo di adempimento del Protocollo di Kyoto;
*    la competitività delle industrie manifatturiere esposte a carbon leakage;
*    l’impatto dell’accordo internazionale sugli altri settori produttivi (inclusa l’agricoltura);
*    i problemi legati alla silvicoltura e destinazione d’uso del suolo nei paesi terzi;
*    la necessità di misure ulteriori per il raggiungimento degli obiettivi comunitari e nazionali.
Sulla base di questa relazione la Commissione presenterà eventualmente al Parlamento e al Consiglio europeo una proposta di revisione della direttiva EU ETS per renderla coerente con gli obiettivi previsti dall’accordo internazionale.

Quindi, in questo caso, la clausola di revisione è finalizzata esplicitamente a rendere più stringente l’impegno già sottoscritto dall’Unione europea.
Nel testo della direttiva non c’è alcuna menzione alla possibilità di rivedere verso il basso l’obiettivo vincolante del 20% al 2020 in caso di mancato accordo a livello internazionale per la riduzione delle emissioni.

Per completezza di informazione si riporta anche una frase inclusa nel documento delle conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo del 12 dicembre 2008. Al punto 23 di tale documento si legge che saranno valutati gli effetti sulla competitività dell’industria e di altri settori economici (3).
Ma questo “assessment” è proprio quello indicato nell’elenco degli elementi riportati nell’art. 28 della nuova Direttiva ETS che la Commissione europea dovrà prendere in considerazione per rendere coerente gli impegni europei con quelli previsti dall’eventuale accordo internazionale.

La “raccomandazione” della mozione non ha quindi, di fatto, alcuno spazio in Europa.

Testo di: N.D.

(1)  Estratto  dal testo della mozione approvata (1-00107, testo 3, 1 aprile 2009)

apprezzata la posizione espressa dal Governo italiano nel vertice del dicembre 2008 a Bruxelles, che ha condotto il Consiglio dei Capi di Governo dell’Unione europea ad approvare una clausola di eventuale revisione da trattarsi nel marzo 2010 a seguito degli esiti del vertice mondiale di Copenhagen,

si raccomanda…
– di mantenere la linea espressa a Bruxelles di revisione dell’Accordo cosiddetto 20-20-20;
– di ottenere in sede di revisione dell’Accordo cosiddetto 20-20-20, alla luce delle considerazioni di cui in premessa:
a) una minor cogenza degli obiettivi quantitativi e temporali, escludendo, quindi a maggior ragione, ogni possibilità di loro inasprimento;
b) una complessiva nuova scrittura dell’Accordo 20-20-20 stesso anche in funzione del coinvolgimento dei Paesi in via di sviluppo, senza l’intervento dei quali il richiamato Accordo, quand’anche teoricamente efficace, diverrebbe sostanzialmente inutile e penalizzante per i pochi sottoscrittori;
….

(2) ” This Directive also provides for the reductions of greenhouse gas emissions to be increased so as to contribute to the levels of reductions that are considered scientifically necessary to avoid dangerous climate change.
This Directive also lays down provisions for assessing and implementing a stricter Community reduction commitment exceeding 20 %, to be applied upon the approval by the Community of an international agreement on climate change leading to greenhouse gas emission reductions exceeding those required in Article 9, as reflected in the 30 % commitment endorsed by the European Council of March 2007.”

(3) “The Commission will present to the European Council in March 2010 a detailed analysis of
the results of the Copenhagen Conference, including the move from 20 % to 30 % reduction.
On this basis the European Council will make an assessment of the situation, including its
effects on the competitiveness of European industry and the other economic sectors”.

23 responses so far

23 Responses to “Esiste una “clausola di revisione” del Pacchetto 20-20-20 ?”

  1. Paolaon Apr 10th 2009 at 08:45

    Mi sembra che a questi senatori mancano i fondamentali.

    Ho letto la mozione e all’inizio c’è scritto questo:
    rilevato come da anni la Commissione europea, nei suoi documenti (ad esempio nella risoluzione del Parlamento europeo del 4 febbraio 2009)

    Una risoluzione del Parlamento Europeo viene fatta passare per un “documento della Commissione europea” !

  2. Alessandroon Apr 10th 2009 at 12:10

    Il 20-20-20 è ormai considerato un obiettivo ampiamente insufficiente da una valanga di fonti quindi mi auguro proprio che si punti a qualcosa di più incisivo – e che si riesca ad ottenere dei risultati senza che i vari governi si litighino addosso.

  3. Stefano Caserinion Apr 11th 2009 at 09:33

    L’errore segnalato nel post è a mio parere la conseguenza di una più generale impreparazione e carenza di conoscenze dei Senatori sulla storia e il contesto attuale delle politiche climatiche dell’Unione Europea.
    È vero, come segnalato nel commento precedente, che la mozione sembra attribuire tutta la responsabilità della politica climatica alla Commissione Europea. Ma va ricordato che l’impegno dell’Unione Europea sulle politiche climatiche, derivanti dalla comprensione del crescente consenso scientifico sul rilevante peso delle emissioni antropogeniche, ha almeno 20 anni.
    L’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 2 °C rispetto ai livelli preindustriali risale ad un Consiglio d’Europa del 1996; non è quindi solo della Commissione Europea, bensì è stato ribadito da tutte le Istituzioni dell’Unione Europea, il Parlamento e il Consiglio d’Europa. A questo obiettivo si richiamano tutte le politiche climatiche dei Paesi Europei.

  4. Guido Guidion Apr 12th 2009 at 13:02

    @ Stefano
    Non c’è dubbio che ci sia molta “ignoranza” al riguardo, ma più che di politiche climatiche sarebbe giusto parlare di politiche economiche. Il clima infatti è divenuto realmente oggetto di discussione politica solo quando è entrato nei salotti buoni della finanza, con il rapporto Stern, con la ricerca commissionata da Lheman Brothers e con le opportunità speculative offerte dai meccanismi del carbon trading.
    Queste politiche, che si possono comunque condividere o meno, non possono prescindere dal fatto che i paesi europei hanno un costo energetico pro-capite largamente inferiore al nostro, e ove è invece paragonabile, hanno comunque sistemi produttivi molto diversi dal nostro. Direi che è ovvio che la Francia che è leader nel nucleare tenda a promuovere interventi che rafforzino la sua posizione, tanto quanto ad esempio la Germania, a sua volta leader nella produzione di tecnologia solare ed eolica, ha interesse ad implementarla. In tutto questo tuttavia non c’è niente di male o di strano, sarebbe sufficiente che si dicesse che la necessità è economica (quale in effetti è perchè il petrolio prima o poi finirà) piuttosto che climatica o, peggio, emergenziale. Ma questo forse non sarebbe altrettanto digeribile per l’opinione pubblica, perche chiarirebbe che più che di nobili intenti si tratta di gestione poitica ed economica interna di alcuni a scapito di altri, specialmente in un contesto dove la necessaria cessione di sovranità obbliga giustamente ad uniformarsi alle decisioni, anche quando queste favoriscono nettamente alcuni dei paesi trainanti (che non a caso le caldeggiano).
    Il problema è locale, non globale e gli interventi dovrebbero essere mirati a questo. Pensare di intervenire a scala globale catturando molecole di CO2 come fossero farfalle, mette in piedi un bel meccanismo ma non risolve un bel niente. Quante delle risorse che dovranno essere impiegate potrebbero essere utilizzate meglio per intervenire sul serio sull’ambiente? Senza considerare che molti di questi interventi avrebbero anche ovvie ripercussioni positive su tutto il sistema. No, la faccenda della catastrofe climatica imminente non convince proprio.
    gg

  5. Alessandroon Apr 12th 2009 at 13:40

    Guido,
    i policy-makers non trovano soluzioni (che non sono semplici) quindi gli studi che mostrano che esiste il rischio che i cambiamenti climatici portino conseguenze disastrose non ti convince. Non capisco il nesso.

  6. Guido Guidion Apr 12th 2009 at 18:28

    @ Alessandro
    Non ci credo che tu non capisca. Una cosa è l’indagine scientifica sull’evoluzione del clima, altro è paventare disastri. Questi infatti sono sostanzialmente tutti nelle simulazioni, che però soffrono di un pesante bias. Si può anche immaginare sia casuale e derivi solo dalla scarsa conoscenza della effettiva complessità del sistema, ma comunque c’è (situazione iniziale incerta, passato ancora più incerto, feedback poco noti, sconosciuti o male interpretati, elementi esogeni definiti a tavolino etc etc..). Dall’interno del coro del consenso questo non è ammissibile, perchè fa sorgere il dubbio che sarebbe il caso di approfondire prima di gettarsi in spericolate operazioni di mitigazione e tutto il meccanismo subirebbe una battuta d’arresto. Gli studi infatti non mostrano, ipotizzano e non è certo la stessa cosa. Però i policy makers hanno bisogno di certezze per agire, e così queste arrivano per il tramite del consenso. Da una parte si generano emergenze (in buona fede per carità) e si propongono soluzioni salvifiche, dall’altra si compiono scelte ad ampio impatto d’immagine.
    Tutto bene finchè buttare valanghe di soldi dalla finestra è stato consentito. Ora che la contingenza economica lo impedisce le cose forse dovranno cambiare. E’ per questo che penso che gli interventi dovrebbero essere concreti e mirati a specifiche problematiche ambientali, perchè semplicemente tutto il circo costruito attorno ai gas serra non sta più in piedi. Decine di pseudocentri di ricerca, centinaia di agenzie di consulenza, banche d’affari specializzate nel settore, associazioni, giornali, pubblicazioni (persino le più blasonate riviste scientifiche hanno abbandonato il loro storico atteggiamento di equidistanza dalle opinioni), tutto un indotto che ha solo lo scopo di continuare ad esistere. Ma cosa c’entra l’ambiente in tutto questo?
    gg

  7. Stefano Caserinion Apr 13th 2009 at 23:45

    @Guido Guidi
    Mi sembra che nei commenti siano toccati troppi temi per poter rispondere in un commento. Rispondo solo su alcuni punti che mi sembrano più attinenti al post.

    @ “Più che di politiche climatiche sarebbe giusto parlare di politiche economiche. Il clima infatti è divenuto realmente oggetto di discussione politica solo quando è entrato nei salotti buoni della finanza, con il rapporto Stern”.

    Per come la vedo io, il rapporto Stern è solo uno degli ultimi rapporti sui costi e i benefici delle politiche climatiche; è diventato famoso negli ultimi anni, e lo è in questo periodo per la pubblicazione di una versione italiana per Feltrinelli, ma ce ne sono stati e ce ne saranno tanti altri.
    Delle politiche climatiche se ne parlava almeno da 10 anni prima del rapporto Stern.
    Secondo me le politiche economiche sono solo uno dei temi delle politiche climatiche. C’è tanto altro. Per dirla con una frase del libro di Carraro recensito un paio di post fa, il problema degli impatti del clima è sostanzialmente un problema redistributivo. C’è chi avrà costi maggiori degli altri per via degli impatti, e c’è chi avrà più benefici che impatti.
    Il “business” del Carbonio mi sembra ancora molto piccolo, rispetto ad altri (es. petrolio, armi, biotech..). Il quadro europeo e internazionale sulle politiche climatiche è complesso, fatto da tanti attori, anche molto diversi in quanto a responsabilità storiche e attuali sul problema climatico, con obiettivi geostrategici differenti. Ma sarebbe un discorso lungo che ci porterebbe fuori tema.
    L’analisi fatta dal post, che condivido, è che la mozione dei Senatori non coglie il fatto che a livello Europeo le decisioni sono già state prese, da anni, e nessuno si sogna di fermarsi o tornare indietro. Non mi sembra per niente facile capire come la crisi economica influenzerà le politiche climatiche. C’è stato un bel convegno a Venezia su crisi economica e politiche climatiche,
    (http://ecf.pik-potsdam.de/Events/ecf-conference-2009-financial-crisis-and-climate-policy)
    purtroppo non sono riuscito ad andarci…
    Attenzione infine a non commettere lo stesso errore dei Senatori, che con la loro mozione scambiano quanto leggono nei titoli dei giornali con tesi scientifiche. Non mi sembra che gli studiosi del clima parlino di “catastrofe climatica imminente”. Anche perché bisognerebbe decidere in cosa consiste la “catastrofe climatica” e cosa significhi “imminente”.
    SC

  8. Guido Guidion Apr 14th 2009 at 13:07

    @ Stefano
    Condivido molte delle tue affermazioni, non ultima quella relativa alla differenza tra le tesi scientifiche e le interpretazioni mediatiche. In questo però la responsabilità non è tutta dei media, questo immagino lo consentirai.

    E’ anche vero che a livello europeo sono stati fissati molti orientamenti ed alcune decisioni. I primi si distinguono dalle seconde perchè prima di diventare operativi devono essere ratificati o recepiti a secondo che si tratti di accordi o direttive. E’ proprio in questo che entra in gioco la crisi, perchè alcune delle disponibilità date, probabilmente ora non ci sono più, e questo non vale solo per noi, ma anche per molti altri paesi europei. Come sai, questo va parecchio al di là delle dichiarazioni di facciata. Ne è un esempio (naturalmente non c’entra con il problema europeo ma ha un effetto traino molto importante) la difficoltà che sta incontrando il piano del nuovo presidente americano ad essere “digerito” dal suo stesso apparato legislativo. Ad una importante dichiarazione d’intenti molto probabilmente non seguirà un’altrettanto importante politica operativa, proprio a causa della crisi.

    La discussione può dirsi certamente ben avviata, ma sul fatto che la si possa ritenere conclusa non ci giurerei. In fondo la debolezza politica di determinate decisioni è leggibile anche semplicemente guardando quanto poco sia stato fatto per implementare il Protocollo di Kyoto, pur essendo quello un accordo pienamente operativo. E’ un fatto che, nonostante a livello sovrannazionale e soprattutto comunitario si continui a lavorare (con riferimento al clima in una direzione a mio parere poco condivisibile), i paesi membri poi facciano spesso prevalere gli interessi interni.

    Questo atteggiamento la crisi lo può solo accentuare, perchè sono già abbastanza evidenti le tentazioni protezionistiche. La questione è controversa indubbiamente, ma non credo neanche che si possano accettare provvedimenti largamente sfavorevoli (anche se sono diventati tali per incuria e ritardi di vario genere).

    Quanto alle dimensioni del business, non lo definirei così piccolo, specialmente in tempi di magra come questi.
    gg

  9. NoWayOuton Apr 14th 2009 at 16:47

    Vorrei sfatare il luogo comune che dice che rispetto a Kyoto l’Europa abbia fatto poco o nulla.
    Faccio riferimento al Rapporto dell’European Environment Agency 2008, l’utlimo disponibile.

    Nell’Europa a 15 gia’ oggi Svezia, UK, Francia, Grecia sono al di sotto dei limiti di Kyoto; a queste aggiungiamo la Germania che a legislazione attuale rientrera’ nei parametri.

    Poi ci sono quelli che con misure addizionali si prevede riescano a centrare l’obiettivo: Olanda, Belgio, Finlandia, Irlanda, Austria, Lussemburgo.

    Gli unici Paesi che si prevede non rientreranno nei parametri di Kyoto sono Italia, Spagna e Danimarca. Ma nel complesso l’Europa dovrebbe farcela grazie a quelli che faranno piu’ di quanto richiesto; Svezia, Uk, Germania, Portogallo, Francia, tutti oltre il 4% in piu’.

    Quindi l’Europa nel suo complesso ha fatto il suo dovere. Piuttosto la riflessione pre-Copenhagen si e’ spostata sugli obiettivi e i meccanismi di Kyoto, i primi poco ambiziosi e i secondi poco efficaci (inefficaci?)

  10. Claudio Costaon Apr 15th 2009 at 09:36

    @ Stefano Caserini

    “L’analisi fatta dal post, che condivido, è che la mozione dei Senatori non coglie il fatto che a livello Europeo le decisioni sono già state prese, da anni, e nessuno si sogna di fermarsi o tornare indietro”

    Le decisioni sono già state prese e sono sbagliate! Sono state influenzate da prove sul ruolo delle emissioni nel riscaldamento che successivamente sono state riviste e ridiscusse, l’esempio tipico è il protocollo di Kyoto, dove i politici furono pesantemente condizionati dalla cosidetta prova schiacciante del ruolo della CO2 dedotta dai dati glaciologici di vostok, che negli anni si rivelò invece assolutamente infondata.

    Nello specifico la 20-20-20 serve poco a nulla alla mitigazione climatica, forse qualche decimo di grado, che anche se fosse vera la teoria dell’agw sarebbe mascherato dall’effetto delle emissioni del sudest asiatico.

    Inoltre, come già detto, c’è l’obbligo del 20% di rinnovabili che non ha nulla a che fare con la mitigazione che invece si potrebbe fare con il nucleare e con il sequestro, è solo un accordo economico, ma il costo kWh delle rinnovabili è mediamente (con qualche eccezione) 10 volte più alto.

    Dove sta la convenienza?

    Dei poveri illusi quelli che pensano che con le rinnovabili il capitale resti in casa, cioè in europa, e non transiti nelle casse di arabi, russi e multinazionali americane, perchè:

    – nessuno riuscirà a competere con i bassi costi di produzione dei pannelli fv cinesi, fatto dovuto proprio ai costi bassi dell’energia in cina.

    – nessuno riuscirà a competere con le multinazionale americane Nanosolar e Sunrgi Firstsolar che hanno le tecnologie fv più innovative, e che prenderanno il monopolio.

    – e le colture bioenergetiche sono un controsenso perchè risolvono un problema apparente e non dimostrato come ridurre il riscaldamento globale, ma ne creano un altro reale e concreto che è la competizione alimentare.

    La conseguenza della 20-20-20 sarà inevitabimente ed inconfutabilmente un aumento del costo kwh e questo determinerà un abbassamento della competitività delle imprese europee.

    “Vincenzina davanti alla fabbrica..
    una faccia davanti a un cancello che non si apre più!” Jannacci

    Non chiuderanno solo le fabbriche ma anche gli allevamenti, perchè forse non tutti sanno che in UE entrano tonnellate di latte dal nordamerica e tonnelate di carne dal sudamerica, e nello specifico gli allevatori italiani già adesso hanno costi energetici superiori ai francesi del 70%.

  11. Giacomo S.on Apr 15th 2009 at 10:19

    costa lei quindi ritiene di andare avanti così ad libitum e poi qualcuno – chi? – ci penserà? O lavoriamo su quello che c’è per migliorarlo costruttivamente?

  12. Claudio Costaon Apr 15th 2009 at 14:04

    @ Giacomo S

    Io ritengo come il vice presidente dell’IPCC Izrael che la mitigazione climatica non abbia fondamento scientifico, quindi più che utile dannosa.

  13. Giovanni D.on Apr 15th 2009 at 23:50

    @ Costa

    Caro Costa, al solito lei parte da presupposti sbagliati e arriva a dire cose senza senso.
    Izrael non ha contestato in toto la mitigazione, ma solo il Protocollo di Kyoto. Comunque sono cose vecchie, come Yzrael, che in un articolo su Nature era cosi’ definito: Yuri Izrael,the 74-year-old director of the Moscow-based Institute of Global Climate and Ecology. His age and political leanings have led some of his opponents to call him a “fossil communist fighting for fossil fuel”.
    Neppure Putin l’ha ascoltato e ha ratificato il Protocollo

    La frase “”la mitigazione climatica non ha fondamento scientifico” è senza senso; si puo’ ritenere la mitigazione non conveniente ecnomicamente ma è indubbio che se si emette meno CO2 meno ne rimane nell’atmosfera.

    Mi sembra che il Sig. Cluadio Costa stia esagerando, obbliga tutti a scorrere fra i suoi tantissimi commenti illeggibili per cercare quelli da leggere.
    Chiedo agli amministratori di questo blog se non sia il caso di filtrare i suoi commenti, che contengono quasi sempre cose palesemente infondate e che possono costituire un fastidioso “rumore di fondo” in un blog con post e commenti che mi sembrano interessanti.

  14. Antenoreon Apr 16th 2009 at 08:24

    Izrael non è più vice presidente dell’IPCC.
    Batsa vedere sul sito dell’IPCC – about – IPCC Bureau and TFB

  15. Claudio Costaon Apr 16th 2009 at 10:10

    @ Giovanni D.

    Son pronto ad accettare qualsiasi critica, mi succede da anni su questi temi, quindi se proponi una sorta di fitraggio dei miei post dovresti dimostrarmi:

    – che sono illeggibili come dici ( mi scuso per i miei eventuali errori di battitura, ma chi non ne fa?)
    – che le mie affermazioni non sono documentate
    – o che sono in malafede
    – o che ho scopi pubblicitari
    – o che trucco grafici e pubblicazioni
    – o che insulto gli interlocutori
    – o che insulto la morale comune

    In caso contrario saresti tu da bannare per manifesto fascismo verde.

    http://ecoalfabeta.blogosfere.it/2007/08/a-vienna-si-inizia-a-discutere-il-dopo-kyoto.html

    Questo è Yuri Izrael da vipresidente dell’IPCC (il blog non è certamente di scettici)

  16. Claudio Costaon Apr 16th 2009 at 10:13

    “ma è indubbio che se si emette meno CO2 meno ne rimane nell’atmosfera”

    Già questo è discutibile perchè è un ipotesi, ma ce ne sono altre: la concentrazione atmosferica dipende soprattutto da equilibri legati alla temperatura più che alle perturbazioni aggiuntive che vengono assorbite dai pozzi di assorbimento. Dipende tutto dalla vita media della CO2 ipotizzata di 100 anni dall’IPCC Hansen ma le osservazioni e i dati (ad es picco del 1998 da el nino assorbito l’anno dopo) dicono è di un anno (Quirk)

    ingentaconnect.com/content/mscp/ene/2009/00000020/F0020001/art00009

    La solomon dice che è di mille anni, Segastald e altri 35 autori da 1 a 7 anni

    icecap.us/images/uploads/CO2_study.pdf

    Ai link manca il prefisso

  17. Claudio Costaon Apr 16th 2009 at 10:16

    @ Giovanni D.

    “La frase “”la mitigazione climatica non ha fondamento scientifico” è senza senso; si puo’ ritenere la mitigazione non conveniente ecnomicamente ma è indubbio che se si emette meno CO2 meno ne rimane nell’atmosfera”

    Ed è indubbio che nessuno abbia dimostrato che abbassando le emissioni antropogeniche si abbassino le temperature

    Come è indubbio che anche se fosse vera la teoria dell’agw la mitigazione sarebbe di qualche centesimo di grado

  18. andreaon Apr 17th 2009 at 14:12

    L’articolo evidenzia una questione estremamente importante per l’efficienza della strategia europea e per le sue implicazioni per l’ITalia, che tuttavia a mio parere non è utile porre in termini politici nazionali, sottolineando le divisioni interne, ma va posta nella politica europea con una posizione nazionale unitaria e condivisa da tutti i partiti. INfatti, nel testo finale dei provvedimenti UE non esiste una clausola di revisione, ma esistono due clausole di adeguamento (una per l’ETS, l’altra per i settori non ETS) che porteranno a due nuovi provvedimenti legislativi che andranno ad emendare le direttive e decisioni appena varate. Gli obiettivi comunitari di riduzione dovranno essere necessariamente rivisti al rialzo, ma:
    – in generale il nuovo accordo post kyoto sarà talmente più complicato e (si spera) più innovativo di quanto sinora previsto nel pacchetto energia, che sarà inevitabile discutere se non ridiscutere tutta una serie di previsioni (eccetto quelle quantitative)
    – per quanto riguarda l’ETS, la nuova direttiva non dice di quanto, nel post accordo, dovrà aumentare la riduzione annuale dell’1,74% sinora prevista
    – per quanto riguarda i settori non ETS, il burden sharing degli obiettivi nazionali dovrà essere riformulato, e la Decisione attuale ne stabilisce i criteri
    – tutta la politica sull’efficienza energetica europea non è allineata al 20% di risparmio energetico, nè integrata con gli altri obiettivi della strategia. Qui c’è tantissimo da far fare all’europa, e per riequilibrare le sorti dell’Italia
    In sostanza: anche se il pacchetto non potrà essere stravolto o rivisto al ribasso dal punto di vista europeo, ci sono alcuni margini per migliorare il trattamento (pessimo) ricevuto dall’Italia nella fase 2007-2008. E SU QUESTO DOVREMMO CONCENTRARE IN NOSTRI SFORZI. Al di là degli intenti ribassisti del governo Berlusconi, bisogna riconoscergli il successo sull’eliminazione degli automatismi e l’ottenimento di clausole di adeguamento, condizioni necessarie per cercare di migliorare esiti che il governo Prodi non aveva osato contestare. O forse (ahimé) non se n’era nemmeno accorto.

  19. Claudio Costaon Apr 20th 2009 at 10:47

    @ Stefano Caserini

    “Non mi sembra che gli studiosi del clima parlino di “catastrofe climatica imminente”. Anche perché bisognerebbe decidere in cosa consiste la “catastrofe climatica” e cosa significhi “imminente”.

    Però nella sintesi per i decisori politici dell’IPCC parlano di varie catastrofi entro il 2100:

    “Le emissioni antropogeniche di anidride carbonica passate e future continueranno a contribuire al riscaldamento ed al sollevamento del livello del mare per più di un millennio, a causa delle scale temporali richieste per la rimozione di questi gas dall’atmosfera. {7.3, 10.3}

    La frequenza degli eventi di forte precipitazione è aumentata sopra la maggior parte delle terre emerse, in linea con il riscaldamento e con gli aumenti osservati di vapore acqueo in atmosfera. {3.8, 3.9}
    In base ad una vasta gamma di modelli, è probabile che i futuri cicloni tropicali (tifoni e uragani) diventeranno più intensi, con punte della velocità del vento in aumento e precipitazioni più forti associate ad un continuo incremento delle temperature marine superficiali dei tropici.

    É molto probabile che eventi di estremo caldo, ondate di calore e forti precipitazioni continueranno a diventare più frequenti. {10.3}

    Siccità: aumento nelle aree interessate

    Secondo le proiezioni, l’esposizione futura ai cambiamenti climatici probabilmente influenzerà lo stato di salute di milioni di persone, particolarmente quelle con bassa capacità di adattamento, attraverso:
    Pagina 8 di 24
    Sintesi per i Decisori Politici IPPC WGII Quarto Rapporto di Valutazione
    • un aumento della malnutrizione e conseguenti disordini, con implicazioni per la crescita e lo sviluppo dei bambini;
    • aumenti della mortalità, di malattie e ferite, dovuti a ondate di calore, inondazioni, tempeste, incendi e siccità;
    • un aumento delle malattie diarroiche;
    • un aumento della frequenza delle malattie cardio-respiratorie, a causa di maggiori concentrazioni a livello del suolo di ozono legato ai cambiamenti climatici; e,
    • cambiamenti della distribuzione spaziale dei vettori di alcune malattie infettive. ** D [8.4, 8.ES, 8.2]
    Ci si aspetta che i cambiamenti climatici avranno effetti misti, come la diminuzione o l’aumento del raggio e del potenziale di trasmissione della malaria in Africa. ** D [8.4]”

    C’è poi un breve cenno sul fatto che con il caldo moriranno meno persone per il freddo, ma non dicono che il freddo uccide 10 volte di più del caldo.

    Quindi l’IPCC terrorizza con prospettive di morte per: sete, o per annegamento, o per tifoni, o per il colpo di calore, o per gli incendi, o per la malaria, o per malattie da ozono, ma devo dire quella che davvero mi terrorizza di più è la morte per la malattia diarroica!

    Corro subito a comprare un antidiarroico, perchè la diarrea è infida e vigliacca e colpisce di sorpresa.

    Poi c’è Hansen che parla addirittura di estinzione di massa dell’umanità

    http://www.columbia.edu/~jeh1/mailings/20081121_Obama.pdf

    “Dì ad Obama tutta la verità” J Hansen

    J Hansen è la gran madre di tutto il catastrofismo

  20. Paolaon Apr 20th 2009 at 11:11

    @ Quindi l’IPCC terrorizza con prospettive di morte

    Guardi che l’IPCC fa solo una sintesi di quanto c’è nella lettaratura scientifica. Se quelle stime sono messe nel sommario per i decisori politici vuol dire anche che sono più solide di altre.
    Non si può dire che l’IPCC fa terrorismo se riporta che negli studi apparesi nella letteratura si scrive che eventi di estremo caldo, ondate di calore e forti precipitazioni continueranno a diventare più frequenti. Fa solo il suo mestiere.
    Dalla mancanza di rispetto per le tesi degli altri deduco che lei non è uno studioso di questi problemi. La invito a usare più cautela e a leggere i documenti in modo sereno e senza pregiudizi.

  21. Claudio Costaon Apr 20th 2009 at 13:12

    @ Paola

    Io invece ti invito a leggere questo fino in fondo poi magari ne riparliamo

    http://alternativenergetiche.forumcommunity.net/?t=25162814&view=getlastpost#lastpost

  22. N.D.on Apr 23rd 2009 at 15:32

    @ Andrea
    bisogna riconoscergli il successo sull’eliminazione degli automatismi e l’ottenimento di clausole di adeguamento…

    La proposta italiana era ed è molto più “ambiziosa”; l’automatismo che effettivamente era presente nella proposta originaria della Commissione del 23 gennaio 2008 era già stato oggetto di emendamento in sede di Commissione europarlamentare (draft report di Avril Doyle del 5 ottobre).
    Mi sembra che concordi sul fatto che le clausole di adeguamento che esistono, e che tu citi, sono cosa diversa rispetto a quelle vendute all’opinione pubblica italiana: nella sostanza la riduzione del 20 % delle emissioni di gas serra europei non è in discussione.
    L’Italia non mi sembra sia stata trattata così male: il burden sharing proposto dalla Commissione per l’Italia, e approvato, di fatto equivale a confermare i livelli di emissione massima ammessi del Protocollo di Kyoto, circa 485 Mt CO2eq.

  23. […] di questa clausola era già stata segnalata da Climalteranti in un precedente post. Per ribadire questo concetto abbiamo chiesto il parere di Carlo Corazza, Direttore della […]