Notizie e approfondimenti sul clima che cambiaPosts RSS Comments RSS

Le variazioni climatiche durante l’ultimo milione di anni: mandanti, killer e alibi (prima parte)

Il luogo climaticamente più ostile del pianeta è probabilmente l’Antartide Orientale. Qui le temperature medie annuali sono dell’ordine di -55 ºC e le precipitazioni di circa 2-3 cm di acqua equivalente all’anno. Nonostante l’Antartide sia un vero e proprio deserto, in diversi milioni di anni si è sviluppata una calotta di ghiaccio che è spessa fino a 4 km.

Le scarse precipitazioni nevose, accumulandosi anno dopo anno, si sono trasformate in ghiaccio conservando memoria delle caratteristiche dell’atmosfera al momento della loro deposizione. Le carote di ghiaccio estratte dalla calotta antartica sono dei cilindri di circa 10 cm di diametro e lunghi fino ad oltre 3 km. Queste costituiscono un vero e proprio archivio di informazioni climatiche ed ambientali fino a circa 1 milione di anni fa.

Nel ghiaccio dell’Antartide, la temperatura locale nelle epoche passate è ricavabile dalla misura degli isotopi stabili di ossigeno e idrogeno; le condizioni idrologiche nei vicini continenti nonché l’intensità della circolazione atmosferica dalle polveri eoliche intrappolate; le caratteristiche degli altri aerosol dagli ioni maggiori e dagli elementi in traccia. Tuttavia le informazioni più peculiari fornite dalle carote sono conservate in bollicine d’aria intrappolate nel ghiaccio nelle quali si possono determinare le concentrazioni dei gas serra, tra cui l’anidride carbonica ed il metano, nell’atmosfera del passato.


Fig. 1 Dome C, Antartide Orientale. Posto a 3200 m di quota, questo sito è stato teatro del progetto europeo di perforazione della calotta antartica (EPICA) grazie anche al supporto del Progetto Nazionale per le Ricerche in Antartide (PNRA).

I gas serra rimangono intrappolati nel ghiaccio in maniera particolare in quanto penetrano lo strato superficiale di firn (neve trasformata caratterizzata da alta porosità) e attraverso complessi processi di diffusione giungono fino al cosiddetto punto di “close off” (a circa 50-120 m di profondità in questi ghiacci), ove in seguito alla quasi completata trasformazione in ghiaccio, i pori di firn si occludono intrappolando le bolle d’aria e con loro i gas serra. Ne segue che il ghiaccio nel quale si misurano gli isotopi stabili, indicatori della temperatura, è più vecchio dei gas serra anche di diverse migliaia di anni.

A causa di questa differenza di età, l’età dei gas è soggetta ad una correzione che comporta un’incertezza di circa 600 anni che, come vedremo, é quasi pari al reale ritardo del record dell’anidride carbonica rispetto a quello della temperatura pari a 800 anni. Uno studio recente mostra tuttavia come in realtà un ritardo di 800 anni sia con ogni probabilità sovrastimato. La questione è ancora da dirimere completamente ma, se da una parte si esclude che le variazioni dei gas serra anticipino quelle di temperatura, a questo punto non si può escludere che queste siano in realtà sostanzialmente sincrone.

Comparando gli andamenti della temperatura e dei gas serra su una scala temporale dell’ordine delle diverse centinaia di migliaia di anni, quello che salta subito all’occhio (Fig. 2) è la loro grande variabilità e nello stesso tempo la loro marcata correlazione. In questi record si alternano cicli della durata di circa 100 mila anni composti da una modalità standard più fredda (periodi glaciali, 70-90 mila anni ) e di un’altra breve e più calda (periodi interglaciali, 10-30 mila anni). Facendo un’analisi delle frequenze principali che compongono questi andamenti si trova che sono costituiti sostanzialmente dalla combinazione di tre cicli di circa 100, 40 e 20 mila anni. Questi cicli, previsti da Milankovitch fin dal 1930, corrispondo a delle variazioni orbitali estremamente regolari e prevedibili a cui è soggetto il nostro pianeta, dovute ad interazioni gravitazionali con gli altri pianeti (rispettivamente, la variazione dell’eccentricità dell’orbita terrestre, dell’inclinazione e della direzione dell’asse terrestre nello spazio). Queste variazioni orbitali costituiscono la causa prima delle variazioni climatiche su questa scala temporale, definita per l’appunto orbitale.


Fig. 2 – Il progetto EPICA ha ricostruito le variazioni di temperatura dell’Antartide e delle concentrazioni di anidride carbonica (in parti per milione) e di metano (in parti per miliardo) in atmosfera fino a quasi un milione di anni fa.

Nonostante le variazioni di temperatura registrate durante gli ultimi cicli climatici (non solo nelle carote di ghiaccio polari ma anche in molti altri archivi climatici estratti a diverse latitudini) siano molto ampie, queste possono essere state influenzate solo in minima parte dalle variazioni dell’energia solare entrante nel sistema terrestre. I cicli di 40 e 20 mila anni relativi all’inclinazione e alla direzione dell’asse terrestre non possono infatti influenzare l’input globale di energia solare ma ne ridistribuiscono unicamente il flusso in funzione della latitudine. Solamente il ciclo di 100 mila anni legato all’eccentricità è in grado di produrre una piccola variazione dell’energia solare intercettata dal nostra pianeta. Tuttavia questa non è in grado di spiegare la larga oscillazione di temperatura (6 ºC circa a livello globale) registrata ogni 100 mila anni al termine dei periodi glaciali. Curiosamente il ciclo climatico di 100 mila anni ha fatto misteriosamente la sua comparsa solamente 1 milione di anni fa (Mid-Pleistocene revolution). Questo ciclo non costituisce dunque una modalità standard nella storia climatica del nostro pianeta, a differenza dei cicli di 40 e 20 mila anni che hanno invece caratterizzato il clima terrestre per diversi milioni di anni.

Se le variazioni dell’energia solare in entrata nel sistema terrestre non sono in grado di spiegare l’ampiezza delle fluttuazioni globali di temperatura ricorrenti ogni 100 mila anni, ne possono essere collegate ai cicli di 40 e 20 mila anni, le cause principali della variabilità climatica su scala orbitale, vanno ricercate nelle variazioni dell’energia in uscita dal nostro pianeta. Ecco allora che entrano in azione delle componenti interne al sistema terrestre che, sollecitate dalle tre cause primarie orbitali evidenziate, sono in grado di influenzarne il bilancio energetico globale mediante le cosiddette azioni di feedback. Le componenti interne più importanti sono le variazioni dell’albedo (l’energia solare riflessa dal pianeta) e delle concentrazioni dei gas serra in atmosfera.

Dopo aver individuato i “mandanti” orbitali delle variazioni climatiche durante l’ultimo milione di anni, nella seconda parte di questo post cercheremo di ricostruire le possibili dinamiche di questi cambiamenti.

Testo di Paolo Gabrielli.

19 responses so far

19 Responses to “Le variazioni climatiche durante l’ultimo milione di anni: mandanti, killer e alibi (prima parte)”

  1. Claudio Costaon Mag 6th 2009 at 22:22

    Addentriamoci nei misteri dei ghiacci

    ” Ne segue che il ghiaccio nel quale si misurano gli isotopi stabili, indicatori della temperatura, è più vecchio dei gas serra anche di diverse migliaia di anni. A causa di questa differenza di età, l’età dei gas è soggetta ad una correzione che comporta un’incertezza di circa 600 anni”

    Non capisco migliaia di anni o 600 anni?
    Il gas sotto 100 mt di frin è circolante, ma è uguale a quello esterno?

    Grazie chiunque risponda

  2. NoWayOuton Mag 6th 2009 at 23:50

    Complimenti a Paolo Gabrielli per il post chiaro e ben scritto. Purtroppo sono allergico alle storie lasciate a meta’, la curiosita’ di sapere il seguito mi distrugge 😀

    @Claudio Costa

    Migliaia di anni e’ la differenza di eta’ fra gas intrappolati e il ghiaccio circostante; bisogna tenerne conto e facendo questo si introduce un’incertezza nella valutazione di circa 600 anni.

  3. Claudio Costaon Mag 8th 2009 at 18:17

    @ Nowayout

    mah
    se fosse come dici ci dovrebbero essere dei campioni dove il ghiaccio è più vecchio di migliaia di anni rispetto all’aria che contiene, ma quante sono migliaia di anni?
    2000 anni?
    Quindi la neve per diventare ghiaccio ci ha impiegato 2000 anni?
    Volevo sapere chi ha dimostrato questo.
    E nel caso mi sembra impossibile che l’aria contenuta nel frin per 2000 anni a diverse decine di mt di profondità che potrebbe circolare ma nessuno sa quanto, sia uguale a quella esterna.
    L’ipotesi mi sembra molto improbabile perchè la pressione e la T cambiano e con esse la solubilità in acqua dei gas, poi ci sono i clarati che possono captare e il frin è soggetto a sbalzi termici stagionali almeno quello in superficie ecc ecc

  4. Paolo Gabriellion Mag 8th 2009 at 20:56

    A Dome C il ghiaccio a livello del punto di “close off” ha un’eta’ di circa 2500 anni.
    Il firn (nevato) e’ infatti soggetto ad un processo di densificazione ben conosciuto che lo porta, accumulandosi strato dopo strato, a completare la trasformazione in ghiaccio in 2500 anni a circa 100 metri di profondita’ della calotta Antartica.

    Il firn in Antartide e’ datato bene grazie alla presenza di orizzonti caratterizzati da fallout di aersols originati da eruzioni vulcaniche conosciute storicamente. Quindi l’eta’ della carota a livello della transizione tra firn e ghiaccio, ovvero del punto di “close off”, e’ ben conosciuta.

    Le concentrazioni dei gas intrappolati a livello del “close off” sono invece riferibili all’atmosfera di circa 50 anni prima. Queste concentrazioni sono naturalmente “mediate” su diversi anni a causa del processo di diffusione nel firn che viene riprodotto attraverso dei modelli.

    In altri siti polari dove il punto di “close off” e’ piu’ vicino alla superficie, la differenza di eta’ tra ghiaccio e gas e’ piu’ ridotta e si e’ potuto verificare la corrispondenza delle concentrazioni dei gas misurate in atmosfera e nel ghiaccio.

    Per ulteriori info si puo’ vedere qui: http://www.clim-past.net/special_issue7.html

  5. Claudio Costaon Mag 8th 2009 at 23:41

    @ Paolo Gabrielli
    Grazie,

    so che sei un esperto e sei stato a dome concordia, sulla copertina di nature e quindi ti chiedo: se ho capito bene il ghiaccio nell’altipiano è più vecchio dell’aria delle bolle che contiene di 2500-50 =2450 anni.
    Siccome Caillon ci dice che il ritardo della CO2 sulla temperatura è di 600-1000 anni.
    A dome concordia la CO2 dovrebbe crescere prima della T almeno di 2450-1000 = 1450 anni. Perchè il termometro isotopico si fa con l’acqua mentre la CO2 si rivela dalla bolle di gas. Sarebbe un bias ma si dovrebbe registrare questo: è così?

    “In altri siti polari dove il punto di “close off” e’ piu’ vicino alla superficie, la differenza di eta’ tra ghiaccio e gas e’ piu’ ridotta e si e’ potuto verificare la corrispondenza delle concentrazioni dei gas misurate in atmosfera e nel ghiaccio.”

    Dove nelle 11 ricerche da te citate del progetto Epica si descrive la corrispondenza tra il gas atmosferico e quello del ghiaccio?
    Nel caso il punto di close off dovrebbe essere inferiore ai 50 anni, per fare un confronto con i dati di manua loa: e così?

  6. […] prima parte di questo post (link: http://www.climalteranti.it/?p=146) abbiamo individuato i “mandanti” delle variazioni climatiche durante l’ultimo milione di […]

  7. Claudio Costaon Mag 9th 2009 at 17:23

    Mi interessa particolarmente il riferimento bibliografico a questa affermazione che è in contrasto rispetto aquelle che ho letto finora soprattutto sulla sincronicità.

    ” La questione è ancora da dirimere completamente ma, se da una parte si esclude che le variazioni dei gas serra anticipino quelle di temperatura, a questo punto non si può escludere che queste siano in realtà sostanzialmente sincrone.”

  8. Paolo_Gabriellion Mag 9th 2009 at 20:09

    La differenza di età tra i gas ed il ghiaccio che li contiene non e’ costante ma varia nel tempo in funzione della temperatura e dell’accumulo della neve (centimetri di neve accumulatasi in superficie per anno) e quindi del processo di densificazione del firn e quindi della profondità del livello di “close off”. Le transizioni dai periodi glaciali a quelli interglaciali sono dei periodi dove le variazioni di temperatura e dell’accumulo di neve sono state molto marcate e quindi si prestano bene a ricostruire le variazioni del processo di densificazione del firn e quindi a calcolare la differenza di età tra il ghiaccio ed i gas.

    Nel sito antartico di Low Dome, dove la temperatura e l’accumulo di neve sono maggiori che a Dome C, e’ stata estratta nel 1993 una carota di ghiaccio dove si e’ potuto sovrapporre il record di anidride carbonica ottenuto dalla calotta con quello misurato in atmosfera a partire dal 1958 (inizio delle misurazioni a Mauna Loa) fino al 1978 (http://www.agu.org/pubs/crossref/1996/95JD03410.shtml).

    Per quanto riguarda la possibile sincronia dei record di anidride carbonica e temperatura durante l’ultima deglaciazione, vale il recente riferimento biblio fornito nel post. Se, prima di questo studio, il ritardo dell’anidride carbonica rispetto alla temperatura durante l’ultima deglaciazione aveva un’incertezza molto larga (800 +-600 anni, vale a dire da un ritardo minimo di 200 ad uno massimo di 1400 anni) ma che comunque escludeva la sincronia, ora con questo nuovo studio si esclude un ritardo cosi’ ampio con un’incertezza che però rimane elevata. Questo permette di ipotizzare la sostanziale sincronia

  9. Claudio Costaon Mag 10th 2009 at 09:29

    @ paolo Gabrielli

    Grazie

    Mi sembra però che ci siano molti ppm di differenza 365ppm nell’atmosferico e 340ppm nelle ice core fig 1

    http://www.climate.unibe.ch/~joos/OUTGOING/publications/joos99grl.pdf

  10. Claudio Costaon Mag 10th 2009 at 10:59

    @ Paolo Gabrielli

    “Per quanto riguarda la possibile sincronia dei record di anidride carbonica e temperatura durante l’ultima deglaciazione, vale il recente riferimento biblio fornito nel post. Se, prima di questo studio, il ritardo dell’anidride carbonica rispetto alla temperatura durante l’ultima deglaciazione aveva un’incertezza molto larga (800 +-600 anni, vale a dire da un ritardo minimo di 200 ad uno massimo di 1400 anni) ma che comunque escludeva la sincronia, ora con questo nuovo studio si esclude un ritardo cosi’ ampio con un’incertezza che però rimane elevata. Questo permette di ipotizzare la sostanziale sincronia”

    Scusa ma non capisco, la peer reviw da te citata non parla di sincronismo conclude con

    “Whatever the cause of the Δage overestimate, our finding suggests that the phase relationship between CO2 and EDC temperature previously inferred for the start of the last deglaciation (lag of CO2 by 800±600 yr) seems to be overestimated”

    Volevo saper se il sostanziale sicncronismo è una tua opinione ( non mi fraintendere sono consapevole che è comunque autorevole un atu aopinione) o se è scritto da qualche parte
    Perchè in pratica contraddice Steig

    “Ci si aspetta che le emissioni di CO2 siano in ritardo sulle temperature di circa 1000 anni, che è il tempo di scala atteso dalle variazioni nella circolazione oceanica e la forza della “pompa del carbonio” (cioè le fotosintesi biologiche marine) che trasferisce il carbonio dall’atmosfera all’oceano profondo.”
    Steig

    Volevo sapere se ha passato la revisione l’ipotesi che il ritardo della CO2 sia colmato dalla differenza di età tra l’aria e il ghiaccio, anche perchè non capisco come nel caso di dome concordia con una differenza di 2450 anni questo non dia la CO2 in anticipo sulla temperatura cosa che tu escludi

    ” La questione è ancora da dirimere completamente ma, se da una parte si esclude che le variazioni dei gas serra anticipino quelle di temperatura, a questo punto non si può escludere che queste siano in realtà sostanzialmente sincrone

  11. Paolo Gabriellion Mag 11th 2009 at 04:05

    @Claudio Costa

    La Fig.1 del paper di Joos et al. in GRL riporta la curva della concentrazione dell’anidride carbonica (sopra) e del delta13C (sotto). La curva della concentrazione dell’anidride carbonica e’ composta dal record di Law Dome (ghiaccio) e quello di Mauna Loa (atmosferico) che, nel periodo comune, si sovrappongono bene.

    L’ipotesi del sostanziale sincronismo delle curve di temperatura e dell’anidride carbonica durante l’ultima deglaciazione e’ implicita nel paper di Lelourgue et al. il quale pero’, essendo un paper tecnico, non tratta i risvolti climatici e quindi non menziona questa ipotesi esplicitamente. Si tratta quindi di un’interpretazione non sottoposta a peer review di cui si sta pero’ molto discutendo. Questo e’ sostanzialmente il motivo del clamore suscitato dal paper in ambienti scientifici

  12. Claudio Costaon Mag 11th 2009 at 12:59

    @ Paolo Gabrielli

    “La Fig.1 del paper di Joos et al. in GRL riporta la curva della concentrazione dell’anidride carbonica (sopra) e del delta13C (sotto). La curva della concentrazione dell’anidride carbonica e’ composta dal record di Law Dome (ghiaccio) e quello di Mauna Loa (atmosferico) che, nel periodo comune, si sovrappongono bene”

    Direi di no dal 78 al 1996 cioè nel frin le curve si separano, quindi non si può (secondo me) escludere che nel frin ( magari solo sopra una certa concentrazione) possa succedere qualcosa ai gas serra contenuti nell’aria del frin . Ad es cambino gli equilibri, e a causa della solubilità della CO2 parte di essa sia captata e poi cristallizzata.

    Del resto come spiegare il fatto che Jaworoslky nel 92 fece la previsione che la concentrazione della CO2 sarebbe andata in decrescita con la profondità ( e quindi con la pressione) cosa poi verificata con l’ultimo carotaggio proprio di dome c…
    http://www.nature.com/nature/journal/v453/n7193/full/nature06949.html

    Ci sono altre misurazione della concentrazione della CO2 come quelle che utilizzano i residui vegetali, questi valori sono molto più alti rispetto a quelli del ghiaccio nello stesso periodo di riferimento. Ad esempio l’ampiezza tra la concentrazione minima e quella massima è di 34 ppm nell’ultimo millennio, anziché di 12 ppm come dai dati delle ice core.

    http://www.climatemonitor.it/wp-content/uploads/2009/04/a-role-for-atmospheric-co2-in-preindustrial-climate-forcing.pdf
    Thomas B. van Hoof*†‡, Friederike Wagner-Cremer†, Wolfram M. Ku¨ rschner†, and Henk Visscher “A role for atmospheric CO2 in preindustrial climate forcing” PNAS _ October 14, 2008 _ vol. 105 _ no. 41 _ 15815–15818

  13. Giulioon Mag 11th 2009 at 13:19

    “seems to be overstimated”

    sembra essere sovrastimato. le conclusioni di questo studio non mi sembrano così clamorose. anche ammettendo che sia stato sovrastimato, il ritardo rimane.

    la sostanziale sincronicità è un’affermazione con poco senso, poichè l’attributo sostanziale dipende solo dalla scala temporale di riferimento. qualcosa deve essere avvenuto prima e qualcosa deve essere avvenuto dopo; e ” se da una parte si esclude che le variazioni dei gas serra anticipino quelle di temperatura”, vuol dire che l’andamento della CO2 segue quello della temperatura e non viceversa, come sempre si è saputo.

    che poi lo segua con un ritardo di 25 invece che di 250 anni, non cambia di molto le cose. ci può solo dare nuove possibili indicazioni sulla velocità di rilascio di questo gas serra da parte degli oceani.

  14. NoWayOuton Mag 12th 2009 at 15:38

    @Claudio Costa

    Un paio di cose che non ho capito del tuo commento.

    “dal 78 al 1996 cioè nel frin le curve si separano”
    da dove prendi questa informazione?

    “Ad es cambino gli equilibri, e a causa della solubilità della CO2 parte di essa sia captata e poi cristallizzata.”
    che equilibri ipotizzi che cambino? Dici che parte della CO2 nelle bolle d’aria si dissolve in ritardo nel ghiccio circostante oltre la solubilita’ raggiunta precedentemente?

    Infine un’osservazione, la concentrazione di CO2 nell’emisfero settentrionale varia con la latitudine e con la stagione mentre in Antartico e’ quasi costante. Non credo sia sorprendente che fra i ghiacci dell’Antartico e le foglie cadute nell’Olanda medievale ci siano differenze.

  15. Claudio Costaon Mag 12th 2009 at 18:35

    @ Nowayout

    hai ragione scusa la CO2 nel frin è dal 1976 al 1993 è Manua loa che arriva fino al 1996.
    L’artico non c’entra si fa la comparazione manua loa-antartico la concentrazione della CO2 dovrebbe essere uguale nei due luoghi…ma c’è qualcosa che non torna.
    Non saprei cosa di preciso se non un errore ( ad es nella datazione del frin ) oppure la CO2 è captata dal film d’acqua che non si può escludere esista nel frin, ma le mie sono solo supposizioni.

  16. Paolo Gabriellion Mag 13th 2009 at 04:57

    @ Claudio Costa

    Forse e’ piu’ comprensibile la Fig. 3 del paper di Etheridge et al. “Natural and anthropogenic changes in atmospheric CO2 over the last 1000 years from air in Antarctic ice and firn” (http://www.agu.org/pubs/crossref/1996/95JD03410.shtml). In questo paper si dimostra che la concentrazione di anidride carbonica nel ghiaccio ed in atmosfera differiscono di soli 1.2 ppm, una differenza che rientra nell’incertezza di queste misure. Le carote di ghiaccio dell’Antartide sono quindi di gran lunga l’archivio migliore per ricostruire le concentrazioni di anidride carbonica in atmosfera durante l’ultimo milione di anni.

    @ Giulio

    Parafrasando un po’, il messaggio del paper di Lelourgue et al. e’: “L’eta’ dei gas nelle carote di ghiaccio dell’Antartide come l’abbiamo ricostruita fino ad ora non e’ corretta. Abbiamo dimostrato che esiste un errore ma non sappiamo esattamente quanto sia grande e a cosa sia dovuto”.

    L’eta’ dei gas nelle carote di ghiaccio non e’ importante solo per comprendere i processi climatici durante l’ultima deglaciazione. Forse l’applicazione piu’ importante risiede nel fatto che, poiche’ il mescolamento dei gas nell’atmosfera terrestre e’ molto veloce, il gas metano viene utilizzato per sincronizzare i record paleoclimatici delle carote antartiche e quelle groenlandesi. Teorie climatiche che vanno per la maggiore quali quella della “bipolar seasaw” (http://en.wikipedia.org/wiki/Dansgaard-Oeschger_event) si basano cosi’ su periodi dell’ordine di diverse centinaia fino a poche migliaia di anni che potrebbero essere affetti da questo errore.

    Il clamore suscitato dal paper nella comunita’ scientifica risiede nel fatto che una volta che si sara’ evidenziata l’entita’ di questo errore, molti meccanismi climatici potrebbero essere riscritti. Il fatto che le conclusioni del paper appaiano prudenti risiede probabilmente nel fatto che parte degli autori sono gli stessi che hanno costruito il modello cronologico del ghiaccio e dei gas delle carote di EPICA. Potrebbe essere comprensibile che, fino a quando non si sara’ accertato meglio l’entità di questo errore, non vogliano creare piu’ clamore del dovuto.

    La sincronicità di temperatura e gas durante l’ultima deglaciazione e’ quindi un’ipotesi che al momento non si puo’ escludere ma che in ogni modo non si potrà probabilmente verificare in senso stretto, in quanto i siti antartici a basso accumulo sono caratterizzati da una larga distribuzione delle eta’ dei gas a causa della diffusione nel firn e del tempo di inglobamento nel ghiaccio. Per questo ho preferito parlare di sostanziale sincronicità. Tra l’altro un meccanismo di deglaciazione come quello recentemente proposto da Toggweiler (vedi secondo post) potrebbe implicare proprio una sincronia dei record di temperatura e anidride carbonica.

  17. Claudio Costaon Mag 13th 2009 at 12:59

    @ Paolo Gabrielli

    Grazie della disponibilità Purtroppo il link a Etheridge apre solo l’abstract.

    Mi chiedo ma se la risposta della CO2 alla temperatura fosse sincrona, perchè non si vedono variazioni di rilievo nelle ice core della Groenlandia per il periodo caldo medievale ( quando ad es il limite superiore delle foreste siberiane aumentava di centinaia di Km) o durante la piccola glaciazione?

    Di questo grafico cos ane pensi?

    http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/56/0Master_Past_740000yrs_temperatures_CO2_icecore_Dome_C_150dpi.png

  18. […] Originariamente inviata da steph Infatti, come ben vediamo, la CO2 sta diminuendo in conseguenza della PEG…. Beh le emissioni antropogeniche ci sono e sar

  19. […] Europa, Asia e America settentrionale si ricoprirono parzialmente di ghiaccio. Da allora, e almeno nell’ultimo milione di anni, il clima del Pianeta può essere definito bistabile, oscillando tra una era  glaciale di 90-100 […]