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Le variazioni climatiche durante l’ultimo milione di anni: mandanti, killer e alibi (seconda parte)

Nella prima parte di questo post abbiamo individuato i “mandanti” delle variazioni climatiche durante l’ultimo milione di anni (variazioni dei parametri orbitali). Cercheremo ora di analizzare le possibili dinamiche interne con cui avvengono questi cambiamenti climatici.

Le variazioni dell’albedo terrestre (l’energia solare riflessa dal pianeta) sono causate dall’espansione e dal ritiro delle grandi calotte di ghiaccio (superfici riflettenti fino al 90% dell’energia solare incidente) presenti nell’emisfero settentrionale durante i periodi glaciali, la calotta nordamericana della Laurentide (Fig. 1) e la calotta Scandinava, nonché dalle variazioni del livello dei mari (più scuri e quindi maggiormente assorbenti  rispetto alle terre emerse). La Groenlandia e l’Antartide non hanno invece giocato un ruolo determinante nella variazione dell’albedo terrestre in quanto le carote di ghiaccio hanno fornito prova diretta che ambedue le calotte di ghiaccio sono persistite durante il presente ed i passati periodi interglaciali, sfatando in questo modo anche il mito della “Groenlandia verde” medievale. Le variazioni di anidride carbonica in atmosfera nell’ultimo milione di anni sono avvenute invece in conseguenza del confinamento sul fondo degli oceani durante i periodi glaciali e del rilascio in atmosfera durante i periodi interglaciali. Le variazioni di metano invece si sono verificate in conseguenza dell’attività biologica più/meno intensa nelle zone umide della fascia intertropicale e boreale del pianeta durante i periodi caldi/freddi.


Fig. 1: Ritiro della calotta glaciale Nord Americana della Laurentide durante l’ultima deglaciazione.

Uno dei meccanismi classici che spiega le variazioni climatiche su scala orbitale suggerisce che variazioni dell’inclinazione e della direzione dell’asse terrestre avrebbero ridistribuito ciclicamente l’energia solare sull’emisfero nord in modo da indurre la formazione oppure la fusione delle grandi calotte di ghiaccio nordamericana e scandinava. Questo avrebbe causato una significativa variazione dell’albedo globale che avrebbe modificato mediante un’azione di feedback il bilancio energetico planetario e quindi la temperatura globale. Questa variazione di temperatura avrebbe a sua volta modificato i flussi di anidride carbonica e di metano dalle “sorgenti” (gli oceani e le zone umide) verso i “pozzi” (gli oceani ed i processi ossidativi di conversione), causando variazioni della loro concentrazione atmosferica che avrebbero amplificato la variazione iniziale di temperatura con un’ulteriore azione di feedback.

Le carote di ghiaccio dell’Antartide evidenziano il legame strettissimo che esiste tra le variazioni di temperatura e dei gas serra (Fig. 2 post precedente). Tuttavia, come abbiamo visto, analizzando nel dettaglio questi record si è notato che le variazioni di temperatura precedono di 800 ± 600 anni le variazioni di concentrazione di anidride carbonica durante l’ultima fase di deglaciazione. Questo fatto viene spesso erroneamente indicato come un “alibi” sufficiente per scagionare l’anidride carbonica dal suo ruolo di “killer” nel produrre i cambiamenti climatici su scala orbitale (come discusso su Climalteranti anche qui). Tuttavia questo ritardo sarebbe in accordo col meccanismo classico secondo il quale le variazioni di concentrazione dell’anidride carbonica in atmosfera seguirebbero le variazioni di temperatura indotte dalle variazioni dell’albedo e con il fatto che il rilascio dagli oceani dell’anidride carbonica avverrebbe su tempi dell’ordine delle diverse centinaia di anni.

Se ci sono ormai pochi dubbi su quali siano i “mandanti” ed i “killer” su una scala temporale orbitale, esistono però molti punti di domanda relativi alla dinamica e alla successione dei fatti. Una pecca emergente del meccanismo classico illustrato è che, osservando diversi record climatici, si desumerebbe che alla fine dell’ultima epoca glaciale (20 mila anni fa), l’Antartide avrebbe cominciato a riscaldarsi prima della Groenlandia mettendo in crisi il ruolo di guida dell’emisfero nord. Oggi si stanno valutando dei meccanismi alternativi tra i quali alcuni punterebbero l’attenzione su una ridistribuzione orbitale del flusso dell’energia solare alle basse latitudini, il quale avrebbe causato uno spostamento delle fasce tropicali e temperate. Una dislocazione verso nord avrebbe accresciuto il sollevamento delle polveri continentali ed il loro fallout nell’Oceano Meridionale. Questo, fertilizzato, avrebbe visto incrementare i processi fotosintetici assorbendo in questo modo più anidride carbonica dall’atmosfera con una conseguente diminuzione della temperatura terrestre (iron hypothesis). Secondo una recentissima ipotesi una dislocazione opposta delle fasce tropicali e temperate verso sud avrebbe invece interrotto il fallout di polveri continentali e indotto, attraverso l’azione dei venti occidentali, un processo di upwelling delle acque profonde circolanti attorno all’Antartide, le quali avrebbero rilasciato in atmosfera l’eccesso di anidride carbonica conservata nelle profondità oceaniche durante i periodi glaciali, causando quindi un aumento di temperatura. Ambedue questi processi potrebbero poi essere stati amplificati da successive variazioni dell’albedo.

In conclusione, solo la combinazione delle azioni di feedback (indotte dalle variazioni orbitali) dell’albedo e ai gas serra riesce a spiegare le più importanti variazioni di temperatura avvenute durante gli ultimi cicli climatici ma la successione degli eventi ed i meccanismi con cui questo è avvenuto sono ancora da chiarire. Oggi l’anidride carbonica ed il metano hanno raggiunto dei livelli di concentrazione in atmosfera che non sono mai stati riscontrati durante gli ultimi 800 mila anni nelle carote di ghiaccio dell’Antartide (Fig. 2, post precedente). Le analisi isotopiche dei gas serra presenti in atmosfera e nelle carote di ghiaccio indicano in maniera inequivocabile che l’uomo è il responsabile di questa anomalia.


Fig. 2: L’entrata del passaggio di Nord Ovest libera dai ghiacci nell’agosto del 2006.

Citando Stefano Caserini, se A qualcuno (non) piace(sse) caldo ma…. caldissimo, la storia climatica del nostro pianeta suggerisce che avremmo perfino un altro modo per scaldare ulteriormente il pianeta. Virtualmente si potrebbe pensare di liberare il mare Artico dai ghiacci in modo da diminuire l’albedo del pianeta, aumentando l’assorbimento dell’energia solare e quindi la temperatura globale. Ecco quindi come un processo tipicamente di feedback rispondente ad una causa primaria orbitale diverrebbe una causa primaria di origine antropogenica. Meglio probabilmente continuare ad emettere anidride carbonica attraverso la combustione dei gas fossili: un meccanismo che sembra garantire il massimo risultato con il minimo sforzo.

Testo di Paolo Gabrielli.

29 responses so far

29 Responses to “Le variazioni climatiche durante l’ultimo milione di anni: mandanti, killer e alibi (seconda parte)”

  1. NoWayOuton Mag 9th 2009 at 11:27

    Grazie di nuovo per il bel post.
    Una domanda probabilmente stupida. Nella figura mostrata l’Alaska e il picolo angolino di Russia che si affaccia sul mare di Boering non sono mai ghiacciati. Ho visto spesso immagini simili divulgative e tutte mostrano l’enorme avanzamento in Nord America e in Europa ma non in Siberia. E’ un artefatto perche’ ci si focalizza sulla Laurentide e sull’Europa o e’ reale?

  2. Silvioon Mag 9th 2009 at 14:29

    Bella la battuta finale 😉

  3. Claudio Costaon Mag 9th 2009 at 17:32

    Lo studio dei ghiacci non dimostra che l’aumento delle concentrazioni di COe e CH4 amplifichino il riscaldamento

    http://bellwether.metapress.com/content/6024h28209l41257/

    Soon, Willie “Implications of the Secondary Role of Carbon Dioxide and Methane Forcing in Climate Change: Past, Present, and Future” (Physical Geography, Volume 28, Number 2, pp. 97-125(29), March 2007)

  4. Paolo Gabriellion Mag 10th 2009 at 06:22

    @ Nowayout
    Uno dei problemi della glaciologia moderna e’ proprio quello di definire la presenza o meno di una calotta di ghiaccio sulla Siberia o piu’ in generale della Russia Nord Orientale durante l’ultima epoca glaciale. Ci sono diversi studi che ne suggeriscono la presenza e molti che ne indicano l’assenza. La maggior parte delle indicazioni esistenti sembrano propendere tuttavia per una sostanziale assenza di una calotta sulla terraferma. Riguardo alle possibili cause di questa assenza anomala si può leggere questo articolo : http://www.springerlink.com/content/flu2k7163l8874u7/

    @ Claudio Costa
    Grazie per l’indicazione. Spero di trovare il tempo di leggere questo articolo. Tuttavia le premesse non sono ottime: Willie Soon e’ un astrofisico che appartiene ad un istituto, l’ Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, che sembra essere stato finanziato dalla Exxon. La rivista che riporta l’articolo segnalato e’, per usare un eufemismo, una rivista minore (impact factor attorno a 0.2), un classico rifugio dove quasi chiunque può sperare di pubblicare qualcosa di eccentrico.

    Leggendo l’abstract del lavoro citato non mi sembra di poter sperare di trovare qualche argomento migliore del solito ritardo dell’anidride carbonica rispetto alla temperatura. Le carote di ghiaccio mettono in evidenza una variazione glaciale/interglaciale di anidride carbonica in atmosfera e quindi della radiazione in uscita la quale, insieme alle variazioni dell’albedo, spiega le variazioni di temperatura globale avvenute su scala orbitale.

  5. Claudio Costaon Mag 10th 2009 at 09:54

    @ Paolo Gabrielli

    Grazie per l’attenzione

    Se ti può interessare stessi autori ma su GRL non proprio lo stesso argomento,ma quasi

    http://www.agu.org/pubs/crossref/2005/2005GL023429.shtml
    Soon, W. W.-H. (2005), Variable solar irradiance as a plausible agent for multidecadal variations in the Arctic-wide surface air temperature record of the past 130 years, Geophys. Res. Lett., 32, L16712, doi:10.1029/2005GL023429

    Nell’artico le variazioni termiche di lungo periodo negli ultimi 130 anni sono strettamente correlate alle variazioni multidecadali solari

  6. stefanoon Mag 10th 2009 at 13:05

    a me pare che, a livello climatologico, il dado sia tratto..
    tra l’altro mi pare che discorsi simili si facessero sulla temperatura marina (nessuno parla mai dello stato comatoso del mare..) che aumentava perché in realtà aumentava la t dello strato atmosferico direttamente a contatto..quando invece mi pare essere dimostrato che via sia un vero e proprio aumento di CO2 dovuto alla diminuzione delle biomasse (a causa dell’inquinamento antropico).
    Non si riesce a capire poi come uscire dal circolo vizioso albedo/ghiaccio..la t aumenta il ghiaccio diminuisce e i valori di albedo lo stesso..l’inversione di tendenza mi pare possibile solo a livello teorico..oggi come oggi..
    ciao e grazie per l’articolo.
    stefano

  7. Paolaon Mag 10th 2009 at 17:22

    Caro Gabrielli,
    grazie per i due interessanti post
    Una cosa non ho capito: le temperature misurate con le carote di ghiaccio sono quelle dell’Antartide, del punto in cui si fanno le perforazioni, o sono rappresentative di aree più grandi?
    Quale è il legame con le temperature del pianeta ? Nel senso che le variazioni delle temperature che sono riportate nel grafico delle Figura 2, sono simili a quelle del Pianeta o dell’emisfero Nord in cui mi sembra che viva la maggior parte delle persone ?
    La ringrazio. Paola

  8. Paolo Gabriellion Mag 11th 2009 at 04:42

    @ Paola

    I record di temperatura ricostruiti attraverso le carote di ghiaccio dell’Antartide sono rappresentativi della temperatura del sito dove e’ avvenuta la perforazione, e piu’ precisamente della temperatura atmosferica sopra il sito, a livello dell’inversione termica (boundary layer; dove si e’ formata la precipitazione nevosa). I vari record paleoclimatici di temperatura registrati nei vari siti di perforazione dell’Antartide sono risultati omogenei fra di loro (http://www.nature.com/nature/journal/v422/n6931/abs/nature01525.html).

    Su scala temporale orbitale i record paleoclimatici di temperatura dell’Antartide sono comunque piuttosto rappresentativi delle variazioni globali di temperatura registrata tramite altri archivi paleoclimatici quali i sedimenti marini e gli speleotemi a varie latitudini. L’ampiezza glaciale/interglaciale della variazione di temperatura e’ pero’ piu’ ampia in Antartide (10 C) che a livello globale (6 C).

    La conseguenza pratica e’ che comunque bisogna fare molta attenzione a comparare un record locale quale quello della temperatura ed un record globale come quello dell’anidride carbonica. Se da una parte e’ sorprendente la somiglianza generale delle variazioni di queste due curve, dall’altra scendendo nel particolare, ovvero su una scala multicentenaria/multimillenaria le differenze emergono. Bisogna quindi utilizzare molta cautela a comparare i record di temperatura e dei gas su periodi brevi come l’ultima deglaciazione ad esempio.

    In breve: su lungo periodo le temperture derivate dalla carote di ghiaccio dell’Antartide sono rappresentative delle variazioni di temperatura globale ma su piu’ breve periodo questo non e’ sempre vero.

  9. Paolaon Mag 11th 2009 at 12:40

    Grazie. Paola

  10. Claudio Costaon Mag 13th 2009 at 19:10

    @Paolo Gabrielli

    “ambedue le calotte di ghiaccio sono persistite durante il presente ed i passati periodi interglaciali, sfatando in questo modo anche il mito della “Groenlandia verde” medievale.”

    Sulla Groenlandia dei vikinghi
    http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind=news&op=news_show_single&ide=638

    http://www.co2science.org/data/mwp/studies/l1_gripsummit.php

    Il grafico è eloquente sul caldo al periodo dei vikinghi in groelandia

  11. Maurizio Morabitoon Mag 14th 2009 at 10:20

    Non riesco a trovare l’originale di quella foto (Fig. 2) su Google. Da dove proviene, esattamente?

  12. Luca C.on Mag 15th 2009 at 14:19

    Neanch’io, ma ho trovato questa:

    http://earthobservatory.nasa.gov/NaturalHazards/view.php?id=18962&oldid=14479

    This image shows the islands north of mainland Canada adjacent to Greenland, as observed by the the Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer (MODIS) flying on NASA’s Aqua satellite on August 29, 2007. While the usual veil of clouds over the Arctic is visible through the scene, the sea ice pack that normally covers the water between the islands is absent.

  13. Luca C.on Mag 15th 2009 at 16:59

    Ancora sul passaggio di Nord Ovest, molto interessanti soprattutto i post del mese di agosto e dei primi di settembre

    http://nsidc.org/arcticseaicenews/2007.html#1October

  14. Paolo Gabriellion Mag 15th 2009 at 22:42

    Grazie. I riferimenti delle due figure di questo post sono:

    Fig.1
    http://www.homepage.montana.edu/~esci111/111glacierlab/LGM%20deglaciation.jpg

    Fig.2
    http://www.blurb.com/bookstore/detail/53046

  15. Maurizio Morabitoon Mag 16th 2009 at 12:44

    Grazie per il riferimento a Fig.2. Siamo sicuri che ritragga proprio “il passaggio di Nord Ovest libero dai ghiacci nell’agosto del 2007”?

    Sul web ho trovato la foto ingrandita riguardo l’orso
    http://ct5.pbase.com/t6/06/642906/4/69731346.rS3YVgSv.jpg

    La pagina completa parla di “Artico e Passaggio a Nord Ovest”
    http://www.pbase.com/spencer1959/arctic__northwest_passage&page=2

    Ecco una foto del Passaggio, come da didascalia
    http://www.pbase.com/spencer1959/image/69819192

    Comunque dubito che il signor Wynn sarebbe contento dell’uso delle sue foto senza attribuzione, specie di quelle usate per la copertina di un libro che costa 77 dollaroni e dove il copyright e’ bello in grande a pagina 1

    Su quella copertina c’e’ poi anche un titolo accanto all’orso…per favore non ditemi che avete “ritoccato” la fotografia

    ps a quanto pare il viaggio di Wynn nell’Artico e’ del luglio 2006. Ecco la sua foto in un articolo del gennaio 2007
    http://www.thestar.com/News/article/175673

  16. Paolo Gabriellion Mag 18th 2009 at 23:41

    @ Claudio Costa

    E’ curioso notare come la figura segnalata (http://www.co2science.org/data/mwp/studies/l1_gripsummit.php)
    e l’originale da cui e’ stata tratta (Fig. 6 in http://www3.interscience.wiley.com/journal/82002932/abstract?CRETRY=1&SRETRY=0) differiscono per il fatto che nella prima e’ stata riportata solo la curva di GRIP (dove il periodo medievale appare piu’ caldo dell’attuale) mentre la curva di Dye 3 (che ridimensionerebbe in maniera significativa il picco di calore medievale rispetto all’attuale) e’ stata omessa.

    Il periodo caldo medievale viene spesso erroneamente considerato come un evento di riscaldamento globale mentre oggi sappiamo che probabilmente e’ stato localizzato ad alcune aree del globo. A proposito, c’e’ un recentissimo studio pubblicato su Science che mostra, un forte avanzamento dei ghiacciai in Nuova Zelanda in pieno periodo medievale (http://www.sciencemag.org/cgi/content/abstract/sci;324/5927/622?maxtoshow=&HITS=10&hits=10&RESULTFORMAT=&fulltext=New+Zealand+glaciers+2009&searchid=1&FIRSTINDEX=0&resourcetype=HWCIT)

    In ogni caso, la Groenlandia, anche se soggetta ad un riscaldamento durante il periodo medievale, e’ rimasta anche a quel tempo sicuramente coperta da una calotta di ghiaccio paragonabile a quella presente ai giorni nostri.

    @ Maurizio Morabito

    La foto e’ stata pubblicata durante il primo quadrimestre del 2008 dal magazine della United Airlines (disponibile in rete solo dal 2009). La didascalia associata recitava: “Croker Bay, Northwest Passage, Canada, Photo by Spencer Wynn, August 2007”. Il luogo (74° 37′ 60 N, 83° 15′ 0 W) e’ in accordo con la didascalia della foto nei suoi sizes originali (http://www.travelstock.org/gallery/7108394_yejyL#499309464_fpxek ;“This was shot in Croker Bay, Nunavut along the Northwest Passage”) mentre la data riportata dal magazine della United Airlines evidentemente non era corretta (in realta’ 01/08/2006). Grazie per la segnalazione, abbiamo ripristinato i riferimenti della Fig 1 e 2.

  17. Maurizio Morabitoon Mag 19th 2009 at 10:06

    @Paolo Gabrielli

    “abbiamo ripristinato i riferimenti della Fig 1 e 2”

    sara’ il mio browser ma non vedo cambiamenti?

    Croker Bay comunque, come dice il nome, e’ una baia (in realta’ la valle d’uscita di un ghiacciaio) e non il Passaggio a Nord-Ovest vero e proprio.

    Ed era abbastanza libera dai ghiacci a luglio anche un bel po’ di tempo fa (si veda per esempio l’estensione dei ghiacci il 17 luglio 1982).

    In totale abbiamo insomma una foto:

    1. Pubblicata senza autorizzazione dell’autore
    2. Pubblicata senza indicare chi fosse l’autore, e senza indicare la fonte
    3. Con la data sbagliata
    4. Che non mostra il Passaggio a Nord-Ovest
    5. Che mostra una insenatura che a luglio e’ stata libera dai ghiacci per molto tempo e quindi c’entra zero con “le variazioni climatiche”

    Non posso immaginare niente di piu’ fuorviante.

    Suggerirei dunque di eliminare la foto dell’orso polare completamente.

    Visto anche i disastri che si possono causare su internet facendo anche involontariamente della disinformazione, sara’ anche bene che in futuro facciate piu’ attenzione ed eliminiate ogni istanza di pressapochismo.

  18. Maurizio Morabitoon Mag 19th 2009 at 15:43

    @Paolo Gabrielli

    E’ arrivato l’aggiornamento della didascalia. Che non fa che aumentare il numero di errori.

    6. Lo foto viene erroneamente descritta come della “entrata del passaggio di Nord Ovest” mentre la Crocker Bay come da te indicato e’ una insenatura della Devon Island

    7. La foto continua ad avere la data sbagliata (“nell’agosto del 2006” mentre nel sito di Travelstock si parla del luglio 2006, ad esempio alla foto #14)

    Faccio infine notare che se la foto fosse stata davvero del mese di agosto saremmo arrivati al paradosso, perche’ la Crocker Bay e’ stato libera dai ghiacci per qualche giorno in Agosto dal 1979 in poi http://arctic.atmos.uiuc.edu/cryosphere/IMAGES/ARCHIVE/19790802.png

    Dobbiamo adesso confidare sul fatto che all’Universita’ del Montana le mappe della deglaciazione le abbiamo disegnate con un po’ piu’ cura, altrimenti, come si dice, “stiamo freschi”…

  19. Paolo Gabriellion Mag 20th 2009 at 06:00

    La didascalia della Fig. 2 e’ esatta. Tramite Google Earth si puo’ vedere che Croker Bay (74° 37′ 60 N, 83° 15′ 0 W) si trova all’entrata del passaggio di Nord Ovest. La data di scatto della foto in questione come riportato nel sito dell’autore http://www.travelstock.org/gallery/7108394_yejyL#499309464_fpxek (#27 photo info) e’ il 1 agosto 2006.

    Come chi ha letto il post avra’ capito, la Fig.2 e’ stata inserita solo per mostrare una bella foto di un settore di mare Artico privo di ghiacci. 2007 o 2006 oppure Croker Bay o Passaggio di Nord Ovest, non cambia comunque nulla.

    Se avessimo veramente voluto mostrare le variazioni dell’estensione dei ghiacci che sono avvenute negli ultimi 30 anni oltre il circolo polare artico a causa dei cambiamenti climatici non avremmo certo avuto problemi a reperire immagini ben piu’ scioccanti della Fig.2.

    Come gia’ detto, sia i link della Fig.1 che della Fig.2 sono stati ripristinati non appena e’ stato possibile. Spencer Wynn, che oltre ad essere un ottimo fotografo e’ anche un responsabile sostenitore della causa anti-negazionista, ci ha fornito la sua autorizzazione.

  20. Maurizio Morabitoon Mag 20th 2009 at 13:55

    @Paolo Gabrielli

    Per sapere della fonte, il luogo, l’autorizzazione ci sono voluti sei giorni. Grazie!!

    Sul “non cambia comunque nulla” pero’ non ci siamo proprio. Il sito di Cryosphere Today ha in archivio immagini sull’estensione dei ghiacci che mostrano Crocker Bay libera dai ghiacci all’inizio di agosto nel 1979, altro che 2006 e 2007.

    Tanto valeva mostrare il mar dei Caraibi.

    Wynn ha scattato altre foto nel passaggio a Nord-Ovest nel 2006 e le ho viste pure io. Questo incaponimento a lasciare quella dell’orso, fuorviante e inconcludente che sia, questo si’ che mi odora di negazionismo dell’evidenza dei fatti.

  21. Antoon Mag 20th 2009 at 23:19

    Mauri’.. fa caldo…

  22. NoWayOuton Mag 21st 2009 at 10:23

    Atteniamoci al “neorealismo sovietico” in salsa scientifica, niente orpelli, solo grafici essenziali (in bianco e nero) e rigorose formule.
    Basta con i personalismi delle foto degli scienziati in amene localita’ antartiche; Paolo Gabrielli sei avvisato, rimuovi quella orribile foto dal sito dell’OSU e sostituiscila con l’equazione di diffusione della CO2 nel firn.
    E al rogo il libro di Gavin Schmidt e Joshua Wolfe con tutte quelle belle ma inopportune fotografie!!!
    😀

    P.S. Morabito, scusa ma non ce l’ho fatta a resistere. Spero che per questa volta riuscirai a perdonarmi l’ironia 😉

  23. Lucaon Mag 21st 2009 at 19:28

    @Anto Mauri’.. fa caldo…

    Bellissima la battuta ! complimenti !
    E’ veramente incredibile: Morabito insinua o accusa di aver truccato le foto, di non avere i permessi (da quando non è possibile linkare foto che sono messe sul web?), che non sono nella data e nel posto in cui l’autore dice di averle scattate.
    Viene fuori che non è vero, e anzichè scusarsi accusa gli altri (!!!) di “negazionismo dei fatti”.
    E si lamenta pure se non gli si risponde subito.

    La conclusione, che non si dovrebbero mai mostrare foto di aree senza ghiacci se lo
    sono state anche nel passato, è da primato. Io non ci sarei mai arrivato a una roba del genere.
    Comunque a mio modesto parere se gli scettici fanno polemiche su una foto è un segno dei tempi: ormai hanno capito persino loro che sul tema dei ghiacci artici e antartici… non c’è trippa per gatti.
    Non lo ammetteranno mai. Il problema è che devono riuscire a gestire la sconfitta, per cui non bisogna infierire, come sto facendo io, ma mi diverto troppo.

  24. Giulioon Mag 22nd 2009 at 09:41

    …sì, soprattutto su quelli antartici…non c’è trippa per gatti…:-) siamo disarmati anche noi contro questa avanzata inarrestabile di ghiacci, questo trend apparentemente irreversibile di incremento dovrà invece prima o poi finire…;-)

    anche il recupero di quelli artici ci appare strabiliante, ma per quelli ci riaggiorniamo alla terza settimana di settembre…:-)

  25. NoWayOuton Mag 22nd 2009 at 21:39

    Ah si, certo, il recupero dei ghiacci artici … dimenticavo.
    Ha ragione Guido, basta guardare i dati e si nota subito che anche nei mesi invernali c’e’ stato un recupero da era glaciale.
    Per non parlare dell’Antartico dove come tutti sanno l’aumento e’ ancora piu’ vistoso e a Rio de Janeiro ormai vanno in giro con le motoslitte.
    Ma stralol …
    😀

  26. Giulioon Mag 23rd 2009 at 20:13

    l’artico è in recupero dall’ottobre 2007 🙂
    inoltre, se guardi su base mensile, clicca su aprile, vai 😉
    tra l’altro sono giulio, non guido (si vede che hai troppi intelocutori)
    e la prossima volta non te ne dimenticare del recupero artico, mi raccomando! ci aggiorniamo a settembre! 😉

  27. Averteddon Mag 26th 2009 at 09:18

    Здравствуй! Спасибо за подаренные хорошие эмоции…

  28. NoWayOuton Giu 7th 2009 at 09:41

    @Giulio

    Ah vero, l’Aprile del 2007 che ha portato al minimo storco estivo … e quello di quest’anno che e’ stato al livello della media storica ma gia’ nel solo corso del mese di maggio se l’e’ rimangiato e ai primi di giugno e’ tornato ben al di sotto.
    Giulio dovresti allargare un po’ la tua visuale temporale 😉

  29. Claudio Costaon Giu 15th 2009 at 06:49

    @ Paolo Gabrielli

    http://www.wsl.ch/personal_homepages/frank/Esper_Frank_CC_online.pdf

    Esper, J. and Frank, D. The IPCC on a heterogeneous Medieval Warm Period. Climatic Change . 2009 94: 267-273. (FULL TEXT)

    Su avanzata del ghiaccio in new zealand: dipende solo dal calo delle T°?