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COP15: luci, ombre …e bufale

L’accordo di Copenhagen del 18 dicembre 2009 rappresenta sicuramente una delusione per quanti avevano posto grandi aspettative nella COP15, la quindicesima sessione della Conferenza delle Parti sui cambiamenti climatici.

I 13 giorni di negoziati intensi, le centinaia di conferenze, discorsi ufficiali e conferenze stampa, le tante mostre e le numerose manifestazioni sono stati un momento indubbiamente importante per la storia delle politiche sui cambiamenti climatici.

Il materiale prodotto dalla COP15 è imponente, sia per le decisioni ufficiali (www.unfcc.int), che per gli atti delle conferenze (ad esempio qui e qui sia per i tantissimi video in cui si possono rivedere molti passaggi fondamentali della COP.
Non è facile a pochi giorni di distanza valutare tutte le implicazioni della COP15. Non essendo una questione scientifica, ma prettamente politica, le valutazioni sono diverse, e la scontentezza e la delusione sono giustamente nettamente prevalenti.
Uno dei risultati che oggi sembra più importante, l’accordo di Copenhagen, pur essendo di sole 3 pagine, è frutto di una trattativa frenetica in una situazione complessa, e per questo richiederà tempo per essere valutato.
Nel frattempo è il caso di indicare i principali motivi di delusione, ma anche alcuni risultati per cui la Conferenza di Copenhegen non deve essere archiviata come un disastro.

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5 motivi di delusione
1.    Fra i risultati della COP15 non c’è un nuovo accordo legale vincolante di riduzione dei gas serra. Vista la gravità della situazione è questo il maggior motivo di delusione. Già prima dell’inizio della COP15 si era capito che le speranze di un accordo vincolante erano poche, per via del ritardo nella predisposizione di un testo base, ma questo non toglie che si è mancato l’obiettivo definito nella “road map” di Bali.
2.    Il processo di negoziazione ha mostrato gravi lacune, solo in parte riconducibili alla complessità dell’accordo. Molti nodi negoziali sono rimasti aperti, e dovranno essere ancora discussi e decisi nei prossimi mesi.
3.    L’accordo di Copenhagen è estraneo al processo dell’UNFCCC, e pone precedenti preoccupanti: il modo in cui è nato potrebbe sminuire il ruolo dell’ONU a favore delle principali superpotenze economiche o emettitrici.
4.    L’accordo di Copenhagen, oltre a non essere vincolante, non entra nel merito di molti punti critici. Indicare un obiettivo di riduzione delle emissioni (come dovrà essere fatto dai vari paesi entro il gennaio 2010) è poca cosa se non si indica ad esempio come e quanto si controlla, come si conteggiano le emissioni da LULUCF o quanto gli obiettivi possono essere raggiunti tramite meccanismi flessibili.
5.    Al di la della bellezza della città, dell’ospitalità della sua gente, e delle molte splendide iniziative organizzate dai danesi, la gestione delle negoziazioni e di molti aspetti organizzativi ha avuto gravi carenze. Ad esempio molte persone hanno atteso 10 ore in coda al freddo prima di sentirsi dire di tornare a casa (e dover poi rifare code di altre 8 ore). Inoltre, la polizia ha avuto comportamenti sproporzionati e ingiustificati. Molte persone sono state fermate e identificate, a volte costringendoli a rimanere a terra (immaginate il freddo) per un ora, solo per il fatto di essere presenti ad una manifestazione. Alcuni arresti sembrano, dalle notizie disponibili, del tutto ingiustificati. In sintesi, la polizia danese ha messo spesso da parte i diritti e la democrazia nei giorni della COP15.

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5 motivi di soddisfazione
1.    La rilevanza del problema climatico è ormai data per acquisita.  Il testo dell’Accordo inizia sottolineando che “i cambiamenti climatici sono una delle più grandi sfide del nostro tempo”; altri passaggi esprimono chiaramente un senso di urgenza, la necessità di agire, che a Copenhagen era diffusissima e si è sentita chiaramente nelle parole di tutti gli intervenuti. Qualcosa è cambiato, fino a pochi anni or sono i toni sentiti in questi discorsi erano quelli degli ambientalisti.
2.    L’accordo introduce per la prima volta formalmente la necessità di evitare il superamento dell’aumento di 2 gradi delle temperature del pianeta. Pur se l’obiettivo non è chiaro, è la prima volta che fra gli obiettivi delle politiche climatiche internazionali viene citato questo obiettivo. Inoltre, alla fine del documento si cita, in modo poco organico (sembra quasi da aggiunta dell’ultimo minuto), la necessità di valutare se non sia più conveniente un limite ancora inferiore (1,5°C).
3.    Come ha fatto notare il segretario UNFCCC Ivo de Boer nella conferenza stampa finale, anche se l’accordo è nato al di fuori delle negoziazioni UNFCCC, non è da poco che i capi dei più grandi paesi del mondo si siano trovati in una stanza per decidere le politiche climatiche, assieme ai paesi in via di sviluppo, anche a quelli piccoli.
4.    L’accordo richiama esplicitamente l’articolo 2 della convenzione UNFCCC (evitare l’interferenza antropogenica pericolosa con il clima), nonché i criteri delle “responsabilità comuni ma differenziate” e delle “rispettive capacità”. La parola equità compare diverse volte; sarà difficile non tenerne conto in futuro.
5.    Viene riconosciuta la necessità di aiuto ai paesi più poveri, e in particolare ai paesi africani, riconoscendo la necessità di aiutarli sia per far fronte agli impatti attesi per il futuro che per implementare le prime azioni di mitigazione. Le cifre già previste sono la metà di quanto richiesto, ma sono molto più di quanto fino ad ora era stato deciso.

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Alcune bufale recenti sulla COP15
Questi motivi di soddisfazione sono poca cosa, vista la gravità della situazione climatica, ma non sono così poco se si pensa all’arretratezza del dibattito e della consapevolezza sulla questione climatica, in molti paesi, fra cui certamente Italia. Se si pensa alle molte incomprensioni, alle lacune basilari e alle vere e proprie bufale che sono veicolate dei mezzi di informazione sulla tematica climatica, e che a volte arrivano nella aule parlamentari.
Si pensi ad esempio che nell’edizione serale TG2 del 19 dicembre 2009 si è sentito potuto sentire il Dott. Franco Prodi, non nuovo a errori gravi sul tema climatico sostenere che l’impegno del 2°C non sia una cosa seria perché non siamo sicuri di un rapporto causa effetto fra le emissioni e il clima del pianeta (vedere qui al minuto 13.50), cosa che rimetterebbe in discussione almeno gli ultimi tre decenni di scienza del clima.

.Oppure alla facilità con cui molti giornali hanno rilanciato in questi giorni una bufala clamorosa, secondo cui le emissioni di CO2 legate alla Conferenza di Copenhagen sarebbero pari a quelle dell’intero Marocco in un anno. Ha dell’incredibile come la notizia sia rimbalzata senza controllo, in forme molto simili, su diverse testate e sul web. Era una delle affermazioni contenute nel comunicato di Asia News di cui si è detto nel precedente post, ma non eravamo entrati nel merito perché pensavamo fosse una cosa palesemente infondata, a cui nessuno avrebbe dato credito. Purtroppo la notizia è stata negli ultimi giorni ripresa anche da testate nazionali come il Messaggero o Repubblica, che a pagina 6 di oggi (sabato 19 dicembre) ha proposto un grande titolo “Questo summit in difesa del pineta inquina quanto il Marocco in un anno”.
Le emissioni di CO2 della CO15 sono indicate in questi articoli in circa 41 mila tonnellate, un valore che corrisponde a quello delle stime ufficiali. Invece, le emissioni del Marocco nel 2006 sono state circa 45 milioni di tonnellate (si veda qui o qui) , ossia 1000 volte superiori a quelle del summit. Per rettificare la notizia, si potrebbe dire quindi che gli spostamenti aerei dei partecipanti al summit sono una frazione infinitesima di quelli che quotidianamente avvengono, e sono confrontabili ad esempio a quelli derivanti dai tifosi che seguono la propria squadra all’estero durante un turno della Coppa dei Campioni (circa 5000 persone hanno volato ad esempio per seguire la recente finale della Coppa Intercontinentale ad Abu Dhabi).

P.S

Segnalo due interessanti resoconti della COP15 a cura del Focal Point IPCC-Italia e dell’IISD

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Testo di Stefano Caserini

43 responses so far

43 Responses to “COP15: luci, ombre …e bufale”

  1. Maurizio Morabitoon dic 21st 2009 at 23:56

    100 punti per la sincerita’ dei 5 “motivi di delusione”, -50 punti per i 5 “motivi di soddisfazione” (un bel po’ tirati per i capelli, specie l’1, 3 e 4), ma -1000 punti per le critiche a Prodi, fatte senza accorgersi che il testo parla (due volte) di

    “increase in global temperature below 2 degrees Celsius”

    in senso assoluto, mentre sarebbe stato molto piu’ scientifico, logico e anche legalmente corretto scrivere:

    “increase in global temperature due to anthropogenic interference below 2 degrees Celsius” (*)

    Insomma per fortuna che l’accordo non e’ vincolante, altrimenti ci saremmo potuti ritrovare nel 2050 tutti soddisfatti dopo aver tagliato le emissioni del 90%, capaci di calcolare l’influenza antropogenica a non piu’ di +1.7C e comunque “nei guai” se a quella si aggiunge una variazione naturale di +0.4C per un totale di 2.1C.

    Situazione specularmente assurda, quella di un mondo che emette a tutto spiano e poi si congratula con se stesso quando per una incredibile coincidenza una serie di enormi eruzioni vulcaniche dal 2045 in poi lo raffredda a +1.9C.

    Non so dunque cosa abbia detto esattamente Prodi, ma sembra davvero una cosa poco seria pensare di poter scrivere nero su bianco la variazione di temperatura massima fra 40 anni (con una precisione poi, di 0.5C), quando tutti sanno che in climatologia si parla di proiezioni e non di previsioni, e che le forzanti che possiamo controllare non sono tutto.

    (*) questo fa pensare che l’apporto degli scienziati al testo finale dell’accordo sia stato minimo se non addirittura zero, e che a scriverlo sia stato qualcuno con una consapevolezza molto debole del significato dei “2 degrees Celsius” e di “global temperature”: il che rischia di rimuovere anche il secondo “motivo di soddisfazione”…

  2. Vincenzoon dic 22nd 2009 at 00:43

    Quella del post è un analisi realistica. A me non convinceva tutto l’entusiasmo pre Copenhagen, in gran parte era un buttare il cuore oltre l’ostacolo. A volte aiuta, a volte non serve. Con più razionalità si potrà arrivare ad un accordo. L’obiettivo del non superare i 2°C c’è da almeno 10 anni nei documenti dell’Unione Europea, non è niente di nuovo.
    Comunque concordo che il vento è cambiato, anche in Italia.
    Anche Franco Prodi, Morabito e compagnia cantante prima o poi se ne faranno una ragione.

  3. Maurizio Morabitoon dic 22nd 2009 at 02:00

    @Vincenzo – di cosa, dovrei farmi una ragione? Del problema delle previsioni decennali se ne e’ appena occupato anche Gavin Schmidt

    http://www.realclimate.org/index.php/archives/2009/09/decadal-predictions/

    “One thing that is of concern are statements that appear to assume that this is already a done deal – that good quality decadal forecasts are somehow guaranteed (if only a new center can be built, or if a faster computer was used)”

    Da notare la risposta al commento 28, dove Schmidt mette ben in chiaro la differenza fra le proiezioni (“only used to forecast the element of climate change that is forced by the continuing rise in greenhouse gases”) e le previsioni decennali (“attempt to predict the unforced variability and the forced variability together. In theory, this should be closer to what actually happens – at least for the short time period”)

    E al commento 34: “Volcanoes are obviously a wild card. In some sense this can be likened to scenario uncertainty”

  4. Stefano Caserinion dic 22nd 2009 at 09:40

    @ Morabito

    Non riesco a seguire i suoi conti. Guardi che il tema del superamento dei 2°C è stato molto dibattuto e approfondito nella letteratura scientifica, trova molti lavori interessanti, su riviste serie. Può iniziare ad esempio da qui
    http://www.pnas.org/content/early/2008/09/16/0803838105.abstract.

    Un bel lavoro più recente è questo
    http://authors.library.caltech.edu/16525/

    Se invece preferisce Realclimate, può leggere questo vecchio post
    http://www.realclimate.org/index.php/archives/2006/01/can-2c-warming-be-avoided/

    @ Non so dunque cosa abbia detto esattamente Prodi,
    Ha ragione, mancava il link al video, ora c’è.

  5. Maurizio Morabitoon dic 22nd 2009 at 11:50

    @Caserini

    Prima mi si chiede di entrare nel merito, poi quando entro nel merito non si capisce che 1.7+0.4=2.1>2. Colpa mia evidentemente. Provo a rispiegarmi.

    Mettere per iscritto che la temperatura globale nel 2050 non deve aumentare di 2C e’ una stupidaggine che dimostra che chi ha scritto il Copenhagen Accord non capisce molto di scienza.

    L’unico accordo sensato deve infatti per forza di cosa limitarsi a considerare l’effetto delle sole forzanti antropogeniche, e dire che nel 2050 quelle non debbano arrivare a forzare +2C “da sole”.

    Leggiamo infatti:

    (1) L’articolo da PNAS sopra linkato dice chiaramente a cosa si riferisce (uso le maiuscole per ENFASI):

    “On avoiding dangerous ANTHROPOGENIC interference…”

    “The COMMITTED warming is inferred from the most recent Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) estimates of the GREENHOUSE FORCING and climate sensitivity”

    (2) Schmidt il 31 gennaio 2006 su RealClimate parla di 2C warming si’, ma da forzanti antropogeniche, come scrive egli stesso in risposta al commento 13:

    “all of the PROJECTED 3.6 deg C (or whatever) increase is from HUMAN-RELATED forcings (since we CANNOT PREDICT changes in solar or volcanic activity in the future”

    (3) Schmidt il 28 ottobre 2009 ripete il concetto: non e’ possibile (al momento? o chissa’ se mai…) fare previsioni ultradecennali sul clima.

    C’e’ forse qualcuno che la pensa altrimenti?

    (4) Raes e Seinfeld ahime’ non ci hanno lasciato neanche un abstract. Pero’ c’e’ questo commento di Mann sempre su PNAS del Marzo 2009
    http://www.pnas.org/content/106/11/4065.full.pdf+html

    “Even those who ‘‘feel lucky’’ would thus find it hard to abide a definition of DAI much > 2 °C”

    Dovrebbe essere chiaro a tutti (ma evidentemente, non lo e’) che Mann si interessa di un limite di +2C riguardo la DAI (“dangerous anthropogenic interference”) e non, come ingenuamente scritto nel Copenhagen Accord, la temperatura del pianeta nel 2050.

    Di quale sara’ mai la temperatura del pianeta nel 2050, ne abbiamo solo una vaghissima idea. Esistono altre forzanti, oltre a quelle GHG, alcune piu’ facili da stimare, altre praticamente impossibili, se non considerando dei tempi molto lunghi. Tutte queste altre forzanti sono per definizione non-antropogeniche e ne’ io, ne’ i Climalteranti, ne’ il Presidente Obama possono fare niente per cambiarle.

    E’ per questo che firmare un accordo che fa pensare che siano controllabili e’, fantozzianamente, una “Corazzata Potemkin”.

  6. giulioon dic 22nd 2009 at 12:02

    Sono un’amante del freddo, potreste impostarmi la temperatura planetaria circa un grado inferiore a quella attuale? ah ah :-)

    chissà quanti soldi dei contribuenti spesi per arrivare a queste conclusioni farsesche e si ha pure il coraggio di trovare non uno o due ma ben 5 punti positivi!!

    quando tutte quelle risorse invece si sarebbero potute proficuamente utilizzare per giovare realmente all’ambiente, come ad esempio curare il dissesto idrogeologico del suolo, incentivare la ricerca e sostenere l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili.

    COP15 è stata non solo un fallimento totale, ma una buffonata scaduta letteralmente nel ridicolo.

    Meno male c’è chi, come Prodi, non ha perso il lume della ragione e racconta le cose come stanno.

    @ Vincenzo

    hai ragione, il vento sta cambiando,

    in USA

    http://www.businessinsider.com/the-global-warming-consensus-has-been-completely-shattered-2009-10

    in Europa

    http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/113040/il_global_warming_non_fa_piu_paura

    in Italia

    http://www.repubblica.it/news/ambiente/rep_rinnovabili_global-warming-gli-italiani-ci-credono-meno-800344.html

    mentre mi sembra che il tuo distacco dalla realtà stia aumentando :-)

  7. Vincenzoon dic 22nd 2009 at 13:54

    Giulio
    Vedo che le piace fare lo spiritoso. Bene.
    Non mi riferivo all’opinione pubblica, ma ai decisori politici e agli investitori.
    L’articolo di Fratoddi che ha linkato, dopo le prime 6 righe dice il contrario di quanto Lei vorrebbe (se le puo’ interessare, Fratoddi è il direttore di LaNuovaEcologia, della rivista di Legambiente).
    Per l’opinione pubblica basta aspettare la prossima estate o quella dopo e vedrà che ritornerà al 90 o 95 %.
    Se Lei è convinto che l’unico che dice le cose come stanno è un professore in quasi pensione che si è sempre occupato di nubi, e non magari tutti gli studiosi del clima italiani che dicono il contrario, avrà certo motivi di buonumore.
    Si prepari pero’ perche i prossimi anni le riserveranno delle sorprese.

  8. sergio castellarion dic 22nd 2009 at 14:37

    caro Dr. Morabito,
    vista la mia esperienza in delegazione Italiana in sessioni UNFCCC negli ultimi anni e la mia esperienza dal 2005 di Co-Chair nel Contact Group “Research and Systematic Observation” nel SBSTA (Organo Sussidiaro Tecnico Scientifico) dell’UNFCCC,
    mi permetto di risponderle riguardo la questione “increase in global temperature below 2 degrees Celsius”.

    Bisogna considerare il SISTEMA UNFCCC e la sua CONVENZIONE.
    Ogni Convenzione, come quella UNFCCC finalizzata nel 1992, ha le proprie definizioni e in campo diplomatico bisogna usare i termini su cui si è avuto il consenso formale, altrimenti si creano confusione e incertezze nel testo.
    Ricordo che la Convenzione UNFCCC è stata accettata da 192 Paesi.

    Secondo la Convenzione UNFCCC nel PREAMBOLO vi è scritto:
    “The Parties to this Convention,
    Acknowledging that change in the Earth’s climate and its adverse effects are a common concern of humankind,

    Concerned that human activities have been substantially increasing the atmospheric
    concentrations of greenhouse gases, that these increases enhance the natural greenhouse effect, and that this will result on average in an additional warming of the Earth’s surface and atmosphere and may adversely affect natural ecosystems and humankind, …

    Noting that there are many uncertainties in predictions of climate change, particularly
    with regard to the timing, magnitude and regional patterns thereof,

    Quindi come vede la UNFCCC nel 1992 avava già preso in considerazione le incertezze che esistono nelle proiezioni climatiche e previoni climatiche (internanuali e multidecadali ad esempio).

    inoltre all’ARTICOLO 1 della Convenzione:
    “Article 1 DEFINITIONS

    2. “Climate change” means a change of climate which is attributed directly or indirectly to human activity that alters the composition of the global atmosphere and which is in addition to natural climate variability observed over comparable time periods.”

    Questa è una importante differenza nella definizione di “CLIMATE CHANGE” ad esempio con la definizione usata dalla comunità scientifica e IPCC.

    Quindi in QUALSIASI DOCUMENTO UFFICIALE UNFCCC il riferimento ad ogni possbile aumento di Temperatura Globale si riferisce ad una causa “antropogenica”. Quando nei vari documenti dell’UNFCCC si vuole fare riferimento anche a cause naturali, in genere si usa anche l’espressione “natural climate variability”.

    Cordiali Saluti
    Sergio Castellari

  9. Paolo C.on dic 22nd 2009 at 15:02

    @ Sergio Castellari

    Una domanda: le emissioni si conteggiano in termini di “CO2 equivalente” nei trattati internazionali, ovvero si calcolano anche gli effetti degli altri gas serra?

  10. Vincenzoon dic 22nd 2009 at 15:34

    @Morabito
    Mettere per iscritto che la temperatura globale nel 2050 non deve aumentare di 2C e’ una stupidaggine che dimostra che chi ha scritto il Copenhagen Accord non capisce molto di scienza.

    Ma dove c’è scritto nel Copenhagen Accord che la temperatura globale nel 2050 non deve aumentare di 2C ? Il numero 2050 non compare il tutto testo ?
    Faccio anche io fatica a seguirla; non capisco dove prende quei dati, cosa c’entri il 2050 e i vulcani.
    Ma lasciamo perdere.
    Intendevo solo dire che prima o poi Lei, Prodi e gli altri dovrete farvi una ragione che le emissioni nell’atmosfera dei gas serra surriscaldano il pianeta, proprio con una causa – effetto, e si possono superare livelli pericolosi, per cui conviene sbrigarsi a emetterne meno possibile. Tutto qui.

  11. luca lombrosoon dic 22nd 2009 at 16:39

    Caro Stefano

    concordo con la tua analisi, non appena cessa questa assurda situazione neve e freddo, voglio riordinare le idee a mente (in tutti i sensi)fredda, ma molte cose le hai già dette.
    A proposito di freddo, col post precedente siete stati facili profeti della superficialità dei media

    http://195.45.104.212/datastampa/PDF/2009/2009-12-22/2009122214530928.pdf
    forse,fra 2-3 giorni, quando le temperature saliranno a +15 in pianura padana orientale, dopo 3 giorni di pioggia battente in montagna e fasi di gelicidio in pianura, con fusione della neve in Appennino e ondate di piena dei fiumi, e sulle Alpi orientali-dolomiti cadrà molta neve bagnata oltre i 2000 m con valanghe che creeranno non pochi disagi proprio il giorno di Natale, cambierà idea.
    Naturalmente spero di sbagliare, ma pare che lo zero termico schizzi a 3000 m, subito dopo l’ondata fredda. credo non ci siano precedenti, uno sbalzo di 15-20, se non 25 gradi o più, in una settimana non è una cosa proprio normale.

    Poi, riguardo il tuo cenno al prof.Franco Prodi, di cui pure ho stima e riconoscimenti personali, ti segnalo questo, veramente incredibile

    http://www.ecoblog.it/post/9425/franco-prodipensate-allambiente-e-lasciate-stare-i-cambiamenti-climatici

    contiene affermazioni veramente incredibili, quasi non abbia letto non dico l’AR4 ma il SPM e il position paper del suo istituto, vedi la frase, che dice da 20 anni:

    i nostri modelli, quelli dell’Intergovernmental panel of climate change (Ipcc), sono nella loro infanzia.
    Per non parlare di questa
    A Copenhagen mica ci vanno gli scienziati del Cnr, ci vanno quelli che ha nominato il ministero…poi, sembra confondere CO2 e CO2 equivalente, quando afferma che si parla solo di cO2 e non di altri gas serra o dei suoi amati aerosol.

    Una cosa, aggiungo per la mia esperienza alla COP, mi ha colpito, anche se già un po’ lo sapevo: prendere con cautela molte notizie dei grandi media. La cOP non è solo negoziati, sono anche 15000 osservatori di ONG, spesso giovani, che si sobbarcano lunghi viaggi, perfino in bici dall’Australia, per seguire un evento che coinvolge il loro futuro, non un GP o una partita di calcio.
    Mi ha colpito incontrare, venerdì quando eri partito, un alto funzionario del ministero della danimarca che faceva la spola in aeroporto a ricevere alte personalità in metropolitana e non in auto blu.
    E mi ha colpito la carica umana e l’atmosfera che si vive.
    Risultato deludente, ma segnali incoraggianti. E segnali che il mondo cambia e che non è solo USA, EU (obiettivamente, sconfitta), Cina e india ma che ci sono milioni se non miliardi di altre persone, con i loro diritti che non sono inferiori a noi o a stati che si ergono a “maggiormente rappresentativi” come capitato nelle ultime frenetiche ore di negoziati.

    Certo, il tempo stringe…

  12. giulioon dic 22nd 2009 at 17:12

    @ Vincenzo

    leggo spesso LaNuovaEcologia e anche QualEnergia (più interessante), ma nel proseguo dell’articolo che ho linkato, Fratoddi non dice affatto il contrario di quanto affermato nell’incipit, ma solamente che mentre è è calata la fede (perchè di questo si tratta) nell’ AGW è aumentata la fiducia nelle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica. E dove sarebbe la contrapposizione?? :-) Anzi, ciò rispecchia appieno proprio la mia posizione, se leggi bene il mio precedente commento, dico proprio che le risorse sperperate in eventi dai risultati ridicoli (nel senso proprio del termine) come COP15 potrebbero invece essere proficuamente utilizzate per promuovere la diffusione di energie rinnovabili ;-)

    se poi ti riferivi esclusivamente a politici ed investitori, beh è normale che si muovano in dipendenza del movimento di denaro :-) e difatti non è un caso che le uniche cifre che si siano fatte, oltre al penoso 2° C siano cifre di bei soldoni fruscianti. La questione è prettamente politico-economico (energetico)-finanziaria, per questo abbiamo assistito a quella bella parata di capi di stato. Non penserai sul serio che Obama e compagnia bella credano davvero a quelle cartine colorate di rosso datate 2100 :-)

    al nostro governo fa comodo tirare fuori l’isteria CO2 così da creare un consenso per il ritorno al nucleare (questione politica), ad ulteriore dimostrazione che la CO2-demonizzazione non porta a conseguenze ecologiche, ma proprio antiecologiche

    non è forse un caso che il prof di cui parli si sia fino adesso occupato di nubi, dato che la loro fisica incompresa è una bella lacuna, tra le tante, di quei modellini che fanno girare per dirci che temperatura ci sarà fra un centinaio di anni

    adoro le sorprese, puoi anticiparmi qualcosa? :-)

  13. oca sapienson dic 22nd 2009 at 19:55

    @Stefano C.
    Al calcolo della CO2 ho aggiunto il fiatone degli ambientalisti andati a Copenhagen a piedi per truccare i dati e mi viene la popolazione del Marocco in tonnellate. Mi candidi al premio AQPC?

    @Luca L.
    Ritratti subito la sua previsione/ o Babbo Natale al posto del visone/ mi porta una canotta di cotone.

    @Giulio
    “i modelli sono nella loro infanzia”: allora anch’io!
    “ritorno al nucleare”: mi’ero persa l’arrivo, quand’è stato?
    “la fisica incompresa delle nubi ecc.”: nel senso che le nubi influenzano l’evoluzione del clima perché s’accumulano in atmosfera a mo’ di CO2 o che i raggi cosmici le raffreddano e riscaldano a secoli alterni?

    @redazione
    Ero passata per augurarti buone feste e visto che c’ero…

  14. [...] Da qui (da leggere tutto, per molti altri motivi). [...]

  15. giulioon dic 22nd 2009 at 22:06

    @ oca sapiens

    1) non ho detto che i modelli sono alla loro infanzia, mi sa che ti confondi con qualche altro commento :-)

    2) o sei molto giovane o molto disinformata, l’Italia ha cessato di produrre energia nucleare dopo il referendum dell’87, ma prima era leader in questa tecnologia, il cui arrivo (che ti sei persa) data circa negli anni 60.

    3) il terzo punto suppongo debba suonare ironico :-) però io non ho parlato nè di raggi cosmici, nè di accumulo in atmosfera. ma se senti un pò in giro vedrai che ti confermeranno che sulla fisica di formazione delle nubi se ne sa ben poco…e se non sono importanti quelle …;-)

    più che sapiens ti sei dimostrata superficialens, perlomeno nel leggere i commenti altrui :-)

  16. NoWayOuton dic 22nd 2009 at 22:18

    Non sono uno di quelli che pensavano “o ora o mai piu’”, quindi non mi turba in se’ quello che dovrebbe essere solo un rinvio (fra l’altro imputabile in buona parte ad esigenze di politica interna USA).

    Il risultato piu’ grave di Copenhagen, a mi avviso, e’ l’essersi di fatto posti al di fuori del processo UNFCCC (punto 3 delle delusioni). Forse, se vogliamo dar fede ad un resocondo degli ultimi “momenti fatali” proveniente dall’interno dell’Amministrazione USA, era l’unica via percorribile. Ma questa e’ solo un’analisi, non risolve il danno arrecato.

    Il blocco che e’ venuto a formarsi comprende i grandi emettitori presenti e futuri (escludendo l’Europa, l’unica ad avere un piano di intervento approvato) e contemporaneamente i piu’ restii (o impossibilitati, se vogliamo) a politiche di intervento davvero incisive. E’ quindi, temo, un coalizione che tendera’ a frenare, a mettere paletti, e che sembra prefigurare un accordo debole.

    Dei 5 punti di soddisfazione che la Redazione Climalteranti ci propone, vedo solo l’esplicita menzione dei 2 °C. Gli altri sembrano solo un ribadire quanto gia’ detto a Bali, un po’ poco. Anche il punto 5, benche’ l’unico dove si mette mano ai soldi, e’ solo l’odore; insieme alla menzione degli 1.5 °C un modo per evitare la “fuga in massa” dei paesi non emittitori da Copenhagen.

    Detto questo, non posso negare che dei passi avanti ci sono stati; bisognera’ spingere affinche’ gli altri siano piu’ decisi.

  17. homoereticuson dic 23rd 2009 at 13:00

    analisi, come sottolinea Vincenzo, realistica e che conferma sostanzialmente i motivi di forte delusione.
    si poteva aspettarsi di più? beh, realisticamente forse no, ma a volte il “cuore” vince sulla ragione e si attendeva magari qualche colpo di scena (l’obama in versione deus-ex-machina)

    La mia riflessione è che se da questa politica, da questi summit in particolare si può cavare poco, magari ci si può invece concentrare sul mondo reale, dove alcune forze si muovono più concretamente, parlo della green economy e delle opportunità che si apriranno. Questo è tanto più vero se la consapevolezza del problema clima si diffonde comunque.
    Riguardo al prof Prodi, rilevo anche io una certa confusione nel suo pensiero, dopo aver letto due settimane fa un intervista piena di contraddizioni sull’inserto settimanale del corriere della sera. Al bando l’ipocrisia, diciamolo che l’età purtroppo non sempre risparmia neppure le menti più brillanti. Insomma quasi tutti perdiamo colpi.

  18. Claudio Costaon dic 23rd 2009 at 14:25

    @ homoereticus

    il tentativo di denigrare e deridere il prof Prodi perchè dice cose diverse da quelle che tu pensi lo trovo vergognoso.
    I presunti errori di Prodi vanno verificati, non è che siccome lo ha giudicato Caserini il processo è finito: dov’è la difesa?
    come già detto nel post sulla presentazione del libro di Kerry, per me Prodi intendeva cose diverse da quelle che ha inteso Caserini.

    Sui due gradi: ho apprezzato molto la specifica del prof Castellani, ma quello che passano i media è tutt’altro, a nessuno infatti era chiaro che trattavasi solo dei due gradi di origine antropogenica.
    Poi quello che ha detto Il prof Farnco Prodi a riguardo non è una novità, cito la famosa lettera al ministro, dopo il discusso convegno del 2007 dove il Pecoraro le sparò più grosse di Al Gore.

    “Probabilmente, il Ministero, di cui Ella è il responsabile, non è stato consultato dal dicastero in questione, forse a timore che qualche dissenso da parte dei Suoi esperti potesse turbare il dichiarato presupposto della Conferenza: che cambiamenti climatici irreversibili siano già discernibili e certi.”

    sempre Franco Prodi nel 2007 al TG2

    “E hanno sbagliato a leggere i dati. Hanno dato per scontato e misurato il contributo antropico all’aumento della temperatura. Ma non è così: è assai probabile che ci sia il contributo dell’uomo nell’aumento di temperatura. Ma quantificarlo è, invece, il problema di questo secolo…”

    Anche se trattasi solo di due gradi antropogenici, sembra proprio che l’uomo abbia a disposizione un termostato.
    Sembra che si conosca esattamente il ruolo e il peso dell’uomo sul clima che questo ruolo sia dominante e che lo si possa mitigare con la riduzione delle emissioni, m anon è così:

    http://pielkeclimatesci.files.wordpress.com/2009/12/r-354.pdf

    Roger Pielke Climate Change: The Need to Consider Human Forcings Besides Greenhouse Gases Eos, Vol. 90, No. 45, 10 November 2009

    L’analisi che fa il gruppo di ricerca di Pielke sr riguarda tutte le peer review pubblicate, sul tema ed ad ampio raggio. Il rapportone del NRC è qui sono centinaia di peer review

    http://www.nap.edu/catalog.php?record_id=11175

    Radiative Forcing of Climate Change: Expanding the Concept and Addressing Uncertainties

    Dimostra in maniera lampante come il consenso sul ruolo dominante dei gas serra cioè il 96% delle forzanti riscaldanti secondo Hansen e quindi secondo l’IPCC 2007, sia in realtà: inesistente!

    Nel rapporto NRC essuno nega un effetto antropico sul clima, le affermazioni degli scienziati delle peer review raccolte

    Negano ( nel senso che sostengono altro) il ruolo dominante dei gas serra antropogenici sul gw.

  19. Stefano Caserinion dic 23rd 2009 at 15:19

    @ homoereticus

    Io non vedrei cosi’ slegati il mondo reale e il mondo della COP. Anzi, gli investitori si attendevano un segnale dalla COP, che orientasse i futuri investimenti.
    Forse non è arrivato come si voleva, ma come si può leggere anche in questa intervista a Carlo Carraro (http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/ambiente/conferenza-copenaghen-2/intervista-carraro/intervista-carraro.html) non cambia molto se entro un anno si riuscirà a chiudere un accordo serio.

    PS
    Ho aggiunto al post due resoconti dettagliati sulle decisioni prese dalla COP.

  20. Corrado Truffion dic 23rd 2009 at 17:28

    La bufala delle emissioni pari a quelle del Marocco è simile ad un’altra – di altro argomento – che è partita da un misterioso sito e poi è dilagata sui giornali nazionali: quella del numero di auto blu italiane: http://ilpresente.splinder.com/tag/la+bufala+delle+auto+blu

  21. oca sapienson dic 23rd 2009 at 19:38

    @Giulio
    scusi, ho sbagliato riga. Correggo:

    @Luca
    “i modelli sono nella loro infanzia”: allora anch’io!

    @Giulio
    “Italia leader” del ritardo? Terza produttrice di energia nucleare civile nel 1966, lontano dietro USA e GB grazie a reattori importati. 1975: piano di sviluppo. 1987: né le nuove centrali previste né il secondo reattore di Trino erano in funzione.

    “Le nubi:” sono sempre tirate in ballo dagli “scettici”, ma importano per le previsioni meteo. Per quelle climatiche no, a meno di essere quella bruna in sosta da un decennio su un terzo dell’Asia – dovuta a rinnovate emissioni antropiche la cui fisica è nota…

  22. PBon dic 23rd 2009 at 19:41

    Segnalo questo a mio avviso abbastanza inquietante articolo, di stampo squisitamente politico:
    “How do I know China wrecked the Copenhagen deal? I was in the room”
    http://www.guardian.co.uk/environment/2009/dec/22/copenhagen-climate-change-mark-lynas

  23. NoWayOuton dic 23rd 2009 at 22:28

    Interessante il punto di vista di Mark Lynas linkato da PB.
    Sul fatto che gli USA fossero deboli e la Cina forte non avevo dubbi. Anche (e non solo, ovviamente) nel campo degli investimenti in energia rinnovabile non ha nulla da invidiare a nessuno, figuriamoci agli USA che fanno fatica ad approvare un piano, diciamolo, modesto.

    Detto questo, non credo che bisogna sorprendersi che in un negoziato di questo tipo ognuno tiri l’acqua al suo mulino. Non era certo una conferenza scientifica; quindi e’ chiaro che si parla di soldi, obiettivi politici, giochi di potere e tranelli diplomatici. E’ andato quindi in scena uno scontro che temo si riproporra’ sempre piu’ spesso, quello USA-Cina. A scapito di un futuro accordo sul clima? Non credo; l’obiettivo e’ tracciato e approvato gia’ da prima e confermata a Copenhagen. Vedremo come penseremo di arrivarci; non c’e’ molto da attendere.

  24. Antonioon dic 24th 2009 at 16:59

    @ BP
    Lynas dice cose importanti ma andranno verificate, grazie del link
    Dal servizio del TG2 sembra che la Prestigiacomo non fosse presente, possibile ?

    Quella detta da Franco Prodi è un’enormità: c’è una spiegazione fisica e una montagna di articoli scientifici pubblicati sulle riviste più presigiose che mostrano o assumono un rapporto causa effetto fra CO2 e temperature del pianeta, e lui non ha mai pubblicato niente nel settore.
    E se fosse vero quanto lui dice che non ci sono azioni in grado influire sul clima del Pianeta, dovrebbero andare a casa tutti i climatologi di questo mondo. Più probabile che sia lui a non aver capito; oppure magari intendeva dire altro, ma dal servizio l’affermazione è bella chiara.
    Fra l’altro il giornalista dice che è stato presidente della commissione europea sul Clima, ma questo è vero per il fratello Vittorio.
    Se intervistavano il fratello era meglio. Il motivo per cui tanti giornali e televisioni intervistano Franco Prodi non è perché ha particolari titoli nel settore, decine di persone in Italia ne hanno più di lui, ma perché dice che le cose che alcuni vogliono sentirsi dire.

  25. Claudio Costaon dic 25th 2009 at 10:20

    @ Antonio

    Direttore

    potrebbe linkare cortesemente le pubblicazioni che dimostrano la spiegazione fisica di cui parla.
    Scusi l’ignoranza madornale, ma sono anni che cerco di capire cosa dimostri che :
    - la CO2 in bassa e media troposfera una volta assorbito l’ir nella sua banda,
    - trasmetta il calore (superato il punto di equilibrio) per radiazione di ir sempre nella stessa banda e verso il basso, anzichè trasmetterlo per convezione (verso l’alto) scontrandosi con altre molecole.

    Conosco Philipona 2004 e Evans 2007 ma sono state criticate da R Pielke sr 2005 e 2009 ( tra gli autori)

    Su Franco Prodi: ha letto il mio intervento del 23 in risposta a Homoereticus?
    Secondo me F Prodi intendeva dire che non si è sicuri del peso che l’uomo ha sui cambiamenti climatici, nel senso che questo peso non lo si è ancora quantificato, (e Pielke sr dice su EOS che sulla quantificazione del ruolo antropico non c’è consenso, rispetto all’ipotesi di Hansen2005)
    Che è la stessa cosa che dice Trenberth (autore con Jones del 3° capitolo del IPCC 2007) in una delle famose e mail craccate: il bilancio energetico dell’atmosfera non è ancora noto e quindi nessuno può sapere se ridurre le emissioni serva ad alcunchè.
    Se il peso antropico non è quantificato, la mitigazione con l ariduzione delle emissioni, potrebbe essere:

    - non efficace
    -se non addirittura inutile.

  26. Paolo C.on dic 25th 2009 at 12:19

    @Costa

    A me sembra che Trenberth intendesse altro:
    http://www.skepticalscience.com/Understanding-Trenberths-travesty.html

    Sul CO2, sono interessato come lei a una spiegazione più dettagliata.

    P.S: Ne approfitto per farle gli auguri (come a tutta la Redazione e ai lettori di Climalteranti).

  27. NoWayOuton dic 25th 2009 at 18:21

    L’offopic impera e le citazioni a sproposito pure.

    Non c’e’ di certo bisogno di aggiungere il mio parere su cosa dice Trenberth, e’ chiaro come il sole a chiunque abbia un briciolo di voglia di intendere visto che lui stesso, costretto di siffatte fuorvianti interpretazioni, si e’ premurato di chiarirlo. Ma purtroppo si sa, non sempre intendere conviene e tanto meno si ha voglia di citare in modo opportuno.
    Anche i dubbi esposti e’ facile far finta che non siano stati chiariti, basta dire “non e’ convincente” per riproporre all’infinito sempre le solite storie, il solito giochino nichilista del “non ne sappiamo abbastanza” senza mai essere propositivi.
    Ma tant’e', e’ la morte della discussione e del ragionare e il trionfo della (sterile) polemica. Fuori dall’ambito scientifico, almeno; buono solo per buggerare l’opinione dei meno informati.

  28. claudiocostaon dic 27th 2009 at 17:26

    Perchè il mio ultimo messaggio in risposta a Paolo C è stato bannato?
    Non esiste proprio, era il mio terzo messaggio, e conteneva un solo link.

  29. Teo Georgiadison dic 27th 2009 at 19:01

    @NowayOut

    “Trenberth outlines his views in a clear, open manner, frankly articulating his frustrations at the limitations of observation systems”.

    Ma come? nel link al quale rimandi leggo questo. ma sono d’accordo! peccato che durante l’unstoppable global warming Tremberth non si ponesse il problema. Lo dico perche’ me lo ponevo io, che continuo a pormerlo. ma e’ lo stesso Stefano Caserini ad avermi bonariamente sbeffeggiato nel ‘a qualcuno piace caldo’ con la mia palla della limitata capacita’ di descrizione della rete di misura.
    Allora cari amici non capisco. Fatemi fare la domanda politicamente scorretta: quando crescono va bene e quando calano c’e’ da rivedere la rete?
    Perche’ se facciamo scienza…se facciamo politica allora tutto e’ concesso.
    Buon Anno a tutti

  30. Stefano Caserinion dic 27th 2009 at 20:32

    @ Teo

    Caro Teo, guarda che io in “A qualcuno piace caldo” ti ho criticato su un’altra cosa. Le mie critiche erano relative agli scritti in cui dicevi che le stazioni sono poche e mal distribuite per poter descrivere la curva della temperatura globale, e che c’era il problema dell’influenza delle isole di calore.
    Non mi sembra che nella letteratura scientifica si sia messo in discussione l’affidabilità della rete di misura della temperatura negli ultimi anni di – presunto – raffreddamento.
    Sicuramente non l’abbiamo fatto su climalteranti
    http://www.climalteranti.it/2009/02/10/perche-sono-attendibili-le-serie-storiche-dei-dati-di-temperatura-globale/
    e neppure viene fatto nell’ultimo testo che ho letto su questo tema,
    http://www.columbia.edu/~jeh1/mailings/2009/20091216_TemperatureOfScience.pdf
    testo in cui Hansen racconta che il problema del dimostrare l’affidabilità della rete mondiale di misura delle temperature se lo sono posto, ne hanno discusso con i revisori delle riviste, fra il 1979 e il 1981.

    Riguardo al problema se la rete osservativa sia adeguata per spiegare dove finisce l’energia del sistema climatico, e’ un’altra cosa, più complessa, su cui non trarrei conclusioni basandomi su un paio di righe di una mail rubata. Sicuramente questo non è un modo di fare scienza.

    @ Claudio Costa
    Il suo commento è stato eliminato perché, come già scritto, su questo sito, per ovvi motivi etici e per evitare problemi legali, non è possibile riportare il testo di email trafugate ad altre persone, senza il loro consenso.

    Dispiace molto dovere togliere i commenti.
    Anche la mia risposta scritta sopra era off topic, ma sembrava scortese non rispondere. Chiediamo a tutti di fare il possibile per attinersi al tema del post, che non riguarda la serie delle temperature o come la CO2 scalda il pianeta… ci sarà modo per farlo.

  31. Maurizio Morabitoon dic 27th 2009 at 22:59

    @sergio castellari on Dic 22nd 2009 at 14:37

    Come descrivo con piu’ dettaglio nel blog,

    http://iltafanoclimatico.wordpress.com/2009/12/22/laccordo-di-copenhagen-una-fantozziana-corazzata-potemkin/

    l’UNFCCC parla di “dangerous anthropogenic interference with the climate system” e “an additional warming of the Earth’s surface and atmosphere”. Il termine “the increase” (con quell’articolo determinativo che in inglese, cambia tutto) non e’ rintracciabile, e da dove l’abbiano tirato fuori per il Copenhagen Accord non mi e’ stato ancora spiegato.

    (l’espressione “the increase in global temperature” e’ usata dall’IPCC solo nel TAR WG-I, dove ci si riferisce con quella sempre all’aumento assoluto e non solo a quello antropogenico)

    Proprio perche’ si parla di documenti ufficiali, questa faciloneria di chi ha scritto il Copenhagen Accord in completa ignoranza della terminologia usata dalla Convenzione (e dall’IPCC) dovrebbe far riflettere

    (l’ipotesi piu’ probabile IMHO: hanno preso un gruppo di diplomatici che di clima non ne sapevano niente, e hanno ordinato loro di tirar fuori un testo perche’ Obama e gli altri quattro potessero cantare vittoria).

    E giusto per essere chiari: ho uno University Diploma in International Relations nell’ambito del quale ho passato un esame in International Law.

    @Vincenzo on Dic 22nd 2009 at 15:34

    >Il numero 2050 non compare il tutto testo ?

    Ci sarebbe da aprire un’altra discussione sulla furbata di mettere un limite senza precisare la data. Se ne riparla un’altra volta. Visto che pero’ c’e’ un limite anche alla politica del fumo senza arrosto, il “2050″ e’ stato usato piu’ volte dalla BBC come un’indicazione, come in questo commento.
    http:##news.bbc.co.uk/1/hi/sci/tech/8424522.stm

    Vogliamo usare la famosa definizione di clima come la media della meteo per 30 anni? Allora si parla del 2040. Cambia qualcosa?

    > conviene sbrigarsi a emetterne meno possibile. Tutto qui.

    Fosse l’unico problema al mondo, non ci sarebbe di che discutere. Ma visto che ci sono altri problemi, e che la discussione seria riguarda il risk management, combattere le esagerazioni che vedrebbero la riduzione delle emissioni ad esempio piu’ importante che l’evitare la proliferazione nucleare mi sembra imperativo.

    @oca sapiens on Dic 23rd 2009 at 19:38

    > “Le nubi:” sono sempre tirate in ballo dagli “scettici”, ma importano
    > per le previsioni meteo

    aspetto conferma in tal senso dalla redazione di Climalteranti. Avevo letto diversamente
    http:##www.sueddeutsche.de/wissen/360/470904/text/

    > [la nube] bruna in sosta da un decennio su un terzo dell’Asia – dovuta a
    > rinnovate emissioni antropiche la cui fisica è nota…

    Qualcuno sa se in tutta la confusione per la CO2 e per COP-15, c’e’ stato (mai?) qualche tentativo di ridurre le cause dell’ABC?

  32. Vincenzoon dic 28th 2009 at 00:34

    Morabito, non ci siamo. Lei aveva scritto nel suo commento :
    Mettere per iscritto che la temperatura globale nel 2050 non deve aumentare di 2C e’ una stupidaggine che dimostra che chi ha scritto il Copenhagen Accord non capisce molto di scienza.

    Le ho fatto notare che nel Copenhagen Accord non c’è scritto cosi’ e anche lei ora se ne è accorto. Ma anziché chiedere scusa prima dice che ci sarebbe da aprire un’altra discussione, poi tira fuori la BBC (la BBC !). Comunque la BBC parla del 2050 riferendosi alle emissioni, non alla temperatura.
    Se non è in grado di cogliere questa distinzione, e la grande differenza che ne consegue, le consiglio di dedicarsi ad altro.
    Leggo che lei ha una laurea in legge, quindi tutto torna. Prende lucciole per lanterne sul clima e fa l’azzeccarbugli…
    Fra gentiluomini quando si sbaglia lo si riconosce, e si è furbi magari si riflette sul perché di questi errori, cosa porta a rivolgere agli altri un’accusa “non capire molto di scienza”, che vale per se stessi. Non sono uno psicologo, ma ci vedo un segno di una sua insicurezza sulla materia, non so quanto inconscia, celata con l’aggressività e direi anche con l’iperattività.
    Si rilassi, provi a farsi un giro e a parlare di persona con chi se ne intende, vedrà che ci guadagna ed evita di perdere tanto tempo e di fare brutte figure.

    Tanto che ci sono mi intrometto anche sulla storia delle nubi. Guardi Morabito che anche qui non ha capito molto. Se parla dell’effetto dell’aerosol asiatico, è un agente raffreddante, quello che sta nascondendo un po’ del riscaldamento globale, e permette a un po’ di gente di andare in giro a dire che il clima si sta raffreddando. Le nubi di cui parla Prodi sono un’altra cosa.

  33. Maurizio Morabitoon dic 28th 2009 at 02:12

    @Vincenzo

    E allora chiedo venia. Proviamo quindi a modificare la frase originale:

    “la temperatura globale nel 2055 non deve aumentare di 2C”
    “la temperatura globale nel 2030 non deve aumentare di 2C”
    “la temperatura globale nel 2020 non deve aumentare di 2C”
    “la temperatura globale nel 2125 non deve aumentare di 2C”
    “la temperatura globale non deve aumentare di 2C”

    Si tratta in ogni caso di propositi impossibili da mettere in atto, e che ricordano quella proposta di legge dello Stato dell’Indiana che stabiliva quattro valori diversi per pi-greco.
    http:##www.cs.uwaterloo.ca/~alopez-o/math-faq/mathtext/node18.html
    http:##www.agecon.purdue.edu/crd/Localgov/Second%20Level%20pages/Indiana_Pi_Story.htm

    (un bell’esempio, quello, di cosa succede quando si tenta di tradurre un concetto scientifico/matematico in linguaggio legislativo, rendendolo in ultima analisi cosi’ imperscrutabile da nascondere le affermazioni piu’ assurde)

    Che si parli del 2050 o di qualunque altra data, o di nessuna, non e’ possibile regolare la temperatura globale con alcun termostato. Mi corego alora:

    “Mettere per iscritto che la temperatura globale in un qualunque periodo futuro non deve aumentare di 2C e’ una colossale stupidaggine”.

    Chissa’ se fra gentiluomini si puo’ adesso arrivare al dunque?

    ———————–

    Sulle nubi:

    > anche qui non ha capito molto

    Mi sembra di aver chiaramente distinto le nubi accennate dall’Oca in prima istanza (“sempre tirate in ballo dagli “scettici””) dalla Asian Brown Cloud che l’Oca stessa ha menzionato subito dopo. Sono due cose molto diverse e ho fatto due domande molto diverse, al riguardo. Non capisco proprio come si possa pensare che io le abbia confuse, ma non importa…di nuovo, possiamo tornare al dunque?

    ———————–

    Sconsiglio invece il cimentarsi nella Pop Psychology (e poi sarei io, quello con la “aggressivita’”…). Alla fine si tratta solo di accuse vuote e insensate, che al massimo potranno rivelare all’occhio esperto qualche dettaglio della personalita’ dell’accusatore.

  34. luca lombrosoon dic 28th 2009 at 15:39

    @antonio
    La prestigiacomo c’era, a tarda sera, rientrato in guest house, attacco il PC e fra mail e mappe meteo, nel webcast UNFCCC, mi è apparsa la prestigiacomo.
    lo puoi vedere qui
    http://www1.cop15.meta-fusion.com/kongresse/cop15/templ/play.php?id_kongressmain=1&theme=unfccc&id_kongresssession=2701
    senza guardare tutti i presidenti (anche se è interessante) clicca a Dx sul link al suo discorso.
    un discorso a mio avviso veramente misero e povero, con poca sostanza, e peraltro in italiano, non è nemmeno riuscita a leggere un testo preparato in Inglese. Mi spiace aver visto il nostro paese così misero, da parte del Governo, malgrado abbiamo centri di eccellenza e ricercatori ai massimi livelli internazionali.

    @oca sapiens:
    allora babbo natale ti ha portato la canotta di cotone?
    le temperature sono effettivamente aumentate di 15, 20 e perfino in acune località (Pavullo nel Frignano, Cesena) di 30°C in 2-3 giorni. E da emergenza ghiaccio neve siamo passati a emergenza fiumi per fusione repentina neve. a Natale.
    chissà cosa titolerà ora il giornale…

  35. Vincenzoon dic 28th 2009 at 20:49

    @ Morabito
    Che si parli del 2050 o di qualunque altra data, o di nessuna, non e’ possibile regolare la temperatura globale con alcun termostato.

    Caro Avvocato, faccia così: scriva a Nature che pubblica articoli come questo
    http://www.iac.ethz.ch/people/knuttir/papers/meinshausen09nat.pdf
    in cui si fanno tanti conti dettagliati su diversi modi di evitare i 2°C e si danno le relative probabilità;
    scriva anche a PNAS e Science che pubblicano articoli simili (non metto il link perchè se non ricordo male c’è il limite di uno solo a commento),
    scriva al G8, alla Commissione Europea e al segretariato UNFCFCC,
    spieghi loro che stanno sbagliando tutto,
    spieghi loro la sua idea della mancanza del termostato,
    e se non le danno retta li denunci per il fatto che vanno in giro a scrivere cose che secondo lei sono “colossali stupidaggini”.
    Poi ci faccia sapere, mi raccomando…
    Buone cose.

  36. giacomo grassion dic 29th 2009 at 18:53

    Concordo con l’ analisi generale di Caserini. Mi permetto però di aggiungere una considerazione. A me sembra che il senso del Copenhagen accord vada letto soprattutto alla luce delle vicende interne agli USA. Era chiaro a tutti che un vero accordo non poteva nascere a Copenhagen. Il perche’ è semplice: Obama non poteva ancora mettere un impegno quantitativo nero su bianco, e se non poteva Obama figuriamoci la Cina.
    Chiariamo una cosa, che a me sembra molto importante (scusate se farò qualche semplificazione): il Senato americano sta valutando SE discutere la legilazione sul cap-and-trade, cioè la base di qualsiasi azione di riduzione delle emissioni negli USA. Per decidere di discuterla, Obama ha bisogno di 60 voti. Poi, bastano 50 voti per approvarla. Su 100 senatori, 40 sono repubblicani (a priori, contro Obama), 58 sono democratici (ma non sempre ciecamente obbedienti a Obama), 2 sono indipendenti. La situazione sembra essere assolutamente analoga alla discussione sulla riforma sanitaria: Obama parte da 55-58 voti, e deve letteralmente conquistarsi gli altri (o almeno convincerli a consentire di “discutere” la proposta di legge) . E’ facile immaginare come i senatori decisivi possano alzare il prezzo a dismisura…. (cosi’ come appena avvenuto nella riforma sanitaria). Questo e’ il gioco della democrazia… le leggi si fanno solo se si raggiungono i compromessi che accontentano tutti.
    Quando Obama, poche settimane fa, aveva annunciato in modo generico l’ impegno USA a ridurre le emissioni del 17% (nel 2020 rispetto al 2005), uno dei senatori democratici “incerti” aveva scritto alla Casa Bianca manifestando disappunto per un Presidente che parla di cifre che il senato americano deve ancora discutere. Vista la situazione, assai delicata, Obama poteva starsene comodo a Washington e mandare una cartolina dicendo: “Cari amici, come sapete il mio Senato sta ancora valutando le azioni da intraprendere sul fronte clima-energia. Quindi, sono spiacente, ma in questo momento non posso sbilanciarmi. Buon lavoro, ci rivediamo tra un anno.” Invece Obama è venuto, e ha fortissimamente voluto (quasi imposto) un accordo certamente molto fumoso ai nostri occhi, e che fatichiamo a decifrare. A mio modesto parere Obama l’ha fatto per potere vendere a casa propria il fatto di aver messo la Cina sul tavolo delle trattative (anche se in modo vago, ma almeno c’è). La fumosità dell’ accordo può apparire un passo indietro ai nostri occhi, ma se aiuterà Obama a convincere i senatori riluttanti (proccupati soprattutto di non mettere gli USA in una situazione di svantaggio competitivo rispetto al loro principale concorrente: la Cina), beh allora penso che la storia giudicherà il Copenhagen Accord come un importante passo avanti. Se la sortita di Obama non basterà, beh allora sarà tutto molto, molto più difficile.

  37. Stefano Caserinion dic 30th 2009 at 11:36

    @ Giacomo Grassi

    Quanto scritto è importante e condivido anche il ruolo cruciale in questo momento del Climate Bill.
    In un side event alla COP15 avevo sentito qualcuno dire che vista l’importanza del voto al Senato americano dovrebbe essere avviata una campagna mondiale per “adottare un senatore”…
    Il problema è reale, ed è incredibile che le politiche per contrastare un problema che riguarda miliardi di persone possano dipendere dal voto di un paio di senatori USA.
    Forse il problema è più vasto di quanto sembra, ossia richiederebbe di ridiscutere l’attuale assetto politico in cui ci sono poteri nazionali forti e poteri internazionali deboli, un assetto che sembra incapace di rispondere a problemi globali, che nel caso dei cambiamenti cliamtici per essere affrontati richiedono di includere i paesi da sempre esclusi dai giochi…

  38. [...] de Janeiro nel 1992, ossia evitare “un interferenza dannosa con il clima”? Pur se come ho già avuto modo di scrivere nell’esito della COP15 ci sono anche alcuni aspetti positivi, è evidente il divario fra le [...]

  39. [...] si vuole fare riferimento anche a cause naturali, in genere si usa anche l’espressione “natural climate variability “. Questo però non è il messaggio che è passato nei [...]

  40. [...] del blog Triple Crisis, del Guardian, del Center for American Progress, dell’Economist), come effettuato per i risultati della COP15, riportiamo in questo primo post un quadro dei motivi di soddisfazione e di insoddisfazione; nei [...]

  41. [...] secondo accordo vincolante, che dopo il 2012 sostituisse quello di Kyoto. L’ambizioso obiettivo non venne però raggiunto. Secondo l’analisi effettuata da Carraro e Massetti in questo articolo, gli scenari più [...]

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  43. [...] inizialmente ad un side-event nel contesto del vertice di Copenhagen del 2009, questa raccolta di politiche economiche innovative per ridurre le emissioni si offre [...]