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L’ IPCC incorona le energie rinnovabili

Il rapporto speciale dell’Intergovernmental Panel on Climate Change dedicato alle rinnovabili segna una svolta nel consenso internazionale: da fenomeno di nicchia sono ormai passate ad essere considerate “la principale opzione low-carbon nella maggioranza degli scenari al 2050”.

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L’energia torna al centro del dibattito sulla mitigazione del cambiamento climatico. Mentre gli Accordi di Cancún, per molti versi positivi, evitavano di menzionare la parola “energia” (dedicando invece 51 occorrenze alla parola “foreste” ed i suoi composti), un nuovo rapporto dell’IPCC torna a sollecitare i governi a promuovere le energie rinnovabili come via maestra per la riduzione delle emissioni.
Le energie rinnovabili sono molto importanti per la mitigazione dei cambiamenti climatici: senza le rinnovabili “il costo della mitigazione crescerebbe e basse concentrazioni di gas climalteranti in atmosfera non potrebbero essere raggiunte” (pag. 1160, capitolo 10).

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Figura 1 – Emissioni CO2 dalla produzione di energia da fonti rinnovabili e non rinnovabili (pag. 165)

Le rinnovabili non hanno limiti tecnici globali: l’irradiamento solare e il vento non pongono limiti fisici alla copertura dell’intero fabbisogno energetico mondiale.

I fattori infrastrutturali (trasporto, smart grid, connessioni con la mobilità elettrica), valoriali (percezione della pubblica opinione comune ed imprenditoriale) ed economici (costi, investimenti, remuneratività) possono essere gestiti con apposite politiche, col dialogo sociale, con l’esercizio di una leadership diffusa.

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Figura 2 – I prezzi del fotovoltaico e dell’eolico (pag. 21)

Questi giudizi sono tanto più rilevanti se si considera che l’IPCC effettua un’analisi in lungo e in largo della letteratura empirica e teorica (e dei punti di vista) di tutto il mondo, provvedendo ad identificare un luogo di larghissimo consenso, dove le punte radicali vengono “tagliate” a vantaggio di posizioni di compromesso.

Se quindi il WWF sottolinea in uno studio specifico come giungere al 100% di rinnovabili, il rapporto IPCC presenta un insieme mediato di posizioni. Analizza 164 scenari proposti dalla letteratura e individua le rinnovabili come “la principale opzione low-carbon nella maggioranza degli scenari al 2050” (pag. 29), anno in cui tutta l’energia dovrebbe essere prodotta solo con tecnologie low-carbon, da cui la possibilità che le rinnovabili coprano una quota molto consistente dell’intero fabbisogno energetico (fino al 77 % indicato nello scenario massimo). In questo però dà una definizione molto ampia di rinnovabili, che include quella biomassa che, al di là del fatto di essere “rinnovabile” avrebbe bisogno di essere “rinnovata” per davvero (vedi deforestazione) e l’idroelettrico di grandi dimensioni.

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L’IPCC ricorda che fino a pochi anni fa solo alcune nazioni avevano tratto dalle rinnovabili “moderne” percentuali elevate sul totale dell’approvvigionamento energetico ma sottolinea anche che la loro crescita esponenziale, frutto di politiche adeguate mantenute e rafforzate nel tempo, rende possibile una rapida trasformazione dello scenario dominante.
Nel 2009 l’eolico è cresciuto del 32%, il fotovoltaico connesso alla rete del 53% (pag. 6); se tali trend verranno confermati in futuro, nulla diventa impossibile. Perché questo possa avvenire, l’IPCC ribadisce che “le politiche governative giocano un ruolo chiave nell’accelerare l’adozione delle rinnovabili” (pag. 31).

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L’esperienza italiana, viene da dire, è chiarissima: nel 2010 si è probabilmente installato tanto fotovoltaico come tutti gli anni precedenti messi insieme (Photon, marzo 2011, pag. 46), mentre nel 2011 tagli improvvisi e radicali agli incentivi hanno generato quello che una rivista specializzata indipendente chiama il “Requiem italiano – come si scava la fossa del fotovoltaico”, traumatizzando investimenti esteri ed un settore industriale che andrebbe invece accompagnato, nelle diverse fasi del ciclo di vita, da politiche appropriate, come enfatizzato da M. M. Andersen in Piana et al., 2009.

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Dopo il referendum sul nucleare, occorrerebbe rendere più attraente il sistema degli incentivi, in particolare in aree industriali, in caso di integrazione architettonica e nei comuni firmatari di Agenda 21 e del Patto dei sindaci. Come economista, su richiesta del World Future Council, ho approfondito un sistema di feed-in tariffs non lineari che consentirebbero un rapido ritorno dell’investimento in cambio di un prezzo di medio periodo delle rinnovabili inferiore a quello del carbone.

Più in generale, ritengo che sia ora di preparare un “Piano nazionale di mitigazione ed adattamento ai cambiamenti climatici”, che possa: dare un’architettura complessiva per azioni territorializzate e settoriali; accelerare la diffusione di tecnologie e comportamenti sostenibili; offrire misure dedicate alle industrie energivore; mettere a punto processi sociali e strumenti economici per generare quei vantaggi in termini di imprenditorialità, vendite, occupazione, profittabilità che muoverebbero l’intero sistema verso lo sviluppo sostenibile.

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Come sottolinea l’IPCC, le rinnovabili non solo fanno bene al clima ma sono ingrediente importante per lo sviluppo sostenibile (capitolo 9, pag 125-139), cosa che non è ottenibile neanche alla lontana da qualsivoglia elucubrazione su raggi cosmici, macchie solari, nubi o vulcani.

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Testo di Valentino Piana.

21 responses so far

21 Responses to “L’ IPCC incorona le energie rinnovabili”

  1. homoereticuson giu 21st 2011 at 10:46

    grazie per l’articolo.
    ne approfitto, se posso, per fare una domanda a chi è esperto sull’uso delle biomasse.
    Il loro utilizzo, mi riferisco a quelle convezionali e su vasta scala è notoriamente controverso (v. ad esempio l’articolo su Le scienze del mese scorso, dove si sottolinea la possibilità che il bilancio della C02 possa essere addirittura sfavorevole).
    Da un po’ però si parla poco delle biomasse tratte da coltivazioni alternative (mi viene in mente anni fa l’entusiasmo di Rubbia per un erbacciona di cui non ricordo il nome) a quelle tradizionali e in particolare delle nuove tecniche (se esistono) per sfruttarle meglio, utilizzando la cellulosa e non soltanto gli zuccheri e le parti oleose, se ho capito.

  2. Giulioon giu 21st 2011 at 20:50

    dai che l’obiettivo sta per essere raggiunto..
    la forza politica dell’IPCC e’ evidente..

  3. Paolo C.on giu 21st 2011 at 20:56

    @Giulio

    A vedere il nulla di fatto negli ultimi colloqui di Bonn, non sembrerebbe…

    http://www.guardian.co.uk/environment/2011/jun/17/climate-talks-end-no-agreement

  4. claudio della volpeon giu 22nd 2011 at 05:29

    in parte ci pensano la tecnologia e il mercato, dei quali mi fidavo di meno, ma che a quanto sembra come forze “spontanee” o “spintanee” ancora funziano: il costo del FV sta scendendo nonostante tutto ed è attorno all’euro per wattpicco per silicio monocristallino in quantità grandi, che è un valore considerato di soglia per la grid parity almeno per usi casalinghi se non industriali;questo vuol dire che un impianto da 3 kWp in grado di fornire con backup di rete l’energia elettrica ad una famiglia media dovrebbe costare chiavi in mano sui 6-7000 euro, ossia meno di un’automobile.

  5. Valentinoon giu 22nd 2011 at 09:49

    @ Paolo C.
    I negoziati climatici sono molto ampi e complessi. Il tema energia è stato da tempo accantonato in ambito LCA, perché ogni volta che qualcuno parlava di rinnovabili, qualcun altro (es. Giappone) replicava con il nucleare. Pur di non avere il nucleare citato, i primi smettevano di parlare. Il compromesso è / era di non parlare di energia. E di spostare al più tutto su deforestation.

    Ma il vento sta cambiando. Il nucleare sta rapidamente tramontando – il Giappone…
    I paesi in via di sviluppo che hanno presentato i loro NAMA (Nationally Appropriate Mitigation Actions) hanno largamente citato le rinnovabili (e molti altri settori!), riportando il dibattito sulle cose da fare e non solo sui macro-obiettivi (che pure servono).

    L’Executive Secretary UNFCCC sta diventando sempre più audace – e contestualizza le azioni nazionali con gli Accordi di Cancun:

    http://unfccc.int/files/press/statements/application/pdf/110117_speech_abu_dhabi.pdf

    L’IPCC sposta il baricentro delle analisi e rende più visibile istituzionalmente una rivoluzione che in alcuni paesi è già iniziata – e che attira molti altri!

  6. Antonioon giu 22nd 2011 at 13:27

    Dall’energia passo agli oceani solo per dirvi che un’altra organizzazione internazionale ha presentato due giorni fa uno studio che troverete tristemente interessante.

    http://www.stateoftheocean.org/ipso-2011-workshop-summary.cfm

  7. Gianfrancoon giu 22nd 2011 at 15:05

    @ Antonio
    Lo stato di salute dei mari mi sembra un argomento tanto importante da giustificare una breve digressione fuori tema.
    Forse ricorderà che Climalteranti ne ha parlato la scorsa estate.
    Del nuovo report IPSO parla anche l’autorevole New Scientist (www.newscientist.com/article/dn20595-earths-oceans-on-course-for-mass-extinction.html).
    Mi ha colpito il paragone con un altro periodo di rapidi cambiamenti climatici, il massimo termico del paleocene-olocene 55 milioni di anni fa quando 2.2 gigatonnellate di CO2 venivano rilasciate nel sistema atmosfera-oceani (non dall’umanità che a quei tempi non c’era) mentre oggi ne rilasciamo 25 GT – quasi 12 volte tanto!
    Ovviamente fare paragoni un tanto al chilo tra situazioni così lontane e diverse può essere fuorviante, tuttavia mi sembra renda bene l’idea dell’impressionante impatto dell’umanità sull’ambiente.
    Infine non finisco di sorprendermi quanto poco si parli del cambiamento dei mari che hanno un ruolo immenso sulla vita del nostro pianeta di cui costituiscono larga parte.

  8. Gianfrancoon giu 22nd 2011 at 15:24

    Del ruolo positivo delle energie rinnovabili nello sviluppo economico e della sua ricaduta sull’ccupazione parla anche Bill Clinton in un articolo apparso su La Repubblica di oggi a pagina 35 dell’edizione cartacea ma penso anche reperibile sul web.

    Trovo molto appropriata l’osservazione sulla necessità di rinnovare la biomassa, in particolare le foreste.

    Questo nuovo rapporto dell’IPCC dedica un capitolo (4) all’energia geotermica, un argomento che mi sembra valga la pena approfondire.

  9. Stefano Caserinion giu 22nd 2011 at 16:58

    Tutte le tecnologie, anche quelle per le energie rinnovabili, hanno pro e contro. Si tratta di valutarli con cura in modo da costruire una strategia sensata. Il rapporto IPCC è un ulteriore passo questa direzione
    Le biomasse hanno anche loro i loro problemi, molti dei quali misconosciuti, penso ad esempio all’impatto sulla qualità dell’aria delle biomasse legnose usate in piccoli impianti domestici.
    La speranza è che nei prossimi anni ci siano dei miglioramenti ulteriori su efficienza e minori costi, e che si trovi anche qualcosa di nuovo facendo ricerca e sviluppo.
    D’altronde, la rivoluzione informatica o della telefonia è avvenuta grazie ad apparecchi molto diversi dai primi PC e dai primi telefoni …

  10. Paolo C.on giu 22nd 2011 at 20:39

    @Valentino

    Be’, spero che si sbrighino, visto che le emissioni aumentano sempre di più:

    http://cassandralegacy.blogspot.com/2011/06/peak-what-peak-greenhouse-emissions.html

  11. Hydraulicson giu 22nd 2011 at 22:06

    @ homoereticus

    Non sono esperto nell’uso di biomasse, ma sospetto che “l’erbacciona” sia il Miscanthus, della quale parlava Rubbia – in toni veramente entusiastici – in questo articolo.

    Il primo tentativo di commercializzazione dell’etanolo da cellulosa risale al 1898; alcuni dei motivi per i quali è difficile prevedere una rapida riuscita dell’impresa si trovano sul blog di Robert Rapier.

  12. homoereticuson giu 23rd 2011 at 15:50

    @ hydraulics

    grazie di tutto, sì si tratta del Mischantus: ed era proprio quello l’articolo che mi aveva colpito, tanto che dopo 4 anni lo ricordo ancora. Ma poi non se ne è più parlato.

    La mia curiosità particolare per il mondo delle biomasse deriva, oltre che dal resto, per l’esperienza diretta dell’accudire un giardino-bosco di paese e nel tentativo di tenerne a bada la ricrescita annuale… si fatica a credere quanta biomassa salta fuori! e non sono neppure coltivazioni indirizzate a quello scopo, anzi. :-)

  13. [...] i superficiali e condizionabili uomini IPCC sposano un cambiamento in atto andando sul concreto. Climalteranti.it

  14. [...] i superficiali e condizionabili uomini IPCC sposano un cambiamento in atto andando sul concreto. Climalteranti.it

  15. matteoon giu 24th 2011 at 11:32

    buon giorno a tutti,
    cosa ne pensate della fusione fredda (?) di Andrea Rossi?

  16. Maraon giu 24th 2011 at 15:00

    Che è fuori tema. Legga la Netiquette di questo sito:
    http://www.climalteranti.it/info/

  17. Valentinoon giu 24th 2011 at 15:12

    Segnalo la presentazione del Rapporto IPCC di fronte all’UNFCCC:

    http://regserver.unfccc.int/seors/attachments/get_attachment?code=Q16YSARCS3RNF8TLTIIWC4O6FII3FXDY

    che afferma, tra l’altro:

    Potential emissions from remaining fossil resources could result in GHG concentration levels far above 600ppm.

    47% of all power plants built in 2008-2009 were reaping renewable energies.

  18. Valentinoon giu 24th 2011 at 15:19

    Nella presentazione seguente, sempre fatta a Bonn durante un side event UNFCCC,
    http://regserver.unfccc.int/seors/attachments/get_attachment?code=40QOLSS0ESNJZ93CDIKOOU9UUWDET671

    si indica che

    Without additional RE deployment the 2 degrees target may not be achievable.

    Nel commentare la fig. 1 dell’articolo di Climalteranti il relatore sostiene:

    Lifecycle GHG emissions of RE technologies are, in general, considerably lower than those of fossil fuel options, even with CCS in most cases.

    Si veda infatti qui:
    http://regserver.unfccc.int/seors/attachments/get_attachment?code=MNB5L429LBSPZCIREVCYF1OQUGJS1EB4

    nel quale si afferma inoltre, in relazione alla biomassa per la produzione energetica:

    Bioenergy has potential for making significant
    contributions to Sustainable Development, BUT if not properly managed
    activities can lead to negative impacts on SD

    • The positive greenhouse gas balance of biofuels
    can be affected by direct and indirect land-use
    changes.

    • Proper governance of land-use, zoning, and choice
    of biomass production systems are key challenges
    for policy makers.

  19. matteoon giu 24th 2011 at 15:51

    Ah scusi Mara, non ci avevo pensato. Aspetterò curioso qualche commento se mai ne parleremo.

  20. [...] L’energia torna al centro del dibattito sulla mitigazione del cambiamento climatico. Mentre gli Accordi di Cancún, per molti versi positivi, evitavano di menzionare la parola “energia” (dedicando invece 51 occorrenze alla parola “foreste” ed i suoi composti), un nuovo rapporto dell’IPCC torna a sollecitare i governi a promuovere le energie rinnovabili come via maestra per la riduzione delle emissioni. Articolo di Valentino Piana su Climalteranti …. [...]

  21. Valentinoon lug 13th 2011 at 12:07

    Per la valutazione delle rinnovabili nel 2010, si veda il seguente:

    http://www.ren21.net/Portals/97/documents/GSR/GSR2011_Master18.pdf

    Le rinnovabili hanno soddisfatto il 16% del totale della domanda finale globale ed il 20% dell’elettricità. Almeno 119 nazioni hanno politiche di incentivazione e/o target per le rinnovabili.