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Mercato volontario e foreste …attenti al doppio conteggio

Pur se “pianta un albero e compensa le tue emissioni” è uno slogan di facile presa, gli assorbimeni di CO2 derivanti da interventi di afforestazione o di gestione forestale sono già conteggiate a livello nazionale.

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Accanto ai mercati ufficiali dei crediti di riduzione della CO2 (clean development mechanism e joint implementation del Protocollo di Kyoto, Emisision Trading in Europa), si è sviluppato un mercato di iniziative volontarie che si pone l’obiettivo di compensare o ridurre le emissioni di alcune attività.
Decine di siti internet offrono la compensazione delle emissioni dovute a proprie attività (ad esempio gli spostamenti durante l’anno, i consumi di energia elettrica, la stampa della propria tesi di laurea o un matrimonio).
Molte delle compensazioni sfruttano il potenziale di assorbimento di attività legate all’uso ed alla variazione di uso delle terre (Land-use, Land-use Change and Forestry – LULUCF), generalmente tramite progetti di forestazione. In parole povere, il messaggio che arriva è “pianta un albero e compensa le tue emissioni”.

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In questo post, e in altri che seguiranno in futuro, intendiamo mostrare come il mercato volontario ha numerosi problemi e punti critici.
Iniziamo col discutere quando, e a che condizioni, sarebbe corretto conteggiare come compensazione un intervento nel settore LULUCF.

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Il Protocollo di Kyoto prevede che ogni paese incluso nel cosiddetto Annex I (paesi industrializzati), della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici (UNFCCC) possa decidere di utilizzare gli assorbimenti di carbonio dovuti all’implementazione di attività legate all’uso ed alla variazione di uso delle terre per il raggiungimento degli obietti fissati dal Protocollo, a patto che gli assorbimenti risultanti siano addizionali, che siano indotti dall’uomo ed abbiano avuto inizio dopo il 1990. Gli Accordi di Marrakesh e le successive decisioni della Conference of Parties definiscono le attività oggetto degli articoli 3.3 e 3.4, e stabiliscono le modalità di contabilizzazione delle emissioni e degli assorbimenti derivanti da tali attività per il primo periodo d’impegno (2008-2012) del Protocollo.

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In particolare l’articolo 3.3 del Protocollo stabilisce che le emissioni e gli assorbimenti di CO2 ed altri gas serra risultanti dalla costituzione di nuove foreste (afforestazione, riforestazione) e dalla conversione delle foreste in altre forme d’uso delle terre (deforestazione), effettuati dopo il 1990, devono essere contabilizzati nei bilanci nazionali delle emissioni e degli assorbimenti di gas serra (attività ARD). L’articolo 3.4 permette invece la contabilizzazione di emissioni ed assorbimenti di gas serra connesse alle cosiddette attività addizionali, come la gestione forestale, la gestione dei suoli agrari, la gestione dei prati e dei pascoli e la rivegetazione, purché deliberate ed avvenute dopo il 1990.

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Tra le attività addizionali l’Italia ha deciso di eleggere la gestione forestale, ascrivendo ad essa tutte le superfici forestali escluse quelle sottoposte ad attività ARD: attualmente quindi il reporting e la contabilizzazione delle emissioni e degli assorbimenti fanno riferimento alle superfici forestate (nell’ambito dell’art. 3.4 del Protocollo) ed alle superfici che hanno subito un cambiamento d’uso da e verso foresta dopo il 1990 (attività di afforestazione, riforestazione e deforestazione, art. 3.3 del Protocollo, per le quali il reporting e contabilizzazione sono obbligatorie).
Mentre per le attività previste dall’art. 3.3 del Protocollo non è previsto alcun limite, per l’attività di gestione forestale è stato fissato, per ogni paese, un limite all’uso degli assorbimenti di carbonio pari al 15% della variazione dello stock di carbonio delle foreste gestite. Tali valori sono riportati nell’Appendice Z della decisione 16/CMP1. Il valore inizialmente assegnato all’Italia è di 0.18Mt C. A partire dal 2005 è cominciato un processo di revisione di tale dato (cap) al fine di modificarlo (era stato erroneamente attribuito all’Italia); al termine di questo processo è stato assegnato all’Italia un cap pari a 2.78MtC per anno, pari a 10.2MtCO2 eq. . Tale cap non può essere modificato per l’intero periodo 2008-2012.

Il mercato volontario s’inserisce in questo schema come soggetto parallelo al cosiddetto mercato regolare delle quote, che si esplica a livello nazionale attraverso le rendicontazioni ufficiali svolte in ambito UNFCCC e dallo schema EU-ETS per i grandi impianti.

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Il meccanismo è molto semplice, e i benefici che esso porta sono notevoli, come notevole è la sua potenzialità. Ma che ruolo può avere il mercato volontario in Italia? Lo spazio per i crediti di riduzione del settore forestale nei mercati internazionali della CO2 è molto limitato.

Come si inserisce un intervento compensativo volontario in campo forestale in questo quadro? Realizzare una foresta dove prima non esisteva è senza dubbio volontario, voluto dall’uomo (human induced), ma è un intervento di afforestazione, quindi rientrerebbe nel conteggio totale delle emissioni fatto dall’inventario nazionale, e lo stesso si può dire di interventi per attività di riforestazione.
Il mercato volontario fa leva sull’addizionalità, ma deve altresì garantire l’integrità dell’area per almeno 30 anni. Quali azioni allora possono essere conteggiate come addizionali, senza rientrare nelle attività di gestione forestale o essere incluse nelle attività ARD?

In particolare, per quanto riguarda le attività di gestione forestale, l’Italia ha deciso di contabilizzarne crediti e debiti alla fine del periodo d’impegno 2008-2012, avocando la proprietà di tali crediti o debiti. Non è previsto (almeno per il periodo 2008-2012) alcun meccanismo che permetta l’utilizzo dei crediti derivanti da attività forestali da parte di operatori (regioni, enti sub-regionali, privati, ecc) diversi dallo stato italiano. Al momento, quindi, appare assai difficile che in Italia il mercato volontario possa generare crediti relativi a riduzioni non considerate nel mercato “ufficiale” (crediti da CDM, Emission trading, certificati bianchi, ecc): il rischio di doppio conteggio è palese.

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Testo di Marina Vitullo e Federico Antognazza

18 responses so far

18 Responses to “Mercato volontario e foreste …attenti al doppio conteggio”

  1. Pieroon Giu 27th 2011 at 21:20

    Mi sembra giusto mettere inevidenza questi “problemi” (chiamamoli cosi’).
    In questo mercato – che ha finalità nobili – c’è davvero poca trasparenza e alcune cose destano perplessità.
    E’ importante che si faccia un po’ di ordine, e questo post va nella direzione giusta – vi ringrazio

  2. Sabrinaon Giu 29th 2011 at 14:58

    Forse potrebbe avere senso poter conteggiare alberi che vengono piantati in ambito urbano, quindi su una superficie che è considerata urbanizzata e non certo ad uso forestale. Ovviamente il beneficiario di tali crediti dovrebbe essere il comune di riferimento che mette a disposizione suolo urbano. Non ho idea fino a che punto di dettaglio si spinga l’inventario nazionale nel considerare cambiamento di uso del suolo (mi chiedo: vengono conteggiati dall’Italia anche la trasformazione in ambito urbano di una zona industriale a zona residenziale con annesso giardino pubblico?)
    Saluti

  3. marina vitulloon Giu 29th 2011 at 15:41

    Dal punto di vista della contabilità nazionale, in ambito UNFCCC-Kyoto, quello che avviene in ambito urbano, comprese eventuali piantumazioni di alberi, rientra nella categoria Settlements (insediamenti urbani) e comunque non e’ possibile farlo rientrare nella categoria Foreste. non e’ quindi possibile, in tale ambito, generare crediti da foreste urbane.

  4. Gianfrancoon Giu 30th 2011 at 11:07

    Il verde urbano, anche sotto forma di tetti verdi o boschi verticali, porta benefici diretti e immediati al microclima urbano: contrasta l’effetto isola di calore urbana, abbatte le polveri e l’elenco sarebbe lungo. Ciò dovrebbe essere sufficiente a spingere gli abitanti e gli enti locali a proteggere e incrementare il verde urbano, senza incentivi UN.
    D’altra parte anche il verde urbano contribuisce, sia pure in misura marginale, a contrastare l’aumento di CO2 globale – due piccioni con una fava – quindi non sarebbe fuori luogo studiare meccanismi per premiare questa sinergia.

  5. federico antognazzaon Lug 1st 2011 at 11:25

    @Gianfranco: forme di incentivi e premi che vanno oltre la contabilità ufficiale sono sempre possibili, purchè siano chiari gli obiettivi, le modalità di finanziamento e le finalità.

  6. Attilio Pignerion Lug 3rd 2011 at 11:38

    Ciao Martina, ciao Federico.

    In realta’ il rischio di addizionalita’ per i meccanismi del mercato volontario nell’ambito delle aree ‘Improved Forest Management’ (gestione forestale o IFM) ed ‘Agricultural Land Management’ (gestione dei suoli agrari o ALM) e’ virtualmente nullo.

    Questo perche’, nell’ambito dei mercati ufficiali derivanti dal protocollo di Kyoto, gli unici meccanismi di mitigazione riconosciuti sono quelli di afforestazione e riforestazione (cioe’ la conversione di aree a nuove foreste o il recupero di aree forestali degradate) e REDD (cioe’ la riduzione della deforestazione illegale), escludendo del tutto le iniziative di mitigazione mirate alle aree interessate da concessioni legali per lo sviluppo di attivita’ forestali.

    Nell’ ambito dell’ area IFM, il mercato volontario prevede una serie di meccanismi che permettono di riconoscere i benefici in termini della preservazione degli stock esistenti ottenuti tramite una gamma di interventi come la protezione (Logged to Protected Forest o LtPF) fino alla riduzione degli impatti collaterali delle attivita’ estrattive (Reduced Impact Logging o RIL), che si presentano come strumenti efficaci di incentivazione per l’adozione pratiche silviculturali ecologicamente piu’ adeguate.

    Inoltre, il riconoscimento di scenari di base a livello di territorio (landscape-level baselines) permettono di ridurre in maniera significativa i costi di transazione e favoriscono lo sviluppo di un mosaico di interventi basati su una diversita’ di meccanismi adeguati ai diversi usi del territorio.

    Insieme ad altri nel nostro gruppo, abbiamo sviluppato la metodologia VCS di riferimento per uno di questi meccanismi (Conversion of Logged to Protected Forest), che permette di calcolare, in linea con in principi di addizionalita’, conservativita’ etc. comuni ai mercati ufficiale e volontario, i benefici di mitigazione derivanti dalla protezione di forestali precedentemente destinate ad attivita’ legale di produzione di legname.
    La metodologia (http://www.v-c-s.org/methodologies/VM0010) approvata da gennaio 2011, ha sbloccato una pipeline di progetti di conservazione che si possono contare nei milioni di ettari di foreste.

    Il primo progetto approvato in assoluto con questa metodologia e’ stato sviluppato proprio in Tasmania, e si presenta come un prototipo importante in una fase di transizione nell’uso delle foreste native dalla polpa ed il cippato per cartiere di oggi, a materiali ad alto valore aggiunto ed ad un incremento significativo (circa 400 mila ettari) delle aree protette nell’isola.

    In ambito gestione dei suoli agrari, o ALM, la situazione e’ la stessa, una gamma di meccanismi di mitigazione vengono riconosciuti per incentivare pratiche agriculturali a basso impatto.

    Anche nel caso dell’Italia, che voi notate, in cui un paese Annex I abbia eletto di contare le emissioni (e riduzioni) nell’ambito gestione forestale e agraria in base agli articoli 3.3 e 3.4, il rischiodi doppio conteggio non esiste.
    Dal punto di vista fisico, trattandosi di meccanismi non previsti nell’ambito dei mercati ufficiali, le riduzioni di emissioni risultanti sono del tutto separate dai meccanismi ARD e REDD di cui prima.
    Dal punto di vista della contabilita’ nazionale, per i progetti sviluppati nell’ambito del mercato volontario si presentano tre situazioni.

    1) se il paese non e’ signatario dell’articolo 3.3, le attivita’ di mitigazione basate su questi strumenti sono chiaramente addizionali ed i crediti risultanti possono essere scambiate sul mercato volontario
    2) se il paese e’ signatario dell’ articolo 3.3, le attivita’ sono sempre addizionali ed i crediti possono essere scambiati sul mercato volontario e computati nella contabilita’ nazionale UNFCCC, ma non contribuire agli obiettivi stilati dal protocollo di Kyoto, o
    3) se il paese e’ signatario dell’articolo 3.3 ed esiste un meccanismo a livello nazionale o sub-nazionale per il ritiro e la conversione dei crediti da attivita’ volontarie in Assigned Amount Units, questi possono contribuire agli obiettivi Kyoto nazionali fino al tetto stabilito per riduzioni nelle aree gestione forestale o gestione dei suoli agrari.

    Per un paese come l’Italia, con una buona copertura forestale, e buona parte del territorio destinato ad attivita’ agricole, si parla di opportunita’ di non poco conto.

    C’e’ tutta una letteratura che si e’ sviluppata negli ultimi tre anni in questo settore, e delle decisioni rilevanti sia dall’Executive Board del CDM, e nell’ambito dei working group dell’LCA.

    Mi scuso per la risposta un po’ dilungata…ma la materia lo richiede.

    Per chi volesse saperne di piu’ potete contattarmi all’indirizzo qui sotto.

    Attilio Pigneri

    Technical Director – Energy
    GreenCollar Climate Solutions

    attilio.pigneri@greencollargroup.com.au

  7. Attilio Pignerion Lug 3rd 2011 at 11:46

    Ovviamente intendevo “il rischio di doppio conteggio” nell’incipit del mio post…

  8. marina vitulloon Lug 3rd 2011 at 17:48

    @Attilio Pigneri
    Per quanto riguarda l’Italia, e tutti i Paesi Annex I, il reporting e l’accounting delle attività previste dall’art. 3.3 (afforestazione, riforestazione e deforestazione) sono obbligatorie. e conseguentemente eventuali crediti generati da tali attività non possono essere utilizzate nel mercato volontario.
    Per quanto riguarda le attività di gestione forestale, l’eventuale aumento di capacità fissativa delle foreste a causa di pratiche silviculturali virtuose verrebbe conteggiato a livello nazionale, nell’ambito della contabilità UNFCCC/Protocollo.
    Diverso è invece il discorso per i Paesi non Annex I a cui non vengono richiesti il reporting e l’accounting delle attività 3.3 e 3.4. In quel caso i crediti eventualmente generati da attività forestali possono rientrare nel mercato volontario, se non conteggiati gia’ nell’ambito dei progetti CDM o REDD.

  9. Attilio Pignerion Lug 4th 2011 at 00:14

    @ Marina

    grazie della tua nota, sostanzialmente conferma quello che ti dicevo: il rischio di doppio conteggio non c’e’.

    Per attivita’ ARD, in paesi Annex I firmatari degli articoli 3.3 e 3.4, queste vengono conteggiate a livello nazionale (e vengono assegnati crediti per attivita’ AR) e non c’e’ possibilita’ di accesso al mercato volontario.

    Per attivita’ basate su pratiche silviculturali ed agricole virtuose (i meccanismi AFOLU-IFM e AFOLU-ALM nel VCS), si presentano tre situazioni:

    1. Paesi non Annex I: per progetti CDM o REDD la situazione che spieghi e’ corretta, i meccanismi IFM e ALM sono comunque molto diversi e totalmente separati, per cui queste attivita’ possono essere sviluppate senza rischio di doppio conteggio.

    2. Paese Annex I, non firmatario di articoli 3.3 e 3.4: siccome il paese ha scelto di non computare emissioni derivanti da attivita’ forestali ed agricole, non puo’ neanche attribuirsi, ai fini della contabilita’ Kyoto (nella contabilita’ UNFCCC le attivita’ vanno computate comunque), riduzioni derivanti da queste attivita’. Per questo motivo, progetti IFM e ALM sviluppati in questi paesi sono esclusi dai meccanismi del mercato ufficiale ed hanno pieno accesso al mercato volontario.

    3. Paese Annex I, firmatario degli articoli 3.3 e 3.4: attivita’ di tipo IFM e ALM ricadrebbero nella contabilita’ Kyoto, ma non e’ legittimo per il Paese ascriversi queste attivita’, che pur contribuendo al profilo di emissione nazionale, vengono sviluppate su base volontaria. Si tratterebbe di un doppio conteggio all’inverso in cui il Paese conta a fronte del proprio obiettivo di Kyoto, attivita’ sviluppate su base volontaria i cui crediti derivanti sono di proprieta’ terza (gli sviluppatori dei progetti o i compratori sul mercato volontario).

    Questo nodo ha finora bloccato lo sviluppo di attivita’ volontarie nei Paesi Annex I firmatari di 3.3 e 3.4, ma e’ in fase di risoluzione tramite un attivita’ molto intensa nell’ultimo anno tra l’Executive Board del CDM, JI ed IL VCS, basata tra gli altri sul lavoro di un collega neozelandese, Sean Weaver. Se vuoi aggiornarti in materia, prova a leggere questo suo articolo del 2008:
    http://www.carbon-partnership.com/publicationDocs/Paper%203%20-%20Voluntary%20Inside%20Compliance%20-%20Counting%20and%20Credibility_Final.pdf

    Se mi mandi un’email ti mando anche degli articoli piu’ recenti.

    Per essere chiari, da un punto di vista fisico, a livello di progetto non c’e’ doppio conteggio, perche’ queste attivita’, una volta dimostrato che sono le emissioni derivanti dal progetto sono genuinamente addizionali, queste vengono fatte su base volontaria e con meccanismi per l’assegnazione di crediti non previsti dal mercato ufficiale.

    Il problema nasce dal punto di vista della contabilita’ nazionale. I progetti vengono sviluppati nel paese, e come tali contribuiscono alla riduzione fisica del profilo nazionale di emissioni. Come riconoscerle allora nella contabilita’ nazionale? Il paese o un agenzia preposta deve sviluppare un meccanismo di conversione dei crediti di tipo ‘voluntary’ in crediti di tipo ‘compliance’ (CER, VER o anche AAU) facendosi carico del ritiro ed annullamento dei primi e dell’emissione dei secondi, evitando cosi’ il doppio conteggio.

    Capisco che vista dall’Italia (con esigua attivita’ forestale estrattiva) e con i meccanismi della contabilita’ nazionale in mente, si possa essere confusi sulle potenzialita’ di questi strumenti.
    Per quale motivo, dirai tu, preoccuparsi cosi’ tanto di attivita’ che potrebbero risultare in, uso le tue parole, un “eventuale aumento di capacità fissativa delle foreste a causa di pratiche silviculturali virtuose”?
    Qui sta il grosso errore di valutazione del tuo articolo, la maggior parte dei benefici in termini di riduzione delle quantita’ GHG in atmosfera per attivita’ di tipo IFM, non viene dall’aumento degli stock esistenti per meccanismi di crescita o ricrescita, ma e di gran lunga, dalle emissioni in atmosfera evitate per le attivita’ estrattive (tenendo in conto i meccanismi di leakage e la contribuzione al pool ‘harvested wood products’).

    Effettivamente, i meccanismi di tipo IFM-LfTP, sono gli unici che utilizzano gli strumenti di incentivi previsti dal mercato delle emissioni di GHG, per evitare la deforestazione programmata, di aree ad alto valore naturalistico ma non protette perche’ incluse in concessioni legali per attivita’ forestale estrattiva o su cui e’ prevista la conversione da foreste ad aree agricole o pastorali, o ancora peggio insediamenti.

    A tutti gli effetti, si tratta del meccanismo parallelo ai REDD, ma per attivita’ legali di estrazione. A differenza del REDD, c’e’ meno aleatorieta’ nella stima degli scenari di base, perche’ la deforestazione o estrazione e’ programmata e sancita da autorizzazioni legali.

    Converrai con me, che da un punto di vista atmosferico, la preservazione degli stock esistenti a rischio di distruzione, non solo e’ desiderabile da un punto di vista ambientale prima ancora che delle emissioni di gas serra, ma e’ di gran lunga lo strumento piu’ efficace e significativo dal punto di vista del contenimento delle concentrazioni in atmosfera.

    Non solo e’ superiore alle attivita’ A/R, in cui gli stock (e quindi le riduzioni delle concentrazioni in atmosfera) vengono incrementati lentamente di anno in anno con meccanismi di crescita o ricrescita. E’ anche superiore, e di gran lunga, ai meccanismi di riduzione delle emissioni industriali o energetiche, che sono sempre legate all’effettivo funzionamento degli interventi di riduzione, mentre le emissioni evitate dal taglio di una foresta vengono tutte evitate all’inizio del periodo di progetto, e contribuiscono in maniera sostanziale alla riduzione delle concentrazioni in atmosfera rispetto agli scenari di base.

    Questo effetto benefico e’ molto importante anche nel caso in cui l’estrazione non e’ evitata del tutto, ma differita nel tempo (un meccanismo IFM per questo tipo di progetti e’ quello dell’extended rotation age, o ERA). Il problema delle concentrazioni in atmosfera e’ infatti un problema di accumulo e non di flussi. Ogni emissione differita nel tempo, contribuisce ad una riduzione delle concentrazioni, perche’ le varie specie climalteranti subiscono un (lento ma significativo) processo di decadimento in atmosfera (misurato proprio in termini del loro GWP rispetto alla CO2).

    Spero che tu abbia piu’ chiara la questione del doppio conteggio (o presunto tale), se ti va di continuare questi discorsi piu’ nel dettaglio conviene forse farlo direttamente via email:

    attilio.pigneri@greencollargroup.com.au

  10. Pieroon Lug 4th 2011 at 07:29

    @Pigneri

    scusi Pigneri ma non capisco, quando lei scrive:
    Per attivita’ ARD, in paesi Annex I firmatari degli articoli 3.3 e 3.4, queste vengono conteggiate a livello nazionale (e vengono assegnati crediti per attivita’ AR) e non c’e’ possibilita’ di accesso al mercato volontario.

    il problema nasce dal fatto che parecchi del mercato volontario danno via crediti basati sulla normale ricrescita delle foreste, e Vitullo dice non si può fare perchè sono già conteggiati.
    Il mercato volontario quindi vuole accederci, la possibilità c’è eccome.

  11. federico antognazzaon Lug 4th 2011 at 08:35

    @Pigneri

    Siamo d’accordo sulla questione doppio conteggio, ma il problema consiste nel fatto che molti attori del Mercato Volontario stanno cercando di utilizzare crediti che sono di fatto ascrivibili come attività 3.3 e 3.4 in un Paese Annex I come l’Italia: questo non può essere fatto.

  12. marina vitulloon Lug 4th 2011 at 11:29

    @Pigneri
    Sono contenta di vedere che un argomento come questo riscuota interesse. vorrei solo precisare alcuni dettagli non trascurabili.
    Lei afferma:
    “2. Paese Annex I, non firmatario di articoli 3.3 e 3.4: siccome il paese ha scelto di non computare emissioni derivanti da attivita’ forestali ed agricole, non puo’ neanche attribuirsi, ai fini della contabilita’ Kyoto (nella contabilita’ UNFCCC le attivita’ vanno computate comunque), riduzioni derivanti da queste attivita’. Per questo motivo, progetti IFM e ALM sviluppati in questi paesi sono esclusi dai meccanismi del mercato ufficiale ed hanno pieno accesso al mercato volontario.

    3. Paese Annex I, firmatario degli articoli 3.3 e 3.4: attivita’ di tipo IFM e ALM ricadrebbero nella contabilita’ Kyoto, ma non e’ legittimo per il Paese ascriversi queste attivita’, che pur contribuendo al profilo di emissione nazionale, vengono sviluppate su base volontaria. Si tratterebbe di un doppio conteggio all’inverso in cui il Paese conta a fronte del proprio obiettivo di Kyoto, attivita’ sviluppate su base volontaria i cui crediti derivanti sono di proprieta’ terza (gli sviluppatori dei progetti o i compratori sul mercato volontario).”

    Ribadisco quanto detto in precedenza: non esistono paesi Annex I non “firmatari” dell’art. 3.3. Se un paese ha aderito al Protocollo di Kyoto, deve effettuare il reporting e la contabilizzazione relative alle attività 3.3 obbligatoriamente.
    Per quanto riguarda le altre attività, anche ipotizzando l’addizionalita’ da azioni locali, gli eventuali effetti di tali azioni sono conteggiati, in Italia, a livello nazionale, almeno fino al 2012, fine del primo periodo d’impegno del Protocollo di Kyoto. Non c’e’ alcuna proprieta’ dei crediti ascrivibile ad enti o soggetti diversi dallo Stato italiano, almeno fino al 2012.
    Ovviamente il fatto di non poter contare su crediti spendibili sul mercato ufficiale non vieta a nessuno l’implementazione di buone pratiche per una migliore gestione e fruizione del bosco. nessuno vieta a nessuno di fare buone azioni!
    spero di averle chiarito la “questione del doppio conteggio”.

  13. Stefano Caserinion Lug 4th 2011 at 11:47

    Caro Pigneri
    andiamo pure avanti a discuterne qui, visto che non sono temi molto dibattuti
    Aggiungo una sola cosa: il post è chiaramente relativo alla situazione italiana, o ad altri paesi che hanno fatto le stesse scelte italiane.
    Quando scrive
    … la maggior parte dei benefici in termini di riduzione delle quantita’ GHG in atmosfera per attivita’ di tipo IFM, non viene dall’aumento degli stock esistenti per meccanismi di crescita o ricrescita, ma e di gran lunga, dalle emissioni in atmosfera evitate per le attivita’ estrattive (tenendo in conto i meccanismi di leakage e la contribuzione al pool ‘harvested wood products’).
    mi sembra che questo non valga per l’Italia.

  14. Attilio Pignerion Lug 18th 2011 at 05:45

    Non ho le statistiche sotto mano per l’Italia e credo comunque che le riduzioni previste degli stock di carbonio per attivita’ forestale o riconversione in aree agricole e residenziali sia contenuta rispetto agli obiettivi nazionali.

    In ogni caso, quando sono considerate a livello di territorio, e da parte di enti regionali, o partnership pubblico-private le iniziative di tipo IFM possono diventare una sostanziosa fonte di finanziamento per le attivita’ di conservazione e protezione o per la riconversione industriale nei settori agricoli e forestali.

    Risolto il problema, non esistente, del doppio conteggio. Qui non si parla di fare buone azioni cara Marina, ma di stabilire e finanziare pratiche virtuose ed innescare un ciclo a sua volta virtuoso che, una volta dimostrato il meccanismo, permetta la replicazione delle iniziative.

    Faccio un esempio per tutti…il demanio forestale nelle regioni meridionali, ed in particolare in posti come la Sicilia. Negli ultimi decenni e’ stato sostanzialmente ridotto, nelle aree limitrofe agli insediamenti urbani per incendi di natura dolosa, per aprire la strada alla speculazione edilizia, poi avallata con varie modifiche ai piani regolatori da parte di amministrazioni compiacenti (quando non colluse).

    I meccanismi del mercato volontario, tra REDD e IFM, potrebbero essere utilizzati per lo sviluppo di progetti atti a limitare o evitare del tutto queste devastazioni, e provvedere una fonte alternative di finanziamento per la protezione del territorio, fondi che in Italia mancano di sicuro.

    Come queste, ci sono di sicuro decine di situazioni in Italia in cui un obiettivo genuino di conservazione e protezione del territorio si possa combinare ad un meccanismo di finanziamento tramite il mercato volontario.

    Invece di chiudere in maniera spiccia e riduttiva alla possibilita’ di accedere a questi strumenti, sarebbe bene che i professionisti “locali” della gestione forestale, e della contabilita’ nazionale si aggiornassero e prestassero piu’ attenzione agli sviluppi dei negoziati ed all’innovazione nel settore, e si facciano da interpreti di questi per identificare quali sono le reali opportunita’ di sviluppare progetti nel contesto Italiano, e se necessario quali siano le barriere da rimuovere per garantire l’accesso ad organizzazioni italiane.

    Perdonatemi per la maniera diretta, ma sono stato attratto dalla visione molto ristretta dell’articolo e dalla chiusura sbagliata (“il rischio di doppio conteggio e’ palese”) peraltro ritrattata da Federico dopo il mio intervento.

    Mi spiace vedere come, invece di sfruttare l’occasione di imparare ed informarsi sulla realta’ di queste attivita’ tramite l’occasione unica di un connazionale coinvolto direttamente nello sviluppo di questi meccanismi e con l’esperienza pratica nello sviluppo di progetti (dalla negoziazione con le parti fino allo sviluppo della contabilita’ di progetto, il monitoraggio e la verifica e la commercializzazione) ci si preoccupi invece di ‘fare bella figura’ (o dovrei dire evitare una cattiva figura) sul blog.

  15. Lucaon Lug 18th 2011 at 13:17

    @ Attilio
    Non capisco perche’ dice che il problema non esiste; mi sembra sia spiegato bene.
    Tutti siamo a favore del Reed, ma si tratta anche di evitare “l’aria calda”
    Non è che può argomentare meglio e con un po’ meno presunzione?
    Pensa davvero di essere l’unico a occuparsi professionalmente di queste cose, e a livello internazionale?
    Grazie
    L.P

  16. marina vitulloon Lug 21st 2011 at 16:27

    @ Attilio Pigneri
    con il post, io e Federico abbiamo cercato di spiegare i meccanismi del Protocollo di Kyoto, relativi al settore forestale, e di individuare eventuali sovrapposizioni con le diverse tipologie di mercato volontario di cui, negli ultimi tempi, si sente parlare frequentemente.
    parlare di bella figura (o di non fare una brutta figura) mi sembra del tutto fuori luogo.
    La chiusura del post non mi sembra affatto sbagliata ne’ mi sembra sia stata ritrattata.
    Spiace vedere che il “un connazionale coinvolto direttamente nello sviluppo di questi meccanismi e con l’esperienza pratica nello sviluppo di progetti (dalla negoziazione con le parti fino allo sviluppo della contabilita’ di progetto, il monitoraggio e la verifica e la commercializzazione)” abbia sprecato l’occasione, nei diversi commenti al post, di apportare un contributo significativo e chiarire il proprio punto di vista.

  17. Attilio Pignerion Ago 2nd 2011 at 05:25

    @ Luca,
    REDD e’ una cosa, i meccanismi di tipo IFM sono un po diversi, e piu’ robusti dal punto di vista della contabilita’. Soprattutto perche’ in aree con concessioni legali per attivita’ forestali, non solo e’ possibile documentare la storia di attivita’ passate, ma esistono anche dei piani ufficiali di gestione che possono essere utilizzati per lo sviluppo di scenari di base accurati e verificabili.

    @ Marina,
    il 4 luglio il tuo co-autore, Federico, ha scritto “@Pigneri Siamo d’accordo sulla questione doppio conteggi”, mi scuso se l’ho interpretato erroneamente come un ritrattamento. In ogni caso, in uno dei primi post ho suggerito la lettura di alcuni articoli relativi agli sviluppi nel settore.

    In termini del contributo, credo di aver spiegato, e nel dettaglio di meccanismi che erano stati male interpretati nell’articolo, una rilettura attenta dei vari post lo confermerebbe.

    Buone vacanze, Attilio

  18. marina vitulloon Ago 2nd 2011 at 10:53

    @ Attilio Pigneri
    Sinceramente non penso che lei abbia “spiegato, e nel dettaglio di meccanismi che erano stati male interpretati nell’articolo”, visto che l’argomento del post era abbastanza specifico, mentre quasi tutte le sue osservazioni sono state relative ad argomenti diversi, connessi al mondo forestale, ma con difficili coesistenze con la contabilità del Protocollo di Kyoto.
    Mi sembra anche poco utile continuare a dibattere su chi ha ragione su cosa o meno. il post e tutti i commenti sono su climalteranti.it: chiunque voglia puo’ documentarsi e farsi un’idea.