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Ridurre i gas serra dal ciclo dei rifiuti

Una corretta gestione dei rifiuti, finalizzata a ridurre drasticamente il ricorso alla discarica a favore del riciclo dei materiali e del recupero energetico ad alta efficienza dal rifiuto residuo può contribuire in maniera significativa alla riduzione delle emissioni di gas serra dal settore. Un recente studio dell’European Environmental Agency quantifica in 78 milioni di tonnellate di CO2 equivalente il risparmio annuale che si può conseguire in Europa nell’ipotesi di abbandonare totalmente lo smaltimento in discarica nell’anno 2020.

Balle di PET separato meccanicamente dal flusso di plastica raccolto per via differenziata pronto per il riciclo

In attesa che una foresta artificiale o una mongolfiera gigante ci vengano in soccorso nel mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, conviene tornare con i piedi per terra e focalizzarci ancora una volta su quella che è la via maestra per affrontare seriamente il problema: la riduzione delle emissioni di gas serra.

In questo senso, una corretta ed avanzata gestione dei rifiuti può fornire un contributo tutt’altro che trascurabile, come ci illustra un recente rapporto pubblicato dall’European Environmental Agency (EEA) di Copenhagen, Agenzia il cui compito consiste nel fornire informazioni valide e indipendenti sull’ambiente. Il rapporto “Waste opportunities – Past and future climate benefits from better municipal waste management in Europe” affronta la tematica con l’approccio del “ciclo di vita”, ben noto a coloro che si occupano specificamente della gestione dei rifiuti, in contrasto con l’approccio settoriale dell’IPCC. Per quest’ultimo la gestione dei rifiuti rappresenta unicamente una sorgente di emissioni di gas serra in atmosfera, con tipologie e quantitativi differenti a seconda della tecnologia di trattamento considerata (discarica, digestione anaerobica, incenerimento senza recupero energetico). Ad esempio le emissioni dalle discariche sono costituite essenzialmente dalla quota parte di metano contenuto all’interno della frazione di biogas non captato, quelle dall’incenerimento dalla CO2 di origine fossile emessa al camino, e così via.

Con l’approccio del ciclo di vita, riconosciuto universalmente dalla comunità scientifica del settore, si fa invece un passo avanti e si includono nella valutazione tutti quei risparmi di risorse ed energia conseguenti alla gestione dei rifiuti stessa. In altre parole gli effetti che il sistema di gestione dei rifiuti ha sugli altri settori dell’economia. Si pensi ad esempio alle attività di riciclo dei materiali da imballaggio, che consentono di evitare la produzione di determinati quantitativi di materiali analoghi prodotti da materie prime, piuttosto che l’attività di incenerimento del rifiuto residuo, accompagnato dal recupero dell’energia prodotta, che consente di evitare la produzione di quantitativi analoghi da altre fonti primarie.

Con riferimento a quest’ultimo aspetto, includere all’interno del settore dei rifiuti le sole emissioni degli impianti di incenerimento senza recupero energetico è prassi ormai anacronistica, quantomeno per quanto riguarda i paesi più avanzati, dove ormai da parecchi anni tale pratica viene effettuata non solo per questioni di convenienza economica, ma anche poiché si tratta di un obbligo di legge (in Italia già dal 1997). Anzi, c’è un forte stimolo alla massimizzazione dell’efficienza di recupero energetico dalla combustione dei rifiuti (in termini sia di energia elettrica che calore, la cosiddetta “cogenerazione”), come illustrato e quantificato periodicamente dal CEWEP, la Confederazione Europea degli impianti “Waste-to-energy”.

Il rapporto dell’EEA fa dunque proprio questo approccio e, sulla base delle imposizioni delle Direttive Europee e delle recenti tendenze osservate nel vecchio continente, definisce alcuni scenari di evoluzione del settore e ne quantifica i benefici in termini di riduzione delle emissioni di gas serra. A partire dalla situazione dell’anno 2008, presa a riferimento, sono valutate le possibili evoluzioni al 2020 in funzione di un’implementazione più o meno spinta del cosiddetto “landfill ban”, ovvero il divieto di smaltimento dei rifiuti in discarica. Attività quest’ultima che, pur consentendo di effettuare un minimo recupero di energia grazie all’estrazione ed utilizzo del biogas prodotto dalla fermentazione anaerobica del rifiuto, costituisce comunque un’emissione netta positiva di gas serra, in particolare per quanto riguarda le frazioni di rifiuto biodegradabile in esse smaltito.

La Figura mostra i risultati delle proiezioni dell’EEA relative ai differenti scenari al 2020. Nell’ipotesi di una’implementazione definitiva del landfill ban al 2020, e del conseguente trattamento del rifiuto mediante riciclaggio (per il 61% del totale) ed incenerimento con recupero energetico ad alta efficienza (per il 39%), si stima un risparmio annuale di 78 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, che corrispondono a poco più delle emissioni complessive dell’Ungheria nell’anno 2008.

Testo di Mario Grosso

9 responses so far

9 Responses to “Ridurre i gas serra dal ciclo dei rifiuti”

  1. Giannion Set 13th 2011 at 20:35

    A parte che il problema per noi è averci anche solo le discariche e non bruciare la monnezza per la strada, questo post capita a fagiolo per una discussione che ho avuto con una mia amica che diceva che più si fa raccolta differenziata e più si riduce l’inquinamento.
    Io ho un fratello che lavora in una cartiera e le ho detto che se è carta e zozza, c’è poco da riciclare ed è meglio buttarla e magari bruciarla. Davvero si riducono i gas inquinanti se arriviamo a rifiuti zero riciclando tutto? Per me non ce la faremo neanche se campiamo duecento anni.

  2. Vincenzoon Set 14th 2011 at 07:07

    Ciao
    in tutta europa bruciano e ci ricavano energia, solo da noi ci sono 150 comitati contro gli inceneritori, e alla fine li bruciamo in strada con un inquinamento 100 volte superiore e senza ricavarci energia.
    Napoli è un bell’esempio, tutti quelli contro gli inceneritori hanno fatto si che ora i rifiuti vanno nei bruciatori del nord europa.. e i gas serra del trasporto li conteggiamo noi.. ah ah.

  3. Riccardo Reitanoon Set 14th 2011 at 11:26

    Trovo la storia dei rifiuti paradigmatica del nostro modo di produrre e consumare. Ci concediamo sprechi enormi grazie a 150 anni di energia e materie prime a basso costo. Sprecare meno è possibile ed economicamente conveniente, soprattutto se ci si pensa prima che diventi un’emergenza (ammesso che non lo sia già).

  4. Marioon Set 15th 2011 at 09:58

    @Gianni
    Il discorso è ovviamente complesso. Quando si confronta il riciclo con il recupero energetico con un approccio LCA, il primo è generalmente vincente. Motivo per cui le Direttive Europee mettono il riciclo PRIMA del recupero energetico. Il punto è, come giustamente fai notare, che il riciclo ha dei limiti nel momento in cui il materiale raccolto è di scarsa qualità. In questo caso può diventare più conveniente il recupero energetico, a condizione che venga effettuato in sistemi ad elevata efficienza (ad es. impianti cogenerativi)

    @Vincenzo
    Mi trovo spesso a raccontare le nostre vicende italiche in contesti internazionali. In genere fanno proprio fatica a comprendere… Temo però che il discorso sia più complesso, e legato alla sfiducia ormai cronica che abbiamo in tutto ciò che è “pubblico”. D’altronde la situazione attuale della Campania è anche figlia di scelte impiantistiche a dir poco discutibili. Ne parlo un po’ in questo video:

  5. Matteoon Set 15th 2011 at 11:17

    a proposito di riciclo, qualcubo sa dove finiscano i miliardi incassati dal CONAI ? mi sembrava dovessero servire a finanziare di carta ferro e plastica.

  6. Marioon Set 15th 2011 at 11:23

    I contributi incassati da CONAI e distribuiti a cascata ai 6 Consorzi di filiera (Comieco, Cial, COREPLA, ecc.) vengono utilizzati prevalentemente per finanziare ai Comuni le raccolte differenziate. Oltre poi alle varie iniziative di pubblicizzazione, sensibilizzazione, ricerca, ecc.
    Comunque sui vari loro siti web si trovano i rapporti dettagliati di gestione, comprensivi dei bilanci.

  7. Matteoon Set 15th 2011 at 11:58

    grazie Mario!! speriamo ne facciano buon uso!!..noi siamo un azienda piccola, poco piu che familiare e solo di CONAI paghiamo 7/8 mila euro anno, una bella tassa, ai quali si aggiungono quasi 6 mila per l’indifferenziata piu i costi di smaltimento dei rifiuti di laboratorio e ufficio. per non parlare dei costi di depurazione delle acque e smaltimento di residui di lavorazione…sono tanti tanti soldi..

  8. Federicoon Set 16th 2011 at 13:35

    Per vedere un trend delle emissioni di gas serra da discarica vi segnalo questo studio fatto sulla Lombardia http://wmr.sagepub.com/content/early/2011/01/05/0734242X10387013.abstract

  9. Aldo Cannavòon Mag 1st 2012 at 21:51

    Si stà parlando ancora di discariche e di inceneritori,mentre le autorità ignorano volutamente i danni che essi recano all’ambiente ed ai cittadini. Si ignora pure dolosamente un sistema alternativo che costa meno,non lascia residui e non inquina. Consiste nell’impastare i rifiuti solidi urbani ed altri inerti nel calcestruzzo,ricavando così blocchi che si possono fare in qualsiasi forma e misura,adattabili per molti lavori. Impiegato a suo tempo si sarebbero contenuti notevolmente i danni e le relative vittime delle alluvioni,mettendo in sicurezza,in modo semplice ed economico,molti siti a rischio idrogeologico.Sarò lieto di dare informazioni dettagliate, a chi ne sia seriamente interessato, sul nuovo sistema,regolarmente brevettato.
    Genova – aldocannavo@fastwebmail.it