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AAA cercasi campagne di comunicazione sul cambiamento climatico

Per rendere proficuo il lavoro di ricerca e di analisi svolto dalla comunità scientifica è fondamentale strutturare campagne di comunicazione di lungo periodo che mirino a informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sul cambiamento climatico.

Perché Coca Cola non smette mai di fare pubblicità durante tutto l’arco dell’anno? E perché ogni campagna presenta un’impostazione sempre diversa, in cui si invita a vedere il prodotto da un punto di vista differente?

Le motivazioni sono molte, una delle principali, apparentemente banale ma non scontata, risiede nel fatto che in comunicazione la ripetizione di un messaggio rappresenta un elemento determinate per la riuscita e l’efficacia di un progetto.

L’opinione pubblica è infatti bersagliata da informazioni di ogni genere, da aziende, enti, organizzazioni, istituzioni che chiedono la sua attenzione utilizzando le forme più svariate, dalla televisione al web, dalla cartellonistica alle brochure di promozione, agli spam nelle caselle e-mail, etc.

E chi il messaggio lo deve diffondere deve affrontare un contesto veramente complesso, in cui la gara per colpire il bersaglio è quotidiana e il tentativo di escogitare strumenti e contenuti nuovi è costante.

Lo scopo infatti, quando si fa comunicazione, è innanzitutto quello di riuscire ad elevarsi rispetto agli altri competitor, quindi a distinguersi, poi ad affermarsi e in fine a stabilire un contatto. Il processo è lento e  complicato, il passaggio da una fase all’altra è il più delle volte obbligatorio e richiede una ripetizione continua di informazioni, che ovviamente è diverso da caso a caso e dipende dal contesto, dall’argomento e dal target.

Ecco perché Coca Cola non smette mai di fare campagne pubblicitarie. Perché per il suo obbiettivo di business la comunicazione rappresenta un elemento centrale, basilare, fondamentale.

Trasponiamo il concetto al nostro argomento, quello del cambiamento climatico. Quante vere campagne di informazione sono state realizzate in Italia che siano andate oltre il tempo necessario a migliorare l’immagine per una raccolta fondi o per il 5 per mille, che si siano prolungate al di là di un evento contingente, che siano state studiate per sensibilizzare non tanto chi in qualche modo lo è già, ma chi ignora completamente l’argomento?

Le principali campagne restano quelle delle aziende che promuovono i propri eco-prodotti: dalla carta, ai pannelli solari, ai detersivi, alle auto etc etc.

Quindi quel che succede è che investiamo fondi in ricerche, molte volte anche di altissimo livello, che forniscono un numero indefinito di dati e informazioni utilissime, che nella maggior dei casi muoiono però tra le slide di power point magari interessantissimi, proiettati però su schermi luminosi che vengono visti quando va bene da un centinaio di persone.

Il ricercatore, il tecnico, l’esperto singolarmente fanno quel che possono, vanno a presentare le proprie relazioni dove vengono invitati,  organizzano convegni, magari se c’è un budget realizzano alla bella e meglio anche qualche brochure. Ma sono gocce che si disperdono perché gli stessi destinatari del messaggio il più delle volte non si sentiranno ripetere le medesime informazioni con quella costanza che permetterebbe loro di assimilarle e tradurle in una vera modifica comportamentale.

Basta pensare alla raccolta differenziata. In alcune città ci sono voluti mesi di polemiche e proteste per avviarla, ma oggi negli stessi luoghi, proprio perché il cambiamento culturale è avvenuto, per molti il fatto di gettare la plastica assieme all’umido appare come un gesto di inciviltà. Eppure fra quelle persone ce n’erano tantissime che non si ponevano minimamente il problema e tuttavia ora, anche in loro, l’approccio è differente.
Ed è questa la vera sfida e il vero problema per chi si occupa di sensibilizzare e fare divulgazione rispetto ai temi del cambiamento climatico e in generale della tutela ambientale: smettere di comunicare solo attraverso i soliti canali che vengono usati per lo più da addetti ai lavori o persone già sensibilizzate e strutturare invece percorsi di comunicazione di lungo periodo che prevedano l’utilizzo integrato di strumenti diversi.
L’approccio dell’opinione pubblica al tema dei cambiamenti climatici infatti ci dice che i messaggi non possono più essere improvvisati, ma vanno studiati attraverso un uso sapiente e incrociato delle varie discipline, dalla sociologia, alla psicologia, al marketing, alla comunicazione e chi è depositario dei contenuti dovrebbe mettersi a disposizione della società con umiltà. Ormai è evidente, da tempo l’immagine dell’orso polare, così come è successo per la fame nel mondo con il bambino mal nutrito, non tocca più le persone che anzi, sentendosi impotenti, allontanano il problema.
E a chi dice che è colpa della carenza di budget si deve rispondere che serve un orientamento differente anche in quest’ambito, per risparmiare i pochi fondi e destinarli a forme di comunicazione di maggiore efficacia. Ad esempio organizzando meno convegni e più conferenze on line, utilizzando in modo più oculato i finanziamenti dei progetti europei che molte volte vengono sprecati in iniziative banali e di scarso appeal.
Vanno ricercate anche nuove partnership e nuovi modi di collaborare. Interessante ad esempio è il progetto Mr Planet portato avanti dal Gruppo Finelco in cui, grazie ad un appuntamento quotidiano, gli ascoltatori di radio 105, radio Monte Carlo e Virgin radio, sentono parlare ogni giorno di tutela dell’ambiente in modo semplice e non troppo astratto.
Sì perché orami è chiaro che va cercato un approccio più concreto. E del resto ora c’è uno sfortunato vantaggio che può giocare a favore della sensibilizzazione. Fino a qualche tempo fa infatti si poneva il problema che il cambiamento climatico non toccasse in modo palese l’Italia e quindi che venisse sentito come qualcosa di distante. Oggi invece le alluvioni ci offrono una triste opportunità che fino ad ora non è stata colta: informare l’opinione pubblica nel lungo periodo, non solo in occasioni delle catastrofi, mettendo in evidenza i danni e i rischi, ma soprattutto le soluzioni che in molti casi, visto il numero di vittime,  potranno risultare vitali nel vero senso della parola.
La politica difficilmente arriverà a fornire soluzioni in tempi rapidi ed è per questo che serve una pressione da parte dell’opinione pubblica, che va appunto sollecitata con campagne di informazione capillari e incisive che scuotano le coscienze e gli interessi non solo dei giovani, ma soprattutto degli adulti che, con le loro scelte quotidiane e il loro potere di acquisto, spostano quintali di CO2 e incidono sulla gestione dei territori e del sistema sociale.
E senza voler essere cinici, forse anche la crisi potrà tornare utile, bisogna mirare a stimolare una nuova presa di coscienza del paese e del pianeta per com’è e non per come lo vorremmo, altrimenti di tutti i dati e le informazioni che abbiamo a disposizione, di tutti i beni di consumo che possediamo, rischieremo di non farcene proprio più nulla.

 

Elisabetta Mutto Accordi

21 responses so far

21 Responses to “AAA cercasi campagne di comunicazione sul cambiamento climatico”

  1. Tommaso Perroneon Gen 16th 2012 at 21:36

    Bello Mr Planet, ma come dimenticare il lavoro svolto da dieci anni a questa parte da LifeGate Radio? Ci lavoro come redattore da un anno e mezzo e nel mio piccolo mi occupo di una rubrica che va in onda sei volte al giorno che si chiama “Sostenibilità in 1 minuto” e non c’è giorno che passa senza che si tratti l’argomento dei cambiamenti climatici e della CO2. Ti lascio il link della scheda programma: http://bit.ly/rGY3sX

    Ovviamente solo questo non è sufficiente, ma una realtà, seppur piccola, già esiste. Partiamo da qui per costruire qualcosa di grande!

    Tommaso

  2. Rianna Braschion Gen 17th 2012 at 10:09

    Mi occupo di comunicazione e sottoscrivo ogni punto, insieme con l’auspicio che più campagne sul cambiamento climatico vengano realizzate, anche se è un tema così ampio, complesso e totalizzante che difficilmente si sposa con la semplificazione tipica dei messaggi pubblicitari. Diciamo che ci vorrebbe uno sforzo creativo davvero brillante per non cadere nel “fai questo”, “non fare quest’altro”.

    Scusate però se ho fatto un salto sulla sedia quando ho letto il riferimento a Mr. Planet: bello l’appuntamento giornaliero, ma i palinsesti delle radio che ospitano il programma rilanciano l’appuntamento con una tipologia di messaggio che mi sembra del tutto controproducente. Scusate se non cito testualmente, ma credo di poter parafrasare abbastanza fedelmente:
    “Ciao sono MR. Planet. Si sente spesso dire che il nostro pianeta va a rotoli e che le nostre prospettive ormai sono rovinate… Via, la situazione non affatto è così grave (MINIMIZZA IL PROBLEMA, elemento secondo me drammatico perchè rema contro la sensibilizzazione verso il cambiamento climatico che dovrebbe partire da un allarme concreto e serio quale è) , si sono tante piccole cose che possiamo fare per aiutare la nostra terra (VERO)”. Seguono, in diverse occasioni, interventi audio di qualcuno degli sponsor che spiegano il loro impegno in questo senso. Mi sembrerebbe anche tollerabile che gli sponsor usino la rubrica per le loro marchette dato che lo sostengono attivamente, se non che il più delle volte (forse per caso), mi è capitato di ascoltare l’intervento di Ferrarelle, che dopo tutto è un’acqua in bottiglia (riassumibile per me in plastica+ CO2 per il trasporto + altra acqua per produrre la plastica)…

    Mi scuso ancora se mi sono sentita di puntualizzare su questo dettaglio, ma è secondo me il caso esemplare di come bisogna prestare la massima attenzione in materia di campagne: in un caso come questo il rischio è che passi il messaggio che il cambiamento climatico “non è niente” e che “basta poco”: e il pubblico, per come i temi ambientali sono trattati adesso, non attende altro che essere tranquillizzato.
    Vero è che è importante cominciare dalle piccole cose, ma a questo punto poco, non basta più. Ed è importante dirlo, fosse anche solo per cambiare la consapevolezza.

  3. homoereticuson Gen 17th 2012 at 12:01

    Rianna Braschi tocca un punto delicato, ben noto a chi cerca da anni (pur nel suo piccolissimo) di divulgare e accrescere la consapevolezza sui temi del clima e del risparmio di energia.

    Posso testimoniare, purtroppo, che perfino nel mondo ambientalista questa consapevolezza è spesso largamente insufficiente. Mica facile spiegare che, sì , è bellissimo mangiare bio, o comprare ecosolidale, o lottare contro l’ennesima speculazione edilizia, ma che quelle due o tre vacanzine all’anno coi voli low-cost , di cui una magari dall’altra parte del mondo, non sono esattamente il modo migliore per affrontare la crisi climatica.
    La nostra è una lotta impari, e se campagne pubblicitarie si dovranno fare, dovranno essere studiate davvero con cura e durare a lungo.

  4. Antonello Mastantuonion Gen 17th 2012 at 12:24

    Mi sembra una lettura assai minimalista e buonista.
    Il sistema pubblicitario è la spina dorsale della società del consumo. La pubblicità è nata insieme al welfare state allo scopo di dare una risposta strutturale alla crisi di sottoconsumo. il sistema integrato degli oggetti è alla base della percezione del reale. La ovvia conseguenza è che campagne di comunicazione su temi ambientali possono essere tollerate solo se sono funzionali ad incrementare forme di consumo cosiddette “responsabili”: come dire una contraddizione in termini.
    Sono consapevole del fatto che queste mie affermazioni possano apparire affrettate e apodittiche, e che sarebbe necessaria una poderosa argomentazione a sostegno. Mi limiterò a far notare due cose: 1. per l’economia capitalista (non uso questa espressione come se fosse una parolaccia) la ricchezza si basa non sull’abbondanza ma sulla scarsità. Per rendere merce un bene bisogna farlo diventare scarso: la qualità ambientale è diventata una merce.
    2. Il ruolo del pubblicitario (o del comunicatore) è quello di “posizionare” le merci all’interno di un orizzonte mentale che definisce il possibile. Ma anche il lavoro del pubblicitario è una merce che risponde a queste regole.

  5. Elisabetta Mutto Accordion Gen 17th 2012 at 16:07

    Prima di tutto grazie per i commenti, le puntualizzazioni, le analisi. Lo scopo del post è proprio quello di stimolare un confronto sul tema che spesso viene banalizzato e sottovalutato, per cui ben vengano ulteriori spunti.

    @ Tommaso Perrone
    Non metto in dubbio che LifeGate stia facendo un buon lavoro ma immagino che abbia un numero di ascoltatori molto inferiore rispetto a quello delle radio del Gruppo Finelco. Ho trovato quello di Mr Planet un progetto interessante proprio perché si rivolge ad un pubblico vasto che probabilmente non è già sensibilizzato al tema cambiamento climatico e tutela dell’ambiente.

    @ Rianna Braschi
    La puntualizzazione offre la possibilità di fare un ulteriore approfondimento. Ho scritto che a mio parere Mr Planet è un progetto interessante e non che è perfetto sotto tutti i punti di vista. Ha aperto uno scenario nuovo e questo secondo me in un paese come il nostro è importante. Sono d’accordo con lei che vada prestata molta attenzione ai contenuti, che serva rigore e che non vadano dati messaggi discordanti. Ma io ritengo che l’opinione pubblica vada guidata ad avvicinarsi gradualmente al tema e i singoli vadano spronati a cambiare le proprie abitudini quotidiane un passo alla volta senza chiedere di stravolgere da un giorno all’altro le abitudini. Se andiamo a fare un’analisi degli sponsor sono d’accordo con lei che la sponsorizzazione di Ferrarelle possa sembrare più greenwashing che impegno vero ma io il bicchiere continuo a vederlo mezzo pieno perché l’iniziativa ha portato nello scenario qualcosa di nuovo.

    @ homoereticus
    Sono d’accordo che non sia facile spiegare all’opinione pubblica che ciascuno di noi dovrebbe avere nella propria testa un’idea globale di quello che le proprie abitudini comportano sull’ambiente, inclusi i voli low cost. E anche dal mio punto di vista le campagne sul tema ambiente/cambiamento climatico quando verranno avviate dovranno essere studiate nel dettaglio come scrivevo “attraverso un uso sapiente e incrociato delle varie discipline, dalla sociologia, alla psicologia, al marketing, alla comunicazione”. A mio parere però non è una lotta impari, semplicemente dobbiamo smettere di ragionare sempre secondo gli stessi schemi.

    @ Antonello Mastantuoni
    Il suo punto di vista sulla società del consumo può essere condivisibile ma di certo non mi aspetto che siano le aziende le prime o le uniche a farsi portatrici di messaggi a favore della tutela dell’ambiente e della tutela del clima. Le campagne di sensibilizzazione andranno fatte da più attori assieme, anche molto diversi fra loro. Detto questo il consumismo c’è ma non credo che quindi si debba continuare a stare a guardare il mercato e i consumatori semplicemente stigmatizzandoli. Come scrivevo a mio parere “servono nuove partnership e nuovi modi di collaborare”.

    @ Lucio
    Il suo commento mi fa pensare che forse non è molto interessato alla comunicazione.

  6. Adminon Gen 17th 2012 at 16:30

    Il commento di Lucio sullo stato dei ghiacci artici è stato rimosso perchè fuori tema con questo post.
    Per favore, il tema dei ghiacci è stato discusso in questi altri post http://www.climalteranti.it/category/ghiacci/

  7. Antonello Mastantuonion Gen 17th 2012 at 17:54

    La ringrazio molto per aver risposto al mio commento.
    Non mi era sfuggito il suo appello a nuove partnership e a nuovi modi di collaborare, anzi, proprio a quelli mi riferivo asserendo che il lavoro del comunicatore è una merce come un’altra. Non vorrei sembrarle eccessivamente pessimista, ma il suo appello mi sembra rivolto a un target potenziale di dimensioni limitate e, da un punto di vista comunicazionale, dotato di pochi strumenti e poche possibilità di entrare negli spazi, se non al prezzo di compromettere gravemente, forse irrimediabilmente, il senso dei messaggi che si vorrebbe veicolare.
    Vorrei farle notare anche come l’auspicio al ricorso a sociologia, psicologia, marketing e comunicazione potrebbe sembrare, a chi volesse pensar male, l’appello a un uso massiccio di tecniche di controllo sociale in un’epoca di crisi: la risposta, cioè, alla domanda: “che faranno i pubblicitari in una società della decrescita?”

  8. marcogon Gen 17th 2012 at 18:08

    Ottimo il livello della discussione e anche la moderazione di Elisabetta.
    Che la comunicazione abbia un ruolo molto importante e metodologie proprie non c’è dubbio. Qui però non si tratta di vendere un prodotto e quindi la validità dello strumento-comunicazione passa solo attraverso la qualità dei suoi contenuti. Che, purtroppo, non sono solo efficaci per il loro fondamento scientifico, o di verità fattuale, ma soprattutto per la loro capacità di elaborare un progetto in grado di coinvolgere convintamente il genere umano. La questione climatica sta portando ad una modificazione antropologica, nel senso che l’uomo è per la prima volta il decisore del proprio destino, la realtà economica pone vincoli forse insuperabili e incompatibili con l’ambiente, la felicità delle persone si identifica con la propria capacità di consumo e di distruzione ambientale, il futuro appare come una romantica illusione, probabilmente come meccanismo di difesa verso un destino ineluttabile. Dare risposte a questi quesiti non sarà facile per nessuno.

  9. Elisabetta Mutto Accordion Gen 17th 2012 at 19:29

    @ Antonello Mastantuoni
    Ha ragione, il target a cui mi rivolgo è senza dubbio dotato di minori strumenti e possibilità economiche inferiori ed è proprio per questo che se si vuole trovare una soluzione di comunicazione differente i singoli enti, istituzioni, le varie organizzazioni dovranno uscire dal proprio orticello e affacciarsi su quello del vicino per proporre di lavorare assieme e magari anche sporcarsi le mani per individuare quelle aziende che seguono un vero impegno ambientale e non fanno greenwashing. Voglio dire, in gioco c’è così tanto che credo valga veramente la pena di sforzarsi e andare oltre al già visto, già fatto, già sperimentato. Per quanto concerne il rischio di controllo sociale, la collaborazione tra i diversi settori sarà fondamentale a mio avviso per poter individuare quali possano essere le giuste motivazioni al cambiamento culturale, ad una maggiore consapevolezza sui limiti che il pianeta ha già ora e non tanto che avrà in futuro. Del resto questo è lo scopo delle campagne di sensibilizzazione ma siamo ad un punto in cui commuovere l’opinione pubblica temporaneamente può risultare molto facile (quanti si affezionano alla notizia del momento!), è smuoverla che sta diventando sempre più difficile.

    @ marcog
    La validità della comunicazione, in un modo così sollecitato come il nostro da informazioni e notizie di tutti i generi, a mio parere non può passare solo attraverso la qualità dei contenuti ma anche attraverso una scelta molto oculata degli strumenti e della declinazione dei messaggi. Molto bella questa sua riflessione che “l’uomo è per la prima volta il decisore del proprio destino” ed è proprio questo uno dei nodi, io non credo che l’opinione pubblica ne sia veramente consapevole. Allo stesso tempo penso sia necessario stare attenti a frasi così forti come “la felicità delle persone si identifica con la propria capacità di consumo e di distruzione ambientale”. La nostra società è senza dubbio in una fase molto delicata, ma io credo che quello che è mancato fino ad ora è un progetto “pro pianeta” serio che l’opinione pubblica possa seguire sapendo che non è tutto lasciato allo spontaneismo. Se poi salvare il pianeta diventasse anche di moda…saremmo a cavallo!

  10. Antonello Mastantuonion Gen 17th 2012 at 20:23

    Sono consapevole di poter apparire noioso, ma correrò il rischio perché, come lei, sono anch’io convinto della centralità della comunicazione nella battaglia ambientalista.
    Lei asserisce che “se salvare il pianeta diventasse anche di moda saremmo a cavallo”. Io sono sicuro che sia già di moda (comprare “verde” “bio” “eco” fa vendere, certo non in tutte le fasce di target, ma sicuramente proprio fra quelle affluenti) ma che questo non abbia contribuito granché a modificare la situazione, anzi.
    La moda si subisce e, in questo, dà certezze; invece andrebbero incrementati la consapevolezza e il dubbio.
    Il sistema dei media aumenta la consapevolezza e la partecipazione? Personalmente ne dubito anche quando si tratta di media elettronici e interattivi come questo.
    Perché ne dubito? perché sta prevalendo il modello Google e Amazon, cioè il sistema della “verità prevalente e certificata dal numero di click”.
    Eppure, ha ragione lei, non si può rinunciare a dire e a raccontare e a denunciare. Sisifo bisogna immaginarlo felice, no?

  11. Luci0on Gen 18th 2012 at 10:52

    Ma la pubblicità serve per evidenziare problematiche prettamente scientifiche? Quello che contesto é l’ utilizzo indiscriminato di continui riferimenti all’ operato del genere umano che é stolto per l’aver interferito con il clima con le sue attività. Questo é sbagliatissimo perché non é dimostrabile da un punto di vista scientifico e comunque opinabile. Sarebbe meglio portare avanti un messaggio ambientalista senza chiamare in causa i cambiamenti climatici … Bisogna salvaguardare il nostro pianeta a prescindere dai cambiamenti climatici e lo dobbiamo fare in fretta. Bisogna separare il messaggio pubblicitario ambientalista ed ecologico dal contesto climatico. Sappiamo benissimo che il tempo meteorologico ed il clima seguono il loro percorso a prescindere dalle previsioni … quante volte sono stati fatti errori nelle previsioni meteo … analoghe figuracce sono state fatte dai climatologi degli anni ’70 quando avevano previsto glaciazioni eppoi i cosidetti gas serra probabilmente infuiscono molto poco sul clima confronto alla variabile solare. Tutti questi errori che inevitabilmente si hanno quando si ti fanno previsioni possono far perdere credibilità al messaggio pubblicitario … resta comunque in fatto che stiamo distruggendo il nostro pianeta e consumando gran parte delle risorse non rinnovabili. Spero che questa volta il commento non venga cancellato … ovvero che bisogno c’era di mettere l’ orso bianco sul lastrone di ghiaccio … quando i ghiacci non si stanno sciogliendo più di tanto… In compenso il nostro pianeta lo stiamo comunque distruggendo, basta vedere le Alpi Apuane come sono ridotte … nessuno andrà lassù a ricostruire le cime … a me fa più impressione una cava marmo che distrugge una montagna una macchia di petrolio che sporca mezzo golfo del messico di orso polare che si riposa su pack.

  12. Paolo C.on Gen 18th 2012 at 11:38

    @Lucio

    “Questo é sbagliatissimo perché non é dimostrabile da un punto di vista scientifico”

    Davvero? Devo essermi perso qualcosa…

    http://www.skepticalscience.com/big-picture.html

    ” ….analoghe figuracce sono state fatte dai climatologi degli anni ’70 quando avevano previsto glaciazioni…”

    Legga qui:

    http://www.skepticalscience.com/ice-age-predictions-in-1970s.htm

  13. Luci0on Gen 18th 2012 at 12:37

    @Paolo C. Ricominciamo con skepticalscience … comunque i ghiacci artici a settembre 2011 esistevano ancora o sbaglio e oops il livello degli oceani quest’anno non é cresciuto …
    Spero comunque mi dia ragione sul un punto ovvero .. che a prescindere da chi ha torto o ragione sul clima credo che la campagna per salvare il nostro pianeta ( dai disastri compiuti dagli eccessi dell’ economia capitalista) vada fatta.

  14. Elisabetta Mutto Accordion Gen 18th 2012 at 14:09

    Bene, cercando di fare una sintesi di tutti gli interventi c’è sostanziale accordo sulla necessità di comunicare di più e meglio. Si sottolinea il bisogno ad un rigore nei contenuti per stimolare il singolo ad essere più consapevole delle proprie scelte anche come consumatore. E’ stato evidenziato il rischio di creare partnership con aziende che si vogliano solo tingere di verde, mettendo in rilievo dunque la necessità che non vengano mandati messaggi discordanti. Siamo tutti consapevoli che non sarà un percorso facile nè breve, quindi buon lavoro a tutti!

  15. Paolo C.on Gen 18th 2012 at 15:02

    @Lucio

    Guardi che le farebbe molto bene iniziare a leggersi qualche articolo da SkS (se proprio rifiuta di aprire un volume), visto che ogni volta che posta un commento dà prova della sua ignoranza (senza offesa).

  16. Luci0on Gen 18th 2012 at 21:34

    @Paolo C. Non mi offende di certo … come diceva qualcuno ho una certezza “so di non sapere” … !

  17. Silviaon Gen 20th 2012 at 13:30

    Io nel mio piccolo ho creato questo video fatto di slide di foto con una canzone dei Massive Attack che ho reinterpreatato, volto alla sensibilizzazione di tutti sui temi ambientali!
    Eccolo qui!
    http://youtu.be/unx_4igpSYM

    grazie ciao!

    Silvia

  18. Riccardo Reitanoon Gen 20th 2012 at 17:52

    Silvia
    vale per tutti noi, “nel nostro piccolo”. Ed è bene farlo.

  19. […] leggere e prendere come spunto per la divulgazione della tematica. Condividi:StampaEmailFacebookTwitterLike this:LikeBe the first to like this […]

  20. Daniele Di Domenicoon Feb 9th 2012 at 16:21

    Spero troviate interessante questa iniziativa che stiamo realizzando su youtube e facebook, si tratta di un cartoon a puntate che parla di cambiamenti climatici. In particolare viene presentato un progetto di ricerca realizzato dallo University Centre in Svalbard nella città più a nord del mondo, Longyearbyen. L’obiettivo è realizzare un sistema per la cattura e lo stoccaggio della CO2 nel sottosuolo (Carbon Capture and Storage). L’animazione/video sarà pubblicata a puntate su http://www.youtube.com/user/TheKairostudio ogni lunedì fino al 26 Febbraio. Potete seguire l’evento su facebook http://www.facebook.com/events/104968499627469/ , i primi due episodi sono già on-line http://www.youtube.com/watch?v=M-fjuUPUbkI&list=UUNc-pEoysbtZVHNNXWbugqQ&index=2&feature=plcp.

    Se siete interessati ad approfondimenti contattateci su http://www.kairostudio.it/ o via email studio.kairos3@gmail.com.

    Buona visione!

  21. Federico Antognazzaon Feb 16th 2012 at 11:48

    Noi di Italian Climate Network abbiamo pensato di organizzare una giornata di formazione sul tema “Comunicare il clima che cambia”.

    Trovate tutti i dettagli sul nostro sito http://www.italiaclima.org, questo è il link dell’evento.
    http://www.italiaclima.org/index.php/using-joomla/extensions/components/content-component/article-categories/136-comunicare-il-clima-che-cambia

    Ulteriori info e aggiornamenti quotidiani sulla nostra pagina facebook http://www.facebook.com/ItalianClimateNetworkk