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Dalle azioni individuali di mitigazione un contributo per il clima?

Per ridurre le emissioni di gas erra e vivere meglio, un libro con 101 ricette d’azione individuale e familiare. Ma se le cose da fare sono chiare, come far sì che facciano la differenza?

 

La tentazione di intraprendere azioni dirette a livello individuale e familiare è fortissima. Chi sente arrivare i cambiamenti climatici e si pone il problema di dare un contributo, per quanto piccolo, ma preciso e personale, oggi dispone di un’ampia letteratura che elenca le tante cose che si possono intraprendere. In essa spicca il libro di Lorena Lombroso e Simona Pareschi Dipende da te: 101 cose da fare che presenta in pillole un gran numero di gesti che possono aiutare a costruire un ambiente a misura d’uomo, favorendo concretamente la sostenibilità e la riduzione delle emissioni climalteranti.

Suddiviso in 11 parti, il testo aiuta in scelte quotidiane ed azioni semplici, capaci ciascuna di dare un contributo concreto e una spinta simbolica per un mondo migliore. Simpaticamente illustrato da Matteo Zanfi e col solido sostegno scientifico di Luca Lombroso, il libro accompagna il lettore protagonista del cambiamento a fare azioni nel suo ambito di dominio diretto: la casa, la tavolo, l’orto, la scuola e l’ufficio (ed il luogo di lavoro in senso lato). Ovunque andiamo, siamo chiamati a fare delle scelte. Prendere quelle che aiutano l’ambiente può diventare il filo rosso che, come mostra il libro, le unisce tutte, senza peraltro complicarci troppo la vita.

Il bello del libro è che sono tutte cose fattibili, alla portata di ciascuno, in ambiti che privatamente può e deve gestire. Sono le scelte di consumo (che poi trainano chi vende e lo spingono a rifornirsi dai produttori “giusti”); sono le scelte di trasporto, di mobilità, di comunicazione (da Internet alla fotografia digitale) – in una parola sono scelte di vita. Quelle sulle quali siamo bombardati di pubblicità e che rischiano di minare la nostra sostenibilità… finanziaria!

Del resto “buone pratiche ambientali” che vengono spesso date per scontate non lo sono in realtà affatto per larghe fasce delle popolazioni, incluso e forse soprattutto i giovani, come dimostra la scarsa consapevolezza degli studenti presenti a Le Storie, condotto da Corrado Augias del 30 dicembre 2011 con ospiti Luca e Lorena Lombroso.

Il libro è chiaro, scritto benissimo e pienamente calato nelle difficoltà delle famiglie italiane. Ed è in buona compagnia: si pensi ai libri di Andrea Poggio Vivere con stile e Viaggiare leggeri o, ancora, “Prove di felicità quotidiana” di Luca Gaggioli e Antonella Valer.

Ma dopo queste letture, qualche domanda sorge spontanea. Sarà influente quello che fa il singolo? O si tratta di palliativi, buoni per la coscienza ma irrilevanti per il clima? Queste attività sono in grado di fare la differenza, di darci qualche anno di più, di preparare ed imporre scelte ai grandi soggetti, ad esempio nel campo dell’energia o dei trasporti? È chiaro infatti che l’individuo fa le sue scelte immerso in un contesto che può essere dominato dai combustibili fossili (ed i loro interessi consolidati) o invece dalle rinnovabili, dall’asfissia automobilistica oppure un sistema di mobilità sostenibile veloce e confortevole, dai monopoli delle discariche o dalla presenza di filiere della raccolta differenziata e così via.

Qui il libro di Lombroso e Pareschi elenca numerose attività di pressione sui “politici” e sui “potenti”, prestando la giusta attenzione ai vertici sul clima, al Patto dei sindaci, alla città del futuro ed alla green economy. In effetti, larghe maggioranze di cittadini possono travolgere i partiti che professano il negazionismo (a parole e nei fatti), producendo effetti politici decisivi.

Ma il tema potrebbe essere trattato ancora in modo più ampio. A mio avviso, maggiore importanza dovrebbe essere rivolta ai gesti di ciascuno che influenzano le scelte degli altri. Abbiamo bisogno di mettere in moto processi auto-catalitici, che sfruttino la “pressione dei pari” per produrre collettività in movimento. Se chi inquina viene sanzionato socialmente dai suoi colleghi, dal suo gruppo di riferimento, e viene fatto spostare su scelte diverse, otteniamo un risultato importante. Se a sua volta induce altri a cambiare ed essi spingono ulteriori a modificare i propri comportamenti, la transizione ad un’economia a basse emissioni prende la velocità necessaria.

Tutto questo, mi pare, avviene più efficacemente nei contesti di vita allargati delle persone, nella dimensione ad esempio del quartiere, dove ciò che facciamo noi personalmente ha una visibilità diretta e dove i rapporti faccia-a-faccia evitano qualsiasi intellettualismo.

Gli eco-quartieri, dove risultano socialmente apprezzate le scelte individuali e familiari orientate alla sostenibilità, che vengono opportunamente rese facili ed economiche dal contesto, potrebbero essere un incubatore importante, capace di raccordare il locale al globale, con tutte le mediazioni di scala necessarie.

Per chi voglia approfondire la cosa, non mi rimane che invitare al convegno del 2 giugno 2012 Progetti di ecoquartieri per l’Europa di oggi” ed alla ”Notte smart” al Quartiere San Salvario di Torino, dove queste cose cominciamo  a farle.

 

Testo di Valentino Piana

18 responses so far

18 Responses to “Dalle azioni individuali di mitigazione un contributo per il clima?”

  1. nicoon Mag 25th 2012 at 07:37

    bella segnalazione. Ormai la pubblicistica è molto varia.
    Ti segnalo anche Confessioni di un ecopeccatore
    http://www.edizioniambiente.it/eda/catalogo/libri/336/
    Quanto l’azione indivudale possa essere importante è questione molto discussa. Sicuramente la pubblica amministrazione può agire da stimolo con una serie di strumenti tra cui quelli citati nell’articolo (patto dei sindaci ma anche acquisti verdi, agende21 locali, ecogestione,ecc..) ma è molto importante la coerenza dell’azione per evitare il rischio di un messaggio sfalsato ai cittadini.
    In pratica una istituzione non può promuovere buone pratiche se non le interiorizza.
    Gli ecoquartieri possono essere una soluzione? Di sicuro progettare ambienti più vivibili facilita questa presa di consapevolezza da parte della popolazione

  2. teresaon Mag 25th 2012 at 08:40

    Processi autocatalitici, pressione dei pari, collettivita´in movimento: sono concetti che dobbiamo imparare a ricordare e praticare se ci riconosce nella cittadinanza attiva. Purtroppo tante persone sono un po´scettiche di fronte a questo concetto, pensando che “tanto se anche ci sto attento io qualcun altro inquina consuma-inquina 100 volte piu´di me”…. I nostri piccoli consumi sommati invece valgono molto per il cambiamento, possono esercitare pressione verso l´alto, verso chi compie scelte di marketing intelligence, non sottovalutiamoli! A mio avviso servono inoltre a motivare la persona, a non gettare la spugna per continuare a consumare controcorrente e riducendo gli sprechi in ogni aspetto della vita lavorativa e quotidiana, a dare un´educazione alla sostenibilita´ ai propri figli, quella che Fritjof Capra chiama “ecoliteracy”. Non per il loro futuro, ma per migliorare il nostro presente!

  3. Francesca B.on Mag 25th 2012 at 10:16

    Sono pienamente d’accordo con Teresa, non dobbiamo lasciarci scoraggiare dal pensiero che “nessuno lo fa, cosa cambia il mio piccolo gesto?” invece cambia, ed ha una grandissima importanza nell’influenzare chi ci circonda e da li’ ad arrivare a chi effettivamente esercita scelte politiche e di marketing. Il problema e’ sensibilizzare chi sta “in alto” le cui scelte sono purtroppo dettate da interessi economici incompatibili con la cura degli interssi ambientali, cosi’ costringendo tutti noi ad obbedire ad un sistema del tutto “anti”ecologico… Non lasciamoci scoraggiare!

  4. sandro polcion Mag 25th 2012 at 11:03

    un buon approccio. un gran lavoro da fare. e c’è chi dice che il lavoro manca…

  5. Emanueleon Mag 25th 2012 at 11:31

    Creare una cultura diffusa sensata e sostenibile anche nel piccolo, sicuramente è l’inizio di tutto.

    Grazie per l’interessante recensione e per la propulsione del tema.

  6. homoereticuson Mag 25th 2012 at 12:10

    Ho qualche perplessità sul titolo: non amo per nulla l’espressione “salvare il pianeta”, che si salverà benissimo da solo, specie quando ci saremo serenamente estinti.
    A questo proposito penso che si parli sempre troppo poco del tema centrale della sovrappopolazione, che resta in fondo il nodo cruciale, la madre di tutte le nostre disgrazie future. Spero che tra le 101 azioni proposte ci sia anche il consiglio di usare un metodo contraccettivo sicuro.
    Quanto all’importanza delle piccole azioni: il tale diceva che la somma di tante piccole azioni è solo una piccola azione. Ma è pur vero che, come ha scritto qualcuno qua sopra, il mio comportamento di nicchia può potenzialmente infuenzare scelte di mercato su scala più ampia (cinicamente parlando: al venditore di detersivi può interessare nulla della biodegradabilità del suo prodotto, ma per intercettare quel 5 percento di acquirenti sensibili potrà essere indotto a produrne uno con quelle caratteristiche).

  7. Francescoon Mag 25th 2012 at 14:36

    Concordo piu’ o meno con tutti i commenti precedenti.
    Dovrebbe esserci, infatti, un contributo da parte di tutti, nel piccolo e nel quotidiano. Come diceva qualcuno, “la somma fa il totale”… Le istituzioni e le imprese, pero’ devono contribuire a questo processo educativo alla sostenibilità con beni e servizi accessibili a chiunque!
    Ottima e scorrevole recensione.

  8. Silva Fersion Mag 25th 2012 at 17:36

    Nelle moderne società non si riscontra né rispetto per l’ambiente né attenzione per la conservazione di esso quindi segnali come questo libro sono estremamente positivi e ci invitano a prendere coscienza che si può cambiare rotta a partire da noi.
    A me, invece, piace molto il sottotitolo “per salvare il pianeta e vivere meglio”, penso che sia perfetto perché ormai siamo arrivati nella fase “di salvataggio”.

  9. Giovanni Pietraon Mag 26th 2012 at 13:39

    L’idea di trovare dei mezzi per promuovere la disapprovazione sociale (intendo del vicino di casa, del compagno di lavoro, ecc.) per chi non applica pratiche che potrebbero diventare di uso comune mi sembra molto buona. Benché sembri un paradosso, proprio per le “piccole” azioni di difesa ambientale, bisogna sollecitare il “conformismo” – che poi vuol dire ” azione conforme, conformarsi alle azioni del gruppo”. Naturalmente ciò può avvenire tanto meglio se ci si muove in direzione degli eco-quartieri. Mi sembra che le proposte contenute nel libro di Lorena Lombroso e Simona Pareschi “Dipende da te: 101 cose da fare” e quella degli ecoquartieri debbano in qualche maniera essere legate insieme. Uno degli argomenti spesso usati per non fare una di quelle 101 cose è l’assenza di iniziative che mostrino che essa è effettivamente utile (classica la risposta sulla “raccolta differenziata”: “Ma tanto poi la mettono tutta nello stesso mucchio”)

  10. Mauroon Mag 26th 2012 at 16:57

    Non ho letto il libro. Presto lo leggerò perché la tua recensione mi convince ad approfondire. Apprezzo la prospettiva che nasce dalle tue osservazioni. Ogni persona può concretamente fare qualcosa per ‘riformare’ la relazione dell’uomo con l’ambiente, che sembra ispirata spesso da una logica di consumo. L’adesione individuale può sembrare poca cosa, ma è alla base di ogni cambiamento profondo. Il sottotitolo mi sembra provocatorio. Lo leggo in questo modo: interroghiamoci su come salvare un ‘modo umano’ di stare nel mondo. Ciò mette in questione quale sia questo ‘modo umano’. Non ho una soluzione per tutti, ma faccio appello all’esperienza. Ho avuto la fortuna di apprendere il ‘mio modo di essere nel mondo’ da persone che hanno rispettato e rispettano l’ambiente, ne hanno amato la bellezza e hanno cercato di trasmettermela. Cerco di fare la stessa cosa con i miei figli (concordo pienamente con l’intervento di Teresa). Mi accorgo che loro mi osservano. Mi sento responsabile per i gesti che compio, perché il mio modo di essere ‘si diffonde’ con loro. Sento una responsabilità, una sfida a interrogarmi quotidianamente sula bontà delle mie azioni e, al contempo, una speranza. Perché l’affermazione del valore, attraverso la pratica, non è ‘nulla’: si propaga.

  11. claudio della volpeon Mag 28th 2012 at 12:33

    attenzione pero’ che le azioni individuali non siano poi un buon motivo per escludere o per estraniarsi da quelle collettive o politiche; salvarsi l’anima vivendo poniamo da eremiti non cambia poi il resto; occorre accoppiare entrambi i livelli : battersi collettivamente e vivere coerentemente con i proprii ideali

  12. Francesco Meleon Giu 1st 2012 at 00:01

    Lo spunto che ci dà Valentino, a mio modo di vedere, è politico. E dico politico nel senso nobile del termine. Lo dico con Lester Brown, il quale in una recente intervista ha detto (più o meno) che occorre non sovrapporre l’atto individuale responsabile (e consapevole o viceversa) all’atto politico. O meglio: Brown dice che non bisogna limitarsi alla prima tipologia di azioni (virtuose) pensando che esaurisca anche la seconda.
    Se l’atto individuale è la prima cosa politica che possiamo fare, come giustamente suggerisce Valentino, la transizione di una comunità verso un modello di sviluppo a basse emissioni (e ad alta contentezza!) deve prevedere un meccanismo collettivo.
    Ognuno, naturalmente, sceglierà dove agire collettivamente ma questo passaggio è inevitabile.
    Mi pare un libro (lo leggerò naturalmente) che parla del futuro prossimo, quel tipo di futuro a portata di mano.
    Complimenti alle autrici (in anticipo) ma prometto un post a lettura ultimata.

  13. Valentinoon Giu 4th 2012 at 16:23

    Il convegno che si è svolto a Torino è stato un bel successo, come ad esempio indica l’articolo sulla Stampa:

    http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/greenews/articolo/lstp/456924/

  14. Valentinoon Giu 6th 2012 at 07:43

    Gli interventi al convegno (video) sono qui:

    http://ecoquartieriperlitalia.it/convegno/interventi/

  15. Gianfrancoon Giu 6th 2012 at 17:02

    Su Repubblica di oggi, a pagina 37 dell’edizione cartacea, Mark Hertsgaard riferisce che l’uso del carbone per produrre energia negli USA darebbe segni di rallentamento. Speriamo che il trend continui e non sia semplicemente dovuto al passaggio dal carbone al gas naturale (un po’ meno inquinante) o alle pestifere tar sands.
    Secondo MH ha avuto un ruolo determinante la sinergia tra iniziative individuali (tra cui la sensibilizzazione di vicini e conoscenti) e pressioni dei cittadini su politici e media.
    Ho qualche riserva sull’ottimismo di MH, ma in ogni caso sembra un esempio incoraggiante.

  16. Valentinoon Giu 7th 2012 at 08:46

    @Gianfranco
    Grazie mille per la segnalazione! Il link all’articolo può essere questo:
    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/il-re-carbone-si-puo-sconfiggere/2172329/17

  17. Gianfrancoon Giu 7th 2012 at 14:07

    @Valentino
    L’argomento è simile ma l’articolo a cui mi riferivo io è a questo link http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/06/06/finita-eta-del-carbone-cosi.html

  18. luca Lombrosoon Giu 9th 2012 at 16:42

    Grazie a tutti e soprattutto a valentino della recensione
    presto dal terremoto, anche se per fortuna senza danni, non ho potuto partecipare alla discussione attivamente
    comunque, il titolo è volutamente provocatorio, appunto: nessuna illusione, il pianeta si salva da se, siamo noi a dover salvarci semmai.
    il punto però è: possiamo contare che chi ci ha messo in questi guai ci cavi anche dalla situazione? era anche uno slogan a copenhagen e ovviamente la risposta è no.
    chiaro che le 101 un cose non sono sufffiecienti, ma c’è anche un capitolo per i politici e potenti e soprattutto la cosa numero 101, fora ela più importante: ma non ve la dico, leggetela 🙂