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Percezione dei cambiamenti climatici: questione di scienza o di psicologia?

Cittadini e politici non sembrano avere colto l’urgenza del problema. È colpa di chi comunica la scienza? Dell’ignoranza scientifica? O c’e’ dell’altro? Questo tema, già affrontato in post precedenti (qui e qui) e in altri blog, è stato oggetto di questo recente commento di Adam Corner sulla rivista Nature Climate Change.

 

Psicologia: cultura scientifica e opinioni sul clima

Coloro che lavorano nel settore della comunicazione dei cambiamenti climatici si trovano ad affrontare un compito non invidiabile. Nonostante la ricerca scientifica abbia ormai abbondantemente discusso le cause e le prevedibili conseguenze dei cambiamenti climatici, le emissioni di anidride carbonica continuano ad aumentare e le misure necessarie ad affrontare questo problema sono scarse. Abbiamo bisogno di diventare più bravi a parlare di scienze del clima, a “educare” il pubblico e ad alzare la voce sulla realtà dei cambiamenti climatici? Sembrerebbe di no. Un recente studio apparso su Nature Climate Change (Kahan e colleghi) [1] dimostra che questa strategia rischia di avere una efficacia limitata. Anzi, potrebbe accrescere lo scetticismo o il disinteresse dei  cittadini.

I ricercatori hanno studiato la relazione tra cultura scientifica e preoccupazione per i rischi dei cambiamenti climatici e hanno trovato un risultato non intuitivo: la rischiosità percepita e la preoccupazione non aumentano con il livello di conoscenze. Inoltre, sembra che un alto livello di cultura scientifica abbia un effetto polarizzante tra chi è predisposto, da idee sociali e politiche, a rifiutare o accettare le scienze del clima. Come è stato mostrato in alcune ricerche (qui e qui) [2,3], una visione individualistica, contraria a   interferenze politiche nei processi decisionali personali o aziendali, e favorevole a forme molto strutturate di ordine sociale, rende più probabile lo scetticismo sui cambiamenti climatici.
science literacy 1Al contrario, tendono ad essere accettati da chi ha una visione più egualitaria e preferisce forme di organizzazione sociale meno rigide e più comunitarie.
Kahan e colleghi hanno visto che la differenza è più marcata tra coloro che hanno una maggiore cultura scientifica. Le implicazioni di questa scoperta sono importanti: è improbabile che lo scetticismo possa essere superato “presentando più scienza”, perché chi ha ottenuto i risultati più alti nei test di cultura scientifica è probabilmente più sicuro delle proprie opinioni.

I sociologi sanno da tempo che l’opposizione nei confronti di un settore della scienza e della tecnologia non può essere semplicemente attribuito a una mancanza di conoscenza [4]. Discussioni sugli organismi geneticamente modificati, o sulle nanotecnologie, hanno più spesso a che fare con le implicazioni sociali, etiche e politiche del tema piuttosto che con la scienza stessa. Ma i comunicatori dei cambiamenti climatici si ostinano tuttora nel voler ribadire l’evidenza. Ricerche di questo tipo sono fondamentali per far sì che la comunicazione sia più scientifica [5].

Poiché le opinioni socio-politiche delle persone (e, per estensione, anche le opinioni sui cambiamenti climatici) tendono a conformarsi alle norme della loro rete sociale, Kahan e colleghi [1] suggeriscono che la comunicazione potrebbe essere più efficace se venissero adottati metodi che promuovano la riflessione tra gruppi di pari. (Questo rispecchia risultati di altre ricerche che sottolineano l’importanza delle norme sociali nella promozione di stili di vita sostenibili.[6]) È quindi arrivato il momento di abbandonare la scienza, e puntare diritto alla politica dei cambiamenti climatici? A seguire rigorosamente questa logica si corrono però alcuni rischi.

science literacy 2In primo luogo, il modo in cui i ricercatori hanno misurato l’alfabetizzazione scientifica dei partecipanti all’esperimento (usando una serie di domande per valutare la conoscenza generale di fisica e biologia) non ha consentito di misurare quanto approfondita fosse la conoscenza specifica delle scienze del clima. Se una persona sa che gli elettroni sono più piccoli degli atomi, non significa che conosca il ciclo del carbonio. In altre ricerche in cui si misurava l’approfondita conoscenza dei cambiamenti climatici, è stata infatti osservata una relazione positiva tra conoscenza e preoccupazione [7]. Allo stesso modo, alcuni scienziati che contestano il ruolo dominante dell’uomo sul clima si occupano in genere di altre discipline [8].

In secondo luogo, e forse ancora più importante, l’idea che “i fatti non contano” potrebbe essere un pericoloso messaggio [9] facendo credere  che la realtà dei cambiamenti climatici non sia altro che una scelta personale. Ci sono verità oggettive, nascoste sotto il “mantello della soggettività” che usiamo per avvolgere i nostri ragionamenti. Le temperature sono veramente aumentate, così come gli oceani sono davvero diventati più acidi, indipendentemente dal fatto che lo si voglia credere o meno. Nessun tentativo di comunicare i cambiamenti climatici può essere credibile se dice cose non vere, tantomeno se ignora i fatti. La lezione che si può trarre dallo studio di Kahan e colleghi non è che i fatti sono superflui, ma che non sono sufficienti.

Promuovere l’impegno civico nella lotta ai cambiamenti climatici non è semplicemente una questione di trovare grafici o statistiche perfette, e questo messaggio è cruciale per una migliore comunicazione. I fatti e le cifre delle scienze del clima si inseriscono in un contesto sociale, politico e morale molto complesso che esercita una formidabile influenza su quanto e su come, i rischi dei cambiamenti climatici facciano presa sulle persone. È essenziale comprendere meglio la psicologia che sta dietro il credere (o l’essere scettici) ai cambiamenti climatici per compiere passi avanti nel prevenirne le pericolose conseguenze.

 

Riferimenti bibliografici

1 – Kahan, D. et al. Nature Clim. Change 2, 732–735 (2012).

2 – McCright, A. M. & Dunlap, R. E. Glob. Environ. Change 21, 1163–1172 (2011).

3 – Kahan, D. M., Jenkins-Smith, H. & Braman, D. J. Risk Res. 14, 147–174 (2011).                   http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/13669877.2010.511246

4 – Irwin, A. & Wynne, B. (eds) Misunderstanding Science? The Public Reconstruction of Science and Technology. (Cambridge Univ.               Press, 1996).

5 – Pidgeon, N. & Fischhoff, B. Nature Clim. Change 1, 35–41 (2011).

5 –Griskevicius, V., Cialdini, R. B. & Goldstein, N. J. Int. J. Sustain. Commun. 3, 5–13 (2008).

7 – Tobler, C., Visschers, V. & Siegrist, M. Clim. Change 114, 189–209 (2012).

8-  Doran, P. T. & Zimmerman, M. K. Eos 90, 22–23 (2009).

9 –  http://www.climateaccess.org/blog/clueless-about-climate-change

 

Traduzione di Giulia Fiorese, con il contributo di Giacomo Grassi e Sylvie Coyaud

33 responses so far

33 Responses to “Percezione dei cambiamenti climatici: questione di scienza o di psicologia?”

  1. Paolo C.on Ott 23rd 2012 at 08:27

    Al punto in cui siamo – con eventi climatici estremi sempre più frequenti e prospettive anche peggiori – dovremmo aver superato da un pezzo la fase delle chiacchiere ed essere passati all’azione.
    Il fatto che non sia così non induce ad essere ottimisti.

  2. Elisabetta Corràon Ott 23rd 2012 at 09:21

    Mi pare che la questione sia essenziale, ma che la conclusione logica a questo ragionamento rimanga in sospeso. Innanzitutto, non capisco come si possa immaginare che la gente comune conosca il ciclo del carbonio, quando in società avanzate solo una percentuale ristretta della popolazione è in grado di leggere e comprendere un saggio complesso. L’abbondanza dei dati scientifici non conta di per sè, ossia non è un fattore in grado di condizionare ed arricchire la comunicazione del problema. Perché quello che conta sul serio è il MODO in cui una cosa viene raccontata e spiegata. Ed è questa la conclusione inevitabile del ragionamento: l’Accademia deve cominciare a scendere dal proprio empireo e rendersi conto che nessuna tabella e nessuna statistica arriva al cuore delle persone senza un racconto efficace, scientificamente inoppugnabile, preciso e rigoroso, certamente, ma altrettanto sostanzialmente capace di EMOZIONARE, COINVOLGERE. La scienza del clima, le scienze delle terra e le discipline scientifiche che concorrono a fornirci una rappresentazione matematica di cosa sta accadendo all’atmosfera se non in rarissimi casi non sono state in grado di realizzare un ponte cognitivo tra il sapere degli specialisti e la capacità ricettiva delle persone comuni. Si tratta cioè della mancanza di un filtro che traduca in narrazioni quel che la scienza dice attraverso le sue strumentazioni logiche e i suoi calcoli. Con narrazioni intendo esattamente questo: la fiction, la messa in rappresentazione del clima, con esempi ampiamente tratti da altre discipline. Le discipline “umane”, che raccontano della vita sulla Terra e della civiltà non meno della scienza del clima. Perché il clima alterato e il Pianeta saccheggiato sono il prodotto dell’azione della civiltà umana e senza una comprensione vasta di questa civiltà non possono essere affrontati come problemi reali, bensì solo come astrazioni accademiche. Il fattore psicologico, ampiamente studiato da Clive Hamilton, ci dice infatti che l’allarme per il riscaldamento della Terra non turba le coscienze più di quanto non facciamo altri tipi di preoccupazioni: le modifiche psicologiche risultato di 5 decenni di benessere hanno modificato la scala delle priorità delle società avanzate. Siamo cioè di fronte a un problema filosofico, e non solo climatico. Se l’Accademia non riuscirà a cogliere questa sfida comunicativa, temo che non ci siamo molte speranze di convincere la casalinga di Voghera a studiare il ciclo del carbonio mentre ha in forno la torta di mele. Dobbiamo uscire dalla dicotomia tra scienza del clima e scienze umane: serve un ponte tra queste due sponde per raggiungere il cuore delle persone.

  3. Gianfrancoon Ott 23rd 2012 at 14:11

    Elisabetta ha ragione, anche se un po’ più di scienza e meno vaniloqui pseudo-umanistici nella formazione se non delle casalinghe almeno in quella che il mio preside del liceo chiamava “la futura classe dirigente”. Anche una divulgazione meno cialtrona di Voyager, tanto per fare solo un esempio, non guasterebbe. Gore e Guggenheim ci hanno provato, pur in modo in parte criticabile. E infatti abbiamo visto la feroce campagna di denigrazione contro di loro.

  4. Elisabetta Corràon Ott 23rd 2012 at 14:19

    Mi spiace GianFranco, ma qui non si tratta affatto di vaniloqui umanistici, il problema è ben più alto ! Prova a prenderlo leggendo Husserl e Fienkielkraut, ti assicuro che illuminano sulla questione molto più che il pur ottimo Al Gore. Perchè siamo arrivati a questo punto di distruzione del Pianeta? questa è la domanda a cui bisogna sforzarsi di rispondere per capire la ritrosia psicologica di cui parla il tema in oggetto. Il resto sì che sono cianfrusaglie e vaniloqui: la pretesa di diagnosticare una malattia senza avere la strumentazione corretta. Purtroppo la crisi ecologica richiede una riforma del pensiero, che recuperi l’originaria radice comune di scienza e filosofia, e cioè l’episteme. La denigrazione consueta del pensiero puro è una moda retrograda che non trova neppure più riscontro nella realtà; dai una occhiata a come e cosa studiano a Stantford o al Santa Fe Institute. Negli avamposti di innovazione, ovviamente non italiani, si sperimenta da tempo un ritorno costruttivo anche al punto di vista umanistico. La cultura scientifica poco può senza un punto di vista anche umanistico e vice versa.

  5. Stefano Caserinion Ott 23rd 2012 at 21:23

    Cara Elisabetta, condivido molte delle cose che scrivi.
    Pero’ il post – il commento di Corner – non sostiene affatto che la casalinga di Voghera debba conoscere il ciclo del carbonio. Ma che anche chi conosce il ciclo del carbonio è soggetto a quei potenti meccanismi (psicologici, sociologici…) che portano a rimuovere le preoccupazioni che dovrebbero nascere dalla comprensione delle conseguenze, per il clima e per noi, dell’alterazione del ciclo del carbonio. La conclusione di Corner non è che ci vuole più conoscenza, più fatti, ma che i fatti non sono sufficienti.
    Sul fatto che una comunicazione coinvolgente ed emozionante abbia maggiore possibilità di superare queste barriere, si, certo, ma non so fino a che punto. Certo funziona meglio di una fredda esposizione di dati e grafici; ma l’essere umano ha mostrato (e sta mostrando) una capacità di rimuovere la realtà che stentiamo ogni volta a credere. Ha già scritto tutto Primo Levi nel suo bellissimo “Vanadio” ne “Il sistema periodico” (ho citato l’estratto con “costui non si rende conto” in apertura del mio libro “Guida alle leggende”). Stanley Cohen nel suo ”Stati di negazione” ha fatto una rassegna quasi brutale dei casi più famosi.
    Serve un lavoro più complesso e in profondità, concordo; il problema è che non sono certo questi i tempi per la complessità e la profondità.

  6. agrimensore gon Ott 24th 2012 at 12:46

    Riporto di seguito una frase dell’articolo che mi sembra fondamentale:
    “Poiché le opinioni socio-politiche delle persone (e, per estensione, anche le opinioni sui cambiamenti climatici) tendono a conformarsi alle norme della loro rete sociale, Kahan e colleghi [1] suggeriscono che la comunicazione potrebbe essere più efficace se venissero adottati metodi che promuovano la riflessione tra gruppi di pari.

    Quindi, da quanto capisco me, il suggerimento del lavoro di kahan non è convincere direttamente la cosiddetta casalinga di Voghera, ma quello strato di persone che magari non sono propriamente esperti di clima ma che hanno una solida cultura scientifica e rimangono scettici sulla questione, e che sono la reale interfaccia con la casalinga. La persona che non è molto interessata alla matematica/fisica non è che osserva i grafici e approfondisce gli argomenti, più semplicemente chiede pareri al vicino di casa, al collega, all’amico, al parente che sa essere interessato al tema qualcosa. Ad esempio, domanda: “Tu che te ne intendi, cosa ne pensi di…?”. La risposta da parte di una persona conosciuta che ha un background scientifico ritenuto affidabile, sarà molto più convincente di mille studi, report, paper, ecc. Questo è anche e soprattutto dovuto al fatto che molta gente è abituata a previsioni apocalittiche che non si sono poi verificate e, in un certo senso, non si fida più della comunicazione istituzionale quando avverte di gravi pericoli per l’umanità.

    Sotto questo punto di vista mi pare controproducente sparare ad alzo zero contro tutti quelli che pongono dei dubbi, eventualmente tacciandoli di negazionismo, come leggo spesso. In certi casi, sarebbe molto più utile rispondere con frasi del tipo “Sì, quello che lei dice è vero, però…”, “Su questo in parte ha ragione, tuttavia…”, “Potrebbe anche essere come dice lei, ma…”. E’ ovvio che se, viceversa, l’affermazione è completamente sballata, allora va stigmatizzata.

    Un altro punto che ritengo sottovalutato (parlo da perplesso sull’AGW e quindi da critico): bisogna stare molto attenti a non fornire un dato sbagliato, anche quando se ne forniscono altri cento giusti. Faccio l’esempio dell’articolo sul Sole24ore che avete riportato di recente in questo blog. A un certo punto c’era una frase che alludeva allo scioglimento dei ghiacci del polo sud. Letta così, non meglio circostanziata, che impressione può aver fatto alla persona che poi legge che i ghiacci marini antartici hanno raggiunto il record? Il film “Prova a incastrarmi” ha descritto bene questo meccanismo: la giuria salva un gruppo di mafiosi accusati da prove schiaccianti solo perché l’ultima testimonianza si è rivelata inaffidabile.

    Mi fermo perchè temo di essere oltre il limite di lugnhezza consentito.

  7. Stefano Caserinion Ott 24th 2012 at 17:49

    @ Agrimensore
    mi pare controproducente sparare ad alzo zero contro tutti quelli che pongono dei dubbi, eventualmente tacciandoli di negazionismo, come leggo spesso

    Concordo, chi propone dubbi va ascoltato; è quando l’affermazione è sballata, e soprattutto il dubbio viene riproposto la n+1 esima volta sempre uguale, senza curarsi delle valide spiegazioni già arrivate, che va stigmatizzata.
    L’atteggiamento del “quello che dice lei è vero, pero’.. ” può avree un senso tattico, ma il rischio è che alla fine faccia sembrare che la verità stia nel mezzo, che ci sono ancora molte incertezze, e questo è l’obiettivo deliberato di molte campagne di disinformazione, gli esempi sarebbero tanti.

    Non ricordo la frase del Sole 24ore, ma se è quella che dice lei non è sbagliata, i ghiacci del polo sud stanno diminuendo; non (ancora) il ghiaccio marino, ma sul totale dei ghiacci del polo sud l’articolo di Velicogna 2009 basato sui dati Grace erano impressionanti, la fusione c’è e sta accelerando

  8. agrimensore gon Ott 25th 2012 at 10:34

    La frase dell’articolo “La casa brucia…” sui poli è: “i ghiacci dei poli si sono sciolti”. Come scrivevo sopra, senza circostanziarla (come ha fatto lei), è una frase che può suscitare parecchie perplessità vedendo poi che l’Antartide è tuttora ricoperta di ghiacci e il trend dell’estensione dei ghiacci marini antartici è positivo.

    Lei scrive: “il rischio è che alla fine faccia sembrare che la verità stia nel mezzo”. A chi lo fa sembrare? Chi è che legge il blog “Climalteranti”? Non penso sia la casalinga di Voghera o l’operaio di Frosinone (nota: magari la casalinga di Voghera e l’operaio di Frosinone hanno una education molto superiore alla mia, è giusto per dire).
    Non voglio riaprire vecchie discussioni, ma le potrei fare esempi in cui, anche su questo blog, ho affermato quello che credevo essere delle banalità, e invece mi sono state contestate con veemenza degna di altre questioni. Ora, padronissimo di non credermi, ma quando pongo le stesse questioni al mio collega di stanza (un tipo in gamba, le assicuro) mi guarda con occhi che vogliono dire: “perchè mi stai chiedendo questo? sappiamo bene, sia io sia tu, come stanno le cose”. Quando gli dico che un professore o uno scienziato climatologo me le ha contestate, che idea crede che si faccia il mio collega? Per non parlare dell’insunuazione, ricevuta su un altro blog, che io sarei pagato per scrivere i miei commenti. E’ un aneddoto che racconto alle cene tra amici per suscitare ilarità. Però, che idea si faranno i miei commensali? Ovviamente io non conto granchè, sono una singola persona, e non influenzo nessuno, ma altri commentatori potrebbero essere molto più importanti di me nell’influenzare gli altri.
    Quello che voglio dire è che, se mai c’è stata una campagna di disinformazione, ha raggiunto quale principale obiettivo quello di fare in modo che i sostenitori dell’AGW mettessero in un unico calderone, quello dei nemici da combattere, tutti i dubbiosi.

  9. oca sapienson Ott 25th 2012 at 20:33

    @agrimensore g
    è vero, Carlo Rovelli dava per scontato che il dato importante fosse il volume, perché poco prima era uscito l’articolo sui ghiacci di Paolo Gabrielli. Non era il caso di prendere i lettori del Sole-24 Ore per smemorati ché poi si offendono!

    Anche secondo me, si fa disinformazione quando si risponde “lei ha ragione, però”a chi dice (per esempio e spesso lo ripete da anni) che l’effetto serra dei gas serra non è dimostrato. Certe affermazioni sono sbagliate – niente di male, sbagliamo tutti – e dire che sono in parte vere non mi sembra onesto.

    Se il suo collega non è un climatologo, è normale che la pensiate allo stesso modo. Come c’è scritto nel post, “le persone tendono a conformarsi alle norme della loro rete sociale”.

    Mi spiace per l’insinuazione. Il problema è che la gente pagata per discreditare le ricerche sui cambiamenti climatici (e altre cose) esiste davvero.

  10. Luci0on Ott 25th 2012 at 23:06

    Il clima cambia … non esiste un clima sempre uguale a se stesso un clima standard e la geologia lo dimostra. Il problema é che in realtà nessuno sà come potrà evolvere il clima, se verso un ulteriore riscaldamento o verso un raffreddamento, la modalità con cui avverrà e le tempistiche. Insomma non si sa come sarà questo cambiamento, l’ entità la velocità la direzione … da notare che anche in questo articolo viene usata la parola “cambiamento climatico” al posto dell’ ormai obsoleto termine “riscaldamento globale” . La prudenza consiglia un messaggio neutrale perché al primo errore arriverebbe lo sputtanamento ! A pensarci bene la situazione é abbastanza assurda … ci si preoccupa sul come comunicare i cambiamenti climatici e non si sa se saranno freddi o caldi … 🙂

  11. Paolo C.on Ott 26th 2012 at 09:08

    Regionalmente e stagionalmente potranno esservi ancora periodi rigidi. Non si cancella l’inverno di botto, specie considerando l’attuale situazione dell’Artico e dei jet stream.
    Ma globalmente non vedo come si possa invertire la tendenza a un ulteriore riscaldamento (oddio, volendo c’è sempre l’opzione nucleare, o qualche mega-eruzione, o un asteroide di passaggio…).

  12. claudio della volpeon Ott 26th 2012 at 12:21

    la frase:
    Il problema é che in realtà nessuno sà come potrà evolvere il clima, se verso un ulteriore riscaldamento o verso un raffreddamento, la modalità con cui avverrà e le tempistiche.

    è FALSA; […] i climatologi lo sanno e su diverse scale temporali; dipende da cosa faremo di concreto per ridurre le emissioni sul breve termine; sul lungo termine o sul lunghissimo termine probabilmente riprenderà il ciclo glaciale; ma se continueremo a produrre gas serra con la stessa velocità con cui li produciamo oggi potremmo anche alterare sul lungo termine il ciclo glaciale;
    nel termine dei secoli prossimi la temperatura aumenterà anche se fermeremo l’emissione totale ADESSO,a causa dell’inerzia di feedback del sistema: ci vuole tempo per riportare l’atmosfera ai livelli preindustriali;
    [… ]

  13. adminon Ott 26th 2012 at 14:08

    @ Claudio della Volpe

    per favore, moderiamo i toni
    ho cancellato alcune parti del suo commento che scaldano solo gli animi
    se i commenti di Luci0 le possono sembrare provocatòri, li ignori.

  14. Luci0on Ott 26th 2012 at 14:45

    Quello che volevo far notare che per la sua etimologia il cambiamento climatico é variabile oscillare da un valore neutro (nessun cambiamento) ad uno negativo (freddo) e positivo (caldo)… perché non si usa più il termine riscaldamento globale antropico se c’ é la certezza della sua esistenza? C’ é qualcuno che ha paura ad utilizzare ancora questo termine oppure le certezze cominciano a vacillare … é solo un problema di comunicazione? E se é solo comunicazione perché allora non viene detto chiaramente che oltre alle certezze esistono anche i dubbi ? La verità bisogna dirla tutta non solo una parte o solo quella che piace di più … altrimenti é normale che qualcuno cominci a sospettare.

  15. Luci0on Ott 26th 2012 at 15:11

    Chiedo scusa per la frase poco chiara … inoltre volevo far notare a Claudio Della Volpe che con le attuali tecnologie, ammesso che il riscaldamento globale sia veramente antropico, potremmo continuare a farlo per un periodo molto breve da un punto di vista climatico, forse 200-300 anni poi la natura continuerà a fare il suo corso fregandosene dei problemi dell’ umanità . La cosa che l’uomo ha sempre fatto almeno dalla paleolitico ad oggi é quello di adattarsi ai cambiamenti climatici e anche adesso questo sta accadendo e continuerà ad avvenire … non vedo così tanti problemi ! Abbiamo modificato il pianeta già così tanto dal punto di vista degli ecosistemi che é irriconoscibile rispetto a 6000 anni fa … eppure stiamo continuando a crescere e svilupparci! Anche nel 1600 1700 sembrava che non si potesse andare oltre … fu scoperto il carbone … poi petrolio l’ energia nucleare … non é adattamento ? Ancora non capisco dove sia il problema … se ci sarà troppo freddo le popolazioni a nord dovranno emigrare come hanno sempre fatto … se ci sarà troppo caldo le città costiere dovranno essere abbandonate. Se il mare si ritira o la terra si solleva i porti non funzioneranno più … E’ già successo e accadrà ancora.

  16. agrimensore gon Ott 26th 2012 at 15:43

    @oca sapiens
    Provo a esemplificare.
    GIORNO 1: il signor X legge CA ed è verosimilmente impressionato dalla frase che “i ghiacci dei poli si sono sciolti” (nota: non “i ghiacci si stanno sciogliendo” o “i ghiacci hanno perso gran parte del loro volume”, ma proprio “i ghiacci si sono sciolti”).
    GIORNO 2: il signor X telefona alla signora Y dicendogli tra l’altro quello che ha letto sui poli nel blog CA. S’immagina che ampie zone dell’Antartide sono ora ricoperte da sassi e rocce.
    GIORNO 3: la signora Y, incuriosita, si informa su Internet e scopre che i ghiacci ci sono ancora al polo SUD, e tanti, e che anzi l’estensione dei ghiacci marini antartici ha raggiunto un record, quindi avvisa della scoperta il signor X
    GIORNO 4: il signor X controlla e verifica che la signora Y ha ragione. Ne deduce che quelli di CA sono catastrofisti…
    Ripeto, è solo un esempio su come possono accadere certi meccanismi, come bisogna stare attenti per non ottenere degli effetti contrari, lungi da me una critica a Rovelli o a CA. Ma in cosa avrebbe sbagliato il signor X? E’ un negazionista? Ha problemi psicologici? E’ uno stupido?

    Per quanto riguarda le mie banalità, non erano sul clima ma sulla matematica/fisica.

    @Luci0
    Ne ho lette tante sull’AGW, ma il suo commento finora è stato il più terrificante sulle possibili conseguenze. Mi pare un altro esempio di comunicazione che ottiene l’effetto contrario di quello sperato.

  17. Gianfrancoon Ott 26th 2012 at 18:24

    @ agrimensore g
    Lei auspica un colloquio reciprocamente rispettoso tra chi sostiene opinioni diverse. Come darle torto? Ma la verità è più importante dello stile con cui si argomenta. Nell’articolo leggiamo “Ci sono verità oggettive… Le temperature sono veramente aumentate, così come gli oceani sono davvero diventati più acidi, indipendentemente dal fatto che lo si voglia credere o meno.”
    Cercherò di spiegarmi con l’aiuto di qualche esempio con cui ho più familiarità che con la scienza del clima. Il teorema di Pitagora in uno spazio euclideo è vero anche se presentato con tono arrogante. Un’opinione contraria, anche se espressa nel tono più mellifluo, è sbagliata. La più perfetta buona fede non cambia questo fatto. Lo stesso vale per il meno noto ma non meno vero teorema di Noether che mette in relazione i principi di conservazione con certe simmetrie. Il fatto che Pitagora fosse seguace di una setta dedita a culti esoterici o che Emmy Noether fosse ebrea per gentiluomini come lei o come me (come Bruto, uomini d’onore) è ininfluente. Ma conosco propagandisti che senza esitare ne farebbero argomenti molto efficaci a sostegno della loro parte.
    L’articolo accenna al ruolo delle “opinioni socio-politiche”. Che ruolo ha il fondamentalismo cristiana di uno Zichichi? L’ultraliberismo di un Monckton? Che ruolo hanno tali pregiudizi ideologici in chi presta loro fede? Che dire di certe posizioni new age?
    Ci sarebbero anche aspetti psicologici: penso ad esempio al narcisismo di un Lindzen.
    L’accusa di essere al soldo della lobby delle pale eoliche è tanto offensiva quanto poco verosimile. Però i propagandisti al soldo di questa o quella lobby esistono, come le ha ricordato Oca Sapiens. Io aggiungo il consiglio di leggere, se già non l’ha fatto, l’ottimo “merchants of doubt”.
    Lei lamenta di avere subito attacchi veementi per aver sostenuto cose che lei credeva delle banalità. Qualche anno di pratica sportiva mi ha insegnato che attaccare con veemenza è una buona cosa, nel rispetto delle regole s’intende. Immagino che lei si riferisse a insulti, che invece non sono una buona cosa. Però, ritornando a quello che dicevo all’inizio, le banalità da lei sostenute erano vere o no? E il fatto che lei sia stato insultato a torto in qualche occasione implica che chi l’ha offesa abbia sempre torto?

  18. claudio della volpeon Ott 26th 2012 at 20:35

    scusa admin ma se questo è un blog di discussione come si fa ad ignorare un contenuto come quello di Luci0? e se il contenuto di Luci0 è ripetutamente e costantemente sballato anche dopo mille precisazioni e sostiene sempre le medesime posizioni sballate quale sarebbe il nostro ruolo? continuare a ripetere pazientemente le stesse cose come se Luci0 fosse uno che semplicemente “non ha capito”? la questione non è che luCi0 non ha capito; è diversa; Luci0 e tanti altri non VOGLIONO capire non sono interessati a capire perchè capire comporterebbe un profondo rivolgimento del loro vivere quoridiano; sono persone che si possono convincere (se mai lo faranno) solo sulla base di fatti drammatici ; e due è che non c’è più tempo per convincere chi per partito preso per le sue posizioni complessive tende a negare l’evidenza; la discussione dal piano tecnico si sta spostandi inevitabilmente su quello politico poichè la “convinzone” corrisponde ad un certo modo di affronrare le cose del mondo; piaccia o meno. negli ultimi tempi ho partecipato poco perchè ritengo che l’approccio “tecnico” di climalteranti sia limitato, anzi direi limitatissimo; ci vuole una salto di qualità, occorre fare proposte che sono inevitabilmente politiche, nel senso alto del termine; chi non si è convinto “tecnicamente” adesso dopo un’anno come quello che abbiamo vissuto ha ripeto bisogno di ben altro, di eventi drammatici, che verranno ma più in là e di fare il vecchietto sapiente(dico vecchietto data la mia età) mi cale poco)
    quando Luci0 dice che tanto potremo fare poco solo per altri 2-300 anni significa che tutte le parole che abbiamo detto finora e i testi che abbiamo scritto per uno che ci legge da anni non sono oggettivamente serviti a nulla; la conclusione è che Luci0 non ha capito NULLA.
    che senso ha lavar la testa all’asino? e ti prego di non cancellare questa frase finale; me ne assumo la responsabilità. non intendo asino perchè credo che Luci0 sia incapace di capire per motivi di inteliggenza, ma per motivi di convinzioni generali; non capirà mai finchè i fatti suoi personali non lo obbligheranno a venire a patti con la realtà concreta; dopo tutto è cosi’ per tutti: molti di noi essendo ricercatori o scienziati ritengono che gli altri capiscano su basi “razionali”, ma non è cosi’, le opinioni sul clima sono strettamente legate a quelle su tanti altri fatti e non mi meraviglierei se Luci0 avesse anche idee suigeneris su temi come che so: le cure mediche alternative o il picco del petrolio o le energie rinnovabili o il nucleare, anche se poi alcuni di questi temi sono diventati “politicamente corretti” e sono accettati acriticamente. scusate lo sproloquio, ma climalteranti deve darsi una mossa.la tecnica non basta più, ci vuole di più.

  19. claudio della volpeon Ott 26th 2012 at 20:45

    scusate ma sto stirando e scrivendo in contemporanea e mi accorgo che ho fatto vari errori di ortografia, ma credo si capisca il contenuto

  20. oca sapienson Ott 26th 2012 at 23:27

    @agrimensore
    La distorsione è inevitabile, conviene rassegnarsi. Quando gli amici mi parlavano di un articolo che avevo scritto, all’inizio volevo cambiar mestiere!
    Ognuno preleva pezzi di informazione dai media per scopi propri, per scambiarli in tutt’altro contesto. Faccio così anch’io, dai papers che leggo su Science o Nature, porto ad Action Aid i pezzi che possono essere utili a qualche progetto – non è questione di stupidità o di negare la parte parte che non ci serve.

    La fisica ormai è divisa in un centinaio di sotto-discipline e non c’è fisico che le conosca tutte. Carlo Rovelli – per es.- si occupa di gravità quantistica, come matematico è bravo, ma per la fisica dell’atmosfera deve fidarsi degli specialisti.

    @cdv
    Se lo ignoriamo, secondo me Luci0 se ne va.

    Sulle iniziative politiche alte, mi sembri un po’ ottimista perché da parecchio attecchiscono quelle demagogiche. Invece un sito per capire e discutere di nuove ricerche sul clima non è da buttar via, sopratutto adesso che parecchie multinazionali si sono messe a finanziare progetti di geo-ingegneria.

  21. claudio della volpeon Ott 27th 2012 at 09:04

    ” i ghiacci dei poli si sono sciolti “? questa è una dimostrazione che chi ha scritto QUESTA frase (che non sta nell’articolo ma nell’intervento di qualcuno) non distingue fra scioglimento e fusione; i ghiacci dei poli si sono FUSI!!! non sciolti
    cio’ detto vabbè non sa la differenza fra sciogliere e fondere;
    come dice l’articolo:

    Se una persona sa che gli elettroni sono più piccoli degli atomi, non significa che conosca il ciclo del carbonio.

    …oppure la differenza fra sciogliere e fondere; ma questo sarà utile? bah

    dixi et salvavi animam meam

  22. Paolo C.on Ott 27th 2012 at 09:29

    Concordo con Claudio su tutto, anche se al momento non riesco a immaginare come realizzare – efficacemente – l’auspicato “salto di qualità”.

  23. claudio della volpeon Ott 27th 2012 at 09:55

    x Paolo: una delle cose che si potrebbe fare è di fare le bucce al progetto energia del governo
    (http://www.distrettoenergierinnovabili.it/der/sezioni/rinnovabili-territorio/dal-pen-piano-energetico-nazionale-al-sen-strategia-energetica-nazionale-dopo-un-quarto-di-secolo-si-torna-a-pianificare-il-futuro-energetico-del-paese/)
    ; o cose simili; in pratica secondo me occorre scendere nell’agone e dire: noi faremmo cosi’; noi riduremmo cosi’ la produzione di CO2, nel nostro paese; noi cambieremmo cosi’ la produzione di energia; per esempio quale è la posizione di climalteranti sull’assurdo progetto governativo di estrarre il petrolio italiano? l’altra cosa è che questo si farebbe bene lavorando insieme, per quel che si può, con altri gruppi che fanno cose analoghe (per esempio ASPO-Italia o Transition Town o Bilanci di Giustizia o qualunque altro gruppo); insomma dobbiamo fare opinione unendoci, costituendo un punto di aggregazione con tutti gli altri gruppi di scienziati, tecnici e persone di buona volontà che hanno capito il rischio cui andiamo incontro e che in alcuni casi hanno anche capito che la questione riguarda in modo approfondito il nostro modo di vivere e produrre; e che se non cambia questo modo andiamo incontro ad una vera catastrofe.
    c’è il rischio della demagogia, condivido, ma se non si inizia c’è il rischio dell’inazione.

  24. stefanoon Ott 27th 2012 at 18:08

    il problema ‘comunicazione’ in ambito climatologico è un bell’enigma, dalla soluzione assai complicata.
    Difficile parlare di clima al bar come lo si fa per un calcio di rigore perché le ‘sedimentazioni’ superficiali e a-scientifiche del ‘sentito dire’ sono migliaia di volte più potenti di un calcolo matematico o di una legge termo-dinamica.
    Ricordo che quando mi iniziai a interessare di meteorologia sentivo spesso dire dalla gente che era impossibile che nevicasse con temperature inferiori allo zero e così portai un amico e alcuni parenti sotto una nevicata pazzesca sulle colline di Firenze, col termometro di una farmacia comunale che segnava -5°c..
    La gente, sostanzialmente, non approfondisce e se ne frega delle leggi della fisica (o meglio, più genericamente, delle leggi della natura) e prosegue sulla strada chiusa che porta diretti verso un muro..fino a quando..ovviamente le casca sulla mercedes appena acquistata un chicco di grandine come un cocco, o fino a quando non si trova lo yacht distrutto sul docile molo in Sardegna..
    Ce ne stiamo accorgendo adesso di come ci sia ancora una notevole resistenza negli spostamenti in auto: lo Stato italiano incassa oggi più di 4 anni fa con consumi nettamente inferiori ma con un costo di 40 centesimi/l superiore..
    La gente infatti non ha dismesso l’auto..ha semplicemente messo in cantina la 5a o la 6a autovettura..magari esce una volta in meno per la spesa..oppure prende la bici per percorrere i 3km nel tragitto casa-lavoro, ma nessuno si sogna di ‘abbandonare’ l’auto come stile di vita; l’auto esiste, serve anzi è parte fondamentale della vita..questo è il succo.
    Si guardi ad esempio quanto sia difficile vendere auto elettriche (costano? ma se c’è gente che spende 20mila euro per auto a benzina spendendone altri 5000 annui per benza, assicurazione e bollo?..), o semplici scooter; anche qui una serie interminabile di preconcetti..amenità varie e ‘sentito dire’ imperante..tipo che il motore elettrico è scadente..l’autonomia ridicola (ci sono scooter da autonomie vicine ai 100km, auto al doppio), la difficoltà di ricaricare (basta una normale presa da 220v) ecc..ecc..
    è una battaglia contro il ‘sentito dire’, il preconcetto imperante e contro la mancanza di volontà di approfondire, di rendere tecnico un problema che non può sempre e comunque essere discusso e risolto al bar.
    saluti.

  25. agrimensore gon Ott 28th 2012 at 09:40

    @cdv
    Si sbaglia: l’articolo di Rovelli riporta esattamente quella frase. Riporto il link:

    http://www.climalteranti.it/2012/07/03/la-casa-brucia-e-noi-pensiamo-al-portafoglio-perso/

    La frase l’ha scritta Rovelli (o almeno così è scritto nell’articolo), io l’ho solo evidenziata. Il suo successivo commento (“cio’ detto vabbè non sa la differenza fra sciogliere e fondere”) andrebbe quindi riportata a Rovelli, ma mi sembra ingenerosa.

    @Gianfranco
    Per risponderle mi tocca riportare il caso, nella speranza di non riaprire polemiche. La domanda che ho posto al mio collega è stata all’incirca questa: “parlando di trend del riscaldamento, possiamo dire che che il riscaldamento è la derivata della temperatura?” Non ricordo se ho aggiunto “rispetto al tempo”, ma mi pare talmente ovvio da risultare del tutto intuitivo. Per me, e il mio colega è una banalità, forse ci sbagliamo.

    Per quanto riguarda i “Mercanti del dubbio”, la invito a leggere il commento di Luci0 (“se ci sarà troppo caldo le città costiere dovranno essere abbandonate”). Mi spiego con un esempio. Se le è capitato di leggere un libro thriller, o vedere un film, penso avrà notato che il momento di maggior tensione sta nell’ignoto (un’ombra, un rumore, una maniglia che ruota, qualcosa che minaccia il protagonista ma di cui non si conosce la natura). Quando si palesa l’assassino, pur con la sega elettrica, col coltellaccio, ecc., anche con la scena più splatter la tensione diminuisce, perchè il protagonosta n qualche modo agisce. Ecco, a me sembra che visualizzare i pericoli sia meno angosciante che dire “potrebbe succedere qualcosa di brutto anche se non sappiamo esattamente cosa…”. Tanto è vero che Luci0 ha già trovato una soluzione e non è più angosciato per i cambiamenti climatici. Ecco, ho l’impressione che da un punto di vista psicologico, l’incertezza non sempre è a favore dell’immobilismo.

  26. claudio della volpeon Ott 28th 2012 at 10:06

    effettivamente la frase sta nell’articolo ed è una palese inesattezza

  27. claudio della volpeon Ott 28th 2012 at 10:30

    rimane quel che dicevo: secondo me non è un problema di esattezza tecnica o terminologica che pure è importante, ma di scelta politica; al di la della inesattezza Rovelli coglie il problema; ho letto commenti di dottorandi di meteoclimatologia su altri siti che negavano tutto il negabile a dimostrare che non è una questione di conoscenze specifiche; la scienza al di là di ogni ragionevole dubbio (>95%) associa la responsabilità del GW all’uomo, ma molti uomini anche specialisti del settore o comunque alfabeti non lo accettano perchè il “loro” mondo non lo prevede.

  28. Stefano Caserinion Ott 28th 2012 at 16:35

    @ Claudio DV sciolti /fusi

    Caro Claudio, è vero che il termine corretto è “fondersi”, e non “sciogliersi”, ma mi sembra davvero una pignoleria.
    Nel linguaggio corrente il termine sciogliersi è normalmente utilizzato, anche per la neve o i ghiaccioli d’estate.
    Se vogliamo farci capire anche da chi non è laureato in chimica, davvero queste precisazione e questi toni sono fuori luogo.
    Se si parla ad un pubblico di non addetti, bisogna semplificare e farsi capire. Ad esempio, io nelle interviste uso anidride carbonica al posto di biossido di carbonio; usando quest’ultimo termine – più corretto a rigore – mi è capitato che poi scrivessero monossido di carbonio.
    Insomma, se non vogliamo parlare solo a noi stessei, un minimo di flessibilità ci vuole.

  29. Gianfrancoon Ott 28th 2012 at 20:52

    @ agrimensore g
    Riporto la frase di Carlo Rovelli dal link che lei ha citato: “i ghiacci dei poli si sono sciolti, i ghiacciai dei monti si sono ritirati”. Personalmente la prima volta che ho letto l’articolo ho inteso il termine “sciolti” come un processo di fusione (circa sinonimo di scioglimento nel parlare comune) in atto, non necessariamente concluso. Effettivamente leggendo con pignoleria la frase convengo che l’autore non si è espresso in modo impeccabile ma mi sembra un peccato veniale. Avesse usato il preciso e rigoroso linguaggio della matematica (in cui è scritto il gran libro della natura) con il quale ha certo maggiore dimestichezza avrebbe fatto meglio. Ma quanti avrebbero capito?
    Riguardo alla sua domanda se il riscaldamento sia la derivata (rispetto al tempo) della temperatura oso sperare che il suo collega le abbia fatto notare che il riscaldamento è la variazione dT della temperatura in un intervallo di tempo dt, mentre la derivata è il rapporto dT/dt al limite per dt tendente a zero, ovvero la pendenza della curva che rappresenta la variazione della temperatura nel tempo. Diversamente dovrei esprimere seri dubbi sulle conoscenze di analisi matematica di entrambi. Senza intenti polemici ne’ tanto meno offensivi naturalmente; anche le persone più colte ignorano molte più cose di quante ne conoscano.
    Per quanto riguarda “Mercanti di dubbi” forse devo rileggerlo: non ho assolutamente colto analogie con thriller, splatter o suspense. Stiamo parlando dello stesso libro, il ben documentato saggio di Oreskes e Conway?

  30. Gianfrancoon Ott 28th 2012 at 20:56

    @ oca sapiens
    Mi sono perso gli articoli di Carlo Rovelli e di Paolo Gabrielli che citi nel tuo commento del 25/10. Saresti così gentile da procurarmi i link se ci sono o da aiutarmi in qualche altro modo? Grazie mille.

  31. claudio della volpeon Ott 28th 2012 at 23:24

    Gianfranco guardi che il riscaldamento è semplicemente una variazione della temperatura non necessariamente rispetto al tempo, ma in una successione ordinata di valori; è un dT o un DT, una variazione infinitesima o finita; la termodinamica di solito non considera il tempo come variabile almeno nel caso classico; solo nel caso irreversibile il tempo puo’ essere considerato; c’è da dire che ci sono approcci come quello di Prigogine in cui il tempo puo’ essere considerato SEMPRE, anche nella termodinamica di equilibrio.
    Tuttavia in genere direi che il riscaldamento non è una derivata della temperatura rispetto al tempo quello sarebbe un gradiente eventualmente,
    Il riscaldamento è semplicemente un incremento dei valori della temperatura fra due stati di un sistema; il tempo non è una variabile necessaria, IN GENERE.
    Nel caso particolare del riscaldamento di un sistema irreversibile come la terra, in quel caso ha senso considerare una sequenza temporale e la temperatura potrà eventualmente essere ascritta a due istanti diversi. Tuttavia anche qui nel caso più generale il riscaldamento sarà la variazione di temperatura, non la sua derivata. DT, non dT/dt

  32. gigion Ott 29th 2012 at 10:24

    Tre aree: la scienza, la gente, la politica. La scienza ha fatto e sta facendo la sua parte monitorando, dibattendo, informando: deve continuare! La gente è sensibile, ma rimane comunque inerte, almeno fino al momento in cui la ‘catastrofe’ non tocca la vita quotidiana: non si può pretendere, il processo di coinvolgimento è lungo e le vie della comunicazione non sono sempre efficaci! La politica è miope: il sistema non concede un seggio a chi parla di cambiamenti che comportino sacrifici.
    In ognuna di queste tre aree bisogna ‘agire’: è necessario, ma purtroppo non è ‘sufficiente’. La scienza deve continuare, la gente deve essere più e meglio informata, la politica deve essere maggiormente ‘pressata’. Da un decennio all’altro, in ciascuno di questi ambiti si nota qualche progresso, ma è troppo lento: gli appuntamenti indicati e i traguardi amministrativamente assunti per il 2020, il 2030 e il 2050, a questo ritmo, verranno mancati. Il primo e più importante problema non è allora come offrire migliori dati, come comunicare alla gente, come ‘acculturare’ i politici, ma è dato dall’urgenza di AGIRE, cioè dall’ accelerazione di processi decisionali in merito alle prevenzioni e tutele nei confronti delle minacce ambientali. Bisogna accelerare le decisioni che contano, quelle che impongono cambiamenti civili veloci e diffusi. Lo si è fatto per la raccolta differenziata, lo si deve fare anche per le emissioni, per l’innovazione nelle risorse energetiche, eccetera. Bisogna allora selezionare politici che abbiano programmi sintonici e bisogna sostenere le decisioni legislative assennate (Faccio un esempio: la ‘carbon tax’…?). La natura stà riprendendo il sopravvento: adattarsi, cambiare, innovare è un ‘must’ e nei pochi decenni che rimangono solo i politici possono risultare ‘efficaci’. Loro devono essere pertanto l’oggetto delle nostre ‘pressioni’. Uno come James Hansen, dopo una vita spesa sui temi qui dibattuti, a setttant’anni è arrivato a concludere che ‘la sola speranza è nella resistenza civile’ (Cfr. ‘Tempeste, l’importanza di agire.’) Io me lo sono chiesto: “… ma come mai è arrivato a tanto?” Già!

  33. agrimensore gon Ott 29th 2012 at 14:28

    @Gianfranco
    Non mi riferivo al libro”I mercanti…”, il mio esempo sui thriller era solo per dire che l’ignoto è spesso più angosciante della realtà, per quanto terribile.
    Anche quella sull’articolo di Rovelli, non è pignoleria, nè voleva essera una critica specifica, solo un’altra esemplificazione. Il senso era: in qualsiasi campo, se si scrivono 99 frasi incontestabili e la centesima inesatta, può darsi che il lettore sia colpito dala centesima, non è che fa una media di tutto quanto ha letto. Con questo non voglio dire nè che Roveli ha scritto 99 frasi incontestabile nè che ne abbia scritta una inesatta.

    Quinto e ultimo commento.