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Una storia positiva?

Fra errori e imprecisioni, un breve articolo riesce a trovare una storia positiva in una “tragedia climatica di cui nessuno sembra curarsi”

Già in altri post (qui, qui e qui) abbiamo avuto modo di notare il ritardo della cultura italiana e degli “opinion leader” nel capire la portata della crisi climatica, la gravità della situazione nella sua prospettiva storica, le sue cause profonde, le implicazioni per le future generazioni. È frequente la sottovalutazione del problema, o all’opposto la sua spettacolarizzazione scandalistica, la citazione di dati sbagliati o imprecisi, l’incapacità di cogliere l’aspetto “sistemico” delle modifiche al clima e le loro conseguenze a lungo termine.

Un esempio recente è l’articolo di Loretta Napoleoni sul Venerdì di Repubblica del 12 ottobre, intitolato “In Groenlandia l’effetto serra è una manna”.

Mentre uno stuolo di avvocati si contende lo sfruttamento del Circolo Polare Artico a nome delle cosiddette potenze “artiche”, è in Groenlandia che si intravedono i primi germogli dell’economia prodotta dal surriscaldamento della Terra. Negli ultimi 15 anni la temperatura in quest’isola nordica è salita di ben 4,5 gradi centigradi, troppo per l’industria ittica locale. Tanti, troppi pesci hanno preso la strada per il nord, tra cui i famosi gamberetti che davano da vivere ad intere comunità.

L’aumento di temperatura i Groenlandia di 4,5 gradi in soli 15 anni è un dato sbalorditivo; è vero che la zona artica si è scaldata notevolmente e più velocemente del resto del pianeta per effetto del “amplificazione polare” del riscaldamento globale (qui i dettagli), ma un riscaldamento di 4,5 gradi in 15 anni è un dato sbagliato.
L’autrice ha basato il suo breve articolo su un altro più approfondito scritto da Elisabeth Rosenthal, pubblicato sul New York Times del 23 Settembre 2012 con il titolo “A Melting Greenland Weighs Perils Against Potential”, ma se si legge l’originale si scopre il motivo dell’errore. Scrive Rosenthal “In northeastern Greenland, average yearly temperatures have risen 4.5 degrees in the past 15 years, and scientists predict the area could warm by 14 to 21 degrees by the end of the century.”

L’aumento di temperature riguarda quindi solo una parte della Groenlandia, e sono gradi Fahrenheit, non gradi centigradi. L’aumento di temperatura registrato in gradi centigradi è quindi poco più della metà (5/9) di quello in gradi Fahrenheit. Non che questo cambi la gravità della situazione del riscaldamento globale in Groenlandia, ma l’incremento dell’intera Groenlandia è molto inferiore a quanto descritto.

Dopo aver citato i danni del riscaldamento globale sull’industria ittica locale

La Groenlandia, va detto, è una nazione povera, dove la popolazione fino ad oggi ha vissuto principalmente di pesca e caccia, e che ogni anno riceve dall’ex potere coloniale, la Danimarca, sussidi pari a mezzo miliardo di dollari. Questa è anche una delle nazioni con la più alta percentuale di suicidi pro-capite, specialmente tra i giovani”.
l’articolo di Napoleoni si conclude nel modo seguente: “Ebbene, tra vent’anni quest’immagine tetra potrebbe dileguarsi totalmente. La scomparsa del ghiaccio ha infatti reso possibili lo sfruttamento di grossi giacimenti di metalli strategici, quali l’uranio; metalli rari, utilizzati dalla telefonia mobile e nella produzione di energie rinnovabili, e metalli preziosi, dall’oro allo zinco al ferro.
Sfruttare tutto questo ben di dio non sarà semplice: già si discute delle quote sull’emigrazione e delle concessioni di sfruttamento a società straniere, ma almeno in questa tragedia climatica, che affligge tutti e di cui nessuno sembra curarsi, una storia positiva c’è”.

La conclusione è davvero bizzarra: prima si parla della “tragedia climatica”, poi la possibilità di sfruttamento delle miniere in Groenlandia viene definita senza incertezze “una storia positiva”.

L’articolo originale di Elisabeth Rosenthal è molto più misurato nel descrivere la situazione e gli sviluppi futuri: parla di come il riscaldamento globale ha cambiato la vita degli abitanti della città di Narsaq, cita la dichiarazione di un albergatore locale “Of course the mine will help the local economy and will help Greenland, but I’m not so sure if it will be good for us, we are worried about the loss of nature” e conclude con la dichiarazione del Sindaco della zona, che  cita i timori dei residenti della zona per problemi legati alla radioattività di alcuni elementi che contaminano i metalli delle miniere.
Tutto questo nella sintesi di Napoleoni non viene riportato, il quadro viene descritto solo come positivo. Così, mentre il titolo del New York Times parla di pericoli che si confrontano con potenzialità, il titolista del Venerdì può permettersi il più ottimista “In Groenlandia l’effetto serra è una manna”.

Il problema è che la fusione dei ghiacci della Groenlandia è in fase di accelerazione (si perdono più di 200 miliardi di tonnellate di ghiaccio l’anno) e se si fondessero tutti il livello medio dei mari aumenterebbe di 7 metri. Perdere il 30% di quel ghiaccio significa due metri di aumento, sufficiente per sconvolgere molte zone costiere, centinaia di milioni di persone sarebbero costrette a lasciare le terre in cui vivono. Non occorrono conti dettagliati per capire che questi impatti devastanti, che si verificheranno nei prossimi decenni e secoli, non possono essere dimenticati solo in virtù di benefici economici portati, ad alcune persone e alcune aziende, dall’escavazione per pochi anni di qualche metallo raro.
Inoltre, lo sfruttamento dell’artico non porta solo benefici economici, ma anche rischi ambientali e sociali, come raccontato ad esempio dall’Economist nel luglio scorso.
Se davvero c’è una “tragedia climatica, che affligge tutti e di cui nessuno sembra curarsi”, si dovrebbe essere più cauti nel trovare una “storia positiva” non appena si intravvede qualche nuovo business.
E riflettere se proprio la causa del problema non stia proprio nel considerare “manna dal cielo”  lo sfruttamento a qualunque costo delle risorse del pianeta.

 

 

Testo di Stefano Caserini, con il contributo di Sylvie Coyaud

36 responses so far

36 Responses to “Una storia positiva?”

  1. Giordanoon Nov 6th 2012 at 08:36

    Che delusione! Loretta Napoleoni ha scritto molte cose importanti sul terrorismo e l’economia criminale. Ma appena si occupa di tutt’altro (clima…) pare al soldo di chi specula sulle disgrazie altrui.

  2. Elisabetta Corràon Nov 6th 2012 at 16:37

    Grande pezzo ! E parecchio inquietante. Loretta Napoleoni fa parte del big team degli economisti che contano e che spesso nei salotti buoni dicono anche cose intelligenti. Forse l’uso un po’ dissennato dell’articolo della Rosenthal dimostra quanto distanti siano gli economisti dalla scienza del clima e da quella visione sistemica della crisi climatica che Caserini ricorda sempre: l’attività estrattiva ha un impatto ambientale devastante, tanto sul clima quanto sugli ecosistemi interessati. E un cambiamento climatico massiccio affligge, prima che favorire le popolazioni locali, perché la sua stessa rapidità rende impossibile l’adattamento.
    Manca insomma il tempo per quel meccanismo culturale, oltre che genetico, che si chiama “evoluzione” e che questa impostazione economica sembra sempre dimenticare a favore della tecnica, panacea buona per tutti i mali e per tutti i problemi: se non saranno gamberetti, saranno pillole di uranio ! Credo però che l’eccessivo ottimismo della Napoleoni ( e del generalista che ha scritto il titolo) incontri un sentimento comune tra le persone, ossia la convinzione da spiaggia che un clima più mite rende tutti più allegri. In fondo, pensano molti, in Groenlandia coltiveranno pomodori e smetteranno di battere i denti avvolti dal ghiaccio ! Ecco, direi che anche un certo immaginario vacanziero è un ostacolo a rendersi conto che lo scioglimento dei ghiacchi è una faccenda seria, di naso sopra la linea di galleggiamento.

  3. Riccardo Reitanoon Nov 7th 2012 at 16:16

    I direttori dei giornali dovrebbero rassegnarsi al fatto che non ci si inventa giornalisti scientifici. Se non possono permettersi di pagarne uno, meglio evitare l’argomento, la brutta figura è dietro l’angolo.

  4. Stefano Caserinion Nov 7th 2012 at 16:54

    @ Elisabetta Corrà

    A me sembra che l’uso fatto dell’articolo della Rosenthal sia più che altro frettoloso, superficiale. Rimuovere i problemi, gli impatti che possono derivare da quelle attività di estrazione permette di guardare con maggiore fiducia il futuro.
    La cosa particolare di questo articolo è che in poche righe convivono la “tragedia climatica” e la storia positiva, come se fossero due piani separati, incomunicabili, da una parte il nuovo business del climate change, concreto e attuale, dall’altro il problema climatico cosi’ lontano e di cui nessuno si cura

    @ Riccardo
    Ma questo era solo un piccolo articolo di commento, in una rubrica che si tratta di questioni economiche

  5. Luci0on Nov 8th 2012 at 00:31

    La frase iniziale é bellissima …

    Fra errori e imprecisioni, un breve articolo riesce a trovare una storia positiva in una “tragedia climatica di cui nessuno sembra curarsi” …

    Andrebbe molto bene con questo articolo http://www.ansa.it/web/notizie/specializzati/saluteebenessere/2012/11/04/minacce-salute-cambiamenti-climatici_7739158.html
    tanto per dare un sapore leggermente catastrofista.

    In realtà … non sappiamo quantizzare il riscaldamento globale perché non conosciamo il bilancio termico reale della terra … quanti Ej di energia possiamo trattenere per quantità di calore disperdere per irraggiamento o magicamente ingabbiare nell’ atmosfera … A questo punto di cosa stiamo parlando davvero ?.. Manca il valore assoluto in tutta la climatologia. Come se per fare una contabilità noi non conoscessimo il dare, l’avere e nemmeno se siamo attivi o passivi … questo é lo stato dell’arte della climatologia attuale !

  6. Riccardo Reitanoon Nov 8th 2012 at 09:09

    Luci0
    perdonami, ma non riesco a credere che sei convinto di ciò che dici. Non dico criticarne la validità ma addirittura l’esistenza di decenni di studi sul bilancio energetico planetario ha davvero dell’incredibile. E se a questo aggiungiamo che, come al solito, non c’entra nulla con l’argomento del post, puzza troppo di azione di disturbo e propaganda.

  7. Luci0on Nov 8th 2012 at 12:48

    @R.R. in questo articolo si da per scontato che il riscaldamento della Groenlandia sia di origine antropica senza approfondire più di tanto. Il nome Groenlandia deriva da green verde … attualmente la groenlandia é tutto tranne che verde … Dal wiki si trovano queste informazioni …
    “La parola italiana Groenlandia deriva direttamente da quella scandinava originaria, Grønland. Nella mitologia islandese viene narrato che il norvegese Erik il Rosso fu esiliato dall’Islanda per aver commesso un omicidio. Costretto a salpare con la sua famiglia e i suoi thrall (schiavi), si diresse verso una terra di nord-ovest di cui aveva sentito parlare, insediandovisi, e la chiamò Grønland (“Terra verde”). Benché oggi “Terra verde” possa sembrare un nome inappropriato per un’enorme isola ricoperta da ghiacci per l’83% del suo territorio, ai tempi di Erik il Rosso (vissuto intorno all’anno 1000 d.C., tempi che coincidono con il Periodo caldo medievale) la Groenlandia era più verde e meno ghiacciata. A testimoniare questo periodo più caldo si sono trovate anche testimonianze di forme di agricoltura sviluppatesi soprattutto nella parte sud dell’isola. ”

    Quindi dobbiamo spaventarci di quello che sta accadendo … sappiamo se questo riscaldamento durerà per anni e secoli o tra qualche decennio cambierà tutto? Ovvero tutto rientra nella normalità e che la Groenlandia é un postaccio dove vivere é veramente difficile. Concordo nell’ analisi sull’ approssimazioni con cui si é scritto con i classici toni catastrofisti e poi la faciloneria. Ma ciò non toglie che in realtà nessuno sappia con precisione quello che sta accadendo questo in Groenlandia.

  8. Luci0on Nov 8th 2012 at 12:59

    Sempre sul Wiki …
    Il calcio è lo sport nazionale della Groenlandia. La Groenlandia non è tuttavia membro né della FIFA né della CONCACAF o UEFA, poiché secondo le regole della FIFA le partite internazionali devono essere disputate su campi di erba, anche se recentemente c’è stata un’apertura ai campi sintetici.
    Questo tanto per capire che l’erba nella “terra verde” ce ne sia davvero poca .

  9. Paolo C.on Nov 8th 2012 at 13:31

    Lucio, ancora con questa storia della Groenlandia verde?

    So che non servirà a niente, comunque ti linko questo articolo di Steph, magari ti si accende una lampadina:

    http://climafluttuante.blogspot.it/2012/09/la-verde-isola-nel-contesto.html

  10. Luci0on Nov 8th 2012 at 14:53

    E le prove archeologiche dove le mettiamo ? … inutile discutere oltre siete convinti che i climalteranti sono gassosi e prodotti dall’ uomo inutile perdere altro tempo . Un consiglio cambiate il nome al blog … in http://www.gaserra.it .

  11. Riccardo Reitanoon Nov 8th 2012 at 15:09

    Luci0
    inutile discutere quando si portano argomenti non scientifici. Sulla stessa linea della Groenlandia verde ci sono analoghe “evidenze” di Gallia inabitabile, Tevere ghiacciato per 40 giorni, Virginia tropicale, regioni equatoriali dove si fonde il piombo per il caldo, etc.. E’ credibile un’analisi critica delle fonti così completamente assente? E’ un doppio errore, sia scientifico che storico.
    E comunque, sempre e solo offtopic, nessuna scienza e solo azioni di disturbo.
    Prima o poi scriverò un post sui veri punti deboli delle conoscenze attuali; magari prenderai spunto e si potrà una volta tanto parlare di scienza anzicchè di favolette.

    P.S. il nome climalterianti dovrebbe essere, dal tuo punto di vista, ancora peggio di gasserra.

  12. Caioon Nov 8th 2012 at 15:35

    ah beh..se siamo ancora a questi livelli…di credere nella favola della Groenlandia tutta verde..siamo ridotti male davvero..io direi di lasciar perdere chi non vuole documentarsi..
    “La copertura ghiacciata della Groenlandia esiste da almeno 400000 anni. Possono essere esistite regioni della Groenlandia che erano più verdi di quanto lo siano oggi ma questo non era un fenomeno generale su tutto il territorio.”
    http://www.skepticalscience.com/translation.php?a=60&l=17

  13. claudio della volpeon Nov 8th 2012 at 20:30

    scusa Luci0: ricordo male o tu sei uno che con una laurea in informatica (triennale) si propone di ricrivere la fisica? casomai ricordo male, ma tempo fa lessi una cosa del genere; chiedo scusa se ricordo male.

  14. Lucianaon Nov 8th 2012 at 22:17

    Stefano, grazie per scoprire sempre queste chicche della disinformazione in Italia. Nel tetro quadro di ritardo culturale in cui viviamo, personalmente sono assetata di dati scientifici validati ed eventualmente messi in discussione dalla comunita’ internazionale sulla base di altri dati scientifici. Grazie a te e agli altri climalteranti.it!

  15. Luci0on Nov 9th 2012 at 09:13

    @CDC certo sono io! … addiruttura l’ Oca Sapiens ha scritto un mezzo articolo (secondo il suo stile ovviamente) su di me senza che io ne sapessi nulla … almeno una mail me la poteva mandare per conoscenza e che diamine ! Che devo dire … io per lavoro riparo notebook pc e cerco di togliere virus dai pc .. per me é normale trovarmi ad un qualcosa che non funziona tanto bene e cercare di sistemarlo … per farlo mi informo ricerco dati su internet e cerco dritte con google alla fine e fortnatamente abbastanza spesso riesco a risolvere . Per la climatologia ho adottato lo stesso approccio … ho visto che qualcosa non funziona, ed essendo un libero pensatore che ad un certo punto ha visto delle note stonate, ho cercato di capire cosa non stava funzionando mi sono messo a studiare per capirne di più, questo per puro divertimento. Spesso ho postato qui per avere un parere da chi ne capisce più di me, qualche volta ho trovato risposte e link utili.

  16. mazzettaon Nov 9th 2012 at 09:54

    perdonate l’autocit. ma visto il buon numero di fan della signora, penso di far cosa gradita ad alcuni aggiungendo carne al fuoco

    http://mazzetta.wordpress.com/2012/07/18/gli-sfondoni-di-loretta-napoleoni/

    http://mazzetta.wordpress.com/2012/06/22/il-favoloso-mondo-di-loretta-napoleoni/

    http://mazzetta.wordpress.com/2012/06/12/loretta-napoleoni-e-le-sue-balle-sullislanda/

  17. Gianfrancoon Nov 9th 2012 at 16:52

    E questa Loretta Napoleoni sarebbe, come dice Elisabetta, una delle migliori teste pensanti in circolazione? Se questa è il meglio stiamo freschi!
    Per inciso, non tutti gli economisti sono “distanti dalla scienza del clima” come dice Elisabetta – mi vengono in mente un paio di esempi contrari, Rifkin e Bloomberg.
    Temo proprio che sia un sintomo della decadenza della classe dirigente italiana (“il ritardo della cultura italiana e degli opinion leader nel capire la portata della crisi climatica” scrive SC). Elementi validi ci sono, ne sono convinto, ma le loro qualità non riescono a raggiungere l’opinione pubblica attraverso questa opaca e soffocante nebbia mediatica.
    Vogliamo estendere lo scopo di Climalteranti al clima politico, sociale e culturale?
    Scherzi a parte, penso che Climalteranti faccia bene a segnalare esempi come questo di informazione imprecisa e fuorviante. Ho qualche dubbio che Loretta Napoleoni & C si preoccupino di imparare dai propri errori; però è giusto provarci.

  18. Pierinoon Nov 9th 2012 at 23:17

    http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_novembre_09/artico-gigantesca-pompa-calore_116f7380-2a5f-11e2-9b66-000110c153a4.shtml

  19. claudio della volpeon Nov 10th 2012 at 10:15

    CDV, sono CDV; bene cioè dato che tu luci0 sei un riparatore di notebook puoi riparare qualunque cosa? ci sono certo probemi nella teoria climatologica, come minimo non conosciamo tutti i feedbacks, ma da qui a dire che il cuore del discorso è sballato ce ne corre; eppure tu pensi Luci0 che dato che l’intuizione ti aiuta nel riparare notebook ti aiuta pure nel comprendere e superare la teoria climatologica attuale; non ho parole. Questo è il cuore del DKismo.
    fra l’altro il metodo che usi colpisce, poco professionale:
    “mi informo ricerco dati su internet e cerco dritte con google”
    a volte funziona con i computers, ma certo non è l’approccio dello scienziato;fa attenzione perchè se tu “fortnatamente abbastanza spesso riesco a risolvere” col clima non si può: abbiamo UNA SOLA POSSIBILITA’; non possiamo dire al cliente: scusa ma stavolta non va: comprati un altro pianeta.
    in questo momento sto lavorando su un baco del classico esperimento che cerca di ripetere in una scatola di scarpe l’effetto serra; e quasi ho paura ad ammettere che il baco ci sia; perchè dopo aver pubblicato (se ci riesco) trovero’ certamente mille luci0 che diranno: vedi se è un baco questo figurati il resto!
    aiuto.

  20. Paolo C.on Nov 10th 2012 at 12:01

    Chissà se Lucio può riparare anche questo:

    http://www.nasa.gov/topics/earth/features/earth20121108.html

  21. Caioon Nov 10th 2012 at 12:30

    ahahah ragazzi..mi fate morire dal ridere..
    Comunque su dai, ma volete che un riparatore di pc non sappia tutto sul clima e sulla fisica??
    ma lasciate stare i climatologi,gente con lauree e che hanno studiato una vita…ascoltate il mitico Luci0..

  22. oca sapienson Nov 10th 2012 at 13:57

    @luci0
    “almeno una mail me la poteva mandare ”
    E dove? Non avevo un suo indirizzo prima che lei scrivesse sul mio blog ovviamente. Comunque se non vuole che i suoi commenti siano citati, basta che non li pubblichi.

  23. Luci0on Nov 10th 2012 at 18:45

    @ocasapiens: Per postare su climalteranti debbo necessariamente mettere una mail, poi ho sempre messo il sito nel campo website, quindi se voleva avvertirmi poteva farlo.
    @ Paolo C. no ma la mainboard di un radar meteo di l’ ho riparata … non si poteva cambiare perché il software girava solo con quella. Poi hanno smontato tutto … ma questa é un altra storia.

    Comunque il bug l’ ho trovato e anche grosso … é davanti agli occhi di tutti … ma non lo vedete !

    E’ citato anche qui nel link postato da Pierino
    http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_novembre_09/artico-gigantesca-pompa-calore_116f7380-2a5f-11e2-9b66-000110c153a4.shtml

    Il pezzo finisce con questa osservazione …

    “Poiché l’albedo (potere riflettente) degli oceani è molto basso rispetto a quello della banchisa e delle superfici innevate in genere, ne consegue che più ghiacci si sciolgono e più la regione artica assorbe radiazione solare, riscaldandosi ulteriormente e mettendo a rischio l’esistenza anche dei ghiacciai continentali. Per farla breve, il Nord del nostro pianeta si starebbe avvitando in un meccanismo infernale di riscaldamento che scatena ancora più caldo, i cui esiti appaiono imprevedibili.”

    OK per l’ estate é vero … ma per l’ inverno lo stato di albedo variato continua ad esistere e l’ effetto si inverte … ciò che é più nero disperderà più facilmente il calore di ciò che é più bianco. Ovvero dicono solo una mezza verità fermandosi al solo riscaldamento aumentato … tacendo in modo sospetto sull’effetto di raffreddamento invernale. Un altro bug .. trovato !

  24. Luci0on Nov 10th 2012 at 18:51

    @CDV non voglio dire questo ho solo la sensazione che ci sia qualcosa che non funzioni trovo delle contrddizioni che per me sono bug … e mi piacerebbe che i professori si degnino di dargli un occhiata. Poi io avrò perso del tempo voi anche … ma forse ne vale la pena di non dare tutto per scontato.

  25. Riccardo Reitanoon Nov 10th 2012 at 19:59

    Luci0
    non avevo intenzione di continuare questa discussione ma davanti a certe affermazioni ho bisogno di un chiarimento. L’albedo di riferisce alla riflessione della luce solare. Di che pianeta con un oceano artico parli che durante l’inverno è senza ghiaccio e illuminato dal sole? Di certo non parli della Terra di oggi, vero?

  26. Luci0on Nov 10th 2012 at 21:35

    @R.R. Speravo in una domanda più brillante . E’ ovvio che la luce solare non c’é ! Il freddo durante l’ inverno artico si genera per irraggiamento verso l’ infinito … le superfici scure irraggiano di più e quindi si raffreddano di più …quelle chiare irraggiano meno e si raffreddano meno. Attualmente l’ oceano artico ha un deficit di almeno 2 milioni di kilometri e questa situazione si sta protraendo da più di due mesi e probabilmente il deficit durerà acora per settimane e mesi.

  27. claudio della volpeon Nov 11th 2012 at 00:42

    Luci0 ti ho risposto anche sul blog dell’oca: stai semplicemente confondendo l’albedo e la emissività; ghiaccio e acqua hanno diverso albedo ma identica emissività:

    vedi qua:

    http://www.infrared-thermography.com/material-1.htm

    e qua:

    https://www.comp.glam.ac.uk/pages/staff/pplassma/MedImaging/PROJECTS/IR/CAMTEST/Icewater.htm

    stai solo confonfendo due grandezze diverse

  28. Riccardo Reitanoon Nov 11th 2012 at 01:09

    Luci0
    ah chiedo scusa, visto che questo stesso errore l’avevi già commesso e ti era stato fatto notare pensavo avessi fatto qualche passo avanti nella comprensione del bilancio energetico. Mi sembrava più logico che ti riferissi a qualcos’altro, ma evidentemente mi sbagliavo.
    Mi permetto di darti un ulteriore indizio predendo spunto dalla tua spiegazione. Ciò che è chiaro o scuro alla luce visibile non è detto che lo sia anche nell’infrarosso, quello che “genera per irraggiamento verso l’ infinito” per intenderci. E’ il caso dell’acqua in tutte le sue forme (liquido, solido, vapore, neve, etc.), in ogni caso “scura” nell’infrarosso.

  29. claudio della volpeon Nov 11th 2012 at 10:50

    l’errore di Luci0 è un errore classico da studentello di fisica manco tanto accorto; l’albedo è il rapporto fra luce riflessa e luce incidente, il suo esatto valore dipende poi dai dettagli della direzione di emissione: se è la direzione di arrivo sarà l’albedo geometrico e se no se è esteso a tutte le direzioni l’albedo di Bond (non James ) che è quello di interesse climatico, comunque anche questa definizione non è proprio inattaccabile; si potrebbe introdurre come il rapporto fra la luce riflessa da un corpo e quella riflessa da un disco lambertiano perfetto (un emettitore piano e non puntuale); mentre la emissività è il parametro che si introduce nella equazione di Stefan Boltzmann per tener conto dello spettro di emissione, ed è quindi il rapporto fra l’emissione di un corpo e quella di un corpo nero perfetto alla medesima T assoluta
    in conclusione si tratta di due rapporti che sono ovviamente compresi entrambi fra zero e uno ma di significato COMPLETAMENTE diverso; il loro essere rapporti fra 0 e 1 non li rende identici;
    la confusione appare evidente dal discorso bianco nero che non c’entrano una beneamata mazza con l’emissività; per verificare questo invito i non fisici a collegarsi con un sito come questo:

    http://www.infrared-thermography.com/material-1.htm

    o questo

    https://www.comp.glam.ac.uk/pages/staff/pplassma/MedImaging/PROJECTS/IR/CAMTEST/Icewater.htm

    ghiaccio e acqua cosi’ diversi come albedo sono invece praticamente identici com emissività; ERGO Luci0 voti finali: 10 in DKismo, 0 in fisica.

  30. marcosclarandison Nov 11th 2012 at 11:13

    Manna per la Groenlandia, mannaia per il collo dei Terrestri.

    Un saluto, Marco Sclarandis

  31. Luci0on Nov 11th 2012 at 12:03

    Preso atto del discorso dell emissibità … allora perché il ghiaccio artico appare bianco … Il ghiaccio e acqua avranno la stessa emissività ma sappiamo bene che il ghiaccio artico non é quello di laboratorio un ghiacciolo bello limpido fatto con acqua distillata e degassata. Il ghiaccio é bianco perché contiene aria e le piccole sfere d’ aria varieranno le caratteristiche fisiche complessive … il ghiaccio marino (acqua di mare +aria) diventa un materiale composito un pò come il poliuretano espanso e il polistirolo le caratteristiche sono modificate in modo sostanziale probabilmente anche nell’ emissività. E comunque il ghiaccio trasmetterebbe calore al suo interno solo per conduzione termica, ed esternamente per irraggiamento limitatamente alla sua parte esterna.

  32. claudio della volpeon Nov 11th 2012 at 12:35

    ma cosa c’entra adesso il colore del ghiaccio o le sue proprietà isolanti come conduttore col resto del discorso? Luci0 ripeto: si studi la fisica; lei ha dei grossi buchi concettuali fa confusione semplicemente; quanto alle proprietà la presenza di bolle d’aria nel ghiaccio non ne modificano la emissività in modo radicale almeno per quanto riguarda il discorso che abbiamo intrapreso; la differenza fra acqua e ghiaccio; avevo dato le stesse risposte sul sito di oca ma per qualche motivo le mie risposte là non arrivano e ne sta scrivendo delle belle anche lì; ma per favore ripeto si vada a studiare la fisica

  33. Luci0on Nov 11th 2012 at 12:41

    Ecco una tabella con le emissività … http://www.fluke.eu/comx/show_product.aspx?locale=itit&pid=37822. Se i dati sono buoni l’acqua ha un 0,98
    Probabilmente il ghiaccio marino ha un emissività intermedio da quello del ghiaccio 0,97 e quello della neve 0,80 peccato il bug si dimostra molto meno pesante di quello che pensavo l’ inizialmente che probabilmente continua ad esistere…
    Ho trovato un documento interessante sul’ argomento che non é così banale come sembra … http://g24ux.phys.uniroma1.it/didattica/dispense_fua/8_micrometeo.pdf

    Ringrazio per la pazienza … Distinti Saluti

  34. stephon Nov 11th 2012 at 12:52

    @Luci0
    Se stiamo parlando di neve e ghiaccio (perché è di quello che si parla, no?), le vorrei ricordare che già al liceo si impara come questa abbia proprietà del tutto particolari. La neve ha proprietà radiative e termodinamiche uniche e per certi versi abbastanza contro-intuitive: elevato albedo, forte capacità isolante, elevata capacità di emissione di radiazione IR. L’emissività dell’acqua liquida e della neve è simile e vicina al 100%, cioè in sostanza si comportano entrambi quasi come un corpo nero!
    Dunque la differenza fra superficie scura e chiara, in questo specifico caso, vale solo durante la stagione in cui la radiazione solare incide: Ii ghiaccio ha un albedo enorme e sostanzialmente riflette, l’oceano al contrario assorbe. Ma durante la stagione buia, la differenza è irrisoria
    È invece vero che l’Artico d’autunno cede all’atmosfera il calore accumulato durante la stagione estiva del sole alto, per mezzo sia della superficie di mare ancora libera da ghiaccio sia di quella parte di superficie coperta da ghiaccio sottile e poco isolante. Ma questo è solo perché il ghiaccio copre il mare, non capisco cosa c’entri la differenza di colore.

    Se non riesce a comprarsi/leggersi/comprendere un libro di testo, magari qui può trovare qualche info in più. Ma l’avverto: non è robetta semplice.

    http://www.agu.org/pubs/crossref/1982/RG020i001p00067.shtml

  35. Adminon Nov 11th 2012 at 16:55

    @ Lucio
    Ringrazio per la pazienza

    Prego. Pero’ per favore tenga conto che questo blog si è dato delle regole, che trova nella netiquette; d’ora in poi i suoi commenti in più saranno cacellati anche se hanno avuto risposte

  36. Riccardo Reitanoon Nov 11th 2012 at 18:11

    La deformazione professionale è una brutta bestia da combattere e io, guarda caso, di mestiere insegno. Perdonatemi quindi se salgo un’attimo in cattedra per mettere ordine al frullato di fisica fatto da Luci0.
    Ci terrei a sottolineare che non stiamo parlando di clima, ma ovviamente questi stessi concetti vecchi di cento anni possono e devono essere applicati anche ai bilanci energetici del sistema climatico.

    Il coefficiente di estinzione (extintion coefficient in inglese), cioè il parametro che descrive la diminuzione dell’intensità della luce quando attraversa un mezzo, è in genere separato in due contributi, assorbimento e diffusione (scattering). E’ quindi possibile avere un diminuzione dell’intensità della luce indipendentemente dall’assorbimento.
    Il contributo della diffusione è molto piccolo nei mezzi omogenei (acqua, ghiaccio cristallino) ma diventa significativo in presenza di disomogeneità (bollicine d’aria, inclusioni varie). La neve, la schiuma del mare, i vetri smerigliati, sono esempi sotto gli occhi di tutti. Il mezzo continua a non assorbire la luce, ma cambia come una luce incidente viene distribuita.
    L’assorbimento è invece un fenomeno locale perchè un fotone o cede tutta la sua energia o nessuna. E’ una proprietà intinseca e non dipende dall’omogeneità del mezzo. Dipende invece dall’eventuale assorbimento delle inclusioni. Nel caso della neve o del vetro smerigliato, ad esempio, le inclusioni sono di aria e nel visibile non assorbono.
    Entrambi i fenomeni dipendono fortemente dalla lunghezza d’onda. Acqua, ghiaccio e vetro non assorbono la luce visibile ma assorbono nell’infrarosso e la diffusione (elastica) della luce diminuisce all’aumentare del rapporto fra la lunghezza d’onda della luce e le dimensioni delle disomogeneità.
    Infine, come ultimo essenziale concetto, il potere emissivo dipende dall’assorbimento e non necessariamente dall’albedo. Come l’assorbimento è un fenomeno locale e non dipende dalla uniformità o disomogeneità del mezzo.
    Questo è quanto ci dice la fisica dell’interazione della radiazione con la materia indipendentemente dal clima.

    Veniamo quindi al ghiaccio polare e al bilancio energetico. La neve e il ghiaccio disomogeno hanno un albedo molto alto nel visibile grazie alla loro disomogeneità. Non assorbono ma diffondono la luce visibile, a meno che le disomogeneità non siano causate da qualcosa di assorbente (fuligine, etc.). La componenete visibile della luce solare non li riscalda e il potere emissivo (non l’albedo o la diffusione) nel visibile è quasi zero. L’acqua è invece più “scura” e molto più omogenea. Non diffonde la luce e, anche se trasparente su spessori “normali”, prima o poi (un centinaio di metri circa) l’assorbirà. In presenza di luce solare, quindi, la mancanza di copertura ghiacciata causa un aumento dell’energia assorbita; in assenza di luce solare il diverso comportamento nel visibile è ovviamente irrilevante.
    Incidentalmente, la diffusione di luce da particelle in sospensione era prima nota come “effetto Tyndall”, lo stesso Tyndall che per primo misurò l’assorbimento del “calore radiante” nei gas.

    Nell’infrarosso, invece, sia acqua che ghiaccio assorbono e quindi emettono secondo la nota legge di Plank. A parità di temperatura emettono grosso modo la stessa quantità di energia. Ma i due non possono coesistere se non alla temperatura di equilibrio. Quando la temperatura dell’aria scende sotto circa -1.3 °C il mare in tempi relativamente brevi ghiaccia e quest’ultimo può scendere di temperatura. E’ solo durante questo breve periodo che l’acqua emette (poco) più della copertura di ghiaccio. Da confrontare con i mesi di anomalia estiva durante i quali si assorbe più energia solare; decisamente un bilancio in perdita.

    Convinto di aver trovato un bug, Luci0 non vede invece un feedback negativo che avrebbe potuto citare: lo spessore del ghiaccio. Lo spessore del ghiaccio artico è in media in diminuzione e il flusso di calore dal mare all’atmosfera durante l’inverno aumenta di conseguenza. Come dire, la coperta che isola l’oceano dalla fredda atmosfera invernale artica è un po’ più leggera di prima e più calore viene disperso. Se non aumentassero i gas serra questo feedback ci aiuterebbe a tenere bada la temperatura del pianeta.

    Benchè qualcuno sembra pensare il contrario, queste cose i climatologi le sanno bene. Difficile (eufemismo) trovare un bug su una fisica così vecchia e collaudata. Solo l’ignoranza dell’argomento associata ad una estrema presunzione può far pensare il contrario.
    Chiunque si trovi a pensare di aver trovato un errore che riguarda concetti di fisica dell’ottocento ci ripensi, stia pur certo di aver sbagliato qualcosa.