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Come accelerare la mitigazione dei cambiamenti climatici

Esce su Amazon.it la seconda edizione di “Politiche economiche innovative per la mitigazione dei cambiamenti climatici”, aggiornata con le prime implementazioni all’estero ed in Italia. Un lavoro collettivo di oltre 30 scienziati, presentato da chi ne ha coordinato il lavoro.

Presentata inizialmente ad un side-event nel contesto del vertice di Copenhagen del 2009, questa raccolta di politiche economiche innovative per ridurre le emissioni si offre all’interesse dei policymaker di tutto il mondo. Il libro, oggi divenuto di 455 pagine, abbraccia in 33 incisivi e sintetici capitoli una larga varietà di politiche inconsuete, che mirano a modificare la struttura dei mercati, il comportamento d’impresa, le scelte dei consumatori, il modo con cui si prendono le decisioni. Tutto questo all’interno di un prospettiva di governance multi-livello, dal globale al locale, che contrasta l’elusione delle responsabilità e fornisce invece ruoli e strumenti attivabili a ciascun livello decisionale. Dopo aver raccolto l’elogio di Bill McKibben e di chi ha presieduto una sessione dei negoziati climatici globali (la COP9), il libro offre ad a decisori politici e cittadini impegnati informazioni e strumenti per agire per ridurre i consumi energetici e le emissioni di gas serra.

Invece di schierarsi con gli inquinatori (e considerare quindi la mitigazione come un costo, da minimizzare tramite obiettivi poco ambiziosi, da rimandare alle calende greche, da spostare sui paesi in via di sviluppo e di cui gravare settori economici fragili e poco capaci di fare lobbying), il libro assume il punto di vista delle imprese della green economy – e quello di chi ama il pianeta e gli esseri viventi – dimostrando come si possa fare della mitigazione un fattore propulsivo di innovazione, imprenditorialità, fatturato, occupazione, introiti fiscali, stabilità finanziaria, benessere e felicità individuale e collettiva.
I contributi di psicologi, sociologi, economisti e testimoni privilegiati si complementano l’un l’altro, offrendo un menù tutto da declinare per paese e per settore di emissioni, attraverso policy packages in cui inglobare questioni di interesse ulteriore. Ad esempio durante operazioni di rigenerazione urbana  è possibile puntare a fare dei veri e propri nuovi ecoquartieri, dalle prestazioni ambientali eccellenti, sia sul piano degli edifici che degli spazi pubblici e della mobilità, ottenendo vantaggi di vivibilità e risparmi.

Il libro non si pronuncia su quali siano le tecnologie preferibili in ogni contesto: offre piuttosto un nuovo frame per riconsiderarle tutte e per accelerare la diffusione delle eco-innovazioni che uno studio accorto delle condizioni locali abbia selezionato (siano esse tecnologiche o comportamentali).
Non vi è qui lo spazio per descrivere (e neppure elencare tutte) le ricette offerte dagli autori. Si sottolinea però che esse assumono come punto di riferimento l’economia contemporanea, nella quale prevale la differenziazione dei prodotti, eterogenei per performance ed immagine sociale, scelti sulla base di una razionalità, limitata sensibile alla pubblicità ed alle mode, attraverso canali distributivi che giocano un ruolo attivo di influenza sulle scelte.
Queste politiche non si limitano quindi ad invocare segnali di prezzo (quali i rincari dei prodotti inquinanti, siano essi ottenuti consimboli carbon tax o con cap-and-trade) bensì allargano l’azione a “tutto ciò che serve” perché si modifichino le traiettorie tecnologiche delle successive generazioni di prodotti per passare dalla dark alla green economy. Si ragiona in termini di ciclo di vita dei prodotti e dei settori industriali per proporre politiche mirate per ciascuna fase.

Ecco quindi ad esempio la proposta di incrementare il valore delle certificazioni verdi, offrendo gratuitamente spazi pubblicitari ai prodotti puliti da esse garantiti, facendo leva sulla pubblicità per ottenere (in settimane, non in decenni!) effetti sugli acquisti – e quindi sui profitti, gli investimenti e l’occupazione.

Il libro entra nel dibattito tra obiezioni e contro-obiezioni, offrendo politiche che, a valle, trasformano la domanda e, a monte, riorientano la Ricerca e Sviluppo di nuovi prodotti (affinché le caratteristiche dei prodotti verdi siano accettabili alla stragrande maggioranza dei consumatori), anche attraverso una “gestione strategica” delle “nicchie produttive”, enfatizzando gli effetti su occupazione e sviluppo locale, allo scopo di redigere piani locali di mitigazione ed adattamento.

Non è quindi un caso che in un primo progetto di ecoquartiere, basato su quanto proposto nel libro e recentemente finanziato in Italia con oltre 5 milioni di euro di fondi europei, l’acquisto di eco-innovazioni metta in moto una serie di azioni coerenti che puntano a facilitare l’assorbimento di nuova manodopera appositamente formata. Ma è a Torino che, nell’ambito della direzione smart che va prendendo la città, nasce una seconda operazione di ecoquartiere la  quale applica le politiche del libro ad un contesto a forte identità territoriale, attraverso un mutuo scambio locale-globale.

 

 

Testo di Valentino Piana.

32 responses so far

32 Responses to “Come accelerare la mitigazione dei cambiamenti climatici”

  1. Robertoon nov 13th 2012 at 11:07

    Ciao Valentino,
    non vorrei essere retorico ma trovo molto interessanti le politiche da voi proposte.

    A titolo informativo, c’è una frase nel testo sintatticamente non corretta: … “il libro offre ad a decisori politici e cittadini impegnati informazioni e strumenti per agire per ridurre i consumi energetici e le emissioni di gas serra”;

    Un caro saluto
    Roberto

  2. Luigion nov 13th 2012 at 11:52

    Trovo molto interessante ed assolutamente condivisibile l’approccio integrato e di metodo, piuttosto che rivolto, come in genere si finisce col fare – da parte di chi intende proporre soluzioni “green” – a singoli prodotti e, più raramente, a processi.
    Trattandosi di approccio metodologico non può che rivolgersi ai policymakers, in quanto bisogna operare sui Determinanti delle dinamiche sistemiche.
    Quindi, complimenti!

  3. Claudio Costaon nov 13th 2012 at 13:40

    Cito: “il libro assume il punto di vista delle imprese della green economy – e quello di chi ama il pianeta e gli esseri viventi – dimostrando come si possa fare della mitigazione un fattore propulsivo di innovazione, imprenditorialità, fatturato, occupazione, introiti fiscali, stabilità finanziaria, benessere e felicità individuale e collettiva”

    Ma coem è possibile che voi crediate a queste favolette?
    Tutto ciò che è green economy aumenta i costi ai cittadini..a tutti e fa calare la competitività delle imprese con danno sempre a tutti perchè perderanno lavoro.
    Tanto per fare un esempio la COOP non paga dell’impresa sul latte OGM free praticamente fallita adesso ha lanciato i prodtti che abbassano l’impronta ambientale, tra questi anche i prodotti di un noto caseificio che fa grana. Ambrosi.
    Che bello vero? e come han fatto a ridurre le emissioni nella filiera del latte?
    Con il biogas: ma che bello! Peccato che nella pubblicità la COOP si sia dimenticata di far sapere ai cittadini che il biogas inquina molto più delle centrali a gas a ciclo combinato e che il kWh del biogas costa ai cittadini quasi 10 volte di più tra: incentivi sul kWhe (forse arriveranno anche quelli su kWht) detassazione sul kWh autoconsumato, detassazione sul reddito delle aziende agricole, e premio PAC che prendono anche i terreni destinati alle colture energetiche visto che la maggior parte degli impianti agricoli integrano con silomais.
    Per non parlare del fatto che la COOP non fa nessun accenno all’efficacia di mitigazione e manco voi.
    Dunque in 20 anni il metano ha dato una forzante (aggiuntiva) pari ad un riscaldamento di 3 centesimo di grado C. Di questo incremento quello attribuibile al metano zootecnico è 1 centesimo in base a conticini (per me sbagliati) sull’attribuzione delle fonti.
    Quindi se la zootecnica mondiale non fosse cresciuta negli ultimi 20 anni la mitigazione climatica sarebbe stata di ben 1 centesimo.
    Se mi metto a ridere smetto a capodanno.

  4. Lorenzoon nov 13th 2012 at 19:20

    Ciao Valentino,

    innanzitutto i miei complimenti per il lavoro dettagliato e pregevole che sei riuscito a realizzare.

    Sono un ingegnere chimico esperto analista di sistemi energetici/chimici e su tematiche connesse alla protezione ambientale maturata in autorevoli istituti di ricerca e compagnie internazionale.

    Il punto di vista adottato nel tuo libro è di grande interesse. Credo che la formulazione di strategie incentrate sull’idea della sostenibilità, non la si dovrebbe immaginare come la soluzione dovuta alla somma aritmetica di problematiche diverse, quanto piuttosto nell’approdo ad una dimensione nuova, in cui i diversi aspetti e parametri dello sviluppo stesso si compensano e si completano. Nel fare questo è di urgente importanza l’elaborazione di modelli conoscitivi di maggior efficacia, in grado di catturare la complessità del reale e offrire così il presupposto alle scelte di valore, preferibili a decisioni che si spingono nell’ambito del possibile e dell’incerto, che spesso segnano il disastro di politiche economiche e sociali di sviluppo.

    Credo che il futuro lo si deve immaginare con forza, passione, rispetto e necessariamente competenza. E’ necessario un cambiamento, ma non quello delle pubblicità. Un cambiamento nell’approccio. Nel vedere soluzioni laddove si osservano solo problematicità. Credo che l’approccio euristico sia un grande esempio di maturità un tentativo intelligente di combinare esigenze concorrenti e contradditorio in una integrata e complessa dimensione olistica.

    L’ecoquartiere è un piccolo segno di un nuovo rinascimento. Uno spazio del nuovo. Una irrinunciabile esigenza da esseri umani. Una rivoluzionaria idea promossa da cultura e scienza. Sicuramente da affinare.

    D’altronde sono convinto che da tempo la scienza e la tecnologia siano pronte per una rivoluzione della società e dei suoi valori cardini di riferimento. Sono gli uomini che non lo sono.

    Un saluto,
    Lorenzo

  5. alex1on nov 13th 2012 at 22:44

    un film dell’orrore..

    sarebbe bastato parlare di mitigazione territoriale..utile condivisibile e che alla fine oltre a creare posti di lavoro, crea una riduzione dei costi, dei danni creati dal normale avvicendarsi degli eventi climatici…

    il concetto di mitigazione climatica è grottesco che fa alzare i costi di tutto senza cambiare niente al clima..

  6. StefanoLon nov 14th 2012 at 11:57

    Queste iniziative sono pregevoli non solo per il tentativo di spiegare che si può inquinare di meno ma, che si può vivere meglio !
    Ciò che alcuni non comprendono – eventuale aumento dei costi (tutto da verificare) e diminuzione dei posti di lavoro (un’assurdo in quanto il settore green è uno dei pochi che sta in fase di crescita) – sono compensati ampiamente dal miglioramento della qualità della vita.
    Continuare a pensare all’economia in termini di PIL è demenziale. Prendiamo l’esempio dell’Italia. Quando un ponte per la sua costruzione, impiega tre volte il costo programmato… Impiegare un ora per percorrere cinque km in macchina (a Roma è uno standard) e poi parcheggiare in doppia fila… aumenta i consumi di benzina e l’usura della macchina, generando un volano per l’economia dell’indotto auto ed energia… La mancata raccolta differenziata o la spazzatura di Napoli (non è la sola città ad avere problemi del genere!) che per essere smaltita, costa quattro volte di più… contribuisce alla crescita del PIL e da un sacco di lavoro… tutto questo ha senso per voi?

    Credo che sia molto meglio gestire i costi, i trasporti, la “monnezza” e in genere i consumi in modo completamente diverso… ciò incide sulla qualità della vita e sulla salute che, per quanto mi riguarda, è di gran lunga più importante del mio conto in banca.

  7. Diegoon nov 14th 2012 at 14:49

    @Costa
    “Tutto ciò che è green economy aumenta i costi ai cittadini..a tutti e fa calare la competitività delle imprese con danno sempre a tutti perchè perderanno lavoro.”
    Evidentemente lei scrive di corsa, riflettendo poco e senz’altro non rileggendo quello che ha scritto. Provo con una cosa semplice: se cambio una lampadina a incandescenza con una a led, le chiedo: dov’è l’aumento dei costi a carico di “tutti” i cittadini? Quali sono le imprese la cui “competitività” cala? Chi perde il lavoro (questa è l’unica questione che forse ha un senso, però va contestualizzata: se qualcuno perde il posto, c’è o non c’è qualcun altro che lo trova?).

  8. Riccardo Reitanoon nov 14th 2012 at 15:00

    Io credo che parte della forte resistenza che interventi di mitigazione subiscono sia dovuta ad una sostanziale miopia, non riuscire a vedere oltre l’orizzonte temporale di mesi o pochi anni. E’ la visione dell’economia finanziaria che ha permeato il comune modo di vedere, dove la speculazione (quasi mai chiamata con il suo vero nome) è buona perchè “rende” mentre l’investimento è un solo “costo”. Così è un mondo che va a rotoli, non solo il clima; in Italia spendiamo qualcosa come 3 miliardi l’anno per le emergenze che si potrebbero evitare con 40 miliardi in 15 anni; ma molti (miopi, appunto) questo lo chiamano un “costo”, non un investimento.
    Lasciamo che questa forma di neo-luddismo cuocia nel suo brodo (fallimentare). Mostrare che e come si possa fare altrimenti è senz’altro lodevole e promuove le menti più intraprendenti, il merito come usa dire oggi.

  9. claudio della volpeon nov 14th 2012 at 16:15

    Costa è un esempio ottimo della resistenza alla mitigazione: ha paura di perdere il suo posto di miscelatore di alimenti per animali in una grande fabbrica di carne del nord Italia; che sia impossibile continuare a produrre tanta carne e con i medesimi metodi non gli cale minimamente; nè è cosciente che fino a trenta anni fa non si consumava mica tanta carne; quando ero ragazzino la carne si mangiava solo il sabato e la domenica e la mia famiglia non era povera; ma oggi il mondo consumistico impone consumi e crescenti, pena la riduzione del PIL; ecco questo è il punto; PIL contro ambiente tramite la voce di chi supporta una visione limitata del mondo e della vita; se riuscissimo a mettere in crisi la visione carnecentrica di Costa sarebbe questo un passo avanti? mitighiamo, gente mitighiamo….

  10. Claudio Costaon nov 14th 2012 at 18:51

    vado in ordine con una premessa: non ho letto il libro che magari è pieno di buon senso, sono assolutamente concorde su:
    - lotta allo spreco,
    - riciclo totale ( mai nessuno che parla di riciclo di N,P,K, che invece è una vera miniera d’oro)
    - risparmio energetico
    - razionalizzazione dei consumi ecc
    mentre trovo una favoletta la sola parte che rigiarda la mitigazione climatica di cui mai viene affrontata la reale efficacia.
    quindi:

    @ Alex1
    concordo

    @ Stefano L

    “Ciò che alcuni non comprendono – eventuale aumento dei costi (tutto da verificare) e diminuzione dei posti di lavoro (un’assurdo in quanto il settore green è uno dei pochi che sta in fase di crescita) – sono compensati ampiamente dal miglioramento della qualità della vita”

    Questo non è vero si creano nuovi posti di lavoro dove ci sono enormi distorsioni del mercato dovute agli incentivi e alle detassazioni, che per chi non lo sapesse sono tasse su tasse, ma se ne perdono molti di più per la perdita di competitività. Ad es la FIAT se deve scegliere di chiudere termini imerese o la fabbrica in Polonia dove l’energia costa quasi 3 volte meno, dove pensa che chiuderà?

    la qualità della vita non cambia affatto perchè non tutte le rinnovabili sono meno inquinanti ad es non lo sono le biomasse, il biogas, e legna e pellets.
    La qualità della vita soprattutto non cambia perchè il clima non verrebbe in alcun modo mitigato perchè l’efficacia è nulla.

    @ Diego

    bisogna intendersi su cosa è green economy, certo non tutto è negativo, mi riferivo solo ai soldi spesi per ridurre le emissioni, il risparmio energetico è un fatto di buon senso. poi che i neon siano realmente eco..mummm dipende dove vengono smaltiti.

    @ Reitano
    se i 40 miliardi li spnde in opere di assetto idrogeologico d’accordo, ma se li butta in riduzione di emissioni la spesa sarebbe doppia ci sarebbe cmq il costo delle emergenze e poi ci sarebbe il costo della mitigazione totalmente inefficace

    @ CDV
    sa che sul fabbisogno reale di carne potrei esser d’accordo con lei, ma l’influenza sul clima è minima

  11. Vincenzoon nov 16th 2012 at 07:23

    Costa mi piaceva di più quando negava il riscaldamento globale o faceva i numeri sui raggi cosmici e le fantateorie di Scafetta
    Ora se fa l’esperto anche sulla qualità della vita e le politiche per togliere le emissioni, annoia, e il conflitto di interessi diventa troppo grande

  12. Valentinoon nov 16th 2012 at 16:06

    Grazie a tutti per i commenti! Riprendo solo alcuni dei molti punti di interesse.
    @Riccardo
    sul tema dell’orizzonte temporale, hai perfettamente ragione nel dire che vi è grande miopia e quindi soluzioni sostenibili di lungo periodo rischiano fortemente di essere penalizzate. Ma se quest’orizzonte limitato è il riflesso di una più ampia “razionalità limitata” come le scienze sociali ci ripetono da anni (es. con Herbert Simon), allora le forme che devono assumere le policy che promuovono la mitigazione devono, da un lato, tenerne conto e, dall’altro, offrire dei correttivi.
    Sul primo punto, ecco allora la forza di una policy, come FREEADV, che ha effetti molto veloci, che costruiscono la credibilità per passi ulteriori. Capisco che la sensibilità ambientalista veda con sospetto la pubblicità, ma se essa funziona – e funziona – non possiamo lasciare che solo gli inquinatori domini lo schermo.
    Sul secondo punto, proponiamo con il Fondo chiuso un meccanismo col quale i genitori investono e i figli riscuotono (gli interessi derivanti dall’investimento nella green economy ma soprattutto un mondo pulito!).

  13. Valentinoon nov 16th 2012 at 16:10

    @Luigi
    Hai perfettamente ragione a dire che il libro si offre innanzitutto ai policymaker; direi che li stiamo sollecitando a tutti i livelli geo-politici. A livello locale, stiamo implementando ecoquartieri in alcune città italiane (e i colleghi di Singapore lavorano in alcune zone della città per modificare i comportamenti energetici). A livello internazionale, abbiamo presentato il libro a Bruxelles, a Copenhagen, San Pietroburgo, Ankara, Istanbul e Mauritius, tra gli altri. Un particolare successo abbiamo avuto in Cina.

    Rimane comunque che anche semplici cittadini impegnati potrebbero voler leggere questo libro, che offre un modo pluralistico per affrontare la crisi ecologica, senza ideologismi ma con molti strumenti alternativi o complementari.

  14. Valentinoon nov 16th 2012 at 16:41

    @Costa e a tutti quelli che pensano che la mitigazione sia un costo

    E’ abbondantemente dimostrato che i costi della mitigazione sono molto inferiori ai vantaggi. Più “forte” ma a mio avviso decisiva è la prospettiva che fa della costruzione dell’economia verde un fattore di rivoluzione industriale – analoga alle ondate precedenti del Settecento e dell’Ottocento – rispetto alla quale non fu importante l’analisi costi-benefici (tanto meno dal punto di vista dei produttori dei beni del paradigma precedente) ma lo slancio di entusiasmo, intelligenza, capitali e sistemi-Paese intorno al nuovo paradigma.

    Con le recenti parole di Obama, che ha riconosciuto che “his administration has not
    done enough to combat global warming but said he hopes to begin his
    second term by opening a national “conversation” on climate change.

    Floods, hurricanes and other disasters exacerbated by climate change
    are “going to be very expensive and very painful to deal with.”

    If the message is somehow we’re going to ignore jobs and growth
    simply to address climate change, I don’t think anybody’s going to go
    for that. I won’t go for that.”

    But if Republicans and Democrats can shape an agenda that helps
    create jobs and makes “a serious dent in climate change,” then the
    American people will be supportive, Obama said.

    http://www.salon.com/2012/11/14/obama_wants_conversation_on_climate_change/

    In altri termini, sul piano della sostenibilità politica della mitigazione, è fondamentale passare da un frame che la considera come un costo ad una che fa dei suoi co-benefits dei core-benefits. Ne ho parlato in un articolo peer-reviewed che ha meritato un premio e poi la pubblicazione in un volume di Springer Verlag:

    http://link.springer.com/chapter/10.1007%2F978-3-642-14776-0_26?LI=true

    http://www.economicswebinstitute.org/images/emeraldaward-piana.pdf

    http://www.springer.com/economics/environmental/book/978-3-642-14775-3

  15. Claudio Costaon nov 19th 2012 at 09:31

    @ Vincenzo

    Finchè lei e la Coyaud mi accusate di:
    - negare il riscaldamneto globale (mai fatto nel trend dei 30 anni)
    - o di negare l’effetto serra ( mai fatto ma dubitato dell’effetto stimato di riscaldamento all’auemnto degli stessi)
    sarete sempre perdenti sia nel caso non abbiate capito nulla di quel che scrivo, sia nel caso che abbiate capito ma facciate propaganda denigrandomi.

    @ Valentino.

    Che peccato che sia stato ingannato così tanto perchè mi sembra davvero pieno di passione e voglia di fare.

    “E’ abbondantemente dimostrato che i costi della mitigazione sono molto inferiori ai vantaggi”

    Purtroppo è abbondantemente dimostrato che le stime delle forzanti su cui si basa tutta la teoria della mitigazione sono clamoramente sbagliate tanto che negli ultimi 1000 anni le forzanti mancano 700 anni su mille. Il che vuol dire che se non si conoscono le forzanti che hanno dato i cambiamenti climatici del passato le proiezioni climatiche del futuro hanno lo stesso valore degli oroscopi.
    http://www.climatemonitor.it/?p=26991
    Mentre lei e tutti quelli che pensano che la mitigazione non sia un costo sono certi ( ad occhi bendati) che le proiezioni siano veritiere, malgrado questo sono convinto che non sapiia l’efficacia delle azioni di mitigazione che propone, nemmeno nelle unità di misura: in termini di temperature la mitigazione che pensa di ottenere sarà in centesimi, decimi o gradi centigradi?
    lo sa che di tutto il catastrofismo climatico predicato dai media nottetempo cioè aumento di tifoni, uragani, alluvioni, siccità, colera, malaria, febbre emorragica ecc per colpa antropico dai dati non risulta nulla meno che nulla?
    Non mi crede vero?
    venga a confrontarsi su Climate monitor qualche volta e capirà che non ha sbagliato guerra ma ha sbagliato fronte.

  16. claudio della volpeon nov 19th 2012 at 15:44

    “confrontarsi” su CM? e con chi? con quelli che votano per accettare o rifiutare il primo principio della termodinamica? oh Costa ma per chi ci prende?

  17. Valentinoon nov 19th 2012 at 18:05

    Per una ulteriore analisi delle devastazioni che si ricollegano alle emissioni di gas climalteranti si veda il rapporto 2012 della Banca Mondiale:

    http://climatechange.worldbank.org/sites/default/files/Turn_Down_the_heat_Why_a_4_degree_centrigrade_warmer_world_must_be_avoided.pdf

    Mitigare conviene di brutto!

  18. stephon nov 19th 2012 at 22:43

    @Costa
    Munich Re…..

  19. Claudio Costaon nov 19th 2012 at 23:57

    @ cdv

    già ricordo quel post fu il primo e l’ultimo fatto da quel personaggio che non accettò il confrontro e nemmeno le critiche sia esterne che interne.
    uno su duemila!

    @ Valentino

    è evidente che non ha letto il mio post, tutti i vantaggi della mitigazione sono presunti dalla stima delle forzanti per il futuro, che non ha nessun valore, nessuna dimostrazione, nessun riscontro nè adesso nè nel passato. Sono il risultato del magheggio di maghi e fatine che facendo girare manopoline hanno fatto quadrare i bilanci energetici che non tornavanom, nel 2005 raddoppiando a piacere il valore dei raffreddanti, (favoletta che non torna) poi dicendo che il calore si è nascosto in fondo al mar con la sirenetta appellandosi alla variabilità naturale, ma solo per la stasi mai per il riscaldamento.
    di conseguenza la mitigazione non solo è un costo ma è totalmente inefficace,sono soldi buttati, se gle lo dice TKevin Trenberth gli crede?
    Vedo che ancora di efficacia non ne parla le ricordo i 6 centesimi di grado di mitigazione entro il 2050 se venissero raggiunti gli obiettivi del protocollo di Kyoto, cosa cmq improbabile.
    tra qualche anno quando la truffa della mitigazione climatica sarà smascherata non dica che nessuno le aveva indotto dei dubbi ma che c’era il consenso della scienza e dell’economia ( buona quella)

  20. Stefano Caserinion nov 21st 2012 at 04:42

    Vede Costa, il problema è che Lei affronta questa tematica con la stessa scanzonata e irresponsabile superficialità con cui ha affrontato vari temi delle fenomenologia dei cambiamenti climatici.
    Anche su questo tema ci sono analisi approfondite, complesse, che permettono di superare la contrapposizione ideologica a cui portano le sue affermazioni apodittiche.
    La letteratura è vasta sul tema, provi se vuole a partire da questo recente testo che ha rivalutato i costi e benefici delle riduzioni per gli USA, ma ce ne sono altri.
    The social cost of carbon in U.S. regulatory impact analyses:an introduction and critique
    http://www.ourenergypolicy.org/the-social-cost-of-carbon-in-u-s-regulatory-impact-analyses-an-introduction-and-critique/
    http://www.springer.com/about+springer/media/springer+select?SGWID=0-11001-6-1389843-0

    C’è un mondo di gente che studia seriamente anche questi temi, puo’ pensare che siano tutti dei polli e continuare con le sue invettive, ma non penso che convincerà molti ad andare a leggere i suoi post.

  21. Claudio Costaon nov 21st 2012 at 11:29

    @ Steph

    ma ti prego munich re una compagnia di assicurazione adesso fa la scienza? direi di no
    http://rogerpielkejr.blogspot.it/2012/03/handy-bullshit-button-on-disasters-and.html

    il Pielke jr tra l’altro critica aspramente anche il report di Munich Re schiccia the button

    @ Caserini

    Apodittiche? direi di si, in termini di dimostrabili tutt’altro che scanzonate ed irresponsabili, Trovo invece vero il contrario che sia irresponsabile buttare soldi nei pannelli fv che sono archeologia industriale o nelle colture bioenergetiche che sono inquinanti e creano competizioni alimentari e territoriali.

    ripeto a lei quello già detto al Valentino. Certamnete ci sono meravigliose analisi di convenienza sulla riduzione delle emissioni, ma tutte danno per scontato che riducendo le emissioni si ridurrano i danni da GW ( che però per ora non sono aumentati di una virgola e non lo dico io la l’IPCC vedi SREX)
    Quindi l’efficacia della mitigazione è data per certa invece non è dimostarta anzi è certamente molto inferiore a quello stimato finora perchè i conti dei bilanci energetici non tornano, e pèrchè nessuno ancora conosce le forzanti che guidarono i picchi di caldo del passato che però sono correlati al flusso magnetico solare (vedi il mio articolo “un bicchiere di sole”)
    Detto questo mi chiedo come sia possibile che nessuno tra i suoi studenti nella culla delle leadership ( cit scent of woman) le chieda:

    “ma insomma quant’è l’efficacia reale di queste riduzioni di emissioni?

    visto che per gli ingegneri l’efficacia è tutto, è l’obiettivo finale, e lei misteriosamente non ne parla mai

  22. StefanoLon nov 21st 2012 at 12:03

    @Claudio Costa

    Lei nega l’evidenza che ha sotto gli occhi e si concentra su calcoli astrusi che non portano da nessuna parte. Tutti questi dati che lei cita, non servono a nulla!

    Sensibilizzare le persone e l’aziende, alla riduzione dei consumi e l’uso di energia pulita non è dannoso per nessuno.

    I fatti sono i seguenti (faccio due soli esempi) :
    1) un pannello fotovoltaico produce energia a km zero, non inquina il costo finisce nell’indotto green che è l’unico settore economico in crescita
    Il sole costa certamente meno del nucleare quantomeno, in termini di salute.
    2) Una pala di minieolico, produce energia a km zero, non inquina il costo finisce nell’indotto green.
    Perché dovrei continuare a pagare l’energia da una industria che è tecnologicamente morta 100 anni fa e fin’ora a portato solo danni all’ambiente? – vedi laghi artificiali per l’idroelettrico – vedi inquinamento da trasporto dei carburanti – infine, mi dica che fine fanno scorie nucleari delle centrali !?
    Le studia i numeri ma non pensa alla sua salute e a quella dei suoi cari ?

    Un cordiale saluto

  23. stephon nov 21st 2012 at 18:08

    @Claudio
    “ma ti prego munich re una compagnia di assicurazione adesso fa la scienza?”
    direi piuttosto l’opposto: la scienza viene passata in rassegna (con cognizione di causa molto ampia e circostanziata) per sostanziare quello che dice e fa. Anche la Swiss Re fa così (ne so qualcosa :-D
    http://www.climate-insurance.org/front_content.php?idart=2922
    http://www.nccr-climate.unibe.ch/conferences/finish_line/presentations/Handout%20Hoeppe%20NCCR%20Bern%202012.pdf

  24. stephon nov 21st 2012 at 18:20

    @Claudio
    “pannelli fv che sono archeologia industriale”
    infatti sei fermo a 20 anni fa. Il mondo evolve, la scienza va avanti, la tecnologia pure…
    http://www.desertec.org/
    http://www.solarimpulse.com/en/home/
    http://www.swissinfo.ch/ita/multimedia/video/Il_solare_altrimenti.html?cid=484336&itemId=435436

    SREX: magari se lo leggessi tutto, magari anche i papers citati…

    Flusso magnetico solare: che è come dire l’attività del sole, la sua produzione di macchie e facole (visto che è l’attività magnetica a guidarne il loro ciclico andamento). Breaking news???

  25. Telegraph Coveon nov 22nd 2012 at 12:54

    @per tutti gli eco-ottimisti (e anche non)
    Ammiro ed invidio chi, come voi, continua a credere nella possibilità di una immediata rivoluzione epocale negli stili di vita e nei costumi; la volontà di costruire un mondo migliore che tenga conto delle esigenze di tutti compresi gli esseri viventi non-umani che vivono su questo pianeta è sicuramente degna di stima e rispetto.

    Io, almeno in questo momento della mia vita, ammetto di non crederci più.

    Da una settimana israeliani e palestinesi si lanciano missili macellando gente innocente, ennesima rappresentazione delle tante guerre e guerriglie che, in giro per il mondo, insanguinano città e paesi.
    In Iran si consumano risorse economiche preziose per costruire bombe atomiche; in Cina si calpestano quotidianamente i diritti umani in nome di presunte ed inderogabili leggi di mercato, in Afghanistan le potenze occidentali vogliono civilizzare i musulmani integralisti a colpi di cannone.
    In Africa, in Asia ma anche nei nostri civili paesi davanti alle porte delle associazioni di volontariato si consumano le vite e i desideri dei poveri e dei “nuovi poveri” (quasi che classificando la povertà si potesse diminuire il disagio che essa crea nelle classi abbienti).

    Mi chiedo quali effetti possono avere appelli generici a favore di un’umanità in pericolo, nei quali si cita il bene comune (futuro tra l’altro) mentre intere comunità non sono disposte ad aiutarsi e in molti casi nemmeno a vivere l’una accanto all’altra ?

    Ma parliamo del cosiddetto mondo dei paesi occidentali dove guerre e rivoluzioni non sono di casa: io non posso credere che un semplice quartiere “modello”, un esperimento tra l’altro finanziato con fondi europei tutt’altro che illimitati possa cancellare razzismo, segregazione, degrado e periferie insanguinate da delitti e organizzazioni criminali; credo che la rivoluzione culturale che proponete non possa essere rivolta solo alle fasce ricche della popolazione altrimenti sarebbe solo una bella operazione di facciata ma nella sostanza inutile.

    Potete convincermi facilmente che sarebbe utile acquistare solo elettrodomestici di classe AAA+++ e auto ibride (anzi lo avete già fatto) ma se aumenta il prezzo della benzina per effetto di tasse “verdi” a favore della green economy siete proprio sicuri che il precario disoccupato che guida una Fiat Regata di 20 anni sia contento ? Che sia in grado di capire il suo sacrificio a favore delle generazioni future ?
    E un libro come questo in che modo può modificare la situazione ?

    La mia idea è che il mondo ipotizzato dagli eco-ottimisti è possibile ed auspicabile ma ci vuole tempo, molto tempo e se il tempo non c’è dovremo pensare ad altre soluzioni transitorie.

    Un appunto per il prof. Caserini (a cui peraltro rinnovo stima immutata) su economisti “green” e “persone che hanno studiato la materia”; se gli economisti fossero in grado di prevedere con una certa sicurezza le conseguenze future di eventi economico/politici rilevanti avrebbero senza dubbio consigliato al meglio i decisori politici sui comportamenti da porre in essere per evitare di cadere in quella che si sta rivelando la peggior recessione dagli anni’30 del secolo scorso.
    Ma non è stato così ed anzi sui maggiori quotidiani mondiali guru dell’economia si sono affrontati l’uno l’altro proponendo soluzioni spesso rivelatesi fallimentari o superate dagli eventi nel giro di pochi mesi. Siamo così sicuri che queste analisi economiche di lungo termine siano così affidabili ?

    Un pensiero anche per Costa e altri. Non è vero che la green è tutta in crisi, le aziende serie resistono come e più di altre aziende tradizionali; è chiaro che chi si è buttato nel fotovoltaico senza capitali “perché si fanno i soldi rapidamente” ora sconta pesantemente la recessione ma in questo caso è l’imprenditore che manca …

  26. Matteo.on nov 24th 2012 at 18:07

    Giusto, meglio smettere di sognare…

  27. Valentinoon nov 25th 2012 at 19:41

    @Telegraph Cove
    La ringrazio per una argomentazione più ampia del solito. Per quanto riguarda la prima sua parte (nella quale punta il dito sulle tante cose che non vanno tra i popoli), direi che occorre dare a chi ci crede e vuole fare qualcosa e subito, strumenti concettuali ed operativi efficaci e in grado di suscitare ulteriori azioni (reazioni a catena) .

    Questo è quanto fa il libro (sul piano dell’ambiente, dello sviluppo tecnologico e sociale), analogamente a chi scrive ad esempio su come affrontare conflitti “intrattabili” (http://www.beyondintractability.org/bi-essay/meaning-intractability).

    E il libro accoglie molti contributi di esperti di paesi emergenti o in via di sviluppo, riflettendo il loro punto di vista. A mia volta ho proposto un approccio di microfinanza verde, offrendo un ponte tra la lotta alla povertà ed all’esclusione sociale con la diffusione di tecnologie pulite in grado di preservare ambienti oggi poco contaminati e nel contempo diffondere ricchezza “vera” (non di plastica!).

    Per quanto riguarda il mondo occidentale, condivido la sua preoccupazione per le fasce deboli della popolazione. Non a caso la Fondazione del Re Baldovino di Bruxelles mi ha chiesto di partecipare ad uno Stakeholder Dialogue che ha portato a raccomandazioni ai policymaker su come coniugare giustizia sociale e lotta ai cambiamenti climatici.

    http://www.kbs-frb.be/uploadedFiles/KBS-FRB/05)_Pictures,_documents_and_external_sites/09)_Publications/PUB_2010_1990_ClimateChange.pdf

    Nel quale, rielaborando mie tesi, si dice:

    Mitigation policies should not be narrowly interpreted as aimed at raising the price
    of energy but be oriented into transformational goals, by fostering technology
    switches. Technology switches can help to transform society towards a more
    sustainable model, however, many people do not have the financial means to make
    this transition, and are consequently ‘trapped’ in expensive, old, carbon-intensive
    technologies. One example of this is the purchase of old high-emission cars.

    Come vede, proprio il suo esempio…

    Proseguiamo:
    By subsidizing the switch to new green technology one would at the same time
    mitigate climate change, and improve the wellbeing of those groups by facilitating
    this transition.

    Measures should be introduced to ensure that low-income households can benefit
    from the switch to low-carbon technologies. A combination of education,
    regulation and incentives should be used to foster this transition. This should
    include the use of EU regulations (such as the Eco-Design Directive), labelling
    schemes (such as eco-label, energy star, EU energy label), subsidies (e.g. for ecocars), and other income compensation schemes (such as the provision of ‘green’
    vouchers), alongside better information provision.

  28. Valentinoon nov 26th 2012 at 11:02

    http://www.kbs-frb.be/uploadedFiles/KBS-FRB/05)_Pictures,_documents_and_external_sites/09)_Publications/PUB_2010_1990_ClimateChange.pdf

  29. Valentinoon nov 26th 2012 at 11:03

    Niente, il link non viene evidenziato tutto, se volete procedere, copiate ed incollate l’intero indirizzo nella finestrella del Browser.

  30. Telegraph Coveon nov 28th 2012 at 09:46

    @valentino
    Grazie per la risposta.
    Le faccio notare come ennesimo esempio di conflitto tra necessità presenti e bene futuro, tra lavoro/economia e salute il caso dell’Ilva di Taranto.
    Tante belle parole (coniugare lavoro e diritto alla salute ecc.), ricorso alla magistratura e poi …
    Nei fatti l’azienda chiude e lascia tutti per strada (e se riaprirà sarà perché saranno accettati compromessi prima inaccettabili).
    Business as usual come sempre

  31. Valentinoon nov 28th 2012 at 10:06

    @Telegraph Cove
    Ottimo esempio. Un capitolo del nostro libro fornisce una risposta nuova a situazioni come quelle dell’Ilva, fornendo una exit strategy articolata, basata sul principio che i lavoratori vadano garantiti con alternative, che si diano risposte agli interessi che gravitano intorno ai grandi inquinatori, consentendo una “Eutanasia settoriale”, attraverso un pacchetto di policy tese a cambiare la traiettoria dello sviluppo del territorio. Il dibattito, oggi incagliato e non produttivo, si potrebbe in tal modo spostare.

  32. [...] si usino gli strumenti legali insieme ed oltre a quelli di natura economica? Che alla carota della Green Economy, col suo portato di innovazione, profitti ed occupazione  occorra accompagnare il bastone dei risarcimenti? Che un paese in via di sviluppo possa citare in [...]

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