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Clima, bene comune

 

Il libro di Luca Mercalli e Alessandra Goria (Bruno Mondadori, 2013) offre un interessante punto di vista sulla questione climatica; non solo sugli aspetti fenomenologici, ma sui collegamenti e le implicazioni per le politiche economiche e le nostre scelte quotidiane.

 

Un racconto chiaro ed efficace, in cui emerge la necessità che le politiche necessarie per contrastare il cambiamento climatico siano al centro di un cambiamento nel modo in cui pensiamo al concetto di benessere, di sviluppo e di condivisione delle risorse – limitate – del pianeta.

 

 

Clima, bene comune” nasce dall’idea di tessere un dialogo fra scienza fisica del clima ed economia per raccontare la natura, le conseguenze e le possibili risposte dell’economia e della società ai cambiamenti climatici. Il libro prende spunto dalla storia delle Isole Carteret, narrata nel cortometraggio ‘Sun come up’ proiettato proprio in occasione di un incontro divulgativo in cui gli autori hanno iniziato a dialogare sul tema. Le Isole Carteret, splendidi atolli del Pacifico appartenenti alla Papua Nuova Guinea, sono destinate a scomparire, sommerse dall’innalzamento delle acque dell’oceano per effetto dei cambiamenti del clima. “Le isole Carteret oggi non hanno futuro… L’innalzamento delle acque dell’oceano sta gradualmente erodendo le coste degli atolli e ne ha in parte già sommerso la superficie; inoltre la salinizzazione indotta dalla penetrazione delle acque al loro interno ha impoverito il suolo minacciando gravemente le coltivazioni di taro. A nulla sono serviti gli interventi dell’uomo per erigere barriere di protezione della costa, anche intensificando la vegetazione di mangrovie: la forza delle acque ha avuto il sopravvento. E le isole Carteret hanno conquistato il triste primato al mondo di trasferimento di un’intera popolazione a causa dei reali impatti del cambiamento climatico, alimentando la categoria di ‘rifugiati ambientali’ recentemente coniata dalle Nazioni Unite. Nel caso delle Carteret si parla di circa 2500 abitanti; piccoli numeri se si pensa che le Nazioni Unite stimano che entro il 2050 ben 250 milioni di persone saranno costrette ad abbandonare la propria terra a causa dei cambiamenti climatici.”

Partendo dalla storia delle Carteret – dove “il cambiamento climatico è arrivato! – il libro ripercorre la storia del clima sul nostro pianeta, illustra la più recente e autorevole evidenza scientifica sul clima che cambia e sul contributo delle attività dell’uomo ai cambiamenti osservati, prospetta gli scenari futuri e gli impatti attesi nelle diverse regioni del mondo.

“Riscaldamento dell’atmosfera, e inversione della glaciazione, non sono certo fenomeni nuovi per il nostro pianeta….ma nuovo è il ruolo dell’uomo in questi processi. Il riscaldamento che si osserva sarà irreversibile per molti decenni nel prossimo futuro, e aumenti di temperatura anche maggiori si manifesteranno se i gas serra continueranno ad accumularsi in atmosfera…… Gli impatti previsti comporteranno danni ingenti e in alcuni casi irreversibili, che graveranno maggiormente sui Paesi più poveri e vulnerabili, e il protrarsi dell’inazione comporterà costi spropositati.”

Aumenti del livello delle acque del mare, siccità e danni all’agricoltura, diffusione di nuove malattie, movimenti migratori di massa e conflitti sociali, sono solo alcuni fra i tanti impatti dei cambiamenti del clima che si prospettano in un futuro non troppo lontano, con una serie di ‘reazioni a catena’ che moltiplicheranno i danni e i loro costi. Se gli impatti sono oggi visibili soprattutto in alcune zone più vulnerabili del mondo, come le piccole isole del Pacifico, presto saranno tangibili anche vicino a casa. “Riuscite a immaginare il Meridione d’Italia devastato dalla siccità, il nostro arco alpino privato dei suoi ghiacciai perenni, città come Napoli infestate dalla malaria, Venezia sotto l’acqua alta permanente? Più che frutto della fantasia, queste immagini dipingono il futuro probabile del nostro Paese.”

Raccontando come scienza fisica ed economia si intreccino nello studio degli impatti dei cambiamenti climatici e nel disegno degli scenari per la valutazione delle politiche per il clima, il libro si sofferma sulla distribuzione degli impatti fra regioni del mondo, categorie sociali e generazioni, affrontando uno dei temi più affascinanti dell’economia: il trade-off fra equità ed efficienza. Filo conduttore della narrazione è il conflitto, che si esprime nelle resistenze fra Sud e Nord del mondo, nella tensione fra equità ed efficienza di strumenti e politiche, fra obiettivi di sostenibilità e di crescita.

In questa luce il libro ripercorre la storia delle politiche per l’ambiente e per il clima – dalle voci ambientaliste delle donne indiane del Chipko ai vertici di Rio e ai più recenti appuntamenti negoziali della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici – affrontando i nodi cruciali sul tavolo dei negoziati. Per riflettere poi sulle possibili soluzioni – senza nascondere la complessità e l’incertezza insite in questa colossale sfida. “È vero che la complessità del sistema climatico, e la relativamente giovane età degli strumenti di analisi e di monitoraggio lasciano ancora spazio a grosse incertezze, in particolare sui tempi di risposta del sistema alle forzanti indotte dall’uomo, ma è altrettanto vero che le decisioni basate sulle ragioni della scienza raramente vengono prese in un contesto di assoluta certezza”.

Se oggi le politiche internazionali non possono più eludere il fenomeno del cambiamento climatico, la risposta delle politiche non basta. Sono necessari una vera e propria rivoluzione energetica, e un nuovo immaginario collettivo, nutrito dalla consapevolezza e dall’educazione sui temi dell’ambiente e del clima. Dal punto di vista delle strategie di mitigazione non esiste un’unica soluzione, in grado di risolvere da sola il problema, ma ci sono tante opzioni da valutare e perseguire in sinergia, che spaziano dall’efficienza energetica, alle tecnologie per la cattura e il sequestro geologico della CO2, alle fonti rinnovabili, alla riduzione delle emissioni da deforestazione, al nucleare – tutte accomunate da un grande bisogno di investimenti in ricerca&sviluppo. E poi, con un potenziale non indifferente, c’è il risparmio energetico.

“Il sogno della green economy passa attraverso le scelte di produzione e di consumo. Non solo strategie di opportunità e convenienza economica legata a investimenti ‘amici del clima’, ma anche un nuovo sistema di valori che integri il bene comune nelle funzioni obiettivo del mondo del business e nel nuovo immaginario dei consumatori, sono le chiavi di volta per combattere la sfida del clima. La ricerca e l’educazione giocheranno un ruolo cruciale nella costruzione di questo nuovo paradigma. Una visione prudente e al tempo stesso proattiva – capace di cogliere nel progetto di un’economia amica del clima e dell’ambiente anche opportunità di sviluppo a bassi consumi materiali – può tracciare la strada per la lotta globale contro i cambiamenti climatici. Dalla casa dove abitiamo ai mezzi di trasporto che ci accompagnano al lavoro, a scuola o in villeggiatura, dalle abitudini alimentari all’attenzione agli sprechi e alla differenziazione dei rifiuti, dal risparmio energetico a quello idrico: insomma partendo da tutte queste piccole e grandi scelte quotidiane noi possiamo scegliere di abbracciare un modello più “amico del clima”, fondato sul necessario e nemico del superfluo. E possiamo scegliere di trasferirlo ai nostri figli, ai nostri amici, e perché no alla società, semplicemente praticandolo e difendendolo orgogliosamente come ‘cosa buona e giusta’.”

8 responses so far

8 Responses to “Clima, bene comune”

  1. Claudio Cassardoon apr 24th 2014 at 08:47

    Questo libro, di 169 pagine, costa solo 13,60 euro, se acquistato online. A titolo di paragone, assistere alla prossima partita di calcio interna della prima in classifica in serie A (una partita normale, non uno scontro clou) costa minimo 39 euro (anche qui, acquisto online). Tre volte tanto. Acquistando (e leggendo) un libro, si assorbe cultura e informazione. Si imparano delle nozioni utili. Non aggiungo altro.

  2. Paolo C.on apr 24th 2014 at 10:31

    Il problema è che libri del genere non vengono letti da chi dovrebbe farlo (e poi agire)…

  3. Guidoon apr 24th 2014 at 12:13

    E’ comunque indispensabile un’idea di partenza: La crescita economica è una terribile patologia della Terra. Chi avrà il coraggio di dirlo per primo pubblicamente?

  4. Guidoon apr 24th 2014 at 12:15

    Da guardare il documentario: “Ultima chiamata” su Raistoria domenica 27 aprile ore 21.15

  5. Riccardo Reitanoon apr 24th 2014 at 13:03

    L’economia non è il mio campo, ma credo di non sbagliare dicendo che sono ormai decenni che c’è chi ha avuto il coraggio di parlare dell’insostenibilità del nostro modello economico e di una necessaria economia di stato stazionario. Il problema quindi si sposterebbe su chi per primo avrà il coraggio di metterla in pratica.

  6. Paolo C.on apr 25th 2014 at 09:39

    Visto com’è stato manipolato il sunto per i decisori del volume 3 del rapporto IPCC, io proporrei una bella manifestazione (anche più di una) sotto le ambasciate e i consolati dei Paesi colpevoli, e in generale dei principali inquinatori.

  7. Marco Delle Curtion apr 25th 2014 at 11:42

    La soluzione che passa per l’educazione purtroppo è, a mio parere, l’unica strada percorribile ma temo che arriverà tardiba dare i suoi frutti.
    Comunque ognuno di noi deve fare ciò che può, nel suo lavoro, e nella sua vita.
    personalmente credo molto alle risorse che l’efficienza energetica in edilizia ha a disposizione.
    In questo settore le tecniche costruttive supportate dalla tecnologia dei materiali sono ormai note e disponibili.
    Si tratta solo di educare tecnici e committenti (cosa non da poco) e spostare il perimetro dei nostri calcoli costi-benefici dal solo portafogli del commitente a quello della nazione, dell’europa o del mondo intero.
    La soluzione purtroppo non può essere unilaterale ma coinvolge le nazioni di tutto ilmondo.
    Non sarà semplice, arriveremo tardi, ma almeno proviamoci.

  8. giovanni dittaon apr 29th 2014 at 11:41

    concludevo un mio breve, recente scritto, formulando l’ipotesi inquietante che nelle stanze del “potere” non esista la reale volontà di voltar pagina, perché è molto più facile soggiogare menti ottenebrate dal bisogno e pance vuote.

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