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C’è ancora chi crede alla Groenlandia-terra-verde

Una delle più famose leggende negazioniste è quella secondo cui 1000 anni fa, ai tempi della colonizzazione vichinga, la Groenlandia fosse una terra libera da ghiacci. Questo perché il nome dato dai vichinghi, Grönland, significa “terra verde”.
La tesi negazionista è: poiché il vichingo Erik il Rosso ha dato quel nome ad un’isola oggi coperta dai ghiacci per l’84% della sua superficie, allora faceva molto più caldo di oggi e quindi non dovremmo preoccuparci del problema del riscaldamento globale.
È una tesi che si trova disseminata in tantissimi testi e commenti, perché è semplice da capire e accattivante. Ultimo a scriverla è stato Antonino Zichichi (vincitore del premio “A Qualcuno Piace Caldo” per il 2012), in un articolo pubblicato il 12 agosto su Il Giornale (premio AQPC 2009), intitolato “Ecco perché prendere il sole è un lavoro da scienziati”, un articolo contenente molte falsità, fra cui il passaggio:
Il grande pubblico è convinto che la scienza della meteo-climatologia abbia capito tutto su passato, presente e futuro meteo-climatologico di questa navicella spaziale detta Terra, che gira attorno al Sole. Se così fosse la meteo-climatologia dovrebbe avere una matematica in grado di spiegare com’è nato l’enorme deserto del Sahara (che era una splendida distesa di verde) e come la Groenlandia («Terra verde» in inglese) sia diventata un’enorme distesa di ghiaccio…”

Sorvolando sulla sua ignoranza della matematica già documentata da altri, e promettendoci di ritornare su quella della meteorologia e del clima in un prossimo post, è facile smentire che la Groenlandia sia passata in soli 1000 anni da terra verde a un’enorme distesa di ghiaccio, come fatto ad esempio in questo ottimo post “Green greetings from GreenLand” su Mondi Sommersi.

Un primo motivo si può capire se si approfondisce la genesi del nome. Secondo quanto raccontato nelle saghe vichinghe, Erik arrivò in Groenlandia nel 982 d.C. Era scappato dalla sua terra, il sud-ovest della Norvegia, a causa di alcuni omicidi. Arrivato dapprima in Islanda, anche qui rimase coinvolto in fatti di sangue. Ritiratosi in una fattoria battuta dal vento, dopo altri guai ricevette il corrispondente dell’attuale “foglio di via”: la messa al bando per tre anni. Si avventurò quindi in acque ignote verso ovest, e raggiunse il sud-ovest della Groenlandia.
La Groenlandia di Erik il Rosso era una terra con estati brevi e inverni lunghi e difficili. Ma per i Vichinghi abituati agli eccessi climatici, la quantità di pesce, di pascoli, di mammiferi marini e uccelli commestibili ne facevano una zona migliore rispetto a quella da cui provenivano. Per aumentare le probabilità di sopravvivenza di una comunità in una terra comunque inospitale, in cui la vita, la sopravvivenza, era durissima per molti mesi all’anno, Erik aveva bisogno di ingrandire l’insediamento. Doveva convincere altri a seguirlo in questa terra, e ci riuscì. Allo scadere del bando tornò a casa con racconti di una terra così fertile che chiamò “Terra Verde”: un nome attraente. Risultato: venticinque navi di potenziali coloni presero il mare con lui e quattordici raggiunsero quella che venne chiamata la “Colonia orientale”.
Il nome “Terra Verde” non è una prova schiacciante di un clima molto più caldo dell’attuale nella Groenlandia dell’anno Mille. Indubbiamente era una terra più calda e ospitale dell’Islanda e di quanto sarebbe stato nei secoli successivi. Ma in una certa misura “Terra Verde” è stata anche una trovata pubblicitaria di chi, costretto a scappare dall’Islanda, voleva convincere altri a seguirlo.
Nel nome dato a un luogo non c’è solo il futuro, atteso, ma anche il proprio passato, il proprio punto di vista. Un indio dell’Amazzonia difficilmente chiamerebbe Terra Verde un’isola quasi interamente nel circolo polare artico e ricoperta per l’80% dal ghiaccio (d’estate). Per un islandese potrebbe essere diverso.
Nella toponomastica mondiale i nomi che riflettono un’aspirazione, un’esagerazione, più che la realtà dei luoghi, non sono un’eccezione. Sfogliando un atlante non mancano esempi di terre, città e vallate verdi, rosse, blu, arancio. Ma anche d’oro e d’argento. Generalmente i nomi non sono presi troppo alla lettera.
Nel nome della Groenlandia, così come nelle tante saghe vichinghe che raccontano di pascoli, di un clima gradevole in cui c’è anche la raccolta delle mele, non abbiamo la prova che le temperature medie del pianeta fossero allora molto più calde di quelle di oggi. Abbiamo, questo sì, degli indizi che il clima della Terra non è sempre stato dappertutto lo stesso e in quella zona le temperature sono state più calde in quel periodo che nei periodi immediatamente precedenti e successivi. Lo confermano ritrovamenti archeologici, che hanno indicato insediamenti in aree oggi irraggiungibili perché bloccate dai ghiacci, anche più a nord della costa occidentale della Groenlandia in cui si stabilì Erik il Rosso. Ma molte delle rovine sono nelle aree verdi sulla costa sudoccidentale, in mezzo a prati anche oggi rigogliosi. Le zone verdi sono anche oggi ristrette ad alcuni fiordi lunghi e stretti che si inoltrano profondamente nell’entroterra, protette dal freddo delle correnti oceaniche.

Un secondo motivo per cui la leggenda Groenlandia-terra-verde è confutabile è che l’età dei ghiacci, determinata dalle stratigrafie di “carote” prelevate dai ghiacci stessi, è di centinaia di migliaia di anni.

Infine, la pietra tombale sul caldo dei tempi di Erik il rosso è uno studio molto approfondito pubblicato nel settembre del 2009, che analizzando i sedimenti lacustri in tutta la zona Artica, Groenlandia compresa, ha concluso che il decennio 1998-2008 è stato il più caldo dei 200 decenni che compongono gli ultimi 2000 anni. Il grafico seguente non ha bisogno di molti commenti.

 

Figura1: Ricostruzione delle temperature degli ultimi 2.000 anni nella zona Artica (latitudine superiore a 60°N), espresse in termini di variazioni rispetto al valore medio 1961-1990. La linea scura rappresenta la tendenza media fino al 1900. Fonte: Kaufman et al., 2009.

Al di là della mitologia negazionista, sarebbe il caso di ricordare che i ghiacci della Groenlandia fondono ad una velocità impressionante, con una perdita media annua nel periodo 2003-2012 di 260 miliardi di tonnellate l’anno (Gt/a), con un valore record nella stagione di fusione 2012 di 570 Gt/a.
Come scrive l’IPCC nel sommario per i decisori politici “C’è confidenza alta che un riscaldamento sostenuto, al di là di una certa soglia, porterebbe alla perdita quasi totale della calotta glaciale della Groenlandia, nel corso di un millennio o più, causando un innalzamento del livello medio globale del mare fino a 7 m.

 

 

Figura 2. Variazioni mensili nella massa totale (in miliardi di tonnellate) della calotta glaciale della Groenlandia stimati da misure GRACE dal 2002. Gli asterischi blu e arancioni indicano rispettivamente i valori di aprile e luglio.

 

Testo di Stefano Caserini

11 responses so far

11 Responses to “C’è ancora chi crede alla Groenlandia-terra-verde”

  1. GinoPon Ago 20th 2014 at 17:57

    Un piccolo aggiornamento alla chiosa di questo post:

    http://www.bbc.com/news/science-environment-28852980

  2. giovanni dittaon Ago 26th 2014 at 08:58

    OK Stefano, no si dia pena a cercare altri candidati per il “premio” . Nessuno potrà competere con il “nostro” Antonino

  3. Stefano Caserinion Ago 28th 2014 at 12:00

    Caro Giovanni, ti assicuro che di competitor ce ne sono; pochi ma ci sono…

  4. […] No. Non era interamente verde. Come oggi, erano verdi alcuni fiordi. […]

  5. maurizioon Ott 8th 2014 at 10:57

    Green è inglese mentre quelli erano Vichinghi (Scandinavia e Danimarca) e inoltre è la vecchia lingua (siamo nel 793 al 1066) e signifiva GRANDE (per altri RAMO [gren] o ridicolo [grin]) e non verde secondo molti glottologi. 😉

    Poi venne occupata dagli inglesi che si mischiarano alla popolazione locale.

    Ciao

  6. maurizioon Ott 8th 2014 at 10:59

    In svedese verde è grönt :-O

  7. maurizioon Ott 8th 2014 at 11:01

    In danese grönt 😀

  8. stephon Ott 9th 2014 at 11:33

    Bel post. E ringrazio della citazione del mio blog. Alcune annotazioni collaterali.

    1) Ecco un grafico (Kobashi et al., 2011) che mostra, attraverso una sequenza di tre finestre temporali su tre scale differenti, una delle più recenti ricostruzioni della temperatura al suolo.
    Tenere conto che il pallino verde in fondo a destra è la media del recente decennio 2001-2010, decennio nel quale l’anno 2010 è già ampiamente fuori 2 sigma.

    2) Impossibile che la Groenlandia fosse verde mille anni fa pure per ragioni fisiche e storiche. Come ben si sa, il ghiaccio continentale si forma attraverso accumuli di neve caduta. Lo spessore massimo della calotta è di circa 3200 metri: come si può pensare che questo spessore si sia formato a partire dall’accumulo di nevicate in soli mille anni? Impossibile pretendere dalla natura un aumento medio dello spessore di tre metri all’anno quando questa fornisce un accumulo di precipitazioni di un ordine di grandezza inferiore .
    Inoltre: gli storici sanno bene che Venezia fra il nono ed il dodicesimo secolo si era trasformata in una città-stato e in una grande potenza marittima. È dunque palese (ma forse non per tutti) porsi la seguente domanda: come potrebbe essere stata così importante una città fantasma ricoperta da un livello delle acque di diversi metri più elevato di quello odierno, se appunto l’isola nordica fosse stata priva di ghiaccio o anche solo con molto meno calotta rispetto ad oggi? Qui (da Kemp et al., 2011) una recente ricostruzione del livello dei mari degli ultimi millenni.

  9. […] 12 – questa è una delle leggende del negazionismo climatico; […]

  10. Gianni Comorettoon Dic 23rd 2015 at 19:36

    La storia della Verde Groenlandia è affascinante, e merita di essere letta. Un buon resoconto si può trovare nel libro “Collasso” di Jared Diamond.

    Effettivamente Eric era riuscito a trovare delle vallate verdi, non coperte da ghiacci perenni, in una terra a prima vista inospitale. Il nome era meritato. La vita era dura, ma con un fiorente commercio di avorio di tricheco riusciva ad importare dalla madrepatria legame, metallo ed altre risorse che lì non trovava. Finché il raffreddamento della piccola era glaciale, l’interruzione dei contatti con la Scandinavia, e l’arrivo degli Inuit non fecero collassare le colonie.

    Ma il punto fondamentale è che quelle valli esistono anche oggi. Nell’annuario del governo locale scandinavo ho scoperto che oggi la popolazione ovina groenlandese è di 20 MILA capi, con qualche migliaio di renne domestiche e qualche centinaio di bovini. Evidentemente trovano vegetazione da brucare. Esistono boschetti di betulle nane. Google Earth mostra dei bei terreni verdeggianti. Come allora, si tratta di eccezioni, isole climatiche favorevoli, ma ci sono.

    Ne avevo parlato qui
    http://aspoitalia.blogspot.it/2008/11/comera-verde-la-mia-vallata.html

  11. Riccardo Reitanoon Dic 24th 2015 at 12:47

    Non è neanche detto che quella regione fosse più calda all’epoca del primo insediamento, alcune evidenze indicano il contrario. In ogni caso, il solo fattore climatico non giustifica il crollo degli insediamenti.