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La sesta estinzione di massa

Elizabeth Kolbert, già autrice di Field Notes from a Catastrophe, si supera nel suo nuovo libro The sixth extinction (versione italiana: La Sesta Estinzione). Con una narrativa strepitosa, ci porta negli angoli più remoti del pianeta mostrando che la sesta estinzione di massa è in pieno svolgimento e che questa volta la causa non è naturale ma siamo noi.

 

Ve lo ricordate il soldato John Dumbar (Kevin Costner) nel film del 1990 “Balla coi lupi”? Quando gli chiesero perché diavolo volesse essere assegnato al più remoto avamposto dell’esercito nordista, rispose: “Voglio vedere la frontiera prima che scompaia”. E’ da un po’ di tempo che, di fronte all’avanzamento dei cambiamenti climatici e ambientali, ho le stesse sensazioni. E così, siccome di ghiacciai che stanno scomparendo ne ho visti abbastanza, il giugno scorso sono andato a vedere la barriera corallina prima che l’acidificazione degli oceani la cancelli completamente.

La barriera corallina delle Isole Vergini

Fig. 1: La barriera corallina delle Isole Vergini, un patrimonio di biodiversità in forte recessione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Partendo dall’Ohio, le barriere coralline più comode da raggiungere sono nei territori statunitensi delle Isole Vergini (Fig. 1) dove, nonostante l’80% dei coralli sia già scomparso, posso garantire che il rimanente 20% possa suscitare ancora un’enorme meraviglia. Per caso avevo messo in valigia “La Sesta estinzione”, l’ultimo libro di Elizabeth Kolbert. Devo dire che non avrei potuto portarmi una lettura più azzeccata da assaporare nelle placide brezze notturne a cui era esposta la mia capanna tra gli alberi a Water Island.

Sesta estinzione

 

Nel corso dell’ultimo miliardo di anni la Terra ha sperimentato 5 grandi estinzioni di massa a seguito di più o meno improvvisi cambiamenti climatici e ambientali. L’evento sicuramente più conosciuto avvenne 65 milioni di anni fa, a cavallo tra il Cretaceo ed il Terziario, quando un asteroide di 10 km centrò il Golfo del Messico, estinguendo, tra le altre specie, anche i dinosauri. Nel suo nuovo libro Elizabeth Kolbert testimonia come l’avvento dell’epoca dominata dalla specie umana, l’Antropocene, stia provocando effetti parimenti devastanti sulla biosfera, causando una contrazione delle specie viventi ad una velocità comparabile a quella delle estinzioni precedenti.

 

Elizabeth Kolbert si reca negli angoli più remoti del pianeta. Dalla foresta equatoriale dell’America Centrale dove, in una suggestiva escursione notturna, si unisce ad un gruppo di biologi alla ricerca di una specie di rana ormai prossima all’estinzione. Fino all’Islanda quando, sulla barca di un pescatore locale, tenta di abbordare lo sperduto scoglio roccioso di Eldey dove nel 1844 furono uccisi gli ultimi due esemplari di great auk , Alca gigante (Fig. 2).

 

Fig. 2 Il great auk, l’Alca gigante, presente alle alte latitudini dell’emisfero nord fino al 1844, anno in cui vennero uccisi gli ultimi due esemplari.

 

 

Sorprendentemente Elizabeth Kolbert riconduce l’inizio della sesta estinzione a 40,000 anni fa quando Homo Sapiens cominciò ad impattare irreversibilmente la biosfera estinguendo l’uomo di Neanderthal col quale aveva coabitato durante parte dell’ultima epoca glaciale. Con un volo pindarico l’autrice ci riporta infine nell’epoca contemporanea e precisamente nel suo giardino in Nord America dove le specie erbacee originarie sono state ormai completamente rimpiazzate da altre importate dall’Europa in seguito al viaggio di Colombo nel 1492.

 

In conclusione, Elizabeth Kolbert ci presenta un’affascinante serie di esempi sparsi nel tempo e nello spazio ma con un denominatore comune: la perdita irreversibile di un patrimonio genetico generatosi durante milioni di anni di evoluzione e scomparso, geologicamente parlando, in un battito di ciglia. Con questa testimonianza eccezionale l’autrice pone una pietra miliare nel diffondere la consapevolezza di questo evento senza precedenti perché un’umanità consapevole sarebbe almeno a metà del viaggio verso un’inversione di marcia.

 

 

Testo di Paolo Gabrielli

13 responses so far

13 Responses to “La sesta estinzione di massa”

  1. […] le proiezioni sulla doppia crescita di popolazione e richieste pro capite portano a conseguenze da brivido sugli […]

  2. Guidoon Dic 30th 2014 at 18:01

    L’unica speranza è un collasso economico mondiale. Oppure un “meraviglioso imprevisto”? Così finiscono le mail di un mio amico canadese: “If there is not an economic collapse soon, something terrible is going to happen”.

  3. Valentinoon Gen 2nd 2015 at 15:15

    Bello il testo, tanto più che

    Climate scientists must inject more emotion and personal experience into their communications with the public to underline the dangers of global warming, according to a leading professor.
    http://www.independent.co.uk/environment/climate-change/scientists-must-be-emotionally-charged-about-climate-change-to-highlight-its-dangers-claims-expert-9950692.html

  4. Stefano Caserinion Gen 4th 2015 at 09:18

    @ Guido
    Io non sarei affatto sicuro delle capacità taumaturgiche di un collasso economico mondiale, avrebbe conseguenze molto diverse a seconda di come sarebbe gestito
    Non dubito che anche da una catastrofe di questo tipo ci sarebbe da imparare (ne ho scritto con l’amico Euli in Imparare dalle Catastrofi http://www.climalteranti.it/2012/12/20/imparare-dalle-catastrofi/), ma non è detto.

    – –
    Sto leggendo La Sesta Estinzione, concordo che davvero un gran bel libro. In particolare i due capitoli sul tema dell’acidificazione degli oceani sono di gran lunga la cosa più efficace che ho letto sul tema (qui un estratto http://ngm.nationalgeographic.com/2011/04/ocean-acidification/kolbert-text)

    Le barriere coralline sono lontane, mi sa che seguendo il suggerimento di Dumbar e Gabrielli mi organizzero’ un viaggetto a Castello Aragonese… http://www.castelloaragoneseischia.com

  5. Paolo Gabriellion Gen 4th 2015 at 19:02

    @ Guido, Stefano

    Anch’io credo che gli eventi imprevisti alla fine possano surclassare qualsiasi tipo di negoziazione e decisione presa top-down dalla comunita’ globale sulle emissioni di CO2.

    Ieri per un pieno di benzina ho pagato 25$ (1.75 $ per gallone, la meta’ rispetto a qualche mese fa). Sono convinto che pagheremo questo “risparmio” con gli interessi, ma per il momento questi sono gli eventi che condizionano le emissioni di CO2 in atmosfera.

  6. oca sapienson Gen 4th 2015 at 19:08

    Guido,
    un collasso economico mondiale
    Date le conseguenze della Grande Depressione, preferisco che non ci speri nessuno.

    Stefano C.
    dopo la 6° estinzione, ti consiglio Spillover di Daniel Quammen – sulle zoonosi emergenti, dove viene distrutta la biodiversità. Altro racconto di viaggi sul campo, altro libro su un tema terribile che si fa leggere con piacere.

    Valentino,
    Climate scientists must inject more emotion and personal experience
    Trovo sbagliato quel “must inject” per tanti motivi. Semmai dovrebbero provare a comunicare quelli bravi a farlo, che riescono a ricavare il tempo necessario ecc. ecc.

  7. giovanni dittaon Gen 6th 2015 at 09:50

    l’uomo, maschio, si è finora dimostrato egoista, avido, violento, guerrafondaio, irresponsabile. E’ saggio affidargli tali enormi problemi, visto che la catastrofe economica che ne conseguirebbe, non potrebbe garantire ricadute risolutive? Un’ idea ce l’avrei: affidiamo il potere in senso lato alla concretezza delle donne. Esprimo certezza che saprebbero bene come calmierare, innanzi tutto, l’incremento demografico. Il resto …a seguire!

  8. albertoon Gen 7th 2015 at 11:25

    L’ ipotesi che siano stati gruppi di sapiens migrati in europa ad estinguere i più robusti cugini neandertaliani è controversa. A parte i reperti nel medio oriente che narrano una storia differente (con un’ alternanza nel corso di millenni tra neandertal e sapiens) bisogna considerare che il dna fossile ha fornito prove evidenti di un flusso genico tra le due specie (o sottospecie, visto che a questo livello la classificazione è piuttosto arbitraria). Comunque mentre mancano prove decisive sull’ impatto verso i cugini, invece è piuttosto ben verificato il fatto che già i cacciatori raccoglitori, sia giungendo in oceania che attraversando lo stretto di Bering, abbiano contribuito (aggiungedosi a concomitanti mutamenti climatici naturali) all’ estinzione della megafauna australiana come di quella americana.
    La diffusione dell’ agricoltura nei millenni scorsi è stato un successivo fattore fondamentale per la modifica degli ecosistemi e la riduzione della biodiversità. L’ industrializzazione a partire da 3 secoli circa ha accelerato il fenomeno e, buon ultimo, il GW, che con buona pace dei cripto-scettici è quasi sicuramente di natura antropica e continua tranquillamente
    http://ds.data.jma.go.jp/tcc/tcc/news/press_20141222.pdf
    si è aggiunto come causa di estinzione di un numero sempre più rilevante di esseri viventi.
    E’ così’ noi sapiens, la specie, che per opera di un imprecisato numero di mutazioni genetiche ha sviluppato un cervello dalla capacità cognitive ben più ampie rispetto a tutte le altre, a seguito degli effetti derivati da ciò (ossia fondamentalmente grazie alla tecnologia e alla trasmissione più che lamarckiana delle scoperte tecnologiche) sulla capacità di modifica dell’ ambiente è divenuta il maggior agente della selezione naturale di tipo darwininano su tutto il pianeta.
    E nonostante il nostro unico livello individuale di autocoscienza, quale agente selettivo globale nel complesso agiamo ciecamente esattamente come l’ asteroide che diede il colpo di grazia ad ammoniti, dinosauri, rettili volanti e marini etc e permise nell’ era successiva, dopo una grande perdità di biodiversità, l’ imponente radiazione adattativa di mammiferi ed uccelli.

  9. Pietro Raitanoon Gen 9th 2015 at 09:27

    Ho letto anche io con interesse il libro. Tuttavia mi sono ricordato di averne studiato uno, all’università, dal medesimo titolo (in italiano e in inglese): http://www.ibs.it/code/9788833911113/leakey-richard-e-lewin/sesta-estinzione-la-complessit-a.html
    È stato scritto da Richard Leakey, famosissimo paleontologo (http://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Leakey). La Kolbert (al di là dei reportage giornalistici) praticamente ripercorre la stessa narrazione scientifica di Leakey, numeri e aneddoti compresi.
    Curiosamente, Leakey viene citato dalla Kolbert solo una volta in tutto il volume, e il suo libro (dallo stesso titolo) mai.

  10. Stefano Caserinion Gen 10th 2015 at 18:34

    @ Pietro

    Non sapevo di quel libro del 1998, grazie.
    Sì, penso che la narrazione è quella, il problema era stato intuito dai migliori già negli anni ’90.
    Oggi pero’ abbiamo una quantità di dati e di studi che documentano molto più nel concreto la realtà dei cambiamenti in atto. E’ questa la cosa che ho trovato impressionante nel libro di Kolbert: la quantità di dati e studi che ha potuto raccontare “sul campo”, o citare; ora seguiamo in tempo reale le estinzioni di molte specie, capiamo molto più a fondo le cause delle crisi della biodiversità o di estinzioni improvvise.
    E nonostante questo, come viene detto nel libro, ormai si usa sempre più spesso l’aggettivo “disperata”: “ci troviamo in una situazione disperata” (pag. 260).

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