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Le molte alternative nella bozza del nuovo accordo sul clima

La bozza del testo del nuovo accordo sul clima, approvato con il “Richiamo di Lima per l’azione sul clima”, nella COP20 di Lima, lascia ancora spazio a molte alternative, profondamente diverse, in numerosi punti cruciali.

Fra i principali risultati della 20° Conferenza delle Parti (COP) della Convenzione UNFCCC che si è svolta nella capitale peruviana nei primi quindici giorni del dicembre 2014, c’è l’allegato del Richiamo di Lima per l’azione sul clima, gli “Elementi per una bozza di testo negoziale”.
È di fatto la bozza del nuovo accordo che dovrà essere siglato nel dicembre 2015 nella COP21 di Parigi.
Il testo è composto da 37 pagine, contiene ben 272 opzioni alternative: è un numero molto grande, ma se si considera che riguarda 89 temi, sono circa 3 alternative per ogni tema. In ben 47 temi, le scelte sono solo due, rendendo il compito più facile; va ricordato che nelle COP non si decide con un voto stile referendum, si cerca di solito di raggiungere l’unanimità.
È interessante analizzare il testo perché contiene tutte le principali aree di discussione nel negoziato sul clima, ricordando che incrementi o aggiunte sono ancora possibili.

Uno dei temi principali è il superamento della dicotomia tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo; nel Protocollo di Kyoto (approvato nel 1997 e entrato in vigore nel 2005) solo i primi assumevano impegni quantitativi e vincolanti di riduzione delle emissioni, ma questa divisione è stata più volte messa in discussione negli ultimi anni.
Per ben 64 volte il testo usa l’espressione “tutte le Parti”, cioè tutti i Paesi, e questo rende evidente la posizione di chi sta tentando di avere un accordo nel quale tutti i Paesi abbiano impegni o obblighi all’azione per contrastare il riscaldamento globale.
Viceversa, l’espressione “i paesi sviluppati” compare 20 volte e ben 55 quella di “paesi in via di sviluppo” di solito in opzioni poste in alternativa da altri ad esse. Numerose sono inoltre le opzioni che reiterano il riferimento alla Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), nella quale la dicotomia ha senz’altro fondamento.
Ma come già spiegato in un precedente post (vedi La COP di Varsavia e lo scoglio dell’equità) non è semplice declinare nel concreto l’art. 3 (I Principi) della convenzione sul Clima recita che “le Parti devono proteggere il sistema climatico a beneficio della presente e delle future generazioni, su una base di equità e in rapporto alle loro comuni ma differenziate responsabilità e alle rispettive capacità”. Tutti devono agire per contrastare il riscaldamento globale (come affermato con forza dal Segretario di Stato John Kerry nel suo importante discorso alla COP21) ma sembrerebbe ovvio che, per dire, all’Uganda non potrebbero essere assegnati gli stessi impegni degli Stati Uniti.

Si intravede qualche compromesso tra le due posizioni? Si, innanzitutto nell’espressione “gli Stati che sono in posizione di farlo”, che compare 10 volte, come nel caso: “Tutti gli Stati che sono nella in posizione di farlo finanzino il Fondo Verde per l’Ambiente”. L’espressione sembra alludere ad una condizione oggettiva (es. PIL o emissioni per abitante), e quindi allarga il novero di chi “fa di più”, senza chiederne la manifestazione di volontà. Un’eventuale chiarificazione del termine potrebbe andare nella sezione “Definizioni”, posta quasi all’inizio del testo dell’accordo.

Vediamo allora una prima alternativa, nella premessa che giustifica il proseguio:
Option (a): Acknowledging that the global nature and urgency of climate change calls for the participation / widest possible participation, cooperation and ambitious action by all Parties,

Option (b): Acknowledging that the global nature and urgency of climate change calls for the widest possible cooperation of all Parties, as well as their participation and enhanced action in an effective and appropriate international response in accordance with their common but differentiated responsibilities and respective capabilities, and their specific national and regional development priorities, objectives and circumstances / social and economic conditions with developed country Parties taking the lead.

La prima opzione va nella direzione di sollecitare tutti, mentre la seconda tenta una modulazione e ripete espressioni della Convenzione.
(da notare che con il segno “/” si indicano espressioni alternative, all’interno della stessa frase; più volte il testo si ricorre a questa possibilità, che consiste nel mettere opzioni annidate dentro altre).

Complessivamente la bozza del testo dell’Accordo è quindi molto strutturato ma spesso barocco e contorto.
Ad esempio, all’interno di un’opzione che prevede che “Tutti le Parti agiscano e cooperino” ecco tre alternative per un percorso volto a:

Option (a): Ensuring significant global greenhouse gas emission reductions over the next few decades or a 40–70 per cent reduction in global greenhouse gas emissions below 2010 levels by 2050 and near-zero emissions of CO2 and other long-lived greenhouse gases by the end of the century;
Option (b): Ensuring that global greenhouse gas emissions peak by 2020 at the latest, are reduced by at least 50 per cent by 2050 and continue to decline thereafter;
Option (c): Ensuring significant global greenhouse gas emission reductions over the next few decades in order to achieve a global goal for substantially reducing global emissions by 2050 / consistent with the agreed global goal for substantially reducing global emissions by 2050 / consistent with the agreed global goal, and based on the best available scientific knowledge and equitable access to sustainable development.

Si vede nettamente la diluizione dell’impegno nella terza opzione (senza numeri mentre tutto è affidato agli aggettivi) e la diversa prospettiva temporale nelle prime due: la prima ha riferimenti temporali lontanissimi (2050 e 2100), compensati in parte da obiettivi più radicali (quasi zero) ma anche ad amplissimo intervallo (tra 40 e 70 per cento vi è una bella differenza!). Nell’avvicinare il primo anno di riferimento (2020), la seconda rischia di riguardare l’anno stesso in cui l’accordo potrebbe entrare in vigore, sul quale pure esistono varie alternative.
Le tre opzioni sopra citate sono contenute in realtà in una macro-struttura testuale, cui si oppongono due altre, che puntano in direzioni diametralmente opposte. Una vorrebbe una “deep reduction in global greenhouse gas emissions required to hold the increase in global average temperature below 2 °C / 1.5 °C above pre-industrial levels and to attain a global peaking of global greenhouse gas emissions as soon as possible, reaffirming that the time frame for peaking will be longer for developing countries”, l’altra ribadisce burocraticamente testi già ampiamente concordati in passato e non aggiunge nulla di nuovo.

Ecco un esempio di come costruzioni barocche contengano da un lato avanzamenti sostanziali, e dall’altro stanche e difensive ripetizioni. E quindi di quanto sarà difficile il negoziato del 2015.

Ma il vero florilegio, ben 10 opzioni alternative, è relativo alla frequenza con cui i Paesi possono aggiornare i propri “Contributi determinati a livello nazionale” (Intended Nationally Determined Contributions – INDC)”. È infatti questo il vero motore del testo: un meccanismo di testi nazionali, aperti a contenere elementi di mitigazione, adattamento, finanza, tecnologia e competenze, continuamente aggiornati alla luce dei rapporti IPCC che, in un crescendo, devono, cumulativamente, chiudere il divario tra necessità globali e impegni (nazionali e regionali) presi fino a quel momento. Dai testi nazionali possono venire fuori, come dimostra l’esercizio – condotto dai paesi in via di sviluppo – delle Azioni di mitigazione nazionalmente appropriate (NAMA) e dei Piani nazionali di adattamento (NAP), indicazioni settoriali e progettuali efficaci.
Se infatti dovessero prevalere, su ogni tema, le opzioni più deboli o laconiche, avremmo un testo talmente vago che ci si potrebbe chiedere se valga davvero la pena sottoporlo al lungo periodo di ratificazione prima dell’entrata in vigore (dal 2015 al 2020, mentre il protocollo di Kyoto richiese 8 anni).

Un altro esempio della sostanziale diversità delle opzioni presente nella bozza, si può vedere nelle possibili misure sanzionatorie o facilitative, che potrebbero esserci a valle del giudizio internazionale sulle azioni nazionali. Il testo prevede varie opzioni tra cui:
Option (a): Facilitative measures only;

Option (b): Facilitative measures and sanctions for recurring non-compliance;

Option (c): Facilitative measures for non-Annex I Parties and sanctions for Annex I Parties.
Come si vede, lo spettro delle posizioni è piuttosto ampio e si alternano posizioni che prevedono simmetria tra tutti i paesi o differenziazioni più o meno forti tra gruppi di nazioni.

In estrema sintesi, il giudizio su Lima ed il testo sul quale si è riusciti ad ottenere l’unanimità dipende in larga parte da una previsione su quale delle opzioni alla fine prevarrà (e se davvero si arriverà ad un Protocollo di Parigi o un qualche altro strumento condiviso dotato di forza legale). In questo potrebbero essere molto utili meccanismi di bilanciamento degli interessi, con formule di compromesso, ed un percorso di “do ut des”, che facesse prevalere un’opzione preferita da qualcuno in un ambito in cambio di un’opzione preferita da qualcun altro su un secondo tema.

Ma in termini più complessivi, si fronteggiano anche due diverse “filosofie” dell’azione collettiva. La prima enfatizza l’importanza di avere un chiaro e ambizioso obiettivo comune e un meccanismo “efficiente” per raggiungerlo. La seconda enfatizza il processo di consenso e il continuo spostamento verso l’alto delle azioni plurali che possono essere messe in campo dagli stakeholders (in primis gli Stati ma non solo).

È come se un allenatore chiedesse alla sua squadra, nel primo caso, di vincere 3 a zero o, nel secondo, spiegasse uno schema di gioco che crede vincente, ma riservandosi la possibilità di cambiarlo a seconda dei risultati temporaneamente raggiunti.

Nel testo di Lima sembra di intravedere il prevalere della seconda linea sulla prima ma la partita è ancora tutta da giocare.

PS.
Chi volesse approfondire un ventaglio di pareri sull’esito della COP20, può leggere questo post di Skeptical Science (2014 SkS News Bulletin #7: LIMA COP20 / CMP10), il SUMMARY OF THE LIMA CLIMATE CHANGE CONFERENCE dell’IISD o, ancora, l’opinione del Wuppertal Institute o il post del blog di Carlo Carraro.

 

Testo di Valentino Piana, Stefano Caserini e Sylvie Coyaud

14 responses so far

14 Responses to “Le molte alternative nella bozza del nuovo accordo sul clima”

  1. Valentinoon Gen 16th 2015 at 15:15

    Per un’analisi del ruolo dell’Europa nei negoziati di Lima e nella prospettiva di Parigi 2015, si veda:
    http://www.rtcc.org/2015/01/15/eu-plans-diplomatic-offensive-ahead-of-paris-climate-deal/
    e
    http://www.ttc2015.com/sites/default/files/The%20EU%20and%20the%202015%20Paris%20Agreement%20final.pdf
    o
    https://www.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/360596/hmg_paris_2015.pdf

  2. albertoon Gen 20th 2015 at 13:07

    Se davvero il periodo di ratifica sarà di 5 anni a partire dal 2015 le possibilità concrete che le emissioni di CO2e raggiungano il massimo entro il 2020 per poi declinare per opera degli effetti delle misure concordate (si spera) a Parigi e successivamente applicate mi sembrano davvero basse.
    Ciò a sua volta rende poco verosimile il non superamento della soglia dei 2 gradi (oltre tutto essa stessa sufficiente solo a limitare i danni peggiori del GW e non a garantirci del tutto da ricadute negative imponenti).
    Ciò non mi pare confortante.

  3. Valentinoon Gen 20th 2015 at 14:42

    @ Alberto
    Molto vero. Tenga però conto che le riduzioni delle emissioni pre-2020 sono oggetto di un’altra linea di negoziato, differente da quella dell’Accordo di Parigi:
    http://unfccc.int/focus/mitigation/pre_2020_ambition/items/8165.php

    Una mappa interattiva delle pledges di molti paesi relative al periodo pre-2020 è qui: http://unfccc.int/focus/mitigation/pre_2020_ambition/items/8167.php

  4. albertoon Gen 21st 2015 at 12:00

    @Valentino: ringrazio per i link interessanti.
    Se mi si permette una battuta, che non riprenda la solita sulla lastricatura della via che conduce all’ inferno, ad una prima occhiata direi
    che a furia di Gton di ambizioni, intenzioni e negoziazioni si corre il rischio di non arrivare in tempo utile alle riduzioni delle emissioni
    le quali sarebbero poi gli eventi fondamentali per riequilibrare il sistema fisico che noi chiamiamo clima e che noi tutti abbiamo alterato e stiamo alterando.

  5. ANATTOon Gen 31st 2015 at 21:33

    Quando le cose diventano così complicate che solo i veramente appassionati e preparati ci capiscono c’è molto d nascondere. eppure le cose sono semplici: il mondo è dei petrolieri e il potere che hanno l’hanno ottenuto col petrolio. Pensate che molleranno per noi poveri schiavi decerebrati? Non lo faranno. Preparatevi al peggio.

  6. albertoon Feb 1st 2015 at 17:39

    A volte le idee semplici sono ragionevoli semplificazioni della realtà;
    altre volte sono semplicemente delle belinate che appaiono certezze soprattutto a chi le ha ideate e se ne è innamorato per la loro semplicitá.hh

  7. Valentinoon Feb 4th 2015 at 14:42

    Dopo l’accordo USA-Cina degli scorsi mesi (e le decisioni dell’UE anche sul tema emissioni al 2030, ci cui Climalteranti ha parlato in un apposito articolo

    http://www.climalteranti.it/2014/01/31/il-nuovo-obiettivo-europeo-al-2030-40-di-emissioni-di-gas-serra/

    ), è molto importante la posizione dell’India.

    A questo proposito, lo stato della discussione è descritto qui:

    http://www.thethirdpole.net/india-reveals-possible-offerings-for-un-climate-deal/

  8. Valentinoon Feb 9th 2015 at 09:06

    Per quanto riguarda il sistema di alleanze messo in campo a Lima, rispetto in particolare al tema se i target di riduzione delle emissioni debbano essere legalmente vincolati, si veda questa mappa grafica:
    https://lh4.googleusercontent.com/sSCzIjBAJQPYcDsrEPy-TxCEtTMhW2sio4CsL1OneT3dUfTb17ftrJeQ8pCYyWRNWHF1Otf-b9A9pW_vxu8y9rUaJAsPERZtsUhuNheeDbzYENnFlS_uE_Ypay53OIxbMg

    spiegata qui dagli autori:
    http://www.carbonbrief.org/blog/2014/12/infographic-mapping-country-alliances-at-the-international-climate-talks/

  9. Valentinoon Feb 11th 2015 at 21:42

    La discussione a Ginevra, alla nuova sessione UNFCCC, ha rivisto il testo di Lima nelle seguenti direzioni:
    http://unfccc.int/meetings/geneva_feb_2015/session/8619/php/view/documents.php

    Questa ad esempio è la parte su mitigazione:
    http://unfccc.int/files/bodies/awg/application/pdf/section_d_mitigation_-_09022015@1300.pdf

    Versione 9.2.2015.

    Inoltre, via via che perverrano, le Intended Nationally Determined Contributions – INDC – saranno pubblicate qui: http://www4.unfccc.int/submissions/indc/Submission%20Pages/submissions.aspx

  10. Valentinoon Feb 11th 2015 at 21:47

    Tra i materiali prodotti dalle Parti segnalo l’interessante contributo della Svizzera sul tema dell’auto-differenziazione dei Paesi, da controbilanciarsi con principi guida

    http://www4.unfccc.int/submissions/Lists/OSPSubmissionUpload/126_99_130676269671152450-Swiss_Submission_Differentiation.pdf

  11. Antonioon Feb 12th 2015 at 23:45

    @ Valentino

    Grazie dei link, molto interessanti

  12. Valentinoon Mag 27th 2015 at 14:48

    A Ginevra è stato varato una nuova bozza onnicomprensiva del testo potenzialmente firmabile a Parigi. Sono 86 pagine, da nettamente ridurre a Bonn (speriamo…):

    http://unfccc.int/resource/docs/2015/adp2/eng/01.pdf

  13. Valentinoon Lug 27th 2015 at 10:40

    La nuova versione del Draft Agreement di Parigi

    http://unfccc.int/resource/docs/2015/adp2/eng/4infnot.pdf

    Le pagine sono 88, vi è la novità dei colori delle parole,… Apprezzabile lo sforzo del Segretariato ma il negoziato non sembra fare passi avanti nel ridurre le aree di disaccordo.

  14. Valentinoon Ott 6th 2015 at 14:12

    La versione di Ottobre, sia pure nella forma di un non-paper, è di sole 20 pagine:

    http://unfccc.int/resource/docs/2015/adp2/eng/8infnot.pdf