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L’en plein dei record delle temperature

Con la pubblicazione dei dati del UK-MetOffice, sono disponibili i dati dei 5 più noti centri di ricerca che analizzano i dati delle temperature globali (gli altri sono NASA-GISS, NOAA-NCDC, JMA e Berkeley Earth).
Secondo tutte queste fonti, il 2014 è stato l’anno più caldo da quando esistono misurazioni delle temperature dell’atmosfera che permettono di ricostruire la medie globale, ovvero da più di 130 anni.

Come già scritto nella precedente analisi realizzata sulla base dei dati grezzi
, il confronto dei valori forniti dai centri di ricerca non è facile, perché sono diversi i modi di elaborazione dei dati, i modi con cui si stima la media globale delle temperature partendo da un set di misurazioni distribuito non omogeneamente sulla superficie terrestre. Ognuno di questi enti esprime, infatti, i dati delle temperature in termini di “anomalie” rispetto ad un valore medio, ma con assunzioni diverse sul periodo di riferimento:

Essendo riferiti a periodi diversi, i dati, per poter essere confrontati, devono prima essere riferiti allo stesso periodo. Naturalmente, cambiando il periodo di riferimento, varia solo il valore dell’anomalia, ma non la tendenza dei dati.
Non c’è un periodo migliore degli altri a cui riferirsi: è solo una questione di convenzione, e di quello che si vuole rappresentare.
Un primo periodo di riferimento che sarebbe utile considerare è l’inizio della rivoluzione industriale, quando, con l’utilizzo massiccio dei combustibili fossili, è iniziata la causa principale del riscaldamento globale antropogenico: le emissioni di CO
2. Purtroppo, la serie storica delle temperature arriva solo per il MetOffice al 1850, mentre per GISS e NOAA inizia dal 1880, e per JMA dal 1890. Un periodo trentennale adatto a rappresentare l’inizio del periodo industriale è ad esempio il trentennio 1880-1909, i cui dati sono disponibili per i tre principali e storici centri che elaborano la media delle temperature globali. Il grafico che rappresenta i dati delle anomalie delle temperature rispetto a questo periodo è quello riportato nella figura in apertura del post.
Si vede come, rispetto al periodo di riferimento, l’anomalia sia quasi di 1°C, e non vi siano sostanziali differenze fra gli andamenti delle tre serie di dati (così come non ve ne sono neanche per la quarta, JMA, non presente in figura).

Se si analizzano i dati dei centri di ricerca, si possono facilmente realizzare dei grafici relativi ai diversi emisferi, alle zone polari o tropicali, o il confronto fra l’andamento delle temperature globali e quello delle terre emerse e degli oceani, riportato nel grafico a fianco per i dati NOAA-NCDC. Si può notare come il riscaldamento delle terre emerse sia sostanzialmente maggiore di quello globale (la superficie degli oceani si scalda di meno, dal momento che le correnti contribuiscono al rimescolamento tra acque superficiali e profonde), e l’anomalia delle temperature sulle terre emerse nel 2014 (+1,38°C) è del 50% superiore a quella globale (+0,93°C).
La variabilità del dato delle terre emerse (la cui superficie assomma ad un sesto della superficie complessiva del pianeta), è nettamente maggiore di quella della serie globale, ma il segnale di maggiore riscaldamento è comunque chiaro e statisticamente significativo. Dal grafico si può anche stimare che anche la tendenza (ottenuta interpolando i dati) è di un aumento delle temperature delle terre emerse nettamente superiore a quello globale, in tutto il periodo e, in particolare, dal 1970 in poi.

Infine, anche in Italia le temperature del 2014 hanno registrato un record. I dati sono elaborati e resi disponibili in forma grafica da ISAC-CNR. Le immagini delle anomalie del 2014 e del trend storico sono riportate qui a fianco (i dati delle anomalie nelle figure sono riferite al periodo 1971-2000).

Esprimendo i dati ISAC-CNR per l’Italia rispetto al periodo 1880-1909, e confrontando l’andamento con i dati delle temperature medie globali (la media delle tre principali serie di dati) e delle terre emerse (dati NOAA), si ottiene il grafico seguente.
Si nota immediatamente la grandissima variabilità delle temperature in Italia, molto superiore a quella globale, ovviamente legata alla piccola dimensione del nostro paese (la cui superficie rappresenta lo 0,06 % di quella globale) e quindi al minor numero di stazioni su cui viene calcolata la media.
La seconda cosa da notare è l’entità dell’anomalia, che nel 2014 ha raggiunto il valore di 2,4°C. Questo non significa che il nostro paese si sia sicuramente già scaldato di 2,4°C, perché la variabilità interannuale è grande e l’anno prossimo l’anomalia potrebbe anche essere inferiore, per esempio 2°C o anche 1,5°C, ma in ogni caso sia il riscaldamento registrato che la sua tendenza sono superiori ai valori globali e anche a quelli delle terre emerse.

Questo non avviene solo in Italia, naturalmente: altre terre emerse nel Mediterraneo o nel nord Europa mostrano tendenze simili. Per questo, sarebbe fuorviante un’interpretazione dei dati che volesse far sembrare l’Italia il posto più colpito dal riscaldamento globale. Il dato della media globale è sicuramente più significativo, a livello climatologico, di quello di una parte del pianeta pari a 1/1693 della sua superficie totale.
Ma sono comunque dati che è bene conoscere; perché noi, e molte altre specie viventi con noi, non viviamo nella media globale.

 

Testo di Stefano Caserini, con contributi di Gabriele Messori e Claudio Cassardo

29 responses so far

29 Responses to “L’en plein dei record delle temperature”

  1. Garionion Feb 3rd 2015 at 20:19

    Chiarissimo. E ora voglio vedere cosa si inventeranno quelli che è dal 1998 che la temperatura non aumenta!

  2. mario80on Feb 4th 2015 at 08:19

    Peccato che i modelli prevedono un aumento di 0.2° al decennio e se i record vengono battuti di pochi centesimi ogni 5-6 anni la discrepanza non fa che aumentare sempre di più.
    http://www.yaleclimateconnections.org/pics/0115_ZH_Fig5.png

  3. Gabriele Mon Feb 4th 2015 at 08:57

    Caro Mario,

    Non confondiamo le acque. Questo post presenta dati, non simulazioni, e smentisce chiaramente tutte le bufale su un fantomatico arresto del riscaldamento globale. Purtroppo l’aumento continua anche selezionando il ben noto 1998 come punto di partenza della serie dati (vado a memoria, mi pare +0.12 °C per decennio usando i dati di HadCRUT4 ma qualcuno mi corregga se sbaglio).

    Se invece vuole informarsi e discutere dei successi, ma anche dei ben noti limiti, dei modelli climatici, le suggerisco di selezionare la categoria “Modelli Climatici” sempre qui sul sito di climalteranti, dove troverà numerosi post a riguardo.

  4. alsarago58on Feb 4th 2015 at 09:25

    “NOAA-NCDC utilizza il trentennio 1901-1999 (con dati dal 1880)”

    A me quello pare un secolo…

  5. adminon Feb 4th 2015 at 09:43

    @ alsarago58
    ops, corretto, grazie

  6. Paolo C.on Feb 4th 2015 at 10:04

    @mario80

    …the gap between the calculated and measured warming is not due to systematic errors of the models, as the skeptics had suspected, but because there are always random fluctuations in Earth’s climate. Recently, Jochem Marotzke, Director at the Max Planck Institute for Meteorology in Hamburg, and Piers M. Forster, a professor at the University of Leeds in the UK, have impressively demonstrated this by means of a comprehensive statistical analysis. They also clearly showed that the models do not generally overestimate human-made climate change. Global warming is therefore highly likely to reach critical proportions by the end of the century — if the global community does not finally get to grips with the problem.

    http://www.sciencedaily.com/releases/2015/02/150202114636.htm

  7. mario80on Feb 4th 2015 at 10:23

    Interessante, un articolo che tra l’altro inizia affermando che c’è realmente una pausa nell’aumento delle temperature globali.
    “Most present-generation climate models simulate an increase in global-mean surface temperature (GMST) since 1998, whereas observations suggest a warming hiatus.”

    http://www.nature.com/nature/journal/v517/n7536/images/nature14117-f1.jpg

  8. Paolo C.on Feb 4th 2015 at 10:35

    A proposito della presunta ‘pausa’, trovo significativo che non se ne trovi traccia se consideriamo il luogo dove ritroviamo il 93% dell’energia in eccesso: gli oceani:

    http://www.nodc.noaa.gov/OC5/3M_HEAT_CONTENT/heat_content2000m.png

  9. Gabriele Mon Feb 4th 2015 at 10:41

    Caro Mario,

    Se si riferisce all’articolo citato da Paolo, gli autori scrivono che:

    “The GMST has risen in the past fifteen years at a rate that is only one-third to one-half of the average over the second half of the twentieth century.”

    Non mi pare che neghino l’aumento delle temperature, anzi, proprio il contrario. Del resto la loro figura 1 mostra come, negli ultimi decenni, vi sia stato un costante aumento delle temperature non solo relativo ad un periodo di riferimento fisso, ma anche su base quindicennale con inizio nell’anno preso in considerazione di volta in volta.

    Forse fraintende il termine “warming hiatus”, che è purtroppo utilizzato impropriamente nel linguaggio scientifico ed indica un rallentamento del rateo di riscaldamento, non una pausa.

  10. mario80on Feb 4th 2015 at 11:00

    hiatus vuole dire interruzione in inglese non rallentamento(->slowdown), vogliamo chiamarlo “very little warming” anzichè “hiatus”? Va bene ma questo non modifica il fatto che a partire circa da inizio anni 2000 c’è stato un evidente cambiamento come si vede bene guardando il filtro gaussiano delle serie noaa e non sono i record battuti di pochi centesimi a modificare questo fatto.
    http://www.ncdc.noaa.gov/sotc/service/global/global-land-ocean-mntp-anom/201401-201412.png

  11. albertoon Feb 4th 2015 at 11:13

    Tralasciando le questioni nominalistiche, che sono fondamentali per i pirroniani e considerando gli andamenti significativi delle anomalie (ossia di lungo periodo per cui lo hiatus è quantitativamente ben poco rilevante e la “pausa” reale si è avuta nel trentennio successivo al 1940 circa come è del tutto evidente dai dati), riprovo a formulare due domande che mi interessano:

    1) esiste una spiegazione al fatto che tra il 1910-40 circa le anomalie di oceani e terre siano salite con in pratica in maniera omogenea, mentre tra il 1970 ed oggi, come si vede bene anche dal secondo grafico presentato i trend si siano divaricati?
    Purtroppo non mi pare che siano disponibili i trend sul riscaldamento “profondo” degli oceani nel periodo più lontano, ma i modelli a questo riguardo (ossia al passato) cosa dicono? Potrebbe essere che all’ inizio del secolo scorso gli oceani non abbiano agito così efficacemente come alla fine dello stesso e all’ inizio del XXI secolo come compensatore termico? E se sì (oppure se no) per quale motivo?

    2) Cosa prevedono i modelli nei prossimi decenni: la separazione molto netta (circa mezzo grado) tra anomalie terrestre ed oceaniche come si comporterà (crescerà/ diminuirà/si stabilizzerà)?

  12. Gabriele Mon Feb 4th 2015 at 11:16

    Conosco il significato del termine “hiatus”. Proprio per questo ho detto che è “utilizzato impropriamente nel linguaggio scientifico”. In ogni caso ci stiamo entrambi ripetendo senza aggiungere nulla alla discussione, quindi provo a chiudere qui.

    Se la domanda è: “Vi sono stati periodi nell’ultimo secolo in cui il rateo di riscaldamento è stato più rapido di oggi?”, la risposta è che si, ve ne sono stati svariati.

    Se la domanda è: “Il riscaldamento globale si è arrestato in tempi recenti?”, la risposta è che no, non si è arrestato e nessuna delle principali serie dati globali mostra un rateo di riscaldamento pari a zero o negativo.

  13. Stefano Caserinion Feb 4th 2015 at 15:31

    @ Mario80 a partire circa da inizio anni 2000 c’è stato un evidente cambiamento…

    Il punto è se riusciamo a definire questo “evidente” cambiamento in termini matematici, ossia vedere se non è solo – come al solito – il rumore di fondo della variabilità cliamatica che si sovrappone al segnale del riscaldamento globale.
    Sulle cause dello slowdown sono usciti parecchi articoli, ma nessuno ci fornisce alcun appiglio per mettere in discussione l’affidabilità del migliore strumento che abbiamo per dire qualcosa sulle possibili T future, i modelli matematici

    La storia della pausa del riscaldamento globale non è mai stato un argomento di scientifico, ma uno degli strumenti delle lobby contro le politiche sul clima, vedi questi http://www.thegwpf.org che hanno ancora nel logo il grafico delle T (fra poco dovranno toglierlo…)

    Ormai la risposta migliore sula tema delle Hiatus è quella di Richard Alley http://climatecrocks.com/2012/05/14/richard-alley-back-with-more-on-how-to-talk-to-an-ostrich-it-stopped-warming-in-1998/

  14. Danilo Tognettion Feb 5th 2015 at 11:43

    Il nostro modesto contributo che mostra che anche nelle Marche il 2014 è stato il più caldo da molti anni a questa parte:

    http://www.meteo.marche.it/blog/post/2015/01/15/Regione-Marche-Analisi-clima-2014.aspx

    Danilo.

  15. albertoon Feb 5th 2015 at 11:54

    Ho l’ impressione che mario non risponderà e se lo facesse ipotizzo che troverà un modo per ribadire che l’ “evidente cambiamento “ è reale e chi lo nega usa argomenti retorici per negare dei “fatti” evidenti per motivi pregiudiziali ed ideologici e niente affatto scientifici.
    Mi piacerebbe che mario80 smentisse questa mia congettura.

    Riguardo al comportamento diversificato delle anomalie termiche dell’ aria sopra le terre emerse rispetto a quella sopra gli oceani tra inizio e fine del secolo scorso, possibile che nessuno degli esperti che qui intervengono abbia una spiegazione?

  16. agrimensore gon Feb 5th 2015 at 12:02

    Credo che spesso chi parla di arresto del riscaldamento a partire dal ’98 si riferisca alle T ottenute con le misure satellitari, in particolare RSS, ove il relativo trend giustifica la suddetta affermazione.
    Sarebbe interessante discutere delle motivazioni delle differenze nei trend rilevati e delle ragioni per cui sarebbe (o non sarebbe) più significativo riferirsi ai dataset terrestri anziché satellitari nel definire l’anno più caldo (per RSS il 2014 non sarebbe l’anno più caldo).

  17. Paolo C.on Feb 5th 2015 at 12:06

    @alberto

    Uno studio recente rivela che il riscaldamento oceanico (in particolare nell’emisfero meridionale) è stato probabilmente sottostimato:

    http://www.nature.com/nclimate/journal/v4/n11/full/nclimate2389.html

  18. Riccardo Reitanoon Feb 5th 2015 at 14:34

    mario80
    l’ultimo trend trentennale disponibile (1985-2014) è stato (dati HadCRUT della figura che mostri) di 0.16 °C per decennio. Nella fase di riscaldamento più rapido (1971-2000) di 0.17 °C per decennio. La differenza non è statisticamente significativa.
    Sui trend brevi (quindicennali), troviamo il 1971-1985 a 0.16 °C per decennio contro i 0.07 per decennio degli ultimi 15 anni. Anche in questo caso la differenza non è statisticamente significativa.
    Questo per dire che nelle serie temporali con variabilità elevata (rispetto al trend) differenze fra i trend a breve le trovi sempre ma non è detto che siano significative, come nel caso in esame.

    alberto
    la tua domanda resta senza risposta perché non abbiamo dati oceanici in profondità (> 700 m) sufficientemente solidi, soprattutto nella distribzine geografica, né i modelli di circolazione oceanica attuali sono, in generale, capaci di riprodurre il cambiamento avvenuto di recente. Di quest’ultimo sappiamo che c’è stato ma l’origine non è ancora chiara.

    agrimensore
    se ti accontenti di una spiegazione semplicistica (ma se vuoi c’è parecchia letteratura) è noto che le serie troposferiche UAH e RSS sono particolarmente sensibili agli eventi ENSO. Il 1997-1998 ha visto l’evento più intenso del secolo e per questo il 1998 è così prominente rispetto agli altri anni. E’ chiaro che in assenza di un evento altrettanto intenso ci vorrà più tempo a battere quel record.

  19. albertoon Feb 5th 2015 at 20:12

    @Paolo: grazie, leggeró l’ articolo anche se una sottostima del calore immagazzinato di recente dagli oceanu non cambia affatto la differenza di trend terre/oceani rispetto alla prima metá del secolo scorso.

    @Riccardo: immaginavo che i dati fossero insufficienti ma pensavo che i modelli di circolazione oceanica fossero in grado di individuare delle configurazioni possibili certo da provare con maggiori e piú deytagliati dati ma almeno utili come tentativi.

  20. Paolo C.on Feb 5th 2015 at 20:33

    @alberto

    Parliamo comunque di una differenza della temperatura oceanica globale tra il 24% e il 58% per il periodo 1970-2004:

    …the authors found that the southern hemisphere oceans (0-700 mtrs) warmed a whopping 48%-166% more than previous studies found, and the global ocean 24%-58% more.

    http://www.skepticalscience.com/Ocean-Warming-has-been-Greatly-Underestimated.html

    Questo avvicina senz’altro il trend oceanico a quello delle terre emerse (senza nulla togliere a quanto affermato da Riccardo).

  21. stephon Feb 6th 2015 at 09:03

    mario80
    ——————-
    Peccato che i modelli…
    ——————-
    E quindi? Cosa c’è di strano nel constatare che le osservazioni rientrano nel range dell’ensemble delle proiezioni?

    ——————-
    …c’è realmente una pausa nell’aumento delle temperature globali
    ——————-
    No. L’osservazione dei vari dataset ci mostra che non c’è alcuna pausa. A parte il fatto che se si considera anche il record del 2014, qualcosa cambia (nel senso che non cambia nulla, proprio nulla in ordine al trend di fondo, ma cambia la percezione del fatto che ci sia stato un rallentamento nel rateo di crescita) e forse sarebbe opportuno aggiornarsi, esattamente come il post, che forse non ha letto, fa.
    Ma non solo: in realtà non c’è mai stata alcuna pausa negli ultimi 15-20 anni. Tantomeno parlerei di rallentamento del GW. Hiatus, nella letteratura scientifica è usato tra virgolette, come metafora in teoria efficace (in realtà molto meno, a quanto pare) per spiegare quanto detto.
    Io non confonderei tasso di incremento del GW (ridottosi un pochino fino al prima del 2014, per ragioni soprattutto di normale variabilità interna e probabilmente anche a causa di una debole forzatura esterna negativa, soprattutto inerente la produzione di solfati da eruzioni vulcaniche non intense ma frequenti <- ecco la "natura" statistica dello slowdown/hiatus) con il GW stesso, che continua imperterrito. Riduzione del tasso di crescita non equivale a rallentamento del GW perché il GW non è una variabile temporale, dipende solo dalle temperature (che continuano a crescere, come testimonia la classifica degli anni più caldi), mentre il suo tasso di accrescimento sì. A maggior ragione, non ha alcun senso (né fisico né matematico/statistico) parlare di pausa del GW.

  22. albertoon Feb 6th 2015 at 11:47

    @Paolo: non mi pare che la tua ultima conclusione sia corretta.
    Credo che tu abbia confuso T SUPERFICIALI (dell’ aria tra l’ altro) alle quali mi riferivo con riscaldamento della masse oceaniche (ossia delle acque) SOTTO LA SUPERFICIE.
    La divergenza (a partire dal 1990 circa e poi assai più nettamente dall’ inizio di questo secolo, come si vede bene in qualunque grafico con dati globali separati tra terre e oceani) tra anomalie termiche superficiali sopra le terre emerse e sopra gli oceani è un fatto ed i trend non cambiano di un centesimo di grado se le T delle acque oceaniche (e quindi la capacità termica accumulata) per centinaia o migliaia di metri al di sotto della superficie sono state sottostimate. Se mai (e probabilmente è così) questa è una spiegazione (parziale o totale) del fenomeno della divergenza (che ripeto, basta guardare i grafici, non si è verificato tra il 1910 ed il 1940).

    @agrimensore: qua puoi trovare in un comodo grafico riassuntivo l’ andamento delle “intriganti” T satellitari con medie decennali dal 1980 ad oggi (ovviamente per il 2010-2014 la media è su 5 anni).
    https://ourchangingclimate.files.wordpress.com/2015/01/pbl-temp-comp-eng-0040_001g_adhoc.png

    Se poi ti interessasse comparare (anche se bisognerebbe stare attenti a farlo da “faciloni”) i dati delle anomalie termiche di superficie con quelle satellitari (che ricordiamolo riguardano i primi 5 km dell’ atmosfera) puoi guardare qua
    https://ourchangingclimate.files.wordpress.com/2015/01/pbl-temp-comp-0040_002g_adhoc.png
    è un grafico piuttosto self-explaining.

  23. Antonioon Feb 8th 2015 at 07:20

    @ Garioni: ora voglio vedere cosa si inventeranno quelli che è dal 1998 che la temperatura non aumenta!

    Guarda qui ad esempio
    http://www.climatemonitor.it/?p=37462
    Luigi Mariani ha fatto un grafico spettacolare in cui si inventa lui a ca… pocchia quando inizia o finisce il riscaldamento o il raffreddamento.
    La cosa bellissima è che l’ultimo periodo 1998-2014 nel grafico la pendenza è comunque positiva, pero’ sotto è rimasto “negative”.
    Siamo alla falsificazione bella e buona.
    Nel testo poi dice che dal 1998 le temperature si sono poi inaspettatamente stabilizzate.

    Secondo me questi andranno avanti ancora anni, mica si mettono a studiare

  24. albertoon Feb 10th 2015 at 11:34

    Antonio, sei ottimista a pensare che i meteoagriculturaleggianti ed affini (tipo quelli che costruiscono scale ad occhio e poi sono così “occhiuti” da non rendersi conto che perfino le loro scale grezze mostrano innegabilmente una serie di gradini che salgono verso l’ alto) abbiano davanti a se solo degli “anni”.
    Purtroppo raddrizzare anche le più evidenti balordaggini non è così facile come sembra
    http://www.scientificamerican.com/article.cfm?id=how-to-stop-misinformation-from-becoming-popular-belief&page=2
    “Combating misinformation has proved to be especially difficult in certain scientific areas such as climate science. Despite countless findings to the contrary, a large portion of the population doesn’t believe that scientists agree on the existence of human-caused climate change, which affects their willingness to seek a solution to the problem”

    Grazie comunque per la segnalazione sulla retta con coefficiente angolare positivo ma battezzata come “negative”: una vera perla (per quanto non di certo rara).

    P.S: peccato che il mario80 abbia finora confermato la mia ipotesi.

  25. Antonioon Feb 12th 2015 at 23:44

    @ Alberto

    Ho visto che hai segnalato la cosa e Mariani ha ammesso l’errore e l’ha corretta.
    Se si citava la fonte della segnalazione era più elegante, ma vabbè
    Comunque Lei nel suo commento gli ha giustamente massacrato le interpolazioni fatte “à la carte”, e le ha pure dato ragione! Il problema è che se si mette a tracciare correttamente le interpolazioni tutto il castello crolla.

    Grazie per la segnalazione sulle tesi di Lewandowsky, mi sembra che se ne era parlato su Climalteranti di quel lavoro

  26. albertoon Feb 13th 2015 at 11:51

    @Antonio: ho visto adesso la risposta e la correzione.
    Beh, almeno l’ ha operata senza polemiche.
    In realtà io non volevo “massacrare” nessuno e le “invenzioni” dei cosiddetti scettici più che altro mi annoiano (sono molto ripetitive), ma in questo caso l’ incongruenza balzava davvero agli occhi.

    In realtà non ci sarebbe nulla di male ad usare regressioni lineari per avere indicazioni su andamenti di medio o lungo periodo, solo basterebbe stare un po’ accorti sull’ uso di questo valido strumento matematico, stando attenti agli effetti “deformanti” dei punti di inizio e fine nei casi in cui i punti da interpolare siano tutto sommato pochi (qualche decina).

  27. Max72on Feb 22nd 2015 at 09:50

    Non c’e’ nessun cambiamento di niente nel trend di fondo, le oscillazioni nel corto e medio sono influenzate dai trend del corto e del medio, quali fasi ENSO, cicli PDO e AMO, cicli solari undecennali etc. Le piccole oscillazioni ci sono sempre state e ci saranno sempre, il trend di fondo e’ tutta un’ altra cosa. Evidente cambiamento esiste solo perche’ chi ha un’ evidente carenza di informazioni delle basi della climatologia E (AND logico) della matematica.

  28. […] Il trend dalle emissioni di gas serra dalla attività umane. Il 2014 si è chiuso con il record storico delle temperature globali, quattro anni dopo il precedente nel 2010, a sua volta cinque anni prima […]

  29. […] chiaramente aumentate (l’anno più caldo è stato il 2014, e sarà superato dal 2015), vedi qui , qui e […]