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I risultati di Marrakech

Fronte politico unito alla COP22 sull’irreversibilità dell’azione climatica, con alcuni progressi nei negoziati tecnici.

La COP22, la 22° sessione della Conferenza della Parti della Convenzione Quadro sui cambiamenti climatici che si è svolta a Marrakech dal 7 al 18 novembre, ha visto un leggero calo del numero di partecipanti ed ha riscosso inevitabilmente meno interesse mediatico della precedente COP21, culminata dall’Accordo di Parigi.

La COP22 ha visto l’approvazione dell’Alleanza di Marrakech per l’azione climatica globale, della una Dichiarazione dei Capi di Stato ma anche moltissimi altri documenti (25 documenti della COP22 propriamente detta, derivante direttamente dalla Convenzione Quadro, 8 della CMP – il meeting delle parti del Protocollo di Kyoto e 2 del CMA – il meeting delle parti dell’Accordo di Parigi, riunito per la prima volta). Tutti testi difficilmente comprensibili per chi non segue nel dettaglio il negoziato.

Come più volte detto in passato, non è facile giudicare l’esito delle COP, perché la negoziazione sul clima è ormai estremamente complessa, composta da molti tavoli negoziali su diversi piani. Anche la COP22 non si lascia riassumere in un successo o fallimento per due motivi. Il primo è che si è trattato della prima conferenza post Accordo di Parigi, quindi con inevitabilmente molta attività organizzativa e “di sistema”. La seconda è la notizia della vittoria nelle elezioni USA di Donald Trump, che al di là degli effetti di lungo periodo sul negoziato ha comunque inciso sull’umore generale dei delegati, che hanno reagito facendo fronte comune, ribadendo il carattere “irreversibile” dell’azione climatica e quindi tenendo in sordina le differenze ed impedendo che vi fosse una “fuga in avanti” del parlamentino CMA, che ai termini letterali dell’Accordo avrebbe potuto prendere decisioni importantissime col solo, piccolo, manipolo di Paesi primi ratificanti.

Una visione d’insieme della COP22 può essere raggiunta solo entrando nel merito del lavoro di questi tavoli, ad esempio attraverso la dettagliata copertura dell’IISD (qui i bollettini giornalieri e la sintesi della Conferenza, di cui particolarmente utili le conclusioni alle pagg. 36-38), o più brevemente dalle sintesi dei notiziari dell’Italian Climate Network o di Giornalisti nell’Erba.

Si può dire che a Marrakech si è iniziato a scrivere il “manuale applicativo”, il “libro delle regole” dell’Accordo di Parigi. Un compito molto impegnativo perché, come già spiegato, l’Accordo di Parigi è un accordo molto ampio: riguarda molti aspetti del negoziato (e non solo la mitigazione, la riduzione delle emissioni), e ha definito nel complesso le procedure con cui gli impegni di riduzione di tutti gli Stati dovranno essere rilanciati.

Revisione al rialzo nel 2018

Forse il risultato più concreto della COP22 è l’aver definito il 2018 come l’anno in cui questa fase organizzativa dovrà avere una prima conclusione. Mentre la COP23 del 2017 sarà un’altra COP “tecnica”, un momento cruciale sarà quindi la COP24 del 2018, in cui si svolgerà il “dialogo facilitativo” (previsto dalla COP21 Decision, parte II, n.20) per fare il punto sui progressi fatti per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e per preparare i nuovi NDC (Contributi determinati a livello nazionale, chiamati INDC prima dell’adesione all’Accordo di Parigi)

In sostanza, è noto che gli impegni finora sottoscritti da quasi tutti i Paesi del mondo per lo più prima di Parigi non sono sufficienti per raggiungere l’obiettivo dell’accordo (mantenere l’aumento delle temperature “ben al di sotto dei 2°C e fare sforzi per imitare l’incremento a 1,5° C”), quindi è necessario che tutti i paesi facciano di più.

Il divario fra le emissioni previste nel 2030 con gli impegni attuali e quelle di una traiettoria verso 2°C e 1°C sono stati descritti da molti studi, ultimo dei quali l’Emission GAP report, un volume edito dal Programma Ambientale dell’ONU (UNEP) presentato nella COP22 (qui un approfondimento) e discusso nel side event” Advancing (I)NDC implementation and ambition: bridging research and practice” (presentazioni qui e qui).

Secondo l’Emission Gap Report, anche qualora tutti gli impegni condizionati presenti negli INDC venissero realizzati, ci sarebbero comunque 12 miliardi di tonnellate di emissioni di CO2equivalente all’anno (GtCO2e/anno) in più di quelle permesse dalla traiettoria verso i 2°C. Per lo scenario 1,5°C, il gap cresce sino a 15 GtCO2e/anno (per dare l’idea, si tratta di una quantità di emissioni pari a quelle prodotte in un anno da Cina + Europa).

Il tema cruciale dei prossimi anni sarà comunque come e quando decidere il rilancio di questi impegni. L’Accordo di Parigi assegna in questo processo un ruolo centrale alla “global stocktake”, un momento di analisi globale, che tocca tutti i paesi e tutti i temi dell’accordo (mitigazione, adattamento, flussi finanziari, ecc.).

Il “facilitative dialogue” è una è cosa distinta dalla global stocktake, ma potrebbe essere già un primo momento di verifica, in quanto il round successivo 5 anni dopo coinciderebbe proprio con la Global Stocktake nel 2023 prevista dall’Accordo di Parigi.

I nuovi NDC dovranno quindi essere definiti tra il 2018 e il 2020, come tra l’altro esplicitato nella decisione n.24 della COP21 (24. Requests those Parties whose intended nationally determined contribution pursuant to decision 1/CP.20 contains a time frame up to 2030 to communicate or update by 2020 these contributions and to do so every five years thereafter pursuant to Article 4, paragraph 9, of the Agreement).

In altre parole, le regole definite dalla COP22 e dalle successive COP23 e COP24 saranno il cardine per definire quei rilanci degli INDC che sono indispensabili per imboccare la traiettoria verso la rapida riduzione delle emissioni richiesta dall’Accordo di Parigi.

Una visione comune per accelerare l’azione per il clima

Un secondo risultato di Marrakech è aver ulteriormente rafforzato il ruolo degli attori non statali, come ribadito nel documento “Marrakech Partnership For Global Climate Action”. Un documento che merita di essere letto perché rappresenta il ragionamento più aggiornato e avanzato sulla collaborazione globale sul clima, in cui le azioni degli Stati nazionali sono affiancati da quelle di Regioni (o Stati nel caso di nazioni con governi federali), città, aziende, investitori, o della società civile con l’obiettivo di contribuire a ridurre il gap citato delle emissioni. Una collaborazione volontaria con un approccio strutturato, in cui i partecipanti si impegnano ad azioni ambiziose in linea con l’Accordo di Parigi, facilitate dai “High-Level Champions” del clima, tra cui il neo-entrante ministro per la protezione civile delle Fiji, paese che presiederà la COP23 (che si svolgerà a Bonn).

La Partnership prevede un ciclo annuale di lavoro, la redazione di un Annuario dell’Azione Climatica e tavoli di lavoro settoriali e tematici che avranno il supporto del segretariato UNFCCC, con meccanismi di supporto e di verifica per le iniziative intraprese. Questo aumenta l’ambizione dell’azione 2017-2020 e serve a dare coraggio ai Paesi nella revisione dei loro NDC.

Rispetto invece al lungo periodo, quattro Paesi hanno formalmente comunicato all’UNFCCC la loro traiettoria fino al 2050 ed è stata proposta una nuova iniziativa, la “2050 Pathways Platform”, volta a sostenere l’elaborazione di strategie di decarbonizzazione a lungo termine. Ad essa hanno aderito molti Stati (fra cu l’Italia), Regioni (per l’Italia il Piemonte) e molte città (nessuna italiana per ora), l’elenco degli aderenti è qui.

Climate Vulnerable Forum

Da notare l’annuncio da parte di 48 Stati fra i più vulnerabili ai cambiamenti climatici, riuniti nel Climate Vulnerable Forum, di impegnarsi ad aggiornare i propri NDCs entro il 2020 fissando il target per il raggiungimento del 100% di energia elettrica rinnovabile il più rapidamente possibile. Lo stesso paese ospite, il Marocco, che aveva già un obiettivo ambizioso di giungere al 42% di rinnovabili nel mix elettrico (a partire da poco più del 5%), lo ha ulteriormente innalzato. Più in generale a Marrakech vi sono state molte iniziative e proposte d’interesse del continente africano, tra cui alcune specifiche su edifici e mobilità.

Un altro segnale positivo

In conclusione, la Conferenza di Marrakech indica che non si è spento il “momentum” positivo sancito dalla firma e successiva rapida ratifica dell’Accordo di Parigi. Tracce di questo impegno si possono leggere nella dichiarazione finale “Marrakech Action Proclamation For Our Climate And Sustainable Development” dei Capi di Stato giunti a Marrakech per l’“High level segment”:

The transition in our economies required to meet the objectives of the Paris Agreement provides a substantial positive opportunity for increased prosperity and sustainable development.

The Marrakech Conference marks an important inflection point in our commitment to bring together the whole international community to tackle one of the greatest challenges of our time.

As we now turn towards implementation and action, we reiterate our resolve to inspire solidarity, hope and opportunity for current and future generations”.

 

Testo di Stefano Caserini, con il contributo di Valentino Piana.

7 responses so far

7 Responses to “I risultati di Marrakech”

  1. Valentinoon Dic 8th 2016 at 17:10

    Niente e nessuno può fermare l’azione climatica globale. Questa l’affermazione chiave di Marrakech, sia nei testi ufficiali che nel sentiment.

    Che la priorità delle imprese sia di mostrare in concreto, con azioni e piani a breve, aumenti l’ambizione dell’azione 2017-2020 e serva a dare coraggio ai Paesi nella revisione dei loro NDC lo dice anche Peter Bakker, presidente di un raggruppamento di 200 mega-corporation mondiali, che ho intervistato a Milano:

    http://www.giornalistinellerba.it/2016/12/08/business-e-clima-che-succede/

  2. albertoon Dic 11th 2016 at 15:10

    Quest’ ultima COP è passata decisamente in sordina nei mezzi di comunicazione di massa.
    Devo dire che sono sempre più scettico rispetto ai proclami sempre più ambiziosi lanciati in queste occasioni.
    Negli ultimi venti e passa anni ce ne sono stati parecchi ed intanto il tasso di crescita della CO2 in atmosfera non è minimamente sceso anzi semmai ha subito un’ accelerazione.
    Chissà se vivró abbastanza da vedere un cambiamento nel trend di salita; non dico un arresto o addirittura un’ inversione ma almeno una diminuzione nel rateo di crescita.

  3. mercurioon Dic 15th 2016 at 17:35

    https://www.grain.org/article/entries/5587-big-business-in-marrakech-fertiliser-industry-and-finance-dominate-cop22
    Mah. “Affrontare le più grandi sfide del nostro tempo….”.
    Come, con l’agroindustria o il land grabbing?

  4. Valentino Pianaon Dic 16th 2016 at 14:51

    @alberto
    Vari paesi hanno un trend decrescente, alcuni sono già carbon neutral. Il totale mondo risente di dinamiche diversissime, alcune doverose di uscita dalla povertà con tecnologie ancora convenzionali altre veramente vergognose. Vale la pena premiare i bravi e colpire con “shame” i cattivi, non fare qualunquismo.

    In ogni caso le emissioni sono piatte da alcuni anni, non in rapida crescita. La concentrazione in atmosfera dipende anche dai sink.

  5. Valentino Pianaon Dic 16th 2016 at 14:59

    @mercurio
    L’agricoltura è effettivamente campo di battaglia per visioni diverse tra multinazionali OGM, agricoltura intensiva convenzionale, family-run, biologica, biodinamica, ecc. Climate-smart agriculture è un titolo che tiene dentro varie di queste visioni (di per sé contrapposte) e quindi andrebbe ulteriormente specificato.

    Ma la presenza alla COP degli uni non deve spingere gli altri a giocare contro e al di fuori ma invece a rendere la propria presenza ancora più pesante. E a cercare alleati.

  6. Il colpo di coda - Altreconomiaon Dic 19th 2016 at 15:54

    […] 8 dicembre I risultati di Marrakech Fronte politico unito alla COP22 sull’irreversibilità dell’azione climatica, con alcuni […]

  7. albertoon Dic 20th 2016 at 08:31

    @Valentino: se vuole illudersi amplificando i segnali positivi che esistono sicuramente localmente riguardo al tema di come affrontare il cambiamento climatico in atto faccia pure. Solo mi pare che dare del qualunquista a chi segnala alcuni fatti che pesano drammaticamente sulle incerte prospettive di un contenimento del GW a fine secolo entro valori non troppo pericolosi sia un modo per evitare di considerare la realtà nella sua interezza.
    Riguardo ai buoni e ai cattivi il mondo globale che abbiamo davanti agli occhi ci mostra che non esiste alcuna sovrastruttura in grado di decidere chi siano e di agire di conseguenza. E ciò non solo a livello climatico.

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