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Effetto serra, effetto guerra

Fra i libri usciti in Italia sul tema del cambiamento climatico, uno dei più ambiziosi è “Effetto serra. Effetto guerra”, scritto da Grammenos Mastrojeni e Antonello Pasini, appena pubblicato da Chiarelettere.
Un diplomatico esperto di cooperazione allo sviluppo e un climatologo esperto di fisica dell’atmosfera si sono trovati per cercare di spiegare una delle questioni più complesse e ricche di sfaccettature, ossia il legame fra i cambiamenti climatici globali e le crisi ambientali e geopolitiche che stanno avvenendo o potrebbero accadere nel nostro pianeta.
La prima parte del libro è quella più classica, una spiegazione sintetica e divulgativa della scienza del clima (raccontata da anni da Antonello Pasini nel suo blog “Il Kyoto Fisso”): le molecole di CO2, i driver climatici, gli impatti sulle produzioni agricole, sui più poveri, sugli oceani, con collegamenti agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, all’enciclica Laudato Si’ o ai lavori nell’ambito della Convenzione ONU sul Clima.
La seconda parte si pone la domanda più difficile, che è quella di capire come, dove e quando il riscaldamento globale maggiormente influirà sulle guerre, sarà un fattore di instabilità. Gli autori non si pongono ovviamente l’obiettivo di definire scadenze precise, “il sistema è troppo complesso per questo, e nessuno ha sfere di cristallo”, ma di indicare il maggiore o minore potenziale, il “cosa potrebbe accadere” nelle diverse aree del pianeta, per diversi livelli di gravità degli scenari di aumento delle temperature globali. La panoramica è ampia quanto preoccupante, riguarda tutte le regioni del mondo, dai Poli alle Maldive, dal Kirghizistan al Sahel; la fragilità delle terre e delle popolazioni è raccontata con tanti esempi del presente, mostrando la sottile quanto innegabile connessione con le dinamiche climatiche locali e globali. Le analisi del diplomatico sono unite alle informazioni del climatologo, con molte note di rimando ad articoli scientifici.
Il libro non può che essere preoccupante, e non solo per i numeri degli scenari climatici, sulle temperature, i ghiacci, le risorse idriche, il permafrost. È il racconto dei vari hotspot di instabilità globale e nelle regioni più povere, e l’interdipendenza delle diverse forme di degrado, a mostrare un quadro potenzialmente esplosivo, le possibilità di un “collasso sistemico”: i pericoli dell’aumento dell’intensità e durata delle ondate di calore nelle nostre città sembrano al confronto davvero poca cosa…
Il libro mostra diversi esempi di come progetti di cooperazione internazionale possono contribuire a contrastare i pericoli di instabilità globale; forse un limite potrebbe essere quello di non aver raccontato in egual misura esempi delle dinamiche di sfruttamento che determinano disastri ambientali e geopolitici, spesso con i combustibili fossili al centro; ma va detto che il libro pur essendo leggibile è forse già abbastanza denso di informazioni e storie. Sono altresì descritte alcune proposte per cercare di affrontare e magari risolvere i problemi legati ai conflitti e alle migrazioni (su cui non entro nel merito per non anticipare troppo del libro).
Il pregio di un libro come “Effetto serra – effetto guerra” è quindi mostrare perché il cambiamento climatico non è il solito problema ambientale, ma occuperà un ruolo centrale in questo mondo interconnesso, in particolare da noi, nel Mediterraneo. Il diplomatico e il climatologo ci raccontano che “la moderna scienza del clima e l’analisi geopolitica” arrivano alle stesse conclusioni: siccome “siamo sulla stessa barca” e “i problemi sono interconnessi e hanno una dinamica globale”, non ci potremo salvare dal soli. Ci porta infine a pensare a come stiamo affrontando oggi il problema delle migrazioni, e sembra inevitabile cogliere il perché i muri e i respingimenti più o meno criminali non possono essere una soluzione efficace.
È un appello ad aprire gli occhi, ad assumerci le nostre responsabilità.

 

Stefano Caserini

27 responses so far

27 Responses to “Effetto serra, effetto guerra”

  1. dariozon Set 21st 2017 at 21:47

    Mastrojeni colpisce ancora!

    https://aspoitalia.wordpress.com/2014/02/18/effetto-serra-fa-rima-con-effetto-guerra/

  2. Marco 2on Set 22nd 2017 at 17:26

    Riscaldamento globale antropico meno incisivo del previsto
    http://www.nature.com/ngeo/journal/vaop/ncurrent/full/ngeo3031.html?foxtrotcallback=true

  3. Riccardo Reitanoon Set 22nd 2017 at 17:31

    Marco 2
    non capisco cosa di quell’articolo ti fa pensare che il riscaldamento globale sia meno incisivo.

  4. Marco 2on Set 22nd 2017 at 17:50

    Nulla..era solo una constatazione..perché?…

  5. Marco 2on Set 22nd 2017 at 17:52

    Mi sembra uno studio molto interessante..perché non posso pubblicarlo?..qui si parla di riscaldamento globale antropico o di sport??

  6. stephon Set 22nd 2017 at 20:07

    Marco 2

    Dunque: nulla di quell’articolo ti fa pensare che il riscaldamento globale sia meno incisivo, ma lo citi per dire che lo è. Molto logico.
    Lo studio è interessante, nessuno ha scritto qui che tu non lo possa segnalare. Anche se qui si parla della relazione fra cambiamenti climatici e guerre (e altre crisi e fattori di instabilità), non tanto del fatto che un riscaldamento di 1,5 gradi C in più a fine secolo sia un limite geofisico non impossibile da raggiungere (previo una serie di condizioni di mitigazione stringenti). Come, peraltro, esperti sostenevano già subito dopo l’accordo di Parigi .

  7. robertok06on Set 24th 2017 at 23:49

    @steph, @reitano

    Non fate gli gnorri, siate seri!

    http://www.independent.co.uk/environment/climate-change-global-warming-paris-climate-agreement-nature-geoscience-myles-allen-michael-grubb-a7954496.html

  8. Stefano Caserinion Set 25th 2017 at 08:13

    @ Robertok06

    Con un minimo di approfondimento può facilmente capire perché la tesi di quel giornale è infondata (questa spiegazione di Rahmstorf ad esempio è fatta bene http://www.realclimate.org/index.php/archives/2017/09/is-there-really-still-a-chance-for-staying-below-1-5-c-global-warming/) , o può trovare la smentita degli autori dell’articolo citato, che dicono che quella lettura del loro lavoro è errata.

  9. Diegoon Set 25th 2017 at 11:49

    @ Robertok06

    L’aiuto, qui può trovare il pezzo in cui Allen e Mylar a cui fa riferimento Caserini.

    https://www.theguardian.com/environment/2017/sep/21/when-media-sceptics-misrepresent-our-climate-research-we-must-speak-out

  10. […] con estremi climatici e tempeste relative, sarebbero devastanti. Non è difficile immaginare come i conflitti derivanti da migrazioni forzate ed il collasso economico renderebbero il pianeta […]

  11. homoereticuson Set 25th 2017 at 14:25

    oggi è uscito un post anche nel blog del Metoffice (il noto covo di clima-catastrofisti al soldo delle lobby vegane per il nuovo eco-ordine globale).

    “What remains clear, however, is that the aim of limiting warming to 1.5C remains a huge global challenge that requires rapid cuts to greenhouse gas emissions.”

    https://blog.metoffice.gov.uk/2017/09/25/climate-models-an-essential-tool-for-guiding-policy/

  12. robertok06on Set 25th 2017 at 15:59

    @Diego, @caserini, @chiunque_altro_difenda_l’indifendibile_e_neghi_l’evidenza

    Questa e’ l’intervista su The Australian di uno degli autori, buona lettura (non ho il link diretto, ma solo il testo… mi scuso per la lunghezza):

    “The worst impacts of climate change can still be avoided, senior scientists have said after revising their previous predictions.

    The world has warmed more slowly than had been forecast by computer models, which were “on the hot side” and overstated the impact of emissions, a new study has found. Its projections suggest that the world has a better chance than previously claimed of meeting the goal set by the Paris agreement on climate change to limit warming to 1.5C above pre-industrial levels.

    The study, published in the journal Nature Geoscience, makes clear that rapid reductions in emissions will still be required but suggests that the world has more time to make the changes.

    Michael Grubb, professor of international energy and climate change at University College London and one of the study’s authors, admitted that his past prediction had been wrong.

    He stated during the climate summit in Paris in December 2015: “All the evidence from the past 15 years leads me to conclude that actually delivering 1.5C is simply incompatible with democracy.” He told The Times yesterday: “When the facts change, I change my mind, as [John Maynard] Keynes said. It’s still likely to be very difficult to achieve these kind of changes quickly enough but we are in a better place than I thought.”

    The latest study found that a group of computer models used by the Intergovernmental Panel on Climate Change had predicted a more rapid temperature increase than had taken place. Global average temperature has risen by about 0.9C since pre-industrial times but there was a slowdown in the rate of warming for 15 years before 2014.

    Myles Allen, professor of geosystem science at the University of Oxford and another author, said: “We haven’t seen that rapid acceleration in warming after 2000 that we see in the models. We haven’t seen that in the observations.” He added that the group of about a dozen computer models, produced by government institutes and universities around the world, had been assembled a decade ago “so it’s not that surprising that it’s starting to divert a little bit from observations”. Too many of the models used “were on the hot side”, meaning they forecast too much warming.

    According to the models, keeping the average temperature increase below 1.5C would mean that the world could emit only about 70 billion tonnes of carbon after 2015. At the present rate of emissions, this “carbon budget” would be used up in three to five years. Under the new assessment, the world can emit another 240 billion tonnes and still have a reasonable chance of keeping the temperature increase below 1.5C.

    “That’s about 20 years of emissions before temperatures are likely to cross 1.5C,” Professor Allen said. “It’s the difference between being not doable and being just doable.”

    Professor Grubb said that the fresh assessment was good news for island states in the Pacific, such as the Marshall Islands and Tuvalu, which could be inundated by rising seas if the average temperature rose by more than 1.5C.

    Other factors pointed to more optimism on climate change, including China reducing its growth in emissions much faster than predicted and the cost of offshore wind farms falling steeply in Britain. Professor Grubb called on governments to commit themselves to steeper cuts in emissions than they had pledged under the Paris agreement to keep warming below 1.5C. He added: “We’re in the midst of an energy revolution and it’s happening faster than we thought, which makes it much more credible for governments to tighten the offer they put on the table at Paris.”

    The Met Office acknowledged yesterday a 15-year slowdown in the rise in average temperature but said that this pause had ended in 2014, the first of three record warm years. The slowing had been caused by the Pacific Decadal Oscillation, a pattern of warm and cool phases in Pacific sea-surface temperature, it said.

    ———-

    A mio avviso (voi ovviamente sarete di avviso diverso, figurarsi) dire “Too many of the models used “were on the hot side”, meaning they forecast too much warming” e specialmente ““That’s about 20 years of emissions before temperatures are likely to cross 1.5C,” Professor Allen said. “It’s the difference between being not doable and being just doable.”” conferma la frase di del lettore Marco 2, “Riscaldamento globale antropico meno incisivo del previsto” che tanto da fastidio a Steph e Reitano (e a lei, e a tutti gli altri climatocatastrofisti mainstreamers).

    Altra conferma: la supplementary info dell’articolo dice questo, all’inizio:

    “We now present a number of additional lines of evidence in support of an increase in the carbon budget compatible with 1.5°C above the ~70GtC indicated by ref 2.”

    … dove la ref.2 e’ il rapporto di sintesi IPCC di AR5.

    Saluti.

    P.S.: @Caserini: e’ inutile che ad ogni mio commento lei risponda con messaggi che si aprono con frasi del tipo “con un minimo approfondimento…. etc…”. Le assicuro che approfondisco sempre, e’ proprio per quello che ho le idee chiare. Esempio: i modellini sono farlocchi non perche’ io li giudichi tali a priori, ma perche’ posso fornire decine di referenze a studi che li usano che ne mettono in luce le approssimazioni, a volte grossolane, etc…

    P.S.2: a scanso di equivoci: sono pienamente conscio che anche questo studio/articolo e’ basato su modellini. Il vantaggio di questo modello e’ che…

    “Whilst we adjust the magnitude of present- day radiative forcings with TCR in order to achieve an identical present-day temperature, the CMIP5 distribution displays models with a wide range of temperatures for the present-day.”

    … che fa una bella differenza.

    P.S.3: en passant…. ultima frase del testo del quotidiano Australiano… bisognera’ che qualcuno qui avvisi il Met Office che la pausa da loro citata non e’ mai esistita, giusto?… 🙂
    E’ interessante, su questo che il Met Office a proposito dica che…

    https://www.metoffice.gov.uk/research/climate/seasonal-to-decadal/long-range/decadal-fc

    “The forecast issued five years ago predicted enhanced warming over high northern latitudes, and cooling in parts of the Southern Ocean and south-eastern tropical Pacific in broad agreement with the observations. …
    However, the forecast was generally too warm in the Atlantic and Indian Ocean sectors of the Southern Ocean and too cool in the equatorial Pacific and parts of the Arctic.”

    … della serie “non ci azzecchiamo su 5 anni ma vi assicuriamo che le previsioni dei nostri modellini a fine secolo sono attendibili”???? Ma dai!

  13. stephon Set 25th 2017 at 16:38

    robertok06
    A me non dà fastidio la frase in sé (ma cmq vedi anche qui e qui e qui ).
    È che non capisco la logica di Marco 2. Dice “Riscaldamento globale antropico meno incisivo del previsto”, poi Riccardo chiede lui giustamente “cosa di quell’articolo ti fa pensare che il riscaldamento globale sia meno incisivo”. E lui risponde nulla. Ovvero: nulla di quell’articolo fa pensare a Marco 2 che il riscaldamento globale sia meno incisivo, ma lo cita per dire che lo è. E robertok06, trova tutto molto logico, ovviamente.
    E tu avresti le idee chiare?

  14. robertok06on Set 25th 2017 at 17:30

    @steph

    “E robertok06, trova tutto molto logico, ovviamente.
    E tu avresti le idee chiare?”

    Si, ho le idee chiare, al contrario di te che non sai leggere.

    Io infatti NON ho scritto che le risposte di Marco 2 erano logiche… ho solo detto che la sua frase incriminata dai due avvocati d’ufficio IPCC Steph&Reitano…

    “Riscaldamento globale antropico meno incisivo del previsto”

    … ha senso, sulla base di quanto c’e’ scritto nell’articolo stesso… e di quello che un paio degli autori hanno dichiarato alla stampa (articolo di The Australian)… veasi mio testo dopo “A mio avviso…”

    Anzi, dopo aver scritto quello ho trovato pure questo sul sito della BBC (che, notoriamente, e’ una grancassa IPCC… vedasi commento del science editor in fondo alla pagina):

    http://www.bbc.com/news/science-environment-41319885

    “Prof Myles Allen, another author, from the University of Oxford, told BBC News: “In the main body of the IPCC assessment, what it would take to meet a 1.5C goal wasn’t assessed in any detail. To be honest, it wasn’t thought to be the policy priority at the time.
    “Perhaps it should have been, but that was the view of the academic community then. But the ambition of Paris caught a lot of people by surprise.””

    Letto? Capito?

    “In the main body of the IPCC assessment, what it would take to meet a 1.5C goal wasn’t assessed in any detail. To be honest, it wasn’t thought to be the policy priority at the time.”

    Seee… campa cavallo…

    Ringraziandoti per avermi fatto buttar via uno dei pochi messaggi permessi dalla farlocca netiquette di questo blog per RIPETERE solo quanto avevo chiaramente scritto (non e’ la prima volta che lo fai, per altro), ti saluto facendo notare che, sulla base di questo studio/articolo avete la salvezza del pianeta e della razza umana a portata di mano… ma non ti/vi va bene neanche questo???? Ma dai! 🙂

  15. Marco 2on Set 25th 2017 at 18:52

    Forse non ci siamo capiti..io ho postato questo studio perché lo trovo interessante…nessuno nega il riscaldamento globale,ma è anche chiaro che questo studio ci dice che per fortuna il riscaldamento è stato meno incipiente del previsto… dovremo essere tutti contenti anche se la situazione rimane preoccupante…i modelli climatici non possono essere precisi…stiamo parlando comunque di previsioni e non certezze,quindi è normale che possono anche sbagliare..

  16. Stefano Caserinion Set 25th 2017 at 23:49

    @ Marco 2
    @ questo studio ci dice che per fortuna il riscaldamento è stato meno incipiente del previsto…

    No, questo studio non dice questo, affatto. Nel link che ho messo nel commento precedente trova la spiegazione, se le interessa.
    Quello che dice questo studio è che “limiting warming to 1.5 °C is not yet a geophysical impossibility, but is likely to require delivery on strengthened pledges for 2030 followed by challengingly deep and rapid mitigation.”

    Se si sta parlando di un ’articolo su un quotidiano in cui ad uno o l’altro degli autori viene attribuita quella tesi, è un’altra cosa; e magari si potrebbe vedere se si trova la smentita dell’autore stesso, tipo quella riportata anche qui https://www.carbonbrief.org/factcheck-climate-models-have-not-exaggerated-global-warming

    @ Roberto Kersevan
    @ Le assicuro che approfondisco sempre, e’ proprio per quello che ho le idee chiare.

    Certo, certo, approfondisce sempre e cita l’Indipendent e The Australian… ma per favore dai, è del tutto fuori strada; se le piace la sua strada ed avere le idee così chiare va benissimo così.
    Se invece vuole provare a capire di cosa sta parlando, si legga l’articolo magari.

    @ tutti
    Il post parlava del ruolo del riscaldamento globale sulle tensioni geopolitiche e i conflitti; facciamo che si discute dell’oggetto del post d’ora in poi, e non di altri articoli che non c’entrano; grazie.

  17. marcoon Set 26th 2017 at 13:48

    http://www.repubblica.it/esteri/2017/09/25/news/etiopia_centinaia_di_morti_in_uno_scontro_etnico-176487031/

    Chissà se l’acceleratore di polemica sterile troverà questa notizia topica………..
    Un saluto.
    Marco Sclarandis.

  18. robertok06on Set 26th 2017 at 15:07

    @sclarandis

    Ho trovato molto meglio di questo (oltre ai 5 links che Caserini mi ha tagliato in un messaggio on-topic):

    Questo mostra i dati (dati FAO) sulla produzione agricola (e altro) in Siria:

    http://www.theglobaleconomy.com/Syria/crop_production_index/

    … mentre questo mostra come ISIS si finanzi, addirittura!, grazie agli ottimi raccolti degli ultimi anni:

    “Agriculture as a funding source of ISIS: A GIS and remote sensing
    analysis”, Food Policy 64 (2016) 14–25 (lo trovi senza problema con google).

    Leggili, cosi’ potrai provare anche tu l’ebrezza di sapere qualcosa. 🙂
    Ciao bello.

  19. Climalterantion Set 26th 2017 at 15:58

    @ robertok06
    Il suo messaggio precedente è stato cancellato perchè violava 2 delle regole della netiquette. Sono in tutto 6, non sono tante, non è difficile rispettarle.
    Se non le piacciono, tanga conto che sono state definite da anni, e che se non le trova di suo gradimento può trovare altri siti in cui pubblicare i suoi interventi.
    Se continuerà a inserire commenti che violano le regole, applicheremo la regola n. 7.

  20. marcoon Set 26th 2017 at 16:17

    Syria: Crop production index (2004-2006 = 100): For that indicator, FAO provides data for Syria from 1961 to 2013. The average value for Syria during that period was 55.9 index points with a minumum of 17.62 index points in 1961 and a maximum of 105.03 index points in 2006. See the global rankings for that indicator or use the country comparator to compare trends over time.

    Peccato che i dati siano aggiornati solo al 2013.
    E comunque il frumento si mieta entro
    fine giugno (2017), anche in Siria.
    Ma ovvio, la conta richiedede, forse, molte settimane per l’anno in corso.

    Giusto per mostrare al tizio che mi dà del tu, che, volendo sono anche capace arrivare a “sapere qualcosa”.Senza la necessità di provare alcuna ebbrezza.
    (ebbrezza con due “b” come da vocabolario Treccani,sebbene sia meno comune “ebrezza”).

    Poveretto.Non ce la fa proprio.Si chiama “coazione a ripetere” ed è una forma di comportamento maniacale.

    Peccato vedere menti per altri versi, brillanti, ottundersi e nemmeno per qualche ragione
    veramente importante.
    Ho risposto solamente per umana compassione, sia chiaro.
    Non certo perchè abbia dei dubbi sulla possibile correlazione tra l’effetto serra e la guerra.
    Certamente, il signor Stefano Caserini è dotato di una pazienza sovrumana.

    Marco Sclarandis

  21. marcoon Set 26th 2017 at 16:33

    Correggo due refusi, non si sa mai…………………

    sono capace di arrivare a sapere, invece che arrivare a sapere.

    richiede, invece che richiedede.

    E aggiungo:Chi è che è disposto a scommettere migliaia di unità di valuta pregiata che AGW porterà sovrabbondanti vantaggi all’umanità sul breve , medio e lungo termine?
    Non chiacchere, denaro.

    Marco Sclarandis.

  22. robertok06on Set 26th 2017 at 17:11

    @sclarandis

    “Chi è che è disposto a scommettere migliaia di unità di valuta pregiata che AGW porterà sovrabbondanti vantaggi all’umanità sul breve , medio e lungo termine?
    Non chiacchere, denaro.”

    Io scommetto: per esempio questo articolo mostra come il plateau tibetano si stia rinverdendo, con, come dici tu… “sovrabbondanti vantaggi per l’umanita’”:

    goo.gl/Lcq94U

    Questo altro articolo conferma il tutto: senza la CO2 assassina l’umanita’ si ritroverebbe presto davanti ad un’altra glaciazione:

    https://www.nature.com/nature/journal/v529/n7585/pdf/529162a.pdf

    Domanda al sotutto sclarandis… si vive meglio con 1 grado centigrado in piu’ o con 1 km di ghiaccio sopra la testa (da dove ti scrivo i km di ghiaccio durante l’ultima glaciazione erano TRE)?

    Riprova con calma.

    P.S.: grazie di correggermi le bozze… l’itagliano mi fa un po’ difetto. Emigra anche tu per piu’ di 25 anni e poi vediamo, OK?

    Quanto alla mia (da te) supposta coazione maniacale, mille volte meglio dell’ignoranza tua.

    ———
    @colui/colei il/la quale sega i messaggi:

    “Il suo messaggio precedente è stato cancellato perchè violava 2 delle regole della netiquette. Sono in tutto 6, non sono tante, non è difficile rispettarle.”

    Certo…. infatti io sono il solo a non rispettarle, giusto? 🙂

    Per esempio: l’utente “marco” on Set 26th 2017 at 16:17 dice che io sarei affetto da una turba psichica maniacale (coazione a ripetere)… tutto OK con la netiquette al punto 6? Mmmmh…

    Ad ogni modo, questi erano i 4 articoli che ho osato linkare nello stesso messaggio), si trovano senza problema con google… guai a rendere la vita piu’ facile agli altri lettori fornendo il link direttamente, giusto?… vorrai mica facilitargli la lettura di punti di vista alternativi al mainstream spacciato qui, no?

    “Water, Drought, Climate Change, and Conflict in Syria”, Peter H Gleick, Journal American Meteorological Society, 2014

    “Non sustainable groundwater sustaining irrigation: A global assessment”, Water Resources Research Vol.48 W00L06

    “SYRIA: 2015/2016 Wheat Production Up from Last Year due to Favorable Precipitation”, U.S. Dep. of Agriculture, 2017

    “The impact of food and agricultural policies on groundwater use in Syria”, Journal of Hydrology Vol.513, 2014, p204-215

    Check list netiquette:

    1. Check;
    2. Check;
    3. Check;
    4. Check;
    5. Check;
    6. Check;

    Sono un bravo ragazzo… 🙂

  23. marcoon Set 26th 2017 at 20:17

    Sorrido di fronte a tanta desolante dimostrazione.Delle mie ipotesi.

    Ah! ignorarla d’ora in poi e per sempre, signor…..come si chiama…ah sì,robertok06 non mi costa nessuno sforzo, mi creda.
    Auguri e che i teraelettronvolt l’assistano.

    Marco Sclarandis

  24. stephon Set 26th 2017 at 20:48

    robertok06
    Spunto di interesse! E per di più in tema, cosa che uno ossessionato dagli OT come te troverà certamente bizzarra, ma tant’è.

  25. alsarago58on Set 28th 2017 at 16:09

    Arrivo ora in questa discussione e sono piuttosto sorpreso: se si arriva a +1,5 °C in 5 anni o in 20 anni, che differenza fa?
    Vista la pervasività dell’uso dei combustibili fossili e le relative resistenze del gigantesco complesso industriale che intorno ad essi opera, evitare di arrivarci si tratta comunque di uno sforzo enorme che andava cominciato 20 anni fa, non adesso.
    Speriamo quindi che Millar e soci abbiano ragione e abbiamo qualche anno in più di respiro (anche se va notato che dopo il rallentamento pre-2014, è arrivata l’accelerazione post 2014…).

    L’unico problema è che il suo studio, come sta in effetti avvenendo, sarà sequestrato e distorto dai “climanegazionisti”, sempre affamati di divergenze nel mondo dei climatologi, per attaccare la scienza climatica e, sostanzialmente, invitare a sospendere le politiche climatiche che faticosamente stanno mettendosi in moto.

    Per “fortuna”, al di là delle dispute accademiche e delle relative strumentalizzazioni, c’è la natura a ricordarci cosa vuol dire un mondo anche solo un po’ più caldo, con i 3 violenti uragani che in un mese hanno colpito gli Usa (mai accaduto prima), annientando le infrastrutture di Portorico, e causando (con gli incendi lungo la costa ovest) circa 350 miliardi di dollari di danni.
    Che aggiungendosi ai 220 miliardi di danni annuali “normali” per il cambiamento climatico in quel paese, in pratica si sono mangiati tutto l’aumento del Pil Usa 2017.
    https://eurekalert.org/pub_releases/2017-09/hhw-tec092717.php

  26. Valeriaon Nov 2nd 2017 at 18:24

    Fondamentale per capire cosa sta già succedendo nel mondo

  27. […] Climalteranti […]

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