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La banalità dei record del clima /2

Il comunicato stampa dell’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) in occasione della pubblicazione dell’edizione 2016 del “Greenhouse Gas Bulletin”, ha avuto molto spazio nei mezzi di informazione.

Da molte parti è stata data enfasi alla notizia secondo cui i livelli di CO2 hanno stabilito un nuovo record. Si è trattato effettivamente di un record, ma leggendo il tono delle notizie è sembrato che fosse qualcosa di inaspettato di cui stupirsi. Invece, sono almeno 200 anni che si registra ogni anno una concentrazione di CO2 nell’atmosfera superiore a quella dell’anno precedente, e da molti anni il WMO segnala il ripetersi di questo record e fornisce i dettagli con il suo bollettino.

Come già scritto su Climalteranti, è quindi un record scontato, banale. Lo stesso record si ripeterà almeno per i prossimi 30-40 anni, a meno di colpi di scena nella dinamica della decarbonizzazione del sistema energetico mondiale. Per evitare il perdurare di questa situazione, ossia per arrestare l’aumento dei livelli di CO2 in atmosfera, è infatti necessario ridurre praticamente a zero le emissioni di gas serra, nonché fermare la deforestazione (altra causa dell’aumento di CO2 nell’atmosfera). Anzi, sarebbe molto probabilmente necessario iniziare a rimuovere la CO2 dall’atmosfera, ossia realizzare emissioni negative! (vedi qui o qui)

Si tratta di un concetto semplice, basilare per capire in cosa consiste il problema del cambiamento climatico; ma dal linguaggio usato per raccontare la notizia del record sembra che sia qualcosa di appena scoperto dalla comunità scientifica

Che non ci sia molta familiarità con i temi del cambiamento climatico, lo si può capire anche dai molti errori che sono stati commessi nel tradurre il comunicato del WMO sui siti web e in articoli di giornale.

Ad esempio, nell’articolo pubblicato sull’edizione web di Repubblica si può leggere un vistoso errore nella frase “L’ultima volta che la Terra ha conosciuto un livello di anidride carbonica simile fu tra i 3 e i 5 milioni di anni fa: la temperatura allora era tra i 2 e i 3°C superiore a quella odierna e i livelli del mare da 10 a 20 volte al di sopra di quelli attuali”: mentre è vero che bisogna risalire così indietro nel tempo per trovare livelli di CO2 pari agli attuali (come mostrato nella bella figura che si può trovare a pag. 4 del Bollettino WMO, riportata qui sotto), il livello del mare allora non era da 10 a 20 volte al di sopra di quello attuale, ma da 10 a 20 metri superiore ai livelli attuali. Una differenza non da poco…

Il titolo dell’edizione online de Il Fatto QuotidianoEmissioni Co2, record di anidride carbonica nell’atmosfera. “Balzo del 50% sulla media dell’ultimo decennio”” è ancora più sbagliato. A parte l’errore nello scrivere CO2 con la o minuscola, non sono le emissioni ad essere aumentate del 50%, e neppure le concentrazioni di CO2 nell’atmosfera, ma il tasso di aumento annuo delle concentrazioni in atmosfera, pari a 3,3 ppm nel 2016 contro i 2,2 ppm/anno media degli ultimi 10 anni. Le emissioni in atmosfera, invece, secondo i dati del Global Carbon Project nel 2016 hanno avuto per il terzo di fila un aumento molto piccolo, all’interno dell’intervallo di incertezza delle stime, principalmente ancora a causa della riduzione del consumo di carbone in Cina, come mostrato dall’immagine qui a fianco, tratta da un’utilissima presentazione di 62 slide power point o pagine pdf scaricabile dal sito del GCP. Questo errore è probabilmente dovuto al lancio dell’agenzia ANSA, che ha titolato “Allarme clima, nuovo record negativo di C02 nell’atmosfera. Rapporto aggiornato al 2016 della Wmo, incremento del 50% rispetto alla media dei 10 anni precedenti” (notare lo 0 al posto della O in CO2).

Ai due errori già visti, un articolo uscito sul free-press Leggo ne ha aggiunto un altro, la scritta in evidenza “2,5 tonnellate di anidride carbonica in più del normale“: non è semplice dire cosa sia normale o no sul nostro pianeta, ma le tonnellate di CO2 che nel 2016 ci sono state in più nell’atmosfera rispetto a quelle dei decenni precedenti sono diverse decine di miliardi (1 ppm di CO2 in atmosfera corrisponde circa a una quantità di 2,3 miliardi di tonnellate), e quelle che ci dovrebbero essere in meno per mantenere un clima “normale” sono diverse centinaia di miliardi.

Insomma, la notizia c’è, l’incremento annuo più alto della concentrazione di CO2 in atmosfera mai registrato (3,3 ppm!), ma un po’ più di attenzione non guasterebbe.

 

Testo di Stefano Caserini e Mario Grosso

10 responses so far

10 Responses to “La banalità dei record del clima /2”

  1. alsarago58on Nov 4th 2017 at 11:06

    Beh, dovreste (dovremmo) essere contenti che la stampa generalista ne abbia finalmente preso nota, anche se con qualche errore: negli anni scorsi non avrebbe neanche citato la notizia.
    Evidentemente anche i media cominciano a essere consapevoli del pericolo di questa situazione, meglio tardi che mai….a meno non sia troppo tardi.

    PS: però qualche giorno prima era uscita la notizia che anche nel 2016 le emissioni antropiche di CO2 non erano cresciute. Questo farebbe presumere che l’aumento nella crescita della CO2 in atmosfera del 2016 non dipenda tanto dalle emissioni industriali o energetiche, quanto da altri fattori, tipo cambio di uso dei suoli (deforestazione) oppure sia legato soprattutto a El Nino (all’espulsione di CO2 dalle acque anormalmente calde del Pacifico?).

    PPS: il vizio di scambiare la CO2 per i due atomi di cobalto del Co2, nella stampa italiana sembra irrisolvibile…

  2. homoereticuson Nov 4th 2017 at 11:51

    @alsarago58 “oppure sia legato soprattutto a El Nino (all’espulsione di CO2 dalle acque anormalmente calde del Pacifico?)

    Se ne era già parlato. Il picco è legato al Nino, ma è soprattutto legato alla risposta della biosfera al cambio circolatorio e di precipitazioni da esso imposto.

    https://www.scientificamerican.com/article/nasa-satellite-reveals-source-of-el-nino-fueled-carbon-dioxide-spike/

    “The satellite’s observations let project scientists piece together the sequence of events of the carbon cycle’s response as the El Niño geared up and then reached its peak. They saw that at first there was a tiny dip in carbon dioxide levels over the tropical Pacific because of changes in the structure of the underlying ocean that meant waters gave off less CO2. But that slight decrease was quickly overtaken by the much larger response from terrestrial biomass as drought, heat and wildfires took a toll and caused less CO2 to be absorbed and more to be released”

  3. Giovanni Dittaon Nov 5th 2017 at 08:16

    Che dire? Purché se ne parli! Certo gli “informatori” dovrebbero fare maggiori sforzi nel far capire al grande pubblico che l’ argomento è importante almeno quanto il PIL. Perché, ad esempio, non mettere meglio in evidenza la sua relazione con i flussi migratori? Perché non avvertire con la giusta enfasi che sta per suonare la “campana dell’ultimo giro”?

  4. Riccardo Reitanoon Nov 5th 2017 at 09:28

    Giovanni Ditta
    il legame con i flussi migratori è complesso perché i cambiamenti climatici sono da considerare come un amplificatore di altre criticità. L’esempio della crisi siriana è lampante, ma situazioni analoghe si possono trovare in tutta la fascia subsahariana. Non è una storia facile da raccontare. Il guaio, come rilevi, è che non ci provano nemmeno.

  5. Claudio Cassardoon Nov 7th 2017 at 15:08

    Per quanto riguarda la relazione tra flussi migratori e cambiamenti climatici, consiglio la lettura del libro illuminante di Mastrojeni e Pasini “Effetto serra, effetto guerra” (http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/effetto-serra-effetto-guerra-9788861909342.php).

  6. alsarago58on Nov 9th 2017 at 09:21

    Human-caused warming increasing likelihood of record-breaking hot years
    Date:
    November 8, 2017
    Source:
    American Geophysical Union
    Summary:
    A new study finds human-caused global warming is significantly increasing the rate at which hot temperature records are being broken around the world.
    Share:

    FULL STORY
    A new study finds human-caused global warming is significantly increasing the rate at which hot temperature records are being broken around the world.

    Global annual temperature records show there were 17 record hot years from 1861 to 2005. The new study examines whether these temperature records are being broken more often and if so, whether human-caused global warming is to blame.

    The results show human influence has greatly increased the likelihood of record-breaking hot years occurring on a global scale. Without human-caused climate change, there should only have been an average of seven record hot years from 1861 to 2005, not 17. Further, human-caused climate change at least doubled the odds of having a record-breaking hot year from 1926 to 1945 and from 1967 onwards, according to the new study.

    The study also projects that if greenhouse gas emissions remain high, the chance of seeing new global temperature records will continue to increase. By 2100, every other year will be a record breaker, on average, according to the new study accepted for publication in Earth’s Future, a journal of the American Geophysical Union.

    The new findings show how climate change is visibly influencing Earth’s temperature, said Andrew King, a climate extremes research fellow at the University of Melbourne in Australia and lead author of the new study.

    “We can now specifically say climate change is increasing the chance of observing a new temperature record each year,” he said. “It’s important to point out we shouldn’t be seeing these records if human activity weren’t contributing to global warming.”

    The study strengthens the link between human activity and recent temperature trends, according to Michael Mann, a climatologist and director of the Earth System Science Center at Pennsylvania State University, who was not involved with the new research.

    “This work builds on previous research establishing that, without a doubt, the record warmth we are seeing cannot be explained without accounting for the impact of human activity on the warming of the planet,” Mann said.

    Record-breaking heat

    Record hot years have been occurring more frequently in recent decades. 2014 was the hottest year on record since 1880, but that record was quickly broken in 2015 and again in 2016. Research published earlier this year in Geophysical Research Letters found these three consecutive records in global temperatures were very likely due to anthropogenic warming.

    Record-breaking temperatures tend to attract attention because they are one of the most visible signs of global warming. As a result, understanding how and why the rate of record-breaking is changing is critical for communicating the effects of climate change to the public, King said.

    Previous research examined changes in rates of record-breaking temperatures in specific countries or regions. However, these studies couldn’t analyze global temperature trends because they relied on gathering large numbers of daily temperature records from different sources, according to King. Additionally, they didn’t directly attribute changes in record-breaking to human activity.

    In the new study, King developed a method to isolate the human role in changing rates of record-breaking temperatures globally. Unlike previous studies, the method uses a single source of temperature data, in this case global annual temperatures, allowing King to study temperature records on a global scale.

    King first looked at global temperature data from 1861 to 2005 and identified which years were hot record breakers. He then used a wide array of climate models to simulate global temperatures in this period. Some of the models included only natural influences on the climate such as volcanic eruptions, while other models featured both natural influences and human influences such as greenhouse gas emissions and the release of aerosols into the atmosphere.

    King found only the climate models that included human influences had the same number of record-breaking hot years as historical temperature records — 15 to 21, on average. The models without human influences only had an average of seven record-breaking hot years from 1861 to 2005.

    He also determined human-caused climate change at least doubled the odds of having a record-breaking hot year from 1926 to 1945 and from 1967 onwards. The odds didn’t increase from 1945 to 1967 because human-made aerosol emissions generated a cooling effect, which counteracted warming due to anthropogenic greenhouse gases.

    King’s research can also be applied to quantify the influence of human activities on a specific record-setting event. He applied his method to record-setting hot global temperatures in 2016 and record-setting hot local temperatures in central England in 2014. He found human influence led to a 29-fold increase in the likelihood of seeing both new records compared to a situation with no human influence on climate.

    Materials provided by American Geophysical Union. Note: Content may be edited for style and length.
    Journal Reference:
    Andrew D. King. Attributing changing rates of temperature record-breaking to anthropogenic influences. Earth’s Future, 2017; DOI: 10.1002/2017EF000611

  7. robertok06on Nov 9th 2017 at 22:19

    @alsarago58
    ‘He then used a wide array of climate models ‘

    Enough said, come dicono gli americani.
    More of the same, come aggiungerebbero.
    Modellini farlocchi una volta di più, come dico io. 🙂

    …. anzi, lo dice persino l’autore!… verso la fine delle conclusioni:

    ‘This work is primarily based on climate model simulations and is therefore subject to their limitations.’

    Next! 🙂

    Ciao Alessandro.

  8. alsarago58on Nov 10th 2017 at 16:28

    RobertoK06,
    mi sembra che tu abbia perso di vista un fattore fondamentale, che accomuna me e, scommetto, tanti altri di quelli a cui tocca leggere i tuoi commenti: di quello che pensi non ce ne frega nulla.
    E tanto meno della tua patologica allergia ai modelli matematici (ma solo a quelli usati in campo climatico, perchè altrimenti dovresti passare il tempo a criticare metà della ricerca moderna)

    Limitati a citare lavori scientifici, e poi facci ridere con le tue strampalate interpretazioni dei loro risultati, che spesso, se ne venissero a conoscenza, porterebbero gli autori di quelle ricerche a querelarti.

  9. robertok06on Nov 11th 2017 at 13:24

    @alsy
    ‘di quello che pensi non ce ne frega nulla.’

    ????
    Rileggi: io ho riportato il testo di quello che ha scritto l’autore, mica me lo sono inventato.

    ‘E tanto meno della tua patologica allergia ai modelli matematici (ma solo a quelli usati in campo climatico,’

    Eh… lo sono con quelli perché sono verificati/ certificati approssimati… e questo dai climatologi stessi!… Ti basterebbe leggere un po’ di roba seria come faccio io. Posso darti un due dritte, come ho fatto mille volte già con te, se lo vuoi.

    ‘perchè altrimenti dovresti passare il tempo a criticare metà della ricerca moderna)’

    Ma neanche per idea. Al contrario di te io la ricerca, utilizzando modelli, la faccio da 30 anni, e ne conosco i limiti. Tu?
    Travi vs pagliuzze, come al solito?

    ‘Limitati a citare lavori scientifici,’

    Ripeto: ho copiato-incollato il testo scritto dall’autore nel suo studio!

    ‘e poi facci ridere con le tue strampalate interpretazioni dei loro risultati, che spesso, se ne venissero a conoscenza, porterebbero gli autori di quelle ricerche a querelarti.’

    Ah!… invochi il famoso ‘metodo Jacobson’?…
    Guarda, sono in una botte di ferro: bring ‘em on!. 🙂

    Riprova dopo aver letto lo studio, e non il suo comunicato stampa, ok?

    Ciao.

  10. […] che non fanno più neppure notizia. Questa, spesso, la sensazione comune. Come scrivono saggiamente sul sito climalternanti, vige una specie di banalità dei record (negativi) del […]

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