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Archive for the 'Estremi' Category

Il freddo e il caldo di una settimana… non sono il clima del pianeta

 

Su Climalteranti non ci stancheremo di ripetere che tempo e clima sono due cose diverse. L’incontrovertibile evidenza del surriscaldamento globale deriva da analisi statistiche su periodi molto lunghi (10, 20 e 30 anni). I singoli eventi di caldo o di freddo, pur essendo importanti per la vita quotidiana, non possono essere messi in relazione diretta al riscaldamento globale o a presunte (e impossibili) ere glaciali. È la loro “statistica” che permette eventualmente di legare eventi locali e limitati nel tempo a fenomeni globali.
Anche perché, come mostrato in seguito, in luoghi diversi del pianeta possono verificarsi contemporaneamente situazioni molto diverse, spesso esagerate o ignorate dai mezzi di comunicazione.

 

 

 

 

 

 

Il freddo negli USA

Numerosi mezzi di informazione hanno nei giorni scorsi proposto servizi televisivi, titoli e immagini che citavano possibili dubbi sulla realtà del riscaldamento globale, improbabili litigi dei climatologi o ipotesi di ere glaciali imminenti o… in corso.
La realtà è ben diversa, ma conviene partire dal mostrare i numerosi errori in cui sono occorsi spesso i mezzi di informazione
Nel servizio del TG3 delle 19 dello scorso 7 gennaio, dal minuto 28, si sottolineano i -53 gradi registrati “negli Stati Uniti”, ma senza dire in quale località. Intendiamoci, una temperatura di -53°C sarebbe un freddo terribile, da non sottostimare. Le immagini sul lago Michigan, ad esempio, si commentano da sole.
Però, non bisogna fermarsi alle apparenze. Infatti, nel dato di -53 gradi ci sono due errori. Il primo, e più grave, è che si tratta del wind chill e non della temperatura. È pur vero che anche sui siti americani c’era parecchia confusione tra temperatura vera e wind chill, tuttavia quest’ultimo dato, detto anche “indice di raffreddamento” ed espresso anch’esso in gradi, rappresenta la temperatura equivalente percepita dal corpo umano in presenza di vento. Detto in altre parole, se uno si trova all’aperto a -10°C ma senza vento, sperimenta sulla pelle -10°C. Se però c’è vento, la pelle “sente” una temperatura inferiore, tanto più inferiore quanto più c’è vento. Però la temperatura reale rimane di -10°C… Questa tabella indica l’indice di raffreddamento in funzione della temperatura dell’aria (espressa in °F) e della velocità del vento (in mph, ovvero miles-per-hour). Continue Reading »

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Le metriche degli eventi estremi

Si sono viste molte discussioni sull’articolo Hansen et al. (2012, PNAS) e l’editoriale di accompagnamento sul Washington Post nei primi giorni di agosto. Ma in questo post, cercherò di sostenere che la maggior parte delle discussioni non sono state legate all’effettiva analisi descritta nell’articolo ma piuttosto a quello che la gente ritiene “importante”.

 

L’analisi di base

Hansen et al. hanno fatto in realtà una cosa molto semplice. Una volta definita la climatologia (ad esempio 1951-1980 o 1931 1980), calcolando la media stagionale e la deviazione standard ad ogni punto della griglia per questo periodo e quindi normalizzando allo scostamento dalla media, si ottiene qualcosa che assomiglia molto ad una distribuzione gaussiana “a campana”. Mettendo in grafico i valori per i decenni successivi si ha l’idea di quanto il clima di ogni decennio si discosta da quello della linea di base iniziale.

Lo spostamento della media dell’istogramma indica lo spostamento della temperatura media globale e la variazione nello scarto indica come si piazzerebbero gli eventi regionali rispetto al periodo della linea di base. (Notare che la variazione dello scarto non deve essere assimilata ad un cambiamento della variabilità climatica poiché un andamento simile si troverebbe come risultato di particolari trend regionali con variabilità locale costante). Questa figura, combinata con i cambiamenti di estensione dell’area soggetta a estremi caldi di temperatura: Continue Reading »

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