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Archive for the 'Giornali' Category

Tu quoque, Giorello

Anche l’autorevole Giulio Giorello ha pubblicato un articolo con molti errori passaggi confusi sul tema dei cambiamenti climatici.

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Dispiace proprio dover criticare Giulio Giorello, per l’articolo pubblicato sul Corriere della Sera  di domenica 21 febbraio intitolato “Mr. Clima: e va in crisi la fiducia della gente“. Giorello è una persona di grandissima preparazione intellettuale, tanto vasta è importante è la sua opera nel campo della filosofia della scienza, che chi scrive nutre nei suoi confronti tanta stima e una sorta di timore reverenziale.

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Giorello è uno dei più autorevoli eredi e rappresentanti in Italia della scuola di Filosofia della Scienza che ha avuto in Geymonat il più famoso rappresentante. Con franchezza e sincerità però ci sentiamo di dire che per quanto ha scritto sul Corriere a proposito del problema dei cambiamenti climatici, Geymonat si starà  rivoltando nella tomba.
Nell’articolo citato, Giulio Giorello si avventura in considerazioni a dir poco discutibili sui cambiamenti climatici, i modelli e i dati, “l’esperimento umano” consistente nell’emissione di gas serra (da lui definito “ben poca cosa!” rispetto agli esperimenti che la natura fa col clima) e le “implicazioni politico-ideologiche” tratte volutamente da molti, secondo lui, dai dati stessi.  Continue Reading »

40 responses so far

CHE FINE HA FATTO TUVALU?

A Copenhagen è andata male, a Copenhagen è andata bene, a Copenhagen è andata così così.
Mentre la comunità scientifica, il mondo della politica, delle lobby e delle organizzazioni non governative portano avanti il dibattito sul futuro del pianeta, emerge un dato di fatto: l’opinione pubblica dei cambiamenti climatici si è già dimenticata.
Si è dimenticata dell’orso polare, dei giorni in cui seguiva con curiosità e attesa le trattative del Summit mondiale e di quando si è indignata di fronte a quello che da molti è stato definito “il fallimento dei capi di stato”.
Perché?

I motivi sono diversi e meriterebbero un’analisi approfondita delle dinamiche sociali ma di certo una delle cause va ricondotta al fatto che da quel 19 dicembre, data di chiusura della COP 15, sono nate e morte migliaia di nuove notizie a cui appassionarsi.
L’opinione pubblica si è lasciata travolgere ancora una volta dal torrente in piena del mondo dell’informazione e passo dopo passo, partendo da Sodarno è arrivata ad Haiti, ben distante da quelle isole Tuvalu che per tanti giorni sono state motivo di commozione.  Continue Reading »

23 responses so far

I ghiacciai alpini NON stavano peggio 70 anni fa

Un recente studio svizzero suggerisce che negli anni ‘40 una radiazione solare più intensa avrebbe causato un rateo di fusione annuale dei ghiacciai superiore a quello registrato oggi. “Repubblica” raccoglie e distorce la notizia, riportando che in quel periodo i ghiacciai alpini erano meno estesi di oggi. Ma non è così.

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La superficie e la lunghezza dei ghiacciai rispondono sostanzialmente alle variazioni di temperatura e delle precipitazioni nevose, con tempi di reazione che possono variare da qualche anno a qualche decennio, a seconda della forma e delle dimensioni dei ghiacciai stessi. L’andamento meteorologico della singola annata influenza invece solo il bilancio di massa annuale, che dipende dalla somma dei processi di accumulo (dovuto generalmente alle nevicate) e di ablazione (dovuta generalmente alla fusione estiva) in un anno. Per influenzare l’estensione e la lunghezza dei ghiacciai è necessario che un determinato andamento del bilancio di massa (positivo o negativo) persista per anni o decenni; per questo motivo i ghiacciai sono ampiamente riconosciuti come uno dei migliori indicatori delle variazioni climatiche su scala pluridecennale. È ormai assodato che oggigiorno il ritiro generalizzato dei ghiacciai sia dovuto essenzialmente all’aumento globale della temperatura tanto che dalle misure delle fluttuazioni delle fronti glaciali si è potuta ottenere una ricostruzione indipendente dell’aumento globale della temperatura che risulta coerente con gli altri tipi di analisi più tradizionaliContinue Reading »

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COP15: luci, ombre …e bufale

L’accordo di Copenhagen del 18 dicembre 2009 rappresenta sicuramente una delusione per quanti avevano posto grandi aspettative nella COP15, la quindicesima sessione della Conferenza delle Parti sui cambiamenti climatici.

I 13 giorni di negoziati intensi, le centinaia di conferenze, discorsi ufficiali e conferenze stampa, le tante mostre e le numerose manifestazioni sono stati un momento indubbiamente importante per la storia delle politiche sui cambiamenti climatici.

Il materiale prodotto dalla COP15 è imponente, sia per le decisioni ufficiali (www.unfcc.int), che per gli atti delle conferenze (ad esempio qui e qui sia per i tantissimi video in cui si possono rivedere molti passaggi fondamentali della COPContinue Reading »

39 responses so far

2 - Come non contestare quello che l’IPCC non scrive

Dopo il precedente post in cui è stata esaminata la tesi (sbagliata) del Prof. Nicola Scafetta di un presunto significativo contributo del sole all’aumento di CO2 negli ultimi 250 anni (anche fino al 10 % dell’incremento registrato), in questa seconda parte sono esaminate alcune argomentazioni presenti nell’articolo–intervista al Prof. Scafetta pubblicato su Il Giornale del 25 ottobre 2009, intitolato “Se la Terra si surriscalda è tutta colpa del Sole: l’uomo non c’entra nulla” a firma Stefano Lorenzetto.

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Secondo questo articolo l’IPCC “non avrebbe capito nulla”, i rapporti IPCC e il Protocollo di Kyoto, “sarebbero carta straccia”, le conclusioni dell’IPCC sarebbero “avventate per non dire totalmente sballate”.

Come già detto, sarebbe bello se tutto fosse vero, si potrebbe davvero “vivere tutti felici e contenti”, come tutti noi vorremmo.
Purtroppo, come sarà mostrato in questo e in altri post, l’articolo contiene una quantità da record di errori e fraintendimenti.  Continue Reading »

24 responses so far

Economia e politica climatica

Ospitiamo nel nostro blog la replica dell’economista Richard Tol, Professore presso l’Economic and Social Research Institute di Dublino, in Irlanda, il cui pensiero è stato recentemente travisato sull’edizione di Tuttoscienze de La Stampa dello scorso 1° luglio 2009, in cui è uscito un pezzo a sua firma mai scritto da lui (si vedano i commenti di questo precedente post). Climalteranti ha quindi deciso di dare la possibilità al Prof. Tol la possibilità spiegare il suo vero punto di vista. Il testo originale del Prof. Tol, disponibile qui in lingua inglese, è stato tradotto da Federico Antognazza e Claudio Cassardo.

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Lo scorso 1° Luglio, il quotidiano La Stampa ha pubblicato un articolo a nome mio, dal titolo “Tutti sbagliati i calcoli sui gas serra”. Io non ho scritto quell’articolo. È stato messo insieme dal sig. Fabio Fantoni, capo ufficio stampa della Fondazione Sigma Tau. Il signor Fantoni mi aveva chiesto del materiale per pubblicizzare una lezione da me tenuta a Spoleto l’8 Luglio. Ha scritto un sommario distorto passandolo come un mio lavoro. Questa questione sta ora facendo il suo corso nei tribunali.
Sono grato agli editori di Climalteranti di darmi l’opportunità di mettere le cose a posto. Né la Fondazione Sigma Tau né La Stampa mi hanno dato questa opportunità.  Continue Reading »

6 responses so far

Un caso di disinformazione di Tuttoscienze

Il titolo della pagina 28 di TuttoScienze apparsa su La Stampa di mercoledì 1 luglio 2009, “Principio di precauzione? Mai più”, desta nel lettore un senso di stupore e induce a chiedersi quali nuove importanti scoperte siano state fatte per motivarlo. A noi, invece, che conosciamo il clima giornalistico italiano del periodo, sorgono spontanei alcuni dubbi sulla consistenza degli argomenti che seguiranno.

Man mano che ci addentriamo nella lettura dell’articolo, i dubbi si concretizzano, e comprendiamo di essere di fronte ad una di quelle operazioni di disinformazione a mezzo stampa che fanno ritenere a molti lettori che non ci sia modo di ricavare informazioni serie ed utili dalla lettura della scienza e degli scienziati, perché le valutazione che essa ed essi esprimono cambiano radicalmente da un anno all’altro, quando va bene, o addirittura da un giorno all’altro, in casi come questo.
L’elemento più negativo in questa pagina, che spiega il nostro giudizio di operazione di disinformazione, è la titolazione, assolutamente ingiustificata rispetto al contenuto dei due articoli, non solo per quanto riguarda la già citata apertura di pagina, ma anche per quello del secondo pezzo (“Tutti sbagliati i calcoli sui gas serra”). Non sappiamo se tali titoli siano dettati dall’obiettivo di stupire, e per questa via “accalappiare” a buon prezzo dei lettori altrimenti riluttanti a sorbirsi la lettura di articoli a carattere scientifico, o da un preconcetto “ideologico” del responsabile dell’inserto:  certo è che il risultato sarebbe addirittura ridicolo, se non fosse per i danni che questa disinformazione scientifica causa.  Continue Reading »

30 responses so far

Dalla neve all’era glaciale – parte 2

La raffica di articoli e di servizi televisivi che hanno mal commentato il freddo e la neve dei primi giorni del 2009 non hanno sorpreso quanti da anni analizzano il modo in cui i mezzi di comunicazione si occupano di clima.
Altre volte, in altri mesi invernali un po’ freddi, era successa la stessa cosa. Ad esempio il freddo (anche allora nella norma) del gennaio 2003 porto’ ad un titolo “Non è ancora tempo di terra bruciata”, e le vignette sulla neve e il global warming non mancarono.

Gli articoli che sono stati pubblicati però contenevano alcune informazioni che attiravano l’attenzione perché più precise, legate a fatti clamorosi: il recupero dei ghiacci artici e l’avanzata dei ghiacci alpini.
Oltre all’articolo de La Stampa, già commentato in un precedente post , anche il Corriere della Sera ha lanciato la notizia, con un articolo del 6 gennaio a firma Franco Foresta Martin e il titolo a grandi caratteri: “E i ghiacciai non si ritirano più «L’ effetto serra sembra svanito»” .
Se fosse stata vera, questa del ritiro dei ghiacciai e della scomparsa dell’effetto serra sarebbe stata davvero una clamorosa smentita di diversi decenni di scienza del clima.
Ma non è così, si è trattato invece di una clamorosa bufala.
I dati dei ghiacciai sono in netta ed inequivocabile diminuzione in tutto il mondo, ed in particolare nell’arco Alpino. Se ne parla nell’ultima traduzione di Realclimate disponibile su Climalteranti.it 

Una ricerca effettuata nell’ambito del Progetto Kyoto Lombardia ha concluso che “i ghiacciai lombardi stanno subendo una riduzione di forte entità per lunghezza, superficie e per volume, da circa un secolo e mezzo, che negli ultimi due decenni potrebbe essere definita un vero e proprio “collasso””.
Se nella scienza del clima ci sono ancora punti incerti, non riguardano il ritiro dei ghiacciai. Sono dati così evidenti da essere difficilmente confutabili; d’altronde, sarebbe difficile spiegare che in un pianeta più caldo i ghiacci crescono.

Per spiegare come è nata e si è sviluppata questa ennesima bufala dell’aumento dei ghiacciai, si possono individuare quattro attori:
1.    Un ricercatore
2.    Un blog
3.    Un giornalista
4.    Un redattore - titolista

1) La fonte prima della notizia è stato il glaciologo Bill Chapman del centro di ricerche sul clima artico dell’ Università dell’ Illinois. Come ha fatto notare con grande precisione il Prof. Claudio della Volpe in un bel saggio intitolato “Ghiaccio Agghiacciante” pubblicato sul sito di ASPO-Italia, Chapman ha presentato in modo impreciso i dati, senza chiarire la differenza fra le due diverse serie di dati che descrivono l’estensione del ghiaccio marino artico, derivanti da sensori differenti e quindi non confrontabili. Per i dettagli si veda qui.
2) I dati sono stati interpretati in modo ulteriormente errato in un blog in cui si pubblicano spesso interventi negazionisti. Il curatore del blog, Michael Ascher, ha selezionato in modo arbitrario due punti della serie storica (sbagliata) dei ghiacci marini globali, per evidenziare una tendenza che non c’è.
3) Pur se di gente che sui blog scrive cose infondate o inesatte sul clima ce n’è parecchia (uno dei miei preferiti è www.meteolive.it, qui ne riportiamo un esempio) ), alcuni giornalisti italiani hanno dato spazio alla tesi di Archer, l’hanno amplificata grazie a imprecisioni e ad una generale confusione sul tema. Si è passati dal ghiaccio marino totale (che comunque non è tornato ai livelli del 1979) ai “ghiacci artici” (che sono in nettissima diminuzione). Il termine “marino” è scomparso quindi si è iniziato a parlare in generale di “ghiacci” e di “ghiacciai”, con riferimenti anche ai ghiacciai lombardi (pur se, come detto, anche loro sono in netto ritiro in particolare negli ultimi 30 anni). Non è solo l’abituale cura a rendere “più sexy” la notizia: si tratta proprio di fraintendimenti e di invenzioni.
4) I titolisti hanno, al solito, messo il carico: arriva l’era glaciale, il problema dell’effetto serra è svanito, i ghiacci non si ritirano. “L’effetto serra è svanito”, è messo tra virgolette nel titolo principale, ma nell’articolo non si trova chi sarebbe l’autore di tale affermazione.

Pur se un articolo di Repubblica e gli intereventi di Luca Mercalli a “Che tempo che fa” hanno contrastato la bufala con i grandi numeri dei loro lettori e ascoltatori, da colloqui con studenti e conoscenti mi sembra sia rimasta nell’opinione pubblica la sensazione generale che l’allarme per il problema del riscaldamento globale non sia molto fondato, che gli scienziati che avevano in passato lanciato l’allarme non siano molto affidabili; o almeno che il mondo della scienza sia diviso.
Come si dividono i torti in questa riuscita azione di disinformazione?
Sarà perché a me più vicino, il ricercatore dell’Università dell’Illinois”, fra tutti, mi sembra quello meno responsabile. Se non ha altro perché, inondato di email, ha smentito le affermazioni che gli erano state attribuite.
Chi non ha smentito è stato invece il Corriere della Sera. Che il 12 gennaio ha pubblicato a pag. 23 un breve articolo, non firmato, intitolato “Meno ghiacci? L’effetto serra non c’entra”, in cui ha confermato e ha rilanciato la bufala.
Questa volta partendo da un’articolo pubblicato su Nature Geoscience, in cui gli autori proponevano una stima diversa (ed inferiore a quelle precedenti) del futuro rateo di fusione dei ghiacci della Groenlandia, si è passati ad assolvere l’effetto serra per la diminuzione di tutti i “ghiacci”.
Finale dell’articolo ”Un risultato sulla stessa linea di quello annunciato dal Centro di ricerche sull’Artico dell’Università dell’Illinois, secondo cui i ghiacci artici hanno avuto una crescita rapidissima negli ultimi mesi del 2008 e il loro livello è tornato ad essere pari a quello registrato nel 1979”.
In effetti, due bufale possono essere sulla stessa linea. Ma c’è da sperare che qualcuno prima o poi informi i giornalisti del Corriere della Sera che tutti gli anni c’è una crescita rapida dei ghiacci dell’Artico, e sempre succede negli ultimi mesi dell’anno (e nei primi del successivo): in due periodi dell’anno chiamati “autunno” e “inverno”.

Testo di: Stefano Caserini

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Assegnato il Premio “A qualcuno piace caldo” per l’anno 2007

In seguito alla votazione online, Il Premio A qualcuno piace caldo” 2007 è assegnato al Prof. Franco Battaglia, che si è aggiudicato il 45 % dei voti. Nettamente staccati il secondo e terzo classificato, rispettivamente Carlo Stagnaro dell’Istituto Bruno Leoni (25 % dei voti) e il quotidiano “Il Foglio” (15 %).

Il Premio annuale è assegnato alla persona o all’organizzazione italiana che più si è distinta nel diffondere argomentazioni e notizie errate sulla fenomenologia dei cambiamenti climatici con l’intento di impedire, posticipare o rallentare le azioni di mitigazione contro i cambiamenti climatici.

Il Premio scelto dal Comitato editoriale per l’anno 2007 è una copia originale del Primo Volume del IV Rapporto IPCC, che sarà spedito al vincitore.

13 dicembre 2008
Il Comitato Editoriale di Climalteranti.it

Vincitore 2007

Prof. Franco Battaglia

“Per la vastissima produzione negazionista, che ha riguardato
articoli su quotidiani, riviste e interventi in radio e in televisione,
con una serie incredibile di affermazioni clamorose quanto infondate,
senza il minimo tentativo di confronto e dialogo
con la comunità scientifica nazionale ed internazionale”.

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Piccola bibliografia negazionista di Franco Battaglia:
Battaglia F. (2007a) Notizie false e ambiguità scientifiche. Il Giornale, 7 febbraio.
Battaglia F. (2007b) Perché è inutile risparmiare energia. Il Giornale, 15 febbraio.
Battaglia F. (2007c) L’Europa non conosce le leggi della fisica. Il Giornale, 11 marzo.
Battaglia F. (2007d) Terra con la febbre? La colpa é il sole. Il Giornale, 7 aprile.
Battaglia F. (2007e) È immotivato preoccuparsi per l’effetto serra antropogenico (ESA). Ingegneria Ambientale, Anno XXXVI, n. 4, 142-146.
Battaglia F. (2007f) Intervento in “Porta a Porta” del 2 maggio.
Battaglia F. (2007g) Siccità. Ma la colpa non è dell’uomo. Il Giornale, 5 maggio.
Battaglia F. (2007h) Dall’allarme siccità alle alluvioni. I fondi per l’emergenza? Sprecati. Il Giornale, 8 giugno.
Battaglia F. (2007i) La caccia all’estate del caldo record è solamente un bluff. Il Giornale, 18 agosto.
Battaglia F. (2007j) Ultima ora! I ghiacciai si stanno sciogliendo da diciottomila anni. Intervista a Il Foglio, 13 settembre.
Battaglia F. (2007k) Il fallimento di Kyoto si trasferisce a Bali. Il Giornale, 4 dicembre.
Battaglia F. (2007m) Replica di Franco Battaglia a Stefano Caserini. Ingegneria Ambientale, XXXVI, XII, 591-593.
I testi sono reperibili da qui.

Da “A qualcuno piace caldo”, capitolo “Clima di Battaglia”
…Seguire l’elenco delle sparate e delle cantonate prese da Battaglia è impegnativo. Avendo conquistato un poco di notorietà per le sue posizioni negazioniste, Battaglia si è trovato nella necessità di alimentare il suo personaggio, con affermazioni via via più incredibili e senza compromessi.
Nei suoi scritti del 2007 si trovano affermazioni come “la temperatura media globale oggi è più alta di 150 anni fa; semplicemente, non è la CO2 la causa di questo aumento” (Battaglia, 2007e).
Oppure che è “semplice” identificare nel Sole il responsabile del riscaldamento globale, che è “facile” spiegare gli aumenti di CO2 del passato, che vi sono evidenze storiche “inconfutabili” sulle maggiori temperature del passato, che l’ipotesi di un’interferenza antropogenica nell’effetto serra del pianeta si è “rivelata totalmente priva di ogni fondamento”, è “impossibile”, l’”uomo non c’entra proprio nulla”.
Nel novembre del 2007, dopo l’uscita dell’intero IV rapporto dell’IPCC, scrive ancora “le attività umane e, in particolare, le emissioni antropiche di CO2, non hanno, sul clima, alcuna influenza” (Battaglia, 2007i).
Ne consegue che gli scienziati mondiali non solo non hanno capito nulla, ma sono dei mistificatori e dei sognatori: il riscaldamento globale antropogenico è “il più colossale falso del secolo” (Battaglia, 2007k), “la più grande mistificazione degli ultimi 15 anni”, “la congettura antropogenica del riscaldamento globale dovrebbe essere oggi considerata pura speculazione metafisica sconfessata dai fatti reali” (Battaglia, 2007d; 2007x).

Leggi il paragrafo da “A qualcuno piace caldo”

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Pacchetto 20-20-20: gli errori nei numeri del Ministero dell’Ambiente

E’ passato ormai un mese dalla polemica del governo italiano sui costi del pacchetto clima energia dell’UE, ormai famoso con il nome “20-20-20″.
Dopo la tempesta, i riflettori si sono spenti. Nulla si è saputo dei risultati del Tavolo di confronto aperto a Bruxelles fra i tecnici del Ministero dell’Ambientale e della DGEnv - Commissione UE.

Non sono disponibili - ad oggi - documenti ufficiali a conclusione dei lavori del “Tavolo”. E’ poco probabile che il confronto sia ancora in corso.
In sintesi, le accuse lanciate dal governo erano chiare (i costi dell’Italia sono molto alti, sono i più alti di tutti). La Commissione aveva risposto che non era così e che i conti italiani erano sbagliati, che i costi erano al massimo la metà di quanto detto dall’Italia (risposta dell’Italia: ma sono i vostri conti!).
Molto famosa è una stima di 180 miliardi di euro data dal Governo Italiano in innumerevoli occasioni, e contestata dalla Commissione. Se si fa una ricerca su Google con parole chiavi “costi - Italia - 180 miliardi - emissioni” si trovano migliaia di riferimenti alle dichiarazioni italiane.
In particolare la cifra di 181,5 miliardi di euro è quella citata più frequentemente.

Titolo de “Il Sole 24 Ore”, 9 Ottobre 2008

Quindi chi aveva ragione e chi aveva torto? Da dove nasce questa cifra?
Dopo aver studiato le carte, Climalteranti.it propone una risposta.

La documentazione prodotta dalla Commissione europea e pubblicata il 23 gennaio 2008 con l’Impact Assessment relativo al cosiddetto “Climate package” e nel giugno 2008 con la “Model-based Analysis of the 2008 EU Policy Package on Climate Change and Renewables” ha fornito una base di dati per fare alcune valutazioni sui costi che l’intera Unione europea e i singoli paesi dovranno sostenere per raggiungere contemporaneamente l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas ad effetto serra (20% in meno nel 2020 rispetto al 1990) e l’obiettivo di sviluppo delle fonti rinnovabili (20% sul totale dei consumi finali di energia nel 2020).
Gli analisti della Commissione hanno infatti sviluppato una serie di scenari alternativi che si basano su differenti ipotesi in termini di:

  • criterio di efficienza economica, ovvero minimizzazione dei costi per l’intera Unione europea;
  • criterio di equità, ovvero redistribuzione degli impegni tra i diversi paesi in funzione del livello di sviluppo economico di ciascuno;
  • possibilità di utilizzo dei crediti derivanti dai meccanismi flessibili del Protocollo di Kyoto per ottemperare all’obbligo di riduzione delle emissioni, ovvero la possibilità di includere anche iniziative svolte all’esterno dell’Unione europea (Progetti CDM);
  • possibilità di utilizzo delle cosiddette “Garanzie d’origine” associate alle fonti rinnovabili per raggiungere l’obbiettivo dello sviluppo di queste ultime, ovvero anche iniziative di produzione di energia rinnovabile in altri paesi dell’Unione europea possono essere riconosciute ai fini del raggiungimento dell’obiettivo nel proprio paese;
  • livello dei prezzi d’importazione del petrolio e del gas.

I risultati ottenuti tramite questi scenari sono stati utilizzati dalla Commissione per proporre una serie di misure concrete finalizzate al raggiungimento degli obiettivi per lo sviluppo delle fonti rinnovabili e la riduzione delle emissioni: il “Climate package”, per l’appunto.
Quest’ultimo comprende:

  1. una proposta di revisione della direttiva 2003/87/EC sull’Emission Trading (sistema di scambio europeo dei permessi di emissione) - EU ETS
  2. una proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio per la riduzione delle emissioni per i settori non soggetti all’EU ETS
  3. una proposta di direttiva per la promozione dell’utilizzo dell’energia prodotta da fonti rinnovabili
  4. una proposta di direttiva sullo stoccaggio geologico del biossido di carbonio.

Il pacchetto non comprende misure per l’efficienza energetica. Si ricorda che l’obiettivo del 20% di riduzione dei consumi energetici al 2020, rispetto all’evoluzione tendenziale, non è un obiettivo vincolante.

La prima cosa da sottolineare è che nessuno degli scenari analizzati nel rapporto UE corrisponde esattamente alle proposte della Commissione. Queste ultime infatti stanno seguendo la procedura di adozione prevista dalla normativa europea e basata sulla codecisione in sede di Consiglio e Parlamento europeo. L’iter ha già prodotto una serie di emendamenti significativi, soprattutto con riferimento alla proposta di direttiva per le fonti rinnovabili.

Alla luce di queste considerazioni, per valutare l’impatto del “Climate package” sui costi del sistema energetico italiano utilizzando i risultati prodotti dalla Commissione europea, la cosa migliore è selezionare gli scenari che maggiormente riflettono le proposte attualmente in discussione.
In particolari gli scenari più interessanti sono due (chiamati RSAT-CDM e NSAT-CDM) e prevedono entrambi un contesto europeo per le grandi sorgenti, ma incorporano il principio di equità prevedendo impegni differenziati per i singoli paesi, ossia prevedono:

  • la definizione a livello UE dell’obiettivo di riduzione delle emissioni da parte dei settori soggetti al sistema europeo di scambio dei permessi di emissione - ETS (ovvero il settore energetico e i settori energivori);
  • la definizione a livello dei singoli paesi dell’obiettivo di riduzione delle emissioni da parte dei settori industriali non soggetti alla direttiva ETS;
  • la definizione a livello dei singoli paesi dell’obiettivo di sviluppo delle fonti rinnovabili.

I due scenari divergono invece riguardo alle ipotesi sull’utilizzo dei crediti CDM e sulla possibilità di scambio delle Garanzie d’Origine associate alle fonti rinnovabili. In altre parole la differenza fra i due scenari sta nell’aggiungere o meno al criterio di equità uno o due strumenti di flessibilità, allo scopo di rendere più efficiente lo sforzo complessivo.
Infatti, lo scenario RSAT-CDM prevede la possibilità di utilizzare i crediti CDM in linea con quanto approvato in sede di Commissione europarlamentare, mentre esclude il commercio delle Garanzie d’Origine, discostandosi in tal senso dalla proposta originaria della Commissione europea ma avvicinandosi in parte a quanto deciso in sede di Commissione europarlamentare.
Lo scenario NSAT-CDM, invece, comprende sia la possibilità di utilizzo dei crediti CDM sia lo scambio delle Garanzie d’Origine delle fonti rinnovabili al fine di garantire a livello europeo uno sviluppo efficiente di tali fonti. In questo caso non tutti i paesi sarebbero in grado di rispettare i target nazionali facendo affidamento solo agli sforzi locali.

Lo scenario selezionato dal Ministero dell’Ambiente e presentato alla Commissione europea al fine di valutare i costi aggiuntivi per il nostro paese non è uno di questi due. Questo terzo scenario, denominato RSAT, non prevede l’utilizzo di alcuno strumento di flessibilità e quindi non rispecchia né la proposta originale della Commissione né le successive modifiche.

Il grafico seguente rappresenta l’andamento dei costi del sistema energetico italiano nei tre scenari sopra descritti, e li confronta con l’andamento dello scenario base, ovvero “business as usual”, che non prevede cioè l’adozione del “Climate package”. Le differenze tra le curve corrispondenti agli scenari “Climate Package” (RSAT, RSAT-CDM e NSAT-CDM) e la curva baseline (BL) misurano i costi aggiuntivi che il sistema deve sostenere per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Fonte: elaborazione Climalteranti.it su dati della Commissione Europea

Fonte: elaborazione Climalteranti.it su dati Commissione Europea

Come si vede, il Ministero ha selezionato lo scenario più costoso e meno probabile.
Ma le differenze non sono piccole come potrebbe sembrare a prima vista. È vero che complessivamente sono pochi punti percentuali di differenza, ma sono sempre miliardi di euro.
Se si calcolano le differenze fra i costi dei tre scenari e lo scenario “Baseline” (che rappresenta i costi di uno scenario energetico senza il pacchetto 20-20-20), si vede che si parla di miliardi di euro l’anno di maggior costo. [aggiunta - Va chiarito che non sono qui conteggiati i costi aggiuntivi indiretti relativi all'acquisto dei permessi CDM e delle GOs. Questi costi porterebbero ad esempio il costo totale dello scenario NSAT-CDM nel 2020 a circa 12.4 miliardi di euro. Non sono disponibili i costi al 2015.]

Fonte: elaborazione Climalteranti.it su dati Commissione Europea

Ma questi numeri non sono ancora quelli della contesa raccontata dai giornali, c’è dell’altro.

La Commissione europea ha fornito i dati di costo in corrispondenza degli anni 2005, 2010, 2015 e 2020. Per calcolare i costi aggiuntivi totali nel periodo 2013-2020, o nel periodo 2011-2020 come proposto dal Ministero dell’Ambiente, sarebbe necessario disporre dei dati puntuali relativi ad ogni anno. In alternativa, come è stato fatto nelle figure sopra, si possono interpolare i dati mancanti nel periodo 2010-2015 e nel periodo 2015-2020. Con questa semplice elaborazione matematica, effettuata con un’interpolazione lineare negli intervalli, si ottengono i seguenti risultati.

Costi aggiuntivi per l’Italia

(mld euro)

Scenario RSAT

Scenario RSAT-CDM

Scenario NSAT-CDM

2011-2020

145.70

93.20

47.80

media annua 2011-2020

14.57

9.32

4.78

RSAT: senza meccanismi di flessibilità
RSAT-CDM: possibilità di utilizzo dei crediti CDM
NSAT-CDM: possibilità di utilizzo dei crediti CDM e scambio delle Garanzie d’Origine

Fonte: elaborazione Climalteranti.it su dati Commissione Europea

Come detto, lo scenario RSAT è quello selezionato dal Ministero dell’Ambiente.
I numeri, tuttavia, sono molto diversi da quelli presentati nel documento del Ministero in quanto quest’ultimo ha calcolato i costi aggiuntivi complessivi facendo la media tra i costi relativi all’anno 2015 (15,1 mld) e i costi relativi all’anno 2020 (21,2 mld) si ottiene 18,15 mld euro e poi moltiplicando per 10, ovvero per gli anni compresi tra il 2011 e il 2020 si ottiene 181,5 mld euro!
Oltre ai costi stimati in più per la scelta di uno scenario improbabile, ci sono i costi indicati dal triangolo rosso, che sono semplicemente dovuti ad un errore.

Un errore grave, clamoroso. Uno di quegli errori che conviene dire di aver fatto apposta.

Come detto in precedenza gli scenari più rappresentativi sono lo scenario RSAT-CDM e lo scenario NSAT-CDM. Ne consegue che una stima più corretta dei costi aggiuntivi per il nostro paese di quella presentata dal Ministero dell’Ambiente, sulla base dei dati forniti dalla Commissione europea, sarebbe compresa tra i 48 e i 93 miliardi di euro per il periodo 2011-2020. Rispettivamente un quarto o la metà di quelli detti dal Ministero. [aggiunta: se si considerano i costi degli scambi di CDM e Garanzie d'origine, i costi totali per l'Italia aumentano, ma rimangono nettamente inferiori a quelli proposti dal Ministero].

E questi sono solo i costi: i benefici, in termini di danni evitati per le minori emissioni di gas serra, non stati conteggiati.
Testo di N.D. e S.C.

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