<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
		>
<channel>
	<title>Commenti per Climalteranti.it</title>
	<atom:link href="http://www.climalteranti.it/comments/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.climalteranti.it</link>
	<description>Notizie e approfondimenti sul clima che cambia</description>
	<lastBuildDate>Sun, 19 May 2013 20:11:17 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
	<item>
		<title>Commenti su La variabilità non è la tendenza, accid… di Riccardo Reitano</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2013/05/03/la-variabilita-non-e-la-tendenza-accid/#comment-225743</link>
		<dc:creator>Riccardo Reitano</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 May 2013 20:11:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.climalteranti.it/?p=2765#comment-225743</guid>
		<description>stefano
se la temperatura smettesse di crescere e iniziasse a diminuire (in senso climatologico), a quel punto anche io mi potrei aspettare qualunque cosa. 
Il clima non cambia per capriccio di una qualche divinità dispettosa; se nonostante che tutti gli indicatori che abbiamo, dal contenuto di calore oceanico allo sbilanciamento energetico planetario, puntino ad un riscaldamento il pianeta invece si raffredda, dovremmo concludere che di clima non ne sappiamo davvero nulla. Un fallimento così clamoroso della fisica e della scienza del clima mi sento di escluderlo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>stefano<br />
se la temperatura smettesse di crescere e iniziasse a diminuire (in senso climatologico), a quel punto anche io mi potrei aspettare qualunque cosa.<br />
Il clima non cambia per capriccio di una qualche divinità dispettosa; se nonostante che tutti gli indicatori che abbiamo, dal contenuto di calore oceanico allo sbilanciamento energetico planetario, puntino ad un riscaldamento il pianeta invece si raffredda, dovremmo concludere che di clima non ne sappiamo davvero nulla. Un fallimento così clamoroso della fisica e della scienza del clima mi sento di escluderlo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su La variabilità non è la tendenza, accid… di Climalteranti.it &#187; La catena degli errori</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2013/05/03/la-variabilita-non-e-la-tendenza-accid/#comment-225391</link>
		<dc:creator>Climalteranti.it &#187; La catena degli errori</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 May 2013 10:11:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.climalteranti.it/?p=2765#comment-225391</guid>
		<description>[...] indica non la stazionarietà ma una tendenza al riscaldamento (seppure con una grande variabilità, come già discusso). Un’interpretazione più corretta consiste nel calcolare la significatività del trend. Come [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] indica non la stazionarietà ma una tendenza al riscaldamento (seppure con una grande variabilità, come già discusso). Un’interpretazione più corretta consiste nel calcolare la significatività del trend. Come [...]</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su La variabilità non è la tendenza, accid… di stefano</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2013/05/03/la-variabilita-non-e-la-tendenza-accid/#comment-225343</link>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 May 2013 08:53:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.climalteranti.it/?p=2765#comment-225343</guid>
		<description>se fosse vero che la temperatura non sta aumentando negli ultimi 15 anni non vedo perché non dovrebbe iniziare a scendere..
se il riscaldamento è un&#039;invenzione e se l&#039;apporto mostruoso di CO2, idrati e &#039;inquinanti&#039; vari è nullo o poco influente, seguendo il ragionamento dei &#039;freddofili&#039;, ad un certo punto la T diminuirà perché un sistema come quello climatico ad un certo punto presenta il conto, in un verso o nell&#039;altro; intendo dire che se effettivamente la T sta diminuendo e l&#039;uomo contribuisce solo ad un leggero riscaldamento con gli &#039;inquinanti&#039;, ad un certo punto inizierà drasticamente a diminuire..e tra qualche anno probabilmente il drastico crollo industriale e produttivo contribuirà a questo scenario.
Il fatto, reale, è che la T non scende e anzi il mare inizia a fare da serbatoio; se ha ragione chi dice che il GW è una balla, non dico dalle prossime stagioni ma di sicuro entro 15 anni anche il sistema meteo inizierà a tornare quello di molti lustri fa..alta russa in inverno, anticiclone azzoriano in estate, celle di Hadley che se ne stanno buone sul Sahara, giorni di gelo consecutivi in padania ecc..ecc..
Delle due l&#039;una; o gli indici ci dicono dove realmente stiamo andando oppure ci sfugge qualcosa e anche gli indici sono un riflesso del riscaldamento in atto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>se fosse vero che la temperatura non sta aumentando negli ultimi 15 anni non vedo perché non dovrebbe iniziare a scendere..<br />
se il riscaldamento è un&#8217;invenzione e se l&#8217;apporto mostruoso di CO2, idrati e &#8216;inquinanti&#8217; vari è nullo o poco influente, seguendo il ragionamento dei &#8216;freddofili&#8217;, ad un certo punto la T diminuirà perché un sistema come quello climatico ad un certo punto presenta il conto, in un verso o nell&#8217;altro; intendo dire che se effettivamente la T sta diminuendo e l&#8217;uomo contribuisce solo ad un leggero riscaldamento con gli &#8216;inquinanti&#8217;, ad un certo punto inizierà drasticamente a diminuire..e tra qualche anno probabilmente il drastico crollo industriale e produttivo contribuirà a questo scenario.<br />
Il fatto, reale, è che la T non scende e anzi il mare inizia a fare da serbatoio; se ha ragione chi dice che il GW è una balla, non dico dalle prossime stagioni ma di sicuro entro 15 anni anche il sistema meteo inizierà a tornare quello di molti lustri fa..alta russa in inverno, anticiclone azzoriano in estate, celle di Hadley che se ne stanno buone sul Sahara, giorni di gelo consecutivi in padania ecc..ecc..<br />
Delle due l&#8217;una; o gli indici ci dicono dove realmente stiamo andando oppure ci sfugge qualcosa e anche gli indici sono un riflesso del riscaldamento in atto.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su La variabilità non è la tendenza, accid… di Riccardo Reitano</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2013/05/03/la-variabilita-non-e-la-tendenza-accid/#comment-221848</link>
		<dc:creator>Riccardo Reitano</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2013 15:45:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.climalteranti.it/?p=2765#comment-221848</guid>
		<description>L&#039;Alzheimer precoce o forse la scarsa considerazione in cui tengo ciò che io stesso scrivo mi aveva fatto dimenticare che un paio d&#039;anni fa avevo scritto un post sulla PDO per Skeptical Science. 
Il post è centrato sul trend e sull&#039;errore di Roy Spencer nell&#039;attribuirlo alla PDO, ma ci sono diversi riferimenti interessanti alla letteratura scientifica sul fenomeno. In particolare, visto che ne avevo accennato prima, vorrei citare &lt;a href=&quot;http://dx.doi.org/10.1007/s00382-010-0920-1&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;il lavoro di Bonfills e Santer&lt;/a&gt; (bontà loro in open access) sulla influenza del trend nella determinazione degli indici PDO.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Alzheimer precoce o forse la scarsa considerazione in cui tengo ciò che io stesso scrivo mi aveva fatto dimenticare che un paio d&#8217;anni fa avevo scritto un post sulla PDO per Skeptical Science.<br />
Il post è centrato sul trend e sull&#8217;errore di Roy Spencer nell&#8217;attribuirlo alla PDO, ma ci sono diversi riferimenti interessanti alla letteratura scientifica sul fenomeno. In particolare, visto che ne avevo accennato prima, vorrei citare <a href="http://dx.doi.org/10.1007/s00382-010-0920-1" rel="nofollow">il lavoro di Bonfills e Santer</a> (bontà loro in open access) sulla influenza del trend nella determinazione degli indici PDO.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su La variabilità non è la tendenza, accid… di steph</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2013/05/03/la-variabilita-non-e-la-tendenza-accid/#comment-221531</link>
		<dc:creator>steph</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2013 07:15:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.climalteranti.it/?p=2765#comment-221531</guid>
		<description>@Marco
un po&#039; tutte e due le cose. Ma penso che la risposta di Riccardo sia anche molto esaustiva, in tal senso.
&quot;Dati a disposizione&quot;: certamente un problema è dato dal fatto che abbiamo solamente poco più di un secolo di dati di rilevamento diretto (ma molto di più attraverso dati proxy) e che queste variabilità oceaniche si manifestano appunto sull&#039;arco di più decenni .
Le ricostruzioni proxy presentano alcuni problemi di calibratura, come si sa. E prestano il fianco ad ulteriori problemi di interpretazione: come spiegare, ad es., l&#039;apparente paradosso dell&#039;anomalia climatica medievale, connotata da temperature più alte rispetto a gran parte degli ultimi 2000 anni ma pure da stato del Pacifico caratterizzato da frequenti e protratte fasi di Nina e con configurazione generale delle SST molto simile alla fase negativa della PDO? Una parte del contributo termico in aerea euro-atlantica sembrerebbe essere stata favorita, comunque, da probabili frequenti fasi di AMO positiva.

&quot;Influenza limitata&quot;: la correlazione cross fra AMO e temperature globali (una volta che si è proceduto a detrendizzare l&#039;AMO)  mostra una certa robustezza significativa ma l&#039;apice fra le due relazioni di interesse si colloca in una fase tale per cui è l&#039;andamento termico globale a precedere quello dell&#039;AMO. Questo può significare che l&#039;AMO - pur influenzando i parametri climatici come temperature e precipitazioni anche in ambito continentale e remoto e non solo oceanico (uragani atlantici, precipitazioni sul Sahel, sul sudest degli States, sul Brasile e in parte pure sull&#039;Europa nordoccidentale, temperature soprattutto estive sull&#039;Europa occidentale, temperature artiche) - è a sua volta influenzata dal trend di fondo e risponde all&#039;andamento generale che un mondo con più energia accumulata è in grado di produrre per quel che riguarda le temperature oceaniche. La correlazione cross fra PDO e temperature globali è invece assai più contenuta ma in effetti qui è la PDO che tende a precedere le T globali. Ma, come diceva già Riccardo, la PDO in sé è un riflesso di come cambia il pattern spaziale delle SST in quella vasta porzione di oceano nel tempo, è una sorta di traccia lasciata dall&#039;ENSO  nella sua continua redistribuzione del calore.

Dal punto di vista energetico (che è quello che più conta, in termini termodinamici),  quel che conta alla fine è il bilancio radiativo al TOA e l&#039;eventuale accumulo di energia da parte del sistema terrestre (principalmente nell&#039;oceano) viene trasportato orizzontalmente o penetra all&#039;interno inabissandosi per un certo periodo di tempo verso quote più profonde (contribuendo a creare fasi di stasi termica generale della durata alcuni anni), per poi riemergere più avanti; oppure viene dissipato in calore latente e poi trasportato in atmosfera andando a contribuire alla variazione del tempo meteorologico; in buona sostanza viene ridistribuito e speso all&#039;interno del sistema.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Marco<br />
un po&#8217; tutte e due le cose. Ma penso che la risposta di Riccardo sia anche molto esaustiva, in tal senso.<br />
&#8220;Dati a disposizione&#8221;: certamente un problema è dato dal fatto che abbiamo solamente poco più di un secolo di dati di rilevamento diretto (ma molto di più attraverso dati proxy) e che queste variabilità oceaniche si manifestano appunto sull&#8217;arco di più decenni .<br />
Le ricostruzioni proxy presentano alcuni problemi di calibratura, come si sa. E prestano il fianco ad ulteriori problemi di interpretazione: come spiegare, ad es., l&#8217;apparente paradosso dell&#8217;anomalia climatica medievale, connotata da temperature più alte rispetto a gran parte degli ultimi 2000 anni ma pure da stato del Pacifico caratterizzato da frequenti e protratte fasi di Nina e con configurazione generale delle SST molto simile alla fase negativa della PDO? Una parte del contributo termico in aerea euro-atlantica sembrerebbe essere stata favorita, comunque, da probabili frequenti fasi di AMO positiva.</p>
<p>&#8220;Influenza limitata&#8221;: la correlazione cross fra AMO e temperature globali (una volta che si è proceduto a detrendizzare l&#8217;AMO)  mostra una certa robustezza significativa ma l&#8217;apice fra le due relazioni di interesse si colloca in una fase tale per cui è l&#8217;andamento termico globale a precedere quello dell&#8217;AMO. Questo può significare che l&#8217;AMO &#8211; pur influenzando i parametri climatici come temperature e precipitazioni anche in ambito continentale e remoto e non solo oceanico (uragani atlantici, precipitazioni sul Sahel, sul sudest degli States, sul Brasile e in parte pure sull&#8217;Europa nordoccidentale, temperature soprattutto estive sull&#8217;Europa occidentale, temperature artiche) &#8211; è a sua volta influenzata dal trend di fondo e risponde all&#8217;andamento generale che un mondo con più energia accumulata è in grado di produrre per quel che riguarda le temperature oceaniche. La correlazione cross fra PDO e temperature globali è invece assai più contenuta ma in effetti qui è la PDO che tende a precedere le T globali. Ma, come diceva già Riccardo, la PDO in sé è un riflesso di come cambia il pattern spaziale delle SST in quella vasta porzione di oceano nel tempo, è una sorta di traccia lasciata dall&#8217;ENSO  nella sua continua redistribuzione del calore.</p>
<p>Dal punto di vista energetico (che è quello che più conta, in termini termodinamici),  quel che conta alla fine è il bilancio radiativo al TOA e l&#8217;eventuale accumulo di energia da parte del sistema terrestre (principalmente nell&#8217;oceano) viene trasportato orizzontalmente o penetra all&#8217;interno inabissandosi per un certo periodo di tempo verso quote più profonde (contribuendo a creare fasi di stasi termica generale della durata alcuni anni), per poi riemergere più avanti; oppure viene dissipato in calore latente e poi trasportato in atmosfera andando a contribuire alla variazione del tempo meteorologico; in buona sostanza viene ridistribuito e speso all&#8217;interno del sistema.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su La variabilità non è la tendenza, accid… di Riccardo Reitano</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2013/05/03/la-variabilita-non-e-la-tendenza-accid/#comment-221233</link>
		<dc:creator>Riccardo Reitano</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 May 2013 23:22:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.climalteranti.it/?p=2765#comment-221233</guid>
		<description>Marco Pifferetti
ci sono varie ragioni per cui AMO e PDO sono poco considerate quando si parla di variabilità su scala decadale, fra le quali la prima che mi viene a citare sta nella loro stessa definizione. Entrambe rappresentano una variazione della temperatura oceanica superficiale in una regione rispetto alla media globale dopo aver sottratto il trend. A meno della irrealistica ipotesi che il trend sia globalmente uniforme, esso si manifesterà inevitabilmente nell&#039;indice. Come dire, entrambe sono un modo indiretto di manifestarsi del trend globale, non un fenomeno a se stante.
L&#039;origine di questi modi di variabilità non è nota con precisione, ma ad esempio la PDO è noto non essere un modo indipendente anche a prescindere dal trend; detto in altri termini, la PDO è una forzata da altri fenomeni ed in particolare anche dall&#039;ENSO.
In ogni caso, il loro impatto è limitato e sostanzialmente regionale e se, estremizzando, il tutto si riducesse ad uno spostamento del calore in zone diverse dell&#039;oceano, globalmente sarà difficilmente significativo.
E&#039; vero, comunque, che sulla variabilità decadale ci sono parecchi aspetti non ben compresi. Molti, ma non tutti, i modelli climatici riproducono una variabilità approssimativamente analoga ma con frequenze ed ampiezze che non riproducono bene le osservazioni. Purtroppo la scala di tempi del decennio, intermedia fra l&#039;interannuale e il trend pluri-decennale, resta un campo di indagine abbastanza aperto. Per chi si interessa al clima, anche a livello dilettantistico come me, è un argomento stimolante.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Marco Pifferetti<br />
ci sono varie ragioni per cui AMO e PDO sono poco considerate quando si parla di variabilità su scala decadale, fra le quali la prima che mi viene a citare sta nella loro stessa definizione. Entrambe rappresentano una variazione della temperatura oceanica superficiale in una regione rispetto alla media globale dopo aver sottratto il trend. A meno della irrealistica ipotesi che il trend sia globalmente uniforme, esso si manifesterà inevitabilmente nell&#8217;indice. Come dire, entrambe sono un modo indiretto di manifestarsi del trend globale, non un fenomeno a se stante.<br />
L&#8217;origine di questi modi di variabilità non è nota con precisione, ma ad esempio la PDO è noto non essere un modo indipendente anche a prescindere dal trend; detto in altri termini, la PDO è una forzata da altri fenomeni ed in particolare anche dall&#8217;ENSO.<br />
In ogni caso, il loro impatto è limitato e sostanzialmente regionale e se, estremizzando, il tutto si riducesse ad uno spostamento del calore in zone diverse dell&#8217;oceano, globalmente sarà difficilmente significativo.<br />
E&#8217; vero, comunque, che sulla variabilità decadale ci sono parecchi aspetti non ben compresi. Molti, ma non tutti, i modelli climatici riproducono una variabilità approssimativamente analoga ma con frequenze ed ampiezze che non riproducono bene le osservazioni. Purtroppo la scala di tempi del decennio, intermedia fra l&#8217;interannuale e il trend pluri-decennale, resta un campo di indagine abbastanza aperto. Per chi si interessa al clima, anche a livello dilettantistico come me, è un argomento stimolante.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su La variabilità non è la tendenza, accid… di Marco Pifferetti</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2013/05/03/la-variabilita-non-e-la-tendenza-accid/#comment-220813</link>
		<dc:creator>Marco Pifferetti</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 May 2013 12:28:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.climalteranti.it/?p=2765#comment-220813</guid>
		<description>Quando si parla di variabilità naturale si citano sempre  Sole, eruzioni vulcaniche ed ENSO, molto meno i cicli oceanici più lunghi come AMO e PDO, mi chiedevo se dipende dal fatto che si hanno pochi dati a disposizione, o perchè si ritiene che abbiano un&#039;influenza limitata.
Grazie se vorrete rispondermi.

Marco</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di variabilità naturale si citano sempre  Sole, eruzioni vulcaniche ed ENSO, molto meno i cicli oceanici più lunghi come AMO e PDO, mi chiedevo se dipende dal fatto che si hanno pochi dati a disposizione, o perchè si ritiene che abbiano un&#8217;influenza limitata.<br />
Grazie se vorrete rispondermi.</p>
<p>Marco</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su La variabilità non è la tendenza, accid… di Stefano Caserini</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2013/05/03/la-variabilita-non-e-la-tendenza-accid/#comment-218204</link>
		<dc:creator>Stefano Caserini</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 May 2013 18:04:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.climalteranti.it/?p=2765#comment-218204</guid>
		<description>@Riccardo 
grazie mille per il link al testo di Nielsen-Gammon, e alla figura, davvero molto chiara</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Riccardo<br />
grazie mille per il link al testo di Nielsen-Gammon, e alla figura, davvero molto chiara</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su La variabilità non è la tendenza, accid… di Riccardo Reitano</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2013/05/03/la-variabilita-non-e-la-tendenza-accid/#comment-216203</link>
		<dc:creator>Riccardo Reitano</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 May 2013 17:17:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.climalteranti.it/?p=2765#comment-216203</guid>
		<description>A proposito di effetto sulla temperatura e sulla sua stasi apparente degli scambi di calore con l&#039;oceano dovuti all&#039;ENSO, &lt;a href=&quot;http://blog.chron.com/climateabyss/2012/04/about-the-lack-of-warming&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;l&#039;analisi di John Nielsen-Gammon&lt;/a&gt; mi sembra la più immediata da comprendere a livello divulgativo.
&lt;a href=&quot;http://blog.chron.com/climateabyss/files/2012/04/1967withlines.gif&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Qui la figura chiave&lt;/a&gt;.
</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito di effetto sulla temperatura e sulla sua stasi apparente degli scambi di calore con l&#8217;oceano dovuti all&#8217;ENSO, <a href="http://blog.chron.com/climateabyss/2012/04/about-the-lack-of-warming" rel="nofollow">l&#8217;analisi di John Nielsen-Gammon</a> mi sembra la più immediata da comprendere a livello divulgativo.<br />
<a href="http://blog.chron.com/climateabyss/files/2012/04/1967withlines.gif" rel="nofollow">Qui la figura chiave</a>.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su La variabilità non è la tendenza, accid… di agrimensore g</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2013/05/03/la-variabilita-non-e-la-tendenza-accid/#comment-216178</link>
		<dc:creator>agrimensore g</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 May 2013 16:38:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.climalteranti.it/?p=2765#comment-216178</guid>
		<description>@Steph
No, non sono la stessa cosa. Provo a riassumere la mia ipotesi. In sostanza, relativamente al lavoro di Forster e Rahmstorf, un risultato molto simile a quello di fig. 5 (ove il trend è anche visivamente più chiaro, essendo non più “inquinato” dal “rumore”) si poteva raggiungere anche considerando soltanto l’ENSO, perché, appunto è il maggiore fattore di variabilità. Quando scrivo “temporale” mi riferisco al fatto che per il periodo esaminato nello studio, il tempo in cui le eruzioni vulcaniche (solo 2) hanno  effetto sulla variabilità è complessivamente minore di quello relativo all’ENSO (la tabella 2 riassume i risultati).
In sostanza, per la variabilità, l’ENSO ha influenza su, più o meno, tutto il periodo di studio, l’AOD solo per pochi anni. Per questo suppongo che il grafico di fig.5 sarebbe quasi lo stesso se si considerasse solo l’ENSO (la TSI lo modificherebbe assai poco).

A questo punto mi pare sia importante valutare quanto l’ENSO si possa considerare esogeno, col corollario di casualità connesso a tale termine, anche e soprattutto se si vuole ipotizzare che il calore immagazzinato negli oceani venga restituito nel giro di pochi anni.

Immagino che, specie per quest’ultimo concetto, non mi sia spiegato a sufficienza. Ma questo è il 5o e ultimo commento e quindi eventualmente lo approfondirò quando se ne presenterà l’occasione.   

@Reitano
Non ho criticato una frase, ma una coppia di frasi, e non il contenuto, bensì il nesso logico.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Steph<br />
No, non sono la stessa cosa. Provo a riassumere la mia ipotesi. In sostanza, relativamente al lavoro di Forster e Rahmstorf, un risultato molto simile a quello di fig. 5 (ove il trend è anche visivamente più chiaro, essendo non più “inquinato” dal “rumore”) si poteva raggiungere anche considerando soltanto l’ENSO, perché, appunto è il maggiore fattore di variabilità. Quando scrivo “temporale” mi riferisco al fatto che per il periodo esaminato nello studio, il tempo in cui le eruzioni vulcaniche (solo 2) hanno  effetto sulla variabilità è complessivamente minore di quello relativo all’ENSO (la tabella 2 riassume i risultati).<br />
In sostanza, per la variabilità, l’ENSO ha influenza su, più o meno, tutto il periodo di studio, l’AOD solo per pochi anni. Per questo suppongo che il grafico di fig.5 sarebbe quasi lo stesso se si considerasse solo l’ENSO (la TSI lo modificherebbe assai poco).</p>
<p>A questo punto mi pare sia importante valutare quanto l’ENSO si possa considerare esogeno, col corollario di casualità connesso a tale termine, anche e soprattutto se si vuole ipotizzare che il calore immagazzinato negli oceani venga restituito nel giro di pochi anni.</p>
<p>Immagino che, specie per quest’ultimo concetto, non mi sia spiegato a sufficienza. Ma questo è il 5o e ultimo commento e quindi eventualmente lo approfondirò quando se ne presenterà l’occasione.   </p>
<p>@Reitano<br />
Non ho criticato una frase, ma una coppia di frasi, e non il contenuto, bensì il nesso logico.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su La variabilità non è la tendenza, accid… di Riccardo Reitano</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2013/05/03/la-variabilita-non-e-la-tendenza-accid/#comment-215405</link>
		<dc:creator>Riccardo Reitano</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 May 2013 21:52:56 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.climalteranti.it/?p=2765#comment-215405</guid>
		<description>agrimensore
hai criticato una frase secondo &quot;una semplice considerazione di logica&quot;. Cioè, se un qualcosa nell&#039;ultimo decennio ha assunto un valore in media più alto che nel decennio precedente non dimostra che non sia stato costante. Quel &quot;non dimostra&quot; significa che l&#039;affermazione non è valida sempre. Ma se ci ricordiamo dell&#039;argomento in discussione è valida.
Il termine cavilli si riferiva alla tua affermazione ed alla mia risposta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>agrimensore<br />
hai criticato una frase secondo &#8220;una semplice considerazione di logica&#8221;. Cioè, se un qualcosa nell&#8217;ultimo decennio ha assunto un valore in media più alto che nel decennio precedente non dimostra che non sia stato costante. Quel &#8220;non dimostra&#8221; significa che l&#8217;affermazione non è valida sempre. Ma se ci ricordiamo dell&#8217;argomento in discussione è valida.<br />
Il termine cavilli si riferiva alla tua affermazione ed alla mia risposta.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su La variabilità non è la tendenza, accid… di steph</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2013/05/03/la-variabilita-non-e-la-tendenza-accid/#comment-215269</link>
		<dc:creator>steph</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 May 2013 18:21:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.climalteranti.it/?p=2765#comment-215269</guid>
		<description>@agrimensore g
temo di non aver capito. Per lei tempo e frequenza sono la stessa cosa?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@agrimensore g<br />
temo di non aver capito. Per lei tempo e frequenza sono la stessa cosa?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su La variabilità non è la tendenza, accid… di agrimensore g</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2013/05/03/la-variabilita-non-e-la-tendenza-accid/#comment-215059</link>
		<dc:creator>agrimensore g</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 May 2013 13:08:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.climalteranti.it/?p=2765#comment-215059</guid>
		<description>@steph
Sì, ma con &quot;temporalmente più contenuti&quot; intendo che le eruzioni vulcaniche in grado di avere effetti sulle T sono più rare dei fenomeni nino/nina.

@Reitano
Suppongo che il tuo commento sia partito incompleto. Altrimenti non ho capito nemmeno quali sono i soggetti di ciascuna frase. Dato che l&#039;esempio che ho inserito nel secondo commento, e il successivo quesito mi sembrano semplici, se fossi così gentile da rispondere (anche con una risposta articolata del tipo &quot;sì, ma...&quot; o &quot;no, tuttavia...&quot;) forse riuscirei a capire meglio il tuo pensiero. Viceversa, farò comunque del mio meglio per cercare di capire cosa non è una dimostrazione e quali sono i cavilli.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@steph<br />
Sì, ma con &#8220;temporalmente più contenuti&#8221; intendo che le eruzioni vulcaniche in grado di avere effetti sulle T sono più rare dei fenomeni nino/nina.</p>
<p>@Reitano<br />
Suppongo che il tuo commento sia partito incompleto. Altrimenti non ho capito nemmeno quali sono i soggetti di ciascuna frase. Dato che l&#8217;esempio che ho inserito nel secondo commento, e il successivo quesito mi sembrano semplici, se fossi così gentile da rispondere (anche con una risposta articolata del tipo &#8220;sì, ma&#8230;&#8221; o &#8220;no, tuttavia&#8230;&#8221;) forse riuscirei a capire meglio il tuo pensiero. Viceversa, farò comunque del mio meglio per cercare di capire cosa non è una dimostrazione e quali sono i cavilli.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su La variabilità non è la tendenza, accid… di Riccardo Reitano</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2013/05/03/la-variabilita-non-e-la-tendenza-accid/#comment-214544</link>
		<dc:creator>Riccardo Reitano</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 May 2013 21:41:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.climalteranti.it/?p=2765#comment-214544</guid>
		<description>agrimensore
logicamente non è una dimostrazione di per sè, basta ignorare il caso a cui applicarla. Ma questi sono cavilli.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>agrimensore<br />
logicamente non è una dimostrazione di per sè, basta ignorare il caso a cui applicarla. Ma questi sono cavilli.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su La variabilità non è la tendenza, accid… di steph</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2013/05/03/la-variabilita-non-e-la-tendenza-accid/#comment-214185</link>
		<dc:creator>steph</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 May 2013 10:55:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.climalteranti.it/?p=2765#comment-214185</guid>
		<description>@agrimensore g
&quot;Quello che intendo è che l’ENSO, è il fenomeno che contribuirebbe decisamente alla variabilità (in questo senso “inquinerebbe” il trend) perchè la TSI è poco variabile e le eruzioni vulcaniche hanno effetti temporalmente più contenuti.&quot;

L&#039;ENSO è la principale sorgente di variabilità interannuale, proprio per questo va rimossa quando si vuole evidenziare il ruolo che le forzanti esterne hanno nel guidare il trend di fondo (come hanno fatto per es. Forster e Rahmstorf 2011 e vedi anche i 2 post linkati).
Le eruzioni vulcaniche potenti, in realtà, hanno effetti temporalmente meno contenuti rispetto all&#039;ENSO, i cui effetti tendono a smorzarsi (a seconda dell&#039;intensità e della persistenza degli eventi) entro 12 (al massimo 18) mesi dall&#039;inizio delle anomalie. Le più potenti eruzioni vulcaniche (per es. come il Pinatubo), invece, hanno effetti in troposfera fino a oltre 30 mesi dall&#039;innesco. E &quot;depositano&quot; le loro tracce in stratosfera probabilmente per più anni, senza poi contare i possibili effetti di feedback. Non a caso stiamo comparando mele con banane, variabilità interna con forcing esterni. Vedi la parte finale di  &lt;a href=&quot;http://climafluttuante.blogspot.ch/2013/02/dipping-deeper.html&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt; questo post &lt;/a&gt;.
Che poi lo stesso ENSO possa essere influenzato da metronomi esterni (sole, eruzioni vulcaniche stesse,...), non cambia la sostanza della distinzione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@agrimensore g<br />
&#8220;Quello che intendo è che l’ENSO, è il fenomeno che contribuirebbe decisamente alla variabilità (in questo senso “inquinerebbe” il trend) perchè la TSI è poco variabile e le eruzioni vulcaniche hanno effetti temporalmente più contenuti.&#8221;</p>
<p>L&#8217;ENSO è la principale sorgente di variabilità interannuale, proprio per questo va rimossa quando si vuole evidenziare il ruolo che le forzanti esterne hanno nel guidare il trend di fondo (come hanno fatto per es. Forster e Rahmstorf 2011 e vedi anche i 2 post linkati).<br />
Le eruzioni vulcaniche potenti, in realtà, hanno effetti temporalmente meno contenuti rispetto all&#8217;ENSO, i cui effetti tendono a smorzarsi (a seconda dell&#8217;intensità e della persistenza degli eventi) entro 12 (al massimo 18) mesi dall&#8217;inizio delle anomalie. Le più potenti eruzioni vulcaniche (per es. come il Pinatubo), invece, hanno effetti in troposfera fino a oltre 30 mesi dall&#8217;innesco. E &#8220;depositano&#8221; le loro tracce in stratosfera probabilmente per più anni, senza poi contare i possibili effetti di feedback. Non a caso stiamo comparando mele con banane, variabilità interna con forcing esterni. Vedi la parte finale di  <a href="http://climafluttuante.blogspot.ch/2013/02/dipping-deeper.html" rel="nofollow"> questo post </a>.<br />
Che poi lo stesso ENSO possa essere influenzato da metronomi esterni (sole, eruzioni vulcaniche stesse,&#8230;), non cambia la sostanza della distinzione.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>
