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	<title>Climalteranti</title>
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	<description>Notizie sul clima che cambia</description>
	<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 05:51:35 +0000</pubDate>
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		<title>Tuttoscienze o tuttobufale?</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2010/08/24/tuttoscienze-o-tuttobufale/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 15:27:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Climalteranti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Bufale]]></category>

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		<category><![CDATA[Protocollo di Kyoto]]></category>

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		<category><![CDATA[Tuttoscienze]]></category>

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		<description><![CDATA[Su Tuttoscienze due articoli di Gabriele Beccaria hanno annunciato l&#8217;imminenza dell&#8217;era glaciale, basandosi su tesi infondate di un astrofisico e un geologo, ad un convegno organizzato dalle lobby negazioniste statunitensi.
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Nei mesi di maggio e giugno 2010, due articoli di Gabriele Beccaria su &#8220;Tuttoscienze&#8221; de La Stampa hanno rilanciato l&#8217;allarme per un possibile futuro raffreddamento globale.
Non [...]<script type="text/javascript">SHARETHIS.addEntry({ title: "Tuttoscienze o tuttobufale?", url: "http://www.climalteranti.it/2010/08/24/tuttoscienze-o-tuttobufale/" });</script>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Su Tuttoscienze due articoli di Gabriele Beccaria hanno annunciato l&#8217;imminenza dell&#8217;era glaciale, basandosi su tesi infondate di un astrofisico e un geologo, ad un convegno organizzato dalle lobby negazioniste statunitensi.<br />
<span style="color: #ffffff;">.</span></em></p>
<p>Nei mesi di maggio e giugno 2010, due articoli di Gabriele Beccaria su &#8220;Tuttoscienze&#8221; de La Stampa hanno rilanciato l&#8217;allarme per un possibile futuro raffreddamento globale.</p>
<p><a href="http://www.climalteranti.it/2009/01/14/dalla-neve-all%e2%80%99era-glaciale-%e2%80%93-parte-1/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Non è la prima volta c</span><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://data.giss.nasa.gov/gistemp/2010july/figure1.gif" alt="" width="343" height="226" /><span style="text-decoration: underline;">he La Stampa lancia l&#8217;allarme per una nuova era Glaciale</span></a>. Parlarne dopo che una larga parte del <a href="http://www.columbia.edu/~jeh1/mailings/2010/20100813_WhatGlobalWarmingLooksLike.pdf" target="_blank">pianeta è stata avvolta in un caldo torrido</a> può sembrare ironico, ma va ricordato che tempo e clima sono due cose diverse: per lo stesso motivo per cui un singolo inverno freddo non significa l&#8217;era glaciale imminente, un&#8217;estate più calda della media di per se non è la prova del riscaldamento globale.</p>
<p>Tuttavia il riscaldamento globale è dimostrato da una <a href="http://data.giss.nasa.gov/gistemp/paper/gistemp2010_draft0803.pdf" target="_blank">tendenza statisticamente molto significativa</a>, che indica che le temperature medie globali degli ultimi anni sono fra le più alte mai registrate, ed è probabile che il 2010 costituirà un nuovo record.</p>
<p>Gli articoli di Beccaria su Tuttoscienze sono invece inconsistenti per ragioni semplici, che hanno a che fare con la mancanza del controllo minimo della credibilità delle fonti che vengono citate, nonché della verifica delle clamorose tesi da questi proposte. A questo si aggiungono una serie di errori meramente giornalistici che danno l&#8217;idea della leggerezza con cui è trattata la materia.</p>
<p><strong>L&#8217;astrofisico che contesta l&#8217;effetto serra</strong></p>
<p><img class="alignleft" style="float: left; margin: 5px;" src="http://www.climalteranti.it/uploads/201007/14.jpg" alt="" width="468" height="119" />Nel primo articolo, pubblicato il 26 maggio, titolato <span style="text-decoration: underline;">&#8220;<em><a href="www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/ambiente/articolo/lstp/227182/" target="_blank">Arriva il Grande Freddo. Appuntamento per il 2014</a></em>&#8220;</span>, Beccaria si è stupito di trovare ad un <a href="http://hot-topic.co.nz/greasy-heartland/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">congresso organizzato dei soliti lobbisti statunitensi</span></a> uno sconosciuto astronomo russo convinto che l&#8217;era glaciale sarebbe prossima in quanto il motore di tutto è il sole.</p>
<p><img class="alignleft" style="float: left; margin: 10px;" src="http://www.gao.spb.ru/english/astrometr/abduss07.jpg" alt="" width="257" height="171" />Il &#8220;conto alla rovescia&#8221; di Habibullo Abdussamatov indica 42 mesi (ora sono 40) prima dell&#8217;inizio della nuova glaciazione, che dovrebbe arrivare nel 2014 (42 mesi dopo il maggio 2010 si arriva al dicembre 2013, ma queste sono sottigliezze..), una previsione secondo Beccaria destinata &#8220;<em>a inquietare un&#8217;umanità già distratta da un sovraccarico di altri problemi</em>&#8220;.</p>
<p>Dopo aver citato il &#8220;fronte dei catastrofismi&#8221; di cui farebbero parte gli scienziati militanti (viene citato un certo Charles Hansen, che in realtà sarebbe<a href="www.columbia.edu/~jeh1/" target="_blank"> <span style="text-decoration: underline;">James Hansen</span></a>, sic), nonché &#8220;i recenti scandali su una serie di errori di calcolo&#8221;, Beccaria sostiene che il fronte dei &#8220;<em>critici</em>&#8221; sta aumentando, e specifica che Abdussamatov è uno di questi ed è tutt&#8217;altro rispetto ai &#8220;<em>negazionisti ottusi</em>&#8221; (ammettendo così l&#8217;esistenza di un gran numero di negazionisti ottusi).</p>
<p>Invita quindi i lettori ad ascoltare su Youtube il suo intervento al congresso dell&#8217;Heartland Institute, suggerendo che superate &#8220;<em>le asperità di un inglese faticosamente declamato</em>&#8221; si arriva alla sua &#8220;<em>scomoda verità</em>&#8220;.</p>
<p>Questa verità non è né originale né scomoda, perché è quella che <a href="http://www.exxonsecrets.org/html/orgfactsheet.php?id=41" target="_blank">l&#8217;<span style="text-decoration: underline;">Heartland Institute,</span> finanziato dalla Exxon</a>, e altre lobby energetiche da anni cercano di propagandare al fine di continuare a bruciare comodamente e senza vincoli i combustibili fossili rimanenti.</p>
<p>La cosa originale semmai è che Abdussamatov, che secondo Beccaria è &#8220;<em>convinto di essere vicino alla  prova definitiva</em>&#8220;, supporta le sue tesi con una serie di affermazioni da paura, che farebbero impallidire anche parecchi negazionisti.</p>
<p>La prima è che &#8220;<em>L&#8217;effetto serra esiste, ma non è la conseguenza dei gas che continuiamo a sparare nell&#8217;atmosfera: chi lega l&#8217;uno con gli altri in un soffocante abbraccio di causa-effetto prende una cantonata. Il colpevole è il Sole, o meglio la potenza della sua irradiazione, che nell&#8217;ultimo secolo è cresciuta in modo abnorme, ma che ora ha imboccato una precipitosa curva discendente</em>&#8220;.</p>
<p>È evidente che anche se il riscaldamento globale degli ultimi decenni fosse stato causato dal sole (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://dx.doi.org/10.1098%2Frspa.2007.0347" target="_blank">non lo è</a></span>), questo non implicherebbe che l&#8217;effetto serra non sia causato dai gas emessi dall&#8217;uomo, come la CO<sub>2</sub>. È una cosa nota da più di un secolo, su cui c&#8217;è una solidissima teoria provata da migliaia di lavori scientifici.</p>
<p>Si potrebbe (sbagliando) sostenere che le attività umane non sono responsabili dell&#8217;attuale riscaldamento, ma il legame fra alcuni gas e l&#8217;effetto serra è indiscutibile, nonostante Abdussamatov sia convinto del contrario, come si legge anche <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Khabibullo_Abdusamatov" target="_blank">dalla sua scheda su Wikipedia</a></span>.</p>
<p>Beccaria riporta senza alcun timore frasi come &#8220;<em>Stiamo per assistere ad un crollo globale delle temperature terrestri</em>&#8220;, &#8220;<em>Arriveremo ad una previsione esatta della nuova glaciazione</em>&#8220;, &#8220;<em>L&#8217;irrequieta storia - tuttora controversa - delle metamorfosi climatiche</em>&#8221; e &#8220;<em>I climatologi «classici» - dice l&#8217;astrofisico - sarebbero prigionieri di un cortocircuito temporale. Scambiano il passato con il presente</em>&#8221;</p>
<p>La conclusione è che &#8220;<em>Ci sono ancora 42 mesi per capire se ha ragione</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Il geologo che trucca i grafici</strong></p>
<p><img class="alignleft" style="float: left; margin: 5px;" src="http://www.climalteranti.it/uploads/201007/15.jpg" alt="" width="306" height="220" />Nel secondo articolo <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.protezionecivile.it/cms/attach/copy_2221_05.pdf" target="_blank">&#8220;E&#8217; iniziata la lunga era dei ghiacci</a>&#8220;</span>, pubblicato la settimana successiva sempre a firma di Gabriele Beccaria, sembra che non occorre aspettare 42 mesi, perché nell&#8217;era glaciale siamo già entrati.</p>
<p>L&#8217;attacco è memorabile: &#8220;<em>Dimenticate tutto quello che pensavate di sapere sui cambiamenti climatici. Il riscaldamento globale è già finito e adesso siamo prigionieri di una fase di raffreddamento planetario che ci farà battere i denti per un trentennio</em>&#8220;.</p>
<p>Dimenticare tutto quello che pensiamo di sapere sui cambiamenti climatici è davvero difficile. Proprio tutto? Non c&#8217;è proprio nulla da salvare? Dobbiamo dimenticare decine di migliaia di lavori scientifici perchè uno solo ha trovato una idea contraria?  E&#8217; una proposta priva di buon senso, una frase irresponsabile.</p>
<p>L&#8217;articolo è un&#8217;intervista a Don Easterbrook, geologo americano della Western Washington University, che si dice convinto che &#8220;<em>La storia del mondo è un implacabile succedersi di cicli a cui non si sfugge, nemmeno se continuiamo ad avvelenare l&#8217;atmosfera di CO2 e altri gas serra</em>&#8220;.</p>
<p>L&#8217;articolo contiene molti numeri e date su cui si fa fatica a ragionare. &#8220;<em>10 grandi periodi di cambiamenti</em>&#8220;, definiti &#8220;<em>brutali</em>&#8221; si sono succeduti negli ultimi 15.000 anni; altri 60 &#8220;<em>più brevi ma non meno bruschi si sono alternati negli ultimi 5.000 anni: un&#8217;altalena di caldo e di freddo, con le temperature che si sono impennate e sono crollate anche di 10 gradi in un solo secolo</em>&#8220;.</p>
<p>Più avanti si dice di 40 cambiamenti caldo-freddo in 500 anni, &#8220;<em>caratterizzati da un modello ricorrente che presenta cicli medi di 27 anni</em>&#8220;. Poi quattro cambiamenti nell&#8217;ultimo secolo (&#8221;<em>freddo dal 1880 al 1915, caldo dal 1915 al 1945, di nuovo freddo dal 1945 al 1977 e di nuovo caldo dal 1977 al 1999. Dal ‘99 siamo saltati ancora una volta in un regime freddo</em>&#8220;). Quindi si citano i &#8220;<em>numerosi cambiamenti climatici</em>&#8221; avvenuti &#8220;<em>500, 5mila e 15mila anni fa</em>&#8220;.</p>
<p>Easterbrook afferma che &#8220;<em>Le prove sono nei dati, non nelle opinioni</em>&#8220;, ma di spiegazioni sulla fonte dei dati e le modalità di elaborazione, non se ne trovano. 10 gradi di variazione delle temperature in un secolo è un valore enorme, che contrasta con qualsiasi ricostruzione delle temperature dell&#8217;Olocene, che sono rimaste piuttosto stabili. Un giornalista che scrive su Tuttoscienze queste cose dovrebbe saperle, o almeno <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Holocene_Temperature_Variations.png" target="_blank">controllarle su Wikipedia</a></span>.</p>
<p>Beccaria informa che il Professore ha presentato la nuova ricerca alla Conferenza internazionale sul «climate change» di Chicago, omettendo di dare dettagli su <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.exxonsecrets.org/wiki/index.php/Deniers:_Heartland_Institute" target="_blank">chi ha organizzato la conferenza</a></span>, o di controllare come le opinioni di Easterbrook sono considerate nel settore.</p>
<p>Se l&#8217;avesse fatto avrebbe scoperto che da una decina di giorni sul web circolava un po&#8217; di ilarità per <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://scienceblogs.com/deltoid/2010/05/don_easterbrook_hides_the_incl.php" target="_blank">come Tim Lambert ha mostrato i trucchi usati da Don Easterbrook per dimostrare l&#8217;esistenza del global cooling</a></span>.</p>
<p>In altre parole, nella sua presentazione alla Conferenza dell&#8217;Heartland Institute, Easterbrook ha mostrato una slide (figura di sinistra) in cui mostrava il trend di diminuzione delle temperature dal 2000 al 2010 (come scritto anche su La Stampa, secondo Easterbrook dal 1999 siamo in una fase di raffreddamento). Lambert ha preso gli stessi dati e ha fatto il grafico corretto, il risultato è la figura di destra, del raffreddamento globale non c&#8217;è traccia, quello di Easterbrook era un trucco per evidenziare un raffreddamento che in realtà non c&#8217;è.</p>
<p><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://scienceblogs.com/deltoid/upload/2010/05/easterbrooktemps.png" alt="" width="251" height="208" /><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://scienceblogs.com/deltoid/upload/2010/05/msu20002010.png" alt="" width="315" height="206" /></p>
<p>Lambert racconta anche come nella stessa conferenza del marzo 2009, Easterbrook aveva previsto un 2009 freddo (è stato invece più caldo del 2008) con problemi alle produzioni agricole che non si sono verificati.</p>
<p>Il raffreddamento globale successivo al 1999 non c&#8217;è semplicemente perché <span style="text-decoration: underline;"><a href="www.ncdc.noaa.gov/img/climate/research/2006/ann/glob_jan-dec-error-bar_pg.gif" target="_blank">tutti gli anni successivi al 2000 sono stati più caldi di qualsiasi anno precedente al 1998</a></span>.</p>
<p><strong>Conclusione</strong></p>
<p>La conclusione che si può trarre è che questi due articoli non sono all&#8217;altezza di un inserto di un importante quotidiano nazionale che si chiama &#8220;Tuttoscienze&#8221;. Visto il precedente del  caso della<a href="www.climalteranti.it/2009/07/26/un-caso-di-disinformazione-di-tuttoscienze/" target="_blank"> falsa intervista a Richard Tol</a>, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.climalteranti.it/2009/09/06/economia-e-politica-climatica/" target="_blank">smascherata dal nostro post</a></span>, forse qualcosa dovrebbe cambiare a &#8220;Tuttoscienze&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.ac.wwu.edu/~geology/easter.gif"></a></p>
<p>Testo di Stefano Caserini, con il contributo di Paolo Gabrielli</p>
<p><a href="http://sharethis.com/item?&wp=2.5.1&amp;publisher=98de5fed-88fc-4607-8aca-8211aa9997dd&amp;title=Tuttoscienze+o+tuttobufale%3F&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.climalteranti.it%2F2010%2F08%2F24%2Ftuttoscienze-o-tuttobufale%2F">ShareThis</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Candidati Premio &#8220;A qualcuno piace caldo 2009&#8243;</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2010/07/30/candidati-premio-a-qualcuno-piace-caldo-2009/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 11:18:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Climalteranti</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Come tutti gli anni, riparte il tradizionale premio “A qualcuno piace caldo”, assegnato “alla persona o all’organizzazione italiana che più si è distinta nel diffondere argomentazioni e notizie errate sulla fenomenologia dei cambiamenti climatici con l’intento di impedire, posticipare o rallentare le azioni di mitigazione contro i cambiamenti climatici”.
Da quest’anno il vincitore sarà scelto dal [...]<script type="text/javascript">SHARETHIS.addEntry({ title: "Candidati Premio &#8220;A qualcuno piace caldo 2009&#8243;", url: "http://www.climalteranti.it/2010/07/30/candidati-premio-a-qualcuno-piace-caldo-2009/" });</script>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come tutti gli anni, riparte il tradizionale premio “<em>A qualcuno piace caldo</em>”, assegnato “<em>alla persona o all’organizzazione italiana che più si è distinta nel diffondere argomentazioni e notizie errate sulla fenomenologia dei cambiamenti climatici con l’intento di impedire, posticipare o rallentare le azioni di mitigazione contro i cambiamenti climatici</em>”.</p>
<p>Da quest’anno il vincitore sarà scelto dal <a href="http://www.climalteranti.it/info/" target="_blank">Comitato Scientifico</a> fra i dieci candidati selezionati per l’anno 2009, in seguito elencati.<br />
La proclamazione avverrà <a href="http://nsidc.org/arcticseaicenews/index.html" target="_blank">il giorno in cui il ghiaccio marino artico raggiunge la sua estensione minima</a>, circa a metà settembre.<br />
Tutti i lettori sono inviati a usare lo spazio dei commenti per:<br />
-    segnalare altri possibili candidati<br />
-    dare indicazioni aggiuntive sui candidati già selezionati, relative all’anno 2009<br />
-    fornire indicazioni per il voto ai membri del Comitato Scientifico<br />
-    proporre una motivazione per il premio.<br />
Grazie e buone vacanze</p>
<p><img style="margin-top: 5px; margin-bottom: 5px;" src="http://www.climalteranti.it/uploads/201007/13.jpg" alt="" width="650" height="334" /><span id="more-264"></span></p>
<p><strong>Il Giornale</strong><br />
Per i due titoli a caratteri cubitali dell’8 gennaio e 23 dicembre 2009, in cui si è approfittando delle nevicate invernali per mettere in discussione il riscaldamento globale, per l’editoriale “La balla spaziale” (sarebbe quella del riscaldamento globale), nonché per aver ospitato un numero impressionante di articoli irragionevoli sul tema dei cambiamenti climatici, a firma Antonio Zichichi, Franco Battaglia e Paolo Granzotto.</p>
<p><strong>La Stampa</strong><br />
per una strabiliante intervista <a href="http://www.climalteranti.it/2009/01/14/dalla-neve-all%e2%80%99era-glaciale-%e2%80%93-parte-1/" target="_blank">sull’arrivo dell’era glaciale</a> nonché per un articolo “<em>Tutti sbagliati i calcoli sui gas serra</em>” <a href="http://www.climalteranti.it/2009/07/26/un-caso-di-disinformazione-di-tuttoscienze/" target="_blank">non scritto dall’autore</a> a cui <a href="http://www.climalteranti.it/2009/09/06/economia-e-politica-climatica/" target="_blank">non è stata concessa la possibilità di una replica</a></p>
<p><strong>Il Corriere della Sera</strong><br />
per il titolo in cui si informa che “<a href="http://www.climalteranti.it/2009/02/03/dalla-neve-all%E2%80%99era-glaciale-%E2%80%93-parte-2/" target="_blank">L’effetto serra sembra svanito</a>” nonché per la strana teoria sul “<a href="http://www.climalteranti.it/2009/10/19/dal-diario-di-bordo-bufala-a-diritta/" target="_blank">clima immutato</a>”</p>
<p><strong>I Senatori D&#8217;Alì, Possa, Malan e Fluttero</strong><br />
per aver presentato in Senato <a href="http://www.climalteranti.it/2009/04/01/meraviglia-sconcerto-o-qualche-allegra-risata/" target="_blank">una mozione con molti riferimenti negazionisti</a> e per i <a href="http://www.climalteranti.it/2009/04/03/plutone-un-errore-del-22600-e-la-calotta-polare-riformata/" target="_blank">discorsi tenuti nell’aula del Senato a suo supporto</a></p>
<p><strong>Franco Battaglia</strong><br />
<a href="http://www.climalteranti.it/2009/03/21/il-metodo-battaglia-ovvero-dell%e2%80%99autoreferenzialita/" target="_blank">per l’intervento nel convegno del 3 marzo 2009</a> e <a href="http://www.climalteranti.it/2009/03/13/un-convegno-sul-clima-senza-climatologi-2-il-chiacchierone-del-clima/" target="_blank">per le straordinarie tesi sull’inutilità del risparmio energetico e delle pubblicazioni scientifiche</a>, nonché per gli articoli contenenti <a href="http://www.climalteranti.it/2009/09/25/la-co2-in-atmosfera-non-e-mai-stata-cosi-bassa/" target="_blank">la solita accozzaglia di dati sbagliati e di tesi infondate</a></p>
<p><strong>Antonio Zichichi</strong><br />
<a href="http://www.climalteranti.it/2009/03/06/un-convegno-sul-clima-senza-climatologi-1-il-supermondo-e-l%e2%80%99hiroshima-culturale/" target="_blank">per l’intervento nel convegno del 3 marzo 2009</a> e per i deliri negli articoli in cui ha proposto <a href="http://www.climalteranti.it/2009/05/22/zichicche-n1-i-batteri-dormiglioni/" target="_blank">la tesi dei “batteri dormiglioni”</a> o in cui ha citato previsioni passate <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/come_combattere_linquinamento_catastrofisti/antonio_zichichi-catstrofisti-ambiente-inquinamento-clima-giornale/05-06-2009/articolo-id=356417-page=0-comments=1" target="_blank">sulla “Morte del mediterraneo entro il 2000”</a></p>
<p><strong>Il Principe Carlo D’Inghilterra</strong><br />
<a href="http://www.climalteranti.it/2009/05/01/99-mesi/" target="_blank">per aver rilanciato una teoria secondo cui “Restano 99 mesi per salvare la Terra”</a></p>
<p><strong>Giuliano Ferrara</strong><br />
Per <a href="http://www.climalteranti.it/2009/07/02/il-1912-praticamente-ieri/" target="_blank">il suo intervento radiofonico</a> in cui ha sostenuto che le preoccupazioni del problema climatico possono essere superate guardando dal finestrino dell’aereo il cielo che “è enorme”, nonché per l’azione del quotidiano da Lui diretto di disinformazione sul tema clima, con articoli e <a href="http://www.ilfoglio.it/cambidistagione" target="_blank">specifici blog</a>.</p>
<p><strong>Nicola Scafetta</strong><br />
Per <a href="http://www.climalteranti.it/2009/11/21/2-come-non-contestare-quello-che-l%e2%80%99ipcc-non-scrive/" target="_blank">l’intervista a il Giornale in cui ha negato le importanti responsabilità umane sulle variazioni climatiche </a>con <a href="http://www.climalteranti.it/2009/11/12/purtroppo-i-negazionisti-climatici-continuano-ad-avere-torto-1/" target="_blank">teorie azzardate sull’aumento della CO2 atmosferica</a> e <a href="http://www.climalteranti.it/2009/12/08/il-punto-di-non-ritorno-del-clima/" target="_blank">altre affermazioni poco fondate</a></p>
<p><strong>L’istituto Bruno Leoni</strong><br />
Per una <a href="http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?tagID=8" target="_blank">serie da primato di articoli indecenti</a> fra cui spiccano le moderate osservazioni del suo Direttore Generale, secondo cui il riscaldamento globale è “Una nuova superstizione pare pronta a capitalizzare come mai nessuna sulla credulità del mondo” e il clima è “<a href="http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=8647" target="_blank">il nuovo oppio dei popoli</a>”, o le acute <a href="http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=8656" target="_blank">analisi del Direttore Studi e Ricerche</a>, secondo cui “<a href="http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=8653" target="_blank">Il global warming è una grande fonte di rendite economiche</a>” e “<a href="http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=8571" target="_blank">Disonestà intellettuale e bugie nella corrispondenza dei climatologi sollevano pesanti dubbi sulla credibilità delle loro tesi</a>”</p>
<p><a href="http://sharethis.com/item?&wp=2.5.1&amp;publisher=98de5fed-88fc-4607-8aca-8211aa9997dd&amp;title=Candidati+Premio+%26%238220%3BA+qualcuno+piace+caldo+2009%26%238243%3B&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.climalteranti.it%2F2010%2F07%2F30%2Fcandidati-premio-a-qualcuno-piace-caldo-2009%2F">ShareThis</a></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>In ricordo di Steve Schneider</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2010/07/22/in-ricordo-di-steve-schneider/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 13:22:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Climalteranti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>

		<category><![CDATA[Raffreddamento]]></category>

		<category><![CDATA[Ricordi]]></category>

		<category><![CDATA[Schneider]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 19 luglio è scomparso Stephen Schneider, una persona che ha dato un contributo importantissimo allo studio dei cambiamenti climatici e alla divulgazione pubblica dei risultati della scienza del clima.
La biografia e il lavoro di Schneider possono essere letti sui molti siti in cui Steve viene commemorato (ad esempio su Realclimate c’è il bel ricordo [...]<script type="text/javascript">SHARETHIS.addEntry({ title: "In ricordo di Steve Schneider", url: "http://www.climalteranti.it/2010/07/22/in-ricordo-di-steve-schneider/" });</script>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="float: left; margin: 5px;" src="http://www.climalteranti.it/uploads/201007/10.jpg" alt="" width="214" height="208" />Il 19 luglio è scomparso Stephen Schneider, una persona che ha dato un contributo importantissimo allo studio dei cambiamenti climatici e alla divulgazione pubblica dei risultati della scienza del clima.<br />
La <a href="http://stephenschneider.stanford.edu/Biography/BioFrameset.html?http://stephenschneider.stanford.edu/Biography/Biography.html" target="_blank">biografia</a> e il lavoro di Schneider possono essere letti sui molti siti in cui Steve viene commemorato (ad esempio <a href="http://www.realclimate.org/index.php/archives/2010/07/a-eulogy-to-stephen-schneider/" target="_blank">su Realclimate c’è il bel ricordo di Ben Santer</a>).</p>
<p style="line-height: 100%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p>Personalmente, ho avuto modo di apprezzare un’altra delle qualità di Schneider, le grandi capacità di comunicatore, di brillante oratore; gli interventi di Schneider sono sempre apparsi precisi, molto preparati, in grado di riflettere la vastità delle sue conoscenze sul tema. Nei corridoi dell’ultima COP15 a Copenhagen era possibile incrociare Steve che con passo svelto si spostava da uno dei tanti appuntamenti a cui partecipava, e in cui portava lucidità ma anche tanta intelligenza, energia, combattività.<span id="more-263"></span></p>
<p>Steve Schneider è stato infatti molto impegnato nel contrastare la disinformazione sul tema climatico. Un’attività esemplare e di altissimo livello, condotta a partire dal <a href="http://stephenschneider.stanford.edu/" target="_blank">sul suo sito internet</a>, uno dei più ricchi e interessanti del web sul tema climate change. Alcune parti <a href="http://stephenschneider.stanford.edu/Climate/Climate_Science/Science.html#ClimateScience" target="_blank">della sezione Climate Science</a>, come “<a href="http://stephenschneider.stanford.edu/Mediarology/MediarologyFrameset.html" target="_blank">Mediarology</a>” e “<a href="http://stephenschneider.stanford.edu/Climate/Climate_Science/Contrarians.html#Contrarians" target="_blank">Contrarians</a>”, sono una miniera di informazioni e possono essere considerati veri e propri manuali su questi temi. Ma non vanno certo dimenticati i suoli libri (<a href="http://stephenschneider.stanford.edu/SAACS/saacs_book.htm" target="_blank">l’ultimo Science as a Contact Sport</a>) e una <a href="http://stephenschneider.stanford.edu/Publications/PubFrameset.html?http://stephenschneider.stanford.edu/Publications/Publications.html" target="_blank">impressionante produzione di pubblicazioni scientifiche</a>. Oltre al fatto che Schneider era Editor di <a href="http://www.springerlink.com/content/100247/" target="_blank">Climatic Change</a>, una delle più importanti riviste scientifiche del settore.</p>
<p style="line-height: 100%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://www.climalteranti.it/uploads/201007/11.jpg" alt="" width="328" height="270" />L’ultimo articolo a cui ha contribuito “<a href="http://www.pnas.org/content/early/2010/06/04/1003187107.abstract" target="_blank">Expert credibility in climate change</a>”, è stato pubblicato poche settimane fa sui Proceeding National Academy of Science - PNAS, e ha riguardato un’elaborazione statistica delle pubblicazioni scientifiche di vari studiosi che si occupano di cambiamenti climatici; da cui è emerso, cosa non particolarmente sorprendente, che quanti non sono convinti della responsabilità umana sui cambiamenti climatici hanno una produzione scientifica nettamente inferiore a quanti invece se ne dichiarano convinti.</p>
<p style="line-height: 150%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p>***</p>
<p style="line-height: 150%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p>Per questo sua attività di divulgatore e per i ruoli di primo piano coperti anche in ambito IPCC; Schneider è stato spesso criticato e <a href="http://climatechangepsychology.blogspot.com/2009/12/stephen-h-schneider-verbally-assaulted.html" target="_blank">attaccato direttamente</a>.<br />
In Italia si è molto diffusa una maldicenza secondo cui Schneider sarebbe stato negli anni ’70 molto preoccupato del raffreddamento globale, e che quindi non sarebbe credibile nel parlare dei pericoli del riscaldamento globale.<br />
Si tratta di una tesi infondata, pur se fatta circolare da molti, <a href="http://www-3.unipv.it/websiep/wp/130.pdf" target="_blank">fra cui il Prof. Emilio Gerelli</a>, e recentemente i <a href="http://www.ilfoglio.it/cambidistagione/207" target="_blank">blog Cambi di stagione</a> e <a href="http://www.climatemonitor.it/?p=11358" target="_blank">Climate Monitor</a>.<br />
La tesi che attribuisce a Schneider una passata predizione che il pianeta andasse verso un’era glaciale, si basa su una distorsione di un suo articolo <a href="http://www.sciencemag.org/cgi/reprint/173/3992/138" target="_blank">pubblicato su Science nel 1971</a>, in cui Schneider è il secondo autore (il primo autore, Rasool, è generalmente omesso perché meno famoso). Articolo tanto citato, ma poco letto. In realtà, leggendo l’articolo, la predizione di una futura era glaciale non c’è: ci sono alcune valutazioni sul raffreddamento del pianeta in corso (raffreddamento confermato anche dai dati oggi disponibili, e anzi utilizzato per indicare l’assenza di una causa umana nel riscaldamento del pianeta), ma niente che possa essere scambiato con previsioni di possibili raffreddamenti negli anni successivi. Il passo più citato di Rasool e Schneider è la parte <a href="http://pubs.giss.nasa.gov/abstracts/1971/Rasool_Schneider.html" target="_blank">finale dell’abstract</a> in cui gli autori scrivono che “<em>l’incremento di un fattore 4 nelle concentrazioni globali di aerosol potrebbe essere sufficiente a ridurre la temperatura superficiale di 3,5 °K. Se mantenuta per un periodo di molti anni, questa diminuzione delle temperature del pianeta è ritenuta sufficiente ad innescare un’era glaciale</em>”. Non si tratta di una previsione, ma di una ipotesi teorica a cui gli autori non assegnano alcuna probabilità; la conseguenza ipotizzata, ossia la possibilità di innesco di una glaciazione in seguito ad una diminuzione prolungata delle temperature del pianeta di 3,5 °C, è compatibile anche con le attuali conoscenze sulle dinamiche delle ere glaciali.</p>
<p style="line-height: 100%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p><a href="http://ams.confex.com/ams/pdfpapers/131047.pdf" target="_blank"><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://www.climalteranti.it/uploads/201007/12.jpg" alt="" width="461" height="293" /></a>Schneider ha più volte smentito di aver mai fatto predizioni preoccupanti sul raffreddamento globale (come dice ad esempio <a href="http://www.youtube.com/user/greenman3610" target="_blank">in questo video, minuto 4.10</a>), cosa del tutto plausibile viste le interviste che rilasciava e <a href="http://stephenschneider.stanford.edu/Publications/PDF_Papers/Schneider1977.pdf" target="_blank">gli articoli che scriveva negli stessi anni</a>.<br />
Ma la tesi che “gli esperti del clima negli anni ’70 predicavano una nuova glaciazione”, <a href="http://ams.confex.com/ams/pdfpapers/131047.pdf" target="_blank">pur se ampiamente confutata</a>, è troppo accattivante per essere abbandonata, da chi ha bisogno di sostenere una tesi precostituita.<br />
A noi non rimane che ricordare l’insegnamento di Schneider che concludeva il suo saggio “<a href="http://stephenschneider.stanford.edu/Mediarology/MediarologyFrameset.html" target="_blank">Mediarology</a>”</p>
<p>“<em>We live in complex and confusing times, and rationality (that is, knowing enough about what might happen and how likely it is, and being willing to change our current beliefs given challenging new evidence) is the only way to clearly define our values when it is time to make policy — and that is the job of all citizens, including journalists and scientists</em>”.</p>
<p>Nella seconda foto: Stephen Schneider al tavolo dei relatori in un side event alla COP15 di Copenhagen</p>
<p style="line-height: 200%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p>Testo di Stefano Caserini</p>
<p><a href="http://sharethis.com/item?&wp=2.5.1&amp;publisher=98de5fed-88fc-4607-8aca-8211aa9997dd&amp;title=In+ricordo+di+Steve+Schneider&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.climalteranti.it%2F2010%2F07%2F22%2Fin-ricordo-di-steve-schneider%2F">ShareThis</a></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il “gemello cattivo” del surriscaldamento globale</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2010/07/16/il-gemello-cattivo-del-surriscaldamento-globale/</link>
		<comments>http://www.climalteranti.it/2010/07/16/il-gemello-cattivo-del-surriscaldamento-globale/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 08:03:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Climalteranti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Acidificazione]]></category>

		<category><![CDATA[CO2]]></category>

		<category><![CDATA[Oceani]]></category>

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		<description><![CDATA[L’acidificazione degli oceani ha pesanti conseguenze sugli ecosistemi marini di tutto il pianeta. La causa di questo fenomeno è l’incremento delle concentrazioni di CO2 atmosferico. Ed è un impatto che ci sarebbe anche se il CO2 non surriscaldasse il pianeta.
.
A supporto della necessità di ridurre l’uso di combustibili fossili si citano spesso due argomenti molto [...]<script type="text/javascript">SHARETHIS.addEntry({ title: "Il “gemello cattivo” del surriscaldamento globale", url: "http://www.climalteranti.it/2010/07/16/il-gemello-cattivo-del-surriscaldamento-globale/" });</script>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’acidificazione degli oceani ha pesanti conseguenze sugli ecosistemi marini di tutto il pianeta. La causa di questo fenomeno è l’incremento delle concentrazioni di CO<sub>2</sub> atmosferico. Ed è un impatto che ci sarebbe anche se il CO<sub>2</sub> non surriscaldasse il pianeta.</em></p>
<p style="line-height: 150%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p>A supporto della necessità di ridurre l’uso di combustibili fossili si citano spesso due argomenti molto validi, il <a href="http://climate.nasa.gov/warmingworld/" target="_blank">surriscaldamento globale</a> e la <a href="http://www.aspoitalia.it/intro/intro.html" target="_blank">riduzione delle riserve dei combustibili fossili, petroliferi in particolare</a>.</p>
<p><a href="http://www.climalteranti.it/uploads/201007/06.jpg" target="_blank"><img class="alignleft" style="float: left; margin: 5px;" src="http://www.climalteranti.it/uploads/201007/06.jpg" alt="" width="339" height="247" /></a>Ce n’è un terzo, molto importante ma spesso dimenticato. Qualcuno lo chiama il “gemello cattivo” del surriscaldamento globale antropogenico: l’acidificazione delle acque marine conseguente alle emissioni di CO<sub>2</sub> nell’atmosfera.</p>
<p>Si tratta di un tipo di impatto che non è legato <a href="http://www.climalteranti.it/2010/02/24/il-clima-il-vento-dell%e2%80%99opinione-e-il-vento-della-storia/#more-236" target="_blank">all’effetto serra, ossia la cattura di energia solare da parte dei “gas-serra” presenti nell’atmosfera</a>: alla base dell’acidificazione dell’acqua dei mari vi è invece una reazione nota a chiunque abbia un po’ di dimestichezza con la chimica. Poi l’unico responsabile è il biossido di carbonio; gli altri gas-serra (tra cui ad esempio il metano) non c’entrano.<span id="more-262"></span></p>
<p style="line-height: 150%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p>Il fatto che i danni causati dall’acidificazione delle acque marine non siano legati direttamente al riscaldamento globale fa sì che non siano pertinenti le polemiche sul riscaldamento passato, attuale e futuro. Anche se la CO<sub>2</sub> non surriscaldasse pericolosamente il pianeta, avremmo comunque buoni motivi per ridurne le emissioni: preservare gli ecosistemi marini dai danni dell’acidificazione.</p>
<p>I mari subiscono danni di varia natura per diverse cause. In questo articolo abbiamo deciso di concentrare l’attenzione sull’acidificazione e sul suo peculiare meccanismo d’azione. Si noti che gli effetti nefasti dell’acidificazione si aggiungono agli altri e peggiorano una situazione già compromessa dall’aumento di temperatura.</p>
<p>Come il termine “effetto serra” è talvolta causa di equivoci, dato che il riscaldamento nelle serre comunemente usate in agricoltura funziona diversamente da quello dell’atmosfera, così il termine “acidificazione” non significa che l’acqua marina diventi acida (cioè che il suo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/PH" target="_blank">pH</a> diventi minore di 7); significa invece che il pH diminuisce (di qualche decimo come vedremo) rimanendo però superiore a 8 cioè in territorio basico o alcalino: piuttosto che “acidificazione” bisognerebbe quindi a stretto rigore usare il termine “de-alcalinizzazione”. Può sembrare una sottigliezza bizantina, tutto sommato marginale, ma è bene chiarire la questione subito a uso degli amanti dei peli nell’uovo.</p>
<p>Il motivo davvero importante per cui i due fenomeni sono “fratelli cattivi” è che entrambi causano danni potenzialmente devastanti all’ambiente in cui l’umanità vive.</p>
<p>Circa un terzo del CO<sub>2</sub> che noi umani emettiamo bruciando combustibili fossili, producendo cemento e deforestando viene assorbito dall’acqua dei mari dove si trasforma in acido carbonico secondo la reazione H<sub>2</sub>O + CO<sub>2</sub> → H<sub>2</sub>CO<sub>3</sub>. L’acido carbonico in acqua ha una concentrazione bassa e si dissocia rapidamente formando ioni bicarbonato e carbonato e liberando ioni H<sup>+</sup>. Più CO<sub>2</sub> viene immessa in atmosfera, più cresce la concentrazione di H<sup>+</sup> che si misura con la diminuzione del pH.</p>
<p>La diminuzione media globale del pH negli ultimi due secoli circa è stata stimata poco più di 0.1 che sulla scala logaritmica del pH corrisponde a un aumento di circa il 30% degli ioni H<sup>+</sup>. La figura precedente riassume le variazioni globali stimate di acidità superficiale delle acque marine nel periodo indicato.</p>
<p>Le acque più fredde assorbono più CO<sub>2</sub>, infatti i mari alle alte latitudini sono più colpiti dall’acidificazione. D’altra parte l’acqua riscaldandosi assorbe meno CO<sub>2</sub> (si pensi alle bevande gassate) e dunque si acidifica meno. Si potrebbe pensare che il surriscaldamento globale contrasti in questo modo l’acidificazione (una specie di feed-back negativo) ma si tratta di un effetto piccolo, quantitativamente marginale.</p>
<p>La maggior concentrazione di ioni H<sup>+</sup> può danneggiare in vari modi il <em>biota</em> marino. L’aspetto più studiato sino ad ora è la biocalcificazione, cioè la formazione del carbonato di calcio CaCO<sub>3</sub> (ad esempio aragonite o calcite) di cui sono costituiti i gusci e gli scheletri di molti organismi marini quali coralli, conchiglie e plankton. Se le acque sono più acide questi organismi non possono svilupparsi e proliferare adeguatamente con conseguenti gravi danni all’ecosistema.</p>
<p>Inoltre il degrado delle barriere coralline danneggia gli organismi che vi trovano rifugio e nutrimento, anche quelli che non soffrono direttamente per la maggiore acidità.</p>
<p>Per farsi un’idea dei danni che possono subire le barriere coralline, ecosistemi delicati e meravigliosamente complessi, si osservino le due fotografie seguenti che mostrano, rispettivamente, una zona di barriera corallina sana e una danneggiata dal fenomeno di sbiancamento, cioè la progressiva perdita delle microalghe che ricoprono i coralli e che ne sostengono la crescita. Lo sbiancamento dei coralli avviene per tanti fattori tra cui il più importante è la temperatura. L&#8217;acidificazione peggiora quindi una situazione compromessa in partenza dall&#8217;aumento di temperatura degli oceani.</p>
<p><!--[if gte mso 10]></p>
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<p><![endif]--><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Coral_bleaching" target="_blank"><img style="margin: 5px;" src="http://www.climalteranti.it/uploads/201007/07.jpg" alt="" width="310" height="222" /></a><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Coral_bleaching" target="_blank"><img style="margin: 5px;" src="http://www.climalteranti.it/uploads/201007/08.jpg" alt="" width="311" height="221" /></a></p>
<p>Si potrebbe obiettare che in fondo la bellezza delle barriere coralline non ha utilità pratica e la loro perdita sarà dopo tutto rimpianta solo dagli appassionati subacquei che possono permettersi costose vacanze nei mari tropicali. In realtà il fenomeno colpisce tutti i mari, non solo quelli tropicali. E gli organismi colpiti dall’acidificazione stanno proprio all’inizio della catena alimentare marina all’altra estremità della quale stiamo noi umani, non solo i modaioli mangiatori di <em>sushi</em> ma tutte le popolazioni che vivono di pesca e ne fanno la loro principale fonte di proteine. Ecco perché il termine “gemello cattivo” è ampiamente giustificato.</p>
<p>Ci sono poi altri effetti ancora non molto noti degli <a href="http://www.solas-int.org/resources/ESF__Impacts-OA.pdf" target="_blank">impatti dell’acidificazione</a>. Ad esempio, i pesci si orientano per mezzo di strutture calcaree situate nell’orecchio interno (gli otoliti), la cui formazione potrebbe essere danneggiata anche da piccole variazioni di pH. Altre specie marine si nutrono di pteropodi, piccoli molluschi con guscio aragonitico come i <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gymnosomata" target="_blank">sea angels</a> che si trovano soprattutto nelle acque antartiche, che hanno mostrato <a href="http://www.biogeosciences.net/6/1877/2009/bg-6-1877-2009.html" target="_blank">grande sensibilità a variazioni di pH</a>. Non sappiamo ancora quale possa essere l’influenza dell’acidificazione sull’intero ecosistema dell’oceano, ma le attuali evidenze sono preoccupanti.</p>
<p>È noto infine che il paleo-clima è stato ricostruito mediante l’analisi delle carote di ghiaccio che ha permesso di determinare l’andamento della concentrazione di CO<sub>2</sub> nell’atmosfera fino al lontano passato. Anche la variazione di pH delle acque superficiali è stata ricostruita con tecniche analoghe che includono l’analisi dei gusci di foraminiferi: pur con le ovvie cautele del caso il parallelismo messo in evidenza dal grafico seguente (notare la doppia scala, rossa e azzurra) è impressionante. Sono state individuate estinzioni di massa di alcuni organismi marini nei periodi di massima acidificazione.</p>
<p><a href="http://www.cell.com/trends/ecology-evolution/abstract/S0169-5347%2810%2900044-3" target="_blank"><img style="margin: 5px;" src="http://www.climalteranti.it/uploads/201007/09.jpg" alt="" width="650" height="175" /></a></p>
<p>In conclusione, vi è crescente evidenza scientifica anche su questo danno causato dal CO<sub>2</sub>.</p>
<p>Un elenco ricco e aggiornato di pubblicazioni scientifiche sul tema dell’acidificazione dei mari è disponibile all’indirizzo web: <a href="http://agwobserver.wordpress.com/2009/09/23/papers-on-ocean-acidification" target="_blank">http://agwobserver.wordpress.com/2009/09/23/papers-on-ocean-acidification</a></p>
<p>Di seguito alcuni riferimenti alla letteratura scientifica sull’argomento:</p>
<p><a href="http://www.ipsl.jussieu.fr/~jomce/acidification/paper/Orr_OnlineNature04095.pdf" target="_blank">Orr, J.C. et al. Anthropogenic ocean acidification over the twenty-first century and its impact on calcifying organisms. Nature (2005).</a></p>
<p><a href="http://arjournals.annualreviews.org/doi/abs/10.1146/annurev.marine.010908.163834?prevSearch=%255Bauthor%253A%2BDoney%255D&amp;searchHistoryKey=" target="_blank">Doney, S.C. et al. Ocean Acidification: The Other CO<sub>2</sub> Problem. Annu. Rev. Mar. Sci. (2009). </a></p>
<p><a href="http://www.mmjb.info/cgi/content/abstract/sci;323/5910/116" target="_blank">De’ath et al. Declining Coral Calcification on the Great Barrier Reef.  Science (2009).</a></p>
<p><a href="http://www.sciencemag.org/cgi/content/abstract/328/5985/1523" target="_blank">Hoegh-Guldberg, O. et al. The Impact of Climate Change on the World&#8217;s Marine Ecosystems. Science (2010).</a></p>
<p><a href="http://icesjms.oxfordjournals.org/cgi/content/abstract/65/3/414" target="_blank">Fabry, V. J. et al. Impacts of ocean acidification on marine fauna and ecosystem processes. ICES Journal of Marine Science (2008).</a></p>
<p><a href="http://www.cell.com/trends/ecology-evolution/abstract/S0169-5347%2810%2900044-3" target="_blank">Pelejero, C. et al. Paleo-perspectives on ocean acidification. Trends in Ecology &amp; Evolution (2010).</a></p>
<p><a href="http://www.tos.org/oceanography/issues/issue_archive/22_4.html" target="_blank">Rivista della Oceanography Society (TOS), dicembre 2009, “Special Issue on the Future of Ocean Biogeochemistry in a High-CO2 World”.</a></p>
<p>Ecco, infine, alcune risorse di più facile approccio, comunque serie e accurate.</p>
<p><a href="http://www.eur-oceans.eu/training_and_outreach/wp10/Documents/Videos/high/acidification_english.wmv" target="_blank">Video documentario di EUR-Oceans Consortium</a></p>
<p><a href="http://www.climateshifts.org" target="_blank">Climateshifts, un blog di esperti di clima e oceani</a></p>
<p><a href="http://www.us-ocb.org/index.html" target="_blank">Ocean Carbon &amp; Biogeochemistry (OCB)</a></p>
<p><a href="http://www.confmanager.com/main.cfm?cid=975&amp;nid=7388" target="_blank">La “Dichiarazione di Monaco”, 2nd Int.l Symposium on the Ocean in a High-CO<sub>2</sub> World, Monaco Oct. 6-9, 2008</a></p>
<p><a href="http://www.epoca-project.eu" target="_blank">European Project on Ocean Acidification</a></p>
<p><a href="http://www.globalcoral.org/index.html" target="_blank">Global Coral Reef Alliance (GCRA), un’associazione no profit che realizza interessanti progetti di ripristino</a></p>
<p style="line-height: 200%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p>Testo di Gianfranco Bernasconi, con contributi di Stefano Caserini, Claudio Cassardo e Marcello Vichi</p>
<p><a href="http://sharethis.com/item?&wp=2.5.1&amp;publisher=98de5fed-88fc-4607-8aca-8211aa9997dd&amp;title=Il+%E2%80%9Cgemello+cattivo%E2%80%9D+del+surriscaldamento+globale&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.climalteranti.it%2F2010%2F07%2F16%2Fil-gemello-cattivo-del-surriscaldamento-globale%2F">ShareThis</a></p>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>L&#8217;invenzione delle contrapposizioni scientifiche</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 09:35:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Climalteranti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>

		<category><![CDATA[Dibattito]]></category>

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		<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>

		<category><![CDATA[Panebianco]]></category>

		<category><![CDATA[Visconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Pur se non mancano punti da meglio chiarire sia sul tema dei cambiamenti climatici che sulla teoria dell’evoluzione, l’esistenza del disaccordo scientifico su questi temi è in larga parte il risultato di costruzione giornalistiche.
.
Nell’articolo del Prof. Panebianco di cui si è parlato nel post precedente c’è un altro aspetto trattato in modo insoddisfacente, la genericità [...]<script type="text/javascript">SHARETHIS.addEntry({ title: "L&#8217;invenzione delle contrapposizioni scientifiche", url: "http://www.climalteranti.it/2010/07/10/linvenzione-delle-contrapposizioni-scientifiche/" });</script>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pur se non mancano punti da meglio chiarire sia sul tema dei cambiamenti climatici che sulla teoria dell’evoluzione, l’esistenza del disaccordo scientifico su questi temi è in larga parte il risultato di costruzione giornalistiche.</em></p>
<p style="line-height: 150%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p><img class="alignleft" style="float: left; margin: 5px;" src="http://www.climalteranti.it/uploads/201007/01.jpg" alt="" width="325" height="433" />Nell’articolo del Prof. Panebianco di cui si è parlato nel <a href="http://www.climalteranti.it/2010/06/23/l-errore-esogeno-del-prof-panebianco/" target="_blank">post precedente</a> c’è un altro aspetto trattato in modo insoddisfacente, la genericità con cui viene descritta l’esistenza del disaccordo scientifico.<br />
Un primo aspetto che viene dimenticato, e sul tema dei cambiamenti climatici è una dimenticanza importante, è che l’esistenza di dati contraddittori e il disaccordo scientifico possono essere il risultato di una volontaria “creazione” dell’incertezza, al fine di prolungare il dibattito, impedendo decisioni indesiderate ad alcuni interessi particolari.<br />
Inoltre, le contraddittorietà e i contrasti esistenti, secondo Panebianco, sul clima e sulla teoria dell’evoluzione, sono in larga parte creati dai mezzi di comunicazione, in cui abbondano giornalisti, redattori ed opinionisti che per propria impostazione ideologica o per compiacere gli editori riescono a costruire controversie anche laddove non esistono.</p>
<p>C’è davvero oggi un disaccordo nell’attribuzione alle attività umane del riscaldamento degli ultimi decenni? Esiste davvero un contrasto sulle spiegazioni scientifiche dell’origine dell’uomo? Le “teorie alternative” sulle responsabilità del sole, o del creazionismo, sono davvero un punto di dibattito importante fra gli esperti del settore?<br />
Pur se ha suscitato clamore che il Vice Presidente del CNR <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/levoluzionismo-fantasie-il-creazionismo-antiscientifico-del-vicepresidente-del-cnr/" target="_blank">abbia messo in discussione la validità della teoria dell’evoluzione</a>, esiste una reale disputa scientifica sulla teoria dell’evoluzione? No di certo.<br />
Pur se periodicamente sono pubblicati articoli che propongono nuove teorie per spiegare i cambiamenti climatici attuali, hanno quel minimo di solidità per diventare argomento di dibattito fra gli esperti del settore? Sembra proprio <a href="http://tigger.uic.edu/~pdoran/012009_Doran_final.pdf" target="_blank">di no</a>.<br />
Questo non significa che, per i cambiamenti cimatici o la teoria dell’evoluzione, tutto sia già stato spiegato, o che ci sia l’unanimità ma piuttosto che il dibattito vero è altrove, su temi molto più complessi, meno “sexy”.<span id="more-261"></span></p>
<p style="line-height: 100%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p><strong>Il contesto</strong><br />
Un problema finale dello scritto di Panebianco non è ascrivibile all’autore, ma al contesto in cui si colloca: un giornale, il Corriere della Sera, che sembra avere come scelta redazionale quella di gettare fango sulla scienza del clima, con titoli e sottotitoli che ripropongono tesi fuorvianti, non provate o palesemente false.<br />
Il titolo “<em>Neo Dogmatici. Quando gli scienziati non ammettono errori</em>” non c’entra con lo scritto di Panebianco, che non lancia certo l’accusa agli studiosi di essere “Dogmatici” ma, come visto, propone il dogmatismo come uno dei possibili errori.<br />
Chi sono gli scienziati che “<em>non ammettono errori</em>”?  Quali sono gli errori non ammessi? Non se ne parla: i neo-dogmatici sono l’invenzione di qualche redattore pigro del Corriere, che probabilmente l’articolo non l’ha letto o non l’ha capito.<br />
Anche i vari titoli e occhielli sembrano messi a caso. Quali sono le “<em>previsioni sbagliate sui cambiamenti climatici ?</em>” Sembra davvero difficile pensare che sia ancora <a href="http://www.climalteranti.it/2010/04/29/ma-i-ghiacciai-dell-himalaya-continuano-a-ritirarsi/" target="_blank">l’errore presente a pagina 492 delle 3000 pagine del rapporto IPCC</a>, relativo alla proiezione della scomparsa dei ghiacci dell’Himalaya; un errore nel complesso chiaramente irrilevante, che solo con molta fantasia, e mancanza del senso della realtà delle cose, può essere paragonato all’incapacità di prevedere la grande crisi economica e finanziaria del 2009.<br />
In tutti i campi sono stati fatti errori, anche molto più importanti, ma la scelta dell’esempio dei cambiamenti climatici non è casuale, serve per mantenere la linea editoriale.</p>
<p>Oppure: “<em>Prima o poi nuove evidenze sperimentali fanno vacillare antiche conclusioni</em>”. Certo, a volte capita <img class="alignleft" style="float: left; margin: 5px;" src="http://www.climalteranti.it/uploads/201007/02.jpg" alt="" width="252" height="131" />(vedi l’antica conclusione che la Terra è piatta), a volte proprio no (vedi l’antica conclusione che la Terra gira intorno al sole). Non esistono conclusioni definitive ma, come ha scritto <a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/2006_5_art1.html" target="_blank">Isaac Asimov vent’anni fa</a>, non tutti gli errori sono uguali, a volte a vacillare sono solo alcuni piccoli dettagli delle precedenti conclusioni, che nel complesso vengono irrobustite dai nuovi dettagli.</p>
<p style="line-height: 150%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p>La teoria dell’evoluzione della specie proposta da Darwin non era sicuramente perfetta e non lo è neppure <img class="alignleft" style="float: left; margin: 5px;" src="http://www.climalteranti.it/uploads/201007/03.jpg" alt="" width="405" height="135" />oggi dopo tutti i naturali aggiustamenti. Ma non vacilla certo, tutt’altro.<br />
Anche sui cambiamenti climatici nessuna scoperta è definitiva; ma quanto è probabile che il cambiamento climatico possa essere spiegato da cause “celestiali”, da parte di chi ha già proposto tante altre spiegazioni che si sono rivelate fallaci ?</p>
<p style="line-height: 100%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p><strong>L’ultima invenzione </strong><br />
<img style="margin: 5px;" src="http://www.climalteranti.it/uploads/201007/04.jpg" alt="" width="656" height="70" /><br />
Un esempio di come il Corriere della Sera cerchi in tutti modi di costruire la “contrapposizione”, si può leggere fra le pieghe di un recente articolo “<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/giugno/15/Oceani_freddi_Medioevo_mori_caldo_co_9_100615033.shtml" target="_blank">Oceani freddi. E il Medioevo morì di caldo</a>”, in cui si dovrebbe raccontare di una recente pubblicazione di Burgman et al “<a href="http://www.agu.org/pubs/crossref/2010/2009GL042239.shtml" target="_blank">Role of tropical Pacific SSTs in global medieval hydroclimate: A modeling study</a>” in cui sono state fatte alcune correlazioni fra la temperatura dell’oceano e l’hydroclimate (le condizioni idrologiche climatiche, cioè la variabili idrologiche che determinano le siccità, nel caso di Burgman evaporazione, precipitazione e umidità del suolo) in un periodo medioevale, 1320-1462.<br />
Verso la fine dell’articolo compare la frase:<br />
“<em>La piccola glaciazione ha messo in risalto il caldo - spiega Guido Visconti dell&#8217; Università dell&#8217; Aquila - anche se l&#8217;Ipcc, il comitato del cambiamento climatico delle Nazioni Unite, sostiene che questa temperatura elevata nel Medioevo in realtà non ci sia mai stata</em>”<br />
Chi legge l’articolo ne deduce una presunta diatriba sulle temperature del medioevo (in cui, come recita il <img class="alignleft" style="float: left; margin: 5px;" src="http://www.climalteranti.it/uploads/201007/05.jpg" alt="" width="255" height="331" />titolo “Si moriva di caldo”), con la contrapposizione fra i risultati dell’ultima ricerca di Burgman e quelli dell’IPCC.<br />
Come noto, le affermazioni dell’IPCC sono ancorate, anche in modo pedante, alla letteratura scientifica. Per cui l’affermazione di Visconti può essere letta in due modi:<br />
a)    nella letteratura scientifica c’è la prova di quanto fossero elevate le temperature del medioevo, ma gli autori dei rapporti IPCC non hanno voluto considerare questi lavori;<br />
b)    nella letteratura scientifica e nei rapporti IPCC non c’è prova di quanto fossero elevate le temperature del medioevo, il lavoro di Burgman mostra invece quanto allora faceva caldo.<br />
Ci sono però due problemi.<br />
Il primo è che l’IPCC ha certo parlato delle temperature del medioevo (vedi <a href="http://www.ipcc.ch/publications_and_data/ar4/wg1/en/ch6s6-6.html" target="_blank">qui</a>); ben riassumendo una vicenda che, pur se per molti è diventata un’ossessione, si è chiusa da qualche anno con la conclusione che <a href="http://www.cmcc.it/ipcc-focal-point/documentazione/dlfe-166.pdf" target="_blank">“<em>Le temperature medie nell’emisfero Nord durante la seconda metà del XX secolo sono state molto probabilmente più alte di qualsiasi altro periodo di 50 anni negli ultimi 500 anni e probabilmente le più alte almeno negli ultimi 1300 anni</em>”</a>.<br />
Il problema vero è un altro: il lavoro di Burgman non parla affatto delle temperature del periodo caldo medioevale. Se si legge l’articolo si rileva che  il lavoro vuole sostanzialmente spiegare il ruolo del pacifico tropicale nel determinare le condizioni di siccità osservate nel Nord America da proxy paleoclimatici, in un periodo (140 anni) del Medioevo. Quindi spiegare come il periodo caldo medievale é ottenibile in seguito a variabilità climatica ed al persistere di certe condizioni.<br />
L’articolo non presenta alcun dato nuovo sulle temperature del medioevo, che sono oggetto di tanti lavori, fra cui questo <a href="http://www.mpimet.mpg.de/en/wissenschaft/interne-projekte/millennium.html" target="_blank">interessante progetto del Max Plank Institute</a>.<br />
La ciliegina sulla torta è che il lavoro di Burgman è centrato sull’utilizzo proprio di modelli climatici tanto vilipesi dallo stesso Visconti, come mostrato in un <a href="http://www.climalteranti.it/2010/03/27/clima-passato-e-futuro-seconda-parte-i-modelli-regionali-del-clima-e-i-dubbi-del-prof-visconti/" target="_blank">post precedente</a>.<br />
Insomma, si tratta di invenzioni giornalistiche, di quelle che contribuiscono alla disinformazione.</p>
<p style="line-height: 100%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p><strong>Conclusione</strong><br />
Leggendo questi titoli verrebbe da pensare che abbia ragione il Prof. Panebianco a ritenere inguaribili le semplificazioni e le distorsioni dei mezzi di comunicazione.<br />
Pensando alla gloriosa tradizione delle pagine culturali del Corriere della Sera, e al livello dell’informazione scientifica in altri paesi, è legittimo pensare che si potrebbe fare meglio. E che su un tema importante e complesso come quello dei cambiamenti cimatici, questo sia sempre più indispensabile.</p>
<p style="line-height: 200%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p>Testo di Stefano Caserini</p>
<p>Disegno di Aldo Barlassina</p>
<p><a href="http://sharethis.com/item?&wp=2.5.1&amp;publisher=98de5fed-88fc-4607-8aca-8211aa9997dd&amp;title=L%26%238217%3Binvenzione+delle+contrapposizioni+scientifiche&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.climalteranti.it%2F2010%2F07%2F10%2Flinvenzione-delle-contrapposizioni-scientifiche%2F">ShareThis</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Alla ricerca dell&#8217;energia nascosta</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 08:42:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Climalteranti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Climategate]]></category>

		<category><![CDATA[Riscaldamento]]></category>

		<category><![CDATA[Kyoto Fisso]]></category>

		<category><![CDATA[Pasini]]></category>

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		<description><![CDATA[Antonello Pasini ha scritto sul blog Il Kyoto fisso tre post di grande chiarezza e interesse.
Il tema è quello del bilancio energetico del pianeta Terra, un tema diventato oggetto di dibattito pubblico verso la fine del 2009, dopo che in una delle mail trafugate presso i server dell’Est Anglia uno dei più grandi esperti del [...]<script type="text/javascript">SHARETHIS.addEntry({ title: "Alla ricerca dell&#8217;energia nascosta", url: "http://www.climalteranti.it/2010/07/04/alla-ricerca-dellenergia-nascosta/" });</script>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Antonello Pasini ha scritto sul blog <a href="http://antonellopasini.nova100.ilsole24ore.com/" target="_blank">Il Kyoto fisso</a> tre post di grande chiarezza e interesse.<br />
Il tema è quello del bilancio energetico del pianeta Terra, un tema diventato oggetto di dibattito pubblico verso la fine del 2009, dopo che in una delle <a href="http://www.climalteranti.it/2009/11/27/dalle-email-rubate%E2%80%A6-tre-motivi-per-rimanere-di-buon-umore/" target="_blank">mail trafugate presso i server dell’Est Anglia</a> uno dei più grandi esperti del settore, Kevin Trenberth, aveva scritto «<em>Non possiamo spiegare l’assenza di riscaldamento in questo momento storico</em>».<br />
“<em>L’assenza di riscaldamento</em>” di cui si parlava nella mail era slang scientifico per indicare l’incapacità di descrivere la variabilità annuale del riscaldamento: il pianeta si scalda, ogni decennio è più caldo del precedente, ma come e perchè un anno o l’altro può essere più o meno caldo, non è ancora spiegato. Questa non è una novità, si sapeva da tempo, tanto che mentre scriveva quella frase lo scienziato allegava alla email <a href="http://dx.doi.org/10.1016/j.cosust.2009.06.001" target="_blank">l’ultimo suo articolo pubblicato su una rivista scientifica</a> per discutere il tema (e questo non è certo il modo migliore per nascondere un problema, o per truccare i dati).<br />
Un interesante problema scientifico venne montato ad arte per farlo sembrare una presunta prova della malafede degli scienziati e della macchinazione mondiale del riscaldamento globale, per la felicità di quanti erano e sono ancora convinti che il riscaldamento del pianeta non sia in corso o si sia interrotto tempo fa (l’ultimo esempio è <a href="http://www.ilfoglio.it/cambidistagione/466" target="_blank">qui</a>).<br />
Ne riparliamo perché la spiegazione di Antonello Pasini, divisa in tre parti, rimette le cose al loro posto e porta molti elementi di riflessione.<br />
Invitiamo a leggerla.</p>
<p style="line-height: 150%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p>Cambiamenti climatici: alla ricerca dell&#8217;energia nascosta</p>
<p><a href="http://antonellopasini.nova100.ilsole24ore.com/2010/06/cambiamenti-climatici-alla-ricerca-dellenergia-nascosta.html" target="_blank">Prima parte</a></p>
<p><a href="http://antonellopasini.nova100.ilsole24ore.com/2010/06/cambiamenti-climatici-alla-ricerca-dellenergia-nascosta-2.html" target="_blank">Seconda parte</a></p>
<p><a href="http://antonellopasini.nova100.ilsole24ore.com/2010/06/cambiamenti-climatici-alla-ricerca-dellenergia-nascosta-3.html#more" target="_blank">Terza parte</a></p>
<p style="line-height: 100%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p><a href="http://sharethis.com/item?&wp=2.5.1&amp;publisher=98de5fed-88fc-4607-8aca-8211aa9997dd&amp;title=Alla+ricerca+dell%26%238217%3Benergia+nascosta&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.climalteranti.it%2F2010%2F07%2F04%2Falla-ricerca-dellenergia-nascosta%2F">ShareThis</a></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;errore esogeno del Prof. Panebianco</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2010/06/23/l-errore-esogeno-del-prof-panebianco/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 15:05:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Climalteranti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Climategate]]></category>

		<category><![CDATA[Giornali]]></category>

		<category><![CDATA[Incertezza]]></category>

		<category><![CDATA[Informazione]]></category>

		<category><![CDATA[Opinionisti]]></category>

		<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>

		<category><![CDATA[CRU]]></category>

		<category><![CDATA[Panebianco]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Prof. Angelo Panebianco in un articolo sul Corriere della Sera discute di scienza, politica, comunicazione e opinione pubblica; nonostante molti passaggi interessanti, l’articolo è un’altra dimostrazione del ritardo della cultura italiana nel capire, o anche solo nell’informarsi adeguatamente, sul tema dei cambiamenti climatici.
.
L’articolo “Neo Dogmatici. Quando gli scienziati non ammettono errori” del Prof.  [...]<script type="text/javascript">SHARETHIS.addEntry({ title: "L&#8217;errore esogeno del Prof. Panebianco", url: "http://www.climalteranti.it/2010/06/23/l-errore-esogeno-del-prof-panebianco/" });</script>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Prof. Angelo Panebianco in un articolo sul Corriere della Sera discute di scienza, politica, comunicazione e opinione pubblica; nonostante molti passaggi interessanti, l’articolo è un’altra dimostrazione del ritardo della cultura italiana nel capire, o anche solo nell’informarsi adeguatamente, sul tema dei cambiamenti climatici.</em></p>
<p style="line-height: 100%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p><img class="alignleft" style="float: left; margin: 5px;" src="http://www.climalteranti.it/uploads/201006/09.jpg" alt="" width="299" height="260" />L’articolo “<a href="http://www.corriere.it/cultura/10_giugno_07/panebianco-neo-dogmatici_d79a5306-7209-11df-9357-00144f02aabe.shtml" target="_blank">Neo Dogmatici. Quando gli scienziati non ammettono errori</a>” del Prof.  <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Angelo_Panebianco" target="_blank">Angelo Panebianco</a>, pubblicato dal Corriere della Sera del 7 giugno 2010, è sicuramente interessante e contiene numerosi passaggi del tutto condivisibili sul difficile rapporto fra scienza, opinione pubblica e decisori politici, nonché del ruolo ambiguo dei mezzi di informazione.<br />
Panebianco va al cuore del problema sin dalle prime righe, ponendosi l‘obiettivo di dare un’interpretazione alla natura delle controversie scientifiche nel campo delle scienze fisiche e biologiche, e cita come esempi i casi dei “<em>conflitti che si sono accesi intorno alla questione dei cambiamenti climatici</em>”, le “<em>dispute  intorno alla teoria darwiniana</em>” e il “<em>recente clamore sulla cellula artificiale</em>”.</p>
<p>L’autore definisce tre tipologie di critiche rivolte alla scienza: le critiche tradizionaliste (l’incomprensione della natura della scienza, dei caratteri che le sono propri), le critiche populiste (la scienza come attività elitaria) e le critiche legate agli errori commessi degli scienziati.<span id="more-258"></span></p>
<p style="line-height: 100%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p><strong>Gli errori endogeni ed esogeni</strong></p>
<p>Gli errori degli scienziati, che danno origine al terzo tipo di critiche sono, secondo Panebianco,  classificabili in due casi.<br />
<img class="alignleft" style="float: left; margin: 5px;" src="http://www.climalteranti.it/uploads/201006/10.jpg" alt="" width="210" height="191" />Il primo è quello dell’errore endogeno, un errore intrinseco all’attività scientifica, legato alla “<em>debolezze umane degli scienziati</em>” che si intestardiscono su loro convinzioni e rinunciano allo scetticismo che dovrebbe caratterizzare il loro agire (“<em>il carattere antidogmatico è la vera virtù della scienza</em>”), a favore di un irrigidimento dogmatico. Si tratta, come ben scrive Panebianco, di un tipo di errore che  è rimediabile dalla stessa comunità scientifica, che possiede gli anticorpi per neutralizzare questi errori.<br />
Pur se, come ricorda Panebianco, “<em>gli scienziati mainstream hanno ragione a difendersi dagli eccentrici, dai non ortodossi (i ciarlatani, scopritori dell’elisir di lunga vita, vivacchiano da sempre ai margini delle comunità scientifiche)</em>”, gli stessi scienziati sbagliano se (per pigrizia intellettuale o per il timore di vedere indebolito il contesto in cui operano) si rifiutano di prendere sul serio tesi nuove o eretiche. Panebianco ha fiducia nel processo scientifico, che ritiene in grado sul lungo periodo di abbattere le barriere del dogmatismo: “<em>nelle questioni di scienza, il tempo è galantuomo</em>”.</p>
<p>Il secondo tipo di errore, chiamato “esogeno”, riguarda il rapporto fra gli scienziati e il mondo dei non scienziati e dei mezzi di comunicazione, intermediari del rapporto fra la scienza e la società.<br />
Panebianco presenta i problemi derivanti dalla richiesta di brutale semplificazione che arriva dai mezzi di comunicazione, la richiesta di “<em>divulgare certezze (anche quando non ci sono)</em>”, il fatto che queste richieste esterne alla scienza riguardano spesso argomenti che dividono politicamente le società (“<em>il tema dei cambiamenti climatici è un perfetto esempio</em>”) e che l’intervento richiesto agli scienziati “<em>non è mai neutro rispetto agli interessi e alle ideologie che competono per la supremazia politica</em>”.</p>
<p style="line-height: 100%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p><strong>Soluzioni troppo semplici</strong></p>
<p>Se l’analisi è chiara e condivisibile, la soluzione che propone Panebianco per questo tipo di errore è molto semplice, quasi banale: da un lato che “<em>gli scienziati dovrebbero avere una chiara percezione del terreno minato in cui si muovono</em>”, dall’altra che dovrebbero “<em>imporre a se stessi massima cautela</em>”. Sembra troppo facile: è difficile credere che il problema possa essere risolto con così poco sforzo, con la cautela che chiunque ha avuto a che fare con i mezzi di informazione impara.</p>
<p>Dalla richiesta di massima cautela, il finale dell’articolo arriva ad un vero e proprio inno all’incertezza, all’impossibilità di pronunciarsi per un scienziato saggio:<br />
<em>(gli scienziati)&#8230; in generale, devono essere sempre consapevoli delle drammatiche semplificazioni inerenti alla comunicazione. Non possono impedirle. Ma possono almeno imporre a se stessi massima cautela. Ricordo (è un episodio della fine degli anni Ottanta) un servizio televisivo sul caso delle mucillagini che avevano appena invaso l’Adriatico. Molti ricercatori intervistati spararono, con eccessiva sicurezza, varie spiegazioni del fenomeno. Uno soltanto, con disappunto dell’intervistatore, rispose: «Non so, è un fenomeno complesso, devo studiarlo ». Pensai: forse è proprio lui lo scienziato degno di maggior fiducia.<br />
</em>La conseguenza che il finale dell’articolo lascia intuire è che anche su altri temi (ad esempio sul riscaldamento globale) siano meritevoli di fiducia quanti dicono <em>«Non so, è un fenomeno complesso, devo studiarlo».</em></p>
<p>Si tratta di una conclusione non adatta a molte discipline scientifiche, come quelle che studiano i fenomeni di inquinamento, per le quali è necessario che la comunità degli studiosi sia in grado di rappresentare l’incertezza, di comunicarla ai decisori politici che devono spesso decidere in condizioni di incertezza. È un problema basilare delle politiche ambientali il decidere sapendo che le conoscenze non sono complete. Perché durante l’attesa che gli studi siano completati (se mai potranno esserlo, in alcuni campi…) , la situazione potrebbe aggravarsi; perché anche non decidere è una decisione che ha conseguenze.</p>
<p>La  valutazione e la comunicazione dell’incertezza in modo consistente e omogeneo è di grande importanza per le questioni più complesse; a questo scopo diverse istituzioni scientifiche e governative hanno sviluppato apposite procedure e <a href="http://www.ipcc.ch/pdf/supporting-material/uncertainty-guidance-note.pdf" target="_blank">linee guida per definire e comunicare correttamente le incertezze connesse alle loro valutazioni</a>. La gestione dell’incertezza prevede la caratterizzazione degli elementi affetti da incertezza (dati, modelli, parametri, giudizi di esperti, impostazione metodologica), la tipologia dell’incertezza (statistica, di scenario, dovuta alla variabilità, epistemica), e le scale di valori, o i conflitti di interesse, che possono alterare la valutazione.<br />
La definizione di un quadro congruente sulle conoscenze disponibili, sulle incertezze residue è un elemento di grande importanza del processo decisionale, <a href="http://www.beijer.kva.se/PDF/19394001_Disc173.pdf" target="_blank">che deve bilanciare in modo adeguato i rischi derivanti dall’incertezza e dall’incompletezza delle conoscenze con i pericoli dell’inazione</a>.</p>
<p style="line-height: 100%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p><strong>L’errore esogeno</strong></p>
<p>Panebianco è molto duro e senza speranza sui problemi della comunicazione scientifica dei mass media (“<em>C’è poco da fare contro i processi semplificanti e deformanti delle tesi scientifiche che si manifestano in sede di comunicazione</em>”), ma di fatto non sembra tenerne conto, come mostra lo scivolone in cui incorre, laddove scrive: “<em>Lasciando da parte i casi di patente malafede (ad esempio, le accertate falsificazioni dei dati da parte di alcuni ricercatori che si occupavano di cambiamenti climatici)…</em>”.<br />
<img class="alignleft" style="float: left; margin: 5px;" src="http://www.climalteranti.it/uploads/201006/11.jpg" alt="" width="371" height="99" />Su cosa avrà basato Panebianco questa affermazione così netta e pesante sul lavoro di alcuni scienziati? Contattato via email, il Prof. Panebianco ha indicato genericamente alcuni articoli usciti sui quotidiani relativi <a href="http://www.realclimate.org/index.php/archives/2009/11/the-cru-hack/" target="_blank">alla vicenda delle email rubate dai server del CRU</a>, sostenendo di aver letto le email imputate ma senza dare indicazioni su quali siano i passaggi in cui desumere prove di “<em>patente malafede</em>”.</p>
<p>Pur se su alcuni aspetti del presunto “Climategate” è necessario riflettere per migliorare ancora di più la credibilità della scienza del clima, non sono emerse prove di dati falsificati, non ci sono dati cancellati o pubblicazioni ritirate in seguito a quanto emerso nelle mail. È una vicenda complessa e ancora non chiusa, ma <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Climatic_Research_Unit_email_controversy" target="_blank">dalle sintesi oggi disponibili</a> è evidente che gli aspetti più importanti non sono relativi a presunti “trucchi” ai dati; come mostrato <a href="http://www.climalteranti.it/2010/04/22/perche-si-e-sgonfiato-il-climategate-1-il-trucco-che-non-c-era/" target="_blank">in un precedente post</a>, non sono avvenute secondo tutte le inchieste approfondite che hanno finora indagato la vicenda.</p>
<p>A parlare di “<em>falsificazioni accertate</em>” e a dare alla vicenda rilevanza come archetipo di truffa e falsificazione <a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_novembre_22/clima-scandalo-messaggi-rubati_db5eb85a-d746-11de-a7cd-00144f02aabc.shtml" target="_blank"><img class="alignleft" style="float: left; margin: 5px;" src="http://www.climalteranti.it/uploads/201006/12.jpg" alt="" width="287" height="107" /></a>sono stati <a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_novembre_22/clima-scandalo-messaggi-rubati_db5eb85a-d746-11de-a7cd-00144f02aabc.shtml" target="_blank">i resoconti parziali e confusi dei quotidiani</a>, che ben si inquadrano in quei “<em>processi semplificanti e deformanti</em>” descritti dall’autore poche righe prima.<br />
Nel dare un giudizio così duro e sicuro sugli studiosi del clima Panebianco è incorso nell’errore da cui voleva mettere in guardia gli scienziati: la mancanza di cautela, non tenere conto di essere in un terreno minato. È proprio l’ “errore esogeno” che aveva così bene descritto.</p>
<p style="line-height: 200%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p>Testo di Stefano Caserini</p>
<p><a href="http://sharethis.com/item?&wp=2.5.1&amp;publisher=98de5fed-88fc-4607-8aca-8211aa9997dd&amp;title=L%26%238217%3Berrore+esogeno+del+Prof.+Panebianco&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.climalteranti.it%2F2010%2F06%2F23%2Fl-errore-esogeno-del-prof-panebianco%2F">ShareThis</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Chiuso il capitolo Copenhagen. Ora si guarda a Cancun</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2010/06/16/chiuso-il-capitolo-copenhagen-ora-si-guarda-a-cancun/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 19:27:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Climalteranti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[COP]]></category>

		<category><![CDATA[LULUCF]]></category>

		<category><![CDATA[Negoziazioni]]></category>

		<category><![CDATA[ONU]]></category>

		<category><![CDATA[UNFCCC]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono voluti sei mesi per riuscire ad ammettere il fallimento della Conferenza di Copenhagen e per decidere di voltare pagina in direzione di un nuovo accordo sul clima. Alla fine però al Climate Talks di Bonn (31 maggio-11 giugno), primo vero incontro negoziale dell’UNFCCC dopo la COP15 di dicembre, sono stati tutti d’accordo a [...]<script type="text/javascript">SHARETHIS.addEntry({ title: "Chiuso il capitolo Copenhagen. Ora si guarda a Cancun", url: "http://www.climalteranti.it/2010/06/16/chiuso-il-capitolo-copenhagen-ora-si-guarda-a-cancun/" });</script>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono voluti sei mesi per riuscire ad ammettere il fallimento della <a href="http://unfccc.int/meetings/cop_15/items/5257.php" target="_blank">Conferenza di Copenhagen</a> e per decidere di voltare pagina in direzione di un nuovo accordo sul clima. Alla fine però al <a href="http://unfccc.int/2860.php" target="_blank">Climate Talks di Bonn</a> (31 maggio-11 giugno), primo vero <a href="http://unfccc.int/essential_background/convention/items/2627.php" target="_blank">incontro negoziale dell’UNFCCC</a> dopo la COP15 di dicembre, sono stati tutti d’accordo a riconoscere che le modalità con cui è stata gestita la Conferenza e sviluppato l’<a href="http://maindb.unfccc.int/library/view_pdf.pl?url=http://unfccc.int/resource/docs/2009/cop15/eng/11a01.pdf" target="_blank">Accordo di Copenhagen</a> hanno messo in crisi il processo multilaterale e fatto vacillare il clima di fiducia tra i paesi che partecipano al processo dell’UNFCCC.</p>
<p><img style="margin: 5px;" src="http://www.climalteranti.it/uploads/201006/05.jpg" alt="" width="654" height="204" /></p>
<p>L’ammissione è arrivata anche dal cinese Qingtai Yu, il rappresentante della delegazione più attiva nella creazione del percorso parallelo che ha portato pochi capi di stato e di governo a sviluppare autonomamente un documento per poi cercare di imporlo alla plenaria.<br />
Chiuso il capitolo Copenhagen, bisogna adesso rimboccarsi le maniche per la costruzione di un nuovo accordo che si spera possa arrivare già a Cancun,nel prossimo dicembre, o piu’probabilmente in Sudafrica nel 2011.<span id="more-257"></span></p>
<p>Raccogliendo le opinioni dei negoziatori a Bonn si ha l’impressione che si sia cambiato marcia, con un approccio costruttivo ed aperto all’ascolto reciproco che sembrava impensabile anche solo fino allo scorso aprile, quando ci si è riuniti <a href="http://unfccc.int/meetings/intersessional/bonn_10/items/5533.php" target="_blank">per definire l’agenda</a><a href="http://unfccc.int/meetings/intersessional/bonn_10/items/5533.php" target="_blank"> di lavoro per il 2010</a>.<br />
Probabilmente ciò è legato anche la consapevolezza dell’immensa delusione a livello mondiale per l’esito della Conferenza di Copenhagen, con un’opinione pubblica in cui ormai crescono i dubbi sul significato di un processo che si dimostra incapace a produrre risultati all’altezza della sfida in gioco.</p>
<p>E forse c’è stato bisogno del fallimento di dicembre per sperare in un prossimo successo, visto che, come sostiene il rappresentante delle Isole Salomon Collin Beck, “a volte c’è bisogno di attraversare una crisi profonda per comprendere appieno i propri errori”.</p>
<p><img class="alignleft" style="float: left; margin: 5px;" src="http://www.climalteranti.it/uploads/201006/06.jpg" alt="" width="211" height="146" />La cosa certa è che il tema del cambiamento climatico rimarrà in futuro al centro dell’agenda dei governi di tutto il mondo, vista la decisione di avere anche a Cancun un altro “high level”, in cui parteciperanno i capi di stato e di governo.<br />
Sul versante del Protocollo di Kyoto  (che scadra’nel 2012) <a href="http://unfccc.int/kyoto_protocol/items/4577.php" target="_blank">si è deciso</a> di realizzare un workshop nel prossimo incontro di agosto a Bonn, per discutere delle metodologie con cui dovrebbero essere calcolati i possibili impegni di riduzione per i paesi ricchi. Uno degli aspetti piu’discusssi a Bonn e’ legato alla complessa e controversa contabilizzazione degli assorbimenti e delle emissioni di CO2 da parte delle foreste in questi paesi  (il cosiddetto ”LULUCF”), la cui risoluzione e’ ritenuta un prerequisito per la negoziazione dei futuri impegni di riduzione.</p>
<p><img class="alignleft" style="float: left; margin: 5px;" src="http://www.climalteranti.it/uploads/201006/07.jpg" alt="" width="208" height="158" />Dato il forte impatto che le regole LULUCF possono avere sul bilancio di gas serra di alcuni paesi ricchi, finche’ tali regole non saranno chiare gli impegni di riduzione di questi paesi resteranno altrettanto vaghi.  Su questo argomento, l’incontro di Bonn ha fatto registrate una crescente attenzione da parte dei paesi sviluppati, che legittimamente hanno chiesto maggiore trasparenza nel LULUCF e regole che siano comparabili  a quelle che, parallelamente, si stanno discutendo per il REDD (il meccanismo di incentivi per stimolare la riduzione della deforestazione nei paesi in via di sviluppo).  Le foreste hanno occupato largo spazio anche fuori dalle stanze negoziali, con le associazioni ambientaliste <a href="http://news.bbc.co.uk/1/hi/science_and_environment/10286334.stm" target="_blank">che accusavano i paesi ricchi di voler nascondere un aumento delle emissioni</a>.</p>
<p style="line-height: 150%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p><img class="alignleft" style="float: left; margin: 5px;" src="http://www.climalteranti.it/uploads/201006/08.jpg" alt="" width="353" height="240" />Secondo <a href="http://unfccc.int/2860.php" target="_blank">Yvo de Boer</a>, Segretario esecutivo uscente a fine giugno dell’UNFCCC, Bonn registra anche l’apertura di nuovo fronte di discussione relativo all’agricoltura, destinata ad avere maggiore centralità in futuro.<br />
L’avanzamento più importante si è probabilmente avuto nel fronte del LCA (Long term Cooperative Action under the UNFCCC), gruppo che raccoglie anche i paesi non aderenti al protocollo di Kyoto e quindi anche gli USA.</p>
<p>Il Chair ha proposto <a href="http://unfccc.int/files/meetings/ad_hoc_working_groups/lca/application/pdf/awg-lca_advance_draft_of_a_revised_text.pdf" target="_blank">un nuovo documento di sole 21 pagine</a>, denominato “Non paper” a partire da quanto predisposto prima dell’incontro danese e di alcuni elementi centrali dell’Accordo di Copenhagen. Molti paesi in via di sviluppo hanno evidenziato nel corso della plenaria il loro malcontento per alcuni passaggi specifici di questo documento e alla fine si è condiviso di chiederne una revisione da discutere nel prossimo incontro di agosto.</p>
<p>Nel complesso, si sono registrati passi avanti su diversi aspetti tecnici del negoziato, la cui risoluzione e’un aspetto necessario, ma non sufficiente, per il raggiungimento di un accordo. Quello che ancora manca e’una forte volonta politica’, da parte di tutti, per superare le divisioni e le oggettive difficolta’ legate ad una negoziazione cosi’complessa.  Restano ancora da chiarire alcune domande di fondo, relative tra l’altro all’obbligatorieta’ o meno dei futuri impegni, alla loro ripartizione tra le maggiori economie, al crescente ma ancora incerto ruolo dei forum esterni  al lento processo negoziale dell’ONU.</p>
<p>La strada per un futuro accordo sul clima resta quindi ancora in salita, ma almeno adesso sembra esserci un atteggiamento piu’consapevole e costruttivo e, probabilmente, una maggiore volontà di volerla percorrere.</p>
<p style="line-height: 100%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p><em>PS</em><br />
Un dettagliato resoconto dell’incontro di Bonn si può trovare <a href="http://www.iisd.ca/download/pdf/enb12472e.pdf" target="_blank">qui</a><br />
Le registrazioni video si possono vedere da <a href="http://unfccc2.meta-fusion.com/kongresse/SB32/templ/ovw_onDemand.php?id_kongressmain=116" target="_blank">qui</a><br />
Molte delle presentazioni dei side event si possono scaricare da <a href="http://regserver.unfccc.int/seors/reports/events_list.html?session_id=SB32" target="_blank">qui</a></p>
<p style="line-height: 200%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p>Testo di Daniele Pernigotti e Giacomo Grassi</p>
<p><a href="http://sharethis.com/item?&wp=2.5.1&amp;publisher=98de5fed-88fc-4607-8aca-8211aa9997dd&amp;title=Chiuso+il+capitolo+Copenhagen.+Ora+si+guarda+a+Cancun&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.climalteranti.it%2F2010%2F06%2F16%2Fchiuso-il-capitolo-copenhagen-ora-si-guarda-a-cancun%2F">ShareThis</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Che vi prende, gente?</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2010/06/11/che-vi-prende-gente/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 20:47:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Climalteranti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Dibattito]]></category>

		<category><![CDATA[Sondaggi]]></category>

		<category><![CDATA[Umorismo]]></category>

		<category><![CDATA[Maher]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo la traduzione di un testo di Bill Maher pubblicato sul blog del Huffington Post
Un modo irriverente per presentare un tema serio di cui si è già parlato, la presunta esistenza di due tesi contrapposte sul riscaldamento globale, e i sondaggi che segnalano molte persone non convinte dell’esistenza del riscaldamento globale (in realtà la fondatezza [...]<script type="text/javascript">SHARETHIS.addEntry({ title: "Che vi prende, gente?", url: "http://www.climalteranti.it/2010/06/11/che-vi-prende-gente/" });</script>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblichiamo la traduzione di un testo di <a href="http://www.huffingtonpost.com/bill-maher" target="_blank">Bill Maher</a> pubblicato <a href="http://www.huffingtonpost.com/bill-maher/new-rule-al-gore-must-com_b_601381.html" target="_blank">sul blog del Huffington Post</a><br />
Un modo irriverente per presentare un tema serio di cui si è già parlato, la presunta esistenza di due tesi contrapposte sul riscaldamento globale, e i sondaggi che segnalano molte persone non convinte dell’esistenza del riscaldamento globale (in realtà la fondatezza di molti sondaggi è discutibile, come è spiegato in <a href="http://www.nytimes.com/2010/06/09/opinion/09krosnick.html" target="_blank">questo articolo</a>).</em></p>
<p style="line-height: 150%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p><strong>Nuova regola: Al Gore deve fare il sequel del suo film sul cambiamento climatico e intitolarlo “Una verità sconveniente 2: che c****  vi prende, gente?” </strong></p>
<p>Una manciata di sondaggi deprimenti rivelano che un sacco di gente comincia a credere che il riscaldamento globale è una truffa – e questa volta non siamo soltanto noi. Sono sempre accusato di odiare l’America e di darle della stupida, quindi questa sera prendo il tempo di odiare l’Inghilterra e di darle della stupida. Perché adesso gli inglesi non credono al riscaldamento globale neanche loro. Li pensavo più intelligenti, nel paese di Newton e di Darwin. E li lasciamo costruire le nostre piattaforme petrolifere esplosive!<br />
<img class="alignleft" style="float: left; margin: 5px;" src="http://www.climalteranti.it/uploads/201006/04.jpg" alt="" width="329" height="246" />I motivi per cui la gente non crede al riscaldamento globale fanno ancora più paura. Uno dei principali, stando ai sondaggi, è che l’inverno è stato molto freddo e nevoso. Come dire che il sole non c’è perché ieri sera è venuto buio. O che la mia macchina non c’è perché non trovo più le chiavi. Il problema è la nostra smania di voler sempre mettere sullo stesso piano i due lati della questione, tanto più se un lato ha molti soldi. Significa che dobbiamo sempre far finta che le verità siano due, e che il lato che non sa niente abbia qualcosa da dire. Da questo lato del dibattito: tutti gli scienziati del mondo; dall’altro il signor Testadirapa.<span id="more-256"></span></p>
<p style="line-height: 150%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p>Qui il dibattito non c’è, soltanto scienziati contro non scienziati, e siccome si parla di scienza i non scienziati non possono votare. Non possiamo decidere tutto con sondaggi di massa. Il fatto che la maggioranza della gente creda a una cosa non la rende vera. E’ una fallacia detta argomentum ad numeram, l’idea che una cosa è vera perché sono più numerosi quelli che ci credono. Come in: mangiate merda che 20 trilioni di mosche non possono sbagliare.<br />
O prendiamo un recente titolo di giornale  “gli annunciatori del bollettino meteo in TV  sono divisi sul riscaldamento globale”. Chi se ne frega! La mia annunciatrice è un tipa con grosse tette che prima recitava in una soap opera di Telemundo. Media, per favore, potete smetterla di schierare gli ignoranti contro gli esperti e di chiamarlo “dibattito”? L’altro giorno ho visto un professore dell’Union of Concerned Scientists confrontare un illustre esperto di Tea Party la cui brillante analisi, uscita sulla prestigiosa rivista Ricerca in Arrampicate sugli Specchi, è che le scienze del clima non vanno insegnate a scuola perché i ragazzi si spaventano. E così deve essere. Spero che se la facciano addosso.</p>
<p>L’ultimo decennio e anno e mese sono tutti i più caldi mai registrati. E poi ci sono gli oceani uccisi, le alluvioni, gli uragani categoria 5, le ondate di calore, gli incendi di foreste e l’acqua che scarseggia. Quisquiglie del genere, eppure c’è chi nega e dice che è solo una teoria. Come quella della gravità. Per fare progressi, ci sono cose che non vanno rimesse in discussione, così si può passare alla successiva. L’evoluzione è rimasta in discussione finché non è prevalso il consenso degli scienziati.</p>
<p>Quando avevo sei anni, era in discussione come nascono i bambini. C’erano teorie contrapposte e nessun consenso: per alcuni li portava la cicogna, per altri si compravano in ospedale, secondo i ragazzini cattolici li portava lo Spirito santo, e uno diceva che le donne avevano davanti una specie di patta, la chiamava così, nella quale gli uomini mettevano il pene. Quella sembrava la teoria meno probabile. Eppure a 11 anni, anche se nessuno aveva mai visto la patta, era prevalsa la teoria del pene e della vagina, era finita la discussione.</p>
<p>Un cambiamento climatico devastante sta avvenendo in tutto il mondo, che telefoniate per partecipare al sondaggio oppure no. La pioggia non si vota. Quello che è reale è reale e, piaccia o meno, nessuno può cambiare la natura della realtà.  A meno di non fumarsi qualcosa.</p>
<p style="line-height: 200%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p>Testo di Bill Maher. Traduzione di Sylvie Coyaud (grazie !)</p>
<p><a href="http://sharethis.com/item?&wp=2.5.1&amp;publisher=98de5fed-88fc-4607-8aca-8211aa9997dd&amp;title=Che+vi+prende%2C+gente%3F&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.climalteranti.it%2F2010%2F06%2F11%2Fche-vi-prende-gente%2F">ShareThis</a></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Temperatura e CO2 nel passato</title>
		<link>http://www.climalteranti.it/2010/06/06/temperatura-e-co2-nel-passato/</link>
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		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 08:04:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Climalteranti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[CO2]]></category>

		<category><![CDATA[Temperature]]></category>

		<category><![CDATA[Etkin]]></category>

		<category><![CDATA[Hansen]]></category>

		<category><![CDATA[Masson-Delmotte]]></category>

		<category><![CDATA[Vostok]]></category>

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		<description><![CDATA[L’analisi dei dati della paleoclimatologia fornisce molte importanti informazioni sui meccanismi di funzionamento del nostro clima. Una ulteriore conferma arriva da alcuni recenti e interessanti articoli scientifici.
.
Uno dei grafici più famosi per i &#8220;climatologi amatoriali&#8221; come me è quello delle ricostruzioni della temperatura in Antartide e della concentrazione di CO2 degli ultimi 420 mila anni [...]<script type="text/javascript">SHARETHIS.addEntry({ title: "Temperatura e CO2 nel passato", url: "http://www.climalteranti.it/2010/06/06/temperatura-e-co2-nel-passato/" });</script>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’analisi dei dati della paleoclimatologia fornisce molte importanti informazioni sui meccanismi di funzionamento del nostro clima. Una ulteriore conferma arriva da alcuni recenti e interessanti articoli scientifici.</em></p>
<p style="line-height: 150%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p>Uno dei grafici più famosi per i &#8220;climatologi amatoriali&#8221; come me è quello delle ricostruzioni della temperatura in Antartide e della concentrazione di CO<sub>2</sub> degli ultimi 420 mila anni <a href="http://rubyelephant.files.wordpress.com/2007/12/vostok-ice-core.jpg" target="_blank">dalla carota di ghiaccio di Vostok</a>. Mostra come queste due quantità siano variate in sincronia e come il nostro clima abbia &#8220;oscillato&#8221; fra due limiti relativamente ben definiti.<br />
Si può pensare di guardare un po’ meglio a questa correlazione. Prendiamo i <a href="http://www.ncdc.noaa.gov/paleo/icecore/antarctica/domec/domec_epica_data.html" target="_blank">dati della carota di ghiaccio di Dome C</a> che copre un intervallo di 800 mila anni e facciamo il grafico della temperatura in funzione della concentrazione di CO<sub>2</sub> (figura 1).</p>
<p align="center"><img src="http://www.climalteranti.it/uploads/201006/01.jpg" alt="" /></p>
<p align="center"><em>Fig. 1: Temperatura e concentrazione di CO<sub>2</sub> dai dati di Dome C (punti) e la retta di best fit (rosso). Per rendere le due serie coerenti in tempo ho interpolato i dati con una spline e ridotti ad uno passo comune di mille anni.</em></p>
<p style="line-height: 100%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p>Questo grafico mostra come il nostro sistema climatico si comporta naturalmente. La retta è il fit dei dati e in qualche modo rappresenta la correlazione fra le due quantità. Qualunque sia il processo che abbia innescato queste variazioni, possiamo dire che il sistema climatico si porta nel suo stato di quasi-equilibrio con intervalli di valori approssimativamente definiti di temperatura e concentrazione di CO<sub>2</sub>.<span id="more-255"></span></p>
<p>Questo concetto è  reso esplicito in <a href="http://dx.doi.org/10.1007/s10584-010-9821-x" target="_blank">un recente articolo di Bernard Etkin</a> dove viene fatta un&#8217;analisi dello <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Spazio_delle_fasi" target="_blank">spazio delle fasi</a> dei dati delle carote di ghiaccio e misure strumentali recenti (Mauna loa per la CO<sub>2</sub> e Vostok per la temperatura). Nel grafico mostrato in figura 2, i punti, cioè le coppie (T,CO<sub>2</sub>), sono connesse con delle linee che mostrano la sequenza temporale dei vari stati.</p>
<p align="center"><img src="http://www.climalteranti.it/uploads/201006/02.jpg" alt="" /></p>
<p align="center"><em>Fig. 2: grafico dello spazio delle fasi dei dati dalle carote di Vostok e Law Dome e le misure dirette di Mauna Loa. (<a href="http://dx.doi.org/10.1007/s10584-010-9821-x" target="_blank">da Etkin 2010</a>).</em></p>
<p style="line-height: 100%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p>Come ci si aspetta, il sistema si comporta in modo essenzialmente caotico anche se, come sappiamo, è forzato dalle variazioni orbitali. Ciò nonostante, T e la concentrazione di CO<sub>2</sub> risultano correlate. Etkin riporta un coefficiente di correlazione di 0.86, escludendo i dati del periodo più recente di Law Dome e Mauna Loa. Anche se la correlazione non rappresenta di certo una relazione di causalità, l&#8217;ellisse verde rappresenta  il dominio all&#8217;interno del quale il sistema climatico si è mosso naturalmente per 420 mila anni, cioè gli stati del sistema durante la sua evoluzione naturale forzata dalle variazioni orbitali.</p>
<p>Nel grafico viene pure mostrato che a partire da un paio di secoli fa il sistema è stato improvvisamente spinto fuori da questo dominio per spostarsi in una regione completamente diversa. La pendenza è ora radicalmente cambiata, quasi orizzontale, in un intervallo di tempo in cui i parametri orbitali possono essere considerati costanti; questo porta a pensare che gli agenti che governano il clima sono diversi da qualunque altra cosa vista nelle ultime centinaia di migliaia di anni.</p>
<p>Anche se dall&#8217;analisi appena fatta sopra siamo stati in grado di trarre alcune conclusioni generali qualitative, in senso stretto la correlazione della temperatura andrebbe cercata con i cosiddetti <em>forcing</em>, o forzanti. L&#8217;eccesso di energia intrappolata da un aumento della concentrazione di CO<sub>2</sub> o di qualunque altro gas serra, chiamata appunto forcing, viene calcolato tramite i cosiddetti <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Atmospheric_radiative_transfer_codes" target="_blank"><em>radiative transfer codes</em></a>, complessi programmi che considerano in dettaglio l’interazione della radiazione elettromagnetica con l’atmosfera alle varie quote. Fortunatamente, nell’intervallo di concentrazioni di interesse, il calcolo completo può essere approssimato dalla semplice relazione F=c*ln(C/Co), dove c è una costante uguale a 5.35 W/m2, C e Co sono la concentrazione di CO<sub>2</sub> attuale e quella di un livello di riferimento arbitrario. In questo modo, l&#8217;asse con la concentrazione di CO<sub>2</sub> nel grafico può essere convertita facilmente in <em>forcing</em>.</p>
<p><a href="http://dx.doi.org/10.1016/j.quascirev.2009.09.030" target="_blank">Valérie Masson-Delmotte et al.</a> hanno fatto qualcosa di simile (e molto altro!). Da un&#8217;analisi accurata dei dati di EPICA Dome C (sempre in Antartide), nella loro figura 5b (figura 3 qui), mostrano un grafico simile ai due precedenti. La differenza è che la temperatura è mostrata non in funzione della concentrazione di CO<sub>2</sub> ma della somma dei <em>forcing</em> radiativi legati alle concentrazioni di CO<sub>2</sub> e CH4, entrambi derivati dalle carote di ghiaccio.</p>
<p>Il fit lineare ha una pendenza di 3.9 °C per W/m2, che rappresenta una sorta di sensitività climatica antartica definita come l=DT/F, cioè l&#8217;aumento di temperatura locale per ogni W/m2 di aumento del <em>forcing</em>. Da notare che questo valore non è direttamente confrontabile con la sensitività climatica globale, notoriamente inferiore a quella antartica, e che il forcing dovuto a CO<sub>2</sub> e CH4 è solo una parte del totale.</p>
<p align="center"><img src="http://www.climalteranti.it/uploads/201006/03.jpg" alt="" /></p>
<p align="center"><em>Figura 3: Dati da EPICA Dome C (punti) con il relativo fit lineare e quadratico. (<a href="http://dx.doi.org/10.1016/j.quascirev.2009.09.030" target="_blank">Da Masson-Delmotte et al. 2010</a>).</em></p>
<p style="line-height: 100%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p>Gli autori hanno anche aggiunto un fit quadratico, che porta ad un miglioramento del fit statisticamente significativo. La pendenza della curva rappresenta la sensitività climatica locale e sarebbe quindi non più costante ma variabile fra i periodi glaciali e interglaciali. In particolare, durante i periodi più caldi è più elevata del valore medio. In altre parole, l&#8217;aumento di temperatura in Antartide prodotto da uno stesso <em>forcing</em> è maggiore quando il sistema si trova in una fase più calda. Da notare che <a href="http://pubs.giss.nasa.gov/docs/2008/2008_Hansen_etal.pdf" target="_blank">Jim Hansen</a> trova una sensitività climatica globale maggiore nei periodi caldi attribuita a <em>feedback</em> molto lenti.</p>
<p style="line-height: 100%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p>In conclusione si può affermare che i dati paleoclimatologici ci forniscono molte importanti informazioni sui meccanismi di funzionamento del nostro clima. In particolare ci mostrano come siamo già largamente al di fuori dell&#8217;intervallo di variabilità naturale visto durante l&#8217;ultimo mezzo milione e più di anni  e stiamo proseguendo oltre. Con i soli dati paleoclimatici qui dobbiamo fermarci nell’analisi. In questa nuova regione dello spazio delle fasi, e vista anche la possibile non linearità della risposta climatica, il passato da solo non puo’ darci informazioni precise su cosa ci aspetta. Ma le novità lungo questa strada potrebbero non essere belle come ci piacerebbe.</p>
<p style="line-height: 200%; margin-top: 6; margin-bottom: 6"><span style="color: #ffffff;"><em>.</em></span></p>
<p>Testo di Riccardo Reitano, con contributi di Marcello Vichi, Paolo Gabrielli e Antonio Zecca</p>
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