Notizie e approfondimenti sul clima che cambiaPosts RSS Comments RSS

8 giugno 2018

Dieci anni climalteranti

Categorie: Protocollo di Kyoto  -  Postato da: 

Festeggiamenti ufficiali il 15 giugno presso il Caffè delle Arti di Lodi.

 

Dieci anni fa, il 9 giugno 2008, veniva pubblicato il primo post di Climalteranti, intitolato “L’ennesima bufala sul raffreddamento globale”. Ne sono seguiti tanti altri, circa 450, che hanno toccato quasi tutti i temi della scienza del clima, come si può leggere nell’imponente elenco di tutti i post pubblicati. Pur se la definizione delle categorie nei primi anni non è stata fatta in modo rigoroso, il grafico qui sotto mostra come le principali fra le 180 categorie utilizzate sono state “Temperature” (65 post), “Negoziazioni” (49) e “Errori” (43); 37 categorie sono state usate per più di 10 post. Sono state pubblicate 44 traduzioni dei più interessanti post di Realclimate e una decina di altri post ritenuti di grande interesse anche per l’Italia. Gli autori dei post sono stati circa 80, il 90% dei post è stato scritto dalla quarantina di membri del Comitato Scientifico che si sono succeduti negli anni. Continua a leggere…


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25 maggio 2018

L’altra metà del lavoro da fare

Categorie: Protocollo di Kyoto  -  Postato da: 

Si è svolta a Göteborg la prima conferenza internazionale sulle tecnologie per emissioni negative di CO2, un tema sempre più di interesse in campo scientifico e tecnologico

 

Come abbiamo già scritto in passato, l’Accordo di Parigi ha definito obiettivi di contenimento delle temperature globali molto ambiziosi,
che per essere rispettati richiedono di limitare drasticamente la quantità di gas serra che saranno emessi in atmosfera nei prossimi decenni. Non è possibile definire questo limite con un numero preciso, per due motivi: il primo è che l’obiettivo sulle temperature non è preciso “…mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto di 2 °C rispetto ai livelli pre-industriali, e perseguire sforzi volti a limitare l’aumento di temperatura a 1,5 °C” (Art.3 AdP); il secondo è che l’incertezza presente nel legame fra le emissioni di gas serra e l’aumento delle temperature globali porta gli scienziati a definire intervalli di emissioni legati a gradi di probabilità di rispettare l’obiettivo.

Numerosi gruppi di ricerca negli ultimi anni hanno valutato quanto una rapidissima decarbonizzazione (ridurre a zero le emissioni) del sistema energetico mondiale, unita all’azzeramento della deforestazione, possa permettere di rispettare gli obiettivi dell’Accordo (si veda qui e qui o qui), e la conclusione è chiara: non sarà sufficiente ridurre a zero le emissioni. Anche negli scenari di decarbonizzazione più ottimistici sarà comunque necessario rimuovere dall’atmosfera molta CO2, il principale dei gas serra (e soprattutto quello con i maggiori tempi di permanenza naturali nell’atmosfera), ovvero generare “emissioni negative”.

L’entità della rimozione di CO2 necessaria dipende dalla velocità con cui si riuscirà ad azzerare le emissioni: più rapida sarà la decarbonizzazione, minori le emissioni negative necessarie; più si aspetta a ridurre le emissioni, maggiore sarà la quantità di CO2 da rimuovere. Continua a leggere…


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2 maggio 2018

Tre tesi infondate del prof. Alimonti

Categorie: Attribuzione, Disinformazione, Errori, Modelli Climatici  -  Postato da: 

Spesso riceviamo email che ci chiedono di commentare affermazioni “sospette” sul tema dei cambiamenti climatici. Il più delle volte rispondiamo che si tratta di argomenti che abbiamo già spiegato, e quindi non è utile ribadirli in un altro post. Questa volta facciamo un’eccezione.

 

Caro Comitato scientifico di Climalteranti,
in data 24 marzo 2018 ho partecipato ad un convegno sul cambiamento climatico presso l’Associazione Culturale “Il dito nell’occhio” di Milano. Il protagonista dell’incontro è stato il prof. Gianluca Alimonti che ha presentato una serie di sue analisi su temperature, modelli climatici, eventi estremi e altre questioni.
Alcune affermazioni mi hanno lasciata perplessa soprattutto per la poca risonanza con quanto sentito negli anni sugli stessi temi, quindi vorrei porvi alcune domande per avere un vostro commento su quanto mostrato durante il convegno.
Un primo punto importante riguarda l’aumento delle temperature e quanto questo sia riconducibile all’azione antropica. In pratica il professor Alimonti, mettendo insieme quanto sottolineato dall’IPCC nel documento AR5 SPM (2013) – “È estremamente probabile che l’influenza umana sia stata la causa dominante del riscaldamento osservato sin dalla metà del XX secolo” – e i valori del grafico qui a fianco, giunge alla conclusione che non ci sia nessuna certezza che l’aumento della temperatura dell’atmosfera tra il 1850 e il 1950 sia dovuto all’azione antropica. Visto questo punto il professore conclude dicendo che “Una percentuale significativa, attorno al 50%, del riscaldamento del XX secolo sembra derivare principalmente da processi naturali”. Mi chiedevo quindi: qual è la vostra opinione sul punto in questione? E soprattutto, con un aumento delle emissioni che non tenesse conto degli impegni presi a livello internazionale per limitare l’aumento delle temperature, è vero che “Se la temperatura continuasse a salire come si è osservato dalla seconda metà del XX secolo ad oggi, molto probabilmente entro la fine di questo secolo rispetteremmo l’accordo di Parigi anche in uno scenario Business As Usual (BAU)”? Continua a leggere…


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22 aprile 2018

Prove più salde di una Circolazione nord-atlantica più debole

Categorie: Impatti, Oceani, Traduzioni  -  Postato da: 

Pubblichiamo la traduzione di un post su RealClimate di Stefan Rahmstorf, oceanografo del Potsdam Institute for Climate Impact Research, che riassume le recenti pubblicazioni che portano evidenze più robuste di una più debole Circolazione atlantica con inversione meridionale. 

 

Con due studi su Nature, l’indebolimento del Sistema della Corrente del Golfo è tornato nei titoli delle notizie scientifiche. Erano uscite pubblicazioni interessanti anche prima, per cui è proprio ora di fare il punto della situazione.
Iniziamo da Nature dell’11 aprile, che oltre ai due nuovi studi (a uno dei quali ho partecipato) comprende un commento nella sezione News&Views. Tutto ruota attorno alla domanda “Il Sistema della Corrente del Golfo sta già rallentando?”.
I modelli climatici indicano che questa sarà una delle conseguenze del riscaldamento globale, insieme ad altri problemi quali l’innalzamento del livello del mare, l’aumento delle ondate di calore, dei periodi di siccità e di eventi di precipitazione estremi; ma questo rallentamento è già in corso? La risposta è tutt’altro che scontata.
La Circolazione atlantica con inversione meridionale (Atlantic Meridional Overturning Circulation, AMOC in inglese, vedi la nota 1 in fondo), detto anche Sistema della Corrente del Golfo, è un enorme sistema tridimensionale di flussi attraverso l’intero oceano Atlantico che varia secondo diverse scale temporali, ragione per cui non basta affatto immergere un misuratore di corrente nell’acqua in uno o due punti. Continua a leggere…


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10 aprile 2018

Cambiamento climatico e rischio in montagna – 2: valanghe di neve: eventi recenti e scenari futuri

Categorie: Ghiacci, Impatti, Neve  -  Postato da: 

In un post precedente avevamo mostrato i potenziali effetti dei cambiamenti climatici sui rischi in montagna, con particolare attenzione alle valanghe di neve, potenzialmente più intense e distruttive. Gli eventi dei due ultimi inverni hanno tragicamente confermato tale tendenza, primo fra tutti l’evento di Rigopiano.

 

Le vittime di incidenti di valanga negli ultimi 30 anni (1986-2017) sono circa 20 in media l’anno, con una punta massima di 49 persone nell’inverno 2017. Dopo una relativa diminuzione negli anni ’90 e fino al 2000 circa, verosimilmente legata alle diminuite precipitazioni invernali e primaverili, si osserva un valore nuovamente crescente, con una evidente impennata a partire del 2013. L’inverno 2018 vede almeno 18 vittime. Gli incidenti crescono negli anni più nevosi e va rilevato che in fase di soccorso post slavina, i soccorritori stessi siano in pericolo. Benché l’incremento di incidenti possa presentare diverse concause, quali l’accresciuto numero di frequentatori della montagna (scialpinisti ecc.) o l’impreparazione degli stessi, i fattori climatici (intense precipitazioni nivali su brevi periodi, tipicamente 2-3 giorni, rialzi improvvisi di temperatura all’inizio della primavera) giocano di sicuro un ruolo rilevante (Lazar e Williams, 2008; Addimando, 2011). Continua a leggere…


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1 aprile 2018

Strumenti creativi per parlare ai ragazzi del clima che cambia

Categorie: Didattica  -  Postato da: 

Come portare il tema dei cambiamenti climatici e della sostenibilità ambientale tra i banchi di scuola? Per vincere questa sfida Istituto Oikos, in collaborazione con altre 12 ONG europee, ha realizzato S.A.M.E. World, un progetto educativo europeo che si pone l’obiettivo di incoraggiare una riflessione critica sull’attuale modello di sviluppo e sulle conseguenze dei nostri stili di vita.

Il progetto è partito da un assunto: i programmi scolastici dovrebbero favorire la capacità degli studenti di osservare e interpretare i processi globali per comprenderne l’evoluzione e la portata, ma soprattutto evidenziarne l’interconnessione.

Conoscere le dinamiche globali che stanno alla base della povertà, dell’ingiustizia sociale e delle migrazioni, che rendono ognuno di noi responsabile davanti alle sfide sociali, ambientali e culturali del nostro tempo, può permetterci di trovare soluzioni comuni e tornare a immaginare e costruire una società più equa. Crediamo profondamente che non sia possibile risolvere queste sfide a meno che non si parta dall’educazione e dalla scuola.

A tale scopo Same World ha realizzato numerosi materiali didattici e iniziative di sensibilizzazione per aumentare la consapevolezza di insegnanti e studenti sul tema della giustizia ambientale e le connessioni con i cambiamenti climatici e la migrazione ambientale. Numerose sono le attività e le risorse pedagogiche gratuite che forniscono ai docenti gli strumenti utili per affrontare questi argomenti in classe. Continua a leggere…


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18 marzo 2018

I cambiamenti climatici nelle elezioni politiche 2018

Categorie: Elezioni, Politica  -  Postato da: 

Anche se poco se ne è parlato nei dibattiti, il tema del cambiamento climatico è ben presente nei programmi elettorali. E l’iniziativa La Scienza al Voto è riuscita nell’obiettivo far sottoscrivere un impegno serio a quasi tutte le forze politiche.


Ora che è trascorso un po’ di tempo dalle elezioni, e quindi è minore il pericolo che affrontare questo tema possa essere visto come viziato da intendi propagandistici, può essere utile cercare di capire quanto il tema dei cambiamenti climatici è stato presente nelle elezioni del 2018.
La questione è ampia e complessa, quindi questo post vuole solo fornire alcune informazioni di base e spunti di riflessione, senza pretesa di fornire un’analisi esaustiva.

***

Come primo punto, si può dire che in queste elezioni il tema è stato più presente che nelle passate elezioni. Poco se ne è parlato nei dibatti elettorali, ma è stato presente in quasi tutti i programmi dei partiti politici. Se si leggono i programmi (Centrosinistra, Centrodestra, Movimento 5 Stelle, Liberi e Uguali, o di altre liste raccolti da La Scienza al voto di cui si dirà più avanti) si trovano impegni, toni e sfumature molto diversi, come previsto. Ed è ovvio anche che un impegno su un programma elettorale non implichi necessariamente di per sé l’attuazione dell’impegno stesso, sia perché il programma potrebbe essere una declamazione strumentale non sorretta da un reale interesse, sia perché le debolezze complessive della proposta politica potrebbero minare l’effettiva realizzabilità del programma stesso (e.g. ma mancanza di una chiara spiegazione di come trovare le necessarie coperture finanziarie). Ma questa non è una novità; il punto importante è che chi da anni è abituato a dare un’occhiata alla presenza di questi temi nei programmi quest’anno ha trovato di più. Continua a leggere…


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5 marzo 2018

I limiti fisici alla crescita economica

Categorie: Libri, Recensione  -  Postato da: 

Pubblichiamo la presentazione del libro “Physical limits to economic growth”, appena pubblicato per le edizioni Routledge, curato da Roberto Burlando e Angelo Tartaglia.

E’ recentemente stato pubblicato il libro Physical limits to economic growth, apparso nella collana Routledge Studies in Ecological Economics. L’opera ha tratto occasione dal convegno Science and the Future che si svolse, presso il Politecnico di Torino, nell’ottobre 2013. Il tema è pienamente espresso dal titolo e l’intento è quello, insieme, di presentare lo stato dell’arte su una serie di problematiche rilevanti e di offrire approfondimenti originali su vari aspetti della sostenibilità o insostenibilità del sistema socio-economico globale contemporaneo.

Un impegno, assunto e perseguito nel convegno del 2013 e continuato in questo testo, era ed è quello di intavolare un dibattito scientifico tra ambiti culturali differenti: scienze della natura da un lato e scienze economico-sociali dall’altro. Come è ovvio e ben noto i linguaggi sono diversi ma la pesante oggettività dei fatti impone o imporrebbe uno sforzo congiunto per analizzare con disincanto e senza barriere artificialmente costruite la fenomenologia evolutiva delle società umane nel contesto ambientale del nostro pianeta, e, possibilmente, suggerire modalità razionali e praticabili per gestire trasformazioni la cui rapidità sta ripercuotendosi negativamente e pesantemente, e ancor più rischia di farlo nel futuro, sull’umanità nel suo insieme. Continua a leggere…


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22 febbraio 2018

Arriverà del freddo (d’inverno succede), mentre il riscaldamento globale continua

Categorie: Meteorologia, Modelli Climatici, Previsioni, Riscaldamento Globale  -  Postato da: 

L’ondata di freddo prevista per la prossima settimana è ormai notizia diffusa su tutti i media; aldilà dei dettagli, ancora suscettibili di cambiamenti, si tratta di un caso meteorologico interessante perché mostra un orizzonte di prevedibilità molto esteso, cosa relativamente rara e più che altro osservabile nelle grandi onde di calore estivo.
Contrariamente a quanto scrivono in queste ore le due principali testate giornalistiche italiane (vedi qui e qui) nei prossimi giorni tuttavia non arriverà il “Burian” in Italia (da non confondersi comunque con “buriana”, con un significato diverso e spesso metaforico). Primo perché si scrive Buran, secondo perché il Buran è un vento delle steppe siberiane, interessa solo l’Asia e in Europa non soffia: in Italia il vento da nordest si chiama grecale, come da rosa dei venti, oppure bora, nel caso in cui entri sull’Adriatico dalle cosiddette “porte della bora” (le “strettoie” di uscita dell’altopiano a nordest dell’Adriatico). Continua a leggere…


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15 febbraio 2018

FLICC! Cinque caratteristiche di tutti i negazionismi

Categorie: Comunicazione, Disinformazione, Negazionismo  -  Postato da: 

Due studiosi americani, i fratelli Mark and Chris Hoofnagle, hanno stilato un elenco di cinque caratteristiche condivise da tutti i negazionismi: Falsi esperti, Logica fallace , pretese Impossibili, Cherry picking, Complottismo. Queste tattiche sono già state discusse su Climalteranti nel contesto del corso online sul negazionismo climatico “Denial 101x”, dove sono riassunte dall’acronimo FLICC (vedi immagine).

 

 Fonte immagine

 

I “negazionismi” non sono tutti uguali. Ci sono molte differenze tra un negazionista climatico, uno dell’Olocausto e uno dell’utilità dei vaccini. Queste cinque caratteristiche, sono però condivise da un ampio spettro di negazionisti, e forniscono una chiave di lettura comune per opinioni negazioniste su molte questioni diverse. La base di ogni negazionismo sta nell’usare argomentazioni fuorvianti per convincere gli altri che un fatto storicamente o scientificamente accertato sia in realtà falso o discutibile.

Nella mia tesi di laurea sulla disinformazione nel campo dei cambiamenti climatici ho cercato di applicare le cinque caratteristiche a questo specifico negazionismo. Conoscerle può aiutarci a riconoscere notizie false e fuorvianti. Continua a leggere…


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4 febbraio 2018

Filosofia dei cambiamenti climatici

Categorie: Libri, Recensione  -  Postato da: 

Cambiamenti climatici. Che ci azzecca la filosofia? In quanto orizzonte globale dell’umanità all’alba, invero ormai inoltrata, del XXI secolo, il global warming e le possibili o probabili catastrofi che esso prospetta non possono non essere oggetto della riflessione filosofica. A tale riguardo è però necessario fare un chiarimento preliminare, per così dire ex negativo: non può essere ufficio di una Filosofia dei cambiamenti climatici verificare e ancora meno stabilire quanto corrette siano le modellizzazioni e simulazioni elaborate dai climatologi. Di rilievo filosofico è per contro che i grandi sconvolgimenti della biosfera cui oggi assistiamo debbono considerarsi come disastri tecno-naturali, ossia come il risultato di complesse azioni e retroazioni fra l’umano e il non umano. A prescindere dalla veridicità o attendibilità delle previsioni fatte in sede climatologica, i guasti all’ambiente hanno oggi raggiunto dimensioni planetarie tali da mettere comunque in pericolo l’esistenza della civiltà così come oggi la conosciamo.
Nel mio saggio Catastrofi e cambiamenti climatici. Sette riflessioni su pensiero e rappresentazioni del disastro tecno-naturale
, pubblicato da Mimesis l’anno scorso, affronto temi fra loro diversi: dalla possibilità di narrare la catastrofe alla forza o debolezza persuasiva dei dati e modelli scientifici che la descrivono; dalla critica degli usi del mondo ai futuri immaginati e immaginabili; dallo spirito della complessità alla retorica della responsabilità nei confronti delle generazioni future. Il tratto comune delle riflessioni proposte è la consapevolezza che i disastri già avvenuti, in corso e annunciati scuotono fino alle fondamenta l’edificio del pensiero che la cultura non solo filosofica è andata costruendo nei secoli.
L’articolo qui di seguito presentato illustra alcuni sviluppi della riflessione avviata nel libro, come pure alcune piste per future indagini. Trattasi di un testo piuttosto lungo, invero poco confacente al format “blog”– ma il pensiero filosofico ha le sue esigenze, fra cui quella di potersi distendere.
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23 gennaio 2018

Se il negazionista neppure s’impegna più

Categorie: Mitomania, Negazionisti, Temperature, Uragani  -  Postato da: 

Il freddo dell’inverno nell’emisfero nord del nostro pianeta ha portato, oltre alla neve, il ghiaccio, i raffreddori e le influenze, il solito tweet di Donald Trump, malauguratamente diventato Presidente degli Stati Uniti: “La costa est degli Stati Uniti è investita da un’ondata di gelo e per la vigilia di Capodanno sono attese temperature polari. Potremmo usare un po’ di quel buon vecchio riscaldamento globale per proteggerci dal quale il nostro Paese, e non altri, sta pagando migliaia di miliardi di dollari. Copritevi bene!

Quest’ennesima idiozia del magnate newyorkese è stata accolta da numerosi articoli, sul web e sui giornali, che hanno spiegato per l’ennesima volta l’errore basilare di Trump, la confusione fra il meteo di una zona molto piccola del pianeta e il clima globale. Interessanti anche i numerosi tweet che hanno scherzato sul tema, ad esempio “Trump twitta come un bambino che odia l’ora di scienze”, “perché c’è la fame nel mondo se io sto mangiando un BigMac?”, “perché fa freddo se il sole è caldo?”, “questa è la cosa più stupida che hai twittato nel 2017, e questo non è poco…”.

Su Il Giornale del 30 dicembre è invece andato in onda il solito distacco dalla realtà, il solito trash intellettuale e morale, ma in modo un po’ diverso dal solito. Continua a leggere…


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3 gennaio 2018

2017: il riscaldamento prosegue senza sosta

Categorie: Record, Statistiche, Temperature  -  Postato da: 

La rituale disamina della stima delle temperature medie globali dell’anno appena terminato mediante l’analisi dei dati grezzi e grigliati NCEP/NCAR mostra come il 2017 non abbia battuto il record stabilito un anno fa dal 2016, ma ci sia andato comunque molto vicino. Infatti, nella classifica degli anni più caldi, il 2017 si colloca al secondo posto, sopra il 2015, e il valore di anomalia , +0,51 °C rispetto al periodo 1981-2010, supera ancora +1°C rispetto all’inizio del secolo. Le considerazioni finali purtroppo confermano quanto già affermato negli anni precedenti.

Da tre anni questo articolo, che ormai tradizionalmente prepariamo commentando l’anno appena trascorso sulla base delle temperature del database NCEP/NCAR, iniziava sottolineando come l’anno appena passato fosse risultato “il più caldo dall’inizio delle misure”, battendo il record di temperatura media globale dell’anno precedente (vedi qui, qui e qui). E, diciamolo, cominciava ormai a diventare un fatto noioso e scontato.

Salutiamo, quindi, come una novità il fatto che il 2017 non abbia battuto per la quarta volta consecutiva il record dell’anomalia di temperatura media globale! Ma non c’è da esultare troppo, tuttavia. Perché, nella speciale classifica degli anni più caldi (tabella 1), il 2017 si piazza al… secondo posto! E considerando che la prima metà dell’anno ha visto un indice ENSO sostanzialmente neutrale o debolmente positivo (fase El Niño), e la seconda metà dell’anno un valore nettamente negativo (fase La Niña), come evidenziato dettagliatamente in questa disamina (ma si vedano anche i nostri articoli al riguardo, qui e qui), questa volta non si può dare la colpa a questa teleconnessione tra oceano e atmosfera. Continua a leggere…


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10 dicembre 2017

Con quale precisione i modelli climatici hanno previsto il riscaldamento globale?

Categorie: Modelli Climatici, Proiezioni  -  Postato da: 

Proponiamo la traduzione dell’articolo “Analysis: How well have climate models projected global warming?” scritto da Zeke Hausfather per Carbon Brief, che ringraziamo.

 

Negli ultimi quarant’anni gli scienziati hanno realizzato proiezioni del riscaldamento globale futuro usando modelli climatici di crescente complessità, basati sulla fisica dell’atmosfera e sulla biogeochimica. Sono strumenti fondamentali per capire i processi in atto nel sistema climatico terrestre e come potrà verosimilmente cambiare in futuro.                                                                    

Carbon Brief ha passato in rassegna i modelli climatici che sono stati sviluppati a partire dal 1973 per confrontare le loro proiezioni della temperatura futura con le simulazioni della temperatura del passato fatte dai modelli più recenti e con i dati di temperatura globale effettivamente misurata sulla terra, come mostrato nell’animazione sottostante. 

Un post condiviso da Carbon Brief (@carbonbrief) in data:

Benché alcuni modelli avessero sottostimato e altri sovrastimato il riscaldamento effettivamente avvenuto, tutti quelli presi in esame hanno riprodotto con buona approssimazione un incremento della temperatura superficiale tra il 1970 e il 2016, soprattutto se si tiene conto delle differenze nelle emissioni ipotizzate nei diversi modelli.

 

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4 dicembre 2017

Trump, l’ENI, il budget di carbonio e l’Accordo di Parigi

Categorie: Accordo di Parigi, Artico, Black Carbon, Combustibili fossili  -  Postato da: 

Se si vuole rispettare l’accordo di Parigi, più di quattro quinti dei combustibili fossili non devono essere utilizzati: che senso ha allora estrarre petrolio nell’Artico, una delle zone più fragili del pianeta?

 

Nei giorni scorsi si è saputo che Donald Trump ha autorizzato nuove trivellazioni nell’Artico per la ricerca di nuovi pozzi petroliferi. La prima compagnia che è stata autorizzata è l’Italiana ENI (vedi qui, qui e qui).

L’Artico è una delle zone più delicate del pianeta, operazioni petrolifere in queste zone sono molto rischiose sia per i gravi danni che un incidente a un pozzo potrebbe causare in acque così fredde, sia perché le emissioni di sostanze inquinanti come il black carbon (emesso in rilevanti quantità dai motori diesel di navi e fiaccole) in quelle zone sono molto efficaci nel ridurre l’albedo del ghiaccio, già in drammatica riduzione.

Ma se si considera il contesto globale delle politiche sul clima, questa operazione ha poco senso anche da altri punti di vista. Continua a leggere…


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