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Archive for the Tag 'Protocollo di Kyoto'

SINTESI DELLA CONFERENZA SUL CLIMA DI DURBAN

Pubblichiamo un ampio stralcio dell’analisi dei risultati della conferenza sul cambiamento climatico di Durban realizzata dall’IISD (International Institute for Sustainable Development) e diffusa con l’Earth Negotiations Bulletin, un servizio aggiornato e autorevole di informazione sulle negoziazioni sull’ambiente e lo sviluppo sostenibile. Ringraziamo Roberto Guizzi per il lavoro di traduzione.

La Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici in Durban, Sud Africa, si è tenuta dal 28 Novembre al 11 Dicembre 2011. È consistita in una serie di eventi, inclusa la diciassettesima sessione della Conferenza delle Parti (COP 17), della Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UN Framework Convention on Climate Change – UNFCCC) , il settimo incontro della conferenza degli Aderenti al Protocollo di Kyoto (CMP 7). A supporto di queste due principali, si sono aggiunti altri quattro organismi negoziali: la ripresa della 14ª sessione dell’“Ad hoc Working Group on Long-term Cooperative Action” sotto l’egida della Convenzione (AWG-LCA); la ripresa della 16ª sessione dell’“Ad hoc Working Group on Further Commitments for Annex I Parties under the Kyoto Protocol (AWG-KP)”; e la 35ª sessione di altri due organismi: “Subsidiary Body for Implementation (SBI)” e “ Subsidiary Body for Scientific and Technological Advice (SBSTA). Continue Reading »

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Quando su Kyoto si danno i numeri

A cinque anni dall’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto (16 febbraio 2005), non sembrano  in molti a volerlo festeggiare con affetto.  Anzi, si fa a gara a sparagli adosso. Che il Protocollo di Kyoto abbia fallito i propri obiettivi sembra ormai una realta’ che nessuno mette piu’ discussione. “Ecco perche’ Kyoto e’stato un fallimento:  bisognava tagliare le emissioni del 5%, sono cresciute del 41%” riportava a tutta pagina la Stampa del 7 Dicembre.  Neanche i giornalisti, ormai, si prendono la briga di controllare. Si tratta di una sorta di “verita’ da assuefazione”: siccome lo dicono tutti, allora sara’ vero.

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Allora, vediamo se e’ vero.

Iniziamo chiarendoci le idee su quali siano davvero gli obiettivi  del Protocollo di Kyoto. Molti si riferiscono all’obiettivo vincolante di riduzione delle emissioni di gas serra del  5%, da valutare come media del periodo 2008-2012 rispetto al 1990 (anno base). Ma chi aveva questi obiettivi? Qui la confusione regna  sovrana.  Evidentemente,  il giornalista della Stampa (e con lui molti altri) pensa che l’obiettivo di Kyoto fosse globale, cioe’che riguardasse tutti i Paesi.  Falso. L’obiettivo del 5% (precisamente del 5,2%) riguardava solo i 37 Paesi “Annex-1” (industrializzati) che hanno firmato l’accordo nel 1997. L’accordo sarebbe entrato in vigore se fosse stato poi ratificato da un numero di Paesi responsabili di almeno il 55% delle emissioni dei Paesi Annex-1.  Nonostante gli USA non lo abbiano ratificato, grazie alla ratifica di tutti gli altri Paesi (per ultimo la Russia), il Protocollo e’entrato in vigore nel 2005. Senza gli Usa, l’obiettivo di riduzione complessivo dei Paesi Annex-1 aderenti a Kyoto risulta di circa -4% rispetto al 1990 (vedasi qui per  la lista completa per paesi con obiettivi di riduzione).  Volendo raffrontate questi obiettivi  con l‘andamento reale delle emissioni, si ottiene il grafico qui sotto (dati per il peridodo 1990-2007 senza il settore LULUCF, Land Use Land Use Change and Forestry). Continue Reading »

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Meraviglia, sconcerto, o qualche allegra risata?

Sul sito del Senato della Repubblica italiana è comparso il testo di una mozione, presentato da numerosi Senatori, che intende impegnare il Governo ad una serie si azioni volte di fatto a contrastare la politica europea sul clima.

immagine Senato Repubblica Italiana

Non si tratta di un pesce d’Aprile. Chi ha seguito i resoconti del convegno del 3 marzo non rimarrà sorpreso nel leggere il testo e ritrovarvi molti degli errori, dei fraintendimenti e delle mistificazioni sullo stato delle conoscenze del problema climatico di cui su questo sito abbiamo già parlato.
Nei prossimi giorni Climalteranti illustrerà con precisione i gravi errori presenti nel testo della mozione.
Si riporta nel frattempo il link ad un articolo recentemente pubblicato su EOS in cui vengono presentati i risultati di un’indagine condotta su oltre 3100 scienziati impegnati nella ricerca sul clima. Da questa indagine fra addetti ai lavori, già presentata da un post di Antonello Pasini,  si evince un sostanziale e generalizzato consenso sull’esistenza e sulle cause del cambiamento climatico, consenso che raggiunge il 97.5% fra gli intervistati con specifiche e riconosciute competenze in materia climatica.
Purtroppo, nonostante i ripetuti tentativi di mistificazione che non riconoscono o tentano di screditare o di ridurre a semplice opinione il lavoro rigoroso e onesto di migliaia di ricercatori di tutto il mondo, i cambiamenti climatici generati con probabilità molto elevata dalle attività umane sono un dato di fatto, una realtà che siamo costretti ad affrontare al pari di quanto altre potenze economiche in Europa e in Nord America hanno cominciato a fare. Prima iniziamo, meno ci verrà a costare.

Suggeriamo ai tanti lettori che ci hanno segnalato il caso, inviandoci il link del sito di Repubblica che vi ha dato risalto, a non preoccuparsi troppo: è tale l’inconsistenza scientifica del documento che c’è da scommettere che gli effetti principali che produrrà a livello europeo saranno meraviglia, sconcerto o, nella migliore delle ipotesi, sarcasmo e qualche risata.

Testo di: Stefano Caserini, Giulio de Leo, Paolo Gabrielli.

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Politica climatica italiana: c’è tempo fino a dicembre per cambiare posizione

La situazione economica mondiale non favorisce gli investimenti finalizzati alla riduzione delle emissioni di gas serra (GHG) ma la dichiarazione del Presidente della Commissione europea Barroso alle richieste rilasciate settimane fa da alcuni esponenti del Governo italiano non lascia dubbi: “Nessuna flessibilità per gli obiettivi di riduzione delle emissioni”.

Del resto non potrebbe essere altrimenti su un tema in cui da diversi anni l’Unione europea ha assunto una netta leadership, riuscendo anche per la sua fermezza a divenire un importante riferimento nel panorama internazionale.
Molteplici sono gli esempi in tal senso, a partire dal memorabile discorso di insediamento del Presidente francese Sarkozy che nel ribadire l’amicizia storica con gli alleati americani li richiamava con forza ad assumere un ruolo di guida e riferimento nella lotta ai cambiamenti climatici.
Non è stata da meno Angela Merkel che ha posto questo tema tra le priorità assolute del suo Governo e del semestre di presidenza europeo e che nello storico G8 di Heiligendamm è riuscita a modificare la posizione di G.W. Bush, facendogli riconoscere pubblicamente per la prima volta la principale responsabilità dell’uomo sul riscaldamento del pianeta. Germania che non era nuova a posizioni forti e responsabili sul clima, visto che aveva già rivendicato con forza la necessità di agire, indipendentemente dalle posizioni dei paesi che ancora non aderivano a Kyoto, attraverso il suo Ministro dell’Ambiente, Sigmar Gabriel, alla Conferenza di Nairobi del 2006.
Ancora più in là è arrivato Tony Blair in Gran Bretagna, con il bravissimo Ministro dell’Ambiente e già politico di rango David Milliband, con il suo impegno formale nel 2007 a tagliare le proprie emissioni del 60% entro il 2050. A lui si è aggiunto il fratello Ed, Segretario per le nuove energie e i cambiamenti climatici, incrementando tale impegno fino al 80% proprio negli scorsi giorni, quasi a dare una indiretta ma forte risposta al Governo italiano sulle perplessità di natura economica al taglio delle emissioni.

Nel frattempo è mutato radicalmente anche il panorama extraeuropeo, a partire dall’adesione dell’Australia al Protocollo di Kyoto nel dicembre dello scorso anno.
L’annunciata mossa politica del neo premier Kevin Rudd ha isolato ulteriormente gli USA al di fuori di Kyoto e portato l’Australia a fianco dell’Unione europea in termine di impegni concreti.
Non a caso Penny Wong, Ministro con delega ai cambiamenti climatici, ha dichiarato di ufficializzare entro la fine dell’anno i propri obiettivi di riduzione dei GHG, impegno che sembra raggiungerà il valore del 25%, in piena sintonia con i livelli europei.
Anche negli USA il vento è cambiato e considerata chiusa la Presidenza USA, contestata anche per le posizioni troppo influenzate dall’industria petrolifera su questi temi, si guarda già al nuovo Presidente.
Che sia Obama o McCain sembra essere poco rilevante sul fronte dei cambiamenti climatici, visto che entrambi hanno dichiarato di voler adottare una linea politica completamente diversa dalla precedente, allineandosi invece alle tante esperienze volontarie che si stanno espandendo a macchia d’olio tra i Sindaci ed i Governatori americani e che spesso riprendono quantitativamente gli impegni di riduzione che erano previsti per gli USA dal Protocollo di Kyoto .
È già pronta anche un progetto di legge, promesso già a fine 2006 dopo le elezioni di medio termine da un trio di Senatori capitanato da Barbara Boxer, che replica lo schema dell’Emission Trading già in essere in Europa.
Addirittura Cina ed India, che vengono spesso additati come scusante per giustificare l’inattività di qualche paese industrializzato, riconoscono con la Bali Road Map un proprio ruolo attivo e ricevono per questo i complimenti di Yvo de Boer, Segretario dell’UNFCCC.
Del resto molti sembrano dimenticare che entrambi hanno fin dall’inizio ratificato il Protocollo di Kyoto, documento che non prevedeva però per loro nella fase iniziale alcun obiettivo di riduzione delle emissioni.

Ciò era riconosciuto anche all’interno della Convenzione di Rio dell’ONU del ’92, vista la difficile posizione dei paesi in via di sviluppo di offrire ai propri abitanti delle migliori condizioni di vita. Il documento in questione, che ha ricevuto l’adesione e la ratifica dei Paesi di tutto il mondo, richiedeva a tutti i Paesi industrializzati di fare il primo passo nella riduzione delle proprie emissioni di GHG.
In un panorama internazionale così orientato a muoversi, pur con velocità diverse, in un’unica direzione stupisce le posizioni manifestate in questo periodo da parte di alcuni esponenti del Governo italiano, a volte accompagnate anche da un’informazione che, in modo anacronistico, cerca ancora di mettere in dubbio i cambiamenti climatici e le relative responsabilità del genere umano. Sarebbe forse più apprezzabile ed un segno di importante statura politica assumersi pubblicamente le responsabilità, anche a nome dei diversi Governi precedenti, per quanto non è stato fatto fino ad oggi e per il tempo che si è sprecato.
L’unica speranza che ci resta a questo punto è che il Governo Italiano  esprima un cambio di posizione, portando l’Italia a fianco dei principali Paesi del panorama europeo ed internazionale.

Il vertice di Poznan è vicino e gli occhi di tutto il mondo, compresi quelli del nuovo Presidente degli USA saranno puntati anche su di noi.

Testo di Daniele Pernigotti

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