Notizie e approfondimenti sul clima che cambiaPosts RSS Comments RSS

3 Aprile 2021

Il nuovo volto del negazionismo climatico

Categorie: Negazionismo  -  Postato da: 

Su Climalteranti negli ultimi 13 anni ci siamo occupati a lungo dei negazionisti climatici, cioè di chi nega in modo testardo e irragionevole l’evidenza scientifica consolidata sul cambiamento climatico (per chi avesse ancora perplessità sull’uso del termine negazionista, ormai usato in tantissimi contesti, si rimanda a questo vecchio post). Ci siamo occupati di chi ha sostenuto che il clima non stava cambiando, che non è colpa dell’uomo, che il riscaldamento globale fa bene e così via.

Come già detto, il negazionismo climatico è ormai ridotto ai minimi termini – almeno in Italia – e i suoi argomenti sono stati smentiti in modo ormai definitivo, sepolti da migliaia di pubblicazioni scientifiche autorevoli. È ormai raro trovare un articolo o un convegno in cui si nega la responsabilità umana sul riscaldamento globale e la validità delle proiezioni per il futuro realizzate dai climatologi.
Più diffusi, e anche più insidiosi, sono oggi altri argomenti, come quello secondo cui la necessità di contrastare i cambiamenti climatici e più in generale la difesa dell’ambiente possano essere contrapposte, in qualche modo, al “progresso”. Si tratta di una retorica che anche in passato il negazionismo ha alimentato, ma che oggi è diventato l’argomento principale di chi vuole impedire azioni drastiche e incisive per limitare l’uso di combustibili fossili e ridurre le emissioni di gas serra.

Un esempio è l’articolo “Difendiamo l’ambiente, ma con l’agenda Draghi non con l’agenda Greta”, pubblicato su il Foglio del 29 marzo 2021 a firma del suo direttore, Claudio Cerasa. Continua a leggere…


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11 Marzo 2021

Il “riformismo ambientalista” non fa i conti con la realtà

Categorie: Libri, recensioni  -  Postato da: 

Nel post L’ex-ambientalista che non ha ancora capito cos’è la crisi climatica abbiamo affrontato una prima categoria di argomenti fallaci usati da Chicco Testa, nel libro “Elogio della crescita felice: contro l’integralismo ecologico”. Si è trattato di tesi generate dall’incapacità di fare i conti con la realtà della crisi climatica, di confrontarsi davvero con l’enorme mole di evidenze scientifiche che ha portato la comunità mondiale a definire nell’Accordo di Parigi l’ambizioso obiettivo di limitare il riscaldamento globale “ben sotto i 2°C”.

La negazione della realtà, il tentativo di ridimensionare la gravità della situazione invocando presunte incertezze nella scienza del clima e l’esistenza di scienziati dissidenti o di “tesi diverse” non sono casuali: sono necessarie per poter accontentarsi di un set di soluzioni che sono largamente insufficienti per raggiungere gli obiettivi sul clima che l’Europa e l’Italia hanno assunto. Proposte nel complesso retoriche, generiche, proposte con un po’ di spocchia e un malcelato livore verso quanti – in particolare gli ambientalisti – si battono per soluzioni più impegnative.

Un filo conduttore del libro è una fiducia cieca e acritica nel potenziale dell’innovazione tecnologica, che certo è un fattore di grandissima importanza nella lotta al cambiamento climatico, e su cui è giusto puntare con decisione. Ma sostenere che “Non è vero che il nostro pianeta è limitato, lo è solo in una percezione sensoriale elementare e quasi magica, che prescinde dall’evoluzione del sapere umano” (pag. 45), Continua a leggere…


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2 Marzo 2021

La strategia italiana di lungo termine sulla riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra

Categorie: Energia, Politiche, Scenari  -  Postato da: 

È passata – purtroppo – piuttosto inosservata la pubblicazione della “Strategia italiana di lungo termine sulla riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra”, ufficialmente inviata alla Commissione europea l’11 febbraio 2021. Dopo essere stata a lungo ferma nei corridoi dei 4 ministeri che l’hanno sottoscritta (Ambiente, Sviluppo economico, Politiche agricole, Trasporti), la pubblicazione ha coinciso con la fine  del Governo Conte II, e per questo è stata ignorata dai mezzi di comunicazione.

Si tratta però di un documento importante, che delinea per la prima volta ufficialmente – pur se a livello di massima – uno scenario energetico italiano di decarbonizzazione, in cui i combustibili fossili giocano un ruolo del tutto marginale.

La definizione di una strategia al 2050 è una richiesta contenuta nella decisione di approvazione dell’Accordo di Parigi, nella COP21 del dicembre 2015. A livello europeo c’era stata nel 2018 la proposta della Commissione europea «Un pianeta pulito per tutti. Visione strategica europea a lungo termine per un’economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra», con la contemporanea richiesta chiesto agli Stati Membri di redigere Strategie nazionali.

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20 Febbraio 2021

Non scommettere sul clima contro il banco

Categorie: Proiezioni, scommesse  -  Postato da: 

Pubblichiamo la traduzione del post di Gavin Schmidt su Realclimate “Don’t climate bet against the house”, che contiene utili suggerimenti per chi non crede alla realtà del surriscaldamento globale, o  per chi ritiene che gli scienziati siano troppo ottimisti.

 

Qualche decennio fa (mi pare) quando era forse ancora possibile essere onestamente in disaccordo sull’attribuzione dei trend climatici odierni, James Annan scrisse qui un post che spiegava la teoria e la pratica delle “Scommesse climatiche”, al quale seguì una raffica di scommesse sul proseguimento del riscaldamento globale (un riassunto delle sue scommesse e dei suoi tentativi di organizzarne altre si trova qui).

Tra le prime, la più famosa è probabilmente quella di $100 tra Hugh Ellsaesser e Jim Hansen, nel 1989, sulla possibilità di un nuovo record di temperatura nei tre anni successivi. Il record si verificò l’anno dopo, nel 1990, ed Ellsaesser dovette pagare il dovuto nel gennaio del 1991 (Kerr, 1991).

Le scommesse più recenti sono state però più sostanziose.

William Connolley (uno dei primi collaboratori di Realclimate) era anche un avido scommettitore, e vinse spesso scommesse basate sulle più avventate previsioni del collasso del ghiaccio marino. Il conteggio delle sue vittorie (ottenuto grazie alla previsione dei trend lineari del ghiaccio marino estivo) rimaneva in contrasto con alcune estrapolazioni abbastanza fantasiose. Una scommessa vincente (contro nientemeno che Joe Romm, e insieme a James Annan e Brian Schmidt), riguardava il momento in cui l’Artico sarebbe rimasto essenzialmente “senza ghiaccio”; William scommise “non ancora”, ossia contro le tesi di un collasso molto a brevissimo termine. Vinse, ma questa scommessa non è ancora stata pagata. Continua a leggere…


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8 Febbraio 2021

I negoziati sul clima, un libro per capirne dinamiche e futuro

Categorie: Libri, Negoziato, Recensione  -  Postato da: 

La crisi climatica in atto rende fondamentale la definizione di risposte ampie, rapide e incisive. Un simile obiettivo è raggiungibile esclusivamente attraverso una collaborazione globale, che dal 1995 si fonda sugli incontri annuali delle “Conferenze delle Parti” (COP) all’interno della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC).

 

Ho avuto modo di partecipare come delegato alla mia prima COP nel 2011 (a Durban, in Sud Africa) e sin dal primo giorno mi risultò chiara la carenza di notizie in Italia rispetto a quanto stesse avvenendo, nonostante il ruolo essenziale del processo nel definire in quale direzione si sarebbe mosso il mondo negli anni a venire. In seguito a tale esperienza, negli anni seguenti ho potuto partecipare a tutte le COP e a molti dei negoziati intermedi, dapprima come osservatore ed in seguito come membro del gruppo esperti di Italia e UE. L’ultimo di questi appuntamenti è stata la COP25 di Madrid, nel dicembre 2019, poco prima che il mondo fosse travolto dalla pandemia (e svoltasi presso la stessa “Fiera” che, nel giro di tre mesi, sarebbe stata riconvertita in un enorme ospedale per accogliere i contagiati dal Covid-19).

 

Negli ultimi anni, mentre gradualmente il tema dei negoziati multilaterali sul clima ha assunto un ruolo crescente a livello internazionale, suscitando un interesse sempre Continua a leggere…


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1 Febbraio 2021

Gli “uomini di scienza” che negano l’origine antropica del riscaldamento globale si occupano raramente di clima

Categorie: Comunicazione, Errori, Mitomania  -  Postato da: 

Un’indagine bibliometrica recentemente pubblicata mostra come, nonostante l’assidua presenza mediatica, i promotori e firmatari delle petizioni che negano l’origine antropica del riscaldamento globale sono generalmente autori di un numero estremamente basso di pubblicazioni nel settore della climatologia; una produzione scientifica che nel complesso può essere considerata irrisoria rispetto all’enorme lavoro condotto dagli scienziati del clima negli ultimi 10 anni.

 

Nel giugno 2019, 91 persone autodefinitesi “uomini di scienza” (8 promotori e 83 sostenitori, fra cui 10 donne), hanno sottoscritto ed inviato una petizione contro l’origine antropica dei cambiamenti climatici al Presidente della Repubblica, della Camera e del Senato e al Consiglio dei ministri italiano. La petizione è stata resa pubblica nel maggio 2019 sul sito dell’Associazione di Scienziati e Tecnologi per la Ricerca Italiana (ASTRI). Nel testo viene negata sia l’origine antropica del cambiamento climatico sia la necessità di urgenti contromisure, e si invitano i politici a non aderire “a politiche di riduzione acritica della immissione di anidride carbonica in atmosfera con l’illusoria pretesa di governare il clima”. Tuttavia, i contenuti della petizione non sono di produzione interamente autoctona. Infatti, sono state riprese alcune tesi della “Petizione Oregon” lanciata in USA nel 1998 e nuovamente nel 2007, la prima a chiedere a un governo di ignorare le ricerche sul clima che aveva commissionato. Queste stesse tesi erano già state utilizzate da una precedente iniziativa statunitense, la Dichiarazione di Lipsia del novembre 1995.

Le stesse tesi – e gli stessi firmatari della petizione italiana – si ritrovano nella “Dichiarazione europea sul clima – Non c’è emergenza climatica” (in seguito diventata una “Dichiarazione Mondiale”), inviata nel settembre del 2019 al Segretario generale dell’ONU e alla Segretaria generale dell’UNFCCC, nonché ai governi europei. Mentre l’originale petizione italiana è stata sostanzialmente ignorata dai mezzi di informazione in Italia e all’estero, l’iniziativa europea è stata ripresa dai media locali e globali, inclusi ABC in Australia, The Washington Times negli Stati Uniti, The Times in Inghilterra, CBC in Canada ed altri. Continua a leggere…


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25 Gennaio 2021

Un futuro carente d’acqua per il lago di Como

Categorie: Acqua, Idrologia, Impatti, modelli  -  Postato da: 

I grandi laghi della pianura padana hanno raggiunto in questi anni i livelli minimi storici, con potenziali carenze di acqua per l’irrigazione nel periodo estivo. Si riportano qui i risultati di uno studio recente sull’idrologia del bacino montano del fiume Adda, che alimenta il lago di Como, per il XXI secolo. Le proiezioni mostrano un aumento della portata in ingresso al lago in inverno, controbilanciata però da una diminuzione in estate, dovuta allo slittamento stagionale della dinamica nivale e alla riduzione della copertura glaciale. Tali variazioni richiederanno nuove strategie per la gestione del lago.

Il cambiamento climatico impatta sulla disponibilità di acqua nella pianura padana.

Gli effetti del cambiamento climatico sul ciclo idrologico dei bacini della pianura padana [1] sono già tangibili. Tali aree, soggette ad una moltitudine di fattori naturali e antropogenici [2] sono particolarmente sensibili. Nelle Alpi Europee, la temperatura è aumentata di circa +2 gradi dal 1880, con trend in notevole aumento dal 1970 [3]. La diminuzione delle nevicate invernali e la precoce fusione in primavera stanno causando uno spostamento stagionale del deflusso da disgelo, con conseguente variazione del ciclo idrologico di queste aree [4]. Il ritiro delle aree glaciali altresì influenza l’idrologia delle aree alpine. Studi recenti mostrano che i ghiacciai delle Alpi rischiano di perdere una massa pari a ca. 2 Gt all’anno [5] e che tenderanno a scomparire alle quote medio-alte nei prossimi decenni [6,7].

Il lago di Como, con il suo volume di 23.4 km3 è il terzo lago più grande d’Italia. La zona lacuale è  caratterizzata da un clima temperato, mentre il bacino contribuente ha un clima alpino, con inverni freddi e nevosi alle quote medio-alte. La regolazione del lago presso la diga di Olginate è necessaria per provvedere al fabbisogno lo stagionale irriguo a valle. Si accumula acqua in inverno, per rilasciarla in estate, limitando per quanto possibile il rischio di esondazione lungo le sponde del lago. L’aumento di temperatura recente sta provocando sempre maggiori eventi di siccità estiva e sta rendendo necessaria una maggiore disponibilità d’acqua in estate per l’irrigazione. Tale  condizione è in conflitto con gli interessi dei produttori di energia idroelettrica, che necessitano invece di un maggiore accumulo estivo d’acqua, per la successiva produzione energetica invernale.

Da quanto detto, emerge quindi la necessità di analizzare l’impatto del cambiamento climatico sul bacino del lago, per fornire uno strumento utile nella definizione della migliore strategia di adattamento per la futura regolazione. Continua a leggere…


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18 Gennaio 2021

Le imprese e il rischio dei cambiamenti climatici

Categorie: Libri, Recensione, Rischio  -  Postato da: 

Quando si parla degli impatti dei cambiamenti climatici (aumento delle temperature, eventi meteorologici estremi ecc.) si pensa principalmente alle persone, ai sistemi naturali, alle specie animali alle infrastrutture, alle risorse idriche o alla sicurezza alimentare. Ma a subire le perdite sociali ed economiche sono anche le imprese. Il libro di Federica Gasbarro e Fabio Iraldo, Gestire il rischio da cambiamenti climatici – Approcci e strategie delle imprese, si sofferma sul ruolo degli attori privati, sia perché soggetti ai rischi del cambiamento climatico, sia in quanto chiamati in causa dall’Accordo di Parigi negli sforzi per ridurre le emissioni, condivisi tramite la piattaforma di azione degli attori non statali (Città, Regioni, aziende, investitori) per l’Azione sul Clima. Infatti, pressoché tutte le imprese sono direttamente o indirettamente responsabili delle emissioni di gas serra. In alcuni casi, il loro contributo può essere maggiore di quello degli Stati (Patenaude 2010). Di conseguenza esse devono giocare un ruolo fondamentale in termini di mitigazione. Quando cambiano i sistemi naturali da cui dipendono, ad esempio nel caso di eventi climatici e meteorologici, le imprese ne pagano le conseguenze a volte in termini di sopravvivenza. Pertanto, devono realizzare sia misure di mitigazione che di adattamento quali strategie complementari per affrontare i rischi dei cambiamenti climatici. Continua a leggere…


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11 Gennaio 2021

Comunicare il futuro climatico: lenta evoluzione o bruschi cambiamenti?

Categorie: Comunicazione, Eventi estremi, Tipping point  -  Postato da: 

La concreta possibilità di un cambiamento climatico causato dall’uomo fu già ipotizzata oltre un secolo fa (vedere qui). Da allora, la mole delle nostre conoscenze sul sistema climatico è aumentata esponenzialmente, ed ha confermato oltre ogni ragionevole dubbio che il nostro pianeta si sta riscaldando e che questo riscaldamento è causato in massima parte dalle attività umane. Contestualmente alla dimostrazione scientifica di questo fatto, ha assunto sempre maggiore importanza la comunicazione del cambiamento climatico al di fuori dei circoli scientifici, per far sì che sia gli attori politici che l’elettorato che li sceglie abbiano un quadro preciso dei possibili futuri climatici e delle loro conseguenze per il nostro pianeta.

La comunicazione del cambiamento climatico è stata analizzata in dettaglio in innumerevoli articoli scientifici e libri. Questi hanno analizzato sia i possibili approcci per una comunicazione efficace che le ragioni che portano una fetta della popolazione – ed una minima parte della comunità scientifica, spesso comprendente scienziati con esperienze in campi non legati al clima – a negare l’esistenza del riscaldamento globale, o la sua origine antropica (vedere per esempio qui, qui e qui). Continua a leggere…


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4 Gennaio 2021

E anche il 2020 risulta tra gli anni più caldi

Categorie: Accordo di Parigi, climalteranti, Record, Statistiche, Temperature  -  Postato da: 

Le temperature medie globali dell’anno appena terminato, secondo quanto risulta dai dati grezzi della NCEP/NOAA, si collocano al quarto posto nella speciale classifica guidata dal 2016, superando ancora+1.2°C rispetto al trentennio 1881-1910. E in Italia? Anche da noi la musica è la stessa: quarto posto, ma con un’anomalia quasi doppia. Inoltre, con questo anno si conclude un altro trentennio, il 1991-2020, che quindi da oggi potrà costituire il riferimento più recente per le medie climatiche. Considerando le anomalie riferite ai valori iniziali del secolo scorso, il valore del 2020 supera ancora abbondantemente la soglia di +1°C. L’aspetto più preoccupante è che gran parte di questo aumento si è verificato a partire dal 1980.

 

È terminato un altro anno, e con esso anche un decennio e un trentennio. Come ormai è abitudine, vediamo come si è comportato a livello globale e nazionale dal punto di vista delle temperature. In effetti, dopo la primavera scorsa, c’era qualche aspettativa di un rallentamento del riscaldamento globale, grazie all’avvio di una fase relativamente intensa di La Niña (Fig. 1). Ricordiamo, infatti, che il rimescolamento tra le acque superficiali e quelle profonde nel Pacifico tropicale è molto rallentato durante gli episodi di El Niño e questo favorisce valori di anomalia di temperatura molto positivi su una vasta porzione di oceano, che si ripercuote sulla media globale (si vedano anche i nostri articoli al riguardo, qui e qui). Per avere un’idea di quanto possano influire le fasi del ciclo ENSO, è possibile consultare questa FAQ della NOAA dalla quale emerge che, in media, negli ultimi decenni, la differenza tra le anomalie medie globali in condizioni di El Niño e La Niña ammonta a circa 0,3 °C e risulta, pertanto, rilevante quando si vanno ad esaminare gli andamenti delle temperature.

Fig. 1 – andamento dell’indice ENSO (El Niño – Southern Oscillation) nel decennio 2011-2020. Fonte: weather.plus.

 

Per dare uno sguardo ai valori dell’anno appena terminato, ci siamo avvalsi del database della NCEP (National Centers for Environmental Prediction) della NOAA, che mette a disposizione quasi in tempo reale i dati archiviati in forma grezza nel proprio database. I lettori più attenti potranno notare, confrontando le tabelle da un anno all’altro, alcune piccole variazioni (di norma, dell’ordine di 0,01 o 0,02 °C, in più o in meno), e queste sono proprio dovute al fatto che, in seguito, i dati vengono validati ed eventualmente corretti.

L’anomalia del 2020, a scala globale, è risultata lievemente inferiore (–0,10 °C) a quella dell’anno scorso, caratterizzato per dieci mesi da valori ENSO positivi, e si è attestata a +0,46 °C (Tab. 1, terza colonna), al quarto posto nella speciale classifica degli anni più caldi, guidata dal 2016. Continua a leggere…


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27 Dicembre 2020

Clima, meteorologia sinottica e temporali

Categorie: grandine, Libri, Meteorologia, Recensione  -  Postato da: 

È appena stata pubblicata la terza edizione, molto rinnovata e ampliata, del libro “Temporali e tornado”, che parte dal clima e dal cambiamento climatico, introduce alcune nozioni di meteorologia e fisica dell’atmosfera, utili per inquadrare il tema del libro, e approfondisce i fenomeni temporaleschi e i fenomeni più violenti ad essi talora associati. Un vero e proprio sostanzioso manuale divulgativo per chi, come John Tyndall, considera l’atmosfera come una fabbrica delle meraviglie.

 

Il panorama editoriale delle scienze dell’atmosfera per il pubblico si arricchisce di un nuovo volume dopo l’uscita della terza edizione del libro “Temporali e Tornado“, a distanza di ben undici anni dalla precedente edizione e con l’ingresso nel team originario di due nuovi autori. Il libro è per ora acquistabile in prevendita (e anche scontato) nel sito della casa editrice Alpha Test al seguente link, e sarà disponibile nelle librerie a partire da gennaio.

Rispetto alle edizioni precedenti ci sono diverse novità, come si può vedere guardando l’indice riportato in fondo. Il capitolo introduttivo è dedicato interamente al clima, con una minuziosa descrizione del sistema climatico, e al suo cambiamento, con molti riferimenti ai rapporti IPCC, soprattutto per quanto riguarda quanto sta accadendo nel presente e le proiezioni per il futuro. Non mancano tuttavia le puntualizzazioni su alcuni argomenti cari ai “negazionisti climatici”, come gli elefanti di Annibale, il periodo caldo medioevale e la Groenlandia terra verde. Nella parte finale, invece, si parla della delicata interazione con i fenomeni a scala sinottica e i temporali, spiegando perché non è semplice trovare tendenze significative nell’evoluzione dei fenomeni estremi.

Nel resto del libro, ci sono nuovi capitoli sui fenomeni estremi, come la differenza tra “downburst” e tornado (fenomeni entrambi spesso forieri di danni anche gravi, ma di genesi totalmente diversa, anche se spesso confusi sui media), e sostanziose aggiunte sugli indici termodinamici e sulla loro non banale comprensione, sui nuovi prodotti derivati dal radar polarimetrico utili per valutare la presenza di un tornado, sulla tornadogenesi e sulle varie tipologie di “supercelle” per distinguerle più agevolmente dalle “multicelle”.

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20 Dicembre 2020

Planet Book – Il mondo, l’emergenza climatica, le soluzioni

Categorie: Fotografie, Libri, Recensione  -  Postato da: 

200 fotografie raccontate da 40 ragazzi impegnati a cambiare il futuro.

1. Un canguro che scappa davanti a una casa in fiamme nella cittadina di Lake Conjola, Australia, 2019 © Matthew Abbott / The New York Times

 

È ormai cosa evidente che la crisi climatica e la catastrofe ecologica in corso portino con sé una delle sfide comunicative più complesse e ambiziose del nostro tempo, con le relative frustrazioni da parte di scienziati, attivisti e professionisti della comunicazione scientifica alle prese con una scarsa percezione pubblica dei rischi annessi e con vari meccanismi di diniego. La difficoltà di cogliere le dimensioni e le implicazioni dell’emergenza, in parte dovuti alle peculiarità del cambiamento climatico come ‘oggetto cognitivo’ sfuggente, ideale per incontrare sistematica resistenza da parte dei nostri pregiudizi e pattern di decision-making più radicati (Climalteranti ne ha parlato qui), richiedono alla comunicazione scientifica di sperimentare nuove strategie e nuovi linguaggi integrati. Perché quel che è in gioco non può essere semplicemente perso nel processo di traduzione e interpretazione della realtà scientifica– un costoso lost in translation con cui dovranno fare i conti le generazioni di un futuro prossimo, e in maniera differenziale in base a contesti di disparità sociale.

2. Un gruppo di pinguini sottogola su un iceberg,Antartide, 2009 © Frans Lanting

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14 Dicembre 2020

Il nuovo obiettivo climatico dell’Unione Europea è abbastanza ambizioso?

Categorie: Emissioni, impegni, Riduzioni  -  Postato da: 

L’11 dicembre 2020, a un anno dall’adozione del Green Deal europeo, il Consiglio europeo (cioè i capi di Stato) ha approvatol’obiettivo UE vincolante di riduzione interna netta delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990”. Questo obiettivo innalza l’impegno dell’Unione Europea nella mitigazione ai cambiamenti climatici, e costituisce la base del secondo NDC che sarà comunicato a breve all’UNFCCC come previsto dall’Accordo di Parigi. I dettagli delle misure necessarie, inclusa l’allocazione dello sforzo tra i vari settori e paesi, saranno proposti nei prossimi mesi dalla Commissione europea.

L’accordo è arrivato dopo una lunga notte di difficili trattative con alcuni paesi dell’Est preoccupati per l’impatto sulle loro economie, e per rassicurarli nelle conclusioni si legge che “tutti gli Stati membri parteciperanno a tale sforzo, alla luce di considerazioni di equità e solidarietà, senza lasciare indietro nessuno”.

Questo obiettivo segue la proposta dalla Commissione europea di settembre e rappresenta un passaggio intermedio verso la neutralità climatica nel 2050. Inoltre, va inserito nel quadro dei negoziati con il Parlamento europeo, il quale ad ottobre aveva proposto di alzare l’obiettivo di riduzione al 2030 a -60%, escludendo il contributo delle foreste. Continua a leggere…


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7 Dicembre 2020

Oceani – Una storia profonda

Categorie: Libri, Oceani, recensioni  -  Postato da: 
È uscito in questi giorni “Oceani – Una storia profonda” (Edizioni Ambiente), l’edizione italiana del libro del paleoceanografo Eelco J. Rohling. Un libro importante per chi vuole capire il ruolo fondamentale degli oceani nel plasmare il clima del nostro pianeta. Un libro per chi ama la scienza, e il mare.

 

Spesso quando parliamo di surriscaldamento globale e degli impatti dei cambiamenti climatici ci occupiamo di ondate di calore, precipitazioni intense, incendi, alluvioni. Ci occupiamo dell’atmosfera e del mondo fisico che più direttamente ci circonda. Questo è comprensibile, legittimo, inevitabile, perché tutti noi viviamo l’atmosfera, siamo campati per aria. In questo modo però ci perdiamo una parte importante del problema del cambiamento climatico, che ha a che fare con il mare, gli oceani che occupano circa il 70% della superficie del nostro pianeta, e sono uno dei fattori chiave nel determinarne il clima.

Gli oceani sono una parte fondamentale del ciclo del carbonio (assorbono circa il 30% delle emissioni di CO2 annue) e del bilancio energetico terrestre: pochi sanno che gli oceani hanno assorbito circa il 90% dell’energia che si è accumulata nel sistema energetico terrestre a causa dell’aumento dei gas serra antropici (si veda questa figura del AR5-WG1).

Grande attenzione c’è stata su quanto i livelli di CO2 attuali siano sicuramente maggiori di quelli degli ultimi 800.000 anni, e probabilmente degli ultimi 2-3 milioni di anni. Analogamente, molto si è discusso su quanto il riscaldamento attuale sia anomalo rispetto a quello dei secoli passati, e molti studi sono stati fatti per dimostrare quanto sia anomalo anche rispetto all’Olocene, l’era geologica che ha visto lo sviluppo della civiltà umana. Minore interesse c’è stato per le variazioni che hanno subito gli oceani, per capirne i motivi e metterle in prospettiva. Ad esempio, poco si discute degli impatti dell’acidificazione degli oceani, il “gemello cattivo del riscaldamento globale”, di quanto sia grave l’acidificazione già avvenuta e se sia possibile porvi rimedio.  

Un esempio: nel cap. 3.3.10 del Rapporto Speciale IPCC su 1,5°C di riscaldamento globale si scrive che «Il pH oceanico è diminuito di 0,1 unità dal periodo preindustriale, una variazione che non ha precedenti negli ultimi 65 milioni di anni (alta confidenza) o anche negli ultimi 300 milioni di anni di storia della Terra (media confidenza)». Ora, come è possibile che mentre circa 3 milioni di anni fa c’era in atmosfera più CO2 di oggi (si veda la fig. 5.2 IPCC AR5-WG1), per trovare un mare più acido di oggi bisogna risalire a più di 65 milioni di anni fa, e forse a 300 milioni di anni fa? Continua a leggere…


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30 Novembre 2020

Un utile libro di testo sul cambiamento climatico

Categorie: Libri, recensioni  -  Postato da: 

Il libro “Cambiamento climatico, il punto di vista fisico tecnico” di Gianni Comini e Michele Libralato (SGE editoriali) è un agile libro di testo per chi vuole partire dai fondamenti fisici del problema climatico per capire le sue implicazioni.

La conoscenza scientifica sul tema climatico è come noto enorme, se si pensa che l’ultimo Rapporto di valutazione dell’IPCC (i tre volumi del prossimo rapporto sono attesi per aprile, giugno e ottobre 2021) è formato da più di 5000 pagine, senza contare gli allegati. Per cui è sicuramente un merito riuscire a toccare quasi tutti i principali aspetti scientifici in sole 150 pagine, riuscendo altresì ad entrare nei dettagli di alcuni aspetti di base del problema, ad esempio spiegando le equazioni alla base del bilancio energetico terrestre o del budget del carbonio.

Il libro è un utile testo adatto anche come supporto alla didattica, in quanto presenta le conoscenze di base con un linguaggio didattico e figure chiare (molte tratte dai rapporti IPCC e tradotte con cura), nonché una ricca bibliografia.

Il libro è benvenuto anche perché fra chi ha ostinatamente negato le acquisizioni della scienza del clima in passato, ci sono stati docenti di fisica tecnica e di fisica-chimica. Mentre, come scrivono gli autori, studiando i rapporti dell’IPCC “ci si rende conto che le basi fisiche dell’IPCC sono, per lo più, argomenti di trasmissione del calore, termodinamica applicata e modellistica termofluidodinamica”.

 

Riportiamo qui l’indice Continua a leggere…


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