AdattamentoPsicologia

Le ragioni dell’apatia climatica

Temperature soprea i 30 gradi cent. in gran parte dell'Italia del centro-nord

Nell’editoriale rilanciato da Climalteranti, Nicola Armaroli ha accusato il sistema informativo italiano di coprire la gravità delle ondate di calore in corso in Italia, e in particolare di non parlare della causa sottostante: le emissioni di gas climalteranti dovute alle attività umane, in particolare l’uso di combustibili fossili.

Non c’è dubbio che l’accusa di comportamenti omertosi sulla questione climatica sia corretta per una parte dei giornali e delle televisioni italiane, in particolare per quelli che da anni disinformano sul tema, ospitando finti esperti o mitomani climatici. Sembrerà incredibile, ma una parte del mondo informativo fatica ancora oggi a riconoscere che sono le attività umane a modificare il clima del pianeta, o che i danni già in corso e, ancor più, quelli attesi per il futuro sono molto gravi.

In altri casi l’omertà è qualcosa di più sottile: la negazione brutale della questione è stata superata, ma è raro trovare traccia dell’urgenza di limitare l’uso di combustibili fossili (gas, petrolio e carbone) in quanto causa dell’aumento delle temperature estreme e delle ondate di calore, perché questo entra in conflitto con la linea editoriale, disturba gli azionisti della proprietà, o alcuni potenti inserzionisti. Certo è inevitabile parlare dei cambiamenti climatici, delle politiche europee o del negoziato sul clima; ma senza mettere in chiaro che la combustione dei combustibili fossili, e in particolare di gas, è la principale fonte di emissioni di gas serra in Italia, e che rispettare gli impegni già presi a livello internazionale significa ridurre a zero queste emissioni in meno di trent’anni; questo può ad esempio entrare in conflitto con aziende inserzioniste che continuano a esplorare e attivare nuovi giacimenti di combustibili fossili.

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ComunicazioneImpatti

Omertà climatica

Rilanciamo l’editoriale di Nicola Armaroli pubblicato su Saperescienza.it, edizione online della rivista Sapere, sulla gravità del silenzio mediatico sulla causa sottostante alle ondate di calore anomale che stanno colpendo il nostro paese e l’Europa

C’è un rumore assordante che accompagna il collasso climatico che sta travolgendo miliardi di persone. Si chiama “silenzio”. Ma non è il silenzio della natura, che parla con chiarezza brutale: settimane di temperature spaventose, ricorrenti alluvioni “mai viste”, siccità, incendi, mari infuocati, ghiacciai disintegrati, città invivibili, migliaia di morti. No, il silenzio – ebete – è quello di una parte crescente del sistema mediatico e politico, che osserva la casa in fiamme e commenta sull’arredamento.È un paradosso da manuale di psichiatria collettiva: ne scriveremo tanto, in futuro. Più la crisi climatica avanza, meno viene chiamata per nome. La cronaca mostra disastri, il meteorologo descrive anomalie, l’inviato raccoglie fuoco, fango, lacrime. Poi ci si ferma lì. Mancano movente e contesto. Mancano due parole proibite: riscaldamento globale.

Quando un ponte crolla, nessuno si limita a dire che il traffico è stato deviato. Si cercano cause, responsabilità, manutenzioni mancate. Quando invece un territorio finisce sott’acqua o un raccolto è perso, prevale il racconto dell’eccezione, della fatalità, della “bomba d’acqua”, espressione buona per i titoli e pessima per capire. L’evento estremo quotidiano è sterilizzato a fatto isolato. Ma il clima non è una maledizione del destino. È un sistema fisico alterato da colossali consumi di carbone, petrolio e gas. Mezzo trilione di tonnellate di carbonio intrappolato per milioni di anni nelle viscere della Terra e mollato in atmosfera in 150 anni: un battito di ciglia per il pianeta.

Mentre facciamo finta di nulla, i numeri non mostrano pietà. Gli ultimi anni sono stati i più caldi mai misurati; la soglia di 1,5 °C non è più un orizzonte remoto sulla mappa, ma una linea già oltrepassata. Eppure, mentre l’evidenza è diventata faticosa esperienza per tutti, l’attenzione pubblica arretra. La copertura mediatica globale sui cambiamenti climatici diminuisce, anno dopo anno. Il termometro sale, la discussione e la comprensione scendono.

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Crisi idricaImpattiOndata di calore

La robusta ondata di calore in arrivo nel Nord Italia: oltre i sensazionalismi, contano la persistenza e lo stress idrico

Tra lo spettro delle notti equatoriali, i primi 40 centimetri di suolo a corto d'acqua e l'impronta strutturale dell'attribuzione rapida, l'imminente canicola di agosto impone di guardare oltre i sensazionalismi dei picchi termici per analizzare la reale portata fisica e cumulativa dell'evento.

GFS Milano Temperature

Ci avviciniamo alla prima decade di agosto con lo spettro di una nuova e pesante ondata di calore che si appresta a colpire le regioni dell’Italia settentrionale. Più che concentrarsi sulla caccia al singolo valore estremo e localizzato, l'aspetto meteorologicamente e climatologicamente più rilevante di questo evento è la sua natura cumulativa: la nuova avvezione calda si sommerà infatti a un periodo precedente con temperature già fortemente sopra la media del periodo, amplificandone gli impatti fisici, biologici e sanitari.

Ci sono tutti i presupposti per guardare ai primi giorni di agosto con massima attenzione e con un livello di pre-allarme sanitario, affidandosi però a un'analisi rigorosa e probabilistica, lontana dai sensazionalismi.

 

L'errore del determinismo e la realtà del multimodello

Da giorni, alcuni siti meteorologici orientati alla ricerca spasmodica del click annunciano massime oltre i 41 °C su specifici punti griglia della Pianura Padana, tra Pavia, Piacenza e il Veneto. Come ha giustamente evidenziato il collega meteorologo Andrea Corigliano (link) in un recente intervento che condivido integralmente, spacciare frazioni di grado su coordinate precise a una settimana o dieci giorni di distanza è una forzatura metodologica.

Se invece interroghiamo correttamente le previsioni di insieme (ensemble di più modelli previsionali) e i confronti fra i diversi modelli , lo scenario reale si delinea in modo diverso: il superamento della soglia dei 40 °C diurni non è al momento lo scenario più probabile, anche se comunque potrebbe verificarsi (Figg. 1, 2). Le figure, infatti, mostrano rispettivamente 30 e 50 simulazioni aggiuntive condotte con lo stesso modello ma con lievi modifiche alle condizioni iniziali. La loro interpretazione è di tipo probabilistico: i valori più probabili sono quelli dove si addensa la maggior parte delle curve, mentre i valori estremi sono quelli meno probabili. Quando la forchetta tra le curve si estende oltre i 5-7 °C, significa che il modello sta perdendo di vista l’evoluzione meteorologica, e quindi la prevedibilità dell’evoluzione meteorologica diventa molto bassa. Analizzando le due figure, si vede come i valori estremi previsti a Milano superano i 40 °C solo secondo il modello GFS.

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ErroriFalsificazioniTemperature

Grafici fuorvianti: come La Verità prova a nascondere le realtà del cambiamento climatico

I grafici pubblicati da Franco Battaglia su La Verità mostrano valori sballati, che nascondono l’aumento reale delle temperature: sono queste le ultime armi di chi nega la realtà del riscaldamento globale.

Una seconda ondata di calore con temperature da record dopo la prima di fine maggio ha colpito nuovamente l’Europa occidentale e centrale alla fine di giugno, con centinaia di record mensili battuti nella sola Francia [1]. Record assoluti sono stati battuti in Germania, Danimarca, Repubblica Ceca e Ungheria [2]. Secondo un'analisi del World Weather Attribution [3], il consorzio internazionale specializzato nell’attribuzione rapida degli eventi meteorologici estremi, nel 1976 – anno in cui già furono stabiliti alcuni dei precedenti record europei – temperature come quelle registrate nel giugno 2026 sarebbero state praticamente impossibili da osservare in quel mese ed estremamente improbabili persino in qualsiasi altro periodo dell’anno. Analogamente, nel 2003, anno della prima grande ondata di calore di questo secolo, temperature massime diurne di tale entità sarebbero state circa dieci volte meno probabili rispetto a oggi, mentre temperature minime notturne come quelle registrate nel giugno 2026 sarebbero state oltre cento volte meno probabili. L’aumento delle temperature è, ormai senza ombra di dubbio, da attribuire alle emissioni antropiche [4].

Mentre la stragrande maggioranza delle persone è comprensibilmente preoccupata per l'intensificarsi delle ondate di calore, c’è ancora chi nonostante tutto tende a minimizzare il fenomeno: frasi come "Ha sempre fatto caldo, è estate" sono diventate ormai uno dei mantra del negazionismo climatico.

Tra i climatologi improvvisati che hanno animato il dibattito in questi giorni spicca un nome già ben noto ai lettori di Climalteranti: Franco Battaglia [5]. Nonostante sia già stato autore di un numero record di errori e sciocchezze sul tema, e nonostante non possieda una formazione specialistica, un'attività di ricerca né pubblicazioni scientifiche nel campo della climatologia o anche più in generale delle tematiche ambientali, in una trasmissione televisiva nazionale [6] Battaglia è stato addirittura presentato come climatologo.

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DisinformazioneImpatti

L’illusione del “clima caraibico” in Pianura Padana: termodinamica, deficit idrologico e agronomia reale

Larussa alla presentazione di un libro, parla ldei cambiamenti climatici: "ci abitueremo al clima caraibico"

Le recenti dichiarazioni della seconda carica dello Stato, secondo cui non dovremmo preoccuparci troppo se in Europa andremo incontro ad un clima caraibico (testuali parole, dopo 3’03’’: “il cambiamento climatico esempio… dicono .. oddio sta arrivando in Europa, un clima caraibico’, no? E vabbè, ma i Caraibi vivono da un sacco di tempo con questo clima, e sopravvivono, vuol dire che ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo - applausi), offrono lo spunto per una riflessione più profonda che superi la battuta politica. L'idea che la tropicalizzazione dell'Europa meridionale si traduca semplicemente in una piacevole estensione della stagione balneare ignora le leggi fondamentali della fisica dell'atmosfera, l'idrologia e le specificità geografiche del nostro territorio.

Cosa succede, da un punto di vista strettamente scientifico, quando applichiamo i parametri meteorologici delle latitudini tropicali a un bacino chiuso, geomorfologicamente unico e densamente antropizzato come la Pianura Padana? Spoiler: lo scenario non assomiglierà affatto a una spiaggia di Santo Domingo, ma a un amplificatore di rischi sistemici.

1. La termodinamica padana: l'equazione di Clausius-Clapeyron e la trappola dell'afa

Il clima caraibico oceanico è un sistema dinamico regolato dagli Alisei e da una costante ventilazione marina che favorisce l'evapotraspirazione, mantenendo la temperatura percepita dagli organismi viventi entro limiti tollerabili. La Pianura Padana, al contrario, è una depressione geografica racchiusa su tre lati da catene montuose (Alpi e Appennini). Questa conformazione la rende un catino storicamente caratterizzato da scarsa ventilazione, stagnazione atmosferica e presenza di forti inversioni termiche.

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Psicologia

Eco-ansia: il sottile confine tra motivazione e paralisi

Girl protesting against fossil fuel usage

L'American Psychological Association, nella sua guida sugli impatti dei cambiamenti climatici sulla salute mentale “Mental health and our changing climate: impacts, implications, and guidance” ha definito l'eco-ansia come la "paura cronica di un cataclisma ambientale irrevocabile legato al cambiamento climatico". Più recentemente, il concetto di ansia climatica, è stato descritto come uno stato di angoscia legato agli impatti del cambiamento climatico sull'ambiente e sull'esistenza umana. Come la paura che si attiva in risposta a una minaccia reale o percepita, presente o anticipata, l’eco-ansia e ansia climatica sono risposte per lo più sane e adattive ai cambiamenti climatici che minacciano il nostro senso di sicurezza ed il nostro benessere fisico e mentale preparando l’individuo a reagire rapidamente per proteggere la propria sicurezza e il proprio benessere.

Come vengono misurate l’eco-ansia e l’ansia climatica nel campo della psicologia? Negli studi condotti su campioni di popolazione, questi fenomeni vengono generalmente valutati mediante questionari di autovalutazione, che misurano l’eco-ansia e l’ansia climatica attraverso diverse dimensioni psicologiche. Sul piano emotivo può emergere un senso soggettivo di paura, preoccupazione e nervosismo. Sul piano cognitivo può tradursi in pensieri negativi persistenti, pensieri catastrofici incontrollati e difficoltà di concentrazione. In alcuni casi può influenzare il funzionamento quotidiano, interferendo con il sonno, l'appetito o le attività lavorative, una dimensione che ci indica che sta diventando un problema di rilevanza clinica.

L’ecoansia può subire anche variazioni in base a fattori esterni: sappiamo ormai che l’aumento delle temperature e l’esposizione a notizie su cambiamenti climatici portano a un aumento soggettivo dell’intensità del vissuto emotivo, probabilmente per via di un aumento del rischio percepito.

L’eco-ansia come fenomeno diffuso globalmente

L’eco-ansia non è un fenomeno marginale. Una meta-analisi recente che ha sintetizzato dati globali provenienti da oltre 65.000 partecipanti ha evidenziato che l’eco-ansia rappresenta ormai una risposta psicologica diffusa nelle popolazioni studiate (campioni in Europa, Africa, Asia, Americhe), con livelli medi complessivamente moderati ma ampiamente distribuiti nella popolazione generale.

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Conflitti

In un clima di guerra, il multilateralismo climatico è ancora vivo

Il vero costo climatico delle guerre non si misura in CO, ma in fiducia bruciata: quella tra gli Stati, da cui dipende ogni cooperazione sul clima. Il voto dell'ONU mostra quanto sia fragile — e quanto valga difenderla.

Immagine di distruzione a seguito di un bombardamento

Le guerre non distruggono solo il presente. Divorano il futuro, due volte: aumentando le emissioni e distruggendo la fiducia necessaria per ridurle. L’impronta climatica diretta dei conflitti è enorme, anche se difficile da misurare con precisione. Secondo un recente studio, quattro anni di invasione russa dell’Ucraina hanno prodotto circa 311 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente (tCO₂e), di poco inferiori alle emissioni annuali dell’Italia. La distruzione dell’economia ucraina ha anche indirettamente ridotto le emissioni: dall’inventario nazionale emerge che nel periodo 2022-2024 le emissioni sono diminuite di circa 100 milioni di  tCO₂e. all’anno rispetto al 2019-2021. Tuttavia, le emissioni legate alla ricostruzione saranno verosimilmente molto maggiori. Per la distruzione israeliana di Gaza, le stime parlano di oltre un milione di tCO₂e di emissioni dirette, e oltre 30 milioni includendo la ricostruzione. Secondo il Climate and Community Institute, l’attacco americano-israeliano all’Iran nei soli primi 14 giorni ha generato circa 5 milioni di tCO₂e, valore che supera le emissioni annuali dell'Islanda. Un’analisi del 2022 arriva a stimare le emissioni del settore militare pari a circa il 5 per cento delle emissioni globali (2.7 miliardi di tCO₂e). È una cifra enorme e molto incerta, perché gli inventari nazionali di gas serra non riportano separatamente questo settore.

Ma il danno climatico più grave delle guerre non è quello misurabile nelle emissioni dirette. E’ l’erosione delle fondamenta della cooperazione globale: il diritto internazionale, la fiducia tra Stati, la credibilità degli impegni, la possibilità di controllare e sanzionare chi viola le regole. È difficile chiedere a un governo di tagliare emissioni per il bene comune mentre altri governi violano confini, bombardano città, calcolano impunità, trasformano il diritto internazionale in carta straccia.

Ecco perché il voto del 20 maggio 2026 all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite conta più di quanto sembri. 141 Paesi a favore, ventotto astenuti, otto contrari. E vale la pena sapere chi sono quegli otto: Bielorussia, Iran, Israele, Liberia, Russia, Arabia Saudita, Stati Uniti e Yemen. Tra chi ha votato a favore, anche la Cina. Tra gli astenuti, ben tredici su ventotto appartengono al blocco dei paesi africani ed è presente anche la Turchia, che si prepara a guidare il prossimo vertice globale sul clima evitando di prendere una posizione netta sugli obblighi giuridici che ne costituiscono la premessa. Un voto sul clima che è anche, e forse soprattutto, una mappa di chi oggi si fida di chi.

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ImpattiScenari

Il futuro degli impatti climatici non è (ancora?) cambiato, purtroppo

Contrariamente a quanto sostengono i negazionisti climatici, negli ultimi 25 anni i rapporti dell’IPCC hanno aumentato la preoccupazione per i rischi climatici che potremo avere in futuro, non l’hanno certo diminuita. E la modifica dello scenario a maggiori emissioni cambia di molto poco la situazione.

Nel precedente post abbiamo spiegato come la periodica revisione degli scenari da parte della comunità dei modellisti climatici abbia dato spazio ai soliti negazionisti e inattivisti climatici per il consueto ed ennesimo tentativo di sminuire i pericoli del surriscaldamento globale e mettere in discussione l’urgenza delle politiche sul clima.

Ad esempio, non pago delle precedenti brutte figure sul tema, Roger Pielke Jr sul sito dell’American Enterprise Institute si è spinto a scrivere che “Si tratta di uno sviluppo assolutamente epocale nella scienza del clima, che avrà un impatto duraturo sulla ricerca e sulle politiche. Il futuro non è più quello di una volta”. Le sue tesi sono come al solito riprese in Italia, con l’aggiunta della fantasia che ci caratterizza. Francesco Ramella su Tempi si è avventurato nell’affermazione “Il futuro del clima, molto meno peggio del previsto”, persino indicata come “Parola di IPCC”. Tesi infondata, tanto per cambiare.

Mentre l’IPCC non ha mai scritto nulla di quanto viene sostenuto, la cosa interessante è che in questo dibattito sugli scenari molti sembrano aver dimenticato quanto di importante è già stato scritto dalla comunità scientifica negli ultimi 10 anni, e ben riassunto dagli ultimi rapporti dell’IPCC.

I rischi climatici secondo l'IPCC

Nell’ultimo Rapporto di valutazione IPCC, il sesto (abbreviato AR6), pubblicato nel 2022, è disponibile una valutazione riassuntiva degli impatti per diversi intervalli di temperatura nella terza figura del Sommario per i decisori politici (SPM) del volume del Secondo Gruppo di Lavoro (WG2). È una figura (figura 1 sotto) che presenta in forma grafica riassuntiva le evidenze sui rischi derivanti da cinque categorie di impatti, chiamate “motivi di preoccupazione”. È l’aggiornamento di una rappresentazione visuale (chiamata anche "burning embers diagram", diagramma delle braci ardenti), introdotta per la prima volta col Terzo rapporto sul clima nel 2001 (si veda in seguito).

Questa rappresentazione grafica mostra un punto noto e fondamentale, ossia che i rischi e i danni legati al cambiamento climatico aumentano al crescere del riscaldamento globale (espresso in °C rispetto ai livelli preindustriali). Ogni colonna rappresenta una categoria di rischio, e il colore va dal bianco/giallo (rischio basso o non rilevabile) fino all'arancione e al rosso scuro (rischio alto o molto alto).

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ProiezioniScenari

Come un telefono senza fili può distorcere il dibattito climatico: la storia dello scenario RCP 8.5

RCP8.5 è uno scenario estremo usato come stress test nei modelli climatici, ma nella comunicazione è stato spesso scambiato per una previsione del futuro che ci aspetta se non agiamo con urgenza. La sfida è comunicare correttamente gli scenari climatici, che possono perdere contesto e trasformarsi in messaggi fuorvianti se separati dal loro significato tecnico.

Tweet di D. Trump

E’ la fine del catastrofismo climatico? Così sembrerebbe da un recente tweet di Donald Trump, commentando la presunta ammissione, da parte dell’IPCC, che lo scenario climatico “RCP 8.5”, noto per delineare futuri catastrofici, fosse “SBAGLIATO, SBAGLIATO, SBAGLIATO”.
Essendo le passate dichiarazioni di Trump sul clima irrimediabilmente “sbagliate, sbagliate, sbagliate”, potremmo tranquillamente ignorare anche quest’ultima.

Eppure.

La storia che c’è dietro è interessante. Parla di come lavora la scienza, di come sbaglia e si corregge, e di come i suoi risultati vengono usati — e talvolta distorti — nel dibattito pubblico. Come spesso avviene, le cose sono più complesse di come sembrano.

Il punto di partenza: cos’è davvero RCP 8.5?

Partiamo da una precisazione importante: RCP 8.5 non è “uno scenario IPCC” (come spiegato qui e qui), sebbene sia stato ampiamente usato nei rapporti IPCC.

Gli RCP (“Representative Concentration Pathways”) furono sviluppati nell’ambito del progetto CMIP (Coupled Model Intercomparison Project), un grande programma internazionale che coordina i modelli climatici usati dalla comunità scientifica. L’IPCC non crea direttamente gli scenari ma raccoglie, valuta e sintetizza la letteratura esistente.

RCP 8.5 fu presentato nel 2011, nel contesto del CMIP5, come scenario estremo di concentrazione di gas serra. Il numero “8.5” indica il livello di forcing radiativo previsto a fine secolo: 8.5 watt per metro quadrato, equivalente a circa 4.5 °C di riscaldamento medio globale entro fine secolo (Figura 1). Tre volte il riscaldamento osservato finora: corrisponderebbe a una catastrofe climatica.

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EconomiaETSPolitiche

Perché sono infondate le critiche del governo al sistema di Emission Trading europeo: alcuni semplici conti.

Nel tentativo del governo italiano di sabotare il sistema di Emission Trading europeo (ETS) e, di conseguenza, la credibilità della politica climatica europea, si è sostenuto che, senza i costi delle quote di CO2 del sistema ETS, sarebbe possibile ridurre sensibilmente le bollette dei consumatori durante il periodo di prezzi alti di queste settimane (vedi ad esempio qui e qui).

Fare i conti su quale sia l’influenza del costo delle quote CO2 del sistema ETS sul costo dell’energia elettrica, rispetto al costo di approvvigionamento del combustibile, non è difficile.

Il costo delle quote ETS

Il costo delle quote ETS si può ricavare con aggiornamento giornaliero, ad esempio qui.

Negli ultimi 5 anni il costo ha oscillato fra 60 e 90 € per tonnellata di CO2, con il valore degli ultimi giorni pari a circa 67 €/tCO2, un valore simile a quello medio del 2024.

Intensità media di CO2 nella produzione di elettricità termoelettrica fossile

Dai dati ISPRA (qui il report e qui il file excel) si può ricavare che l’intensità media di CO2 nella produzione di elettricità termoelettrica fossile è stata nel 2024 pari a 422 grammi di CO2 per ogni kWh di elettricità prodotta, ossia 0,422 tonnellate di CO2 per ogni MWh.

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Temperature sopra i 30 gradi su tutta l'Italia centro-nord
AdattamentoPsicologia

Le ragioni dell’apatia climatica

Nell’editoriale rilanciato da Climalteranti, Nicola Armaroli ha accusato il sistema informativo italiano di coprire la gravità delle ondate di calore in corso in Italia, e in particolare di non parlare della causa sottostante: le emissioni di gas climalteranti dovute alle attività umane, in particolare l’uso di combustibili fossili. Non c’è dubbio che l’accusa di comportamenti omertosi sulla questione climatica sia corretta per una parte dei giornali e delle televisioni italiane, in particolare per quelli che da anni disinformano sul tema,...
ComunicazioneImpatti

Omertà climatica

Rilanciamo l’editoriale di Nicola Armaroli pubblicato su Saperescienza.it, edizione online della rivista Sapere, sulla gravità del silenzio mediatico sulla causa sottostante alle ondate di calore anomale che stanno colpendo il nostro paese e l’Europa C’è un rumore assordante che accompagna il collasso climatico che sta travolgendo miliardi di persone. Si chiama “silenzio”. Ma non è il silenzio della natura, che parla con chiarezza brutale: settimane di temperature spaventose, ricorrenti alluvioni “mai viste”, siccità, incendi, mari infuocati, ghiacciai disintegrati, città invivibili,...
ECMWF Milano Temperat
Crisi idricaImpattiOndata di calore

La robusta ondata di calore in arrivo nel Nord Italia: oltre i sensazionalismi, contano la persistenza e lo stress idrico

Tra lo spettro delle notti equatoriali, i primi 40 centimetri di suolo a corto d’acqua e l’impronta strutturale dell’attribuzione rapida, l’imminente canicola di agosto impone di guardare oltre i sensazionalismi dei picchi termici per analizzare la reale portata fisica e cumulativa dell’evento. Ci avviciniamo alla prima decade di agosto con lo spettro di una nuova e pesante ondata di calore che si appresta a colpire le regioni dell’Italia settentrionale. Più che concentrarsi sulla caccia al singolo valore estremo e localizzato,...
Articolo del giornale La Verità
ErroriFalsificazioniTemperature

Grafici fuorvianti: come La Verità prova a nascondere le realtà del cambiamento climatico

I grafici pubblicati da Franco Battaglia su La Verità mostrano valori sballati, che nascondono l’aumento reale delle temperature: sono queste le ultime armi di chi nega la realtà del riscaldamento globale. Una seconda ondata di calore con temperature da record dopo la prima di fine maggio ha colpito nuovamente l’Europa occidentale e centrale alla fine di giugno, con centinaia di record mensili battuti nella sola Francia [1]. Record assoluti sono stati battuti in Germania, Danimarca, Repubblica Ceca e Ungheria [2]....
Larussa alla presentazione di un libro, parla ldei cambiamenti climatici: "ci abitueremo al clima caraibico"
DisinformazioneImpatti

L’illusione del “clima caraibico” in Pianura Padana: termodinamica, deficit idrologico e agronomia reale

Le recenti dichiarazioni della seconda carica dello Stato, secondo cui non dovremmo preoccuparci troppo se in Europa andremo incontro ad un clima caraibico (testuali parole, dopo 3’03’’: “il cambiamento climatico esempio… dicono .. oddio sta arrivando in Europa, un clima caraibico’, no? E vabbè, ma i Caraibi vivono da un sacco di tempo con questo clima, e sopravvivono, vuol dire che ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo” – applausi), offrono lo spunto per una riflessione più...
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Psicologia

Eco-ansia: il sottile confine tra motivazione e paralisi

L’American Psychological Association, nella sua guida sugli impatti dei cambiamenti climatici sulla salute mentale “Mental health and our changing climate: impacts, implications, and guidance” ha definito l’eco-ansia come la “paura cronica di un cataclisma ambientale irrevocabile legato al cambiamento climatico”. Più recentemente, il concetto di ansia climatica, è stato descritto come uno stato di angoscia legato agli impatti del cambiamento climatico sull’ambiente e sull’esistenza umana. Come la paura che si attiva in risposta a una minaccia reale o percepita, presente...
A S. Marta in Colombia: 1' conferenza su "Transitioning away from Fossil Fuel"
Conflitti

In un clima di guerra, il multilateralismo climatico è ancora vivo

Il vero costo climatico delle guerre non si misura in CO₂, ma in fiducia bruciata: quella tra gli Stati, da cui dipende ogni cooperazione sul clima. Il voto dell’ONU mostra quanto sia fragile — e quanto valga difenderla. Le guerre non distruggono solo il presente. Divorano il futuro, due volte: aumentando le emissioni e distruggendo la fiducia necessaria per ridurle. L’impronta climatica diretta dei conflitti è enorme, anche se difficile da misurare con precisione. Secondo un recente studio, quattro anni...
ImpattiScenari

Il futuro degli impatti climatici non è (ancora?) cambiato, purtroppo

Contrariamente a quanto sostengono i negazionisti climatici, negli ultimi 25 anni i rapporti dell’IPCC hanno aumentato la preoccupazione per i rischi climatici che potremo avere in futuro, non l’hanno certo diminuita. E la modifica dello scenario a maggiori emissioni cambia di molto poco la situazione. Nel precedente post abbiamo spiegato come la periodica revisione degli scenari da parte della comunità dei modellisti climatici abbia dato spazio ai soliti negazionisti e inattivisti climatici per il consueto ed ennesimo tentativo di sminuire...
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Come un telefono senza fili può distorcere il dibattito climatico: la storia dello scenario RCP 8.5

RCP8.5 è uno scenario estremo usato come stress test nei modelli climatici, ma nella comunicazione è stato spesso scambiato per una previsione del futuro che ci aspetta se non agiamo con urgenza. La sfida è comunicare correttamente gli scenari climatici, che possono perdere contesto e trasformarsi in messaggi fuorvianti se separati dal loro significato tecnico. E’ la fine del catastrofismo climatico? Così sembrerebbe da un recente tweet di Donald Trump, commentando la presunta ammissione, da parte dell’IPCC, che lo scenario...
EconomiaETSPolitiche

Perché sono infondate le critiche del governo al sistema di Emission Trading europeo: alcuni semplici conti.

Nel tentativo del governo italiano di sabotare il sistema di Emission Trading europeo (ETS) e, di conseguenza, la credibilità della politica climatica europea, si è sostenuto che, senza i costi delle quote di CO2 del sistema ETS, sarebbe possibile ridurre sensibilmente le bollette dei consumatori durante il periodo di prezzi alti di queste settimane (vedi ad esempio qui e qui). Fare i conti su quale sia l’influenza del costo delle quote CO2 del sistema ETS sul costo dell’energia elettrica, rispetto...