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9 Novembre 2022

Una finestra che si sta chiudendo

Categorie: Emissioni, impegni, Trend  -  Postato da: 

A fine ottobre è stato presentato l’Emissions gap report dell’UNEP, il Programma Ambientale delle Nazioni Unite. Quali sono i principali elementi di questo rapporto e a che punto siamo nell’Unione Europea e in Italia?

Il rapporto valuta l’efficacia delle azioni intraprese finora, a livello globale, nel ridurre le emissioni di gas ad effetto serra. Il messaggio principale è riassunto bene nell’immagine di copertina: una finestra che si sta chiudendo – simbolo del poco tempo rimasto a disposizione – raggiungibile con una scala traballante, per indicare la difficoltà della sfida.

Perché la finestra si sta chiudendo?

Partiamo dall’inizio. Nel 2015 a Parigi, praticamente tutti i paesi del mondo si sono impegnati a ridurre le emissioni di origine antropica in modo tale da mantenere l’aumento della temperatura globale a fine secolo ben al di sotto dei 2oC rispetto all’epoca preindustriale, cercando anzi di non superare 1.5oC. Per raggiungere questo obiettivo possiamo riconoscere i seguenti tipi di impegni da parte dei paesi:

  1. Impegni di lungo termine, intorno al 2050 o 2060. Si tratta di impegni a volte generici, ma importanti per indicare la direzione.
  2. Impegni di medio termine, intorno al 2030 (i cosiddetti Nationally Determined Contributions, o NDC), che ogni paese deve periodicamente comunicare alle Nazioni Unite; per questi impegni esistono protocolli di rendicontazione periodica, per valutare in modo trasparente il raggiungimento o meno degli obiettivi e l’implementazione di adeguate politiche nazionali.
  3. Attuazione di politiche nazionali di riduzione delle emissioni o di modifica del sistema energetico, e rendicontazione delle emissioni alle Nazioni Unite.

Il rapporto UNEP ci dice a che punto siamo in questo processo. In altre parole, qual è la distanza tra parole e azioni.

Come siamo messi a livello globale? Continua a leggere…


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5 Novembre 2022

Perché conviene prendere in considerazione gli scenari catastrofici sul clima

Categorie: Impatti, Rischio, Tipping point, Traduzioni  -  Postato da: 

È stato pubblicato su Ingegneria dell’Ambiente Finale di partita sul clima: esplorare gli scenari catastrofici dei cambiamenti climatici” traduzione in italiano dell’articolo “Climate endgame: exploring catastrophic climate change scenarios” pubblicato recentemente su PNAS da Luke Kemp, Timothy Lenton e altri 9 autori.

L’articolo ha una grande importanza per il dibattito sul cambiamento climatico, per diverse ragioni.

Innanzitutto, perché mostra in modo chiaro come fino ad oggi la ricerca scientifica sul clima non si sia occupata abbastanza degli scenari peggiori, che potrebbero portare ad un collasso della società su scala globale o un’eventuale estinzione dell’umanità. Il negazionismo e l’inattivismo climatico ha cercato in tutti i modi di descrivere gli scienziati del clima come pessimisti, catastrofisti, desiderosi di spaventare. Invece, gli scienziati sono stati poco allarmisti, anche perché strutturalmente un processo come quello dell’IPCC, basato sul consenso, tende a favorire la cautela nelle proiezioni. Questo articolo mostra come ci sia ancora tanto da studiare su come i rischi portati dai cambiamenti climatici possano diffondersi, amplificarsi e venire aggravati dall’interazione con altri rischi e fattori di stress a cui sono sottoposti gli ecosistemi e le società umane.

Secondo gli autori, ci sono buoni motivi per sospettare che i cambiamenti climatici possano provocare una catastrofe globale, e questi buoni motivi sono analizzati nel dettaglio, in modo spietato verrebbe da dire, a partire da quattro domande:

1) che possibilità hanno i cambiamenti climatici di innescare eventi di estinzione di massa?
2) quali sono i meccanismi che possono causare nell’umanità morbidità (malattie) e mortalità di massa?
3) quali sono i punti deboli delle società umane rispetto ai rischi a cascata innescati dai cambiamenti climatici, come quelli derivanti da conflitti, instabilità politica e rischi finanziari sistemici?
4) come sintetizzare utilmente queste molteplici evidenze – insieme ad altri pericoli globali – in una “valutazione integrata della catastrofe”?

Combinando i risultati delle proiezioni climatiche con i dati demografici, gli autori spiegano Continua a leggere…


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13 Ottobre 2022

Fatti o valori: cosa conta nella percezione del rischio climatico? (II parte)

Categorie: Comunicazione, Libri, Psicologia, Sociologia  -  Postato da: 

Dal clima all’economia e alla politica

Numerosi studiosi hanno proposto diverse interpretazioni della difficoltà degli esseri umani ad agire contro il cambiamento climatico, fornendo diverse visioni del peso della razionalità, della cultura, dei fatti e dai valori. Lo studio dei comportamenti in campo economico e politico permette di chiarire meglio questi meccanismi.

Dobbiamo a Daniel Kahneman e Amos Tversky la dimostrazione  di come le decisioni dell’homo oeconomicus violino sistematicamente alcuni principi di razionalità e siano guidate da un serie di bias cognitivi, ossia una sorta di scorciatoie dei processi di valutazione che rendono più veloci, quanto erronee, le decisioni (D.Kahneman, Pensieri lenti, pensieri veloci, Milano 2012). Grazie a questi lavori, Kahneman nel 2002 è stato insignito del Premio Nobel per avere integrato risultati della ricerca psicologica nella scienza economica, specialmente in merito al giudizio umano e alla teoria delle decisioni in condizioni d’incertezza”.

L’assunto che nelle scelte economiche i soggetti operino secondo il principio della massimizzazione dell’utilità è rimasta come ipotesi di studio, ma non ha retto alla prova dei fatti e degli studi degli economisti comportamentali. L’avversione alla perdita, la sovra-confidenza, l’effetto pigmalione sono solo alcune delle scorciatoie che ci inducono a sistematici errori di valutazione relativamente al rischio di perdita, piuttosto che di guadagno, nelle scelte economiche e finanziarie. Tra questi “pensieri veloci”, uno è particolarmente calzante nel merito della valutazione del rischio climatico: quello che Kahneman chiama “euristica dell’affetto”. Si tratta di situazioni in cui le persone giudicano e decidono consultando le proprie emozioni, del tipo: “questa cosa mi piace o non mi piace affatto?”.  In questo modo, la risposta a un quesito facile (“che impressione mi dà?”) funge da risposta per il corrispettivo quesito molto più difficile: “cosa ne penso? “. Va da sé che, se l’impressione è negativa, “il cambiamento climatico non mi piace” e, pertanto,  la disponibilità ad agire ne risulta Continua a leggere…


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1 Ottobre 2022

Fatti o valori: cosa conta nella percezione del rischio climatico? (I parte)

Categorie: Comunicazione, Psicologia, Sociologia  -  Postato da: 

Nell’estate del crollo dei ghiacci della Marmolada, della grande siccità, degli incendi e dell’appello della comunità scientifica italiana perché la politica si prenda carico del cambiamento climatico, rimane la sensazione di una sproporzione tra l’enormità della questione e la relativa scarsa reattività del corpo sociale e politico. La distanza, insomma, tra comunicazione e partecipazione, conoscenza e mobilitazione. Quasi che non bastassero gli enormi interessi in gioco per spiegare l’in-azione climatica, l’inerzia politica.

Natura o cultura, psicologia o istituzioni?

Alcuni anni fa Dan Gilbert, affermato professore di psicologia ad Harvard e columnist del LA Times, sostenne che la mente umana era poco attrezzata per rispondere alla minaccia del riscaldamento globale. Secondo Gilbert il cervello si è evoluto per rispondere a minacce che hanno quattro caratteristiche che il global warming non presenta.

In primo luogo il riscaldamento globale “non ha i baffi”. Non è cioè associato a un’azione intenzionale di una o più persone e il nostro cervello è specializzato nel pensare e decifrare minacce “personalizzabili”.

Il secondo motivo è che il global warming non viola la nostra sensibilità morale, almeno non direttamente. Non ci induce pensieri ripugnanti, inaccettabili, indecenti e le emozioni morali sono un forte allarme per il cervello.

Il terzo motivo è che se vediamo una minaccia nel global warming la vediamo “per il futuro, non per il pomeriggio”. Il global warming mancherebbe quindi di immanenza.

Infine il global warming è troppo lento per essere avvertito come una minaccia che spinge all’azione. Secondo Gilbert, e altri studiosi, “l’inazione climatica”, troverebbe radici nella stessa natura dei processi cognitivi prodotti dall’evoluzione.

 

Robert Gifford, docente di psicologia e studi ambientali alla Victoria University, ha invece individuato sette barriere psicologiche all’azione rispetto ai cambiamenti climatici, che ha chiamato i “draghi dell’inazione”:

– cognizione limitata sul problema

– visioni ideologiche del mondo che tendono a precludere atteggiamenti pro-ambientali

– confronti con altre persone chiave

– costi irrecuperabili e slancio comportamentale

– discrezionalità verso esperti e autorità

– rischi percepiti di cambiamento

– cambiamento comportamentale positivo ma inadeguato.

Gifford, che dirige un laboratorio che indaga sistematicamente questi “draghi”, è dubbioso sul fatto che rimuovere tutte le barriere sia comunque sufficiente a spingere all’azione.

Recentemente, Continua a leggere…


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21 Settembre 2022

L’analisi degli impegni sul clima nelle elezioni politiche 2022

Categorie: Elezioni, parlamento, Politica  -  Postato da: 

Numerosi componenti del Comitato Scientifico di Climalteranti hanno collaborato con l’Italian Climate Network alla valutazione dell’impegno all’azione sul clima delle forze politiche per le elezioni che si terranno il 25 settembre 2022.

Nella valutazione finale sono stati considerati sia i programmi depositati presso il Ministero dell’Interno sia quelli resi disponibili in seguito sui siti web delle forze politiche, nonché le dichiarazioni dei leader dei partiti riportate dai principali quotidiani o disponibili sui social.

I 10 criteri utilizzati sono quelli presentati nel precedente post: Centralità, Settorialità, Ambizione, Fuoriuscita dai fossili, Investimenti pubblici, Equità e disuguaglianza, Distrazioni, Quadro internazionale, Negazionismo, Inattivismo.

Per ogni criterio è stato utilizzato un punteggio da 0 (minimo) a 10 (massimo), creando quindi un indice composto da 10 fattori, che sono stati considerati con uguale peso per ottenere un valore medio chiamato indice di Impegno Climatico riassuntivo. I 20 partecipanti hanno svolto la loro valutazione indipendentemente, e sono stati solo avvisati nel caso in cui un punteggio attribuito si discostasse di più di 4 punti dalla media per lo stesso criterio/forza politica, al fine di verificare possibili errori di compilazione (in questo caso il valutatore poteva quindi confermare o modificare il valore assegnato).

Il risultato Continua a leggere…


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17 Agosto 2022

Come valutare gli impegni all’azione sul clima nei programmi elettorali

Categorie: Criteri, Elezioni  -  Postato da: 

Anche in questa campagna elettorale che si concluderà il 25 settembre sta trovando spazio il tema delle azioni per contrastare i cambiamenti climatici. Complice il successo dell’appello degli scienziati alla politica italiana, nonché un’altra estate davvero molto calda e con diversi eventi meteorologici estremi, nei programmi elettorali già pubblicati o in corso di redazione sembra che la questione del cambiamento climatico abbia anche uno spazio maggiore e più approfondito che nel passato. Come, del resto, già successo nelle scorse elezioni del 2018.

Purtroppo, però, Continua a leggere…


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13 Agosto 2022

Se anche il Club Alpino Italiano si schiera contro le rinnovabili

Categorie: Mitigazione, Montagne, Rinnovabili  -  Postato da: 

È incredibile constatare come ancora nel 2022 ci siano enormi sacche di resistenza allo sviluppo delle energie rinnovabili, che sono la via maestra (non l’unica, certo) per provare ad affrontare la crisi climatica, consentendo di ridurre l’utilizzo dei combustibili fossili. Fino a che sono limitate al chiacchiericcio dei social o ad articoli sulle ben note testate giornalistiche che negano i cambiamenti climatici, si può parlare di qualcosa di fisiologico, quantomeno in Italia, dove sembriamo essere ancora molto indietro nel dibattito pubblico sul riscaldamento globale; ma quando arrivano da enti autorevoli da cui non te lo aspetti, allora fanno un po’ più di impressione. Perché si tratta pur sempre di contesti molto rispettati, all’interno dei quali le opinioni hanno un peso sicuramente superiore nell’indirizzare l’opinione pubblica.

Tra questi ultimi dobbiamo purtroppo annoverare anche il CAI – Club Alpino Italiano, che in alcune ultime uscite sul proprio organo di stampa, Montagne360, ha fornito chiare e inequivocabili evidenze del proprio orientamento su questo tema. Partiamo dall’editoriale dello scorso febbraio 2022, a firma del Presidente uscente Vincenzo Torti, dal titolo “No all’eli-montagna: una sfida nella sfida”

Ebbene, dopo una sacrosanta condanna senza appello Continua a leggere…


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5 Agosto 2022

Lettera aperta degli scienziati del clima alla politica italiana

Categorie: Appello, Petizioni  -  Postato da: 

Pubblichiamo la lettera aperta alla politica italiana disponibile sul sito della Società Italia per la Scienza del Clima, e invitiamo ad aderire

La scienza del clima ci mostra da tempo che l’Italia, inserita nel contesto di un hot-spot climatico come il Mediterraneo, risente più di altre zone del mondo dei recenti cambiamenti climatici di origine antropica e dei loro effetti, non solo sul territorio e gli ecosistemi, ma anche sull’uomo e sulla società, relativamente al suo benessere, alla sua sicurezza, alla sua salute e alle sue attività produttive.

Il riscaldamento eccessivo, le fortissime perturbazioni al ciclo dell’acqua e altri fenomeni meteo-climatici vanno ad impattare su territori fragili e creano danni a vari livelli, influenzando fortemente e negativamente anche le attività economiche e la vita sociale. Stime assodate mostrano come nel futuro l’avanzare del cambiamento climatico ridurrà in modo sensibile lo sviluppo economico e causerà danni rilevanti a città, imprese, produzioni agricole, infrastrutture.

Per un grado di riscaldamento globale in più rispetto al presente, ad esempio, si avranno mediamente su scala globale un aumento del 100% della frequenza di ondate di calore e tra il 30 e il 40% di aumento della frequenza di inondazioni e siccità, con una conseguente diminuzione del benessere e del prodotto interno lordo. Nel Mediterraneo e in Italia, poi, la situazione potrebbe essere anche più critica, in quanto, ad esempio, si hanno già chiare evidenze di aumenti di ondate di calore e siccità, di ritiro dei ghiacciai alpini, di aumento delle ondate di calore marine e, in parte, di aumento degli eventi estremi di precipitazione.

In questo contesto, ci appare urgente porre questo problema in cima all’agenda politica. E oggi, l’avvicinamento alle prossime elezioni diventa l’occasione per farlo concretamente. Chiediamo dunque con forza ai partiti politici di considerare la lotta alla crisi climatica come la base necessaria per ottenere uno sviluppo equo e sostenibile negli anni a venire; questo dato di realtà risulta oggi imprescindibile, se vogliono davvero proporre una loro visione futura della società con delle possibilità di successo. Continua a leggere…


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26 Luglio 2022

Un’irresponsabile e ostinata ciclomania

Categorie: Bufale, Disinformazione, Negazionismo  -  Postato da: 

Sembrerà incredibile, ma proprio nelle settimane in cui l’Italia e l’Europa sono state colpite da lunghe e pesanti ondate di calore, che per l’ennesima volta hanno frantumato record storici e provocato  migliaia di morti, sui giornali e in televisione hanno trovato spazio scienziati che negano l’influenza umana sul surriscaldamento globale.

Persone ben note ai lettori di Climalteranti hanno rimediato altre interviste proponendo le solite tesi strampalate, secondo le quali sarebbero i cicli di attività solare e delle maree, nonché delle congiunzioni dei pianeti, a causare l’aumento delle temperature globali sulla Terra. Oppure che fa caldo, ma è sempre successo e non è poi detto che il caldo faccia male. E davanti al dramma causato dal distacco di una parte del ghiacciaio della Marmolada, hanno affermato che i ghiacciai vanno e vengono e hanno definito “sciacalli dei ghiacci” (Il Giornale, in prima pagina) chi ha collegato alte temperature, fusione dei ghiacci e la valanga di ghiaccio sulla Marmolada).

Lasciando perdere giornalisti ed opinionisti, due persone con una passata o presente attività scientifica che più meritano di essere menzionate per le inesattezze dette o scritte sono Franco Prodi e Nicola Scafetta.

 

Di chi è la proprietà dei fotoni solari?

Come abbiamo già avuto modo più volte di scrivere, prima di andare in pensione quasi quindici anni fa, Franco Prodi ha studiato la microfisica delle nubi, ma non si è mai occupato nella sua carriera del clima globale e, in tale ambito, non è mai stato autore o co-autore di alcuna pubblicazione scientifica. Eppure, Continua a leggere…


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14 Giugno 2022

Non si scherza col clima!  La tragedia del Grand Combin ed i rischi in ambiente montano

Categorie: frane, Ghiacciai, Impatti, Permafrost  -  Postato da: 

 

La recente tragedia del Grand Combin, dove 2 alpinisti sono morti in seguito al distacco improvviso di blocchi di ghiaccio, ci porta ad affrontare ancora il tema degli effetti del global warming sul territorio ed in particolare sugli ambienti di alta quota e criosferici, già affrontato in altre  occasioni (p.es. qui).




Il Grand Combin ed il ghiacciaio di Corbassière visti da nord. Si osservano varie zone con seracchi pendenti. https://it.wikipedia.org/wiki/Grand_Combin

In area alpina come noto, il rialzo delle temperature è stato particolarmente severo, con un aumento registrato nel XX secolo di +1.4 C° vs +1.0 C° stimati per il resto del globo. Tale aumento ha notoriamente provocato un rapido ritiro dei ghiacciai ed è fonte di molteplici rischi in montagna, per gli abitanti dei luoghi e per i frequentatori della montagna. Oltre alle valanghe, che nell’ultima stagione hanno causato già 9 vittime in Italia, altri fenomeni sono altrettanto violenti, ma forse meno prevedibili. Continua a leggere…


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6 Giugno 2022

Usare di più le centrali a carbone in Italia aumenterà le emissioni europee di CO2?

Categorie: Emissioni, ETS, Politiche  -  Postato da: 

L’esistenza del sistema di emission trading (in vigore dal 2015) sembra sconosciuto a molti sedicenti esperti di clima ed energia.

Camini Negli ultimi mesi diversi commentatori hanno indicato l’aumento previsto dell’utilizzo delle centrali a carbone italiane, per compensare gli alti costi e le minori forniture del gas russo, come l’abbandono delle politiche europee sul clima, il tramonto dell’ambizione. Secondo Federico Rampini l’utilizzo del carbone segna “il rinvio dei piani per le energie sostenibili”, mentre per Ferruccio de Bortoli sarebbe nientemeno che l’interruzione della transizione energetica avviata a livello nazionale ed europeo. 

Pur se non ci sono dubbi che le centrali a carbone siano la forma di produzione di energia più inquinante e climalterante, e quindi il loro utilizzo andrebbe al più presto ridotto per arrivare al più presto alla loro dismissione, è scorretto sostenere che utilizzare nel breve termine il carbone per far fronte alla scarsità del gas comporti un aumento delle emissioni di CO2 europee e lo smantellamento delle politiche sul tema. Simili conclusioni riflettono la mancanza di conoscenza o comprensione di uno dei capisaldi dell’azione europea contro il cambiamento climatico, il sistema scambio delle quote di emissione (Emission Trading System, ETS).

Cos’è il sistema europeo di emission trading

Entrato in vigore con la direttiva 87 del 2003, il sistema ETS ha creato un unico mercato delle quote di emissioni su scala comunitaria per i grandi emettitori (centrali termoelettriche, cementerie, acciaierie, vetrerie, raffinerie, ecc.)

La prima fase di implementazione (dal 2005 al 2007) è stata una fasa pilota, ma ha permesso di definire i livelli emissivi del 2005, usati in seguito come livello “di riferimento”.

La seconda fase di attuazione ha coinciso con il periodo quinquennale di impegno del Protocollo di Kyoto (dal 2008 al 2012), e consisteva in limiti (“cap”) nazionali, con piani nazionali che definivano obiettivi di riduzione per singolo impianto, sul totale complessivo delle emissioni dei 5 anni. Al termine della seconda fase, nel 2012, anche il settore aviazione è entrato a far parte del sistema di ETS europeo.

È dalla terza fase (2013-2020) che l’ETS è diventato uno dei cardini della politica europea di riduzione delle emissioni. A partire dal Pacchetto Clima-Energia approvato nel 2008 (chiamato spesso “20-20-20”) agli impianti soggetti all’ETS è stato posto un “cap” su scala europea: nel 2020 gli impianti dovevano emettere nel complesso il 21% di CO2 in meno rispetto al 2005. È da notare che la riduzione non doveva avvenire solo nel 2020: l’ammontare delle quote disponibili (il “cap”) si è ridotto progressivamente, per la precisione dell’1,74% ogni anno dal 2013 al 2020, rispetto alle quote medie 2008-12.

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31 Maggio 2022

Accade nel 2022: il negazionismo climatico insegnato a scuola

Categorie: Consenso, Convegni, Didattica, Negazionisti  -  Postato da: 

Riceviamo segnalazioni costernate di un incontro sul tema del cambiamento climatico che si dovrebbe tenere al liceo A. Rosmini di Grosseto il 1° giugno del 2022, intitolato “Conoscenza e consapevolezza scientifica per le nuove generazioni”, i cui relatori sono tristemente noti ai frequentatori di Climalteranti per essersi distinti nella negazione del cambiamento climatico, sostenendo tesi più o meno strampalate dal punto di vista scientifico , con argomenti caratterizzati da una assoluta e ampiamente documentata faziosità.

Dal programma sembrerebbe addirittura che i relatori dovrebbero giudicare il rigore scientifico dei lavori svolti dai ragazzi.

Il rigore scientifico delle tesi sostenute dai relatori (qui alcune informazioni utili) sul tema del cambiamento climatico è variabile fra l’inesistente e il molto scarso.

Quasi tutti i relatori non sono autori di pubblicazioni scientifiche sul tema del cambiamento climatico, ma solo di libretti autoprodotti in cui hanno raccontato opinioni ampiamente sconfessate dai dati scientifici, dae pubblicazioni su riviste ad alto impatto e dai rapporti IPCC, e a tratti persino ridicole (ad esempio si veda “L’illusione dell’energia dal sole” di Franco Battaglia).

Solo uno dei relatori, Nicola Scafetta, risulta autore di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali sul tema del cambiamento climatico, molte delle quali pubblicate su riviste di second’ordine, pesantemente criticate dagli esperti del settore per la quantità di errori presenti (si veda qui per l’ultima pesante stroncatura). Nessuna delle recenti tesi del prof. Scafetta è presa in considerazione dal Sesto rapporto di valutazione dell’IPCC.

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19 Aprile 2022

Bello mondo, un podcast sfacciatamente dalla parte del pianeta

Categorie: Protocollo di Kyoto  -  Postato da: 

Con i suoi dodici episodi, Bello Mondo è un podcast originale Spotify prodotto da Chora Media che parla di clima, scritto e condotto da me e da Federico Taddia, giornalista, autore, scrittore e conduttore che si occupa da tanti anni di divulgazione scientifica su tematiche ambientali, nuove generazioni e storie virtuose.

Bello Mondo racconta come sta il Pianeta, grazie alla voce di chi ogni giorno fa qualcosa per studiarlo e capirlo, con passione e competenza. I nostri ospiti, uno per episodio, sono ricercatrici e ricercatori, eccellenze scientifiche impegnate nell’analizzare, comprendere e contrastare la crisi climatica.

Ma partiamo dall’inizio, perché “Bello Mondo”? Abbiamo scelto per il Podcast il titolo di una meravigliosa poesia di Mariangela Gualtieri che qui potete ascoltare recitata dall’autrice stessa. Ci è parso l’augurio più bello che potessimo fare al nostro pianeta (e a noi stessi) per affrontare gli anni cruciali che ci aspettano. Lo spirito del Podcast è questo: parlare con rigore dei tanti aspetti connessi alla scienza del clima avendo come riferimento la letteratura più recente e i rapporti dell’IPCC, ma mostrando anche il lato umano della scienza grazie alle storie professionali e di vita dei nostri ospiti che non si sono tirati indietro quando abbiamo chiesto loro di raccontare qualcosa di sé, aneddoti e curiosità. E il Podcast, per sua natura, amplifica proprio questo concetto di narrazione: contenuto e forma si fondono, l’elemento sonoro avvolge l’ascoltatore all’interno del flusso dell’informazione, dove si cerca di trasmettere – anzi, far vivere – nozioni ed emozioni, informazioni e sensazioni. Da qui anche il desiderio di utilizzare lo strumento del Podcast, per esplorare le potenzialità del mezzo nel campo della divulgazione scientifica.  Curando sia i contenuti che le sonorità e la forma, per offrire un prodotto comunque piacevole all’ascolto.

L’obiettivo è quello di offrire al pubblico alcuni strumenti necessari per comprendere la crisi climatica e con essa le strategie individuali e collettive per contrastarla. Ma allo stesso tempo far appassionare le persone al pianeta, al nostro Bello Mondo, attraverso la conoscenza e le storie di scienza e di vita.

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11 Aprile 2022

Problemi ed errori in un nuovo articolo di Scafetta

Categorie: Protocollo di Kyoto  -  Postato da: 

Pubblichiamo la traduzione del post di Gavin Schmidt su Realclimate, che contiene l’ennesima stroncatura di un articolo pubblicato dal prof. Nicola Scafetta

titolo

 

Pochi giorni fa sulla rivista Geophysical Research Letters (GRL) è comparso un nuovo articolo di Nicola Scafetta (Scafetta, 2022) che ha la pretesa di concludere che i modelli CMIP6 con sensibilità climatica [si veda la nota esplicativa 1 in fondo] media o alta (ECS superiore a 3ºC) non sono coerenti con i recenti cambiamenti osservati della temperatura. Poiché ci sono già stati numerosi articoli su questo argomento, in particolare Tokarska et al (2020), che non sono giunti a tale conclusione, vale la pena cercare di capire da dove proviene il risultato di Scafetta. Sfortunatamente, il risultato sembra emergere da un’errata valutazione di quanto contenuto nell’archivio CMIP6, da un test statistico inappropriato e dall’aver totalmente trascurato l’incertezza osservativa e la variabilità interna.

Insieme a John Kennedy e Gareth Jones del Met Office britannico, ho preparato una breve spiegazione di quello che riteniamo sia stato fatto di sbagliato. I punti principali sono tre:

  • Non è stato tenuto conto dell’incertezza nei dati osservati.
  • Non si sono considerate le singole simulazioni ma solo le medie di insieme (ensemble mean) dei modelli.
  • È stato applicato un test statistico che garantisce l’esclusione di qualsiasi episodio particolare di variabilità interna se il segnale forzato è ben vincolato.

I primi due punti sono illustrati chiaramente da questa figura:

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Variazione della temperatura dal 1980-1990 al 2011-2021 nella rianalisi ERA5 e nell’insieme dei CMIP6 in funzione della ECS (Equilibrium Climate Sensitivity, Sensitività del Clima all’Equilibrio) dei modelli.

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5 Aprile 2022

Alla ricerca di motivi di speranza nel terzo volume del sesto rapporto IPCC

Categorie: Mitigazione  -  Postato da: 

È stato pubblicato il 4 aprile il terzo volume del Sesto rapporto IPCC, che si occupa della mitigazione del cambiamento climatico, ossia “l’intervento umano per ridurre le emissioni o potenziare gli assorbimenti di gas serra”.

Come per i precedenti rapporti del primo e secondo gruppo di lavoro (commentati su Climalteranti qui e qui), anche questo volume costituisce una sintesi di decine di migliaia di articoli scientifici già pubblicati nella letteratura, e fornisce un quadro dettagliato di tantissimi aspetti delle azioni già avviate o possibili contro il surriscaldamento globale.

I rapporti dell’IPCC non sostengono alcuna specifica opzione di mitigazione, ma mostrano il potenziale (le possibilità di riduzione delle emissioni climalteranti), i pro, i contro, le barriere e i co-benefici delle diverse azioni, sia nel breve che nel lungo termine, per diversi obiettivi di contenimento del riscaldamento globale.

Le 64 pagine del Sommario per i decisori politici contengono molti messaggi chiave (indicati nel sommario in grassetto), sostenuti da altre affermazioni riassuntive, che cercano di condensare le circa 2913 pagine del rapporto integrale. Come tipico dei rapporti IPCC, alle affermazioni è assegnato un grado di “confidenza”, ossia “la robustezza di una conclusione, basata sul tipo, sulla quantità, qualità e coerenza delle evidenze disponibili prove (ad es. comprensione meccanicistica, teoria, dati, modelli, giudizio di esperti) e sul grado di concordanza di più linee di evidenza”.

Il sommario per i decisori politici è diviso in 5 parti:

  1. Introduzione e contesto
  2. Sviluppi recenti e attuali tendenze
  3. Trasformazioni sistemiche per limitare il riscaldamento globale
  4. Legami tra mitigazione, adattamento e sviluppo sostenibile
  5. Rafforzare la risposta contro il cambiamento climatico

 

Dalla lettura del rapporto e del sommario (quest’ultimo raccomandato in particolare ai decisori politici a cui è indirizzato), numerosi sono i messaggi chiave a cui gli scienziati che hanno scritto il rapporto attribuiscono “alta confidenza”. Non sono messaggi particolarmente nuovi, ma hanno il valore aggiuntivo di rappresentare il punto di consenso di una grandissima parte degli esperti del settore.

Non sorprenderà quindi che dal rapporto emerga la preoccupazione che da tempo raccontiamo su Climalteranti: siamo molto in ritardo nel ridurre le emissioni di gas serra, e se non si agisce rapidamente gli obiettivi più ambiziosi di mitigazione decisi con l’accordo di Parigi non saranno più raggiungibili.

Fra i tanti messaggi importanti, ne propongo tre (fra parentesi il paragrafo del sommario in cui si possono reperire):

 

“Senza azioni di mitigazione urgenti, efficaci ed eque, il cambiamento climatico minaccia sempre più la salute e i mezzi di sussistenza delle persone in tutto il mondo, la salute degli ecosistemi e la biodiversità. Esistono sia sinergie che compromessi tra l’azione per il clima e il perseguimento di altri obiettivi di sviluppo sostenibile. Un’azione per il clima accelerata ed equa per mitigare e adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici è fondamentale per lo sviluppo sostenibile.” (D.1.1)

 

“Percorsi di mitigazione ambiziosi implicano cambiamenti ampi e talvolta dirompenti nell’attuale struttura economica, con conseguenze distributive significative, all’interno e tra i paesi. L’equità rimane un elemento centrale nel negoziato sul clima delle Nazioni Unite, nonostante i cambiamenti nella differenziazione tra stati nel tempo e le sfide nella valutazione delle quote eque. Le conseguenze distributive all’interno e tra i paesi includono lo spostamento di redditi e l’occupazione durante la transizione, dalle attività ad alte emissioni a quelle a basse emissioni. Sebbene alcuni posti di lavoro possano essere persi, lo sviluppo a basse emissioni può anche aprire maggiori opportunità per migliorare le competenze e creare più posti di lavoro durevoli, con differenze tra paesi e settori. Politiche integrate possono migliorare la capacità di considerare temi come l’equità, l’uguaglianza di genere e la giustizia”. (D.3.2) Continua a leggere…


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