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I cambiamenti del clima e le migrazioni

Le migrazioni degli esseri umani sono oggi al centro delle cronache quotidiane, in particolare per gli sbarchi di migliaia di persone sulle coste italiane e greche, i muri e i fili spinati eretti in molte parti d’Europa, la difficoltà delle politiche di gestione dei flussi e dell’accoglienza.

Le stragi continue, le azioni improvvisate in molte nazioni, le polemiche, ci raccontano dell’incapacità di una larga parte della politica e dell’opinione pubblica ad affrontare il fenomeno, a riconoscerne la portata storica, le sue cause profonde o contingenti.

Inoltre, sempre più spesso si parla di migranti ambientali, e di profughi climatici: gli studi raccontano dell’influenza diretta o indiretta delle siccità sulle migrazioni, arrivano le notizie dei piani degli abitanti delle isolette del Pacifico per trovarsi nuovi territori quando l’aumento del livello del mare renderà inabitabili le loro terre.

Eppure le migrazioni esistono da sempre, hanno accompagnato la storia degli esseri umani; le variazioni climatiche sono solo uno dei fattori che spingono le persone a spostarsi; il clima è già cambiato ma i cambiamenti registrati fino ad oggi sono poca cosa rispetto a quanto potrebbe succedere in questo secolo. Insomma, la questione è parecchio complessa, sfuggente.

Per questo motivo è particolarmente utile e benemerito il libro “Libertà di migrare. Perché ci spostiamo da sempre ed è meglio così”, di Valerio Calzolaio e Telmo Pievani (Einaudi, 130 pagine, 12 euro). Un libro che affronta il tema delle migrazioni in profondità, da una prospettiva evoluzionistica, spiegando come Homo sapiens da sempre si è adattato al “contesto” in cui si è trovato, “migrando pur non diventando una specie migrante”, con “un processo che a noi sembra istantaneo, dando l’impressione di un’unica uniforme migrazione, mentre è composto di tanti piccoli, incerti spostamenti, spesso falliti”. Il racconto dei diversi “Out of Africa” delle diverse specie e gruppi del genere Homo è sintetico e aggiornato, consigliabile anche a chi ha già letto gli altri bei libri di Pievani (suggerisco in particolare “La vita inaspettata. Il fascino di un’evoluzione che non ci aveva previsto”, e “Homo sapiens”); e permette di capire perché quanto oggi sta succedendo ha in parte una lunga storia ma è per altri aspetti inedito.

Libertà di migrare è un libro che fornisce le basi per capire i termini del problema, l’origine del termine “migrare” e i nessi con il significato di “libertà”, l’importanza della distinzione del fenomeno migratorio complessivo dal nomadismo. Indica la necessità di usare con circospezione i termini “natura” e “naturale”, “ambiente” e “ambientale” (ad esempio: è “naturale” la profonda alterazione che Homo sapiens sta attuando alla sua nicchia ecologica?), di distinguere l’emigrazione forzata da quella volontaria.

Le domande a cui il libro vuole dare una risposta (ad esempio: “Da dove nasce questa spinta a voler sempre vedere se si sta meglio dall’altra parte della collina?”, “Come siamo riusciti a farci stare stretta la Terra?”, “culture e lingue hanno un confine?”), e una spiegazione scientificamente accurata di come le oscillazioni climatiche del passato e i fattori ecologici hanno giocato un ruolo chiave per “biodiversità e selezione naturale, per sopravvivenza o estinzione, per adattarsi o migrare”, forniscono il contesto ideale per capire quanto sta succedendo oggi, come i cambianti climatici di lungo periodo “accelerati e indotti da comportamenti collettivi di una parte di noi umani” siano “di quantità e qualità non trascurabili se vogliamo sopravvivere e riprodurci in pace, ovunque”.

Già nelle migrazioni del Paleolitico erano prevalenti le migrazioni forzate dal contesto, legate a eventi geofisici estremi (terremoti, tsunami, eventi meteorologici estremi), in quanto “fuggire è uno dei più antichi e persistenti modi di migrare, un vitale comportamento emotivo-cognitivo, legato ad una minaccia di sopravvivenza”. Con il Neolitico e la transizione agricola le migrazioni diventano un fenomeno sempre meno pacifico, “uccidersi e fare la guerra divenne spesso un’opzione alternativa, sia al restare sia al migrare”.

Gli autori mostrano come sia ormai un nesso acclarato quello fra gli attuali cambiamenti climatici e le migrazioni. Riportano i dati delle varie agenzie sui profughi e i rifugiati ambientali già registrati e attesi in futuro, spiegando anche la difficoltà delle stime delle migrazioni forzate indotte dalle catastrofi che si verificano in aree a rischio, nei territori più vulnerabili. O la difficoltà nel definire il cambiamento climatico come singola causa prevalente, in quanto una migrazione non è mai qualcosa che si affronta a cuor leggero e ha dietro quasi sempre diverse cause. Leggere i numeri delle migrazioni attuali (aggiornati rispetto al precedente libro di Valerio Calzolaio “Ecoprofughi, migrazioni forzate di ieri, di oggi, di domani”) fa capire quanto questa sia oggi una questione centrale per il nostro mondo globalizzato.

Il libro fornisce una spiegazione chiara del perché è inevitabile che in futuro il fenomeno migratorio continuerà, e del perché i rifugiati climatici dovranno essere meglio riconosciuti e considerati, anche dal negoziato internazionale sul clima. Gli autori ipotizzano la possibilità di basarsi sui rapporti IPCC per “redigere un elenco di aree abitate, di eventi molto probabili che possono renderle inabitabili, individuare (anche sulla base di quanto già avvenuto) i luoghi in cui è quasi certa la necessità di future delocalizzazioni e i gruppi sociali potenzialmente interessati”, forse sottovalutando la difficoltà nelle previsioni degli impatti su piccola scala; ma è indubbio che questo sarà un tema centrale delle politiche di adattamento per i prossimi decenni.

Il libro si chiude con alcune proposte concrete (riconoscere i rifugiati climatici, contrastare le migrazioni forzate, gestire le migrazioni sostenibili) che dovranno essere in futuro meglio approfondite e dettagliate nella loro complessa concretezza. E con un invito alla lungimiranza, affinché le migrazioni del futuro possano essere ordinate, sicure, regolari e responsabili: “servono un pensiero politico che studi e contrasti stereotipi e pregiudizi e un’azione politica in gradi di prendere decisioni oggi i cui effetti (probabili, non sicuri) potranno essere apprezzati dalle generazioni a venire. Proprio come per il riscaldamento climatico”.

 

Testo di Stefano Caserini

6 responses so far

6 Responses to “I cambiamenti del clima e le migrazioni”

  1. Antonioon Ago 30th 2016 at 17:10

    Libro importante davvero, cercherò di leggerlo.
    Il problema è sempre ci sono tanti motivi per le guerre, come per la gente che chiude casa e se ne va. Alla fine noi possiamo stare a discutere sull’attribution, ma c’è chi prende e parte senza farsi domande.

  2. homoereticuson Ago 31st 2016 at 11:52

    Rinnovo la mia stima a Pievani.
    Rilevo, tuttavia, che l’attualità (vedi i 13000 sbarchi negli ultimi due giorni) rendono oltremodo difficile osservare con razionale distacco accademico quello che avviene, e non mi riferisco solo alle persone meno dotate di strumenti intellettuali e culturali.

    “quanto oggi sta succedendo ha in parte una lunga storia ma è per altri aspetti inedito”

    Vero: al di là della forzante climatica, il fenomeno inedito è quello di un spostamento epocale di masse verso aree quali l’Italia già sovrappopolate e fin troppo antropizzate, (niente a che vedere, ad esempio, con l’emigrazione italiana negli Usa dello scorso secolo) ancorchè in fase di declino demografico (e aggiungo, culturale e civile).
    Ripeto: una colta analisi storico-antropo-socio- ecc-logica è sicuramente importante, ma intanto serve prendere atto che siamo di fronte a un’invasione, un’invasione violenta (nel senso che avviene sostanzialmente senza il consenso degli invasi) che, se non regolata, come finora, terremoterà ben presto molto più di una faglia sismica la società ed il paesaggio che conosciamo, con esiti potenzialmente devastanti, come e più dei cambiamenti climatici.

  3. […] di Stefano Caserini su Climalteranti.it riprodotto su QualEnergia.it con l’accordo […]

  4. Lauraon Set 2nd 2016 at 13:00

    a proposito di clima e migranti

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/01/papa-francesco-ascoltiamo-il-grido-della-terra-distesa-di-sporcizia-cambiamenti-climatici-causano-migranti-forzati/3007298/

  5. albertoon Set 6th 2016 at 12:43

    Ci risiamo con i filosofi che oltre che distaccati dalla realtà che vorremmo disperatamente migliorare (ma fin qui ci sta), non conoscono nemmeno alcuni assunti di base della filosofia. Scriveva Hegel che quando un fenomeno cresce da un punto di vista quantitativo non si ha solo un aumento in ordine alla quantità, ma si ha anche una variazione qualitativa radicale. E fa un semplice esempio: se mi tolgo un capello sono uno che ha i capelli, se mi tolgo due capelli sono uno che ha i capelli, se mi tolgo tutti i capelli sono un calvo. Vi è dunque un cambiamento qualitativo per il semplice incremento quantitativo di un gesto. Venendo a noi, quello che si definiva un tempo con un dato concetto, cioè migrazione, non esiste più, il concetto si è mutato in qualcos’altro. Non è certo da filosofi parlare di supposte migrazioni in un mondo vuoto, spopolato di uomini ed incontaminato, ed usare lo stesso termine concettuale per riferirsi (peggio: giustificare moralmente) il potenziale spostamento di centinaia di milioni di individui, se non miliardi, che si moltiplicano ad un ritmo mai visto su una terra totalmente antropizzata e spogliata dei suoi beni naturali. Magari per per andare in massa e con la rapidità offerta da aiuti tecnologici (altro dettaglio) su una piccola punta del continente asiatico chiamata Europa (per es, ma non solo) già popolata da mezzo miliardo di individui che si pestano i piedi tanto sono fitti e tante sono le risorse ambientali che sfruttano. Tra i due sarebbero gli europei a doversi spostare (e purtoppo nell’800 l’hanno fatto, e male). Se le previsioni di crescita antropica per la sola africa saranno anche solo lontanamente rispettate il nuovo termine concettuale per citare le migrazioni preferisco non saperlo nemmeno..
    Alberto

  6. […] e Pievani in Libertà di migrare: perché ci spostiamo da sempre ed è bene così (2016), già recensito su questo blog. Fuori da una visione strettamente emergenziale delle migrazioni, è possibile […]

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