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Un pianeta e un dibattito che scotta

Climalteranti ha creato una pagina LIBRI in cui sono riportate le recensioni e il materiale di supporto di libri consigliati o scritti dai componenti del Comitato Scientifico. Questo post ne segnala uno appena uscito, che riesce ad unire una spiegazione divulgativa della scienza del clima ad una riflessione sul dibattito attorno ai cambiamenti climatici.

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Il pianeta che scotta. Capire il dibattito sui cambiamenti climatici“, edito da Città Nuova editrice e scritto a quattro mani da Luca Fiorani e Antonello Pasini, è per chi vuole capire due aspetti dei cambiamenti climatici: non solo il problema fenomenologico, ma anche il dibattito mediatico a contorno.
La prima parte, con i due capitoli “Sistema Terra” e “Modelli Climatici”, offre una spiegazione del clima che cambia; verrebbe da dire semplice, se non fosse che gli autori entrano anche nei dettagli di una materia che di semplice ha ben poco. Una ventina di immagini ben fatte e numerosi esempi presi dalla vita di tutti i giorni aiutano non poco a comprendere i concetti esposti.
Ne emerge anche la vita degli autori, che parlano della scienza del clima perché ci hanno dedicato tempo ed energie.“Insomma, le nostre simulazioni non sono giochi di climatologi-bambinoni che hanno creato un proprio mondo astratto e virtuale, ma hanno effettivamente a che vedere con la realtà concreta del clima negli ultimi 150 anni…”.

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Il terzo capitolo riguarda il dibattito mediatico: “Se consideriamo che le emissioni di gas a effetto serra derivano principalmente dal bruciare combustibili fossili e che la nostra civiltà è basata proprio su queste fonti di energia, è chiaro che una riduzione di emissioni di questo tipo non si presenta come un mero “aggiustamento” al nostro modello di sviluppo, ma spinge necessariamente a ripensare globalmente questo modello. Forse per la prima volta nella storia dell’umanità un problema scientifico pone il mondo di fronte alla possibilità/ necessità di scelte così radicali, in un ambito dove gli interessi economici sono fortissimi. Tutto il dibattito cui si assiste oggi sui media intorno al tema scientifico dei cambiamenti climatici risente ovviamente di questo fatto.
Anche qui emerge l’esperienza personale, in particolare dell’amico Antonello Pasini, autore di un importante blog sul tema dei cambiamenti climatici: “Il Kyoto fisso”.
I cinque sottocapitoli, intitolati “La sagra delle opinioni”, “Tra catastrofismo e negazionismo”, “Cosa ci insegna il metodo scientifico”, “Il dibattito nella scienza” e “La comunicazione della scienza del clima” sono, a mio parere, ancora più efficaci ed importanti dei precedenti.

Gli autori spiegano le “regole del gioco” della scienza, che “le permettono di fondare il dibattito sul base solide… evitando di essere sballottate tra opinioni che sembrano tutte di pari dignità”, soffermandosi su alcuni concetti basilari: come i dati raccolti possono diventare davvero un risultato scientifico, l’esercizio di umiltà della “peer review”, a cui devono sottostare tutti gli studiosi quando, per pubblicare le loro tesi, si sottopongono al giudizio dei colleghi.
E la necessità dell’umiltà è, secondo Fiorani e Pasini, il grande insegnamento che ci fornisce la scienza. Ma non nel senso che dobbiamo sentirci infinitamente ignoranti e considerare tutto troppo incerto, come vorrebbe il leit-motiv di chi cerca in tutti i modi di impedire le politiche sul clima; bensì di chi, per evitare di mettere in discussione la propria visione del mondo, preferisce adottare criteri di valutazione manichei piuttosto che considerare i risultati a cui sono arrivati gli esperti del settore.

Pur se la scienza non dà risposte assolute, “i suoi risultati, all’interno delle proprie bande di errore, non sono opinioni: sono dati di fatto su cui si deve tener conto”. Gli autori insistono anche su quale deve essere l’interpretazione dei dati scientifici, e anche degli errori e delle correzioni, il cui significato viene spesso distorto quando vengono riassunti e comunicati al grande pubblico.

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L’esposizione pacata di questi concetti, su cui spesso si discute in modo acceso anche su Climalteranti, fa sì che “Un pianeta che scotta” sia un libro da consigliare a tutti quanti oggi si approcciano al problema del clima, in particolare per quanti lo fanno con un approccio di prevenzione e sospetto verso gli scienziati.

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Testo di Stefano Caserini, con contributi di Claudio Cassardo Sylvie Coyaud

9 responses so far

9 Responses to “Un pianeta e un dibattito che scotta”

  1. Simoneon Feb 10th 2011 at 22:16

    chiacchiere sul clima fururo..per sentire altre opinioni
    http://www.meteogelo.com/mazzarella/intervista-sul-clima-futuro/
    prof. Mazzarella, docente presso l’ Università di Napoli Federico II di Fisica Terrestre, Climatologia, Oceanografia, e Meteorologia, nonché responsabile dell’ Osservatorio Meteorologico di San Marcellino ( Napoli) ed autore di pubblicazioni scientifiche che tanto hanno fatto discutere..

  2. oca sapienson Feb 10th 2011 at 23:49

    @Simone
    è vero, quante pubblicazioni mitiche! Sopratutto quella sul quotidiano il Tempo, con la sua invenzione del fornello geotermico per la fusione freddissima:
    http://www.news.unina.it/dettagli_area.jsp?ID=8154

    Be’, devo riconoscere che il libro di Fiorani e Pasini è di tutt’altro livello.

  3. claudio della volpeon Feb 11th 2011 at 08:10

    beh si finalmente mazzarella ha pubblicato un articolo su un giornale springer; va beh; ma quello lì non dice nulla di rivoluzionario sul clima a parte l’effetto periodico di Nina e nino e il fatto che certe situazioni meteo favoriscono le malattie, geniale; mentre le altre cose sono le solite boiate mazzarelliane prive di fondamento scientifico; Simone Mazzarella è quello della fusione dei ghiacci causata dai vulcani sottomarini! un vero genio della bufala; vedrai prima o poi cercherà di piazzare un nuovo colpo di genio;

  4. claudio della volpeon Feb 11th 2011 at 08:28

    il pulcino dice:
    In corrispondenza di un minimo di attività solare i raggi cosmici non sono più filtrati dall’attività magnetica del sole e impattano numerosi sulla magnetosfera producendo un aumento della pressione atmosferica alle alte latitudini (il cosiddetto ovale aurorale)

    a proposito Simone dato che la pressione max del vento solare è di circa alcuni nanopascal, mentre un’atmosfera è 10^5 pascal Mazzarella potrebbe spiegarci come dice nell’intervista che hai citato come fa la pressione atmosferica usando un valore 10^-14 volte più basso? l’ovale aurorale è un fenomeno elettromagnetico più che di pressione meccanica; mi corregga chi ne sa più di me;
    casomai mi sbaglio ma se stessi ancora a napoli gli andrei a fare delle nanopernacchie!ma in teranumero.

  5. Riccardo Reitanoon Feb 11th 2011 at 09:43

    Se Roy Spencer sostiene che l’Intelligent Design è scientificamente paragonabile all’evoluzionismo non vedo perchè sorprendermi se qualcuno pensa che i cicli astronomici governino il clima; quanto meno hanno fatto felice una mia amica appassionata di astrologia.
    Opinioni più o meno ragionevoli ne circolano tante; il problema, come sempre, resta quello di farle diventare teorie scientificamente sostenibili e smuovere l’ostinato scetticismo degli scienziati. Gli scienziati hanno la testa dura, non si convincono così facilmente.

    Claudio
    l’ovale aurorale non è una variazione di pressione atmosferica. Trattandosi di un’intervista immagino (spero!) che sia stato riportato male quello che ha detto Mazzarella. Vero è invece che si espande e contrae con l’attività solare. Eventi particolarmente intensi come le Coronal Mass Ejections provocano espansioni temporanee e deformazioni (protuberanze) dell’ovale. In coincidenza con questi eventi le aurore boreali/australi possono essere visibili anche alle basse latitudini; nel 1909 ne fu vista una a Singapore, praticamente all’equatore.

  6. ciccioon Feb 11th 2011 at 20:25

    Per essere GRANDI bisogna prima di tutto saper essere PICCOLI…. L’UMILTA’ é la base di ogni vera GRANDEZZA!!
    complimenti ragazzi!!! siete tutti professori e scienziati!!

  7. claudio della volpeon Feb 11th 2011 at 23:13

    x Riccardo; infatti è un fenomeno elettromagnetico e l’effetto sulla pressione non ci sta; personalmente dopo aver letto gli articoli di Mazzarella sui vulcani credo proprio che intendesse pressione, invece.
    x Ciccio; Ciccio io faccio il prof. di mestiere; e quando vedo scritta una cavolata mi viene la reazione da matita rossa e blu; tu invece che fai?

  8. Paolo Gabriellion Feb 12th 2011 at 03:35

    @ ciccio
    L’umilta’ e’ infatti una delle colonne portanti del nostro lavoro. Gli autori di questo libro, Fiorani e Pasini, rimarcano come il processo di peer review ne induce dosi massicce in ognuno di noi. E’ vero, siamo ormai vaccinati. In confronto tutte le “bastonate” che si prendono su un blog come questo sono bazzecole. Se posso aggiungere, l’altra colonna portante di chi fa ricerca e divulgazione e’ la pazienza.

  9. […] Sapere. Il premio che sarà inviato dal Comitato Scientifico ai premiati è una copia del libro “Il pianeta che scotta. Capire il dibattito sui cambiamenti climatici“, di Luca Fiorani e Antonello […]