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Hansen: stiamo facendo scadere il tempo

Stiamo facendo scadere il tempo per opporci ad un riscaldamento globale pericoloso, questo è ciò che ha detto Jim Hansen, un’icona della scienza del clima, al raduno annuale dell’American Geophysical Union, avvertendo ironicamente che l’annuncio della sua (Hansen) scomparsa fatto circolare della industria dei combustibili fossili era del tutto esagerato: “ho una salute da cavallo, il popolo dei combustibili fossili dovrà rassegnarsi alla sua presenza ancora per un bel po”.

James Hansen ha preso la parola mercoledì 11 dicembre 2013 al meeting della American Geophysical Union (AGU) a San Francisco.
Forse nessun altro al mondo possiede maggiore autorità di James Hansen sulle questioni del cambiamento climatico. Hansen ha lasciato recentemente la carica di direttore del NASA Goddard Institute of Space Studies. In quella sede egli ha svolto la maggior parte del lavoro scientifico che sta alla base del cambiamento climatico prodotto dall’uomo, ed è lì che ha combattuto contro le forze che hanno tentato di oscurare o sminuire il suo messaggio. Nel suo discorso dal titolo “Minimizzare le influenze dovute all’uomo sul cambiamento climatico” Hansen ha ripetuto il suo messaggio che il massimo che possiamo fare oggi è di cercare di evitare che si creino livelli di cambiamento del clima troppo pericolosi.
Ciò significa, secondo Hansen:
a) cercare di evitare che si fondano le calotte polari del pianeta con il conseguente innalzamento del livello del mare e la modifica delle linee di costa che si protrarrà per diversi secoli,
b) evitare estinzioni di massa come quelle che sono seguite ai cambiamenti climatici del passato come durante il massimo termico del Paleocene-Eocene (PETM),
c) evitare una situazione in cui si verificano degli eventi meteorologici estremi come aumento della frequenza delle ondate di calore, siccità, incendi, piogge torrenziali, allagamenti e forti tempeste.
L’anidride carbonica, ha detto Hansen, è il grosso problema del cambiamento climatico, perché ha una durata molto lunga. Il ciclo del carbonio ha una durata dell’ordine di 100 mila anni prima che la CO2 venga sequestrata attraverso la formazione dei carbonati terrestri. Ciò che è avvenuto con i climi del passato non ci da nessuna speranza: durante il Pliocene, circa 3 milioni di anni fa, la temperatura era di 3-4 gradi Celsius più calda di ora ed il livello dei mari era circa 15-25 metri maggiore di oggi. La pressione esercitata sulle specie viventi non umane è senza precedenti secondo Hansen. Le piante e le specie animali sono sottoposte ad una perdita del loro ambiente naturale a mano a mano che il cambiamento climatico sposta l’habitat. Una combinazione di eventi che non ha precedenti nella storia recente della Terra.
Hansen ha enfatizzato il suo messaggio nel suo recente articolo in PLOS One: il genere umano ha già esaurito la maggior parte del carbonio a sua disposizione, se vogliamo che le temperature rimangano prossime a quelle registratesi nel periodo di circa 10 mila dell’Olocene, nel quale l’umanità ha avuto il massimo sviluppo. Secondo Hansen ciò significa passare ad una fase di rapido abbandono dell’uso del carbone e di rinuncia all’uso di combustibili fossili non convenzionali come petrolio da scisti bituminosi e gas presenti nel sottosuolo.
Lo strumento suggerito da Hansen per raggiungere questi obbiettivi è l’introduzione di una carbon-tax sui dividendi dai combustibili fossili, con importo progressivo sulla entità dell’inquinamento prodotto, in una maniera tale che il mercato scelga la soluzione più vantaggiosa per ridurre le emissioni nel modo più economico possibile. Se l’importo della tassazione venisse restituito ai cittadini degli USA su una eguale base pro-capita, il 60 per cento degli americani ne guadagnerebbero perché, secondo Hansen, incasserebbero più di quanto si troverebbero a pagare: “da alcuni studi economici si deduce che le emissioni di carbonio negli USA potrebbero ridursi del 30% in 10 anni”.

Secondo Hansen, inoltre una carbon tax è “il solo strumento internazionalmente realizzabile in quanto basterebbe che i soli due maggiori protagonisti”, Cina e Stati Uniti, si accordassero nell’imporre la carbon tax sui beni importati ai rispettivi confini perché immediatamente i Paesi più piccoli sarebbero indotti a fare altrettanto alle loro frontiere.
Hansen mette infine in evidenza che il mondo non sarà in grado di attuare delle significative riduzioni delle emissioni di gas serra senza aumentare l’uso del nucleare per produrre energia. Nella parte più intrigante della sua presentazione Hansen si avvale di un video-clip di 4 minuti del 1979 dal titolo “No Nukes Concert” tenutosi a New York dove celebri cantanti come Jackson Brown e Carly Simon e in seguito Ralph Nader cantano, suonano tamburi e si dichiarano contrari all’uso dell’energia nucleare. Ciò malgrado, dice Hansen, è maggiore il numero di persone che muore in un giorno per malattie cardio-respiratorie causate dalle emissioni del carbone, rispetto a tutte quelle morte nel mondo a causa dell’uso dell’energia nucleare dall’inizio a oggi. Aggiunge Hansen: “il movimento anti nucleare ha assunto le caratteristiche di una quasi-religione.” Tornando a rivolgersi all’attenzione del suo uditorio Hansen aggiunge che “dobbiamo far splendere la luce della scienza nello scegliere le opzioni che abbiamo davanti o almeno cercare di farlo da ora in poi, le fonti di energia rinnovabile come il solare e l’eolico occorre che diano il loro contributo, ma da sole non sono sufficienti”. La conclusione di Hansen è: “stiamo andando fuori tempo massimo”. Questo è un messaggio sul quale molti dei presenti a questo meeting dell’AGU non hanno dubbi. Ciononostante non sono molti coloro che ritengono di doversi impegnare al riguardo. I governi, si lamenta Hansen, sono al servizio delle industrie dei combustibili fossili e in stretto colloquio con esse, mentre il problema diventa sempre più grave anno dopo anno. E fino a che le cose non cambieranno, il clima non smetterà di cambiare anch’esso.

 

Testo originale di David Appell su Yale forum on Climate Change and the media
Traduzione di Luigi Ciattaglia

PS
Climalteranti ha presentato il libro di Hansen “Tempeste, Il futuro del clima del pianeta e l’urgenza di agire”, le sue conferenze in Italia e suoi ulteriori lavori qui.

Per una più ampia presentazione delle posizioni di Hansen, sia rispetto a quanto sta producendo il Quinto rapporto di valutazione dell’IPCC che le proposte di policy, si veda il recente articolo Assessing “Dangerous Climate Change”: Required Reduction of Carbon Emissions to Protect Young People, Future Generations and Nature

16 responses so far

16 Responses to “Hansen: stiamo facendo scadere il tempo”

  1. giovanni dittaon dic 27th 2013 at 17:12

    chi non prende in considerazione i chiari avvertimenti di questo scritto se ne assuma le responsabilità, anche se tutti insieme ne subiremo le conseguenze.

  2. Matteoon dic 28th 2013 at 00:33

    Ok! Chi si impegna per la costruzione di nuove centrali nucleari?;-)

  3. Riccardo Reitanoon dic 28th 2013 at 09:41

    Matteo
    personalmente non lo sono ma Hansen e altri climatologi sono a favore del nucleare, sia pur “per necessità”.

  4. Paolo C.on dic 28th 2013 at 12:11

    Il problema col nucleare – a parte i rischi e l’opposizione popolare – è il costo e i tempi (a meno che si sorvoli sulla sicurezza, ovviamente).
    Il caro e stimato (senza ironia) Hansen si è fatto due conti sui fondi necessari per un piano su larga scala? E quanto occorrerebbe per riconvertire i trasporti, che si fondano ancora – purtroppo – per la maggior parte sulle quattro ruote e sul motore endotermico? Senza contare i possibili danni provocati agli impianti da eventi climatici estremi, sempre più frequenti ed intensi.

    Siamo terribilmente in ritardo, ormai, e sono molto scettico sulla possibilità di un ‘atterraggio morbido’. La prospettiva è purtroppo quella di un collasso economico globale entro i prossimi dieci anni, con tutti i sommovimenti che questo comporterà. E i cambiamenti climatici non faranno altro che peggiorare il quadro…

  5. Stefano Caserinion dic 28th 2013 at 21:51

    @ Paolo C.
    In questi giorni di vacanza sto leggendo l’ultimo libro di Luciano Gallino
    http://www.einaudi.it/libri/libro/luciano-gallino/il-colpo-di-stato-di-banche-e-governi/978880621340
    davvero un grande libro, interessante e ben documentato; da cui si deduce che la prospettiva che Lei descrive ha un bel fondamento

  6. stefanoon dic 29th 2013 at 09:54

    sul nucleare concordo con Paolo..
    bisognerebbe riconvertire tutto il settore dell’energia..
    se avessimo 10 centrali già da domani ne usufruirebbe solo la linea ferroviaria (per carità non è proprio niente..) ma il resto dei trasporti no; per non parlare di industria, agricoltura, edilizia, servizi..quanti anni per la riconversione dei settori con soldi in diminuzione?

    @Stefano Caserini
    ho letto solo un estratto del libro..che mi sembra davvero valido..
    però..non mi pare ci siano riferimenti al di fuori del settore economico-finanziario..
    siamo sicuri che tutto dipenda dalle banche o dal fatto che i governi hanno sbagliato politica economica?
    guarda caso la crisi è iniziata nel 2007..cioè quando il mondo si è reso conto che c’era un problema di risorse..petrolifere in particolar modo..
    da allora i prezzi sono diminuiti, è vero, ma il petrolio a venti dollari al barile è -e rimarrà- un dato storico da osservare al Mumok di Vienna o in qualche articolo futuro di giornale.
    un saluto.

  7. Paolo C.on dic 29th 2013 at 11:09

    @stefano

    Sì, esatto. Basta dare un’occhiata a certi grafici dell’ultimo World Energy Outlook dell’Agenzia Internazionale dell’Energia per accorgersi che le cose si mettono male:

    http://1.bp.blogspot.com/-tgThc8dhrZM/UoovJQjR4nI/AAAAAAAAC4E/R0oYQXbLrws/s1600/oil_decline.png

    Per capire le conseguenze, basta leggersi uno dei tanti articoli di Gail Tverberg (o anche del nostro Bardi):

    http://ourfiniteworld.com/2013/12/06/diminishing-returns-energy-return-on-energy-invested-and-collapse/

    La finanziarizzazione dell’economia non fa che aggravare il quadro…

  8. stephon dic 29th 2013 at 21:57

    Sul nucleare: io abito in Svizzera, nazione che ha 5 reattori nucleari (e che ha deciso di spegnerli tutti entro 20 anni) che erogano circa il 40% dell’elettricità prodotta. La cosa curiosa è che, supponendo che i 5 reattori abbiano la stessa potenza (anche se in realtà non ce l’hanno), basterebbe tornare ai livelli di consumo elettrico del 2010 per poterne fare a meno di uno. Ho scritto 2010, non 1910, eh.
    E al 2006 per poterne fare a meno di due. Non so proprio se ci si rende conto fino in fondo che in un paese come il mio ogni ano si consuma dal 2 al 3% di elettricità in più. Ogni anno.

  9. Riccardo Reitanoon dic 29th 2013 at 23:55

    Qualunque sia il sistema energetico che volessimo scegliere non c’e’ dubbio che una crescita anche solo del due percento l’anno, l’attuale tasso di crescita globale, e’ insostenibile. Provate a fare due semplici conti con il potenziale delle rinnovabili o il numero di centrali nucleari da costruire ogni anno per supportare questi tassi. Impensabile.
    E’ chiaro che almeno i paesi industrializati devono ridurre i consumi puntando su una maggiore efficenza energetica e riduzione degli sprechi. I segnali, se non proprio positivi, almeno non sono negativi. In Europa i consumi primari non crescono da quindici anni e negli USA decrescono da sette o otto anni (cito a memoria).
    Si puo’ e si deve fare di meglio, magari svenandosi po’ ma non poi cosi’ tanto.

  10. Stefano Caserinion dic 30th 2013 at 09:55

    @ Stefano

    si, il libro di Gallino tocca molto di sfuggita il tema della sovrapposizione della crisi finanziaria con quella ambientale.
    Pero’ molti legami si intuiscono, a partire dal fatto che una delle cause (non certo l’unica) della progressiva finanziarizzazione dell’economia è stata la crisi di sovraproduzione e la crescente difficoltà di assicurare profitti nel settore della produzione.
    Il tema dei legami fra la crisi climatica, delle risorse e della finanza è certo complesso.
    Non è il mio campo, quindi non mi avventuro nel proporre soluzioni semplicistiche, come a mio parere fa Hansen con il nucleare.
    Pero’ ritengo importante che ognuno di noi cerchi di uscire dagli stretti limiti del proprio settore disciplnare, e cercare connessioni più ampie per spiegare il grande ritardo nelle azioni di mitigazione e per rispondere alla classica quanto inevitabile domanda del “che fare”

  11. stefanoon dic 30th 2013 at 11:27

    @Stefano Caserini
    concordo, bisognerebbe davvero allargare i propri orizzonti/conoscenze, sopratutto per dare delle risposte coerenti..ma è davvero difficile..uno dovrebbe intendersi un pò di tutto..e spaziare dalla climatologia (con tutte le domande annesse che possono riguardare la meteo, l’astronomia, la geofisica, la fisica, la chimica e tanto altro) all’edilizia..per passare poi ai trasporti, alla produzione industriale ecc..ecc..; è fattibile ma è davvero difficile già avere un buon meteorologo che sia anche un buon climatologo..
    Comunque, circa le azioni di mitigazione, il lavoro che fai tu, cioè di divulgazione, è uno dei più difficili in questo ambito; non conosco le persone che frequenti ma, dal canto mio, il massimo che sento dire dalle persone (alcune anche esperte e/o dentro settori scientifici/tecnici) è come modificare un motorino a benza per farlo andare più veloce, o qual’è il tragitto più veloce da fare in auto..o a quale compagnia affidarsi per il consumo di metano ecc..ecc..
    La veduta del mondo delle persone è prettamente endotermica (passami il termine..) con orizzonti tutti bilanciati su quel ‘mondo’; ed è la gente che poi, alla fine, fa la differenza direzionando il ‘mercato’, indirizzando i governi su scelte anche in ambito ambientale-climatico e di gestione del territorio..
    da me la gente si lamenta per i ciclisti contromano, non per i tizi in SUV che telefonando ti stirano sulle strisce pedonali..(con palese dicotomia sul piano delle conseguenze, di salute, giuridiche, morali, dei due atteggiamenti).
    alla fine, con questo tipo di coscienza sociale, l’impatto con la dura e prossima realtà a me pare piuttosto inevitabile..almeno per qualche paese..
    un saluto.

  12. Paolo C.on dic 30th 2013 at 13:26

    Temo sia inutile illudersi, al punto in cui siamo solo la “pedagogia delle catastrofi” (per citare l’ultimo articolo di Luca Pardi sul suo blog) servirà a svegliare chi dorme. E, purtroppo, per allora sarà davvero troppo tardi…

  13. Marco Delle Curtion gen 3rd 2014 at 01:26

    Purtroppo non ho letto nessuno di questi libri di climatologia ( cosa che mi ripropongo di fare a partire dal libro del Dr Hansen che ho già adocch7ato su Amazon) ma da alcuni anni mi occupo di problemi legati direttamente alla questione energetica in edilizia.
    Per qunato ne so ed ho potuto approfondire l’edilizia, in Europa, è responsabile per quasi il 40% dei consumi energetici e credo che negli Stati Uniti sia anche peggio.
    Oggi siamo in possesso di tutte le tecnologie per realizzare edifici a consumo zero o addirittura in grado di produrre energia più di quanta ne consumino e credo che le recenti direttive europee in questione giungano proprio a proposito.
    La migliore fonte rinnovabile di cui siamo in possesso è sicuramente il risparmio energetico.
    Agire politqicamente per egevolare la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente credo che sia una mossa sicuramente da non ritardare oltre.
    Oggi è possibile ridurre agevolmente del 90% il consumo globale di un edificio agendo sulla sua struttura per poi passare a produrre il poco che resta in modo diretto.
    Credo che le parole d’ordine in futuro debbano essere “efficienza” e “sufficienza”.
    La prima legata ad una riduzione dei consumi e la seconda legata ad un cambiamento dei comportamenti.
    Per questo, insieme ad altri amici e colleghi di tutta Italia, cerchiamo di lavorare anche sui nostri territori coniniziative divulgative.
    Continuo a seguirvi con interesse sperando di poter giungere in tempo per limitare i danni che i miei figli dovranno subire.
    Continuate così.
    Marco

  14. stefanoon gen 3rd 2014 at 13:03

    è un argomento, quello dell’efficienza, che nasce già morto..
    attuarlo in edilizia, ad oggi, a me pare quasi impossibile..
    visto che è stato cementificato il possibile e le nuove costruzioni (almeno dalle mie parti) sono tutte rigorosamente in classe ‘G’, l’unico modo per far partire (o ripartire) un’edilizia intelligente sarebbe quello di buttare giù i palazzi più energivori e sostituirli con abitazioni più basse, magari in legno.
    Progetto che non credo venga manco considerato..anche se fa piacere che vi siano persone del settore, come te, che la pensano in questo modo..
    conosco persone, in edilizia, che considerano comunque efficiente -o quanto meno accettabile- una casa in classe ‘g’..sulla cui compravendita si possono ancora investire quattrini e far ripartire l’economia..

  15. Marco Delle Curtion gen 6th 2014 at 21:43

    Credo che su questo argomento ci sia invece molto da dire e sicuramente la sfida del futuro è sull’edilizia esistente con la quale è certamente molto più difiicile operare che non con le nuove opere.
    Gli interventi sono comunque possibili ed economicamnet convenienti fino al raggiungimento di riduzioni del 90%.
    Non è certamente così facile raggiungere invece prestazioni da casa passiva ma ti assicuro che è comunque possibile arrivare a prestazioni molto elevate operando in primo luogo sull’involucro edilizio ed in seconda battuta sull’aspetto impiantistico.
    Ho personalmente eseguito più di un intervento e conosco molti amici che hanno fatto altrettanto.
    Ti posso suggerire di visitare il sito della fondazione CLIMABITA con cui collaboro per avere un’idea ( http://www.climabita.it ).
    Comunque le “tue parti” sono relativamente vicine alle mie acnhe se la sede della fondazione è a Bolzano ove questi argomenti sono in una fase di attuazione più avanzate.

  16. stefanoon gen 7th 2014 at 10:29

    @Marco
    quello che dici lo condivido pienamente.
    Ciò che volevo semplicemente dire (ma non l’ho detto esplicitamente..) è che le persone che vogliono ‘investire’ sulla resa energetica della casa sono poche..visti i costi che tali e a volte complesse migliorie gravano sui proprietari.
    Conosco un vicino di casa che con svariate migliaia di euro, in un appartamento da 80metri quadrati, ha ottenuto un miglioramento di una classe energetica.
    A Firenze, dove abito, un normale appartamento degli anni ’70 di circa 70 m2, costa anche 150 euro al mese di condominio..cifra che mette già in difficoltà molte famiglie monoreddito..figuriamoci quando presente una sola pensione o un mutuo..
    Se poi vuoi acquistare e ovviamente ristrutturare casa (quindi lavorando almeno su impianto di riscaldamento e infissi) dovresti per lo meno avere il ‘vantaggio’ di partire da un costo della casa molto basso (in base alla vetustà dell’appartamento, alla classe energetica ‘G’ e ovviamente rispetto all’età del palazzo che renderà necessari lavori di mantenimento..), ma il settore immobiliare attuale è inchiodato ai prezzi di alcuni anni fa (salvo rare eccezioni..o lievi flessioni) e non è affatto raro che dalle mie parti un normalissimo appartamento -da ristrutturare- di 70 metri quadrati, in un palazzone anni ’60, costi minimo 220mila euro..cifra che non può dirsi certo bassa rispetto ai vari parametri prima espressi..
    un saluto.