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Il nuovo obiettivo europeo al 2030: -40% di emissioni di gas serra

La Commissione europea ha approvato una proposta di riduzione del 40% delle emissioni di gas climalteranti entro il 2030 (rispetto al 1990), un passo necessario per una credibile azione per contrastare il riscaldamento globale

Secondo la Comunicazione ufficiale della Commissione europea del 22 gennaio 2014, l’Unione Europea è ormai già molto vicina a raggiungere gli obiettivi del 2020 di riduzione delle emissioni (-20%) e di utilizzo delle energie rinnovabili (20% sul totale dell’energia prodotta). Si tratta di obiettivi che, a suo tempo, avevano destato molte polemiche, nonché la contrarietà di una parte del mondo politico e industriale italiano.

Questi risultati sono tanto più significativi dal momento che l’economia europea è cresciuta di circa il 45% in termini reali dal 1990. Gli obiettivi 20-20-20 per emissioni di gas serra, le energie rinnovabili e il risparmio energetico hanno svolto un ruolo importante nell’impostazione delle strategie industriali in Europa.

Le emissioni di gas serra nel 2012 sono diminuite del 18% rispetto alle emissioni del 1990 e la citata Comunicazione della CE prevede che esse saranno ridotte del 24% entro il 2020 e del 32% entro il 2030, sulla base delle politiche già decise.

La quota di energia da fonti rinnovabili è aumentata al 13% nel 2012, in proporzione all’energia finale consumata e si prevede un ulteriore aumento al 21% entro il 2020 e del 24% entro il 2030. L’UE alla fine del 2012 ha installato circa il 44% dell’elettricità rinnovabile del mondo (escluso l’idroelettrico). L’intensità energetica dell’economia europea (l’energia per unità di PIL) si è ridotta del 24% tra il 1995 e il 2011, mentre il miglioramento da parte dell’industria è stato di circa il 30%. L’intensità di carbonio dell’economia dell’UE è diminuita del 28% tra il 1995 e il 2010.

La proposta di nuovi obiettivi per il 2030 è importante perché fissa un orizzonte temporale decisivo per chi investe nell’energia, negli edifici e nelle infrastrutture, nonché in altri settori in cui l’installazione e l’uso del capitale hanno lunghi cicli di realizzazione e ritorno dell’investimento.

La proposta della Commissione propone di aumentare il proprio obiettivo di riduzione di un altro 20% in 10 anni (dal 2020 al 2030) conferma che la mitigazione dei cambiamenti climatici non è una moda passeggera, non è un fastidio di cui dimenticarsi quando le condizioni del ciclo economico cambiano (o, peggio, quando nevica).
Questi obiettivi permettono all’UE di rilanciare il negoziato UNFCCC sfidando gli altri grandi emettitori di gas climalteranti a rivedere al rialzo i loro impegni, come dichiara anche la Commissaria Europea Connie Heedegaard in questa intervista.

La proposta della Commissione si basa su un’analisi attenta dei costi e delle problematiche dell’energia, nel quale si rileva che “nelle nazioni con un’alta penetrazione di energia solare ed eolica ci sono state tendenze verso la riduzione dei prezzi all’ingrosso dell’energia”, mentre laddove eolico e solare non sono aumentati non c’è stata un’analoga tendenza alla riduzione dei prezzi.

Ecco allora il nuovo obiettivo di coprire nel 2030 con le energie rinnovabili il 27% della domanda finale di energia. Si tratta di un obiettivo collettivo dell’Unione che, a differenza di quello di riduzione delle emissioni al 2030, non sarà declinato per paese tramite obiettivi nazionali.
Le azioni nazionali saranno accompagnate dall’UE, che ha approvato un pacchetto consistente di fondi (circa 150 miliardi, di cui 100 dai fondi strutturali) a sostegno di una strategia industriale a basse emissioni.

Non va dimenticato che il pacchetto individuato dalla Commissione nasce in concertazione con l’industria ed a valle di un’ampia consultazione pubblica nella quale erano emerse anche proposte più ambiziose e precise, come quelle relative all’approvazione della Fuel Quality Directive (Direttiva sulla qualità dei carburanti) che prevede la riduzione dell’intensità carbonica dei carburanti del 10% entro il 2020 e che pone forti limitazioni all’utilizzo di prodotti derivanti dalle tar sand canadesi. Per molti paesi inoltre l’obiettivo sulle rinnovabili medio del 27% è già stato raggiunto – tanto più nei picchi di produzione da rinnovabile, che raggiungono il 70% in Portogallo o addirittura il 100% in Italia, sia pure per periodi ancora molto limitati Non manca quindi chi si dichiara insoddisfatto.

Quindi la proposta del 40-27-30 da un lato rilancia l’ambizione dell’UE di essere traino verso i prossimi accordi globali con impegni preventivi, dall’altro ha concesso qualcosa ad un mondo industriale timoroso di impegni troppo rilevanti. Ora la parola passa ai governi nazionali, che avranno un ruolo rilevante nel futuro iter della proposta.

 

 

Testo di Valentino Piana, col contributo di Stefano Caserini.

11 responses so far

11 Responses to “Il nuovo obiettivo europeo al 2030: -40% di emissioni di gas serra”

  1. homoereticuson feb 2nd 2014 at 10:00

    Sono d’accordo. Si tratta, come sottolineato nell’articolo, di risultati significativi, anche se ottenuti, credo, in parte “grazie” alla crisi e per via alla delocalizzazione delle produzioni industriali.
    Il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto, a seconda dei punti di vista, come sempre.

    Chiudo con una sola osservazione. Vedo che l’enfasi è sempre posta sulle rinnovabili e sull’intensità energetica, che è un altro modo per chiamare l’efficienza (o sbaglio?). Obiettivi sacrosanti, per carità. Ma pensate quanto tutto sarebbe ancora più facile se ci concentrassimo finalmente sui risparmi e su stili di vita più sobri. Se già con il nostro modello di vita spensierato-consumista-sprecone si ottengono questi risultati in termini di riduzione delle emissioni, immaginiamoci con una seria azione sui risparmi.
    Lo so che non dico nulla di nuovo, ma resta il fatto, che ancora oggi, dopo decenni di scellerata follia consumista, “sobrietà” resta forse il concetto più eretico che si possa pronunciare nel contesto sociale.

  2. oca sapienson feb 3rd 2014 at 22:42

    homoereticus,

    Non sta andando malissimo. Stando all’Environmental Performance Index, negli ultimi dieci anni, dei paesi emergenti la Cina è quello che ha rallentato di più l’aumento delle emissioni di gas serra, nonostante l’aumento del PIL.
    Non ha ancora rallentato l’inquinamento, ma in questo caso il piano quinquennale è appena iniziato.

    Dati qui: http://epi.yale.edu/epi

  3. Riccardo Reitanoon feb 4th 2014 at 00:41

    Ho davvero pochi dubbi che consumare meglio e meno sia il modo più rapido ed economico per ridurre le emissioni. A maggior ragione se si pensa che a continuare con l’attuale tasso di crescita dei consumi energetici (intorno al 2% l’anno) il potenziale delle energie rinnovabili verrebbe saturato in un tempo relativamente breve, intorno ai 150 anni.
    E’ chiaro quindi che l’umanità dovrà comunque concepire un nuovo modello economico e/o inventare un nuovo modo di produrre energia. Ma nel frattempo, se vogliamo arrivarci con un clima gestibile, dobbiamo produrre energia in modo sostenibile. Per farla breve, dobbiamo mettere in campo tutte le risorse che abbiamo e inventarne delle altre. La strada, sia pur a fatica, la stiamo imboccando; confido in un’accelerazione.

  4. stefanoon feb 4th 2014 at 18:46

    @Riccardo
    E’ chiaro quindi che l’umanità dovrà comunque concepire un nuovo modello economico e/o inventare un nuovo modo di produrre energia
    sinceramente non credo che arriveremo mai a tanto..non se ne vedono manco le premesse..né gli intenti..figuriamoci passare all’opera..
    e non lo dico io, un bischero qualsiasi, ma gente come la Foss o Gail Tverberg..gente che ci studia dalla mattina alla sera sull’energia..
    addirittura per quest’ultima gli inizi di qualche problemuccio potrebbero essere questione di mesi..
    poi come si fa a riconvertire i settori? e la gente come si adatta?
    se ti manca energia o petrolio a buon prezzo come si fai a instaurare un nuovo ‘modello energetico’? con difficoltà..di sicuro..tant’è vero che qualcuno ha già iniziato a considerare poco produttive attività che prima lo erano..ci sono i primi dietrofront dei governi sul fotovoltaico..e alcune opere falliscono perché falliscono le ditte che dovrebbero edificarle..
    non ci sarà adattamento..ci sarà un bel muro con cui fare i conti..
    è un bel caos..altro ché..

  5. Riccardo Reitanoon feb 4th 2014 at 22:29

    stefano
    io non so se arriveremo mai a tanto, mi sono lasciato andare a pensare ad un futuro parecchio lontano. I sistemi fisici sono più facili, non siamo in grado di pronosticare dinamiche economiche e sociali; sarebbe un po’ come se nell’800 avessero idea di come sarebbe stato il 2000.
    Tornando ad un periodo più breve, è un po’ come l’andamento della temperatura globale; non bisogna guardare alla variabilià interannuale ma al trend.

  6. Stefano Caserinion feb 5th 2014 at 17:00

    Segnalo questo voto del Parlamento Europeo

    http://www.trust.org/item/20140205142317-s2k8u/

    EU Parliament calls for three binding climate targets for 2030

    BRUSSELS/LONDON, Feb 5 (Reuters) – Members of the European Parliament on Wednesday voted in favour of three climate and energy targets for 2030, rebuffing a Commission plan for just one fully binding goal.

    The vote at the European Parliament in Strasbourg, France, has no legal force, but stokes debate before summit talks between European Union leaders in March on energy and environment policy and its impact on competitiveness.

    It endorses fully binding goals for cutting climate emissions, improving energy efficiency and forcing member states to increase the amount of renewable energy they use.

    The European Commission, the EU executive, in January presented its views on 2030 policy, calling for one fully binding goal to cut emissions by 40 percent by 2030 as well as a weaker EU-wide target on green energy, which would not oblige individual nations to act.

    That would give member states more freedom to decide how they meet the emission goal, for instance by opting to build carbon-free nuclear plants or bury emissions underground rather than subsidising the installation of new wind or solar power projects.

    At the time, environmentalists criticised the Commission for listening to industry and lacking ambition, especially when the European Union has already nearly met a 2020 goal of cutting greenhouse gases by 20 percent compared with 1990.

    They welcomed Wednesday’s vote, as did Climate Commissioner Connie Hedegaard, even though it clashed with the Commission’s January decision.

    It sent “a clear signal to EU governments to support a 40 percent greenhouse gas target”, her official Twitter feed said.

    Whatever Europe decides will have a major influence on the international debate. Developing nations say the developed world must take on a big share of the work of cutting global emissions as part of a new U.N. deal on tackling climate change, expected to be agreed next year.

    The Commission hopes that summit debate in March, followed by further summit talks in June, will produce political agreement on 2030 policy, but has said it does not expect to produce a formal legislative proposal until after parliamentary elections in May and a changeover of Commissioners later this year.

    Within business, there are many shades of opinion. The renewables industry argues a mandatory target on how much green energy EU member states should use is essential.

    Ninety European associations and companies, including Alstom , Dong Energy and Acciona have written an open letter calling for a legally binding target for renewable energy.

    Utilities, such as Germany’s E.ON, favour a single binding target on cutting carbon emissions, which they say is the most effective way to ensure a stronger carbon market that will engineer a shift away from coal, the most polluting form of power generation. (Editing by Louise Ireland

    Altro qui
    http://tcktcktck.org/2014/02/meps-rubbish-eu-commissions-lack-ambition-climate-change/60325

  7. [...] diminuite del 18% rispetto alle emissioni del 1990 e una Comunicazione della Commissione Europea (dettagli qui) prevede che esse saranno ridotte del 24% entro il 2020 e del 32% entro il 2030, sulla base delle [...]

  8. [...] diminuite del 18% rispetto alle emissioni del 1990 e una Comunicazione della Commissione Europea (dettagli qui) prevede che esse saranno ridotte del 24% entro il 2020 e del 32% entro il 2030, sulla base delle [...]

  9. Valentinoon mar 11th 2014 at 15:15

    E queste sono le opionioni degli Europei sui cambiamenti climatici e le policy che li contrastano: http://ec.europa.eu/public_opinion/archives/ebs/ebs_409_en.pdf

    Solo il 9% degli europei pensa che i cambiamenti climatici non sia un problema importante.

    over nine in ten Europeans (92%) think that it is important for their government
    to provide support for improving energy efficiency by 2030, with around half (51%)
    saying that it is “very important” for their government to do so.

    Nine in ten Europeans (90%) think that it is important for their government to set
    targets to increase the amount of renewable energy used by 2030, with around half
    (49%) saying it is “very important”.

    Seven in ten Europeans (70%) agree that reducing fossil fuel imports from outside
    the EU could provide the EU with economic benefits, with around one in four (26%)
    saying they “totally agree”.

    Almost half of Europeans (48%) think that responsibility for tackling climate change lies
    with national governments. Slightly smaller proportions say responsibility lies with
    business and industry (41%) and the EU (39%). A quarter (25%) of respondents
    consider themselves to have personal responsibility for preventing climate change. Just
    under a fifth think that responsibility lies with regional and local authorities (19%) and a
    similar proportion mention environmental groups (19%). Only one in ten Europeans
    (10%) spontaneously say that there is a collective responsibility for tackling the problem,
    involving all.

  10. Robertaon lug 7th 2014 at 14:16

    da persona estremamente semplice quale sono,una domanda mi sorge spontanea : come si fa a parlare di riduzione di gas serra ,da una parte e si incentiva il libero commercio mondiale ,dall’altra ? Merci che vanno e vengono da tutti i paesi del mondo…forse hanno creato il teletrasporto e non me ne sono resa conto ? Per me è solo una presa in giro che vale a stanziare i soliti miliardi pubblici a beneficio dei soliti magnoni ,a creare organizzazioni,enti ,associazioni …. non gliene importa niente a nessuno del riscaldamento globale,è questa la verità

  11. Riccardo Reitanoon lug 7th 2014 at 18:26

    Roberta
    immagino che sarai contenta di sapere che non è vero che il problema delle emissioni del settore trasporti non è considerato.
    In ogni caso, il trasporto di merci, in larga parte via nave, incide per circa il 3% delle emissioni globali mentre il settore trasporti nel suo complesso, inclusi quindi trasporti interni commerciali e privati, per circa il 13%.
    Più preoccupante è invece la tendenza a spostare le produzioni ad alte emissioni (e più inquinanti) in paesi meno sviluppati dove l’efficienza energetica e inferiore alla nostra.
    Il problema della riduzione delle emissioni viene affrontato in tutti i suoi aspetti, almeno a parole. Noi tutti dobbiamo spingere per avere fatti, cioè accordi internazionali e politiche locali a 360 gradi.

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