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Il ruolo della mobilità elettrica nella riduzione delle emissioni di gas climalteranti

Più di vent’anni fa a Torino era possibile prendere a noleggio gratuitamente una FIAT Panda Elettra per muoversi per la città. Ricordo un breve giro su questa curiosa automobile a due soli posti, visto che tutta la parte posteriore era occupata da pesanti batterie al piombo, e dove tutto il resto della meccanica era invariato rispetto alla versione tradizionale. Era infatti dotata di cambio e frizione, elementi totalmente inutili con un motore come quello elettrico, che dispone di una coppia costante a tutti i regimi di utilizzo, e fino dall’inizio del movimento.

Poi più niente, sia per il problema non ancora del tutto risolto dell’accumulo dell’energia, sia per uno scarso interesse ad investire da parte delle case automobilistiche (generalmente piuttosto tradizionaliste e più inclini ad ottimizzare tecnologie esistenti che ad avventurarsi verso qualcosa di completamente innovativo), sia per una probabile azione di lobby avversa da parte delle compagnie petrolifere (si veda il film “Chi ha ucciso l’auto elettrica?”).

Ma adesso qualcosa sta cambiando, ed è possibile cogliere molti segnali che lo fanno presagire: sono innanzitutto disponibili sul mercato alcuni modelli di auto elettriche pure (da non confondere con le ibride) finalmente ad un prezzo non più proibitivo e con prestazioni e autonomia adeguate all’utilizzo quotidiano della maggior parte degli utenti (100-120 km); iniziano a spuntare infrastrutture di ricarica sia in ambito urbano (le colonnine A2A a Milano e Brescia) che autostradale (colonnine di ricarica rapida in alcuni autogrill); un modello di auto elettrica è stato nella top 10 delle vendite del 2013 in Norvegia, ed in alcuni mesi addirittura l’auto più venduta; esiste una casa automobilistica californiana che produce unicamente modelli 100% elettrici con prestazioni da supersportive e autonomia superiore ai 400 km.

E’ fuori discussione che la mobilità in ambito urbano debba privilegiare i trasporti non-motorizzati (i piedi, la bicicletta) e i mezzi pubblici. Tuttavia per la quota residua di mobilità privata su autoveicoli è altrettanto fuori discussione che l’auto elettrica rappresenti un’ottima alternativa all’auto basata sui motori a combustione interna: zero emissioni allo scarico, bassissima rumorosità (i modelli elettrici emettono un cicalino artificiale alle basse velocità per scongiurare il rischio di investire quei pedoni che si affidano unicamente all’udito prima di attraversare la strada…), tendenza generale degli utilizzatori dei veicoli elettrici a muoversi con dolcezza (tant’è che le polizze di responsabilità civile per questi veicoli sono molto più economiche). Volendo essere pignoli, anche le emissioni di polveri dovute al consumo delle pastiglie dei freni sono inferiori rispetto ad un veicolo normale, visto che le frenate sono prevalentemente rigenerative, e dunque i freni convenzionali intervengono più raramente.

Ma in un’ottica di emissioni di gas serra, che è ciò che interessa in questo blog, il discorso è naturalmente più complesso. La valutazione va condotta in termini di analisi del ciclo di vita (LCA), includendo anche gli impatti della produzione delle batterie al litio e del loro fine vita. Uno studio molto interessante a questo riguardo è stato recentemente svolto da ricercatori norvegesi (Hawkins et al., 2012), che hanno dimostrato come un’auto elettrica di ultima generazione comporti un beneficio sulle emissioni di gas climalteranti di “solo” il 10-15% rispetto ad una buona auto diesel, nell’ipotesi in cui l’energia utilizzata per la ricarica della prima sia quella dell’attuale mix europeo. E’ proprio questo il punto: tanto più il mix di produzione elettrica si sposta verso le fonti rinnovabili, tanto più la mobilità elettrica è conveniente per ridurre le emissioni (si veda anche quanto riportato qui).

I margini di miglioramento sono quindi notevoli, se pensiamo ai trend che si stanno osservando in questi ultimi anni. Una domenica di metà giugno 2013, per due ore la domanda elettrica in Italia è stata soddisfatta interamente dalle rinnovabili, e le cose non possono che continuare ad andare in questa direzione. Anche di notte, quando generalmente i veicoli elettrici sono in carica, in Italia una quota consistente dell’energia è di origine idroelettrica (si possono fare alcune elaborazioni in proposito scaricando i dati disponibili qui)

Ma si potrebbe pensare a parcheggi aziendali interamente ricoperti da pensiline fotovoltaiche dove far ricaricare le auto dei dipendenti durante il giorno. E ancora, l’utilizzo delle stesse auto elettriche, quando allacciate alla rete ma non utilizzate, come sistemi di stoccaggio dell’energia a supporto delle smart grid. Iniziative in tal senso sono già attive in Giappone, si spera che arrivino presto anche da noi.

Interessante pare anche l’ipotesi di riutilizzo delle batterie usate, prima ancora del loro riciclo, per applicazioni stazionarie. Infatti una batteria da 24 kWh che ha perso il 50% della sua capacità non è più adeguata per l’utilizzo sull’auto, ma può essere messa a servizio di un impianto fotovoltaico stand-alone. Si veda ad esempio questa esperienza, sempre giapponese.

C’è un ultimo aspetto che va considerato: più che le case automobilistiche, dovrebbero essere i grossi produttori di energia “tradizionali” a promuovere lo sviluppo della mobilità elettrica. E questo soprattutto in Italia, dove le numerose centrali turbogas a ciclo combinato stanno lamentando un gravoso sottoutilizzo a causa del calo dei consumi e dalla produzione rinnovabile in costante crescita che, come si sa, gode della priorità di dispacciamento. Come restare indifferenti di fronte ad un immenso potenziale di nuova domanda di energia grazie alla quale poter rilanciare l’utilizzo di questi impianti che, ricordiamolo, rappresentano la forma più pulita di produzione energetica da fonte fossile, di cui non potremo fare a meno ancora per un po’ per supportare l’auspicata transizione verso una completa decarbonizzazione?

E’ dunque arrivato il momento di osare, e di accettare questa sfida? Spero che questo breve post abbia fornito sufficienti elementi di conoscenza e riflessione in base ai quali ciascuno si possa dare una risposta.

 

Testo di: Mario Grosso

17 responses so far

17 Responses to “Il ruolo della mobilità elettrica nella riduzione delle emissioni di gas climalteranti”

  1. alex1on feb 22nd 2014 at 10:26

    “E’ dunque arrivato il momento di osare, e di accettare questa sfida?”

    penso proprio di no..al momento, chi osa,fallisce.. una panda a metano, con 3 eur, fa 100km.. perchè dovrei comprare un elettrico al triplo del prezzo, con tutti i problemi annessi e connessi?

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/17/renault-il-flop-della-fluence-z-e-fuori-produzione-il-progetto-di-auto-elettrica/884173/

  2. Danielaon feb 22nd 2014 at 10:39

    Eccellente articolo, del tutto condivisibile. Grazie dei link.P.S. So di aver un po’ dimenticato il mio blog ma ho altre priorità.

  3. marioon feb 22nd 2014 at 12:33

    @alex
    Ti dirò che al momento la situazione è molto fluida, c’è secondo me da aspettarsi veloci cambiamenti nel breve termine. I prezzi stanno già scendendo, e se i volumi di vendita iniziassero a salire seriamente questo non potrà che farli abbassare ulteriormente. E comunque per il momento la scelta dell’elettrico deve essere ancora guidata in prima battuta da considerazioni etiche. Anche se chi ha fatto un po’ di conti ha visto che sul lungo periodo si può rientrare dell’investimento. Perchè al giorno d’oggi di investimento si tratta, magari accoppiato ad un fotovoltaico per sostenere la ricarica

  4. stefanoon feb 23rd 2014 at 11:50

    quoto l’intervento e l’ottimo post di Mario..
    passare all’elettrico è anche, e sopratutto, questione etica..
    ed in Italia è una lotta davvero dura..
    si pensi a quante persone modificano il proprio scooter per andare più veloce, inquinano di più (inquinamento atmosferico e acustico..che nelle grandi città è problema non da poco..).
    Probabilmente qualcosa di elettrico (che sia scooter o auto o monopattino..) lo si potrà vedere circolare in Italia, in maniera massiccia, quando i prezzi saranno così bassi che addirittura non sarà conveniente nemmeno noleggiarla un’auto con motore endotermico..
    e non è solo provocatorio quello che dico..è realtà..
    mi sono capitate spessissimo scene a fiere di mezzi ecosostenibili nelle quali la gente aveva sempre da rimarcare sul prezzo anche quando (parlo delle due ruote..) era palese la convenienza nell’acquisto dell’aggeggio elettrico..senza contare costi aggiuntivi dell’endotermico come quelli di manutenzione, assicurazione, bollo che ormai la gente considera ‘dovuti’ e che se non dovuti (o in maniera inferiore come per un mezzo elettrico) si sente quasi in difficoltà :) .
    un saluto.

  5. alex1on feb 24th 2014 at 17:56

    se l’elettrico rimane una questione etica, non partirà mai.. non è mai successo nella storia del mondo che a livello di massa, si facciano scelte solo etiche..

    poi sono convinto che anche se l’elettrico un domani diventasse competitivo a livello di costi e gestione autonomia, i petrolieri abbassano un pò il prezzo del petrolio e addio, fine dell elettrico..

    l’etica in economia, non esiste..

  6. homoereticuson feb 25th 2014 at 13:04

    Sono amaramente d’accordo alex1, con l’etica penso anche io non si vada molto lontano. Il mondo non funziona così.

    Quanto al prezzo del petrolio che si abbassa, proprio perchè il mondo non funziona così, per farlo scendere, lì sì che servirebbe molta etica. Basterebbe che le grandi compagnie che estraggono l’olio di pietra e simili con tecnologie sempre più costose e con EROEI decrescenti (tar sands, fracking, estrazione in in oceani profondi… ) rinunciassero ai loro lauti guadagni e magari ci mettessero un po’ del loro patrimonio per coprire le perdite. Strano che non ci abbiano ancora pensato :)

  7. Emanueleon feb 26th 2014 at 13:23

    Oddio, non mi trovo del tutto d’accordo sul principio generale che l’etica in economia non esista e per fortuna mi pare che negli ultimi anni alcuni esempi di questo ci siano stati: il successo riscosso dai gruppi di acquisto solidale, la diffusione sempre maggiore dei prodotti biologici, la crescita dei consumatori che richiedono energia elettrica da fonte rinnovabili, ecc.
    E’ tutto secondo me un problema di comunicazione e di normativa: anche il fotovoltaico fino a 10 anni fa aveva prezzi inavvicinabili e poi, grazie ai generosi incentivi e al fortissimo impatto mediatico, la diffusione è stata talmente alta che i prezzi sono crollati a tal punto che ora gli impianti si realizzano vantaggiosamente anche senza incentivi.
    In Cina gli scooter elettrici sono ormai diffusissimi da molti anni perchè il governo ha semplicemente vietato l’ingresso nelle megalopoli di quelli con motore a scoppio per evidenti problemi di rumore e smog, come diceva Stefano.
    In altre parole, si può usare la strategia del bastone (come in Cina) o quella della carota (come in Italia), ma un modo per consentire ai consumatori di dare sfogo alla propria “eticità” si può secondo me sicuramente trovare e quello dell’auto elettrica potrebbe ad esempio iniziare ad essere la naturale prosecuzione di quanto avviato con il fotovoltaico (e pian piano anche delle pompe di calore per riscaldamento).

  8. [...] un mio post sulla mobilità elettrica su climalteranti This entry was posted in LEAF, Mobilità sostenibile by admin. Bookmark the [...]

  9. matteoon feb 28th 2014 at 13:53

    Emanuele, il commercio equo solidale non e’economia, il fotovoltaico, fino adesso almeno , non e’ stato economia. Un po meglio forse il biologico che un mercato di nicchia ce l’ha.
    Queste sono scelte etiche , anche belle e eticamente condivisibili ma personali. Le fa chi puo permetterselo.
    Sarà un bel problema imporle…di questi tempi poi!

  10. [...] ma soprattutto l’ibridazione progressiva delle motorizzazioni dovrebbero fungere da ponte per lo sviluppo della mobilità elettrica entro i prossimi 1-2-3 decenni; per tempistiche più precise, le scelte politico-economiche dei prossimi anni saranno [...]

  11. marioon mar 2nd 2014 at 21:05

    In aggiunta a quanto raccontato nel post, segnalo questo recente documento pubblicato da RSE, che analizza in maniera molto circostanziata questa tematica, includendo stime sull’impatto atteso sulla rete elettrica dovuto al previsto sviluppo di questa modalità di spostamento. Ne consiglio caldamente la lettura a chi è interessato al tema: http://www.rse-web.it/monografie/E—-muoviti-Mobilit-agrave-elettrica-a-sistema.page

  12. faustoon mar 8th 2014 at 19:05

    @matteo

    Dell’equo solidale non so dire (mi limito a mangiarmelo con gran gusto); il biologico lo trovo ovvio, vivendo in una avvelenatissima azienda agricola emiliana.

    Vorrei dire due paroline sul FV: sta terrorizzando i nostri banchieri. Sono in atto vere e proprie misure coercitive (il delirante accatastamento, per dire). Non si sprecano mezzi repressivi di questa portata contro bersagli irrilevanti. Quello che accade è semplice: il peak shaving sta mangiando i lucrosi profitti dei nostri speculatori turbo (turbogas e cicli combinati a gas, ovviamente). L’investimento iniziale in impianti rinnovabili ha sortito l’effetto di abbattere i costi elettrici di punta, e questa è economia allo stato puro. Il problema è che l’economia non sempre piace a tutti.

    Mi scuso per l’off topic….

  13. Carlo A.on apr 2nd 2014 at 13:26

    In effetti l’oggetto di questo sito sono le emissioni climalteranti. Personalmente, però, sono anche molto preoccupato dei polmoni miei, dei bambini e dei vecchi.
    In ogni caso, il futuro del veicolo elettrico è certo: si tratta solo di sapere “quando”. Del resto tutti i grandi gruppi ci stanno investendo parecchio, non lo farebbero per quel misero di vendite di oggi. Si tratta solo di aspettare. Aspettare le batterie di nuova generazione. L’esempio del “flop” della Fluence è fuori luogo: si tratta di un modello obsoleto legato a una tecnologia particolare (battery swapping). Casomai citerei il flop della ZOE ma anche questo è legato a una tecnologia particolare che non è stata vincente, comunque comprensato dalla cugina Leaf che va sempre meglio.

  14. stefanoon apr 2nd 2014 at 21:13

    sono molto preoccupato anch’io..e, a dire il vero, non la vedo molto positiva..
    non si vedono segnali (parlo dell’italia) che possano far pensare ad uno sviluppo corposo dell’elettrico..
    e lo dico da assoluto estimatore..
    vedo molto amore per l’endotermico..auto che hanno ripreso negli ultimi mesi un po di mercato e poi il primo gradino (che sono le due ruote) ancora ancorato al mercato (endotermico) di vent’anni fa..
    ho la sensazione che almeno da noi non sarà facile scardinare una ‘cultura’ ormai insita e indelebile negli usi, nel modo di concepire gli spazi, le città, le opportunità..
    quello che rischiamo seriamente è un vero e proprio ‘rimbalzo’ di tecnologie..una che sopravvive (nonostante i costi elevati, anche in termini sanitari) perché culturalmente ‘accettabile’, l’altra che non parte, vacilla, acquisisce piano piano mercato mentre viene al contempo sovrastata e messa nell’angolino con lo 0,1% delle vendite..
    la vedo dura..spero davvero di prendere una cantonata :) .

  15. Carlo A.on apr 2nd 2014 at 22:28

    L’Italia non ha mai amato le cose che vanno a elettricità. Sono sempre state considerate antieconomiche e antiecologiche. La prova ne è che il riscaldamento elettrico è quasi sconosciuto, come pure la cottura elettrica. La potenza media disponibile nelle abitazioni è solo 3 kW di gran lunga inferiore a quella dei paesi industrializzati. Che non significa che si consumi meno energia: significa che la si consuma in forma di metano.

  16. alkeon mag 5th 2014 at 19:23

    Molto interessante questo articolo sulla mobilità elettrica che denota quali siano i benefici di avere un veicolo elettrico, primo fra tutti, che non inquini.
    Speriamo che si continui a fare tanto per contribuire alla loro diffusione in tutte le città italiane.

  17. [...] silenzio, oltre a quella di ricaricare, quando possibile, in modalità 100% fotovoltaica, e quindi muoversi realmente a impatto quasi zero. Anche i bambini sono entusiasti, e preferiscono nettamente quando ci si muove con [...]

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