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Non si scherza con la salute!

Già in passato abbiamo fatto rilevare le inesattezze riportate dallo “statistical editor” del Corriere della Sera, Danilo Taino, in materia di cambiamento climatico (si possono trovare vari esempi qui). Il caso più grave è il suo ultimo editoriale, segnalato qui, dove Taino commenta il rapporto del secondo Working Group dell’IPCC recentemente pubblicato. In questo post ci concentriamo su alcune affermazioni in tema di salute molto gravi, palesemente errate e completamente scollegate dalla realtà, apparse in questo editoriale.

Gravi perché tratta, con leggerezza e con affermazioni apparentemente senza fondamento, un tema delicatissimo quale gli impatti che il cambiamento climatico ha sulla salute umana. Nel suo articolo, traducendo un passo del rapporto del’IPCC, Taino afferma che:

«al momento, il fardello nel mondo della cattiva salute umana derivante dai cambiamenti climatici è relativamente piccolo rispetto agli effetti di altre fonti di stress e non è ben quantificato»… al fianco di un aumento delle morti per la crescita delle temperature c’è anche una diminuzione delle morti per il freddo (probabilmente maggiore, maquesto il rapporto non lo dice).

In coda al suo articolo, aggiunge poi che i tagli alle emissioni di gas serra sarebbero:

costosissimi (e probabilmente poco utili)”.

In primo luogo bisogna quantificare il “relativamente piccolo”. Le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità parlano di oltre 150,000 morti l’anno causate dal riscaldamento globale. Va notato che questa stima non include le morti dovute all’inquinamento atmosferico. Quest’ultimo è certamente legato al cambiamento climatico, ed è associato a circa 7 milioni di morti premature ogni anno, ovvero un’ottavo di tutti i decessi. A queste stime vanno poi aggiunti gli effetti collaterali del cambiamento climatico, quali per esempio l’aggravarsi delle carenze idriche, nutritive e igenico-sanitarie in varie regioni del mondo. Tutti questi temi sono approfonditi nel rapporto dell’IPCC, ma non vengono menzionati da Taino.

L’impatto del cambiamento climatico sulla salute umana è dunque pesantissimo già ora. A completare il quadro, svariate proiezioni concordano nell’identificare una rapida crescita della mortalità nel prossimo futuro (qui e qui due esempi).
Il numero di morti legate al cambiamento climatico, come indicato nel report dell’IPCC, è certamente minore di quelli associati ad altre cause. Tuttavia, si tratta di valori ben lungi dall’essere trascurabili. Quando si parla di tagli alle emissioni “poco utili” e li si contrappone al fatto che, al momento, “il fardello nel mondo della cattiva salute umana derivante dai cambiamenti climatici è relativamente piccolo”, bisogna dunque fare molta attenzione. Da un punto di vista sociale non vi è alcun dubbio che ridurre le nostre emissioni non sia solo “utile”, ma addirittura essenziale.

L’articolo di Taino fornisce anche la precisa impressione che le morti legate al cambiamento climatico siano esclusivamente associate all’aumento delle temperature e che, addirittura, la riduzione delle morti da freddo più che bilancerebbe l’aumento di quelle da calore! Entrambe le idee sono palesemente errate. Come si può evincere semplicemente leggendo l’indice, il cap. 11 del rapporto dell’IPCC, parla, sì, di estremi di temperatura, ma anche di allagamenti, tempeste, aggravarsi delle malattie infettive, inquinamento atmosferico, carenze nutritive, salute mentale e via dicendo. Limitarsi al solo aspetto della temperatura fornisce l’impressione (erronea) di un problema circoscritto e risolvibile.

Riguardo all’affermazione che “al fianco di un aumento delle morti per la crescita delle temperature c’è anche una diminuzione delle morti per il freddo (probabilmente maggiore, ma questo il rapporto non lo dice)”, possiamo solo immaginare che vi sia stato un fraintendimento della terminologia inglese dell’IPCC. Il rapporto, difatti, afferma che:

The rise in minimum temperatures may have contributed to a decline in deaths associated with cold spells”, traducibile con: “L’aumento delle temperature minime potrebbe aver contribuito a diminuire le morti da freddo”. Non vi è quindi nessuna certezza che le morti da freddo siano effettivamente diminuite e, come lo stesso Taino ammette, non vi è alcuna indicazione nel rapporto che l’ipotetica diminuzione delle morti da freddo possa bilanciare l’aumento delle morti da caldo. Anzi, il rapporto afferma l’esatto contrario: entro la metà del secolo corrente l’aumento di mortalità causato dalla crescita delle temperature sarà maggiore dell’ipotetica riduzione delle morti da freddo (come discusso qui).

Nelle conclusioni di un’apposita commissione formata dalla rivista medica The Lancet e dallo University College di Londra, si legge che “il principale rischio per la salute umana nel 21esimo secolo sarà il cambiamento climatico”, e che vi saranno “conseguenze devastanti”. Se è quindi vero che, oggi, il cambiamento climatico non è la principale causa di mortalità al mondo, sarebbe gravissimo sottovalutare il suo impatto futuro. Ed è ugualmente riduttivo e dannoso relegare la sua dimensione sociale a considerazione secondaria, o addirittura negarne gli effetti deleteri con affermazioni prive di fondamento.

 

Testo di Gabriele Messori, con la collaborazione di Sylvie Coyaud

2 responses so far

2 Responses to “Non si scherza con la salute!”

  1. Vincenzoon apr 13th 2014 at 10:26

    eh sì, guardare solo le temperature è riduttivo, anche se mi sembra che quest’anno si sta preparando un bel casino, ho sentito che el Nino sta crescendo mica male, giusto?

    PS
    non ho capito questo passaggio “questa stima non include le morti dovute all’inquinamento atmosferico. Quest’ultimo è certamente legato al cambiamento climatico,”

    perchè l’inq. dell’aria è legato al cambiamento del clima ?

  2. Gabriele Messorion apr 14th 2014 at 12:42

    @Vincenzo

    La frase sull’inquinamento atmosferico si riferisce al fatto che in moltissimi casi i gas climalteranti ed il particolato hanno impatti sia sulla salute umana che sul clima. Vi sono, ovviamente, esempi specifici dove uno dei due effetti è più rilevante dell’altro, ma spesso i due impatti coesistono. Qui (http://apps.sepa.org.uk/spripa/Pages/SubstanceInformation.aspx?pid=124) c’è un esempio per il PM10, dove vengono riportati sia gli impatti climatici che quelli sulla salute umana.

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