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Bruciare più combustibili fossili per salvare milioni di vite ?

Sul Corriere della Sera, Danilo Taino ha rilanciato gli argomenti di Bjorn Lomborg e del suo centro finanziato dalle lobby USA, secondo cui per salvare milioni di vite dovremmo affidarci ai combustibili fossili

 

Dovremmo oggi, in nome dei cambiamenti climatici, impedire al miliardo e duecento milione di individui che non ce l’hanno accedere all’elettricità e così salvare milioni di vite?
Questa la domanda dello statistical editor del Corriere della Sera, Danilo Taino, in un articolo del 6 luglio 2014, intitolato “Sviluppo sostenibile, eterogenesi dei fini”.
L’eterogenesi dei fini consisterebbe nel fatto che volendo perseguire il nobile fine dello sviluppo sostenibile si creerebbe povertà energetica, che verrebbe invece alleviata se lo sviluppo fosse insostenibile e in particolare non si ponessero limiti all’uso dei combustibili fossili.
È questo un argomento non certo nuovo nel dibattito sul clima, proposto da anni da Bjorn Lomborg. È una tesi che sembra pratica, realistica, accattivante. La domanda posta da Taino ha la sua efficacia, e per come è posta sembra avere un’unica risposta: chi di noi se la sentirebbe di impedire a 1,2 miliardi di persone di non consumare l’elettricità che noi consumiamo? Chi non vorrebbe “salvare milioni di vite”?

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Sono tanti anni che Lomborg e il suo Copenhagen Consensus Center sostengono la non urgenza o convenienza delle azioni per mitigare i cambiamenti climatici. Coerentemente al percorso di molti altri negazionisti, dopo aver sostenuto che “niente sta cambiando” e “non è colpa dell’uomo” (si veda il capitolo di A qualcuno Piace Caldo), per Lomborg ormai la frontiera per contrastare la riduzione delle emissioni di gas serra è “non conviene”, o “costa troppo”.
Taino rilancia le tesi di Lomborg (come ha fatto Bill Gates) senza porsi una domanda che potrebbe essere utile: ma oltre allo statistico danese, cosa dicono su questo tema gli esperti del settore?
Certo per un giornalista o per un miliardario esperto di software è difficile leggersi la letteratura scientifica. Per questo c’è chi, come l’IPCC, fa una review di quanto scrivono gli studiosi, da cui ricava una sintesi per decisori politici e giornalisti. Un’occhiata rapida alla sintesi del terzo volume del Quinto Rapporto IPCC permette facilmente di verificare che questa scelta drastica, o combustibili fossili o milioni di morti, non esiste.
L’IPCC scrive chiaramente che è possibile ridurre le emissioni di gas serra, mostra l’ampio intervallo delle stime dei costi necessari; avverte che ancora più difficile è stimare i tanti co-benefici o effetti collaterali negativi delle politiche di mitigazione.
Inoltre, se si legge il Secondo Volume del Quinto Rapporto ci sono molti dati sui benefici della riduzione dei gas serra, i danni evitabili con una politica di mitigazione dei gas serra, dalla salute alla sicurezza alimentare. Proprio per le persone più povere che si vorrebbero salvare dando energia fossile a basso prezzo.
Per chi non vuole credere alla review delle centinaia di scienziati che hanno collaborato al Quinto Rapporto IPCC, si possono leggere altri testi; alcuni, come la famosa Stern Review, anch’essa molto dibattuta perché non è certo facile confrontare in termini monetari i costi e i benefici delle politiche sul clima: riguardano soggetti diversi, nazioni diverse o persone diverse all’interno di una stessa nazione; ma anche le generazioni future, e quanto conteggiare i loro costi e benefici – rispetto ai nostri – richiede una scelta di tipo etico e politico.
Gli errori basilari che quindi Lomborg commette, nel conteggiare solo i benefici di milioni di vite che oggi muoiono per malattie respiratorie legate a combustioni domestiche inefficienti e che verrebbero salvate grazie all’energia elettrica da combustibili fossili, sono di non voler vedere tutte le alternative disponibili e tutte le reali conseguenze che avrebbe continuare a bruciare combustibili fossili.

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Infine, va detto che l’aut-aut lomborghiano fra i soldi per ridurre le emissioni gas serra e quelli per contrastare la lotta alla povertà, all’AIDS, alla fame, la necessità di portare acqua a centinaia di milioni di persone è un argomento poco sensato. Non si capisce perché proprio i soldi necessari ad una politica climatica debbano essere utilizzati per raggiungere altri – nobilissimi – obiettivi. Come se fossero le uniche spese cui è possibile rinunciare. E perché per alleviare la povertà energetica non si potrebbero utilizzare i soldi spesi per le spese militari? Oppure parte degli astronomici profitti delle compagnie petrolifere. Oppure una piccolissima parte dei patrimoni a 15 zeri dei 13 milioni di super ricchi che esistono sul Pianeta. Oppure una tassa, anche molto piccola, sulle transazioni finanziarie, su chi accumula fortune approfittando delle perversioni del sistema finanziario mondiale. No, sembra che gli unici soldi da spendere siano quelli che altri vorrebbero impiegare per combattere i cambiamenti climatici.

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La tesi che solo i combustibili fossili permetterebbero di alleviare la povertà energetica è molto comoda per l’industria dei combustibili fossili. Non è dunque particolarmente sorprendente quanto si è saputo il mese scorso, che il Copenhagen Consensus Center presieduto da Bjorn Lomborg è finanziato da diverse fondazioni statunitensi in prima linea nel propagandare il negazionismo climatico e contrastare le politiche di riduzione delle emissioni.
Ha fatto anche un po’ sorridere il compenso di 775.000 dollari che Lomborg ha ricevuto per il suo lavoro al Copenhagen Consensus Center.
Alla fine, tutta questa sensibilità per la povertà energetica di 1,2 miliardi di persone e l’esortazione a salvare milioni di vita non sono altro che gli argomenti di una campagna propagandistica – ben remunerata – di chi vuole cercare di giustificare moralmente il perseguimento del suo fine di procrastinare il più possibile uno sviluppo insostenibile.

 

Testo di Stefano Caserini

20 responses so far

20 Responses to “Bruciare più combustibili fossili per salvare milioni di vite ?”

  1. homoereticuson Lug 20th 2014 at 13:36

    “le persone più povere che si vorrebbero salvare dando energia fossile a basso prezzo”

    A parte tutto il resto, questi disinteressati filantropi da mille-mila dollari di paghetta forse un bel giorno dovranno cominciare a porsi qualche domanda. Sicuri sicuri che l’energia fossile è destinata a restare a basso prezzo, ammesso che oggi lo sia? Da profano dico: mah! forse il carbone, fintanto che le vite umane che restano intrappolate nei pozzi valgono meno di zero, e finchè gli scarichi li regaliamo ai posteri, ma petrolio e gas?

  2. Riccardo Reitanoon Lug 20th 2014 at 22:49

    Il trucco è abbastanza semplice. Primo, supporre che esista la scelta secca fra riduzione delle emissioni e la vita dei più poveri. Secondo, supporre che tutto il resto sarà per sempre come è ora. Entrambe sono false, ovviamente, e dovremmo essere davvero fortunati e trarre le conclusioni giuste da due premesse sbagliate.

  3. aldo de lucaon Lug 21st 2014 at 13:44

    Quello che serve è una pianificazione delle nascite a livello globale, per impedire un incremento demografico non più sopportabile per il pianeta. Inoltre servirebbe anche un cambiamento nel modo di nutrirci che eviti sempre più il consumo di carni che notoriamente hanno bisogno di molte energie per essere prodotte. E, non ci sarebbe bisogno di dirlo, puntare in modo quasi esasperato sulle rinnovabili che potrebbero, al di là di ogni discorso soppiantare tutti i fossili in pochissimi anna.

  4. stephon Lug 21st 2014 at 14:30

    Francamente, mi sembrano ragionamenti un po’ limitati. Pensavo che Lomborg (lasciamo stare Taino, obv.) avesse un barlume di intelligenza un po’ più sottile da non essere costretto a scivolare in questi schematismi ottusi e desueti che leggevo, qua e là, già una ventina di anni fa. Ma evidentemente quando c’è di mezzo pecunia e che pecunia…

  5. Diegoon Lug 21st 2014 at 15:56

    E che pecunia…
    http://www.desmogblog.com/node/8236

  6. albertoon Lug 28th 2014 at 16:41

    Purtroppo mi pare evidente che il principale problema
    dei sostenitori delle opinioni lomborghiane
    (“la mitigazione è troppo cara e andrà a scapito dei più poveri del pianeta”), le quali sia detto per inciso mi paiono capziose,
    è maledettamente simile a quello
    dei sostenitori delle opinioni opposte
    (“dobbiamo agire adesso contro il GW, almenoper mitigarlo ed evitare danni peggiori nel futuro”)
    le quali uniscono dati scientifici corretti a wishful thinking in campo socioeconomico:
    ambedue sono opinioni di mosche cocchiere
    (le prime si illudono di indicare al cavallo la direzione da seguire
    le secondo si immaginano di esser in grado di poter modificare la direzione se non addiruttura di invertire il senso di marcia).

    Il cavallo corre, corre
    le mosche ronzano, ronzano
    il cocchiere non c’è, anzi non è mai esistito.

  7. stephon Lug 28th 2014 at 22:12

    @alberto
    io aggiungerei che mentre quelle di Lomborg sono posizioni ottuse e desuete, la sua posizione nel merito della mitigazione climatica è la classica posizione neo-fatalista. Che poi faccia rima con realista, è ancora tutto da vedere, soprattutto considerandoi certi vincoli fisici che, prima o poi (più prima che poi, ho idea), verranno a chiedere il conto.

  8. homoereticuson Lug 29th 2014 at 11:15

    @ alberto

    la mia indole pessimista mi spingerebbe ad essere almeno un po’ d’accordo con lei.
    ma Steph fa sempre osservazioni interessanti.

    In effetti la realtà fisica sa essere molto realista e presenta argomenti convincenti, vedi i 15 morti nello sviluppatissimo Giappone, per ondata di caldo.

    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/ContentItem-0860f517-2a2b-4585-abc9-2c0a15caad67.html

    Già: ma noi dobbiamo salvare i poveri del mondo facendoli sviluppare carbone!

  9. albertoon Lug 29th 2014 at 16:08

    Faccio notare che la mia definizione delle opinioni lomborghiane non è “realista” ma “capziosa”.
    Riguardo ai 15 morti, o meglio ai 2 milioni (se non erro) attribuibili a eventi climatici estremi (siccità, alluvioni, tornado etc) negli ultimi due decenni in tutto il mondo
    putroppo il realismo mi impone a considerarli come un’ esigua percentuale (<1%) rispetto alla crescita netta della popolazione umana verificatosi in tale intervallo.
    Il cavallo è grande come una montagna
    e corre a briglie sciolte!

    N.B: riguardo al GW in gran parte prodotto dall' uomo e dalla sua attività di deforestatore e "bruciatore del sole fossile" (scientificamente al di là di ogni ragionevole dubbio), i realisti (come immodestamente mi considero in questo caso specifico) notano che le eventuali contro-misure umani di mitigazione NON sono state prese ad oggi.
    Sinceramente non ritengo (e spero di sbagliarmi) che verranno adotatte in misura tangibile nemmeno nei prossimi 2-3 decenni.
    Razionalmente (spero non ottimisticamente) mi aspetto che l' aumento prevedibile delle catastrofi climatiche in varie parti del globo nei prossimi anni e decenni indurrà un numero crescente (voglio credere anche oltre una soglia critica) di bipedi tecnologizzati a trovare soluzioni realistiche al problema del cambiamento climatico negativo scatenato dalla specie più intelligente (e al contempo più stupida) del pianeta.

    P.S: i "poveri" e meschini Cinesi non hanno aspettato noi buoni buana bianchi per svilupparsi bruciando montagne di carbone.

  10. alex1on Ago 1st 2014 at 10:53

    quale regola ho violato per meritare la censura del mio commento?

    magari lo ripeto..

    confondete l’aumento dei fenomeni estremi con l’aumento dei danni da fenomeno estremo.. due cose bel diverse..

    i fenomeni estremi non sono aumentati, ma, tutt’altro

    http://www.climatemonitor.it/?p=36133

  11. Roberto Guizzion Ago 1st 2014 at 16:08

    Dopo tanti anni di lettura di tesi (?) e antitesi (!) “guidati” dalle “provocazioni” del negazionismo, mi chiedo se non si prenda il problema dal lato sbagliato. Se non sia meglio uscire dalla logica della “reazione” ad un fenomeno molto ben finanziato dagli interessi in gioco nel mondo dei combustibili fossili.
    Prendendo l’iniziativa su una linea diversa, di azione verso i mandanti.
    Cioè: non discutendo con i corifei del negazionismo, ma prendendo azioni contro persone/enti che impersonano quegli interessi, e che sono i mandanti del “crimine”.
    Una volta designavo i negazionisti in tre categorie: ignoranti, irresponsabili o criminali.
    Non mi sbagliavo, ma il target non sono loro: sono i mandanti di quel crimine contro l’umanità, rappresentato dai cambiamenti climatici.
    Se è “inequivocabile” il nesso tra le responsabilità dell’uomo e il riscaldamento globale (IPCC), esiste anche un nesso di “responsabilità” tra il mondo dei combustibili fossili e i danni che già si vedono. (QUOTE “…riguardo ai 15 morti, o meglio ai 2 milioni (se non erro) attribuibili a eventi climatici estremi (siccità, alluvioni, tornado etc) negli ultimi due decenni in tutto il mondo .. ” UNQUOTE)
    non è il caso di iniziare a pensare in termini di “class action” da intentare ai mandanti del “crimine” ? non sono ferrato in giurisprudenza, ma sono certo che si potrebbe iniziare a pensare in quella direzione. Di certo non mancherebbero le “persone” nel mondo disposte a dichiararsi vittime e a pretendere risarcimenti.
    Ma forse sto prendendo un “colpo di sole”, anche se le bombe d’acqua qui in Brianza in questi giorni hanno mantenuto la temperatura sotto la media!

  12. stephon Ago 1st 2014 at 18:45

    @alex1

    “There is strong evidence that warming has lead to changes in temperature extremes—including heat waves—since the mid-20th century. Increases in heavy precipitation have probably also occurred over this time, but vary by region. However, for other extremes, such as tropical cyclone frequency, we are less certain, except in some limited regions, that there have been discernable changes over the observed record.”

    http://www.climatechange2013.org/images/report/WG1AR5_Chapter02_FINAL.pdf

    FAQ 2.2, pagg. 218-219

  13. alex1on Ago 3rd 2014 at 10:07

    ” However, for other extremes, such as tropical cyclone frequency, we are less certain”

    e infatti.. se non ci sono prove, visto che non c’è certezza.. ma di cosa stiamo parlando?

    di “osservazioni” fatte da metà del 20th?? mah!!

  14. stefanoon Ago 3rd 2014 at 11:11

    se volessi fare lo scorretto e vedere il mio orticello, ho assisitito, negli ultimi 14 anni, a un bel pò di fenomeni estremi..che i miei quaderni di annate precedenti non contengono..
    -onde di calore: diciamo 4 rilevanti..’forse’ la peggiore nel 2003 con replica una decina d’anni dopo..ma un altro paio di tutto rispetto sia come valori medi termici sia come lunghezza dell’evento (da pochi giorni del ventennio precedente a settimane..).
    -cambi circolatori: sparizione, quasi completa, della tramontana..non è classificabile come fenomeno estremo ma è estrema la sua sostanziale ‘scomparsa’ (si passa da settimane di prevalenza a giorni, se non ore..). Le minime più basse ‘le ho’ ottenute con libecciate o semplice irraggiamento..contrariamente agli anni passati..da deposito di aria fredda e secca (e i valori delle minime e le ghiacciate sono aumentati i primi e diminuite le seconde).
    Per me sono due fatti -non opinioni- piuttosto serie..
    è il mio orticello toscano..non conta nulla (o quasi) a livello climatico, ma come trend meteo-climatico è piuttosto rilevante..
    un saluto.

  15. stephon Ago 3rd 2014 at 18:17

    @alex1
    “There is strong evidence that warming has lead to changes in temperature extremes—including heat waves—since the mid-20th century. Increases in heavy precipitation have probably also occurred over this time, but vary by region”

    Ondate di calore e intensità delle precipitazioni. Non ti basta?

  16. Snowballon Ago 4th 2014 at 18:50

    L’unico trade-off esistente è quello tra salvaguardare il pianeta o salvaguardare il più che dorato fondoschiena delle lobby petrolifere. Il problema è che finchè a questa gente ignorante (nel vero e proprio senso di ignorare la materia) sarà concesso di scrivere su testate di pubblico dominio la SANA comunicazione sul tema sarà insufficiente.

  17. Phitioon Ago 7th 2014 at 15:15

    La cosa ampiamente ridicola del discorso e’ che il petrolio attualmente viaggia su prezzi attorno a 100$ al barile e tuttavia questo prezzo non e’ sufficiente alle compagnie per pagare le spese di ricerca e sviluppo di nuovi giacimenti, pagare i dividendi e le tasse.

    Infatti da qualche tempo tutte le grandi compagnie stanno tagliando sugli investimenti e sui progetti di sviluppo.

    Questo fatto, ampiamente previsto e prevedibile, non e’ che una delle facce della depletion petrolifera, sarebbe a dire alti costi di spesa (salgono in media dell’11% anno su anno, da 6 anni a questa parte, a fronte di incrementi di produzione che viaggiano sul 2-3% di media). a fronte di insufficiente flusso di cassa. Le compagnie sono sommerse di debiti, altro che, in special modo quelle che si occupano di Fracking, sarebbe a dire l’ultima nata tra le bolle fianziarie/economiche globali che devasteranno questo pianeta.

    Il punto e’ che, sembra, il 2020 segnera un cambio di rotta storico nel mondo dei fossili. Tanto per cominciare, le fonti tradizionali ( petrolio convenzionale) si stanno esaurendo ad un tasso del 6% annuo (dato IEA). I succedanei ad alto costo (liquidi del gas, petrolio pesante, petrolio da sabbie bituminose) e basso rendimento non sono in grado di coprire questo ammanco. Sempre nel 2020 ( o anche prima) e’ previsto l’arrivo del picco produttivo dello shale oil, seguito ( per natura del rapidissimo tasso di esaurimento di questo genere di pozzi) da un vero e proprio crollo.

    In pratica, ci sara’ un bel po’ di distruzione di offerta in seguito alla distruzione di domanda di petrolio. Il prezzo potra’ subire feroci oscillazioni, ma la linea guida e’ che , alto o basso che sia, il prezzo sara sempre piu’ alto di quello che una fetta crescente di persone potra’ permettersi di pagare.

    Questo accadra’ perche’ l’economia e’ un sistema dinamico chiuso, e tutte le risorse economiche che verranno sicuramente deviate per tenere su disperatamente la produzione (riduzioni fiscali, sovvenzioni, ecc) sarano sottratte direttamente ai cittadini, riducendo il loro potere di acquisto, innescando contrazione economica.

    I feedback negativi attualmente in atto ( da circa 7 anni ormai) sono dovuti al progressivo esaurimento delle sorgenti fossili, inteso questo come diminuzione rogressivamente piu’ velode di contenuto netto di energia sfruttavbiel per altri usi che l’estrazione.

    Il caro signor Lomborg piuttosto che delle persone preoccupate dei cambiamenti climatici dovrebbe domandarsi come pensa che possano tutti quei poveri pagare il petrolio che vorrebbe venderli, oltre a spiegare dove esattamente intenderebbe estrarlo e a che costi.

    Sara’ la dura e ferrea legge dell’economia a mettere a terra l’industria petrolifera, non l’IPCC.

    Saluti

  18. Annaon Ago 8th 2014 at 20:07

    Basterebbe smetterla di speculare e cavalcare le ideologie e le teorie fuorvianti, ma semplicemente applicare le tecnologie che oggi sono disponibili, che consentirebbero di ridurre drasticamente l’uso a parita di energia prodotta, per usarla al fine di consentire eticamente anche a chi è indietro di evolvere.

    Propongo una riflessione che varrebbe la pena di fare, magari dopo aver letto come certi circuiti agiscono per sostenere le loro teorie fuorvianti e speculative, tipiche di coloro che dicono: “The science is settle” !!!

    Q U O T E

    “La ragione del licenziamento è che il prof. Moeller non è più finanziariamente redditizio per l’università…”
    Insomma niente di nuovo: la Scienza non può scontrarsi con questioni ideologiche o con questioni di portafoglio. E poco importa che il danese University Act specifichi che scopo della ricerca è promuovere la “education” e non essere un’impresa per fare del profitto.

    http://www.principia-scientific.org/professor-fired-for-exposing-huge-wind-energy-scam.html?utm_campaign=Aug_5_2014&utm_medium=email&utm_source=newsletter

    U N Q U O T E

    Al prof. Moeller e a tutti i suoi colleghi ricercatori italiani la mia stima e solidarietà.

  19. Annaon Ago 29th 2014 at 10:22

    Pur sapendo quanto pregiudizio vi sia nei confronti delle “fonti fossili”, credo utile segnalare ai vari visitatori questo studio pubblicato dalla famosa “Brookings Institution – Washington” che parla del:
    “Net Benefits of non or Low-Carbon electricity technologies”.

    Vi sono nello studio alcune significative “inesattezze” che ne condizionano in parte la valutazione finale, tra le quali le più significative riguardano:

    1 – il fatto che le comparazioni tengono prevalentemente conto della peculiare realtà USA (non necessariamente del tutto confrontabile con quella di altri grandi Paesi sviluppati) ed il fatto che l’autore sembra totalmente “dimenticare” che le BAT (Best Available Technologies) oggi in essere ormai da diversi anni per la produzione elettrica da Carbone (SC e USC) che consentono efficienze di conversione (e quindi anche di emissioni di CO2) di un 20% superiori alle supposte “New Coal” prese in considerazione nello studio, avendo già raggiunto e superato valori del 45%;

    2 – inoltre, il ricercatore, “stranamente”, sembra totalmente disconoscere quella che è la realtà (peraltro particolarmente incidente negli USA) in relazione alle parallele emissioni “pre-combustione” dei GHG ed in particolare al più opportuno fattore di equivalenza temporale, in termini di GWP (Global Warming Potential) tra le molecole di CH4 e C02 !!!

    Buona lettura.

  20. Annaon Ago 29th 2014 at 10:24

    Ops…
    Dimenticavo il link allo studio:

    http://www.brookings.edu/~/media/research/files/papers/2014/05/19%20low%20carbon%20future%20wind%20solar%20power%20frank/net%20benefits%20final.pdf