Un altro grafico fuorviante su La Verità per disinformare sul clima

Il 2 agosto su “La Verità” è uscito un ennesimo articolo di disinformazione sul cambiamento climatico, firmato da Franco Battaglia, che contiene alcune fandonie, per certi aspetti originali nel panorama del negazionismo climatico. Errori e travisamenti talmente clamorosi da sembrare per certi aspetti anche divertenti. In sostanza, Battaglia mostra una ricostruzione delle temperature che si ferma prima della rivoluzione industriale, per affermare che gli aumenti osservati a partire dalla stessa non sono rilevanti.

Grafico errato delle temperature dal quotidiano "la verità"

Un refrain trito e ritrito del negazionismo climatico è quello secondo cui il clima sarebbe sempre cambiato, per cui non dovremmo preoccuparci delle attuali grandi variazioni.

Per ribadire questa tesi, in passato Franco Battaglia ha usato grafici sbagliati (si veda il precedente post), frutto di errori o di vere e proprie manomissioni. Questa volta invece il grafico è reale, ma è stato usato senza capirlo, facendogli dire il contrario di quello che in realtà dice.

Secondo Battaglia, il grafico (pubblicato qui a fianco) descrive “il clima del pianeta corso degli ultimi 10.000 anni, derivato dai carotaggi in Groenlandia. All’estrema destra della figura ci siamo noi, ove l’ultima parte del grafico, la caccola di riscaldamento dentro il cerchio rosso, sarebbe quello che toglie il sonno agli sprovveduti”.

In realtà in questo grafico, derivante dai carotaggi nel progetto Greenland Ice Sheet Project 2 (GISP2), la parte più a destra, lo zero che descrive il punto di partenza del conteggio degli “anni prima del presente”, è relativo al… 1855! Il grafico si ferma infatti a 95 anni “prima del presente”, dove per presente si intende il 1950, una convenzione nel mondo della ricerca paleoclimatica del tempo (si veda qui per i dettagli). Manca pertanto proprio il cambiamento delle temperature degli ultimi 170 anni, successivo all’utilizzo su larga scala dei combustibili fossili, un aumento di oltre un grado centigrado.

Il circoletto evidenziato da Battaglia, l’aumento di due decimi di grado, è avvenuto nel diciottesimo e diciannovesimo secolo, tra il 1690 e il 1855, nei dati originali; pertanto non si tratta affatto del “riscaldamento attuale”, “quello che toglie il sonno ai catastrofisti climatici”.

Per far capire l’entità dell’ennesima cantonata presa da Battaglia, abbiamo riprodotto il grafico citato, riferendo per leggibilità la scala temporale agli anni del calendario, e accanto ai dati dei carotaggi abbiamo aggiunto (in rosso) le misure delle temperature recenti, fino al 2024, della stessa zona della Groenlandia, prese dal dataset BEST, raccolto ed elaborato all’università di Berkeley, e mediate su intervalli di 10 anni per renderle confrontabili. 

Figura 1: Temperatura del carotaggio GISP-2 (blu) con aggiunti i dati di temperatura dal dataset BESP relativi al punto di griglia 72.5N, -38.5, il più vicino alle coordinate del carotaggio GISP-2  (72.583N, -38.466).

Possiamo quindi notare come già nell’ultimo decennio le temperature fossero vicine a quelle dei periodi precedenti, e come l’incremento sia rapidissimo, maggiore rispetto agli eventi passati, e tale da rendere molto più difficile l’adattamento degli ecosistemi e delle specie viventi.

Il confronto comunque ha poco senso. Quelle di GISP sono ricostruzioni delle temperature relative ad un singolo punto della Groenlandia; sebbene Battaglia le presenti come indicatrici delle temperature globali, l’andamento è specifico di quel sito, e risente di fattori locali. Una slavina può alterare localmente la sequenza degli strati, e il sito ha variato la sua elevazione nel periodo considerato (e una differenza di quota altera la temperatura). Pur se sono dati importanti per ricostruire la storia climatica passata, i dati di un singolo luogo non possono che descrivere fluttuazioni locali, diverse da quelle dell’intera Groenlandia.

Anche solo per ricostruire la storia climatica della Groenlandia gli studiosi hanno quindi effettuato numerosi altri carotaggi, in modo da ridurre l’effetto di queste fluttuazioni. Ne emerge un quadro in cui effettivamente in passato, intorno a 6000 anni BC, la Groenlandia ha avuto un clima leggermente più caldo dell’attuale, ma con variazioni molto lente, e senza i picchi pronunciati che Battaglia identifica con i periodi caldi minoico, romano e medioevale. Con il tasso di emissioni di gas serra il riscaldamento attuale è comunque destinato a superare nel giro di un decennio anche questo massimo. In figura 2 è mostrata questa ricostruzione, assieme alle misure di temperatura attuale nei siti dei carotaggi (attualmente circa 2°C nella scala indicata).

Ricostruzione delle temperature in Groenlandia negli ultimi 12.000 anni

Figura 2: Ricostruzione delle temperature in Groenlandia negli ultimi 12.000 anni, da Vinther et al, Nature (2009). In nero la media delle temperature nei siti di carotaggio, fino al 2014 (dal sito www.carbonbrief.org).

Per quanto decisamente più rappresentative, si tratta ancora di ricostruzioni locali. Le variazioni delle temperature in piccole aree del pianeta sono inevitabilmente soggette a maggiori fluttuazioni rispetto alle temperature mediate su tutto il globo, e le alte latitudini, in particolare, sono molto sensibili a piccole variazioni di insolazione. Infatti, se si guardano le ricostruzioni delle temperature medie globali (figura 3), è possibile constatare come le fluttuazioni nel periodo considerato siano molto minori, e più lente, di quanto il grafico della Groenlandia riporti, e come l’attuale riscaldamento (che, anche qui, è proseguito dopo la realizzazione di quel grafico)  sia senza precedenti negli ultimi 24000 anni della storia climatica del pianeta. Emerge ancora in modo chiarissimo la grandissima anomalia delle variazioni recenti delle temperature.

Ricostruzione di temperatura globale degli ultimi 12000 anni con metodi differenti

Figura 3: Ricostruzione di temperatura globale degli ultimi 12000 anni con metodi differenti (linee colorate) presa da Kaufman et al. 2020. In grigio sono mostrati i percentili 5-95 di ogni ricostruzione e di quella complessiva. In nero i dati di rianalisi (ERA-20C) relativi all’ultimo secolo.

Quindi in sostanza si tratta dell’ennesima falsificazione di informazioni scientifiche a proprio uso e consumo, l’esatto opposto di quello che il metodo e l’etica scientifici prevedono.

Testo di Gianni Comoretto, con contributi di Roberto Ingrosso, Stefano Caserini e Mario Grosso.

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