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G8 e MEF concordano sui 2 gradi: la palla passa a Copenaghen

Si sono chiusi il 10 luglio all’Aquila i tre giorni di lavoro del G8, che includevano nella giornata di giovedì anche il MEF (Major Economy Forum), incontro voluto da Barack Obama per raccogliere intorno al tavolo i 16 paesi responsabili di più dell’80% delle emissioni mondiali di CO2.

Il nuovo impegno a contenere entro i 2°C l’innalzamento della temperatura

Il documento finale del G8 ribadisce l’importanza di mantenere l’innalzamento della temperatura sotto i 2°C attraverso una riduzione sostanziale delle emissioni a livello globale, riconoscendo di fatto la soglia che la comunità scientifica ritiene non debba essere superata.

Si tratta di un passo importante in direzione della Conferenza di Copenhagen di dicembre dell’UNFCCC, che viene ribadito essere il tavolo di negoziazione principale. La portata dell’impegno sembra però essere sfuggita a una buona parte dei media nazionali, che in molti casi non hanno saputo leggere l’esito del G8 e del MEF all’interno del processo negoziale di Copenhagen, così come è ormai universalmente riconosciuto, dopo il cambio di direzione degli USA, con Obama.

Proprio i 2 °C erano stati, meno di due anni fa, nella Conferenza di Bali dell’UNFCCC, uno dei punti importanti di discussione, vista l’impossibilità di riferire dati precisi del IV Rapporto IPCC all’interno della Bali Action Plan, cosi come avrebbe gradito la Ue. Davanti all’indisponibilità di alcuni paesi, tra cui gli USA, l’unica via di uscita di allora fu di inserire un riferimento non nel testo principale, ma solo come nota al documento.

Ora il G8, così come il testo del MEF, ribadendo la volontà di mantenere l’innalzamento della temperatura al di sotto dei due gradi riconosce, seppure in modo esplicito solo per il lungo periodo (2050), il percorso proposto dal IV Rapporto IPCC. L’accordo tra i paesi del G8 (non presente però nel documento del MEF) esplicita la volontà di ridurre le emissioni entro il 2050 dell’80% per i paesi sviluppati e del 50% a livello globale. Anche se il testo non è preciso nel definire gli obiettivi (non definisce ad esempio rispetto a che anno di partenza è da considerare l’impegno del 50 % di riduzione delle emissioni globali), non va dimenticato che il tavolo negoziale del G8 non è vincolante, porta solo a dichiarazioni politiche, che però definiscono degli indirizzi generali futuri dei paesi G8. Altra cosa è il tavolo negoziale dell’UNFCCC che definirà gli impegni nel dettaglio, a Copenhagen.

Importante passo avanti rispetto al passato

Anche in questo caso si evidenzia un passo avanti rispetto al G8 di Hokkaido dello scorso anno. In quel caso Bush aveva voluto inserire, scatenando le ire dell’India e degli altri paesi in via di sviluppo, il solo obiettivo di riduzione globale del 50%, evitando di far assumere delle responsabilità dirette ai paesi sviluppati.

All’Aquila il cambio di direzione di Obama è stato invece netto.

Il presidente americano ha voluto fortemente che nel documento finale comparisse anche l’impegno di riduzione dell’80% per i paesi sviluppati.

Ciò che è sicuramente assente nel documento del G8 è l’impegno di riduzione dei paesi sviluppati per il 2020, che l’IPCC propone in un range variabile dal 25 al 40%. Anche in questo caso, però, non bisogna dimenticare che l’Aquila è solo un momento negoziale intermedio e, come ricorda Fredrick Reinfeldt, primo ministro svedese e nuovo presidente di turno della Ue, la trattativa finisce solo all’ultima ora della Conferenza di Copenhagen.

I capi di governo del G8 e del MEF riconoscono nei loro documenti finali anche le responsabilità che le attività umane hanno sulla modifica del clima e di conseguenza sui danni che mettono a rischio non solo l’ambiente e l’ecosistema, ma la base stessa della nostra prosperità presente e futura.

Posizione questa che di fatto sconfessa in pieno le molte voci della maggioranza di governo in Italia, culminata questa primavera nell’approvazione di una discutibile mozione del Senato, in cui veniva messa in discussione la responsabilità umana sui cambiamenti climatici.

La transizione verso un’economia a basso contenuto di carbonio

Nel documento finale del G8 è richiesta una transizione verso un’economia a basso contenuto di carbonio, che deve necessariamente coinvolgere anche i paesi che stanno attuando il loro processo di sviluppo. Per consentire ciò è necessario facilitare il trasferimento di tecnologie verso i paesi in via di sviluppo attraverso l’eliminazione o la riduzione delle barriere tariffarie e non tariffarie ed intervenendo anche a livello dei diritti di proprietà intellettuale.

Altro tema presente nel documento finale è quello del mercato del carbonio su cui sempre Reinfeldt aveva manifestato in apertura del G8 un particolare interesse.

L’obiettivo, che ha trovato il forte interesse degli USA, è quello di creare un unico mercato internazionale della CO2, già esistente oggi nella Ue, al fine di innescare un ciclo virtuoso attraverso il riconoscimento economico per chi decide di investire in efficienza energetica.

Testo di Daniele Pernigotti, con il contributo di Stefano Caserini, Claudio Cassardo e Aldo Pozzoli

17 responses so far

17 Responses to “G8 e MEF concordano sui 2 gradi: la palla passa a Copenaghen”

  1. Luca C.on Lug 10th 2009 at 20:18

    Finalmente qualche barlume. A chi si sentisse “non informato” suggerisco la lettura dello “State of the World 2009″. Sottotitolo: in un mondo sempre più caldo”.

  2. Guido Guidion Lug 11th 2009 at 10:03

    Su Masterresource ci sono un po’ di conti. http://masterresource.org/?p=2367
    Senza Cina e India non si va da nessuna parte. Le attuali loro dichiarazioni d’intenti parlano chiaro, come è chiaro che il Climate Bill americano guarda all’energia e non al clima (e mi pare pure giusto). Non so, più che un passo avanti mi pare un time-out, ma non credo proprio che a Copenhagen si giocherà la finale.
    gg

  3. Vincenzoon Lug 11th 2009 at 10:43

    @ Senza Cina e India non si va da nessuna parte.

    Il fatto è che i cinesi emettono 5 tonnellate a testa di CO2, l’india 2, gli USA 20 e l’Europa 10. Mi sembra ovvio che i cinesi e gli indiano non vogliano ridurre le emissioni ancora per un po’ . Oppure le riducono se paghiamo noi le riduzioni.
    Mica scemi. Noi nei loro panni faremmo lo stesso. Ciao

    PS
    il post mi sembra equilibrato, molti dicono che non si è ottenuto niente (ho letto Rifkin ieri su La Repubblica, secono me è fuori come un melone), ma anche io non la penso cosi’

  4. NoWayOuton Lug 11th 2009 at 23:31

    Sono convinto che sia un significativo passo avanti. L’obiettivo ora e’ chiaro come non lo era a Bali. E non mi sorprende che il G8 parli solo del lungo periodo, i passi intermedi dipenderanno dalla trattiva che si concludera’ a Copenhagen e vanno ancora definiti.

    E c’e’ un’altro punto significativo e tralasciato dai media, il MEF ha accettato l’obiettivo, e questo e’ importante poiche’ e’ ovvio a tutti che e’ necessario un intervento globale. Manca ancora l’accordo sul come e in che tempi dividersi il carico, e questo non ha motivo di sorprendere vista la diversita’ di punti di vista. Ma non bisogna dimenticare che sia India che Cina, ma soprattutto quest’ultima, stanno gia’ ora mettendo in pratica dei piani di finanziamento di riduzione delle emissioni da far impallidire (esagero) i piani europei cosi’ come stanno facendo altri giocatori di questa partita (Messico, Brasile, Sud Africa, etc.). Sostenere che Cina e India si tengano in disparte mi sembra del tutto inappropiato.

    Io quindi direi che si, la strada e’ ancora lunga e tortuosa e il tempo scarso; ma la possibilita’ di venirne a capo e’ reale.

  5. stefanoon Lug 12th 2009 at 12:51

    rimango convinto che il pianeta lo salverà il picco del petrolio e tutte le sue conseguenze..perché si contunua a parlare di diminuzione di emissioni e crescita..c’è qualcosa che non torna..

  6. Guido Guidion Lug 12th 2009 at 12:57

    Sono convinto che i decisori ne trarranno grande soddisfazione, tenendo al minimo l’impatto sugli elettori, ovvero scrivendo regole inapplicabili o comunque inefficaci, come il Climate Bill, ma sbandierando comunque il successo del raggiungimento di un accordo. Il clima, nel frattempo, continuerà a fare di testa sua, come sempre. 🙂
    gg

  7. Paolo C.on Lug 12th 2009 at 13:08

    E’ un passo importante, specie dopo l’ostruzionismo americano degli anni passati, ma le incognite sono tante.
    Anche ammesso che si riportino in riga i paesi più riottosi, chi garantisce che gli obiettivi verranno centrati? Chi garantisce che basterà una riduzione del’80% per limitare i danni? Attualmente molti climatologi sono scettici sul fatto che si riesca a contenere la temperatura entro il limite dei due gradi (si parla di almeno 3 o 4 gradi, se non di più).
    Se non entrerà in gioco qualche fattore imprevisto la vedo nera (anche se continuo irrazionalmente a sperare).

  8. Claudio Costaon Lug 12th 2009 at 15:03

    @ Vincenzo

    Penso che Rifkin faccia il solito errore clamoroso sull’uso dell’acqua, che non viene distrutta si ache si usi per raffreddare le centrali nucleari si a che si usi in agrozootecnia.

    Dice una cosa su cui però bisogna riflettere e cioè che per abbattere dell’80% le emissioni serviranno:
    – tantissime centrali nuclerari ma nessuno le sta facendo ai ritmi necessari ( la giustificazione sarà proprio: servono a salvare il pianeta)

    – produrre energia con il sole e immagazzirala con l’idrogeno (fantaenergia che nessuno sta attuando)

    Quindi (secondo me) l’abbattimento dell’80% delle emissioni non sarà mai raggiunto, è talmente lontano il 2050 che gli attuali politici non ne dovranno rendere conto.

    Io sento puzza di ipocrisia, mi sembra solo un modo per tener buoni gli elettori con promesse demagogiche che nessuno sarà in grado di mantenere.

    Nel 2050 forse:
    – il nuke sarà al torio
    – ci sarà la fusione
    – il solare fv a concentratori con alta efficienza
    – il solare termodinamico conveniente e affidabile
    – i rifuiti e i reflui urbani e zoogenici saranno sfruttati completamente per energia e fertilizzanti rinnovabili
    – ecc

    Forse!

    Sicuramente ci saranno ancora molte fonti fossili gas torba e carbone e mai crederò che: nel 2050 si useranno trattori all’idrogeno ottenuto con il solare e che l’energia per l’industria fonderie e vetrerie fornaci possa venire dal fotovoltaico

    Qual’è l’odore dell’ipocrisia?

    Che odore avete sentito nel constatare che le stragi in Cina non sono state menzionate da nessnuno, per non inficiare i grandi affari?

    Che odore avete sentito nel constatare che l’India la Cina ecc non ridurranno mai le emissioni, nemmeno quelle veramente importanti cioè quelle inquinanti, ma lo dovrà fare l’occidente con la conseguenza che:

    – Cina e India avranno enormi vantaggi nei costi di produzione, e enormi quantità di combustibili fossili a disposizione eprchè l’occidente non potrà usarli ( ridurre dell’80% le emissioni significa andare in bici ed arare co i buoi)
    – che la Francia e gli USA venderanno tanti reattori nucleari più o meno obsoleti a tutti noi che prenderemo le barre di uranio…..

  9. andreaon Lug 13th 2009 at 10:57

    Wow! per la prima volta sono d’accordo con Costa (solo alcune cose però).
    La capriola doppia di Berlusconi ecologista si spiega con il fatto di riprendersi un po’ di credibilità internazionale (non avrebbe potuto fare altro) e con la sciagurata e obsoleta scelta nucleare.
    Il successo del G8 mi pare invece alquanto discutibile. Mi pare che tutti fossero interessati solo a autocelebrarsi a vicenda (compreso Obama, che però rispetto a Bush è un buon passo avanti), mentre il futuro del pianeta mi pare che non interessi a nessuno, non solo per quanto riguarda il clima.
    Parlare del futuro senza porsi il problema demografico (di cui non parla più nessuno), il problema del picco del petrolio, dell’agricoltura, delle risorse e dell’impossibilità di una crescita continua è davvero risibile. Secondo il Papa il primo problema per il futuro è difendere la vita fin dall’inizio (cioè il problema del mondo è l’aborto…). Con tutto il rispetto, non credo sia una priorità.
    Sparare cifre obiettivo senza cambiare concetto di sviluppo è davvero una cosa ridicola.

  10. Giulioon Lug 13th 2009 at 15:29

    Vorrei sottolineare le considerazioni di Costa riguardo all’ipocrisia di questi summit, con le (giuste) condanne all’Iran per le violenze perpetrate ed un completo silenzio sulle stragi di repressione del governo cinese. Questo la dice lunga sulla trasparenza riguardo ai reali intenti e alle reali politiche che si cercano di perseguire, con buona pace di chi pensa ancora che i governi siano davvero preoccupati per le fluttuazioni climatiche e cerchino di porvi rimedio.

    Non sono molto d’accordo invece sul parziale scetticismo riguardo alle fonti rinnovabili all’orizzonte del 2050. A mio parere per quella data, salvo sconvolgimenti di portata epocale che al momento non possiamo prevedere, la tecnologia avrà fatto in modo che fonti rinnovabili quali il fotovoltaico, a concentrazione e non, l’eolico d’alta quota e una smart grid davvero smart possano sopperire totalmente al fabbisogno energetico con costi uguali, se non inferiori a quelli attuali delle fonti fossili.

    Concordo con Andrea riguardo all’atteggiamento del nostro presidente del consiglio, che si è presentato in veste noCO2 un pò per non fare il bastian contrario, ma soprattutto per avere un background ideologico, etico ed internazionale per sostenere un ritorno anacronistico e scellerato all’energia nucleare. Anche qui, allineandomi a Costa, successo politico di USA e Francia, che potranno vendere a caro prezzo la loro ormai vecchia tecnologia atomica, a noi, come anche all’Inghilterra e a chissà chi altri, quando ormai sembrava che tale tecnologia non potesse interessare più a nessuno, non fosse altro che per i costi esorbitanti.

    Ah, naturalmente, affermare di trovarsi d’accordo nel non superare la soglia di pericolo dei 2° C di riscaldamento è una proposizione senza alcun significato, utile al limite per qualche attimo di buon umore pensando all’ingenuità di chi in una tale proposito crede fermamente 🙂

  11. Daniele Pernigottion Lug 13th 2009 at 17:58

    Capisco che la tentazione di giudicare Berlusconi sul risultato di questo G8 sul clima sia notevole, come hanno del resto fatto una buona parte dei giornali che hanno finito per esprimere il loro parere sul risultato in funzione della loro vicinanza (successo!) o lontananza (fallimento!) dall’area politica del premier.
    Credo che in Italia si debba finirla con il leggere (…e giudicare) le vicende climatiche in logica di partito o di coalizione!
    Vi confesso che all’Aquila sono stato testimone di piccole-grandi vicende relative all’informazione su questo tema che mi hanno procurato un senso di nausea.
    Vogliamo ragionare (tanto pacatamente quanto seriamente) sul problema e le possibili soluzioni, uscendo dal nostro provinciale pro-contro Berlusconi?

    In merito ai 2 gradi.
    Ribadisco che questo dato da solo non rappresenti alcuna soluzione, ma è altrettanto vero che mai prima d’ora i paesi resposnabili della produzione dell’80% delle emissioni di gas serra si erano trovati d’accordo nel riprendere in un documento politico lo stesso limite che l’IPCC invita a non superare.

    Quello di cui credo si possa poi discutere è il fatto che questo passo sia piccolo o grande, ma credo che sia difficile non riconoscere che sia … un passo in avanti in direzione di Copenhagen.

  12. Claudio Costaon Lug 14th 2009 at 13:53

    @ Daniele Pernigotti

    Ammetto che non ti conosco e ti ho letto poco,
    pensavo che ti indignassi di più dopo il G8 sul clima,
    pensavo che come me ti sentissi preso in giro,
    forse come me, subisci il carisma di Obama, che è un grandissimo comunicatore,
    ma ad un analisi attenta e distaccata se Coopenaghen fosse una partita a scacchi con la riduzione delle emissioni, quello del G8 dell’Aquila è un arrocco, non è un’apertura.
    E’ un posticipare tra 40 anni, senza dazi e senza obblighi, delle scelte drastiche nei piani energetici. La riduzione dell’80% delle emissioni nel 2050 sarà forse attuabile (come dice Giulio) adesso invece è improponibile.
    Con la speranza che nel frattempo qualcuno dimostri il ruolo effettivo della CO2 e del metano nel riscaldamento globale………….. e non si può escludere che già nel 2010 il tutto venga rivisto, rivalutato, e ridimensionato!

  13. Daniele Pernigottion Lug 16th 2009 at 16:48

    @ Claudio
    Mi dispiace, ma non sono d’accordo sull’arrocco.
    Pensavo di averne spiegato sufficientemente le ragioni nel post e nei commenti successivi, … ma evidentemente non sono stato abbastanza chiaro.
    Provo a farlo in modo più sintetico cercando di evitare ripetizioni con quanto già detto in precedenza.

    – Il G8 non è un evento a se stante, ma una tappa del processo di Copenhagen.
    – Per la prima volta la comunità politica internazionale (paesi sviluppati ed in via di sviluppo) ha condiviso la soglia tecnica di riscaldamente che non deve essere superata.
    – Definire la soglia di temperatura è fondamentale perché dovrà guidare ogni obiettivo di riduzione futura anche alla luce delle nuove conoscenze scientifiche (es. aumento velocità processo di riscaldamento)
    – Rispetto a G8 di Hokkaido in cui l’obiettivo al 2050 riguardava tutto il mondo (… e si sa che quando è colpa di tutti è come se non fosse colpa di nessuno) con il -50%, dall’Aquila esce anche un -80% per i soli Paesi sviluppati.

    Quello che manca sono gli obiettivi di medio termine (2020)… ma l’obiettivo della Bali Action Plan è sempre stato quello di definirli entro la Conferenza di Copenhagen … a cui mancano ancora 143 giorni, 18 ore, 12 minuti e 9 secondi.

  14. Claudio Costaon Lug 17th 2009 at 08:51

    @ Danile Pernigotti.
    Eri stato chiaro, se vuoi vedere il bicchiere mezzo pieno, la dichiarazione di intenti è eccezzionale ( a mio avviso non praticabile, ma eccezionale) ma gli intenti sono al 2050.
    E’ questo numerino che fa la differenza, e che spiega ad es la posizione del governo italiano all’Aquila in netto contrasto con quella espressa negli ultimi mesi sempre sulla mitigazione climatica.
    Nel 2050 le fonti energetiche saranno obtorto collo diverse da quelle attuali.

  15. Enzoon Ago 31st 2009 at 14:54

    Sono un pochino ottimista perchè negli USA ora c’è OBAMA che ha cambiato drasticamente l’orientamento della politica ambientale rispetto a quella di BUSH.
    E’ molto importante per il mondo l’esempio che può dare e la fiducia che può infondere gli USA e OBAMA.

    Io non sono preoccupato per l’INDIA e per la CINA, perchè è giusto che debbano iniziare a fare passi in avanti e a dare esempio prima le nazioni industrializzate. Infatti quello che loro hanno sempre detto è proprio questo, ripeto come è giusto che sia, perchè fin’ora siamo stati noi ad essere i maggior defraudatori del pianeta TERRA ed ora che ci sono economie emergenti non è giusto che loro si debbano accollare al pari di noi, queste responsabilità.

    Quindi pensiamo a noi e a dare il nostro esempio, contributo e a farci carico di queste responsabilità, poi possiamo giudicare loro, altrimenti le cose non potranno mai cambiare.

    Oltretutto, non dimentichiamoci che da questo settore non abbiamo nulla da perdere economicamente, perchè basterebbe che europa e USA si diano davvero da fare, che si muoverebbe un’ economia spaventosamente grande nelle rinnovabili, nel risparmio energetico e nella tutela dell’ambiente, ecc ecc ecc. Senza pensare al fatto che se anche la finanza scommettesse su questi settori allora il giro di denaro che si muoverebbe attorno, sarebbe davvero un economia al pari del petrolio o altro.

  16. […] nel G8 dell’Aquila, i paesi più industrializzati e ricchi del pianeta hanno poi riconosciuto la necessità di loro riduzioni delle emissioni in modo consistente nei pross…. Non ci resta che aspettare i fatti…anche se c’è chi tende a […]

  17. […] e insieme permettere le pesanti riduzioni delle emissioni di gas climalteranti già annunciate nel G8 all’Aquila e alla base dell’accordo di Cancùn. Si tratta di obiettivi molto ambiziosi, oggi richiamati da […]