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I rischi per l’acqua delle Alpi

L’impatto dei cambiamenti climatici sulla disponibilità della risorsa acqua è una minaccia per la regione alpina e richiede una nuova impostazione nella gestione dell’”oro blu”.

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L’Organizzazione Internazionale per la Protezione delle Alpi, CIPRA, ONG impegnata per lo sviluppo sostenibile delle Alpi ha presentato nel dicembre scorso una relazione (serie COMPACT) relativa all’impatto del cambiamento climatico sulla disponibilità di acqua nei territori Alpini. Proviamo a confrontarne qui le previsioni con quelle relative alle Alpi italiane.

Lo studio CIPRA riassume lo stato delle conoscenze scientifiche, l’indicazione misure politiche, strumenti ed esempi concreti di buone pratiche, con particolare attenzione alla gestione dei serbatoi idro-elettrici.  A proposito degli effetti del cambiamento climatico sulla risorsa idrica, il paragrafo 3.2 dello studio recita:
“Secondo i dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA, 2009a) e del Segretariato Permanente della Convenzione delle Alpi (2009), la regione alpina ha visto un aumento di temperatura di +2°C nel ventesimo secolo, più del doppio di quello dell’emisfero settentrionale e due volte la media europea. Un ulteriore aumento di 2.6°-3.9°C e atteso entro la fine del corrente secolo, nuovamente di molto superiore rispetto all’andamento previsto su scala continentale (EEA, 2009a). Unitamente a variazioni nell’andamento stagionale delle temperature, i modelli previsionali ipotizzano una diminuzione delle precipitazioni totali e un’accresciuta frequenza di eventi eccezionali (periodi di siccità, alluvioni, ecc.).
Durante questo secolo, l’impatto dei cambiamenti climatici sull’idrologia alpina sarà notevole: si prevede una diminuzione delle precipitazioni variabile tra l’1 e l’11 %, mentre i periodi siccitosi estivi (almeno 5 giorni consecutivi senza precipitazioni) aumenteranno del 36 %, con incrementi relativamente superiori nelle Alpi settentrionali, attualmente meno interessate dal fenomeno. Le precipitazioni nevose subiranno un drastico ridimensionamento: del 40 % nei versanti settentrionali e del 70% in quelli meridionali (EEA, 2009a). Secondo Beniston (2006) la combinazione di temperature più alte e variazioni nella distribuzione stagionale delle precipitazioni determinerà conseguenze molto accentuate sulle portate dei corsi d’acqua. Una minor quantità di neve associata a maggiori piogge durante l’inverno determinerà un consistente aumento delle portate invernali (fino al 19%) e una corrispondente diminuzione di quelle primaverili (meno 17 %) e soprattutto estive (le previsioni parlano di una riduzione del 55% nelle Alpi centrali e meridionali entro il 2100). Il Ministero dell’Ambiente tedesco prevede dati leggermente diversi: valori totali annuali simili agli attuali, con consistenti variazioni stagionali: aumento dal 15 al 30 % in inverno, dal 23 al 24 % in primavera, diminuzione dal 36 al 39 % in estate e dall’1 al 15 % in autunno (BMU, 2007).
Nel breve periodo questi cambiamenti possono essere compensati dallo scioglimento dei ghiacciai e del permafrost. Nel lungo periodo vi é invece preoccupazione per la persistenza di queste fondamentali riserve d’acqua. I ghiacciai hanno perso il 20-30 % del loro volume dal 1980; i picchi di temperatura della sola annata 2003 hanno causato una diminuzione del 10% nella loro massa. Secondo Haeberli (2009) la superficie dei ghiacciai potrebbe ridursi entro il 2050 di una quota variabile tra il 50 ed il 75 %.

È lecito chiedersi se tale situazione riguarda anche l’Italia. Studi recenti mostrano come l’incremento della temperatura globale e nell’arco Alpino e delle diminuite precipitazioni nevose negli ultimi 50 anni abbia comportato una diminuzione areale dei ghiacciai delle Alpi stesse fino al 50% in alcuni casi  (p.es. Bocchiola e Diolaiuti, 2010; Diolaiuti et al., 2011; in stampa).

Figura 1. Cambiamenti nella distribuzione stagionale delle precipitazioni nelle Alpi (da Beniston, 2006)

 

Figura 2. Asx, gruppi glaciali dell’Adamello Lombardo. A dx Trends annuali  della copertura nivale media annua HSav per la stazione di Avio, nel gruppo Adamello (1920 m slm),  anomalia invernale (JFM) delle pressioni sull’Atlantico del Nord (Northern Atlantic Oscillation, NAO) e area Ag e volumi stimati Vg dei ghiacciai dell’Adamello (BS) per il periodo 1983-2003 (da: Bocchiola e Diolaiuti, 2010).

 

 

Figura 3. Ghiacciai di Cima  Piazzi (SO). A sx in nero perimetro ed aree relative al 1954 (1 ghiacciaio Cadonnè, 2 ghiacciaio Dosdè, i più grandi del gruppo). A dx Variazione % ΔA dei ghiacciai del gruppo tra l’anno 1954 e l’anno 2003 (da: Diolaiuti et al., 2011)

 

Figura 4.Variazioni areali dei ghiacciai Lombardi per il periodo 1992-2003. Asx Distribuzione dei ghiacciai studiati. Dx Variazione areale per classi dimensionali. In: Diolaiuti et al., in press.

Gli scenari di precipitazione nivale per il secolo mostrano risultati variabili, ma suggeriscono la forte possibilità di una sostanziale decrescita del manto nivale (e.g. Groppelli et al., 2011; Soncini e Bocchiola, 2011a; 2011b). Soncini e Bocchiola (2011b) utilizzando le proiezioni fornite dal modello GCM NCAR-CCSM3, hanno evidenziato una possibile diminuzione media del manto nivale sulle Alpi italiane fino al 40% ca. da qui al 2060, e fino al 60% ca. entro il 2100. Sebbene l’incertezza di tali proiezioni  le renda notoriamente inaffidabili in senso assoluto, le tendenze delineate sembrano consistenti con quanto evidenziato nel report CIPRA.

Figura 5. Variazioni attese della copertura nivale sulle Alpi italiane entro il 2100 utilizzando gli output del modello GCM NCAR-CCSM3 (da: Soncini e Bocchiola, 2011b).  A sx, celle di riferimento del GCM. A dx spessore medio del manto nivale (espresso in mm di acqua equivalente, SWE).

Per quanto  concerne le portate nei fiumi Alpini italiani, per esempio Groppelli et al. (2011), studiando il fiume Oglio, bacino Alpino a forte contributo nivale, chiuso al lago d’Iseo (BS), soggetto a regolazione per l’irrigazione delle pianura padana, hanno mostrato come una potenziale variazione delle temperature e precipitazioni possa modificare sensibilmente il ciclo idrologico dell’area. In particolare, una riduzione delle precipitazioni annuali dell’ordine del 15% o simili, unita ad un aumento della temperature dell’ordine di ca.2 °C tra il 2000 ed il 2050, porterebbe ad una diminuzione delle portate circolanti all’incirca equivalente, con una rilevante diminuzione (siccità) dei deflussi tardo primaverili (per carenza di neve), ed autunnali, ed una perdita dell’andamento tipicamente bimodale dei deflussi in regime alpino.

Figura 6. Deflussi medi mensili dal fiume Oglio al lago d’Iseo. A sx inquadramento. A dx, deflussi nel periodo 1990-99 (linea nera) – e proiezioni per il periodo 2045-2054 (linea rossa) (Scenario CCST, riduzione delle precipitazioni annuali dell’ordine del 15%, aumento della temperature dell’ordine di ca. 2 °Ctra le due decadi). Da: Groppelli et al., 2011).

 

Anche in questo caso, al di là delle cifre assolute, le tendenze attese concordano in sostanza concordanti con quanto riportato dallo studio CIPRA.
Oltre agli aspetti qui analizzati, la diminuzione della coltre nivale e delle aree glaciali ha forti impatti sulle attività economiche delle regioni Alpine, fortemente legate alla disponibilità di neve per il turismo invernale (p.es. Diolaiuti et al., 2006). Inoltre, tale coltre alimenta gran parte degli impianti idroelettrici dell’arco Alpino, il cui utilizzo è sostanzialmente basato sulle dinamiche di scioglimento nivo-glaciale. Tali risvolti economici delle variazioni climatiche non sono quindi da trascurare.
Riguardo alla risorsa idrica, sembra opportuna una riflessione sulle future strategie di gestione dell’acqua in fase di variazione climatica. Le conclusioni dello studio recitano:
“…La carenza di acqua sulle Alpi non dipende tanto da scarsità della risorsa, quanto soprattutto dalla crescente competizione tra i settori che la utilizzano e, soprattutto, dalle modificazioni dei cicli idrologici, e quindi dell’ecologia, dei corsi d’acqua. Questi effetti derivano dalla complessa interazione di andamenti generali, nuove normative e cambiamenti climatici. Questi ultimi non possono essere considerati da soli. È fondamentale passare da un sistema gestionale basato sulla domanda ad uno che invece consideri prioritariamente la risorsa e ne valuti attentamente la disponibilità…”.
Una futura scarsità di acqua avrebbe ricadute su tutti i settori e le attività della società, dall’idropotabile all’idroelettrico, all’agricoltura, con possibili ricadute anche sulla disponibilità di prodotti colturali, in particolare in fase di cambiamento climatico (p.es. Torriani et al., 2007; Nana, 2011).
Sembra quindi a chi scrive ragionevole e necessario ricercare un nuovo approccio all’uso ed alla tutela della risorsa idrica, più consapevole della sua limitatezza e fragilità in relazione all’uomo ed ai mutamenti climatici.

Riferimenti bibliografici

Beniston, M., 2006. Climatic change in theAlps. Presented at the workshop: Adaptation to the Impacts of Climate Change in the European Alps inWengen,Switzerland, 4-6 October 2006.

BMU, Federal Ministry of the Environment, Nature Conservation and Nuclear Safety, 2007. Climate change in the alps  facts – impacts – adaptation

Bocchiola, D., Diolaiuti, G., 2010. Evidence of climate change within the Adamello Glacier ofItaly, Theor. App. Climat., 100, 3-4, 351-369.

Cannone. N., Diolaiuti, G., Guglielmin, M., Smiraglia, C. (2008). Accelerating climate change impacts on alpine glacier forefield ecosystems in the European Alps, Ecological Applications, 18, 3, 637-648.

CIPRA, 2011. Acqua e cambiamenti climatici Compact n. 03/2011.

Diolaiuti, G., Smiraglia, C., Pelfini, M., Belo, M., Pavan, M., Vassena, G., 2006. The recent evolution of an Alpine glacier used for summer skiing (Vedretta Piana,Stelvio Pass,Italy). Cold Regions Science and Technology, 44, 206-216.

Diolaiuti, G., Bocchiola, D., D’agata, C., Smiraglia, C., In press.  Evidence of climate change impact upon glaciers’ recession within  the Italian alps: the case of Lombardyglaciers, Theoretical and Applied Climatology, In press, January 2012. Available upon request by daniele.bocchiola@polimi.it

Diolaiuti, G., Maragno, D., D’Agata,  C., Smiraglia, C., Bocchiola, D.,2011. Acontribution to the knowledge of  the last fifty years of Alpine glacier history: the 1954-2003 area and geometry changes of Dosdè Piazzi glaciers (Lombardy-Alps,Italy), Progress in Physical Geography, 35(2), 161-182.

EEA, 2009. Regional climate change and adaptation- The Alps facing the challenge of changing water resources, Report N° 8.

Groppelli, B., Soncini, A., Bocchiola, D., Rosso, R., 2011. Evaluation of future hydrological cycle under climate change scenarios in a mesoscale Alpine watershed of Italy, NHESS, 11, 1769-1785.

Haeberli, W., 2009. Climate change and high-mountain regions – Adaptation strategies for theAlps. In: Kreutzmann H., Hofer T., Richter J.: Meeting of minds – Decision makers from Asian and Alpine mountain countries sharing policy experiences in regional cooperation for sustainable mountain development, 59-66. Bonn.

Nana, E., 2011 Scenari di produttività agricola in fase di cambiamento climatico: il caso del mais nel cremonese. Tesi di Laurea, a.a. 2010-2011, Mat. 736504, Relatore: Dr. Daniele Bocchiola. Available upon request by daniele.bocchiola@polimi.it

Segretariato Permanente della Convenzione delle Alpi, PSAC, 2009. Water and water management issues. Report on the State of theAlps. Alpine Convention, Alpine Signals – Special Edition 2.

Soncini, A., Bocchiola, D., 2011b. Assessment of future snowfall regimes within the Italian Alps using general circulation models, CRST, 68, 113-123.

Soncini, A., Bocchiola, D., 2011a. Valutazione dei regimi futuri delle precipitazioni nivali sulle Alpi Italiane usando modelli di circolazione globale, Neve e Valanghe, 72, 34-47.

Torriani D., Calanca P., Lips M., Ammann H., Beniston M., Fuhrer J., 2007. Regional assessment of climate change impacts on maize productivity and  associated production risk inSwitzerland. Regional assessment of climate change impacts, 7, 209-221

 

Testo di Daniele Bocchiola

5 responses so far

5 Responses to “I rischi per l’acqua delle Alpi”

  1. ziomaulon Gen 27th 2012 at 02:43

    Per l’idroelettrico da anni si registra un :
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    http://mondoelettrico.blogspot.com/2011/01/dicembre-2010-i-consumi-elettrici.html
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    “dati 2010 (..) In calo la fonte idroelettrica (-6,6%).”
    .
    Adesso è da imputare alla siccità o alle speculazioni elettriche questa diminuzione?
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    Rendiamoci conto che un ridotto uso dell’idroelettrico vuol dire un maggior uso di altre fonti specialmente inquinanti che peggiorano il GW.
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    Ciao

  2. Daniele Bocchiolaon Gen 28th 2012 at 11:58

    Buongiorno,

    dal blog indicato mi pare si evinca che la componente idroelettrica è in realtà fluttuante di mese in mese.
    Non sono esperto in materia di idroelettrico ed economia, quindi non so rispondere alla sua domanda in maniera puntuale.
    L’idroelettrico è più ecologicamente sostenibile dei combustibili fossili, fermo restando il rispetto dei deflussi minimi, che può essere però in antitesi con la necessità di produrre energia a richiesta.
    In uno scenario con minore accumulo nivale e deflussi più intensi e meno modulati nel tempo nelle aree alpine , la gestione dei serbatoi andrà ripensata, poichè il conflitto tra gli usi plurimi dell’acqua invasata (idroelettrico, irriguo, ecologico, laminazione delle piene) potrà essere più esacerbato.
    L’entrata in vigore delle prescrizioni della direttiva Acque Europea WFD, tesa al ripristino geomorfologico ed idraulico dei fiumi Europei entro il 2015, potrebbe giocare un ruolo in tale quadro, ma non è ancora ben chiaro (per lo meno a me) quale tale ruolo possa essere.
    La recente manovra finanziaria, Decreto Legge del 06.12.2011 n° 201 , all’Art. 43, introduce come noto l’obbligo di realizzare entro l’anno i piani di gestione delle grandi dighe, ivi incluso l’obbligo di diminuire l’interrimento dei serbatoi, e di fornire in tempo reale i dati idrologici del serbatoio, per lo più a scopo di verifica della sicurezza delle opere.
    Tale circostanza potrebbe tuttavia fornire lo spunto per una riflessione sulla possibilità di ripensare la gestione integrata della risorsa idrica anche in funzione delle modifiche attese in fase di global warming.

  3. Gianlucaon Gen 30th 2012 at 08:52

    post intertessante anche se un po’ tencico
    quindi si preannuncia un futuro mica male per i padani.. caldo caldo e con poca acqua d’estate
    altro che consapevolezza, fino a quando non saranno a secco non ci pensano
    sono tutti presi a a pensare alla crescita, nel migliore dei casi, nel peggiore al parlamento padano, chissà se Renzo Bossi sa cosa sono i cambiamenti climatici
    ciao

  4. Danielaon Gen 30th 2012 at 14:27

    Grazie delle info. E come la mettiamo con i continui buchi nelle montagne alpine che spesso interferiscono con le acque sotterranee? Potrebbe essere un impatto che peggiorerà la situazione della disponibilità di acqua dolce nel futuro breve e medio
    (Corridoio europeo Baltico, Corridoio Europeo numero cinque)?
    L’droelettrico crea impatti sull’ambiente con la continua modificazione del deflusso minimo vitale dei corsi d’acqua a causa di una gestione che non tinee conto degli effetti cumulativi. Infine l’idroelettrico spesso ha un “aiuto fossile” notturno per la ricarica dell’invaso. Il rendiconto economico/finanziario INNANZITUTTO…

  5. claudio della volpeon Feb 4th 2012 at 13:37

    ecco un caso concreto di siccità sulle alpi:
    http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2012/02/02/news/arriva-il-gelo-ma-e-allerta-per-l-acqua-5592153