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La grande sete

Tra cambiamenti globali e ragioni locali, la risorsa acqua è minacciata. Il libro La grande sete tratta un tema chiave per l’adattamento e per la sopravvivenza della specie umana.

È una lettura istruttiva il nuovo libro di Charles Fishman, La grande sete (The Big Thirst: The Secret Life and Turbulent Future of Water, 2011,  edito in Italia da Egea, € 28). Dopo Un pianeta senz’acqua di Fred Pearce (Il Saggiatore, 2006), un nuovo libro di scottante attualità ci mette di fronte alla crisi dell’acqua, al suo recente acuirsi ed ai suoi possibili sviluppi futuri. Il cambiamento climatico e lo spregiudicato utilizzo della risorsa idrica da parte dell’uomo sono i principali colpevoli.
L’autore, dopo un’introduzione generale sull’acqua, le sue proprietà, la sua distribuzione sul globo, si focalizza su casi di studio recenti, negli Stati Uniti, in Australia, in Asia.
Con linguaggio semplice e comprensibile, supportato da dati, cifre, interviste ed una vastissima bibliografia, Fishman ci guida nell’esplorazione del pianeta acqua, del suo uso e spreco, per scopi irrigui, industriali, civili.
La tesi di Fishman è chiara: l’acqua è un bene universale, di cui tutti siamo proprietari; tuttavia la società la spreca. L’acqua non è scarsa sul pianeta, ma la sua disomogenea distribuzione geografica, la diminuzione delle piogge in aree tropicali densamente popolate e le scelte politiche ed economiche portano ad enormi sperequazioni nella disponibilità idrica.
Nel deserto di Las Vegas, le autorità lottano contro lo spreco dell’acqua, per gli alberghi, le piscine, i giochi d’acqua, i campi da golf, mentre il lago Mead scende pericolosamente. Nel periodo 2000-2010 infatti le precipitazioni sul bacino del lago sono diminuite drasticamente, tanto da ridurre l’invaso a metà del suo volume.
In Australia è possibile morire di sete nel deserto dell’Outback se le scorte d’acqua sono insufficienti, mentre milioni di litri di acqua vengono utilizzati, per coltivare riso, ma anche per irrigare campi da golf. Ma l’ultima decade ha visto una siccità record (Big dry), tanto da svuotare tutti i serbatoi del Queensland, imponendo politiche di gestione dell’acqua più rispettose.
Fishman ci porta in India, dove l’acqua viene adorata, ma non rispettata. I fiumi sacri sono inquinati a livelli record, l’efficienza di irrigazione è così bassa che quasi il 60% dell’acqua del paese viene sprecata, mentre la rete idrica nelle città fornisce acqua per poche ore al giorno. Nel frattempo, gli studiosi prevedono che due terzi del subcontinente indiano diventeranno sempre più aridi in futuro.
Nell’introduzione all’edizione Italiana, Fishman riporta una analisi dei consumi di acqua minerale in bottiglia nella penisola, contraddittoria e costosa, quando l’acqua pubblica possiede standard di qualità elevati.
L’acqua viene quindi usata in quantità enormi, senza riguardo per il suo valore, per i costi economici, sociali ed ambientali, ne per la sua scarsità incipiente.
Ma i nodi stanno venendo al pettine. Il cambiamento climatico nelle ultime decadi ha ridotto le piogge nei climi aridi e incrementato i fenomeni di siccità, le temperature crescenti sottraggono tramite evaporazione quantità enormi di acqua dai serbatoi, e possono impattare sulla resa delle colture. Colture una volta sostenibili in aree inospitali non lo sono più, o non lo saranno presto.
Fishman ci spiega come il basso costo dell’acqua nel mondo occidentale, un fatto apparentemente virtuoso per il consumatore, sia in realtà fuorviante. Il basso costo genera un’impressione di scarso valore, che giustifica sprechi ed inefficienze.
Fishman illustra, tramite l’esempio dei flussi laminari, come l’attenzione per l’acqua possa portare a risultati straordinari, mentre ironizza su prodotti tecnologici, come la app di iPhone  “Water your body”, che indica quando si deve bere, come se il nostro corpo non avesse già un ottimo sistema di allarme per la disidratazione: la sete.
Ma il messaggio finale di Fishman è ottimistico; il problema dell’acqua, a differenza di altri, come il global change, o la crisi economica, è, almeno in prima approssimazione, locale, ed ognuno di noi può fare qualcosa per risolverlo.
Il libro di Fishman è, da un lato, un richiamo etico e morale alla riscoperta del valore inestimabile della risorsa acqua, indispensabile alla vita e, dall’altro una lucida analisi della follia idrovora dell’uomo, non più sostenibile di fronte alle condizioni climatiche presenti ed attese in futuro.
Serve un cambiamento significativo nell’approccio all’uso dell’acqua, basato sulla consapevolezza della sua limitatezza e delle sue modifiche nell’era del cambiamento climatico. Senza tale cambiamento, le disuguaglianze sociali ed economiche legate alla sperequazione idrica potrebbero portare a conseguenze drammatiche.

 

Testo di Daniele Bocchiola

2 responses so far

2 Responses to “La grande sete”

  1. Robertoon Feb 5th 2012 at 15:39

    Non capisco il link alla fontana di Dubai riportata sotto “flussi laminari”…

  2. Daniele Bocchiolaon Feb 5th 2012 at 18:12

    E’ tutto spiegato nel capitolo 10 del libro.

    La fontana di Dubai, la più grande del mondo secondo quanto riportato nel libro, è stata progettata dalla WET Design di Los Angeles, di Mark Fuller, uno degli inventori della tecnica dei flussi laminari, utilizzata per costruire altre fontane, fra cui, Terminal A di Detroit, Bellagio di Las Vegas, Lincoln Center di New York, etc..