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Alcuni risultati dalla COP19 di Varsavia

Le negoziazioni della COP19 hanno portato alcuni risultati importanti (l’istituzione di un meccanismo contro la deforestazione e un passo in avanti sul processo per definire i risarcimenti a chi subisce gli impatti del clima) ma un nulla di fatto su molte altre decisioni necessarie.

La Conferenza della Parti (COP) della Convenzione Quadro dell’ONU sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) di Varsavia si è chiusa nella serata di sabato 23 novembre, dopo 30 ore di negoziato ininterrotto e a tratti concitato.
La negoziazione per un nuovo accordo sul clima è ormai lunga, estenuante, con tanti fronti diversi, scarsamente coordinati tra loro e in cui il valore legalmente vincolante delle decisioni è continuamente rimesso in discussione.

Questa Conferenza di Varsavia ha compreso molti diverse sessioni della UNFCCC:

  • 19° sessione della Conferenza delle Parti della Convenzione UNFCCC (COP 19)
  • 9° sessione del Meeting delle Parti del Protocollo di Kyoto (CMP 9)
  • 39° sessione del Organo sussidiario di supporto  scientifico e tecnico (Subsidiary Body for Scientific and Technological Advice - SBSTA 39)
  • 39° sessione dell’ Organo sussidiario per l’attuazione della Convenzione (Subsidiary Body for Implementation                     - SBI 39)
  • Terza parte della seconda sessione del gruppo di lavoro sulla Piattaforma di Durban (Ad Hoc Working Group on the Durban Platform for Enhanced Action - ADP 2)

 

Come in tutte le COP, i documenti approvati sono stati tanti (disponibili qui): 24 decisioni della COP19 e 8 decisioni della CMP9. È difficile quindi fornire un quadro esaustivo delle novità rilevanti; rimandiamo al sempre ottimo sommario del Earth Negotiations Bulletin dell’IISD (in particolare si consiglia la lettura della sintesi nelle pag 27-30), si può dire che almeno tre sembrano essere le decisioni importanti:
1 – l’istituzione di un “Warsaw Framework for REDD+” un quadro di decisioni sugli aspetti organizzativi e istituzionali e tecnico-scientifici per la creazione di un meccanismo, anche finanziario, per contrastare la deforestazione e la degradazione delle foreste nei paesi in via di sviluppo. Dopo 8 anni di negoziazioni, l’approvazione di questo meccanismo può essere considerato forse l’unico vero successo della COP19.
2 – è stato varato il “Meccanismo internazionale di Varsavia per le perdite e i danni climatici” (“loss and damage”), prendendo quindi il nome della città che ha ospitato la COP. Coi tradizionali pilastri della mitigazione e dell’adattamento ai cambiamenti climatici si fa dunque strada, la questione del risarcimento dei danni (richiesto da chi già oggi si trova a subire gli impatti dei cambiamenti climatici) o comunque, come preferiscono interpretarlo i paesi sviluppati, della copertura assicurativa, associata a strategie di riduzione dei rischi, già discusso da Climalteranti qui;
3 – il percorso verso un nuovo “Protocollo, altro strumento legale o un esito legale condiviso nell’ambito della Convenzione e applicabile a tutte le Parti”, da adottarsi a Parigi 2015, che abbracci riduzioni delle emissioni in tutti i Paesi (allargando quindi il novero rispetto al Protocollo di Kyoto) ha avuto una debole decisione procedurale sulle scadenze (es. con l’impegno dei paesi in via di sviluppo a presentare i loro “contributi” (e non impegni) di riduzione “ben in anticipo rispetto” a Parigi 2015); ha individuato – per la prima volta dopo molto tempo – le città e le autorità sub-nazionali come portatori di soluzioni locali da espandere e condividere, ed è stato introdotto nel testo della Piattaforma di Durban un riferimento alla future generazioni;
4 – sono state prese decisioni sugli aspetti operativi del funzionamento del Green Climate Fund, invitando i paesi sviluppati a finanziare il fondo, che attualmente è una scatola quasi vuota, con fondi molto inferiori a quelli promessi in precedenza.

 

Numerosi sono i temi su cui non si è raggiunto un accordo e che saranno oggetto dei prossimi appuntamenti,  a partire da quello di Bonn nella primavera del 2014. La lentezza del processo e la scarsa fiducia fra le Parti suscitano seri dubbi sul  raggiungimento di un nuovo accordo globale per la riduzione delle emissioni nel 2015, nella COP21 di Parigi. In questo momento le posizioni sembrano ancora  troppo distanti e la volontà politica insufficiente in troppi importanti pedine dell’accordo.
Può essere utile ricordare l’esperienza del Protocollo di Kyoto: si raggiunse il consenso sul testo alla COP di Kyoto nel 1997, ma furono necessari altri 7 anni per rendere il testo piùoperativo e alla fine il Protocollo di Kyoto si attivò solo nel febbraio2005, inseguito alla ratifica della Russia. La roadmap adottata alla COP di Durban nel 2011, che mira ad avere un testo di un accordo globale al 2015 e che diventi operativo entro il 2020, potrebbe essere troppo ambiziosa. Al massimo 5 anni per rendere operativo un “protocollo” che includa tutti Paesi su molti temi delicati, potrebbero sembrare pochi; ma l’urgenza di fermare l’aumento delle emissioni e iniziare una traiettoria di discesa  si avverte ormai chiaramente nei dibattiti e nei corridoi delle COP.
Non sono ancora state affrontate in maniera approfondita alcune questioni fondamentali, come la natura legale del trattato e ad oggi sembra delinearsi, in particolare dopo le decisioni di questa COP19 di Varsavia nell’ambito della Piattaforma di Durban, un approccio volontario dove i Paesi definiscono  e offrono i loro contributi di riduzione di emissioni di GHG, senza per ora porsi il problema di un eventuale vincolo legale e di eventuali sanzioni per chi non lo rispetta.

 

Vediamo per ora più in dettaglio i risultati della COP19 sul tema del loss and damage.
Le perdite e danni climatici, che derivano sia da eventi estremi (es. siccità o precipitazioni eccezionali) che da processi lenti e sistematici (es. incremento del livello dei mari), saranno trattate con un Meccanismo internazionale nell’ambito del Cancun Adaptation Framework. È di fatto un compromesso tra posizioni antitetiche espresse l’anno scorso da AOSIS (il raggruppamento delle piccole isole), che vorrebbe una componente assicurativa internazionale ed una componente risarcitoria del danno, autonome rispetto tema “adattamento”, e la posizione degli Stati Uniti, che negavano la rilevanza di una azione internazionale, sostenendo che sarebbe lenta, farraginosa e lederebbe l’autonomia nazionale.

Due anni di disastri annunciati (non ultimo Sandy e Haiyan) ed un’azione esplicativa sistematica hanno, secondo le stesse parole del rappresentante statunitense, “insegnato” agli USA la serietà e l’importanza dell’impostazione di AOSIS, cui con simpatia guarda l’Europa, pur contraria a assumersi impegni  per tutti i possibili uragani, con un aiuto automatico. La discussione ha avuto un epilogo quasi drammatico, con una sola parola di differenza (l’inclusione del tema “sotto” o “in relazione” ai temi dell’adattamento, con implicazioni sulle istituzioni chiamate a trattarne e, soprattutto, sulle dotazioni finanziarie, che nel primo caso andrebbero a competere coi fondi dell’adattamento, già molto scarsi), con un compromesso raggiunto all’ultimissimo dai facilitatori di Svezia e Sud Africa, attraverso tre emendamenti al testo, che indicano un possibile reindirizzo del Meccanismo (più operativo e meno fatto di semplici discussioni e workshop) nel 2016, mentre per ora rimane nella versione “sotto l’adattamento” come richiesto dagli USA, producendo alla fine questo risultato
Ancora molto c’è da fare, ma una piccola soddisfazione è che questo accordo sul loss and damage sia stato valutato positivamente in uno degli ultimi interventi della COP dal delegato filippino Yeb Saño, che nell’intervento del primo giorno della Conferenza, poco dopo l’uragano Hayian aveva annunciato l’inizio di un digiuno proprio per chiedere azioni concrete su questo tema.

 

 

Testo di Valentino Piana, Stefano Caserini e Sergio Castellari

5 responses so far

5 Responses to “Alcuni risultati dalla COP19 di Varsavia”

  1. Jenniferon nov 30th 2013 at 12:08

    Bell’articolo. Sulla stampa non si è letto quasi niente di tutto ciò. Potete spiegare meglio in che cosa consistono le decisioni in fatto di deforestazione? Che cosa comporteranno già nel 2014-2015? Che percorso è stato seguito per arrivare al successo? E’ una lezione replicabile? Grazie!

  2. Giacomoon dic 1st 2013 at 11:37

    Il REDD+ essenzialmente consiste in un meccanismo di incentivazione economica per quesi paesi in via di sviluppo che dimostrano di ridurre le emissioni dalle loro foreste. Per far funzionare questo meccanismo ci vogliono delle istituzioni che raccolgono fondi (pubblici o privati) e che poi li possano dare con criteri trasparenti (basati sul concetto di “result-based payment”) ai paesi che partecipano al REDD+. Questi paesi, a loro volta, dovranno dimostare di seguire una serie di linee-guida su aspetti piu’ vari, dalla protezione dei diritti dei popoli indigeni al monitoraggio delle foreste nazionali. Le stime delle emissioni, in particolare, dovranno seguire le metodologie IPCC per assicurare trasparenza, completezza, consistenza ed accuratezza.
    Si chiedera’: “ridurre le emissioni” rispetto a cosa? Questo e’ un aspetto fondamentale: i paesi potranno calcolare un “reference level” (RL), cioe’ un livello di emissioni che sara’ la base per considerare futuri possibili incentivi. I criteri su cui basare i calcoli per questo RL sono necessariamente un po’ vaghi (dati storici di emissione e /o eventuali scenari futuri); tutti i RL saranno poi sopposti ad una valutazione tecnica da parte di un gruppo di esperti (coordinati dal UNFCCC).
    Il pacchetto di decisioni preso a Varsavia permette ai paesi di iniziare a fare le stime (potenzialmente dal 2014) e sottoporle agli esperti per una valutazione tecnica. A questa seguira’ verosimilmente una valutazioen piu’ “politica” legata agli eventuali incentivi. Si tratta di cifre importanti: l’ordine di grandezza va da qualche decina di Milioni di $ (ora) a potenzialmente qualche centinaia in futuro.
    Comunque non tuto e’ finito: il prossimo anno il lavoro continuera’ soprattuto su aspetti legati alla implementazione di queste decisioni.

    Il percorso seguito (lungo e molto difficile, come sempre all’interno del UNFCCC) e’ stato quello di coinvolgere tutti gli attori interessati (paesi beneficiari, donatori, istituzioni varie, etc.). Semplificando parecchio, a lungo la tensione e’ stata tra “dimostrami che sei capace di ridurre le emissioni” (paesi ricchi) e “prima i soldi, poi la riduzione” (paesi in via di sviluppo).
    Difficile dire se sia replicabile, e anche se avra’ reale successo in pratica (personalmente sono fiducioso, anche se ci saranno sicuramente luci ed ombre). Sicuramente, dato che per molti paesi in via di sviluppo la deforestazione e’ la principlae fonte di emissioni, e’ stato un passo essenziale per un futuro (speriamo nel 2015… ma sara’ dura) accordo che coinvolga TUTTI i paesi.

    Giacomo

  3. Riccardo Reitanoon dic 1st 2013 at 13:28

    Non è legata a Varsavia e al REDD+ ma la vicenda del petrolio nello Yatsuni National Park in Ecuador credo sia paradigmatica delle difficoltà economiche e politche nel gestire il rapporto fra paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo.
    E’ colpa dell’Ecuador che cerca di alzare il prezzo? Colpa nostra che al di la delle dichiarazioni non siamo disposti a impegnarci? O di tutti, ognuno che cerca di tirare acqua al suo mulino? Non conosco abbastanza i dettagli, ma in genere è impossibile definire buoni e cattivi in queste vicende. Resta la buona occasione miseramente persa.

  4. Jenniferon dic 2nd 2013 at 17:59

    @Giacomo
    Grazie mille! E qual è stato il modo con cui i negoziatori sono riusciti a chiudere il gap tra le diverse posizioni? C’è stato un effettivo “do ut des”? Si sono rinviate decisioni difficili? E’ stata importante la società civile o ci sono anche interessi economici a favore di questi sviluppi? Per quanto riguarda il Reference level, è sostanzialmente simile alla Baseline di cui si parla per quanto riguarda la riduzione dell emissioni future dei Paesi in via di sviluppo?

  5. Giacomoon dic 4th 2013 at 12:32

    Ciao Jennifer,
    vorrei riuscire a rispondere alle tue domande, ma sono molto generiche, e per questo difficili (io ho seguito aspetti tecnici legati alle foreste, soprattutto nei paesi sviluppati).
    Sicuramente c’e’ la societa’ civile, ma gli aspetti economici (comprensibilemnte) sono molto importanti. I reference level per le emissioni dalle foreste dei paesi in via di sviluppo sono importanti perche e’ un primo modo concreto di coinvolgerli attraverso quella che e’ la loro principale fonte di emissioni (soprattuto x Brasile e indonesia, ma anche molti paesi africani)

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