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Fotografie e video sui cambiamenti climatici

Per chi volesse concludere la pausa estiva occupandosi un poco di cambiamenti climatici, ci sono diverse interessanti possibilità.
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La prima è rivedere le foto della bella mostra fotografica del progetto #EverydayClimateChange, una rassegna di fotografie sul tema dei cambiamenti climatici provenienti da 6 continenti.
La mostra, curata da James Whitlow Delano e Matilde Gattoni in collaborazione con la Fondazione Eni Enrico Mattei, si è svolta a Milano presso la Galleria dell’Institut français Milano ed è da poco terminata. Alcune foto sul tema sono comunque disponibili all’indirizzo http://instagram.com/everydayclimatechange

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La seconda, per chi volesse starsene comodamente seduto in poltrona, sono i video della conferenza Our Common Future Under Climate Change (#CFCC15) che si è tenuta a Parigi dal 7 al 10 luglio 2015. Si è trattato di una conferenza di alto livello, con numerosi relatori di grande spessore scientifico e importanza per le politiche sul clima.
Sono comodamente visibili nell’apposita pagina web www.commonfuture-paris2015.org/Videos.htm i video delle relazioni delle sessioni plenarie di apertura e chiusura, di 4 sessioni plenarie:
Plenary Session 1: State of Knowledge on Climate Change
Plenary Session 2: Landscapes of Our Common Future
Plenary Session 3: Responding to Climate Change Challenges
Plenary Session 4: Collective Action and Transformative Solutions

nonché di 20 large parallel session che si sono svolte nei i 4 giorni della conferenza:

L1.1 – Climate variability and change over the last millennia
L1.2 – Climate Change and Land Systems: Impacts and Feedbacks
L1.3 – Climate Change and Ocean Systems: Impacts and Feedbacks
L1.4 – Climate change and health
L1.5 – Climate variability, change and vulnerability in the Pacific, Indian and Southern Oceans
L2.1 – Drivers of Change and Visions of Development
L2.2 – New pledges (INDCs) for 2025/2030
L2.3 – Climatic Variability and the Social and Human Dimensions of Vulnerability
L2.4 – Early Warning for Thresholds and Tipping Points in the Earth System
L2.5 – Food and water security under climate change
L3.1 – Socio-economics and Instruments for Transforming the Energy Sector
L3.2 – Technologies for Transforming the Energy Sector
L3.3 – Managing Transitions in Cities
L3.4 – Ecosystem-based Adaptation and Biodiversity Conservation
L3.5 – Integrating Adaptation and Mitigation at the Landscape Scale
L4.1 – The climate, finance and trade nexus
L4.2 – Resilience and Transformative Solutions
L4.3 – Regional Perspectives on Low Carbon Pathways
L4.4 – Multilevel Governance of Climate Change
L4.5 – Equity a Condition to Triggering Action

I relatori delle diverse sessioni sono visibili nel programma della Conferenza, dove possono anche essere cercati tramite un motore di ricerca.
Per chi volesse un suggerimento per iniziare, suggerisco la Plenary Session 3: Responding to Climate Change Challenges (con relatori quali Fatih Birol, Otmar Edenhofer e Ken Caldeira) e la Plenary Session 4: Collective Action and Transformative Solutions (con relatori quali Jospek Stiglitz e Joaquim Schellnhuber).

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Una terza possibilità sono i video degli interventi di uno splendido workshop che si è svolto il 23 giugno 2015 al Politecnico di Milano, sul tema “Impacts of Climate change on Ecosystem Services”, con relatori
Andreas Fischlin: Climate change and ecosystem services in a changing climate
Christian Körner: Is the biosphere carbon limited?
Renzo Rosso: Climate change and the water cycle
Stephen Palumbi: The human footprint on the oceans
Mercedes Pascual: Infectious diseases and climate change
Carlo Carraro: The international climate governance
Stefano Consonni: The mitigation of greenhouse gas emissions
Franco Miglietta: Agricultural systems and climate change
Alessandro Cescatti: Final wrapup
Le slide proiettate sono disponibili qui.

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Infine, chi preferisce l’italiano può forse essere interessato al video del confronto che si è svolto il 15 aprile 2015, sempre al Politecnico di Milano, sul tema Cambiamento del clima globale:
dati e interpretazioni a confronto, e che ha avuto come protagonisti il sottoscritto e il Prof. Ernesto Pedrocchi (moderatore il Prof. Ennio Macchi).
Per aver partecipato ad un confronto 1:1 sulle teorie del riscaldamento globale ho ricevuto nei mesi scorsi diverse mail di amici e colleghi che mi hanno cortesemente rimproverato di aver dato in questo modo spazio a tesi che di fatto non esistono nel vero dibattito scientifico sul clima. Ho spiegato di aver accettato il confronto con il vincolo di una formula molto specifica, in cui i due relatori esponevano i loro argomenti con brevi interventi e risposte su alcuni singoli temi:
1. Quali sono i margini di errore nei dati delle concentrazioni di CO2 e negli andamenti delle temperature globali medie utilizzate dalla scienza del clima?
2. L’aumento della concentrazione di CO2 e di altri gas serra in atmosfera è dovuto a emissioni da attività antropiche?
3. L’aumento della concentrazione di gas serra in atmosfera è il principale responsabile dell’aumento della temperatura globale media della Terra verificatosi dal periodo preindustriale (circa 1750) ad ora? Quale effetto può avere il sole?
4. Che attendibilità hanno le proiezioni dei modelli climatici?
5. Quali possono essere le conseguenze sul lungo termine dell’aumento della CO2 in atmosfera?
6. Che ruolo possono avere le azioni di mitigazione e adattamento per far fronte ai cambiamenti climatici?
7. Il dibattito scientifico sul cambiamento climatico è svincolato da interessi di altra natura?

Lascio agli spettatori dire se la formula ha funzionato, oppure no. In ogni caso, le slide utilizzate sono scaricabili qui.

Testo di Stefano Caserini

10 responses so far

10 Responses to “Fotografie e video sui cambiamenti climatici”

  1. homoereticuson Ago 31st 2015 at 12:24

    grazie.
    un sacco di materiale interessante (magari avere il tempo per tutto!)
    ho ascoltato, fra gli altri seguendo il consiglio, l’intervento di Edenhofer, davvero meritevole, (certo scoprire che non bastasse Cindia, pure il continente africano ci sta carbonizzando tutti per bene non lascia molte speranze).

    una curiosità: si è parlato anche di geo-engeneering (non mi riferisco alle tecniche CCS)?

  2. albertoon Set 2nd 2015 at 11:17

    Sarebbe interessante conoscere le risposte ai 7 punti di coloro che hanno assistito al dibattito al Poli tra Caserini e Pedrocchi. Anzi sarebbe ancora meglio sapere se il dibattito abbia cambiato o meno le risposte medie degli spettatori (ma non credo che questi dati siano stati raccolti).
    La mia impressione, per quanto poco valga, dando un’ occhiata ai due set di slides è che apparentemente si presentano entrambe come un buon o discreto riassunto delle posizioni scientifiche sul CC ma che la scarsa e a volte contraddittoria consistenza delle tesi riportate dal buon Pedrocchi (buon come professore di fisica tecnica, almeno per me, cattivo invece come presunto climatologo anche se onestamente non si è presentato come tale) non risulta affatto evidente a chi non abbia un po’ approfondito per i fatti suoi i risultati principali ottenuti dalla comunità scientifica sull’ AGW.

  3. agrimensore gon Set 3rd 2015 at 10:37

    @alberto:
    “cattivo invece come presunto climatologo anche se onestamente non si è presentato come tale”
    Per rispondere al punto 4 non c’è bisogno di un buon climatologo, piuttosto un esperto di modelli. Sottolineare che i modelli riproducono bene i principali indici climatici non è, secondo me, il modo migliore per stimarne l’attendibilità. Il modo migliore per verificare la bontà di un modello previsionale, che io sappia, è quello di controllarne la capacità predittiva. Nelle slide di Pedrocchi questo si vede arrivando alla conclusione che i modelli non sono ancora maturi. Nelle slide di Caserini si vede solo per quel che riguarda il ghiaccio marino artico, e si nota che i modelli falliscono nella previsione.

    @Caserini
    Alcune delle sue slide sono dedicate a Scott Armstrong, e quella successiva tratta di Mercanti del dubbio. E’ un caso o si intende che Scott Armstrong sarebbe uno di questi mercanti? Se è un caso, dato che finalmente viene messa in evidenza l’opinione di un esperto in “forecasting methods” riguardo ai modelli sul clima, non crede che sia giusto tenere in considerazione il parere di Armostrong?

  4. albertoon Set 3rd 2015 at 12:38

    @agrimensore: sul fatto che il modo migliore per valutare l’ attendibilità di un modello scientifico sia verificarne le predizioni (accuratamente ed esaustivamente però, non un tanto al chilo e usando pochissimi grafici magari da fonti di modesto livello scientifico estratti dall’ insieme molto più ampio della letteratura internazionale dedicata) sono d’ accordo.
    Solo che questa verifica nei sistemi complessi non è affatto banale e richiede conoscenze specifiche professionali (vedi le 125 pag. citate da Stefano per tale valutazione nel cap. 9 dell’ IPCC-AR5). Mi pare chiaro che la valutazione non possa in generale (ossia anche per i modelli di scienze diverse dalla climatologia) essere affidata alla buona volontà di un singolo individuo, anche se questo fosse un validissimo climatologo (per non parlare ovviamente di chi non lo è come Pedrocchi).
    Non vedo migliore alternativa a quella di affidare tale valutazione alla comunità scientifica internazionale di riferimento (quella dei climatologi per i modelli climatologici, quella dei cosmologi per la cosmologia, quella degli astronomi per l’ evoluzione planetaria etc etc).
    Poi le impressioni personali sulla “maturità” di questo o quel modello scientifico possono rimanere o meno ed in parte essere condivise, ma sono appunto impressioni soggettive.
    Certo i modelli di 10-15 anni fa che hanno nettamente sottostimato lo scioglimento dei ghiacci artici verificatosi nella realtà non erano molto accurati, ma il confronto con i dati raccolti successivamente avrà permesso agli scienziati competenti di migliorarli e permetterà di farlo ancora in futuro (entro un certo limite dato che il determinismo in questo tipo di modelli è un sogno impossibile).

  5. Stefano Caserinion Set 4th 2015 at 10:53

    @ Homoereticus
    >> si è parlato anche di geo-engeneering (non mi riferisco alle tecniche CCS)?

    Si, nella sessione 3301 – Climate Intervention: Evaluating its Risks, Benefits, and Potential UPMC Jussieu – ROOM 101 – Block 24/34 Parallel Session
    La trova se mette il termine come parola chiave nella pagina del programma http://cfcc.event.y-congress.com/ScientificProcess/Schedule/index.html?setLng=en#

    @ alberto
    >> dando un’ occhiata ai due set di slides è che apparentemente si presentano entrambe come un buon o discreto riassunto delle posizioni scientifiche sul CC

    Un’altra regola che avevo chiesto per il confronto, che è stata accettata ma non rispettata, era la citazione di grafici solo dalla letteratura scientifica; Ho cercato di farlo in tutte le mie slide e confermo che questa regola è davvero indispensabile, perché alcuni grafici mostrati dal Prof. Pedrocchi possono sembrare convincenti, ma nessuno li ha mai pubblicati su una rivista scientifica del settore.

    @ Agrimensore

    >> Alcune delle sue slide sono dedicate a Scott Armstrong, e quella successiva tratta di Mercanti del dubbio. E’ un caso o si intende che Scott Armstrong sarebbe uno di questi mercanti?

    È un caso; ma direi che le sue frequentazioni assidue (da Heartland Institute a Willie Soon) lo fano ben rientrare in quella categorie http://desmogblog.com/scott-armstrong

    >> Se è un caso, dato che finalmente viene messa in evidenza l’opinione di un esperto in “forecasting methods” riguardo ai modelli sul clima, non crede che sia giusto tenere in considerazione il parere di Armostrong?

    Si, ma è esperto di forecasting in generale, di articoli scientifici in cui ha applicato il forecatsing al clima non ne ho visti. Altrimenti tutti quelli che sanno un po’ di statistica diventano di diritto dei climatologi, no?
    Una lettura interessante sul tema è questa http://www.realclimate.org/index.php/archives/2007/07/green-and-armstrongs-scientific-forecast/

  6. stephon Set 4th 2015 at 22:07

    @ agrimensore g
    >> Se è un caso, dato che finalmente viene messa in evidenza l’opinione di un esperto in “forecasting methods” riguardo ai modelli sul clima, non crede che sia giusto tenere in considerazione il parere di Armostrong?

    E perché mai? Che cosa ha di speciale un esperto di “forecasting methods” da dire sul clima? Concordo in pieno con la risposta di Caserini e il suo esempio sull’expertise in statistica.
    Francamente, ne ho un po’ piene le scatole dell’atteggiamento pseudo ingenuo di chi fa finta di non capire che per acquisire expertise in scienze atmosferiche e climatiche occorra in primis masticare fisica dell’atmosfera. E non (in primis) marketing, educational methods, forecasting methods, persuasion through advertising, research methods, scientific communication, social responsibility in management, strategic planning. Quelli, semmai, arrivano solo molto dopo, se devono proprio arrivare.

  7. stephon Set 4th 2015 at 22:12

    @Stefano
    >> Lascio agli spettatori dire se la formula ha funzionato, oppure no

    Per me, guardando le sole slide segnalate (non ero presente al confronto), mi pare che abbia funzionato. Se non altro, si nota subito la differenza fra un intervento di qualità e uno assai più debole.

  8. stefanoon Set 6th 2015 at 09:54

    @agrimensore
    I modelli climatici ormai dicono da decenni dove stiamo andando..poi tutto è perfezionabile per carità..
    Piuttosto le verifiche di attendibilità le faccio dove mi interessa precisione estrema, quindi sui modelli meteo..
    Se domani il modello meteo mi dice “neve” e poi piove a dirotto ho un problema..se il modello climatico mi sbaglia il cluster di 100km quadrati, prevedendo un aumento decennale di 1 grado e poi aumenta “solo” di mezzo, ho un errore di “formale” ma non di “sostanza”.
    Complimenti al 7 a zero di Caserini fuori casa:).

  9. albertoon Set 9th 2015 at 16:12

    @Caserini: non casualmente scrivevo “apparentemente”. La regola era sacrosanta; il non averla rispettata (almeno dove serviva, nella domanda 7, la quale aveva assai meno a che fare con la climatologia che con l’ economia e la politica, era inapplicabile) è un peccato.
    Magari per rimediare lo staff di climalteranti potrebbe con un po’ di pazienza estrarre i grafici del Pedrocchi mostrati anche se mai pubblicati su riviste scientifiche dedicate e affiancarli a quelli analoghi presenti in letteratura.

  10. agrimensore gon Set 13th 2015 at 09:45

    @Caserini, Steph
    E’ proprio questo che non mi convince della vostra impostazione sui GCM, cioè che la loro valutazione debba essere affidata a un climatologo anziché a un esperto di “forecasting methods”.

    @Stefano
    No, direi che mezzo grado è già un errore di sostanza, a meno di non includerlo in livelli di confidenza, barre d’errore, ecc.