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Dai 148 “INDC” un primo freno alle emissioni globali

Il percorso iniziato a Durban per un nuovo protocollo da adottare a Parigi ha prodotto importanti impegni volontari da parte di molti Paesi, sia in termini di riduzione delle emissioni di gas climalteranti che in altri ambiti tematici (adattamento, scambio tecnologico, finanziamenti).

Ben 148 paesi hanno sottoposto i loro impegni di riduzione in preparazione della conferenza sul Clima di Parigi, denominati “Intended Nationally Determined Contribution” (INDC), che proponiamo di tradurre in italiano come “Contributi promessi stabiliti a livello nazionale nazionale”. Si tratta di “offerte” volontarie di contribuzione alla lotta ai cambiamenti climatici nelle sue diverse espressioni (mitigazione, adattamento, scambi tecnologici, finanza).

A seconda dei database utilizzati, i Paesi che hanno già presentato alla comunità internazionale INDC rappresentano tra l’85% ed il 90% delle emissioni globali. Questa copertura è senza precedenti, supera le attese dell’Unione Europea e mostra in modo inequivocabile il grande interesse per la Conferenza di Parigi. In confronto, i 35 paesi coinvolti nel 2° periodo di impegno del Protocollo di Kyoto (2013-2020), rappresentano solo il 12% delle emissioni globali.

I contributi, pubblicamente consultabili qui, sono venuti non solo dai maggiori responsabili delle emissioni – tra cui Cina, gli Stati Uniti e l’Unione europea – ma anche da alcuni dei paesi più vulnerabili dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico. Tra chi manca ancora all’appello spiccano i paesi del Golfo Arabo, alcuni paesi dell’America Latina e la Malesia; si tratta di impegni che peraltro potranno arrivare in futuro, perché la scadenza del 1° ottobre era stata predisposta per permettere di elaborare congiuntamente gli INDCs in vista della Conferenza di Parigi.

Il numero di impegni molto più ampio di quello dei firmatari del Protocollo di Kyoto (solo 37 paesi che in base a quel Protocollo accettarono impegni quantitativi di riduzione delle emissioni) dovrebbe togliere l’argomento principale di chi si opponeva ad impegni in quel Protocollo da parte dei paesi sviluppati “perché Cina e India non fanno niente” (argomento del resto già indebolito negli anni con i NAMA e i vari accordi bilaterali).

La tipologia di impegno di riduzione delle emissioni (mitigazione) si può suddividere in due grandi gruppi:

  1. Obiettivi quantitativi, solitamente riferiti ad una riduzione prevista al 2030 (con l’importante eccezione degli USA, il cui impegno è per il 2025). Tale riduzione può essere a sua volta espressa:

– come percentuale di riduzione delle emissioni rispetto ad un anno base (la maggioranza dei paesi sviluppati) o rispetto ad un percorso ‘business as usual’ (BAU, la maggioranza dei paesi in via di sviluppo);
– come riduzione dell’intensità delle emissioni del prodotto interno lordo (es. Cina, India)

– come obiettivi quantitativi settoriali, tra cui spiccano gli impegni sull’uso delle rinnovabili (es. l’India punta a coprire il 40% dei propri fabbisogni in tal modo)

  1. Obiettivi di ‘policies and measures”, cioè non quantitativi (soprattutto i paesi più poveri).

Inoltre, gran parte dei paesi in via di sviluppo ha distinto obiettivi ‘senza condizioni’ o ‘condizionati al supporto finanziario’.

Lasciamo ad un successivo post valutare l’adeguatezza degli impegni assunti dai diversi paesi. Sono disponibili in rete alcune analisi, seppur non ancora aggiornate con tutti gli INDC, ad esempio del Climate Action Tracker, del Climate Interactive, del CAIT o del PBL Climate Pledge INDC tool.

Complessivamente, gli INDC mostrano un chiaro cambiamento di rotta, con un probabile picco dei livelli di emissioni globali verso il 2030. Tuttavia, questo non è ancora sufficiente a mettere il mondo su percorsi in linea con l’obiettivo dei 2°.

Secondo il Climate Inter active, il solo rispetto degli INDC, senza ulteriori impegni successivamente, porterebbe l’aumento delle temperature globali a circa 3,5 °C. Secondo il Climate Action Tracker se gli INDCs e altri impegni dichiarati dagli Stati fossero rispettati (cosa comunque non scontata) le temperature globali salirebbero comunque a circa 2,7°C.

In ogni caso, ulteriori impegni di mitigazione saranno necessari, e in questa direzione va il negoziato UNFCCC.

Il testo di accordo di Parigi (qui la bozza di Ottobre) si delinea come un trattato sostanzialmente senza numeri, affiancato da una decisione annuale di COP che recepisce i contributi nazionali, li aggrega e li commenta. L’accordo include revisioni ogni cinque anni (art. 3, comma 6), con un “racket meccanism” che prevede solo la possibilità di aumentare le riduzioni.

E’ necessario ricordare che vi sono incertezze significative intorno alle stime delle emissioni future, principalmente per la difficoltà di stimare con precisione le emissioni future degli INDC in cui gli obiettivi di riduzione sono espressi in funzione dell’andamento del Prodotto Interno Lordo (fondamentale soprattutto per la Cina), ma anche per le regole di conteggio (importante per il settore forestale) e sulla quota degli impegni che è vincolata a supporto finanziario esterno. Quest’ultimo aspetto, ossia se i paesi più ricchi saranno disponibili a mettere a disposizione le ingentissime somme prospettate da molti Paesi in via di sviluppo nei loro INDC, potrebbe essere uno dei principali ostacoli a Parigi.

Quando si parla di lotta ai cambiamenti climatici non si può non citare la gestione degli ecosistemi terrestri. Le foreste giocano un ruolo importante negli impegni di riduzione della maggior parte dei paesi. Questo ruolo è duplice: da un lato c’è l’assorbimento di CO2, che può aumentare attraverso l’espansione dell’area forestale e la gestione delle foreste esistenti; dall’altro ci sono le emissioni da deforestazione (attualmente pari al circa il 10% delle emissioni globali), la cui riduzione rappresenta per molti paesi in via di sviluppo la principale opportunità di mitigazione, in quanto possono conteggiare la CO2 assorbita dalla crescita forestale come una riduzione delle emissioni.

Esempi di questi due ruoli sono la Russia ed il Brasile.

La Russia ha un impegno di riduzione del 25-30% nel 2030 rispetto al 1990; vista l’estensione delle foreste russe, le proiezioni che prevedono un aumento del carbonio stoccato e la presumibile modalità di conteggio degli assorbimenti, è probabile che le foreste contribuiscano da sole a circa metà dell’impegno di riduzione.

Il Brasile ha un impegno di riduzione del 43% nel 2030 rispetto al 2005 (unico importante paese in via di sviluppo a riferirsi ad un anno base e non ad un percorso “business as usual”). La totalità di questa riduzione (circa 900 MtCO2e/anno) è stata già realizzata tra il 2005 ed il 2010, attraverso una drastica riduzione delle emissioni da deforestazione. Oltre agli impegni di mitigazione, gran parte dei paesi (soprattutto tra quelli in via di sviluppo) ha indicato obiettivi di adattamento, molto importanti ma che saranno esaminati in un successivo post.

In conclusione, la presentazione di un numero cosi alto di INDC è un indubbio segnale di ottimismo sulla possibilità che si firmi a Parigi un accordo globale in cui ogni dei Paesi assuma impegni, pur se “differenziati”. Dopo anni di rimandi e rimpalli tra Paesi, la sfida ai cambiamenti climatici sta diventando davvero globale.

Testo di Giacomo Grassi, Valentino Piana e Stefano Caserini

22 responses so far

22 Responses to “Dai 148 “INDC” un primo freno alle emissioni globali”

  1. Valentinoon Ott 11th 2015 at 12:11

    Spiluccando dai Contributi promessi: l’UE è “impegnata a un target vincolante di una riduzione delle emissioni di almeno il 40% rispetto al 1990.” Quindi tutti i parametri che dipendono dal famoso 20-20-20 andranno rivisti al rialzo (es. i PAES – piani per l’energia sostenible). Ne avevamo già parlato qui:

    http://www.climalteranti.it/2014/01/31/il-nuovo-obiettivo-europeo-al-2030-40-di-emissioni-di-gas-serra/

  2. Valentinoon Ott 11th 2015 at 12:25

    Gli USA “intendono ottenere nel 2025 un target a livello dell’intera economia di una riduzione tra il 26 e il 28% rispetto al 2005, facendo i migliori sforzi per ottenere il 28%”.

    Si noti che nel 2005 le emissioni USA erano molto più alte che nel 1990, quindi in termini di tonnellate è un impegno maggiore che se si facesse riferimento “tra il 26 e il 28” rispetto al 1990.

    Né USA né EU parlano di adattamento, né di tecnologia, finanza o capacity building (cioè parlano solo di mitigazione, 1 dei 5 pilastri del Bali Action Plan, che da allora strutturano i capitoli del negoziato, e sono quindi riflessi per il momento nel draft dell’Accordo di Parigi, che peraltro comprende un articoletto anche su Loss and Damage, tema che abbiamo affrontato qui:

    http://www.climalteranti.it/2013/01/14/i-nuovi-termini-del-negoziato-sul-clima-parte-1-loss-and-damage/

    ).

  3. Valentinoon Ott 11th 2015 at 12:29

    L’India, oltre agli impegni di mitigazione, dedica un’ampia parte all’adattamento ed a presentare le sue National circumstances, che coprono da un lato lo stato di povertà di larga parte della popolazione, dall’altro la propria cultura e stili di vita.

    Contiene numerosi riferimenti al Mahatms Gandhi e indica al primo posto del proprio INDC in senso stretto “di spingere e propagare ulteriormente un sano e sostenibile stile di vita basato sulle tradizioni ed i valori di conservazione e moderazione”, direi un chiaro accenno, ad esempio, agli stili di alimentazione vegetariani.

  4. homoereticuson Ott 11th 2015 at 13:48

    “un sano e sostenibile stile di vita basato sulle tradizioni ed i valori di conservazione e moderazione…”

    ma si parla mai (esplicitamente intendo), da qualche parte, anche di moderazione “riproduttiva”? Il punto è esiziale per ogni serio e minimamente credibile programma di sviluppo sostenibile (per quanto ossimorico …). Ovviamente anche l’ONU nei suoi 17 obiettivi appena lanciati si guarda bene dal parlare di contenimento demografico, probabilmente per accondiscendenza verso le principali religioni. Ma per quanto ancora si potrà fingere che il problema non esista?

  5. Valentinoon Ott 19th 2015 at 21:45

    Dubbi sull’INDC del Canada

    https://medium.com/natural-resources-defense-council/canada-s-silence-on-climate-is-deafening-c9a75475f0d2

    poi presentato qui

    http://www4.unfccc.int/submissions/INDC/Published%20Documents/Canada/1/INDC%20-%20Canada%20-%20English.pdf

    in cui si legge

    Canada is a leader in clean energy technologies, and has made multiple investments in such technologies to promote further innovation. Examples include the world’s first large scale power sector carbon capture and storage project in Saskatchewan, as well as the first carbon capture and storage project at an oil sands operation.

  6. Valentinoon Ott 19th 2015 at 21:48

    Qui un senior advisor di Obama sul clima commenta gli INDC

    https://medium.com/@Deese44/140-countries-and-84-of-global-energy-sector-emissions-a-big-week-for-the-global-fight-against-498e9b97755e

    Altri suoi post:
    https://medium.com/@Deese44

  7. Valentinoon Ott 20th 2015 at 09:18

    E ora in Canada il governo ha perso le elezioni, e l’opposizione ha avuto una landslide victory. Che significa per l’ambiente e gli INDC?

    The party has promised to establish a new climate change framework by February 2016 that includes an eventual phase out of fossil fuel subsidies. The plan will also include investment in climate resilience, clean technology and low-carbon infrastructure.

    The party will also set aside $2 billion for emissions-reducing projects through a new Low Carbon Economy Trust.

    On the campaign trail party leader Justin Trudeau told he would not commit to specific emissions targets.

    “Everybody has thrown out numbers and different targets, and what they’re going to do and what is going to happen,” Trudeau said.

    “What we need is not ambitious political targets. What we need is an ambitious plan to reduce our emissions in the country.”

    The Liberal party has taken a strong stance on the war on science in Canada, promising to free scientists to speak publicly about their work.

    Trudeau has also promised to instate a Parliamentary Science Officer to ensure transparency, expertise and independence of federal scientists.

    http://www.desmog.ca/2015/10/19/what-your-new-liberal-majority-government-means-
    climate-environment-science-and-transparency

    http://time.com/4079278/justin-trudeau-canada-prime-minister/

  8. Valentinoon Ott 29th 2015 at 10:49

    @homoereticus
    Politiche nazionali di contenimento demografico sono molto infrequenti e pure la Cina le sta abbandondando:

    http://www.bloomberg.com/news/articles/2015-10-29/china-abandons-three-decade-old-one-child-policy-to-lift-growth

    E’ molto meglio concordare sui fattori strutturali relativi all’autonomia e libertà della donna, i livelli di istruzione e di sanità, come fanno in larga parte gli SDG, in particolare nell’Obiettivo 5 ma anche nel 3 e nel 4.

    http://www.un.org/ga/search/view_doc.asp?symbol=A/RES/70/1&Lang=E

  9. Valentinoon Ott 30th 2015 at 15:04

    Il Segretariato UNFCCC ha diffuso una propria sintesi degli INDC e del loro impatto complessivo: http://unfccc.int/resource/docs/2015/cop21/eng/07.pdf

    Some of the INDCs include economy-wide mitigation targets, with absolute
    emission reduction targets expressed as an emission reduction below the level in a specifiedbase year and ranging from 9.8 to 90.0 per cent

    A few of the INDCs specify the year or time frame in which the respective
    Party’s emissions are expected to peak (e.g. by 2030 or earlier).

    Some Parties identified targets for renewable energy as part of the information to facilitate the clarity, transparency and understanding of their INDCs. Renewable energy targets were expressed using different indicators, such as share in the energy matrix, installed capacity, generation and penetration, and ranged between 3.5 and 100.0 per cent for these indicators.

    In termini di adattamento, a total of 100 Parties, accounting for 84 per cent of the
    INDCs, also included an adaptation component in their INDCs.

    Testo molto interessante e ricco di informazioni!

  10. Stefano Caserinion Nov 1st 2015 at 21:59

    @ Valentino

    Condivido, è un documento molto importante. Segnalo la figura 2 a pag. 11, mostra molto bene quanto rimanga da fare, in aggiunta agli INDC.

  11. Valentinoon Nov 3rd 2015 at 09:15

    @Stefano
    Giustissimo! Infatti il Protocollo di Parigi in elaborazione in queste settimane prevede cicli di rilancio almeno ogni cinque anni. Sarà fondamentale che la comunità scientifica e l’opinione pubblica internazionale confrontino gli INDC come fossero le Olimpiadi (con i migliori e i peggiori), verifichino che i rilanci avvengano davvero, che le politiche nazionali e locali effettive siano in linea (o superino) gli obiettivi correnti e che la loro implementazione corra spedita superando gli inevitabili ostacoli e resistenze.

  12. Valentinoon Nov 3rd 2015 at 09:20

    @Stefano
    Giustissimo! Infatti il Protocollo di Parigi in elaborazione in queste settimane prevede “cicli di rilancio” almeno ogni cinque anni. Sarà fondamentale che la comunità scientifica e l’opinione pubblica internazionale confrontino gli INDC, come succede con le Olimpiadi (dove agli annunci seguono le gare con vincitori e non), verifichino che i rilanci avvengano davvero, che le politiche nazionali e locali effettive siano in linea (o superino) gli obiettivi correnti e che la loro implementazione corra spedita superando gli inevitabili ostacoli e resistenze.

    Scrive il Papa nell’Enciclica: “La società, attraverso organismi non governativi e associazioni intermedie, deve obbligare i governi a sviluppare normative, procedure e controlli più rigorosi. Se i cittadini non controllano il potere politico – nazionale, regionale e municipale – neppure è possibile un contrasto dei danni ambientali. D’altra parte, le legislazioni municipali possono essere più efficaci se ci sono accordi tra popolazioni vicine per sostenere le medesime politiche ambientali…. Poiché il diritto, a volte, si dimostra insufficiente a causa della corruzione, si richiede una decisione politica sotto la pressione della popolazione”.

  13. marina vitulloon Nov 10th 2015 at 10:41

    Anche l’Arabia Saudita presenta il proprio INDC:
    “The measures outlined in this INDC would achieve significant annual mitigation co-benefits estimated to be up to 130 million tons of CO2eq by 2030. The measures
    focus on harnessing the mitigation potential in a way that prevents “lock in” of high-GHG infrastructure.”
    http://www4.unfccc.int/submissions/INDC/Published%20Documents/Saudi%20Arabia/1/KSA-INDCs%20English.pdf

  14. Valentinoon Nov 11th 2015 at 13:23

    @marina
    Bene! Tra le nuove aggiunte di Paesi arabi notiamo anche:

    Gli Emirati Arabi Uniti:

    http://www4.unfccc.int/submissions/INDC/Published%20Documents/United%20Arab%20Emirates/1/UAE%20INDC%20-%2022%20October.pdf

    The UAE has set a target of increasing clean energy contribution to the total energy mix from 0.2% in 2014 to 24% by 2021. This will be achieved through renewable and nuclear energy, and is underpinned by detailed emirate level targets and policies.

    L’Egitto:

    http://www4.unfccc.int/submissions/INDC/Published%20Documents/Egypt/1/Egyptian%20INDC.pdf

    che include tra l’altro:

    Phasing out energy subsidies within a period of 3-5 years. This policy is
    implemented using four pillars, namely: set different prices for petroleum
    products based on energy generation efficiency; increase the efficiency of
    energy use; provide support to certain sectors to promote switching from
    conventional energy sources to clean energy sources; and apply the fuel subsidy
    smartcard system to ensure that subsidies are received by target beneficiaries.

  15. Valentinoon Nov 15th 2015 at 10:48

    E poi ci sono stati che prendono iniziative interne senza necessariamente doverlo dichiarare in sede di INDC: la Francia introduce una carbon tax di 100 dollari a tonnellata e riduce la dipendenza dal nucleare:

    http://www.climatechangenews.com/2015/07/23/france-moves-away-from-nuclear-with-clean-energy-law/

    Passed after more than 150 hours of parliamentary debate, the law’s most controversial element is to reduce reliance on atomic energy.

    It will cut nuclear’s share of the power mix from around 75% today to half by 2025, although precisely which plants will be closed and when remains to be decided.

    Overall energy consumption is to be slashed 20% from 2012 levels by 2030, with renewables increasing to 32% of the mix.

    A carbon tax on natural gas, heating oil, coal and transport fuels, applying to emissions not covered by the EU carbon market, will be increased sharply. From €14.50/t today, it climbs to €56 in 2022 and €100 by 2030.

  16. Valentinoon Nov 23rd 2015 at 12:36

    171 countries that collectively account for more than 90 per cent of emissions including top polluters China, the United States, the European Union and India have submitted national climate plans with targets.

    http://economictimes.indiatimes.com/articleshow/49870429.cms?utm_source=contentofinterest&utm_medium=text&utm_campaign=cppst

  17. Valentinoon Nov 28th 2015 at 15:36

    Novità dal Canada: un contributo di oltre 2 miliardi di dollari

    http://www.ctvnews.ca/politics/canada-pledges-2-65b-to-help-developing-countries-tackle-climate-change-1.2676820

    “Canada is back and ready to play its part in combating climate change and this includes helping the poorest and most vulnerable countries in the world adapt,” Trudeau said in a statement.

    We would rather invest now … than to basically be on the hook for tens of billions of dollars 20, 30 years down the road when these countries are calling on Western countries

  18. lellaon Nov 29th 2015 at 07:53

    Valentino:

    how things have changed since 2002, when talking to Canadian science teachers you were told that their country did not even care to learn the verbal meaning of “global warming”. This happened during a socalled “cultural exchange” between an Italian and a Toronto institute…

  19. Valentinoon Dic 10th 2015 at 08:51

    @lella
    Pazzesco! E invece ora, grazie ai movimenti molecolari sociali, degli scambi tra persone, diretti e mediati, il cambio di governo dimostra che la democrazia serve e che i politici non sono tutti uguali.

    Anche sull’accordo in vista in queste ore c’è una spinta canadese: Catherine McKenna, Minister of Environment and Climate Change of Canada è facilitatrice di un gruppo ministeriale di lavoro (Cooperative approaches and mechanisms), dopo aver sorpreso tutti indicando il supporto ad un obiettivo ambizioso (1,5 gradi) di mitigazione.

    Canada shocks COP21 with big new climate goal
    http://www.nationalobserver.com/2015/12/07/news/canada-shocks-cop21-big-new-climate-commitment

    Il Canada si è quindi ritagliato un ruolo nelle ore cruciali del negoziato da mediatore, cosa che né l’Italia né gli Usa sono riusciti a fare.

    La lista dei facilitatori è questa:
    https://unfccc.int/meetings/paris_nov_2015/in-session/items/9320.php#7

    Per capire la stoffa della ministra: McKenna is trained as a human rights and social justice lawyer. McKenna is the co-founder of Canadian Lawyers Abroad, a University of Ottawa-based charity that helps Canadian law students and law firms do pro bono legal work in developing countries.

    https://en.wikipedia.org/wiki/Catherine_McKenna

    Evviva le donne in politica!

  20. Valentinoon Dic 10th 2015 at 08:54

    Nel frattempo, con la sfilza di Capi di stato alla COP21 sono arrivati ulteriori INDC (compresi Malesia, Iran, Cuba e molti stati AOSIS).
    Per scaricare tutti gli INDC:
    http://www.economicswebinstitute.org/data/indc.zip

  21. […] determinati nazionalmente dai Paesi, gli INDCs – i primi 148 dei quali già oggetto di un’analisi di Climalteranti), ancor meno dovrebbe prestarsi a dubbi circa l’effettiva possibilità da parte delle Nazioni […]

  22. […] (NDC). Questi impegni hanno rappresentato un primo importante passo nella giusta direzione, ma  non sono ancora sufficienti. In tutto questo, cosa c’entrano le […]

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