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El Niño e il 2016

El Niño e La Niña sono rispettivamente l’anomalo riscaldamento o raffreddamento del Pacifico centro-orientale tropicale che si manifesta con una periodicità variabile fra circa 3 e 7 anni. Queste anomalie della temperatura oceanica superficiale provocano corrispondenti anomalie atmosferiche che complessivamente prendono il nome di El Niño Southern Oscillation (ENSO). Provocano una variazione della circolazione a livello globale (teleconnessione atmosferica) causando siccità o alluvioni particolarmente intense in varie parti del globo. Anche la temperatura media globale ne risente, con anni El Niño particolarmente caldi e l’opposto con La Niña.

L’anno scorso facevamo notare come il 2014, nonostante avesse battuto il record di temperatura globale, fosse un anno nella norma dal punto di vista della variabilità. Già il maggio scorso il 2015 mostrava segni di “cattive intenzioni” con temperature medie mensili record, nonostante un El Niño positivo ma debole. Ora sappiamo come è andata a finire: l’ENSO si è intensificato e la temperatura globale ha continuato a correre, infilando una notevole sfilza di mesi record.

Ma la temperatura globale risente degli effetti dell’ENSO con un ritardo di qualche mese. In particolare, la temperatura troposferica, cioè quella che considera lo strato di atmosfera fra la superficie e circa 10 Km di quota, è particolarmente sensibile a questo anomalo riscaldamento del Pacifico tropicale. Questo effetto di ritardo può essere visto chiaramente per l’evento ENSO 1997/1998 graficando insieme l’anomalia di temperatura e l’indice MEI, un indice ideato tenendo conto di diversi parametri per rispecchiare l’effetto dell’ENSO sulla temperatura troposferica.

Fig. 1: linea nera: anomalia di temperatura relativa all 1996 (dati UAH). Linea rossa: indice MEI

Dal grafico possiamo notare che l’anomalia ENSO si è verificata a partire dalla metà del 1997, mentre l’aumento di temperatura si è verificato con un ritardo di circa 4-5 mesi. Visto l’effetto ritardato sulla temperatura globale, l’anomalia di quest’ultima ha coinvolto principalmente il 1998 che, di conseguenza, è risultato un anno record.

L’andamento temporale dell’ENSO non è sempre uguale in tutti i casi, ma mostra delle particolari somiglianze soprattutto durante gli episodi più intensi. L’episodio corrente, fino ad ora, non sembra fare eccezione, come mostrato in figura 2.

Fig. 2: andamento temporale dell’indice MEI per alcuni episodi ENSO. L’anno zero indica l’anno di inizio dell’episodio.

Ovviamente non possiamo sapere come si svilupperà ENSO nei prossimi mesi. Le indicazioni attuali sembrano puntare ad un progressivo indebolimento in primavera, come è accaduto negli eventi intensi del passato mostrati in figura. In ogni caso, possiamo facilmente immaginare che l’effetto sulla temperatura si farà sentire fino ad almeno aprile-maggio prossimi. Cioè, la prima metà del 2016 vedrà probabilmente anomalie positive di temperatura ancora abbastanza elevate, analoghe a quelle registrate negli ultimi mesi.

Se la curiosità ci spinge ad andare oltre, dobbiamo ipotizzare un’evoluzione dell’ENSO nei prossimi mesi. Vista la similitudine con l’evento del 1997/1998, potremmo immaginare che l’impatto sulla temperatura globale sarà analogo, a patto che non si sovrappongano altri effetti. Per rimanere “con i piedi per terra”, dove in fondo quasi tutti viviamo e quindi più ci interessa, utilizzando i dati di superficie GISS anziché quelli troposferici, e calcolando la deviazione rispetto al trend nel 1998, l’ipotetica anomalia aggiuntiva attesa per il 2016 risulterebbe essere di 0,17 °C.Riportando in grafico i valori rispetto ad una linea di base nel trentennio 1880-1909, l’anomalia per il 2016 risulterebbe essere di 1,19 °C, valore superiore all’attuale record del 2015.

Fig. 3: dati annuali di anomalia rispetto al trentennio 1880-1909 (fonte: GISS). Linea rossa: trend. Cerchio rosso: dato ipotizzato per il 2016.

La linea di base utilizzata (ovvero il trentennio 1880-1909) è inusuale. Visto però che i “famosi” 2 °C, da non superare secondo gli impegni presi alla COP21 di Parigi, sono riferiti al periodo pre-industriale, la nostra scelta rende meglio l’idea sulla situazione attuale rispetto alla soglia condivisa internazionalmente. Possiamo così notare come l’anno appena concluso abbia già oltrepassato la soglia (psicologica) della metà strada, e il 2016 prometta di non essere da meno. Data la variabilità interannuale, probabilmente in alcuni degli anni successivi si tornerà ad avere anomalie inferiori a tali valori, in particolar modo in presenza di indici ENSO negativi (cioè situazioni di La Niña), come è normale che sia. Come è stato per il 1998, l’eventuale record del 2016 o comunque l’attuale del 2015 probabilmente resisterà per diversi anni, e purtroppo è fin troppo facile prevedere che torneranno di moda i discorsi senza fondamento scientifico, come quello del riscaldamento globale che si è fermato…

 

Testo di Riccardo Reitano

2 responses so far

2 Responses to “El Niño e il 2016”

  1. […] il confronto fra 2015 e 1998 non sta in piedi; […]

  2. […] Mese dopo mese, nonostante l’indice ENSO mostrasse il progressivo passaggio alla fase negativa (anche nota come fase della Niña), le temperature hanno continuato a far registrare ingenti anomalie positive, ed anche il rateo di aumento della concentrazione di CO2 ha mostrato un trend positivo molto alto. Già in febbraio 2015 appariva plausibile un terzo record consecutivo per la temperatura media globa…. […]

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