Notizie e approfondimenti sul clima che cambiaPosts RSS Comments RSS

Il riscaldamento globale e il freddo dell’inverno

Nelle ultime settimane è stato tutto un gridare “mamma mia, che freddo!”. Con qualche ragione, dato che questa prima parte di inverno è stata in alcuni luoghi più rigida di quella degli ultimi anni. Curiosamente, però, i soliti noti che straparlano di “nuova era glaciale” incombente sono rimasti silenziosi, perlomeno sui giornali. Chissà che non siano rinsaviti? Ma, a parte questo, cosa possiamo dire di questa ondata di freddo? È una fluttuazione momentanea o qualcosa che ha a che vedere con il cambiamento climatico in generale?
Per prima cosa, bisogna mettere le cose in prospettiva. Il riscaldamento globale non si è fermato e continua imperterrito, con il 2016 che ha battuto il nuovo record di anno più caldo da quando si fanno le misure. Quindi, tutto è relativo. Tanto per fare un esempio, dalle mie parti, in Toscana, c’è ancora sulle colline vicino a casa mia l’edificio della “ghiacciaia” che era usato fino a un secolo fa, circa, per raccogliere neve in inverno e poi rivenderla come ghiaccio in estate. Evidentemente, a quei tempi, in inverno da queste parti nevicava consistentemente per almeno alcuni mesi. Oggi, invece, quello che chiamiamo “inverno rigido” è consistito in qualche spolveratina di neve su quelle stesse colline; subito sparita. Per i nostri antenati, questo inverno sarebbe apparso come una piccola primavera.
Nel caso delle precipitazioni nevose, va detto che è difficile valutare quanto le copiose nevicate che si sono verificate ad esempio in Abruzzo e Molise sono anomale, in quanto, come osservato da Daniele Cat Berro di Nimbus “non sono disponibili al momento altre rilevazioni ufficiali che permettano di dare una precisa connotazione statistica all’evento, lavoro peraltro complicato in Italia dalla mancanza di una rete unificata di stazioni meteorologiche, e dalla scarsità di banche di dati nivometrici storici lungo l’Appennino”.
Allora, cosa sta succedendo? Beh, mentre la temperatura globale cambia lentamente in media su tutta la superficie terrestre, i cambiamenti locali sono più complessi e difficili da capire e prevedere. Sul clima europeo di quest’anno, ci sono un paio di articoli che potete leggere se masticate bene l’inglese: “L’ondata di freddo dell’Europa dell’Est”, e “Inverni estremamente freddi generati dalla corrente a getto e dal cambiamento climatico”. Secondo alcuni studi, il riscaldamento delle zone polari a Nord sta influenzando la “corrente a getto”, un grande fiume d’aria che si forma nell’atmosfera terrestre alla quota di circa 11 km dalla superficie.

Il riscaldamento della zona polare ha rafforzato le ondulazioni della corrente a getto e ha generato variazioni di temperatura più nette del solito. In pratica, i Balcani e l’Europa centrale (Austria, Ungheria, Polonia, ecc.) si sono trovate a vedersi arrivare addosso aria fredda polare. Questo è successo, in misura minore, anche sull’Italia, in particolare sul versante adriatico. Al contrario, l’Europa dell’Ovest, Spagna Francia, Inghilterra e anche Scandinavia, si trovano in una regione per il momento risparmiata dalle correnti fredde dal nord, e si sono trovate relativamente al caldo.
Quindi, l’evoluzione del clima non è una cosa semplice: sovrapposto al riscaldamento graduale, vedremo sempre di più variazioni locali inaspettate e a volte distruttive. Se poi la corrente del golfo dovesse rallentare in modo veramente sostanziale – come sembra che stia facendo – allora ci potremmo trovare davanti a variazioni del clima veramente drastiche. Non dico come nel film L’alba del giorno dopo che vede tutto l’emisfero nord ghiacciato, questa è pura fantascienza. Però potrebbe generare cambiamenti ancora più importanti di quelli che stiamo vedendo oggi. Si tratta di un rischio fino ad oggi sottostimato, per i motivi ben descritti da questo post di Realclimate.
Molta gente dice che un piccolo riscaldamento globale potrebbe non essere una cosa tanto cattiva: in fondo staremo più al calduccio e risparmieremo sul riscaldamento domestico. In realtà il riscaldamento globale ci sta portando a un clima instabile e a rapidi cambiamenti per i quali spesso non siamo preparati. D’altra parte, il riscaldamento lo stiamo causando noi con le emissioni di gas serra e non ci possiamo lamentare se ne subiamo le conseguenze.

Testo di Ugo Bardi (versione leggermente modificata del post apparso su Il Fatto Quotidiano)

35 responses so far

35 Responses to “Il riscaldamento globale e il freddo dell’inverno”

  1. robertok06on Gen 25th 2017 at 12:17

    @autore

    “Se poi la corrente del golfo dovesse rallentare in modo veramente sostanziale – come sembra che stia facendo – allora ci potremmo trovare davanti a variazioni del clima veramente drastiche. Non dico come nel film L’alba del giorno dopo che vede tutto l’emisfero nord ghiacciato, questa è pura fantascienza. Però potrebbe generare cambiamenti ancora più importanti di quelli che stiamo vedendo oggi.”

    Mmmh… strano… secondo questa pagina web del Lamont-Doherty lab della Columbia University…

    “Climate mythology: The Gulf Stream, European climate and Abrupt Change”

    http://ocp.ldeo.columbia.edu/res/div/ocp/gs/

    …la storiella del continente europeo che sarebbe “tenuto caldo” dalla corrente del golfo sarebbe una leggenda metropolitana, che e’ stata esposta come tale una quindicina di anni fa da questo studio:

    “Is the Gulf Stream responsible for Europe’s mild winters?”

    http://ocp.ldeo.columbia.edu/res/div/ocp/gs/pubs/Seager_etal_QJ_2002.pdf

    L’ennesimo tentativo di far paura alla gente, con conseguenze “catastrofiche” a causa dell’aumento della CO2? Pare di si.

    Niente di nuovo sotto il sole. 🙂

    Saluti.

  2. Diegoon Gen 25th 2017 at 12:58

    Attenzione che il link al post di RC non funziona.
    Grazie

  3. Fabio Vomieroon Gen 25th 2017 at 14:14

    Mi pare che ogni volta che ci sono ondate di caldo (spesso) oppure ondate di freddo (raramente), i media si scatenino ogni volta con le loro tesi talvolta catastrofiste, talvolta scettiche, ma comunque legate da un approccio che essendo quasi sempre privo delle giuste contestualizzazioni, come ricordava anche il prof.Bardi, di scientifico solitamente ha veramente poco. Oramai dovremmo averci fatto l’abitudine. In realtà un conto è il clima e un conto è il meteo, un conto è il clima locale e un conto è il clima globale. Per il momento l’ultimo dato climatico globale che andiamo ad archiviare è relativo all’anno 2016 che risulta essere nuovamente il più caldo in assoluto da quando si fanno misurazioni, con un valore di +0,99°C rispetto alla media 1951-1980 (fonte GISS-NASA). Ci sarà stato anche l’effetto del recente Nino, ma ricordiamo che nell’anno “analogo” del 1998 (evento di Nino simile per tempistica e magnitudo) lo scarto dalle medie era stato di “soli” +0,64°C.

  4. oca sapienson Gen 25th 2017 at 15:01

    Secondo Seager et al. 2002 che robertok06 cita, il mito era che la differenza fosse dovuta alla sola Corrente del Golfo, e non anche alla sua “interazione con la circolazione atmosferica”. Nel loro modello climatico,

    il 50% della differenza nella temperatura invernale attraverso il Nord Atlantico è causato dal trasporto atmosferico verso est del calore rilasciato dall’oceano. [Quello rilasciato + quello trasportato] rendono gli inverni in Europa occidentale da 15 a 20 °C più caldi…

    Se si fermassero la Corrente del Golfo e la sua interazione con l’atmosfera, un raffreddamento di 15-20 °C sarebbe catastrofico per milioni di europei, in effetti. Ma nei modelli recenti è molto più ridotto, anche geograficamente (bibliografia aggiornata da Real Climate)

    Diego,
    mancano tutti i link, strano. In attesa che il webmaster provveda trova sopra quello a Real Climate.

  5. robertok06on Gen 25th 2017 at 16:18

    “Se si fermassero la Corrente del Golfo e la sua interazione con l’atmosfera, un raffreddamento di 15-20 °C sarebbe catastrofico per milioni di europei, in effetti.”

    … 15-20 C?… e da dove verrebbero, di grazia? Io non ne trovo riferimento nel testo di RealClimate…

    Il grafico su RealClimate, Fig.3, ha il fondo scala a -11 C… ma questo 300 anni dopo che un irrealistico raddoppio istantaneo della concentrazione di CO2 e’ simulato con una precisione piuttosto scarsa (lo dicono loro, non io, sia chiaro)… testo nei due paragrafi sotto la figura 3 citata.

    Il tutto e’ riassunto nell’ultimo paragrafo, che dice questo:

    “First, climate models probably have a systematic bias towards stable flow. Secondly, most of them do not take into account the melting ice of Greenland. As the new studies show, each of these factors alone can lead to a much stronger weakening of the Gulf Stream system. We now need to study how these two factors work together. ”

    La traduzione in lingua corrente per non addetti ai lavori e’: “i nostri modelli sono ancora altamente imprecisi, perche’ la complessita’ del sistema e’ talmente grande che ci sono ancora mille effetti noti, e chissa’ quanti non ancora noti, da incorporare nei modelli stessi”.
    Io, come e’ noto anche su questo blog… riassumo e accorcio la lunga frase chiamandoli “i modellini farlocchi”. 🙂

    Notare che non sto facendo una colpa a nessuno, e vorrei sinceramente sbagliarmi e poter credere a tutte queste previsioni, per quanto catastrofiche… ma purtroppo le cose sono obbiettivamente come le dipingo io… lo dicono loro stessi, basta leggere.

    Speriamo solo che quel pirla di Trump non ci si metta tagliando i fondi di ricerca in materia… quello sarebbe veramente la cosa peggiore.

  6. Roberto Ingrossoon Gen 25th 2017 at 18:40

    @ocasapiens

    “Se si fermassero la Corrente del Golfo”

    La Corrente del Golfo è la più potente delle western boundary currents e fa parte del gyres atlantico, una circolazione oceanica superficiale indotta dal vento e su cui agiscono la forza di Coriolis e la forza di pressione idrostatica. Al contrario della corrente Nord-Atlantica, la cui componente maggioritaria è quella termo-alina, nel caso della corrente del golfo è il vento il fattore predominante.
    Quindi mi chiedo come possa “fermarsi” la corrente del Golfo.
    Non a caso Real Climate parla di sistema della Corrente del Golfo per cercare di mediare tra una confusione classica tra Corrente del Golfo e la vera e propria AMOC.
    Anche in questo post dello SCRIPPS si parla di AMOC, che è il modo più corretto in oceanografia per descrivere quel pattern.

    https://scripps.ucsd.edu/news/climate-model-suggests-collapse-atlantic-circulation-possible

  7. stephon Gen 26th 2017 at 00:26

    Roberto
    “Quindi mi chiedo come possa “fermarsi” la corrente del Golfo.”
    Occorrerebbe che ciò che la pilota e la guida si fermasse e quindi io vedo solo due possibilità:
    o niente più venti sul Nordatlantico e/o interruzione del moto di rotazione della Terra, oppure una palese violazione della conservazione del momento angolare.
    Molto molto molto improbabile la prima (a meno di sconvolgimenti geofisici di portata immane), impossibile la seconda.
    Possibile, invece, un suo rallentamento con conseguente variazione minima della latitudine settentrionale del flusso, in dipendenza dell’influsso di temperatura e soprattutto salinità delle acque; cosa però al momento poco probabile, al di là delle normali fluttuazioni interannuali in risposta a condizioni di variabilità interna del sistema oceano-atmosfera, per es. facenti capo al sistema degli eddies nordatlantici influenzanti dall’oscillazione nordatlantica.

    ocasapiens
    “[Quello rilasciato + quello trasportato] rendono gli inverni in Europa occidentale da 15 a 20 °C più caldi…”
    Circa il 50% dovuto al trasporto verso est del calore rilasciato dagli oceani e che era stato assorbito e immagazzinato in estate; il rimanente dovuto alle onde stazionarie del flusso atmosferico (<- ricordo che già a latitudini subtropicali, l'atmosfera è responsabile di quasi l'80% del trasporto meridionale di calore!).
    Per cui: il trasporto diretto di calore da parte dell'oceano contribuisce in modo veramente minimo.

  8. Climalterantion Gen 26th 2017 at 09:18

    Scusate, c’è stato un problema con i link.
    Ora ho sistemato

  9. oca sapienson Gen 26th 2017 at 19:03

    robertok06
    … 15-20 C?… e da dove verrebbero, di grazia?

    Dal primo link che ha messo lei. Seager scriveva: “The seasonal ocean heat storage and pattern of atmospheric heat transport add up to make winters in western Europe 15 to 20 degrees C warmer than those in eastern North America.”

    Roberto Ingrosso,
    Che io sappia nessuno prevede che la Corrente del Golfo si fermi, semmai un “tipping point” dell’AMOC. Cercavo solo di mostrare con un esempio assurdo che

    L’ennesimo tentativo di far paura alla gente, con conseguenze “catastrofiche” a causa dell’aumento della CO2? Pare di si.

    era un’accusa ingiustificata a Ugo Bardi. Dovevo spiegarmi meglio.

    AMOC/Gulf Stream System: sì, me lo ha ricordato proprio il paper di Seager et al. 2002. Criticavano le proiezioni di Broecker 1987 sul rallentamento del sistema con “blob freddo” nel nord Atlantico, invece sono state confermate.

    Steph,
    il trasporto diretto di calore da parte dell’oceano contribuisce in modo veramente minimo.
    è proprio quello che diceva Seager infatti, e Broecker prima di lui.

    Ugo ti aveva dato un aiuto su come fermare la Corrente. Si stacca un bel pezzo di calotta antartica che s’incaglia nei Sargassi e finisce come nell’Alba del giorno dopo.

  10. mercurioon Gen 26th 2017 at 19:08

    “l’assenza di una piena certezza scientifica non deve costituire un motivo per differire l’adozione di misure adeguate ed effettive, anche in rapporto ai costi, dirette a prevenire il degrado ambientale »”
    https://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_precauzione
    Vedo che qui vi divertite a cercare le prove scientifiche del riscaldamento globale. Niente in contrario. Però ho l’impressione che si debba tener conto anche di come questo fenomeno viene percepito.
    Siamo umani e vivere nell’incertezza è il nostro pane quotidiano. Eliminare l’incertezza. Ma sarà mai possibile?
    Forse ancora prima di confutare il riscaldamento globale bisognerebbe togliere fondamento al principio di precauzione.

  11. Roberto Ingrossoon Gen 26th 2017 at 19:33

    @oca sapiens

    Si si il senso dell’intervento mi era chiaro. La mia non voleva essere una critica, ma solo un chiarimento con un punto di vista oceanografico 😉
    Saluti

  12. Roberto Ingrossoon Gen 26th 2017 at 19:34

    @steph

    Era quello che volevo cercare di far capire. Grazie per l’ulteriore e più dettagliato approfondimento!
    Saluti

  13. robertok06on Gen 26th 2017 at 21:20

    @ocasapiens

    “robertok06
    … 15-20 C?… e da dove verrebbero, di grazia?
    Dal primo link che ha messo lei. Seager scriveva: “The seasonal ocean heat storage and pattern of atmospheric heat transport add up to make winters in western Europe 15 to 20 degrees C warmer than those in eastern North America.””

    Esatto:… “AND PATTERN OF ATMOSPHERIC HEAT TRANSPORT”… cioe’ i venti, la circolazione atlantica puo’ fermarsi e le temperature diminuirebbero di molto meno, e soprattutto su scale di tempi di secoli.

    Il babau del continente europeo che si trasforma in calotta ghiacciata e’ solo un retaggio del “climatologo” Al Gore, col suo “An Inconvenient Truth”. L’ha detto lui che ha vinto il nobel… deve essere vero, no?
    Le leggende metropolitane sono dure a morire, e lo si vede con questo ennesimo esempio.

  14. stephon Gen 26th 2017 at 22:51

    ocasapiens
    “AMOC/Gulf Stream System: sì, me lo ha ricordato proprio il paper di Seager et al. 2002. Criticavano le proiezioni di Broecker 1987 sul rallentamento del sistema con “blob freddo” nel nord Atlantico, invece sono state confermate.”
    Ci andrei ancora un po’ cauto sulla conferma. La flanella nordatlantica , ricordi?

    robertok06
    “l babau del continente europeo che si trasforma in calotta ghiacciata e’ solo un retaggio del “climatologo” Al Gore, col suo “An Inconvenient Truth”. L’ha detto lui che ha vinto il nobel… deve essere vero, no?
    Le leggende metropolitane sono dure a morire, e lo si vede con questo ennesimo esempio.”
    Non sono d’accordo con la forma con cui esprime questo concetto (per es. è stato il film “L’alba del giorno dopo” a sdoganare il babau), meno con la sostanza.
    Soprattutto: se si parla dell’AMOC (e non della CdG, per una volta…), le scale temporali sono, come dice lei, ben diverse. Anche se le ricostruzioni paleo incentrate sullo Younger Dryas non sono prive di sorprese in ordine alla velocità con cui si manifestarono gli abrupt climate changes di allora. Uno stralcio conclusivo di un interessantissimo contributo di qualche anno fa di Seager e Battisti:
    “The abrupt climate changes that occurred during the last glaciation and deglaciation are mind boggling both in terms of rapidity and magnitude. That winters in the British Isles could switch between mild, wet ones very similar to today and ones in which winter temperatures dropped to as much as 20◦ C below freezing, and do so in years to decades, is simply astounding”.

  15. stefano carnevalion Gen 26th 2017 at 23:05

    Poco fuori Firenze, precisamente nel parco mediceo di Pratolino, a soli 420m slm, esiste una ghiacciaia fatta a vasca..
    Ricordo ancora mio nonno quando mi raccontava di lunghi, freddi e nevosi periodi proprio in quella zona..con nevicate abbondanti, a volte fino ad aprile..roba che oggi appare impossibile solo immaginare.
    Chi non crede nel Gw almeno creda nei fatti e come il clima sia cambiato in maniera vistosa solo in pochi decenni.
    Stefano

  16. Gianlucaon Gen 28th 2017 at 01:03

    @stefano carnevali

    “Chi non crede nel Gw almeno creda nei fatti e come il clima sia cambiato in maniera vistosa solo in pochi decenni.”

    Non mi pare che il problema sia credere o meno al GW… i dubbi sono sulle cause del GW, sugli effetti a lungo termine e sulle eventuali contromisure da prendere.

    Inoltre, non ha senso portare un esempio su scala locale, altrimenti se diciamo che a Firenze non si vedono più nevicate in collina come quelle di alcuni anni fa, allora dobbiamo anche dire che a Bari non si erano mai viste nevicate sulle spiagge come quelle di alcuni giorni fa.
    Insomma, se è vero che al nord gli inverni stanno diventando meno rigidi, è altrettanto vero che al sud le estati stanno diventando meno torride.

  17. Antonioon Gen 28th 2017 at 11:08

    Gianluca
    @ è altrettanto vero che al sud le estati stanno diventando meno torride.

    Mi puo’ dare dei riferiementi ai dati necessari per verificare questa affermazione?
    Dall’esame dei dati delle temperature estive che ho visto non sembrerebbe vera, affatto.

  18. stefano carnevalion Gen 28th 2017 at 14:10

    @Gianluca
    non avrebbe senso se il clima fosse un sistema chiuso..
    in realtà gli inverni più dolci toscani derivano semplicemente dalla diversa disposizione delle correnti..perché parte integrante del GW è il cambio circolatorio..
    Basti vedere una statistica di qualsiasi osservatorio in zona sulla rosa dei venti..
    fino a qualche anno fa si viaggiava con decine di giorni di tramontana..vento oggi piuttosto raro o, se presente, solo per pochi giorni; quindi inferiori irruzioni fredde..perché da noi le ondate di freddo vengono quasi esclusivamente dai quadranti orientali o nordorientali..
    Sei poi sicuro che le nevicate al piano in Puglia non si erano mai viste? A me risulta che fossero fenomeni tutt’altro che rari fino a metà anni ’90..
    un saluto.
    stefano

  19. Gianlucaon Gen 28th 2017 at 19:16

    @ Antonio e Stefano

    Così sui due piedi posso solo rispondere con un’aneddotica paritetica a quella di Stefano:

    Ricordo ancora mio nonno quando mi raccontava di lunghi, caldi e afosi periodi nel suo paesino costiero affacciato sul mar Tirreno nei pressi di Cefalù… con quel calore quasi asfissiante che sembrava venir su dalle viscere della terra, a volte per tutto il mese di agosto… roba che oggi appare impossibile solo immaginare.

    Analogo discorso per quanto riguarda le nevicate in Puglia, questa volta a detta di un mio zio ultrasettantenne di Bari: “mai viste nevicate tanto spesse e persistenti in vita mia da queste parti”.

    Cordiali saluti

  20. Gianlucaon Gen 28th 2017 at 19:25

    p.s.: dimenticavo il nome del paesino di mio nonno, Mazzaforno… emblematico no? ^_^

  21. stefano carnevalion Gen 28th 2017 at 20:53

    @Gianluca
    la presenza di ghiacciaie, archivi storici e dati sul vento non mi paiono aneddotica..
    Tra gli inverni con neve al piano/gelo in Puglia:1971, 1978, 1979 (Lecce -12°c) 1987, 1988, 1993 (-5.3°c a Bari)..

  22. oca sapienson Gen 28th 2017 at 21:34

    robertok06.
    AND PATTERN OF ATMOSPHERIC HEAT TRANSPORT

    è quello che ho scritto sia in italiano che in inglese.Non è che le maiuscole cambiano il senso delle parole.

    Il babau del continente europeo che si trasforma in calotta ghiacciata e’ solo un retaggio del “climatologo” Al Gore, col suo “An Inconvenient Truth”. L’ha detto lui che ha vinto il nobel

    Strano, nel testo del film non trovo niente del genere. Cosa dice di preciso?

    steph,
    accid. mi cadono i neuroni – e pensare che ero d’accordo con te sulla serie troppo corta.

  23. robertok06on Gen 28th 2017 at 23:51

    @ocasapiens

    “Strano, nel testo del film non trovo niente del genere. Cosa dice di preciso?”

    Lo dice dove parla di “Disruption of the Ocean Conveyor”.

    Lo puoi vedere, in carne ed ossa… il nobel winner… dopo il primo minuto in questo video che ricalca il testo e le immagini del documentario:

    https://www.youtube.com/watch?v=02NRKzemXYE

    —————-
    @steph

    Non preoccuparti, pero’… anche se le cadono i neuroni ci mette poco a raccoglierli e rimetterli a loro posto.

  24. slixon Gen 30th 2017 at 18:35

    Perchè bisogna giustificare ogni ondata di gelo con il riscaldamento artico? La teoria dell’influenza artica alle medie latitudini ha ricevuto molta visibilità dai media ma non c’è nessun consenso e molte voci critiche nel mondo scientifico come evidente ad es. dai commenti a questo articolo:
    http://climatefeedback.org/evaluation/arctic-ice-melt-already-affecting-weather-patterns-live-right-now-damian-carrington-the-guardian/

    Tra l’altro l’articolo da cui avete preso l’immagine dice tutt’altro, questo estremo ha un tempo di ritorno di circa 35 anni e l’anomalia è inferiore rispetto ad analoghi eventi del passato in accordo con il trend al riscaldamento nella regione, con il limite che essendo un evento raro non è possibile stabilire un trend statisticamente significativo.

    https://wwa.climatecentral.org/analyses/eastern-europe-cold-snap/

    “This kind of cold outbreak is not unprecedented in this region. These cold snaps occur on average every 35 years or so. This means that every year there is a three percent chance of a cold event like this one, or colder, of happening. The temperature of these cold waves has increased since 1950. This increase is not statistically significant due to the variability of the weather, but climate models show the same increase. Before global warming, an extreme cold snap like the recent one in southeastern Europe would have been even colder.”

  25. Antonioon Gen 30th 2017 at 23:32

    @ Gianluca
    l’annedottica può anche essere interessante, e ci piace se riguarda persone care. Ma in campo scientifico non serve, è troppo imprecisa. Le percezioni cambiano col tempo, e pure i ricordi.
    Per questo abbiamo tante postazioni di misura, sono molte più comode, e dicono cose chiare.
    Non posso escludere che nel paesino di suo nonno ci sia stata una climatologia particolare, ma i dati sull’Italia parlano chiari: 1) è (molto) più caldo di un tempo 2) nevica di meno.

    @ robertok06
    ho riguardato lo spezzone di film, ma non trovo dove Al Gore parla di “il continente europeo che si trasforma in calotta ghiacciata”; mi dici i secondi di preciso dove pronuncia queste parole, o è al solito una tua libera interpretazione?

    @ Slix
    concordo con Lei. Ma il post mi sembra che mette l’influenza delle corrente a getto più in termini generali, chiarisce bene che poi a livello di singoli effetti locali è più difficile distinguere il ruolo dei fattori

  26. oca sapienson Feb 1st 2017 at 01:43

    robertok06, Antonio et al.

    nel video, come nella trascrizione, Al Gore non dice affatto del

    continente europeo che si trasforma in calotta ghiacciata

    Gianluca,
    trova i dati qui

    http://www.isac.cnr.it/climstor/climate_news.html

    con le temperature e le precipitazioni divise per stagioni.

  27. robertok06on Feb 1st 2017 at 10:02

    @ocasapiens

    “robertok06, Antonio et al.
    nel video, come nella trascrizione, Al Gore non dice affatto del continente europeo che si trasforma in calotta ghiacciata ”

    La trascrizione da te linkata NON e’ il testo del film/documentario/cata-fiction del nobel gore… che dura ben piu’ di un’ora, o del libro associato!
    La prova e’ nella parte di testo seguente, presa dal tuo transcript parziale:

    “Now, of course that’s not gonna happen again because the glaciers of North America are not there, and…

    Is there any other big chunk of ice anywhere near there?

    Oh, yeah.

    We’ll come back to that one.”

    Riprovare con calma… magari guardandosi il suddetto film/documentario… dove mostra come la fusione della Groenlandia (“the other big chunk of ice”) porterebbe, oltre alla salita di mari e oceani di un paio di metri (vado a memoria) anche all’arresto del converyor belt… con le conseguenze citate in precedenza… il video corrispondente e’ linkato sopra, nel mio messaggio del 28/1/2017, ore 23:51.

    Riprovare, bitte.

    ————-

    @antonio

    Certo… io devo citare il secondo preciso dove Al deve dire esattamente le parole del mio testo… senno’ “e’ una mia interpretazione”… mentre il blog che stiamo commentando dice cose come questa…

    “Se poi la corrente del golfo dovesse rallentare in modo veramente sostanziale – come sembra che stia facendo – allora ci potremmo trovare davanti a variazioni del clima veramente drastiche.”

    … che non sarebbero una interpretazione di Bardi, ma la verita’ assodata, giusto? 🙂

    Pagliuzza vs trave, classico esempio.

    Fine della trasmissione, con questo fanno 5, buona continuazione.

  28. stephon Feb 1st 2017 at 18:18

    robertok06
    “Una scomoda verità” è del 2006.
    “L’alba del giorno dopo” del 2004.
    Il 2004 precede il 2006.
    Ergo e come dicevo: a sdoganare il cosiddetto (da Lei) “babau” non ci ha pensato Al Gore (o chi per lui), ma Roland Emmerich. Semmai.

  29. robertok06on Feb 1st 2017 at 20:56

    @steph

    se passa…. siamo al numero 6… seconda volta almeno che mi rispondi dopo il mio quinto messaggio… in modo che io non riesca a rispondere… 🙂
    Comunque, chiedo il permesso ai gestori di “sforare” di uno il numero massimo di messaggi… vediamo se sono magnanimi con questo povero negazionista isolato.

    Le data sono quelle da te citate, peccato che Al “Nobel” Gore nel 2004 stesse gia’ da molto tempo facendo una serie di seminari molto popolari in giro per gli States (e probabilmente anche all’estero), al punto che il regista di “An inconvenient truth” ha dichiarato che l’idea di fare il film/docufiction e’ nato proprio perche’ il giorno della presentazione di “L’alba del giorno dopo” c’e’ stata una presentazione di Al Gore.

    Quanto a chi abbia sdoganato il babau… incontrovertibilmente e’ Al Gore che e’ invitato ai vari TEDx in giro per il mondo, davanti a regnanti e dirigenti di paesi, le Nazioni Unite… non certo il signore/regista che citi tu o tantomeno il protagonista del film, Dennis Quaid.
    Non a caso, Al e’ tornato alla carica recentissimamente con un sequel della sua docu-fiction.

    Per concludere… leggo che una delle recensioni del film da te citato e’ stata questa…

    “The Day After Tomorrow received mixed reviews from critics, who praised its visual effects and criticized its writing and scientific inaccuracy.

    Review aggregator ‘Rotten Tomatoes’ rated the film at 45%, with an average rating of 5.3 out of 10.
    According to the website, it is “A ludicrous popcorn flick filled with clunky dialogues, but spectacular visuals save it from being a total disaster.”

    … cioe’ almeno per il fim i “modellini” erano piacevoli da vedere. 🙂

    Ciao.

  30. Antonioon Feb 2nd 2017 at 08:50

    @ roberto
    @io devo citare il secondo preciso dove Al

    Ti ho chiesto il secondo preciso perchè non trovavo nel film quella frase.
    Comunque lo sapevo già che il secondo non me lo dicevi, semplicemente perché la frase che hai messo in bocca ad Al Gore “il continente europeo che si trasforma in calotta ghiacciata” , nel film non c’è.
    Ero solo curioso di vedere come ne uscivi quando ti accorgevi di esserti sbagliato, non speravo certo che lo ammettessi, visti i precedenti; vedo che hai optato per “gli altri sbagliano più di me per cui… ecc ecc). vabbè

    Riguardo al film, in campo scientifico fra gli esperti di clima è stato giudicato bene (poi se i fisici delle particelle lo trovano mal fatto ce ne faremo una ragione), qui il commento di 10 anni fa su realclimate http://www.realclimate.org/index.php/archives/2006/05/al-gores-movie/
    qui trovi il profilo dell’autore della recensione http://www.realclimate.org/index.php/archives/2004/12/eric-steig/
    che ne dici, forse di ghiacci del passato ne sa un poco più di te, no?

  31. Gianlucaon Feb 2nd 2017 at 12:33

    @Antonio
    “l’annedottica può anche essere interessante, e ci piace se riguarda persone care. Ma in campo scientifico non serve, è troppo imprecisa. Le percezioni cambiano col tempo, e pure i ricordi.”

    L’aneddotica l’ho tirata in ballo proprio in risposta all’aneddoto raccontato per primo da Stefano Carnevali, per sottolinearne appunto l’imprecisione… o forse l’aneddoto raccontato dal nonno di Carnevali è scientificamente più valido di quello raccontato da mio nonno?
    .
    .
    .
    @steph
    “a sdoganare il cosiddetto (da Lei) “babau” non ci ha pensato Al Gore (o chi per lui), ma Roland Emmerich.”

    Beh però Emmerich è un regista notoriamente specializzato soprattutto in film di stampo catastrofista e quindi va contestualizzato nel suo ruolo di uomo di spettacolo, mentre Gore è un politico che fa comizi e parla alle folle in ambiti molto meno hollywoodiani… c’è una bella differenza a mio avviso.
    .
    .
    .
    @Antonio
    Veramente robertok06 parlava della inaccuratezza scientifica di “The Day After Tomorrow” e non di “An inconvenient truth”.
    Ma comunque vedo che nel link che hai postato, anche lo stesso autore dell’articolo su Realclimate (chiaramente di parte) non può esimersi dall’ammettere che ci siano un bel po di errori scientifici anche nel film di Al Gore.
    .
    .
    .
    @oca sapiens
    Ho visto i grafici al link che mi ha proposto, ma si riferiscono comunque all’andamento delle temperature degli ultimi 200 anni; non c’è qualcosa che si spinga un po più indietro nel tempo?
    Perchè, se guardiamo ad esempio l’andamento delle temperature in Groenlandia degli ultimi 10mila anni (https://therighttrackmagazine.files.wordpress.com/2017/01/chart3-21.jpg?w=900) si nota chiaramente come in passato le temperature siano state spesso più alte di oggi, senza l’influenza della CO2 prodotta dall’uomo.
    Esiste un grafico simile anche per l’Italia, giusto per riuscire a farmi un’idea più precisa?

  32. stephon Feb 2nd 2017 at 17:53

    Gianluca
    certo, ci mancherebbe. Non sto mica facendo l’apologia di Emmerich (regista i cui film, in genere, mi dicono poco o nulla) o del suddetto film. Dicevo soltanto che ad aver sdoganato (cioè divulgato come meme a livello di cultura di massa) il cosiddetto (da robertok06) “babau del continente europeo che si trasforma in calotta ghiacciata” per l cause già discusse sopra, è stato quel film. Che poi, a dire il, vero, ambientava parte importante del plot sulla calotta ghiacciata nordamericana, non europea, ma poco importa, il concetto viene da lì.
    Al Gore, nel suo film (che, come dicevo, è successivo a quello di Emmerich), non parla di “continente europeo che si trasforma in calotta ghiacciata”.

    Grafici del passato:
    •sulla ricostruzione delle T in Groenlandia, le consiglio anche l’interessante grafico che trova in fig. 1 nel paper di Kobashi et al. 2011 (ultimi 4000 anni).
    •per quanto riguarda le regioni dove viviamo, ne trova a iosa che coprono grossomodo gli ultimi 2 millenni, la letteratura recente si spreca. Naturalmente sono dati proxy.
    Per es. per la regione alpina, le consiglio i risultati del consorzio PAGES 2k o i lavori ad es. di Luterbacher et al. 2016 , Wilson et al. 2016 , de Jong et al. 2013 o Büntgen et al. 2011.
    Per una maggior profondità temporale (ma minor precisione, giocoforza), oltre al cap. 5.5 dell’AR5-WG1, per es. Clark et al. 2012.

  33. stephon Feb 2nd 2017 at 17:57

    robertok06
    “seconda volta almeno che mi rispondi dopo il mio quinto messaggio… in modo che io non riesca a rispondere…”
    falso, visto che le ho risposto il Gen 26th 2017 at 22:51, dopo il suo *terzo* messaggio, quindi quando poteva ancora rispondere (come ha fatto…).

  34. Antonioon Feb 2nd 2017 at 21:51

    @ Gianluca
    @ Ma comunque vedo che nel link che hai postato, anche lo stesso autore dell’articolo su Realclimate (chiaramente di parte) non può esimersi dall’ammettere che ci siano un bel po di errori scientifici anche nel film di Al Gore.

    Ma certo, in un film di un’ora e mezza delle imprecisioni ci stanno, ci mancherebbe. Ma il giudizio riassuntivo di Steig è “How well does the film handle the science? Admirably, I thought.”

  35. albertoon Feb 23rd 2017 at 13:25

    Giusto per ricordare come sia fuorviante considerare il clima del pianeta guardando ai fenomeni atmosferici locali (non solo nel senso di guardare fuori dalla finestra, ma in quello per cui gli Appennini come pure l’ Italia intera, e l’ Europa solo un poco di meno, siano “località” non rappresentative dell’ intero globo) ecco qualche dato sul gennaio trascorso (tarscurando il fatto che andrebbe messo in prospettiva ultradecennale):
    https://www.ncdc.noaa.gov/sotc/global/201701

    la temperatura superficiale di terre+oceani è stata la terza più alta dal 1880; quella degli oceani (senza bambinello) la seconda

    l’ estensione dei ghiacci marini artici è stata la più bassa da quando esistono le misurazioni relative (ossia dal 1979)

    l’ estensione dei ghiacci marini antartici è stata la minima dal 1979.

    Aspettiamo fiduciosi qualche serio pseudo-climatologo che selezioni il dato corretto sulla copertura nevosa dell’ emisfero boreale, la quale è stata la sesta più estesa negli ultimi 51 anni (e quella eurasiatica la settima) per ricamarci sopra e spacciarla come un fatto inequivocabile contro il GW che i climatologici-comunisti della NOAA non evidenziano come dovrebbero.

Leave a Reply