I dati della NOAA/NCEP posizionano l’anno appena trascorso al terzo posto tra gli anni più caldi, mentre la media con altri quattro database climatici porta al 2° posto, ex-aequo con il 2023. In quasi tutti i casi, le anomalie termiche rispetto al cinquantennio preindustriale 1850-1900 sono vicine al limite di 1,5 °C citato dall’Accordo di Parigi, pur non superandolo come l’anno scorso. In Italia, invece, il 2025 risulta il quarto anno più caldo della serie, con un’anomalia di 1,77 °C rispetto al periodo preindustriale.

Abbiamo compiuto un’altra rivoluzione attorno al Sole, ed eccoci giunti nuovamente alle periodiche statistiche di inizio anno nei confronti dell’annata appena trascorsa. A giorni i centri climatici dirameranno i dati ufficiali, e noi, come sempre, useremo come riferimento abituale le anomalie di temperatura estratte dal database NOAA/NCEP della NOAA, che fornisce i dati su punti griglia equispaziati di 2,5° in longitudine e latitudine, paragonandole con i valori di alcuni database storici (GISS, HadCRUT, ERA5 e JMA). Il post in realtà non contiene molte novità rispetto agli ultimi post analoghi di inizio anno, in quanto, come al solito, ci accingiamo a commentare l’ennesimo anno caldo.
Se qualcuno si aspettava l’ennesimo record forse sarà deluso, ma questo continuo incremento rimane molto preoccupante, in quanto si può notare come, nell’ultimo triennio, gli incrementi siano variati tra 1,45 e 1,54 °C, molto superiori ai valori precedenti. Questo non significa che sia stato superato il limite previsto dall’Accordo di Parigi. Sia perché il livello delle temperature medie globali citato nell’articolo 2 (“limitare l’incremento delle temperature medie globali ben sotto i 2°C, facendo sforzi per limitarlo a 1.5°C”)non si riferisce ad un dato annuale, ma va inteso in senso climatologico, ossia riferito a medie ventennali; ma anche perché è un obiettivo di stabilizzazione, ossia riferito ad esempio alle temperature dei decenni di fine secolo, dopo un superamento temporaneo, comunque previsto in tutti gli scenari congruenti con l’accordo di Parigi. Ad ogni modo, si conferma che il pianeta sta cominciando ad “abitare” stabilmente quel limite, oggetto anche di un rapporto Speciale dell’IPCC, che quindi presto verrà superato anche a livello di 1.5 °C calcolato su media ventennale.
Nella tabella 1 sono riportati i principali valori di anomalia media annua rispetto al periodo preindustriale a scala mondiale dell’ultimo quadriennio (i valori degli anni anteriori al 2022 possono essere reperiti sui post relativi agli anni precedenti).
| Anno | Riferimento: 1850-1900 | |||||
| NOAA/NCEP | HadCRUT | GISS | ERA5 | JMA | Media | |
| 2022 | 1.19 | 1.16 | 1.11 | 1.20 | 1.14 | 1.17 |
| 2023 | 1.46 | 1.46 | 1.39 | 1.50 | 1.44 | 1.45 |
| 2024 | 1.53 | 1.54 | 1.50 | 1.62 | 1.53 | 1.54 |
| 2025 | 1.41 | 1.55* | 1.42* | 1.51* | 1.38 | 1.45 |
Tabella 1 – Anomalie di temperatura media globale negli anni 2022-2025 secondo NOAA/NCEP e altri quattro centri climatici. I valori sono espressi in °C, e sono riferiti al periodo preindustriale (anni prima del 1901), ovvero: per HadCRUT, il periodo 1880-1900; per GISS, il periodo 1850-1900). Per i database NOAA/NCEP, ERA5 e JMA, che non si estendono così tanto a ritroso nel tempo, l’anomalia preindustriale è stata ricalcolata usando la differenza climatica dei dati GISS. L’ultima colonna riporta il valore medio sui cinque database.
*Il valore del 2025 per HadCRUT, GISS ed ERA5 è ancora provvisorio e sarà aggiornato a breve. L’anno 2025 si pone quindi subito sotto il 2024, e “sfida” il 2023 per il secondo posto tra gli anni più caldi (addirittura il database HadCRUT lo pone al primo posto), tanto è vero che la media tra questi cinque database climatici lo posiziona al secondo posto ex-aequo con il 2023.
Può essere utile cercare di comprendere questi andamenti. A questo scopo, facciamo una semplificazione: che il segnale delle anomalie di temperature sia formato da una componente continuamente crescente e da un’altra che presenta delle anomalie interannuali ma che è a media nulla sul trentennio. Il primo è il segnale di crescita delle anomalie di temperatura globale (il “trend”) e coincide con il riscaldamento globale causato dall’uomo: esso agisce come una scala mobile che sale lentamente ma inesorabilmente. L’aumento annuo medio nell’ultimo trentennio è stato di circa 0,20 °C per decennio, ed è stato continuo (non costante, ma per semplificare il discorso facciamo finta che lo sia stato). A questo trend si è andato sovrapponendo un segnale oscillante (dovuto alla “variabilità naturale”: anche in questo caso, non si tratta di vere oscillazioni periodiche, ma di fluttuazioni irregolari) che contiene i cicli (o pseudo-cicli) naturali del pianeta. Il risultato è come se un bambino sulla scala mobile stesse saltando su e giù mentre sale.
Il principale di questi cicli è ENSO (El Niño-Southern Oscillation), che alterna fasi calde (El Niño) e fredde (La Niña), e le cui oscillazioni possono spostare la temperatura globale media annuale di circa 0,1 °C – 0,2 °C in più o in meno rispetto alla media del periodo. Tale oscillazione non è regolare, ma ha un ciclo che varia tipicamente tra i 2 e i 7 anni. Poi esistono altre tipologie di variabilità climatica altrettanto importanti, come ad esempio quello dell’AMOC, che è però di difficile comprensione e previsione in quanto i modelli climatici faticano a stimare l’impatto dell’incremento di temperatura media globale sulla sua portata (si veda ad esempio qui). Rimanendo all’interno delle semplificazioni qui assunte, se sommiamo al trend di crescita le oscillazioni “naturali”, è come se uno tracciasse una linea retta che sale (il trend) e ci disegnasse sopra un’onda che va su e giù irregolarmente (la variabilità). Quando l’oscillazione raggiunge il suo picco (es. un forte evento di El Niño), la sua spinta verso l’alto si aggiunge a un valore base già rialzato dal riscaldamento globale. Il risultato è quasi certamente un record assoluto, perché il picco naturale oggi poggia su una base molto più alta rispetto a solo 10 o 20 anni fa. Inoltre, spesso un record non si registra solo in un singolo anno. Ad esempio, se l’El Niño è molto forte e persistente (come avvenuto nel 2023-2024 o nel 2015-2016), il picco dell’onda naturale rimane “alto” per molti mesi. Poiché nel frattempo il trend sottostante ha continuato a crescere, il secondo anno durante il ciclo dell’ENSO può risultare persino più caldo del primo, portando a una sequenza di record. Al contrario, quando l’oscillazione va verso il basso (es. un evento di La Niña), tende ad attenuare il trend del riscaldamento globale. In quegli anni, la temperatura può diminuire leggermente rispetto all’anno record precedente, dando magari l’imprssione che il riscaldamento si sia fermato, mentre in realtà la scala mobile sta continuando a salire sotto i nostri piedi. Questo però lo si vede facilmente considerando che, se oggi avessimo un anno di La Niña (fresco), questo sarebbe comunque nettamente più caldo di un anno di El Niño (caldo) degli anni ’80. Questo comporta anche la conseguenza che, se si volesse invertire la rotta e non avere uno o più anni caldi ogni decennio, l’unico modo sarebbe quello di interrompere il trend di crescita (la scala mobile).
A proposito di ENSO: la caratteristica più impressionante del 2025 è stata la persistenza di temperature alte nonostante la sostanziale assenza di El Niño (che aveva alimentato i record del 2023 e – in parte – anche del 2024). Infatti, il 2025 è iniziato con un gennaio record, il più caldo mai registrato, con un’anomalia monstre di +1,75 °C rispetto all’era pre-industriale, nonostante un’anomalia fredda di temperature (La Nina), come evidente in Fig. 1. Nella seconda metà dell’anno, dopo una temporanea interruzione, si è instaurata nuovamente una fase di La Niña (teoricamente rinfrescante), che però non è riuscita comunque a far scendere a sufficienza le temperature medie globali. Probabilmente il discorso che si era fatto l’anno scorso continua ad essere valido: il ciclo ENSO è certamente molto importante per il clima terrestre, ma non è l’unico fenomeno esistente, ed è probabile che ci siano altri fenomeni a scala globale che stanno influenzando queste anomalie. Inoltre, non va dimenticato che la Terra è coperta per oltre i due terzi dagli oceani, e l’acqua ha una notevole inerzia termica, per cui il calore accumulato richiede tempo per riequilibrarsi con il sistema climatico. Inoltre, come si diceva, non si può dimenticare l’effetto dell’AMOC, che rappresenta una vera e propria spada di Damocle per il clima del bacino Atlantico settentrionale (si veda qui, qui e qui).
Figura 1 – Andamento delle anomalie di temperatura superficiale del mare (in °C) nelle regioni El Nino (Nino-4, tra 5°N e 5°S e tra 150°W e 160°E; Nino 3.4, tra 5°N e 5°S e tra 170°W e 120°W) rispetto al trentennio 1991-2020. Fonte: NOAA.
L’andamento nel mondo

Figura 2 – Anomalie di temperatura superficiale nel 2025 rispetto al trentennio 1991-2020. Fonte dei dati: NOAA/NCEP. Credit: NOAA/ESRL Physical Sciences Laboratory, Boulder Colorado.
In linea con i dati globali che indicano il 2025 come il secondo o terzo anno più caldo mai registrato, la mappa di Fig. 2 evidenzia un riscaldamento non uniforme ma quasi interamente globale, con alcune aree soggette a scostamenti estremi. Tra queste notiamo che una delle aree con le anomalie maggiori è senza dubbio l’Artico (e il Canada settentrionale), con picchi superiori ai +5 °C. Questo fenomeno, noto come amplificazione artica, è alimentato dalla perdita di ghiaccio marino, che nel 2025 ha raggiunto minimi storici in mesi chiave come novembre (-12%). Anche l’Europa ha sperimentato un anno molto più caldo della media; in particolare, l’estate 2025 ha visto anomalie marcate nell’area mediterranea e in Italia, con picchi di oltre +3 °C nel Nord Italia. Passando al Nord America, ampie zone degli Stati Uniti e del Canada mostrano anomalie positive significative, nonostante le anomalie fredde localizzate negli USA a gennaio. Nell’emisfero Sud, si vede come, in Antartide, vaste porzioni del continente mostrano forti anomalie positive, con un nuovo record di caldo nell’ottobre 2025. Rimanendo invece nelle zone abitate, anche l’Australia appare significativamente più calda della media, specialmente nella parte settentrionale.
Per quanto riguarda le zone con anomalia negativa, si vede la caratteristica “lingua” fredda di La Niña nell’oceano Pacifico equatoriale, e anche nella Russia Orientale e in Siberia si notano valori negativi, in controtendenza rispetto al resto del globo.
Infine, per il secondo anno consecutivo si nota un’anomalia debolmente negativa nella zona del nord Atlantico, poco a sud di Islanda e Groenlandia, tra il Canada e la Scandinavia, dove le acque oceaniche relativamente meno dense si inabissano, generando l’AMOC. Questo fatto potrebbe suggerire una conferma dell’indebolimento delle correnti di downwelling (sprofondamento).
E in Italia?

Figura 3 – Anomalie di temperatura superficiale per il 2025 rispetto al trentennio 1991-2020 relativamente all’area europea. Fonte dei dati: NOAA/NCEP. Credit: NOAA/ESRL Physical Sciences Laboratory, Boulder Colorado.
| Mese 2025 | Anomalia Italia (1850-1900) |
| Gennaio | 2,54 |
| Febbraio | 2,05 |
| Marzo | 2,46 |
| Aprile | 1,84 |
| Maggio | 1,03 |
| Giugno | 3,33 |
| Luglio | 1,59 |
| Agosto | 0,94 |
| Settembre | 1,81 |
| Ottobre | 0,57 |
| Novembre | 0,88 |
| Dicembre | 2,17 |
Tabella 3 – Anomalie di temperatura media sul territorio italiano per i mesi del 2025 secondo NOAA/NCEP. I valori sono espressi in °C rispetto al periodo preindustriale.
Il 2025 si è chiuso come il quarto anno più caldo per l’Italia per quanto riguarda l’aria sulla terraferma, e il secondo più caldo sulla superficie marina. L’anomalia è stata positiva su tutte le regioni (Fig. 3), con i valori più elevati lungo il Tirreno e sulle isole. Il contributo maggiore al riscaldamento del 2025 è arrivato dai mesi invernali (gennaio e febbraio) e da giugno, il quale è stato il secondo più caldo dal 1800, con anomalie fino a oltre +3 °C al Nord Italia. Il Mediterraneo ha registrato anomalie termiche superficiali fino a +5 °C durante l’estate, alimentando ondate di calore marine che hanno aumentato l’afa e ridotto il raffrescamento notturno lungo le coste. Il mese con l’anomalia inferiore (Tab. 2) è stato ottobre, che localmente è risultato perfino più fresco della media. Notiamo anche che il mese di dicembre, nonostante l’ondata di freddo nella parte finale ed il fresco da inversione termica in città, sia risultato mediamente un mese con anomalia positiva (si veda anche questa analisi della SMI relativa al nord Italia). Inoltre, in Sicilia il 2025 è risultato il secondo anno più caldo a pari merito con il 2022, dopo l’eccezionale 2024 (dato dedotto da un report in pubblicazione nei prossimi giorni).
Eppure, anche se sembrerà incredibile, nonostante tutti questi dati incontrovertibili, c’è ancora chi crede che la Terra si stia raffreddando, ma sono vaneggiamenti senza senso, come ben spiegato qui.
Testo di Claudio Cassardo, con contributi di Luigi Pasotti, Sylvie Coyaud, Stefano Caserini e Paolo Gabrielli.