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2012, fine del mondo o della scienza?

La pseudo-teoria di origine astronomica della fine del mondo il 21 dicembre 2012 non ha alcun fondamento scientifico; viceversa, i parametri orbitali del pianeta hanno avuto un’influenza enorme sul clima del passato.

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È uscito nei mesi scorsi il pubblicizzato film catastrofista 2012. Il film narra di un’improvvisa esplosione sulla superficie solare che, innescando delle reazioni a catena nel sottosuolo terrestre, provoca una completa ridistribuzione delle terre emerse con una conseguente serie di cataclismi che porta alla quasi completa scomparsa dell’umanità…

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Gli eventi narrati nel film 2012 sono ispirati all’antico calendario Maya che, ideato circa 2500 anni fa, è basato su antiche teorie astronomiche ed è imperniato su un ciclo di 5125 anni che terminerà il 21 Dicembre 2012. Di qui è nata tutta una serie di speculazioni di origine prettamente new age relative ad un’associata serie di cataclismi naturali che porterebbero in breve alla fine del mondo.
Dal punto di vista dell’intrattenimento il film ripaga tutte le aspettative e permette di passare due ore abbondanti di fronte a quello che è probabilmente il più avanzato stato dell’arte negli effetti speciali. Tuttavia, come è facile immaginare per una produzione di questo tipo, i complimenti non possono che fermarsi qui. E forse non vale neppure la pena cominciare a snocciolare tutte le bufale scientifiche su cui il film è imperniato.
L’inconsistenza scientifica della teoria della “fine del mondo nel 2012” (come discusso anche in una recente produzione del National Geographic non le ha impedito di divenire un “caso” di successo, complici anche trasmissioni televisive di dubbia qualità che usano mescolare un po’ di terminologia scientifica con la misteriologia, nelle quali si approfondiscono pseudoscientificamente discorsi di alieni, cerchi di grano e i misteri delle tombe egizie. Programmi quali Mistero e Voyager , veri e propri mezzi di disinformazione di massa, che purtroppo sfruttano e sviluppano l’analfabetismo scientifico così diffuso nel nostro paese.

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L’intrattenimento catastrofista funziona, ed è probabilmente uno dei business piú fiorenti di Hollywood. Si ricorda sicuramente il film “The day after tomorrow” nel quale si narrava di un improvviso arresto della circolazione oceanica innescato dal riscaldamento globale, il quale portava il pianeta nel bel mezzo di una nuova era glaciale nel giro di qualche giorno. Seppur ispirato alle teorie del famoso paleoceanografo Wally Broecker, la possibilità di un arresto repentino della corrente oceanica dovuta al riscaldamento globale è oggi ritenuta improbabile. Il quarto rapporto IPCC indica piuttosto che “La circolazione termoalina dell’Oceano Atlantico, che insieme alla Corrente del Golfo è responsabile del clima mite alle alte latitudini dell’Europa occidentale, potrebbe rallentare nel XXI secolo a causa delle emissioni antropogeniche dei gas serra”.
Se vogliamo, una ricaduta positiva di questo film può essere che da allora un larghissimo pubblico è divenuto improvvisamente consapevole dell’esistenza e dell’importanza della circolazione oceanica per il clima terrestre. Tant’è che non passa conferenza pubblica sul clima in cui al relatore non venga puntualmente chiesto se un evento di questo tipo possa essere possibile o meno. È plausibile dunque che, anche nel caso del film 2012, non tutto il male possa venir per nuocere?
La risposta non è facile: da una lato questi film fanno pensare al fatto che il mondo potrebbe cambiare, divenendo molto diverso da come lo conosciamo. Dall’altro l’allarmismo catastrofista non permette di percepire correttamente il necessario senso di urgenza e di importanza della questione climatica. L’allarmismo catastrofista non può che far pensare alla favola di Esopo, nella quale il continuo allarme per l’arrivo del lupo fa abbassare la soglia di attenzione; un atteggiamento controproducente, perché provoca paura ma anche senso di impotenza, rassegnazione e alla lunga disinteresse.

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Invece dunque che concentrasi sugli errori, del film 2012, è forse più interessante provare a fare il “gioco” inverso rispetto a quello abituale, ovvero di vedere quali spunti ispiranti il film 2012 possano essere realmente riconducibili ad aspetti scientifici. Se ovviamente i vari scenari climatici non prevedono nulla di particolare per il 2012 (si, l’IPCC fallirebbe completamente nel prevedere la fine del mondo…), è forse più interessante cercare di ricostruire cosa possa essere eventualmente accaduto dal punto di vista climatico all’inizio di questo ciclo astronomico (ovvero alla fine dell’ultimo) 5122 anni fa….circa. Per compiere quest’indagine abbiamo a disposizione un numero sorprendente di tracce che ci sono pervenute dal passato.
All’inizio del secolo scorso, sul fondo del lago Tahoe in Sierra Nevada, si scoprono dei tronchi d’albero sommersi che, datati attraverso l’analisi del carbonio 14, rivelano un’età di circa 5000 anni. Nel 1991, dai ghiacciai in ritiro delle Alpi Tirolesi, emerge il corpo mummificato di Otzi, l’Iceman la cui età risulta di circa 5000 anni. Nel 2002, a Quelccaya nel sud del Perú, emergono dalla calotta di ghiaccio in ritiro delle piante ancora radicate al suolo e perfettamente conservate che rivelano un’età di circa 5000 anni. E proprio circa 5000 anni fa il Sahara, da ampia distesa verdeggiante che era, si trasforma rapidamente nel deserto che conosciamo. La serie di avvenimenti riconducibile ad un brusco avvenimento avvenuto intorno a 5000 anni fa non finisce qui ed un vasto elenco, ancorché non esaustivo, è riportato qui.
La causa di quello che è accaduto 5000 anni fa è dibattuta e non esiste ancora una spiegazione convincente. A causa del ciclo di precessione di 26000 anni dell’asse terrestre, durante la prima parte dell’Olocene (iniziato circa 11000 anni fa), l’emisfero nord era soggetto ad un irraggiamento solare estivo maggiore rispetto all’emisfero sud e viceversa durante la seconda parte. A metà dell’Olocene (5000-6000 anni fa) si è dunque assistito ad un periodo di transizione in cui i due emisferi sono stati irraggiati dal sole in maniera pressoché identica. In questa breve fase le fasce climatiche terrestri (temperata e tropicale) potrebbero essersi ridistribuite in seguito alla migrazione verso sud della zona di convergenza intertropicale.
L’idea generale che sta emergendo è che 5000 anni fa sia avvenuta un rapido cambiamento climatico che, invece di provocare una marcata variazione globale della temperatura, ha piuttosto ridistribuito le precipitazioni sul globo terrestre. Tuttavia, una causa unicamente di tipo orbitale non spiega la rapidità di quest’evento climatico che potrebbe dunque essere stato amplificato da processi di feedback a carattere regionale (si veda per esempio qui). In ogni caso questo rapido evento nel bel mezzo dell’Olocene sta cominciando a minare il concetto, largamente accettato, che l’Olocene sia stato un periodo relativamente stabile dal punto di vista climatico.

A questo punto ci si potrebbe chiedere se i Maya, avendo ideato il loro calendario astronomico ben 2500 anni dopo questo rapido evento, abbiano magari potuto predire a posteriori questo cambiamento climatico di origine orbitale. Ci si può anche chiedere se i Maya, grazie al loro persistente e diretto contatto con il sistema naturale, avessero magari potuto sviluppare delle raffinate conoscenze andate poi perdute…. conoscenze difficili da recuperare a causa del nostro sempre maggiore distacco dalla realtà naturale, un isolamento che nella maggior parte dei casi ci preclude perfino la semplice osservazione del cielo stellato. In ogni caso, pur se gli archeologi e gli antropologi hanno mostrato la complessità delle conoscenze della civiltà Maya, le conoscenze attuali sono incomparabilmente superiori. E se da un lato questo ci rassicura su presunti effetti catastrofici, derivati ad esempio dall’allineamento dei pianeti, dall’altro ci mostra come gli effetti dei cambiamenti climatici in atto possono essere pericolosi.

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In conclusione, non vale proprio la pena trattenere il fiato per l’improbabile imminente distruzione del pianeta nel 2012 dovuta alle forze del cosmo; conviene piuttosto concentrarsi sui molto più probabili danni che provocheranno gli esseri umani continuando ad emettere i gas serra in atmosfera.

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Testo di Paolo Gabrielli e Stefano Caserini

15 responses so far

15 Responses to “2012, fine del mondo o della scienza?”

  1. NoWayOuton Gen 21st 2010 at 14:10

    Non ricordo le parole esatte, ma Asimov sostene va che per fare della buona fantascienza bisogna ideare un solo punto di “rottura” con la scienza e per il resto essere scientificamente rigorosi. Ma la fantascienza e’ altro genere rispetto al catastrofismo da spettacolo.

    Riguardo invece la scienza, non credo possa sorprendere che la diversa distribuzione dell’insolazione dovuta alla precessione causi significative variazioni del clima. Anche la rapidita’ delle variazioni ci stiamo abituando a considerarle una caratteristica piu’ che una eccezione del sistema climatico del nostro pianeta. Sarebbe interessante invece sapere se vi e’ stata contestualmente una significativa variazione del bilancio energetico planetario.

  2. Enricaon Gen 21st 2010 at 16:37

    Confermo che Voyager e Mistero sono due trasmissioni allucinanti, una vera boiata pazzesca; eppure c’è tanta gente che le segue pensando che si tratti di cose scientifiche e non di stupidaggini.
    Il regista dei due film è lo stesso, Roland Emmerich.

  3. Simone82on Gen 21st 2010 at 21:43

    La storia delle profezie dei Maya è una gigantesca macchina da guerra commerciale per spillare soldi agli ignoranti. Il cinema dei VFX si è soltanto adeguato per diventare un potente alleato di questa macchina. Il resto è solo e nient’altro fuffa: molto bella da vedere per passatempo da cinema ma niente altro.

    Non ho ben capito invece cosa c’entri la storia dell’Olocene e le elucubrazioni della simbiosi con la natura dei Maya, rispetto al loro calendario e alle loro età del lungo computo. Inoltre le popolazioni antiche sono abbastanza note per distruggere tutto ciò che incontravano, non le prenderei esattamente ad esempio ecologico o naturalista da rinnovare al giorno d’oggi…

    Di sicuro cmq 5000 anni fa non c’era la CO2 dell’uomo… Sulla quale attendiamo con trepidazione la pubblicazione dell’articolo di Stephen Schwartz del Brookhaven National Laboratory! 😀

  4. Claudio Cassardoon Gen 22nd 2010 at 06:04

    @Simone82
    Le popolazioni antiche, ed i Maya non fanno eccezione, non hanno certo brillato – in linea generale – dal punto di vista ecologico. Come viene brillantemente spiegato nel libro “1491 – New Revelations of the Americas Before Columbus” (qui su Amazon http://www.amazon.com/1491-Revelations-Americas-Before-Columbus/dp/140004006X), sicuramente consigliabile da leggere, una concausa del declino di molte civiltà americane precolombiane è stato l’eccessivo sfruttamento delle risorse ecologiche nei dintorni delle loro città, spesso città-stato, fattore a volte più importante di quanto non sia stato il cambiamento climatico. A volte, alcune tecnologie si sono rivelate inconsapevolmente antiecologiche, come nel caso delle pratiche di irrigazione che hanno prodotto una progressiva salinizzazione dei territori coltivati. Hanno peraltro la scusante che non potevano essere a conoscenza di certi meccanismi che invece noi oggi conosciamo molto meglio.
    Ciononostante, non va dimenticato che alcune di quelle civiltà avevano ideato delle metodologie all’avanguardia, tra cui cito quella della terra-preta (http://en.wikipedia.org/wiki/Terra_preta), che consentiva di ancorare il terreno, e quindi i nutrienti, anche in una zona come la foresta equatoriale dove il grosso problema della posizionatura di nuove piantagioni è l’enorme erosione del suolo.

  5. Simone82on Gen 22nd 2010 at 12:48

    @Claudio
    Sono un archeologo (vero) appassionato di mesoamerica: la mia non era una contestazione verso i Maya (non sono solito processare la storia), ma semplicemente una presa di posizione per tentare di capire quali voli pindarici sono stati applicati per collegare l’Olocene ai Maya con una spruzzata di ambientalismo new age che non fa mai male da queste parti…
    Sull’avanzamento tecnologico delle popolazioni antiche non v’è nulla da dire, anzi il progredire degli studi archeologici dimostra soltanto quando in realtà poco sappiamo delle loro reali conoscenze scientifiche (giuste o sbagliate, utili o dannose che siano, la cultura di un popolo rimane sempre la sua cultura). Ci sono anche i libri di Coe, tradotti in italiano, molto belli da leggere su queste popolazioni…

  6. giulioon Gen 22nd 2010 at 14:27

    Il ciclo di precessione dell’asse terrestre è di circa 25800 anni, non di 23000.
    Il ciclo di 23000 è dato dalla combinazione del ciclo dell’asse con quello dell’ellittica. Tuttavia è un calcolo molto approssimativo, come l’estrema “tondità” della cifra poteva lasciar supporre. E’ tanto approssimativo che da altre parti si parla di 2000 anni in meno, ovvero 21000 🙂

    Curioso pensare il periodo di 5000-6000 anni fa come ad una transizione, dato che la variazione dell’inclinazione dell’asse terrestre è abbastanza regolare, siamo perennemente in un periodo di transizione 😉 . si potrebbe invece notare come in un periodo geologico recentissimo, con un clima più caldo dell’attuale, durante il cosidetto optimum olocenico, il sahara fosse una bella savana invece di un deserto infuocato. Questo mi pare strida un pò con i vaticini di desertificazione del mediterraneo europeo a seguito di un supposto aumento termico globale.

    Per inciso poi, mutazioni che porterebbero a conseguenze catastrofiche nel giro “di una notte” sono possibilissime, come dimostra il recentissimo evento dello younger dryas, quando l’emisfero nord ripiombò per un migliaio di anni nel pieno di un’era glaciale.

    Invece di porsi domande senza senso del tipo: potrebbero i maya aver previsto un cambiamento climatico futuro di origine orbitale sulla base di un rapido evento della stessa natura avvenuto 2500 che nascesse la loro civiltà? Altro che Mistero!! Queste sì che sono boiate! poichè:

    a) come viene ammesso nel post stesso le variazioni orbitali non possono aver portato a nessuna rapida variazione

    b) periodo di variazione orbitale è un concetto senza senso, dato che i parametri orbitali sono in continua variazione

    c) chissà come i maya avrebbero dovuto ricordarsi o sapere di un evento, che peraltro in mesoamerica potrebbe anche essere stato non avvertito, collocato 2 millenni e mezzo prima degli albori della loro cultura e civiltà

    Una mente aperta si chiederebbe invece:

    1) come questo popolo, la cui civiltà è durata per intero circa 1500 anni, abbia potuto osservare ed essere a conoscenza, se davvero è così, di un ciclo di quasi 26000 anni.

    2) il motivo per cui abbiano dovuto ideare un calendario tanto complesso, ma soprattutto così preciso, senza alcuna necessità pratica specifica e senza alcun strumento osservativo.

    Infine, sebbene non sia un esattamente un fan di Voyager, il giudizio su questa trasmissione riflette ancora una volta tutta la vostra superbia intellettuale. I temi vengono invece affrontati con molto equilibrio, tanto che anche riguardo la questione 2012, la conclusione a cui giungono è tutt’altro che catastrofista. Non vedo inoltre perchè demonizzare un programma che dà possibili spiegazioni alternative là dove storia e scienza ufficiali non sanno che pesci prendere, quali ad esempio il declino subitaneo della stessa civiltà maya, le cui spiegazioni fornite dal libro suggerito da Claudio sono assolutamente inconsistenti, oppure come la civiltà considerata progenitrice dei maya stessi e delle altre culture mesoamericane abbia potuto scolpire statue di volti umani dai tratti inequivocabilmente africani: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Mexico.Tab.OlmecHead.01.jpg

  7. Enricaon Gen 22nd 2010 at 16:15

    @ Giulio
    Non mi stupisco che secondo Lei la trasmissione Voyager affronti i temi con molto equilibrio, trovo delle buone similitudini fra il rigore scientifico di quella trasmissione e quello che Lei scrive. Se legge quanto ha scritto la Dott.ssa Ceci nell’articolo che è linkato nel post, trova delle argometazioni precise e documentate.
    Dire che Voyager da “possibili spiegazioni alternative là dove storia e scienza ufficiali non sanno che pesci prendere” è interessante.. molto interessante, anche il mago Otelma faceva questo…

  8. Paolo Gabriellion Gen 23rd 2010 at 04:35

    @ Nowayout

    “Sarebbe interessante invece sapere se vi e’ stata contestualmente una significativa variazione del bilancio energetico planetario”.

    Di per se la precessione causa solo una ridistribuzione dell’irraggiamento solare e quindi dell’energia ricevuta dal pianeta. Sono poi i processi di feedback interno innescati dalle variazioni orbitali a modificare il budget energetico del pianeta come abbiamo discusso qui: http://www.climalteranti.it/2009/05/06/le-variazioni-climatiche-durante-l’ultimo-milione-di-anni-mandanti-killer-e-alibi-prima-parte/

    @ Simone82

    “Non ho ben capito invece cosa c’entri la storia dell’Olocene e le elucubrazioni della simbiosi con la natura dei Maya, rispetto al loro calendario e alle loro età del lungo computo. Inoltre le popolazioni antiche sono abbastanza note per distruggere tutto ciò che incontravano, non le prenderei esattamente ad esempio ecologico o naturalista da rinnovare al giorno d’oggi… “

    Nel post in realta’ non si parlava di simbiosi dell’uomo con la natura ma solamente di un suo contatto ed una sua osservazione diretta piu’ frequente rispetto a quella della maggior parte della popolazione del pianeta oggi. E’ vero che l’impatto dell’uomo puo’ essere stato molto forte nel passato, ma questo e’ dimostrato solo a livello locale. Cosa ben diversa dall’impatto globale di piu’ 6 miliardi di persone a cui assistiamo oggi e che ha indotto Paul Crutzen a definire la nostra epoca Antropocene http://en.wikipedia.org/wiki/Anthropocene

    “Di sicuro cmq 5000 anni fa non c’era la CO2 dell’uomo…”

    Non e’ una cosa cosi’ scontata: la teoria di Bill Ruddiman sull’impatto antropogenico dell’uomo sul clima a partire dall’inizio dell’Olocene e’ ancora piuttosto dibattuta in ambito scientifico. http://earth.geology.yale.edu/~avf5/teaching/Files_pdf/Ruddiman2003.pdf

    @Giulio

    “Il ciclo di precessione dell’asse terrestre è di circa 25800 anni….E’ tanto approssimativo che da altre parti si parla di 2000 anni in meno, ovvero 21000”

    26000 anni, corretto, grazie. Da altre parti si parla di 21000 anni perche’ questo e’ il risultato delle analisi spettrali dei records ricavati dagli archivi paleoclimatici. Un’altra cosa e’ invece il calcolo deterministico dei cicli orbitali a partire dalle leggi gravitazionali.

    Mi scusi, ma nel resto del suo intervento mi sembra che se la fa e se la canta. Se leggera’ con piu’ attenzione il post e magari qualche link suggerito vedra’ che capira’ meglio. Riguardo alle trasmissioni televisive in questione mi sembra che le abbia gia’ risposto Enrica.

  9. Simone82on Gen 24th 2010 at 14:26

    @ Paolo Gabrielli
    Grazie per il chiarimento, mi rendo conto di aver interpretato frettolosamente lo spirito dell’articolo. Su quanto da lei ribadito ovviamente non vi è alcun dubbio.
    Lo studio di Ruddiman, interessante quanto per me sconosciuto, imho rivela un errore filosofico di fondo grossolano: l’uomo viveva sulla Terra come tutte le altre creature, è un prodotto della natura, come si può pensare che tutte le altre creature non abbiano avuto un impatto sul clima terrestre? Sicuramente ci sono specie animali che hanno distrutto gli ecosistemi locali come e più dell’uomo stesso (vi sono innumerevoli esempi in tal senso). Se andiamo a vedere, la massa dell’uomo sulla Terra era nettamente inferiore a quella di altre creature che come lui mangiano, respirano, “petano” e quant’altro. Mi sembra che il dibattito scientifico in tal senso verta soprattutto sull’ossessione che soltanto l’uomo sia la causa dei mali della terra: una specie di fobia antropica… Stai a vedere adesso che non solo dobbiamo smettere di bruciare petrolio, ma addirittura dovremo dare seguito ad una estinsione globale di massa, così il clima terrestre tornerà ad essere pienamente naturale: infatti, nell’8000 BP si stima fossino 10milioni sulla Terra e l’urbanizzazione era ancora di là da venire (iniziava a svilupparsi nel Medio Oriente, tipo comunità di Uruk, ma trattasi di una percentuale infima di popolazione). Quindi dovremmo tornare ai livelli stimati nel 10.000 BP, meno di 5 milioni di persone, a vivere nelle grotte: però almeno Tuvalu sarà salva. Ma quand’è che cacciamo questi finti studiosi dalla scienza?
    Grazie cmq dell’indicazione, articolo salvato nella mia cartella di archeologia, può essere sempre utile, poiché mi sembra contenga molti spunti utili in tal senso. Più intrigante infatti l’idea che un piccolo apporto ci fosse in epoca pienamente civilizzata ovunque nel mondo, leggasi il nostro periodo romano e medievale, di cui mi interesso direttamente nei miei studi.

  10. oca sapienson Gen 25th 2010 at 00:43

    @simone 82
    Se l’interessano gli apporti umani al clima locale, ci sono studi inglesi che risalgono al ‘700, anche con esperimenti in serra, per conto dell’East India Company spesso. Se legge Plows, Plagues and Petroleum di Ruddiman, vedrà che storia e antropologia non sono il suo forte. Né lui né altri – a quanto ne so – hanno auspicato l’estinzione dell’umanità per rimediare agli effetti dei nostri gas-serra.

    A modificare il clima e l’ambiente globale sono stati batteri, muffe e insetti. Ma si riciclano a vicenda e in passato riuscivano a riciclare quasi tutti i prodotti delle nostre attività, oltre a noi. La novità sono miliardi di top predators – con 60 miliardi di animali di allevamento e altrettante macchine – stipati sul 30% del pianeta a consumare risorse ed energia. L’alternativa è tenere aria, acqua e suolo un po’ più puliti, o continuare a sporcarli, non tornare nelle grotte.

  11. Stefano Caserinion Gen 25th 2010 at 20:05

    @ Enrica

    Concordo, l’analisi di Chiara Ceci su Voyager è impietosa quanto corretta.

    Per quanto riguarda Mistero, è anche peggio. Una volta sono incappato nel cantante
    Enrico Ruggeri che intervistava (seriamente), un uomo “rapito dagli alieni”, alieni provenienti da Clarion.
    Ho ritrovato la puntata http://video.tiscali.it/canali/truveo/968292086.html
    Ci sono le foto di questi alieni di Clarion, che sono “meno emozionali” ma “conoscono l’amore”, e poi si puo’ sentire un loro messaggio.
    Qui invece la puntata con l’esposizione di un presunto feto alieno http://www.youtube.com/watch?v=5DIBLjG-BYI

    In parte può essere divertente, ma è demenzialità pura, una buffonata.
    O forse si dovrebbe dire che abusano della credulità popolare, poi c’è un sacco di gente che si compra dvd e libri con queste cose.

    Infine, ultima nota di tristezza: queste due sono state negli ultimi mesi le uniche trasmissioni che si sono occupate di scienza (di cose che assomigliano alla scienza) sulle principali reti televisive italiane.

  12. Giancarloon Mar 28th 2010 at 19:33

    Quoto Stefano e chi ha scritto che trasmissioni “poco rigorose” (così non si offende nessuno… dai diciamocelo in faccia, non mi pare ci sia tanto di scientifico a fare “solo ipotesi” e chiudere con “ma sarà davvero così?” , è risaputo che il metodo scientifico dia ipotesi ma soprattutto cerca di capire se queste sono realizzabili o meno) tendono a far spulciare soldi alla gente.

    Il loro “potere” sta nel metodo di presentazione alla massa: se una cosa falsa è ben presentata sarà presa in considerazione maggiormente (nella media) rispetto a una cosa vera ma con una presentazione minore.

    Per non parlare del fatto che quelle due trasmissioni, come già detto, sono state le uniche a occuparsi di scienza (a parte anche Ulisse però)… Sarà un caso che poi Piero Angela vada in onda in estate quando oramai la tv non la guarda più nessuno? Forse perchè la scienza vera vende di meno… ahah (risata triste in realtà)

  13. Giancarloon Gen 4th 2011 at 09:17

    Per Enrica.

    Molto divertente la battuta sul mago Otelma (risata ironica).
    Come al solito chi non la pensa come voi è degno solo di essere preso in giro.
    Patetica!

  14. Ericaon Gen 6th 2011 at 08:43

    Caspita, una risposta dapo 11 mesi e 15 giorni, che velocità.
    Vede, la mia ironia non è contro chi la pensa in modo diverso.
    Il problema è che questo signore, con la sua trasmissione che tra l’altro inizia di nuovo fra pochi giorni, disinforma in modo sistematico sulle questioni scientifiche. Puo’ pensare quello che vuole, basta che non usi il servizio pubblico per propinarci quelle stupidaggini che ci sono nelle sue spiegazioni alternative.
    Se massacrano l’università non si puo’ protestare, possibile che non sia possibile più neppure fare una battuta contro chi parla di scienza in televisione ? Dobbiamo solo subire, passivamete ?

  15. Paolo Gabriellion Gen 2nd 2012 at 03:47

    Segnalo il post di Piergiorgio Odifreddi:

    “Il 2012 e la fine del mondo”

    http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2012/01/01/il-2012-e-la-fine-del-mondo/