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L’errore esogeno del Prof. Panebianco

Il Prof. Angelo Panebianco in un articolo sul Corriere della Sera discute di scienza, politica, comunicazione e opinione pubblica; nonostante molti passaggi interessanti, l’articolo è un’altra dimostrazione del ritardo della cultura italiana nel capire, o anche solo nell’informarsi adeguatamente, sul tema dei cambiamenti climatici.

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L’articolo “Neo Dogmatici. Quando gli scienziati non ammettono errori” del Prof. Angelo Panebianco, pubblicato dal Corriere della Sera del 7 giugno 2010, è sicuramente interessante e contiene numerosi passaggi del tutto condivisibili sul difficile rapporto fra scienza, opinione pubblica e decisori politici, nonché del ruolo ambiguo dei mezzi di informazione.
Panebianco va al cuore del problema sin dalle prime righe, ponendosi l‘obiettivo di dare un’interpretazione alla natura delle controversie scientifiche nel campo delle scienze fisiche e biologiche, e cita come esempi i casi dei “conflitti che si sono accesi intorno alla questione dei cambiamenti climatici”, le “dispute intorno alla teoria darwiniana” e il “recente clamore sulla cellula artificiale”.

L’autore definisce tre tipologie di critiche rivolte alla scienza: le critiche tradizionaliste (l’incomprensione della natura della scienza, dei caratteri che le sono propri), le critiche populiste (la scienza come attività elitaria) e le critiche legate agli errori commessi degli scienziati.

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Gli errori endogeni ed esogeni

Gli errori degli scienziati, che danno origine al terzo tipo di critiche sono, secondo Panebianco, classificabili in due casi.
Il primo è quello dell’errore endogeno, un errore intrinseco all’attività scientifica, legato alla “debolezze umane degli scienziati” che si intestardiscono su loro convinzioni e rinunciano allo scetticismo che dovrebbe caratterizzare il loro agire (“il carattere antidogmatico è la vera virtù della scienza”), a favore di un irrigidimento dogmatico. Si tratta, come ben scrive Panebianco, di un tipo di errore che è rimediabile dalla stessa comunità scientifica, che possiede gli anticorpi per neutralizzare questi errori.
Pur se, come ricorda Panebianco, “gli scienziati mainstream hanno ragione a difendersi dagli eccentrici, dai non ortodossi (i ciarlatani, scopritori dell’elisir di lunga vita, vivacchiano da sempre ai margini delle comunità scientifiche)”, gli stessi scienziati sbagliano se (per pigrizia intellettuale o per il timore di vedere indebolito il contesto in cui operano) si rifiutano di prendere sul serio tesi nuove o eretiche. Panebianco ha fiducia nel processo scientifico, che ritiene in grado sul lungo periodo di abbattere le barriere del dogmatismo: “nelle questioni di scienza, il tempo è galantuomo”.

Il secondo tipo di errore, chiamato “esogeno”, riguarda il rapporto fra gli scienziati e il mondo dei non scienziati e dei mezzi di comunicazione, intermediari del rapporto fra la scienza e la società.
Panebianco presenta i problemi derivanti dalla richiesta di brutale semplificazione che arriva dai mezzi di comunicazione, la richiesta di “divulgare certezze (anche quando non ci sono)”, il fatto che queste richieste esterne alla scienza riguardano spesso argomenti che dividono politicamente le società (“il tema dei cambiamenti climatici è un perfetto esempio”) e che l’intervento richiesto agli scienziati “non è mai neutro rispetto agli interessi e alle ideologie che competono per la supremazia politica”.

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Soluzioni troppo semplici

Se l’analisi è chiara e condivisibile, la soluzione che propone Panebianco per questo tipo di errore è molto semplice, quasi banale: da un lato che “gli scienziati dovrebbero avere una chiara percezione del terreno minato in cui si muovono”, dall’altra che dovrebbero “imporre a se stessi massima cautela”. Sembra troppo facile: è difficile credere che il problema possa essere risolto con così poco sforzo, con la cautela che chiunque ha avuto a che fare con i mezzi di informazione impara.

Dalla richiesta di massima cautela, il finale dell’articolo arriva ad un vero e proprio inno all’incertezza, all’impossibilità di pronunciarsi per un scienziato saggio:
(gli scienziati)… in generale, devono essere sempre consapevoli delle drammatiche semplificazioni inerenti alla comunicazione. Non possono impedirle. Ma possono almeno imporre a se stessi massima cautela. Ricordo (è un episodio della fine degli anni Ottanta) un servizio televisivo sul caso delle mucillagini che avevano appena invaso l’Adriatico. Molti ricercatori intervistati spararono, con eccessiva sicurezza, varie spiegazioni del fenomeno. Uno soltanto, con disappunto dell’intervistatore, rispose: «Non so, è un fenomeno complesso, devo studiarlo ». Pensai: forse è proprio lui lo scienziato degno di maggior fiducia.
La conseguenza che il finale dell’articolo lascia intuire è che anche su altri temi (ad esempio sul riscaldamento globale) siano meritevoli di fiducia quanti dicono «Non so, è un fenomeno complesso, devo studiarlo».

Si tratta di una conclusione non adatta a molte discipline scientifiche, come quelle che studiano i fenomeni di inquinamento, per le quali è necessario che la comunità degli studiosi sia in grado di rappresentare l’incertezza, di comunicarla ai decisori politici che devono spesso decidere in condizioni di incertezza. È un problema basilare delle politiche ambientali il decidere sapendo che le conoscenze non sono complete. Perché durante l’attesa che gli studi siano completati (se mai potranno esserlo, in alcuni campi…) , la situazione potrebbe aggravarsi; perché anche non decidere è una decisione che ha conseguenze.

La valutazione e la comunicazione dell’incertezza in modo consistente e omogeneo è di grande importanza per le questioni più complesse; a questo scopo diverse istituzioni scientifiche e governative hanno sviluppato apposite procedure e linee guida per definire e comunicare correttamente le incertezze connesse alle loro valutazioni. La gestione dell’incertezza prevede la caratterizzazione degli elementi affetti da incertezza (dati, modelli, parametri, giudizi di esperti, impostazione metodologica), la tipologia dell’incertezza (statistica, di scenario, dovuta alla variabilità, epistemica), e le scale di valori, o i conflitti di interesse, che possono alterare la valutazione.
La definizione di un quadro congruente sulle conoscenze disponibili, sulle incertezze residue è un elemento di grande importanza del processo decisionale, che deve bilanciare in modo adeguato i rischi derivanti dall’incertezza e dall’incompletezza delle conoscenze con i pericoli dell’inazione.

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L’errore esogeno

Panebianco è molto duro e senza speranza sui problemi della comunicazione scientifica dei mass media (“C’è poco da fare contro i processi semplificanti e deformanti delle tesi scientifiche che si manifestano in sede di comunicazione”), ma di fatto non sembra tenerne conto, come mostra lo scivolone in cui incorre, laddove scrive: “Lasciando da parte i casi di patente malafede (ad esempio, le accertate falsificazioni dei dati da parte di alcuni ricercatori che si occupavano di cambiamenti climatici)…”.
Su cosa avrà basato Panebianco questa affermazione così netta e pesante sul lavoro di alcuni scienziati? Contattato via email, il Prof. Panebianco ha indicato genericamente alcuni articoli usciti sui quotidiani relativi alla vicenda delle email rubate dai server del CRU, sostenendo di aver letto le email imputate ma senza dare indicazioni su quali siano i passaggi in cui desumere prove di “patente malafede”.

Pur se su alcuni aspetti del presunto “Climategate” è necessario riflettere per migliorare ancora di più la credibilità della scienza del clima, non sono emerse prove di dati falsificati, non ci sono dati cancellati o pubblicazioni ritirate in seguito a quanto emerso nelle mail. È una vicenda complessa e ancora non chiusa, ma dalle sintesi oggi disponibili è evidente che gli aspetti più importanti non sono relativi a presunti “trucchi” ai dati; come mostrato in un precedente post, non sono avvenute secondo tutte le inchieste approfondite che hanno finora indagato la vicenda.

A parlare di “falsificazioni accertate” e a dare alla vicenda rilevanza come archetipo di truffa e falsificazione sono stati i resoconti parziali e confusi dei quotidiani, che ben si inquadrano in quei “processi semplificanti e deformanti” descritti dall’autore poche righe prima.
Nel dare un giudizio così duro e sicuro sugli studiosi del clima Panebianco è incorso nell’errore da cui voleva mettere in guardia gli scienziati: la mancanza di cautela, non tenere conto di essere in un terreno minato. È proprio l’ “errore esogeno” che aveva così bene descritto.

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Testo di Stefano Caserini

37 responses so far

37 Responses to “L’errore esogeno del Prof. Panebianco”

  1. Antonioon Giu 23rd 2010 at 19:45

    Divertente che Panabianco abbia emesso una sentenza senza appello sullo scandalo del climategate. Di solito è lui a dare del giustizialista agli altri…
    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/panebianco-e-montalbano/2129193

  2. Guido Botterion Giu 24th 2010 at 08:43

    Dici che non ci sono “falsificazioni accertate”, ma poco ci manca:
    dove sono i dati su cui si sono basati per il grafico della mazza da hockey ?
    come mai dati di quell’importanza sono stati a lungo negati,
    come mai nelle e-mail c’era scritto che magari li avrebbero distrutti, piuttosto che darli,
    come mai poi hanno detto (Phil Jones) che li aveva distrutti ?
    Certo ci sono state delle commissioni a giudicare la faccenda… ma siamo sicuri che veramente volessero “giudicare” ?
    A volte si mettono su commissioni con l’unico scopo di insabbiare la cosa…
    Secondo me.

  3. Antonio Caputoon Giu 24th 2010 at 08:43

    Benvenga l’invito alla cautela di Panebianco ma chissà perché sembra più indirizzato a quanti studiano i cambiamenti climatici pubblicando su riviste scientifiche di quanto non lo sia a chi ne scrive soltanto pubblicando sui quotidiani! Ma forse è solo una mia impressione.
    Stefano ha fatto bene a mettere in evidenza come in molti casi la cautela cui sembra riferirsi Panebianco sia facilmente traducibile in immobilismo (“perché anche non decidere è una decisione che ha conseguenze.”). Questo rivela come Panebianco gestisca male o ignori quella fastidiosa categoria dell’incertezza che da qualche tempo caratterizza il discorso scientifico, ed è questa la cosa veramente grave più ancora dello scivolone sulla “patente malafede”. Del resto, per questa faccenda, Panebiano è rimasto vittima di quella stessa semplificazione dei mezzi di comunicazione che ritiene così pericolosa per gli scienziati!
    Un’ultima considerazione, la conclusione del politologo, «Non so, è un fenomeno complesso, devo studiarlo», è apprezzabilissima se pronunciata prima di un discorso, non dopo!

  4. stephon Giu 24th 2010 at 09:26

    Classico esempio di retroazione positiva: il gatto che si morde la coda…
    Fallacia sul climagate a parte, ci sono comunque osservazioni molto condivisibili. Altre invece un po’ meno. Per es.: è pur vero che l’inno all’incertezza è una specie di conditio dell’agire scientifico, ma da qui a farne un’apologia ne passa. Io penso che, come scrive bene Caserini, in molti terreni minati nei quali è applicabile il principio di precauzione, occorre muoversi con un approccio euristico. Proprio perché i fenomeni sono complessi, un inno all’incertezza come quello suggerito da Panebianco, secondo me, va disgiunto dai metodi classici ai quali la ragione attinge, cioè ad es. la “Regulae” cartesiana della certezza al di là di ogni ragionevole dubbio. Quando la teoria delle decisioni deve affrontare problemi di altissima complessità, utilizza metodi che raramente (o solo settorialmente) rispettano le “Regulae” della ragione classica, prediligendo invece metodi più euristici.
    Senza contare, poi, che – da un punto di vista meramente logico – l’inno e l’apologia dell’incertezza porta facilmente al ben noto paradosso della conoscibilità.
    http://plato.stanford.edu/entries/fitch-paradox/

    @Guido e la faccenda del bubblesgate: la invito a passare fugacemente sui mio blog.

  5. Savinoon Giu 24th 2010 at 09:51

    @Guido

    “Certo ci sono state delle commissioni a giudicare la faccenda… ma siamo sicuri che veramente volessero “giudicare” ?

    Mi sembra un po’ come quando si esce di casa e ci si chiede “ma avrò chiuso il gas ?” poi si rientra si guarda la levetta orizzontale si esce e ci si chiede “ma avrò veramente visto la levetta giù o me lo sono immaginato ?” e si rientra.
    Possiamo fare una bella commissione sulla commissione per capire se la prima commissione voleva veramente “giudicare”.

    Mi occupo di stima delle incertezze di misura da un po’ e credo che il post colga il punto centrale della questione, Panebianco dice con più eleganza e meno sciatteria quello che dice Battista (vedi post precedenti) e cioè che non importa se le critiche e i dubbi sui cambiamenti climatici siano fondati o no (tanto incerti lo sono sempre), l’importante è che il nostro stile di vita non cambi.
    A questo, secondo me, sono legate le semplificazioni dei media e la ricerca spasmodica della cosiddetta “pistola fumante” del complotto degli scienziati conformisti.
    Non tanto per il fatto che consapevolmente riconosciamo l’insostenibilità del nostro modello di sviluppo ma che ci rifiutiamo di accettare che possano esistere divieti non derogabili, magari comprando il “permesso di inquinare” da chi non ha mai inquinato.
    In pratica possiamo accettare il fatto di pagare anche salato per non diminuire di un metro i nostri percorsi in auto ma non tolleriamo che ci venga imposto il divieto, anche per un giorno solo.
    Battista usa qualsiasi argomento, anche quelli più inverosimili, per instillare il dubbio che qualsiasi modifica dei nostri stili di vita sia un sacrificio inutile, Panebianco ha il “merito” di offrire una giustificazione nobile all’inazione, l’incertezza.
    Ma questo è un problema che tocca tutti, scettici compresi.

  6. Piero Iannellion Giu 24th 2010 at 13:39

    “Il dottor Phil Jones (IPCC)ammette: Nessun riscaldamento Globale dal 1995..”

    1^I dati di vitale importanza per sostenere il ‘grafico della mazza da hockey’ sono andati PERSI !

    2^ Non c’è stato alcun riscaldamento globale a partire dal 1995

    3^ Periodi di riscaldamento globale sono già accaduti in passato – ma non a causa dell’uomo .

    http://go2.wordpress.com/?id=725X1342&site=daltonsminima.wordpress.com&url=http%3A%2F%2Fwww.dailymail.co.uk%2Fnews%2Farticle-1250872%2FClimategate-U-turn-Astonishment-scientist-centre-global-warming-email-row-admits-data-organised.html%3FITO%3D1490&sref=http%3A%2F%2Fdaltonsminima.wordpress.com%2F2010%2F02%2F24%2Fil-dottor-phil-jones-ammette-nessun-riscaldamento-globale-dal-1995-mentre-stranamente-sono-spariti-i-dati-della-mazza-da-hockey%2F

    I “grandi” scienziati si scambiavano mail, per accordarsi e diffondere dati falsificati..
    Dati, manipolati per creare allarmismo, al fine di acquisire/mantenere denaro/potere e cariche prestigiose.

    Ora molti di questi “TRUFFATORI” ritrattano, svicolano e… a testa bassa “AMMETTONO”!

    QUESTA é LA VERITA’!

    31 MILA SCIENZIATI , SOLO NEGLI USA ….confermano la truffa del riscaldamento globale .
    http://www.petitionproject.org/

    Non di meno bisogna puntualizzare che legare il riscaldamento con la co2 è un “delirio” ulteriore.

    Tanto è che questo fantomatico riscaldamento è correlato all’innalsamento da 300 “parti per milione” della co2 a 380. parti per milione.

    Vi sono grafici in cui si evince che anticamente posta la temperatura costante, sulla terra si arrivò a 7000 parti per milione di CO2, senza per questo influenzare la temperatura, come ammette lo stesso PHIL JONES peraltro.

    In attesa di un vostro cortese cenno di riscontro, gradirei un vostro commento al mio sottoindicato articolo:

    http://www.wikio.it/article/riscaldamento-globale-effetto-serra-provocato-truffa-197551755#news197551755

    Cordialmente.

    Piero Iannelli

    pieroiannelli@gmail.com

    N.Cell.: 3398513962

  7. Robertoon Giu 24th 2010 at 14:37

    @Iannelli
    dato che Panebianco non credo risponderà mai nello specifico, mi piacerebbe che Iannelli (avendo scritto addirittura un articolo a tema sono sicuro abbia le competenze adeguate) ci dicesse quali dati sono stati falsificati…non rimaniamo nel generico però, citando blog un po di parte….ma andiamo nello specifico, in modo tale che possiamo capire bene l’entità della truffa.
    Cordialmente

    ps: è curioso che lei cita un articolo di un giornale, il Daily Mail (molto di parte) che riporta a modo suo un’intervista su di un altro network (BBC).
    Per amor di verità poteva citare l’intervista originale e non la libera interpretazione di un giornalista poco obiettivo…le do una mano

    http://news.bbc.co.uk/2/hi/8511670.stm

  8. NoWayOuton Giu 24th 2010 at 16:54

    Come al solito, appena gli si da la possibilita’ si scatenano i soliti noti, minoranza molto rumorosa, molto motivata, ma che e’ in grado di produrre solo illazioni, affermazioni non motivate e anche grossolani errori. Ma ormai ci abbiamo fatto il callo.

    Il problema vero non sono tanto questi personaggi, rumorosi si, ma di per se innocui, quanto quelli che gli danno voce sui giornali, come ha fatto Panebianco. Devo dire che l’articolo e’, come al solito, ben fatto e interessante e affronta in modo serio problematiche generali di grande importanza. Peccato davvero che gli sia scivolata la mano su una questione che andava trattata con la stessa serieta’, non con le vulgate da tabloid. Fa piu’ tristezza che rabbia vedere giornalisti di questo calibro inciampare per cosi’ poco.

  9. oca sapienson Giu 24th 2010 at 19:12

    @Stefano C
    Sbagliamo tutti, ma a difesa di Panebianco va detto che il suo “errore esogeno” è la conseguenza di scelte editoriali: l’assenza di controllo redazionale e dell’errata corrige sistematico e ben visibile. Se ci fossero, anche i cronisti sarebbero spinti alla cautela e non ci sarebbero retrazioni tardive e umilianti come quella Sunday Times.

    Incertezze
    Un ricercatore di solito ce le segnala, anzi ci inchioda per ore a spiegare la ricerca che ha in corso o in mente per risolverle meglio. Al caporedattore non piacciono e domanda “Ma allora dov’è la notizia?”…
    Nella sanità pubblica, l’incertezza e/o le conoscenze incomplete sono la regola, eppure siamo tutti d’accordo per limitare – per es. – i nitrati nell’acqua potabile. Ma chi ha una percezione corretta del rischio posto da 60 mg invece di 50?
    La decisione è consensuale per altri motivi e su questi le discussioni ai tavoli del referendum sono istruttive. Potrebbero fornire idee per ragionare sui rischi climatici.

  10. Solfrizzoon Giu 24th 2010 at 22:30

    Madonna santa: siamo arrivati a processare chi di scienza non ci lavora e quindi parte già con poca credibilità…ma perchè più responsabilmente ed utilmente non vi accanite contro chi invece fa vera e propria divulgazione pseudo-scientifica quotidiana ed errata, ovvero disinformazione, su altri blog in materia climatica: sono questi soggetti i peggiori artefici nonchè diretti responsabili della deriva morale nel dibattito sui Cambiamenti Climatici.
    Saluti

  11. […] riscaldamento globale a proposito di vari paper tra cui quello che segnalavo l’altro ieri; da Climalteranti di un’opinone espressa dal politologo Angelo Panebianco che, distratto dalle panzane […]

  12. Guido Botterion Giu 24th 2010 at 22:53

    @Savino
    Lei dice: [ Possiamo fare una bella commissione sulla commissione per capire se la prima commissione voleva veramente “giudicare”. (…)
    Battista usa qualsiasi argomento, anche quelli più inverosimili, per instillare il dubbio che qualsiasi modifica dei nostri stili di vita sia un sacrificio inutile, Panebianco ha il “merito” di offrire una giustificazione nobile all’inazione, l’incertezza. ]
    Caro Savino, se facessi una commissione su Climalteranti, formata da Claudio Costa, Sneijder e Pietro Iannelli, Le starebbe bene, e continuerebbe ad ironizzare sulla levetta del gas ?
    O magari le starebbe bene una commissione sulla mafia composta da Riina, Provenzano e Bagarella ?
    Vorrei che prendesse più seriamente certe critiche, che non vengono dal nulla. Si informi su quale incarico nel campo delle energie rinnovabili abbia Ronald Oxburgh.
    Permetterà che a me sorga qualche dubbio, o no ?
    Quanto alla “inazione”, credo che Lei sia fuori strada. Confonde l’inazione con il dubbio.
    Personalmente credo che ci sia molta, ma molta, ma molta più inazione nell’ambientalismo che in chi crede nell’uomo e nel progresso. Infatti i movimenti del NO, quelli che si oppongono a tutto (non è “inazione” questa ?) nascono in ambienti reazionari e ambientalisti, e non in quelli progressisti.
    Opporsi ad azioni che si ritengono sbagliate non vuol dire essere per la “inazione”, al contrario.
    Noi siamo per l’uomo, la vita, il progresso, la democrazia, la libertà, e i diritti.
    Si ricordi che i diritti sono stati inventati dall’uomo, e NON esistono in natura, e con essi sindacati, pensioni, vita più lunga, assistenza sanitaria, difesa del debole e tutte quelle attività del tempo libero, culturali e conoscitive che hanno origine appunto da una Società umana evoluta e florida, e non trovano nessun corrispettivo nel mondo “naturale”.
    Secondo me.

  13. Antonioon Giu 24th 2010 at 23:23

    @ Botteri
    Le commissioni sono state 4 o 5
    Una di giornalisti, una di politici, due o tre di scienziati.
    Sono arrivate tutte alla stessa conclusione
    Se fossero arrivate tutte alla conclusione opposta, e io usassi il suo argomento, penso che lei sorriderebbe.
    Veda un po’… mi sembra che specchi piu’ lisci di cosi’ per arrampicarsi non ce ne sono in giro

    @ Iannelli
    Che ne dice di una camomilla… si rilassi un po’ .. legga qualcosa.. cosi’ mi sembra un po’ troppo agitato
    il commento al suo articolo non ci penso a farlo.. qui me lo taglierebbero- giustamente – sarebbe fuori tema. Quando ho tempo magari rispondo sul suo wikio, pero’ se vedo che la camomilla se l’è presa…

  14. stephon Giu 25th 2010 at 01:00

    @Guido
    visto che non ha colto l’invito…
    1)”dove sono i dati su cui si sono basati per il grafico della mazza da hockey ?”
    http://www.meteo.psu.edu/~mann/shared/research/MANNETAL98/
    2) “come mai dati di quell’importanza sono stati a lungo negati,?”
    mai negati, ci sono dal 1998 e sono free available to any researcher
    3) “come mai nelle e-mail c’era scritto che magari li avrebbero distrutti?”
    e con ciò? Magari c’era pure scritto che, prima, li avrebbero usati per giocare la lotteria, o che, dopo averli distrutti, avrebbero provato a ricostruirli a memoria fra una pizza e un gelato…
    4) commissione Oxburgh: “se facessi una commissione su Climalteranti, formata da Claudio Costa, Sneijder e Pietro Iannelli, Le starebbe bene, e continuerebbe ad ironizzare sulla levetta del gas ?”
    quindi lei dubita, per es., del profilo scientifico di Huw Davies? Mi può spiegarne il motivo, semmai?

  15. Stefano Caserinion Giu 25th 2010 at 07:32

    @ Oca sapiens
    …l’assenza di controllo redazionale…

    A me pare che la redazione del Corriere ci abbia messo il carico, anche questa volta.
    Il titolo “Neo Dogmatici. Quando gli scienziati non ammettono errori” non c’entra con lo scritto di Panebianco, che non lancia una generica accusa agli studiosi di essere “neo-dogmatici”, ma propone il dogmatismo come uno dei possibili errori. Ma su questo ci torneremo.

    @ Solfrizzo
    Non si processa nessuno, suvvia; si discute, serenamente e civilmente.
    I blog sono troppi e non si può seguirli tutti, almeno ora non ce la facciamo. Partiamo da chi ha più lettori. Comunque in futuro vedremo.

  16. Antonio Caputoon Giu 25th 2010 at 07:41

    @Guido Botteri

    “Noi siamo per l’uomo, la vita, il progresso, la democrazia, la libertà, e i diritti.”…bello, mi piace questo programma!

    http://cosechedimentico.blogspot.com/2010/05/analogie-e-convergenze.html

  17. agrimensore gon Giu 25th 2010 at 08:53

    A me, dell’articolo di Panebianco interessa più l’errore endogeno. Qui ci vedo delle considerazioni interessanti.
    La cautela di cui parla l’articolo, la interpreto in modo estensivo, nel senso che bisognerebbe essere disposti, ogni giorno, a mettere in gioco le proprie convinzioni ed il proprio lavoro. Non è per nulla semplice.
    Faccio un esempio: immaginiamo di essere Mann, quando ha riscontrato il famoso “decline”. Ebbene, chissà quanti sarebbero stati talmente oggettivi da pensare “beh, probabilmente tutto il mio lavoro di anni, i miei sacrifici, le mie intuizioni, il superamento di ostacoli di varia natura, sono da buttare tutti nel cestino perchè la dendrocronologia su cui è basato il mio studio potrebbe non essere una disciplina così affidabile come credevo”. Non so se Mann abbia fatto questa riflessione, o se abbia pensato subito ad un’ipotesi per salvare il suo lavoro, ma se anche non l’avesse fatta non mi sentirei di metterlo in croce. Solo che il vero scienziato deve essere disposto anche a questo.

    Secondo me, anche un po’ più di prudenza, va applicata nel capire qual è il grado di consolidamento di una teoria/modello.
    Qui faccio l’esempio dei GCM. Se fossero presentati in un convegno, in un consesso universitario, sarei il primo ad alzarmi in piedi ed applaudire per l’ottimo lavoro di ricerca. Ma da qui a dire che sono strumenti già maturi per effettuare previsioni affidabili (su grandezze climatiche statistiche) mi sembra ci sia da fare uno step in più, una verifica sul campo un po’ più approfondita (purtroppo trentennale…)

    @Roberto
    Rispetto all’intervista, legga com’è cauto lo stesso Jones, in vari punto (es.: MWP).

  18. Robertoon Giu 25th 2010 at 13:53

    @agrimensore

    quando uscì l’intervistà mi meravigliai (a dir la verità neanche tanto) della capacità di strumentalizzare singoli passaggi in realtà molto chiari nei contenuti da parte dei soliti giornali e blog.
    cmq lei rilegga il suo commento (in cui si limita a parlare di cautela di Jones) e lo confronti con quello di Iannelli, lo stesso che nega che la CO2 sia un gas-serra…
    Direi che c’è una bella differenza o sbaglio?

  19. oca sapienson Giu 25th 2010 at 14:50

    @Solfrizzo
    intende climatemonitor? Ma sarebbe un lavoro a tempo pieno.

    @Stefano C.
    hai ragione. E’ che stavo facendo l’editing di pezzi per domenica e pensavo al “fact checking” di noi tapini, non al caporedattore che scrive il titolo.

    @G. Botteri
    “Il pensiero unico è delle dittature”
    Già. Sotto il nazismo non si poteva insegnare E=mc2 di quello “sporco ebreo”. In quale democrazia si può, secondo lei?
    Nessuno “accusa l’uomo e il progresso”, ma il consumismo di una minoranza e l’avidità di BP, Exxon, Koch ecc. che negano sia il progresso che il nostro diritto alla salute pur di impedire alle nuove tecnologie di soppiantare le loro, inventate secoli fa.
    I pagamenti ai negazionisti sono scritti nei bilanci dei petrolieri, gliel’ho già detto. Perché non ha controllato? Mica mordono…

    @agrimensore
    Il “decline” non è stato riscontrato solo da Mann, riflessioni simili sarebbero deliranti, non crede? Delirio in meno, le trova in “Northern hemisphere temperatures during the past millennium: inferences, uncertainties, and limitations”. Sono annunciate nel titolo, come si vede. Lo vede anche lei, vero?
    Lei dice sempre così di teoria e modelli. Perché non dice mai quali previsioni dei GCM di Manabe et al. per es. sono risultate inaffidabili?

  20. agrimensore gon Giu 25th 2010 at 16:11

    @oca_sapiens
    Ma quali deliranti… quello che voglio dire è che una delle parti più difficile nel mestiere della ricerca è che si può fare un lavoro, fatto bene, con competenza, entusiasmo, ed un bel giorno accorgersi che la teoria, o il modello, potrebbe essere da buttare. Bisogna essere coscienti che può succedere, se si fa ricerca vera. Cioè, bisogna avere la forza di lavorare con passione e al tempo stesso di non innamorarsi troppo della propria teoria. Non è per nulla semplice, anzi, forse è la maggiore difficoltà che devono affrontare anche i più validi scienziati. Vale per Mann, ma vale anche per Svensmark, e la sua teoria sui GCR.

    E non voglio nemmeno dire che le previsioni di Manabe, o altre, siano sbagliate. Magari è un lavoro perfetto. Il punto è un altro: è sufficientemente collaudato, tanto per usare un termine comune? Cioè, è stato verificato non su un clino, ma su tre o quattro diversi da quelli su cui è stato costruito? Questa, per me, è la cautela.

    @Roberto
    Anche per me l’intervista di Jones è chiara. In particolare, è improntata alla massima cautela. Che ne pensa?

  21. savinoon Giu 26th 2010 at 01:30

    @Guido

    Non mi sembra il caso di scaldarsi tanto “Noi siamo per l’uomo, la vita, il progresso, la democrazia, la libertà, e i diritti”, noi chi ? E poi…… se “voi” siete per l’uomo, la vita etc., io dovrei essere contro l’uomo, per la morte etc. ? Ma scherziamo !!
    E tutto questo solo per aver detto che i tipi come Battista utilizzano argomenti inverosimili (avrei dovuto utilizzare i termini di Panebianco “eccentrici……non ortodossi…..(da) ciarlatani, scopritori dell’elisir di lunga vita) perchè non vogliono ammettere che il nostro sistema di sviluppo è insostenibile e che è necessario che anche i singoli modifichino il loro stile di vita ?
    O forse per aver sostenuto che è più facile far comprare agli inquinatori i permessi per inquinare da chi non ha ancora inquinato, che imporgli di ridurre le emissioni ? O che siamo disposti a pagare salatissimo il nostro “diritto” alla mobilità privata ma non tolleriamo il sia pur minimo divieto ?
    Riguardo poi gli ambientalisti del NO, argomento retorico e accusa buona per tutte le stagioni, la invito a leggere un libro interessante, si chiama “Dove sono le ragioni del SI” http://www.seb27.it/content/dove-sono-le-ragioni-del-s%C3%AC ci si trova una accurata ricerca su come il mondo carta stampata tratta le questioni ambientali “sensibili” per giungere alla conclusione che questo giornalismo è inutile e dannoso ed è assolutamente incapace di fornire un quadro obbiettivo e non ideologizzato.
    Questo al di là delle differenti opinioni dovrebbe essere un problema che riguarda tutti, non ci si può parare di fronte al fatto che le panzane che racconta Battista o gli scivoloni di Panebianco portano acqua al mulino degli scettici.
    Quanto poi all’incertezza o al dubbio, chiamiamolo come ci pare, mi sembra chiaro però che qualsiasi nome si dia, bisognerebbe evitare due tipi di conseguenza, il non fare niente o il fare una qualsiasi cosa, anche qui, per evitare il pressapochismo non si può indulgere nell’attendismo.
    E con gli “ismi” la smetto qua.
    Buone vacanze

  22. Robertoon Giu 26th 2010 at 17:38

    @agrimensore
    penso sia un’interessante intervista da cui non emerge niente di cosi eclatante….sempre che non sia una scoperta per alcuni che, per esempio, sugli studi paleoclimatici vi siano diverse incertezze, che ad oggi le indicazioni dei dati parlano di caldo medievale limitato ad alcune regioni, ecc…
    cmq non credo che sia opportuno un mio commento sull’intervista di Jones perche si andrebbe OT, quello che mi interessa sottolineare è come siano state strumentalizzate delle affermazioni (o delle mail), tanto da parlare di dati truccati (insesistenti)…e che queste strumentalizzazioni siano state poi riprese in maniera del tutto superficiale in diversi giornali ad ampia diffusione.
    Ora, dato che alcuni utenti postano dei propri articoli dall’alto della loro grande competenza in materia (negare che la co2 sia un gas serra è davvero una perla di saggezza rara), ne ho approfittato…mi piacerebbe che condividessero le loro conoscenze con noi, illuminandoci sui dati truccati…

  23. oca sapienson Giu 26th 2010 at 23:31

    @agrimensore
    Mann
    Non ha visto cosa c’è scritto nel titolo del paper, me lo sentivo…
    Ma quale teoria modello e dubbi laceranti sul lavoro di una vita? Aveva 33 anni! E mica s’illudeva d’aver scoperto la doppia elica, suggeriva (“we suggest”) una tecnica per collegare e rappresentare dati disparati. Bella, ma niente di travolgente.
    Il declino non era roba sua ma di Briffa. Gli è bastato segnalarlo, sostituire gli alberi con i termometri su uno spaghetto di colore diverso perché si vedesse meglio il “trucco”.
    La tecnica di Mann è così utile e “collaudata” che ormai le mazze sono una ventina.

    Invece Svensmark è rimasto in mutande da quando Friis-Christensen ha mangiato la foglia (e messo in imbarazzo il CERN).

    Manabe et al.
    Riassumo. Lei non sa dei GCM da cui derivano quelli attuali, né se le loro previsioni sono state confermate e come, né se sono stati costruiti su un clino o sulle leggi della fisica o tirando un dado. Ma… ma se non sa di che cosa sta parlando come fa a chiedere “cautela” e collaudi?

  24. Claudio Costaon Giu 27th 2010 at 08:12

    @ Oca sapiens

    Questa delle 20 mazze è un’altra delle sue bufale e vado subito ad aggiungerla a quella che chi domina le forzanti radiative non domina i cambiamenti climatici che ha detto nel post precedente . le sue bufale sono già 8 solo che quest’ultima dimostra tutta la sua malafede perché le mazze di cui parla partono dal 1400 in poi quindi non contemplano il periodo caldo medioevale: non sono mazze proprio per nulla e lei lo sa perché già gle lo spiegai qui

    http://ocasapiens-dweb.blogautore.repubblica.it/2010/01/29/a-kinder-gentler-future/

    Non ci sono più state mazze da Hockey con un periodo caldo medievale appena abbozzato ma al contrario ci sono state varie centinaia di peer review che stimano un periodo caldo medioevale molto più marcato ed evidente e lei lo sa,

    la stessa forzante che determinò il periodo caldo medioevale ha determinato, non dico totalmente, ma gran parte del riscaldamento del 900, e lei lo sa.

    il climategate ha fatto emergere il fatto che la mazza da hockey sia stata fatta su commissione, e ci siano state pressioni per nascondere il periodo caldo medievale e lei lo sa!
    Le cade la maschera della propaganda e del fanatismo

    Su Manabe: isuoi modelli, non sono in grado di giustificare tre fasi climatiche su due del 900 e come tutti i modelli climatici non sono in grado di giustificare nessuna variazione climatica dell’holocene, indi: le proiezioni climatiche non sono state validata, ed hanno ( per me) un valore nullo.

    A riguardo

    @Vichi

    Che i modelli del progetto Ensambe considerino nulla la variazione solare riconfermo che sia una cosa tragicomica, come è tragicomico il fatto che altri modelli considerino la variabilità solare solo e miseramente entro il range 0-0,3 w/mq quando non può che essere il sole ad aver dominato i cambiamenti climatici dell’holocene.

    @ Roberto

    Il periodo caldo medievale è stato riscontrato ovunque in ogni dove, vada a farsi un giro su medieval project di CO2science o si legga Esper 2009

    Esper, J. and Frank, D. The IPCC on a heterogeneous Medieval Warm Period. Climatic Change . 2009 94: 267-273. (FULL TEXT

    non posso darle il link per le regole ridicole di questo blog, ma sono sicuro che lo troverà

  25. stephon Giu 27th 2010 at 09:06

    @Costa
    perché non cominciare a parlare anche del Periodo Freddo Medievale? Quasi quasi ci faccio un post…;-)
    Sul resto: le tue argomentazioni basate su interpretazioni a geometria variabile le conosciamo, la tua difesa del bubblesgate oggi è anacronistica e stantia, le tue petizioni di principio usate per sostenere discorsi a tesi le conosciamo e francamente iniziano a stancare, sembra davvero un neo-dogmatismo (per rimanere in tema). Puoi sorprenderci con nuovi effetti speciali, p.f.?

  26. NoWayOuton Giu 27th 2010 at 10:49

    “non può che essere il sole ad aver dominato i cambiamenti climatici dell’holocene.”
    assomiglia terribilmente ad un atto di fede per il Dio Sole, magari con il corollario degli Dei minori Giove e Saturno alla Scafetta. E se poi tornasse con il calendario Maya tanto meglio.

    Davvero il disastro culturale italiano in ambito scientifico arriva a tanto? Ma d’altra parte, se la nostra “intelligencija” (e qui penso a Panebianco) di formazione squisitamente classica cade per cosi’ poco figuriamoci dove possiamo arrivare noi comuni mortali.

  27. agrimensore gon Giu 27th 2010 at 14:49

    @oca sapiens
    Ho visto quello che c’è scritto nel titolo del paper. Tra l’altro ne abbiamo anche parlato in un post precedente su questo blog. Più che affidarsi alle sue sensazioni, può controllare.

    Poi scrive:
    “Riassumo. Lei non sa dei GCM da cui derivano quelli attuali, né se le loro previsioni sono state confermate e come, né se sono stati costruiti su un clino o sulle leggi della fisica o tirando un dado. Ma… ma se non sa di che cosa sta parlando come fa a chiedere “cautela” e collaudi?”

    Io do per scontato che i GCM in genere siano costruiti su leggi della fisica, e, tra l’altro, qualche articolo in merito l’ho letto. Non posso escludere che ce ne sia stato qualcuno costruito tirando il dado che dice lei, ma, eventualmente, non mi interesserebbe. Il problema semmai potrebbe essere la parametrizzazione. A parte ciò, anche se non conoscessi nulla di nulla del tema, sarebbe comunque lecito chiedere cautela e collaudi, soprattutto perchè l’orizzonte temporale di previsione è quello venti o trentennale. Il fatto stesso che i GCM si migliorino, colmino lacune (es.: sono diventati AOGCM) mi fa pensare che ci sia bisogno di nuovi collaudi (sperimentazioni).
    Il problema che intendevo sottolineare, colegato alla cautela, è quanto tempo ci vuole per collaudare/sperimentare una qualsiasi tecnologia che possa essere verificata solo dopo tanti anni. Secondo lei, quanto tempo ci vuole?

    @Roberto
    La mia domanda era proprio sul tema della cautela, quindi abbastanza in tema, ma capisco la sua remora.

  28. carlo cacciamanion Giu 27th 2010 at 19:23

    * agrimensore
    non ci vuole nessun tempo a validare i modelli visto che si fanno a posta i run di controllo (confrontando con il clima attuale) proprio per validarli. Non le basta ? Allora i GCM non si devono usare ? Non e’ che magari si possono usare cercando di gestirne l’incertezza (si rilegga i miei post sul progetto Ensembles….) ?
    Mi sa dire perche’ se un modello e’ in grado di prevedere “bene” il clima attuale non si puo’ usare per proporre scenari ? Quale alternativa propone all’uso dei GCM ? Per favore, faccia qualche proposta “in avanti”. La comunita´scientifica gliene sara´grata.

    Quanto a Panebianco: predicare bene (per altro e’ una totale banalita´ dire che ci vuole… “cautela”….) e poi razzolare male (non mi sembra che abbia avuto molta “cautela” quando parla di “palese malafede…”) e’ ormai un andazzo consolidato. La cautela ce la devono avere sempre…gli altri. mitico !

  29. Robertoon Giu 27th 2010 at 22:51

    @agrimensore
    non credo abbia senso continuare su un discorso davvero poco interessante….ripeto quando si parla di paleoclima la cautela è d’obbligo, ma cautela non vuol dire non considerare gli studi prodotti fino ad oggi….
    per il resto Jones dice:
    “I’m 100% confident that the climate has warmed. As to the second question, I would go along with IPCC Chapter 9 – there’s evidence that most of the warming since the 1950s is due to human activity”

    il ragionamento non fa una piega…

  30. Lillaon Giu 27th 2010 at 23:46

    Riguardo al «Non so, è un fenomeno complesso, devo studiarlo »
    Ok, ma da quanti anni ormai gli scienziati studiano il clima? Dopo tutti questi anni, se ancora l’unica risposta che piace a Panebianco è questa, cosa si fanno studiare a fare gli scienziati?
    E’ legittimo dire «Non so, è un fenomeno complesso, devo studiarlo », dipende da quando lo si dice! Studiare il clima non è esattamente quello che la scienza ha fatto e sta facendo? E quello che la politica ha chiesto alla scienza di fare, istituendo a tal proposito l’IPCC nel 1988 perchè poi comunicasse periodicamente lo stato della conoscenza raggiunto? Panebianco non va a vedere quanto ad oggi si sa sul clima e quali sono ancora le incertezze, con quella affermazione, quindi, ignorando tutto questo discorso, dimostra un ritardo di 22 anni perfino rispetto alla politica! Mi sembra che la scienza abbia i suoi tempi, che la politica sia in ritardo, e che gran parte del mondo della comunicazione-e quindi parte dell’opinione pubblica- ancora più in ritardo. E poi sapere che giornalisti del più importante quotidiano nazionale usano come fonte “altri articoli usciti sui quotidiani”… che tristezza! Non sono una giornalista, ma so che una delle regole del buon giornalismo è quella di risalire alle fonti originali, per non rischiare di amplificare ad ogni passaggio le imprecisioni, gli errori o, peggio, le bufale

  31. oca sapienson Giu 27th 2010 at 23:50

    @agrimensore
    Per le tecnologie a volte parecchi anni (BP nel golfo del Messico), a volte pochi mesi (app x cellulari)… Nel caso dei GCM, noto da 40 anni funzionano. Sempre meglio e molto meglio di quelli epidemiologici o economici.
    Comincio a sospettare che lei non ci veda bene. Chiedeva di immaginare Mann disperato per il declino, anche se non cambiava nulla alla validità o meno del suo metodo, presentato con le parole di rito: “inferenze, incertezze e limiti”. Chissà perché avrebbe dovuto tormentarsi su teorie e modelli estranei al suo lavoro.

    @C. Costa
    Non ho mai detto “chi domina le forzanti radiative non domina i cambiamenti climatici”, e lei ha solo mostrato di non saper leggere le date scritte sul sito NOAA
    Che c’entra il Medioevo? agrimensore parlava del “decline”, nelle mazze da hockey riguarda semmai la lama: l’impennata degli ultimi decenni prevista dai modelli che danno tanto fastidio a Big Oil. Se era per la forma del manico, non pagava certo Seitz, Singer ecc. per screditare Santer o Hansen, ben prima che uscisse il paper di Mann, per lanciare la campagna contro gli scienziati alla quale lei si è accodato.

  32. Stefano Caserinion Giu 30th 2010 at 07:42

    @ Lilla

    Concordo. In più aggiungo che la tesi “aspettiamo ad agire, c’è ancora molto da studiare” è la tesi principe di molte lobby che hanno agito per ritardare le politiche climatiche.
    Uno dei pezzi più famosi è il “Greenhouse effect: be prudent – look before you leap” vero e proprio slogan del Fred Singer di cui ha parlato Oca Sapiens
    http://www.sepp.org/key%20issues/glwarm/cosmos.html

  33. agrimensore gon Giu 30th 2010 at 11:21

    @oca sapiens
    Su Mann, abbiamo già discusso su un post precedente. Riporto un estratto da un lavoro 2006/7 della D’Arrigo:
    “bisogna usare molta cautela nei confronti tra l’attuale riscaldamento e il medieovale finchè non è chiara la causa delle divergenza.”
    Ecco la cautela cui mi riferisco. Ma se lei sa che Mann, o Briffa, o altri, sono stati prudenti, per me va benissimo.
    Per il resto, una tecnologia/modello/teoria è matura/consolidata quando è stata sufficientemente testata/verificata/sperimentata. Credo che sia questo, a parte l’errore esogeno, il tema del post.
    Ora, un modello meteo, con un orizzonte temporale di quattro giorni, può essere testato completamente quasi 100 volte l’anno.
    I GCM predicono delle grandezze statistiche climatiche sulla base di venti o trent’anni. A questo punto, un’osservazione di 40 anni equivale in pratica ad aver effettuato test completi, al più, 2 volte. Però, considerato che stiamo parlando di una cosa grande quanto la Terra, direi che è già una buona verifica. Quindi se mi dice che il Manabe dal ’70 ad oggi è stato puntualmente verificato, beh, sono d’accordo con lei, è abbastanza consolidato. Tuttavia, il fatto che siano sorti molti altri GCM mi fa pensare che in realtà abbia avuto bisogno di parecchi e significativi raffinamenti.

    @Cacciamani
    Premessa: provo a spiegarmi in poche parole il mio punto di vista, non credo di riuscirci. Trattare i GCM con la filosofia ensembles sarebbe ottimo se ciascuno dei modelli avesse parametrizzazioni diverse, cioè se l’insieme dei parametri (long e short wave radiation, nubi, ecc.) fosse disgiunto. Viceversa, credo che la maggior parte dei GCM utilizzi all’incirca gli stessi insiemi. Per me, la cautela nell’uso dei GCM nasce proprio da questa verifica sulla parametrizzazione. In termini molto più corretti dei miei, su questo blog Georgiadis ha scritto di funzione di trasferimento.
    Per il resto, non ho nulla di nuovo da proporre, mi spiace.

    @Roberto:
    “due to human activity”: non ha parlato di effetto serra! Ecco un bell’esempio di cautela.

  34. carlo cacciamanion Giu 30th 2010 at 23:39

    @agrimensore
    Non ci siamo…Le parametrizzazioni dei GCM sono tantissime e spesso molto diverse tra loro, in quanto i processi fisici da descrivere (e i feedback tra loro) sono veramente tanti. E’ possibile ad esempio trattare la turbolenza nello strato limite planetario in modi diversi, chiudendo la turbolenza con schemi al primo ordine, al secondo ordine nell’energia, oppure con piu’ semplici schemi “bulk” ecc….Idem si potrebbe dire della convezione cumuliforme profonda (quella che origina i cumulonembi, per intendersi) o anche solo quella shallow (quella degli strati) cosi’ come relativamente alla microfisica delle varie fasi dell’acqua…
    Non è quindi vero che i GCM usino gli stessi schemi.
    Non solo ma è possibile perturbare (stocastic physics) la fisica dei GCM per costruirsi degli ensemble, oppure fare un merge tra l’uso di questi schemi di perturbazione stocastica con/senza il plug-in di schemi di parametrizzazione alternative, per avere nuovi ensemble e cosi’ via… Senza parlare degli schemi numerici che sono millanta, dell’accoppiamento atmosfera-oceani, degli schemi stessi con cui sono parametrizzati i processi fisici dentro gli Oceani. E poi c’è la chimica e le interazioni con la radiazione, processi che possono essere descritti anche qui in modi diversi…
    E poi c’è la risoluzione: un modello a più alta risoluzione descrive processi e fenomeni fisici che a risoluzione piu’ bassa non appaiono proprio….
    Le pare poco ?
    Se vuole parliamo pure di funzione di trasferimento, ma attenzione che è un ragionamento che svia, la faccenda è piu’ complessa…Fa ritenere che i GCM siano una cosa diversa da quella che sono. Ma non lo riscrivo piu’ se no annoio…

  35. Gianfrancoon Lug 2nd 2010 at 18:20

    Ho inviato alcune critiche a un articolo di Giovanni Caprara al suo forum sul Corriere della Sera. Ne è stata pubblicata solo una parte (http://forum.corriere.it/scienza_e_spazio_di_giovanni_caprara/archivio.html).
    Ho quindi protestato. Trascrivo di seguito il mio ultimo messaggio che non sono certo verrà pubblicato tempestivamente.

    Surriscaldamento globale antropogenico: censura e propaganda.
    Egregio Caprara,
    tempo fa ho inviato al suo forum tre messaggi relativi a un suo articolo apparso sul Corriere nella seconda metà di aprile. Il 30 giugno ne vedo pubblicato solo uno che, senza gli altri due, risulta incomprensibile e appare sciocco: una censura presumo involontaria nondimeno sgradevole.
    Le mie critiche al suo articolo, oltre che ben documentate, erano costruttive e benevole, tant’è vero che le ho suggerito alcune buone letture su un argomento vasto e complesso, certo non facile. La invito a recuperare i messaggi smarriti.
    C’è chi sostiene, e io modestamente condivido questa opinione, che vi sia una violenta campagna di propaganda tendente a confondere l’opinione pubblica e a screditare gli studiosi del clima. Le tecniche di disinformazione usate sono le stesse a cui si era fatto ricorso con un certo successo nel corso della guerra sul divieto di fumo. Alcuni media sono stati costretti a ritrattare (il Sunday Times ad esempio) ma con molto ritardo dopo che il danno era stato fatto. Sarebbe auspicabile che il Corriere ne informasse i suoi lettori.
    La domanda di fondo che mi pongo è: riceveranno i lettori del Corriere un’informazione equilibrata sul surriscaldamento globale antropogenico? Molti articoli prima e dopo il suo (ultimo uno di Panebianco) autorizzano un certo scetticismo.
    Se anche vi fossero due teorie contrapposte non dovrebbe il bravo giornalista riferirle entrambe prima di esprimere la propria opinione? In questo caso poi vi è in realtà una sola teoria, la scienza del clima, non perfetta come è naturale e con alcuni punti da chiarire e approfondire. La “controparte” è costituita da dubbi e da un certo scetticismo, a volte in buona fede e ben argomentati, ma più spesso sostenuti con la petulante ripetizione di falsità o mezze verità abilmente mistificate.
    Lei preferisce la scienza ufficiale o il ciarpame dello Heartland Institute o simili? È suo diritto scegliere. Tenga conto, la prego, che la posta in gioco non è una disputa tra sapienti che non scendono dalle rispettive torri d’avorio ma la salvezza di noi tutti abitanti del pianeta Terra.

  36. oca sapienson Lug 2nd 2010 at 19:49

    @Stefano.
    Ho superato i 5 commenti, ma c’è da dire una cosa su quell’articolo. Semmai lo fai tu?
    E’ firmato anche da Roger Revelle, ma è stato pubblicato dopo la sua morte e non l’aveva scritto lui. Infatti è un sunto delle “controversie” che – attraverso il suo SEPP – Fred Singer era pagato per manifatturare da “Exxon, Shell, Unilocal” (ipse dixit, intervista a Nightline, 4 marzo 1994).

  37. […] che la semplificazione attira di più l’attenzione dei media (cosa oggi scontata, ne ha parlato anche il Prof. Panebianco), ma sperava che ogni scienziato scegliesse di comunicare in modo sia efficace che onesto. Ecco il […]