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Il clima cambia anche in Italia

I rapporti di diverse ARPA, Regioni, e istituti locali fanno vedere in Italia, anche a scala regionale, i segnali del cambiamento climatico.

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Gli indicatori climatici dell’anno 2009”, il rapporto compilato dall’ISPRA con il contributo di ARPA regionali, Regioni, Province autonome e il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, mostra dei risultati di grande interesse riguardo l’evoluzione del clima in Italia.
Come detto in un precedente post, il segnale termico di aumento su scala nazionale è incontrovertibile e mostra valori superiori al trend globale, in linea con l’individuazione dell’area mediterranea quale “hot spot” del cambiamento climatico.
Per le precipitazioni, invece, il segnale di diminuzione è più incerto e variabile da area ad area. Al nord appare chiaro per le precipitazioni annuali, non così sembra al sud dove prevale la variabilità interannuale.

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Adottando uno sguardo “regionale”, si rafforzano le conclusioni sul campo termico e diminuiscono anche alcuni dubbi e incertezze sulle piogge.

Senza nessuna pretesa di esaustività, riassumiamo alcuni risultati, accessibili sui siti web istituzionali.
Nel capitolo del rapporto del 2009 intitolato Relazione dello stato dell’Ambiente Emilia Romagna, dall’analisi dei dati di 45 stazioni uniformemente distribuite sul territorio regionale, si evidenzia un chiaro trend climatico sul periodo 1961-2008 delle temperature massime e minime (medie annuali). Il contributo più importante alla crescita, sia nei valori minimi che massimi di temperatura, è dovuto in genere alla stagione estiva, anche se tale segnale di crescita è visibile in tutte le stagioni.
L’andamento delle precipitazioni annue rilevate da una rete di circa 90 stazioni – uniformemente distribuite anch’esse sul territorio regionale – mostra una tendenza di diminuzione per il periodo 1961-2008, diminuzione dovuta soprattutto alla stagione invernale e meno alla stagione primaverile ed estiva.

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In Piemonte, l’Arpa ha reso disponibile sul suo sito l’analisi delle anomalie standardizzate di temperatura minima e massima annuali (figura a fianco), mediate a livello regionale. E’ netta una tendenza all’aumento nel periodo in esame, quantificabile in 0,30°C/10 anni per le temperature massime e di 0,28°C/10 anni per le minime. Per le precipitazioni il segnale appare debole e non mostra tendenze significative, mentre è significativo un aumento dei giorni “secchi” e della massima lunghezza del periodo secco per anno.

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Dal capitolo “Climatologia” del Progetto Kyoto Lombardia, emerge come le temperature lombarde sono aumentate di circa 1,5 °C nel periodo 1865-2007, con un aumento medio di 1,1°C per secolo. Il forte riscaldamento che ha caratterizzato gli ultimi due decenni è particolarmente evidente in primavera ed estate ed è meno accentuato in autunno e inverno.
Sulle precipitazioni, l’esame dei trend di lungo periodo mostra un leggero calo dei valori totali annuali dell’ordine del 5 % per secolo, con frequenti periodi senza trend significativi, nonché un calo degli eventi di bassa intensità di precipitazione e un aumento degli eventi più intensi.

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Spostando lo sguardo verso l’Adriatico, il Centro di Ecologia e Climatologia delle Marche ha pubblicato alcuni risultati sui trend a lungo periodo delle piogge e delle temperature. La tendenza delle temperature massime e minime è all’aumento: per quelle massime annuali il segno è nettamente positivo, dell’ordine di 0,5÷1,3 °C ogni 50 anni. Per le minime, il trend annuale è di 0,8÷1,7 °C/50 anni, riferito all’intervallo 1950-2000.
Per le precipitazioni annuali si nota una tendenza alla diminuzione tra il 10% e il 30%, rispetto al valor medio del periodo 1950-1989.

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Sull’altra riva, più a sud, la situazione è simile. Nella Relazione sullo Stato dell’Ambiente Campania, viene descritto un deciso aumento delle temperature e una riduzione delle precipitazioni nella Regione. Simili conclusioni sulle precipitazioni si trovavano già in altra letteratura scientifica, ad esempio: Ducci e Tranfaglia, 2005: ”… Negli ultimi venti anni le precipitazioni in Campania sono diminuite del 15%. (…) l’analisi delle temperature mostra un chiaro incremento, con una media di 0,3 °C di aumento del periodo 1981-2000 rispetto al trentennio 1951-1980”.

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Testo di Carlo Cacciamani, Stefano Caserini, Daniele Pernigotti e Valentino Piana

43 responses so far

43 Responses to “Il clima cambia anche in Italia”

  1. stephon Giu 8th 2011 at 09:10

    Vi segnalo anche questo lavoro che sicuramente conoscete già. È relativo all’andamento della frequenza e della distribuzione delle precipitazioni giornaliere sul territorio italiano fra il 1880 e il 2002.
    http://www.unicam.it/matinf/pasef/cofin2006/BrunettietAl2004.pdf

  2. Fabioon Giu 9th 2011 at 17:55

    Questi sono i grafici della stazione di Classe dell’Idrografico di Bologna

    Anomalia Massime Annuali (su base 71-00) dal 1961 al 2010

    http://img813.imageshack.us/img813/1849/196110.png

    L’andamento pare alquanto netto, sia in R quadro che nel coefficiente di regressione, eppure se prendiamo un’altro periodo a piacimento, ecco che le cose cambiano alquanto, con un R quadro praticamente zero così come il coefficiente di regressione.

    Anomalia Massime Annuali (su base 71-00) dal 1943 al 2010

    http://img857.imageshack.us/img857/8350/194310.png

    alla fine basta prendere il periodo che uno più gli aggrada per dimostrare quello che vuole, la statistica serve a questo in fondo.

  3. Valentinoon Giu 9th 2011 at 18:19

    Fino a un certo punto. Il rapporto presentato oggi dall’Ispra indica che “la temperatura media nel periodo 2001 – 2009” di TUTTE LE PROVINCIE ITALIANE è superiore di almeno 0.5C (e in alcuni casi di 1 grado) rispetto alla media 1970-2000 (pag. 188 del VII rapporto qualità dell’ambiente urbano).

    http://www.isprambiente.gov.it/site/it-IT/Archivio/Documenti_Home_Page/Documenti/5117_rapp_aree_urbane2010.html

    C’è poco da manipolare date di inizio-fine: qui vanno tutte nella stessa direzione.

  4. Fabioon Giu 9th 2011 at 18:19

    Ora guardiamo quelli delle precipitazioni

    Periodo 61-10 Anomalie su media 71-00

    http://img854.imageshack.us/img854/6849/prp6110.png

    abbiamo un coefficiente di regressione significativo, peccato però che R quadro sia praticamente zero

    pare esserci quindi una crescita di fondo che subisce gli effetti casuali del tempo in maniera molto netta, però poi per par condicio guardiamo il periodo 1943-2010 e cambia tutto ancora una volta

    http://img801.imageshack.us/img801/1237/prp4310.png

    ne il coefficiente di regressione ne R quadro sono significativi, quindi nessun trend di fondo.

    la conclusione è che i dati sono facili da manipolare, e anche se uno dovesse usare tutta la serie storica che dispone (i dati di Classe partono dal 1924 per le temperature e dal 1918 per le precipitazioni) non saprai mai che cosa ci sarà in futuro ne cosa c’è stato in passato

  5. Valentinoon Giu 9th 2011 at 18:23

    La MAGGIOR PARTE delle province italiane registra, tra il 2001 e il 2009, una precipitazione inferiore alla media 1970-2000 (figura 7.1.1. pag . 189 del VII rapporto, già citato).

  6. Valentinoon Giu 9th 2011 at 18:27

    L’intero rapporto è scaricabile da qui:

    http://www.isprambiente.gov.it/site/_contentfiles/00009400/9448_VII_Rapportoareeurbane2010.pdf

  7. Riccardo Reitanoon Giu 9th 2011 at 19:40

    Fabio
    i dati sono facili da mal interpretare, soprattutto se si scelgono con cura. Ma non credere che chi studia e analizza i dati per mestiere lo fa in questo modo.

  8. Fabioon Giu 9th 2011 at 22:00

    io sono uno statistico e so bene come si analizzano i dati, il modo in cui vengono presi quelli meteorologici è sbagliato in partenza, perchè mancano i presupposti iniziali per rendere valide certe proprietà.

    questo finchè non esiste un modello in grado di spiegare l’anisotropia del fenomeno

  9. claudio della volpeon Giu 9th 2011 at 22:41

    Fabio tu sei uno statistico, ma Classe è UNA SOLA stazione; i discorsi climatici si fanno su aree ampie e quindi su molte stazioni e questo si fece;
    tu dici:

    perchè mancano i presupposti iniziali per rendere valide certe proprietà.
    questo finchè non esiste un modello in grado di spiegare l’anisotropia del fenomeno

    ora dato che tu sei uno statistico, ma non un climatologo su questo ti sbagli perchè invece la climatologia il modello dell’anisotropia GLOBALE ce l’ha eccome;
    Diciamo che Classe da sola non prova nulla, come dice Riccardo è un caso scelto con cura; ma non dai climatologi, nel caso dallo statistico di turno; ;))

  10. Fabioon Giu 10th 2011 at 00:12

    dubito che esista un modello in grado di spiegare come mai 2 luoghi reagiscono diversamente nel tempo allo stesso fenomeno.

    per dire, perchè le massime in piemonte in 50 anni hanno subito un certo fenomeno e quelle dell’Emilia Romagna invece un’altro?

    perchè il mondo si sta scaldando dal 1976 mentre l’Europa solo dal 1988???

    esiste veramente un modello che spieghi questo???
    se mi fate l’articolo lo pubblico subito in tutti i siti possibili

  11. claudio della volpeon Giu 10th 2011 at 07:03

    non ti affrettare; ce ne sono già basta cercare bene in letteratura; che so iniziando dalle relazioni IPCC? comunque sul caso specifico:
    http://www.eea.europa.eu/data-and-maps/indicators/global-and-european-temperature/global-and-european-temperature-assessment-4

    occasionalmente il grafico su:
    http://www.eea.europa.eu/data-and-maps/figures/european-annual-average-temperature-deviations-1850-2008-relative-to-the-1850-1899-average-in-oc-the-lines-refer-to-10-year-moving-average-the-bars-to-the-annual-land-only-european-average-2

    mostra che dici un errore o una sciocchezza quando sostieni che l’europa si è riscaldata dal 1988, che poi non sarebbe nemmeno un fatto climatico sarebbero solo 24 anni; invece la questione è che la T media è sopra la media 1850-1899 guarda un po’ dal 1920, sono solo 91 anni!!!

  12. carlo cacciamanion Giu 10th 2011 at 07:52

    & Fabio:
    vedi Fabio, quando tu dici:” basta prendere il periodo che più aggrada per dimostrare quello che si vuole….” dici a) una cosa inesatta e b) fai una supposizione anche un tantino antipatica (ad essere buoni). Dici una cosa inesatta perchè in genere la gente “seria” dichiara i dati che usa quando, ad esempio, pubblica un paper su una rivista peer review ben sapendo che, per dire qualcosa sul clima, occorrono delle serie abbastanza lunghe di dati. Nel caso, ad esempio, dell’Emilia Romagna, noi abbiamo usato quasi 50 (50!) serie di dati, tutte omogenizzate, su un periodo abbastanza lungo (1961-2009) che è quello dove esistono tali serie su tutte quelle stazioni. I risultati sono stati anche pubblicati su riviste peer review (cercali su google scholars, ad esenpio, cliccando il mio cognome…) e non mi risulta che i referee abbiano fatto critiche. Altrimenti i paper non sarebbero stati pubblicati.
    Il risultato, come media sulla Regione, è quello che vedi, sia per le piogge sia per le temperature.
    La cosa invece supponente è che anche tu, con quella frase, ipotizzi più o meno che ci sia una volontà a dimostrare delle tesi, quando in realtà noi mostriamo uno stato dell’ambiente (in questo caso l’andamento termico) come emerge dai dati che disponiamo, dei quali dichiariamo fonti, uso, controlli di qualità ecc..
    Le fonti “ufficiali”, come ad esempio i rapporti ISPRA, danno delle garanzie di correttezza nell’uso dei dati un tantino più solide di tanti che si dichiarano “cultori” della materia. Non la prendere come un attacco personale, io non ti conosco e quindi non mi permetterei mai. Pero’ quando tu fai le dichiarazioni che fai non mostri tanto rispetto per queste istituzioni che hanno titolo, ruolo e competenze (dichiarate) per fare il mestiere che fanno.

    Il fatto che ci sia un accordo di vedute dalla scala globale (es: IPCC), europea (es: Agenzia Europea Ambiente), nazionale (ISPRA, CNR-ISAC), regionale (tantissime Arpa) che afferma che l’aumento termico esiste ed è percepibile a tutte le scale spaziali, attesta una realtà evidente. Continuare a discettare su queste materie potrebbe anche essere interessante, non voglio negarlo. Peccato pero’ che questo “dibattito” (per me sterile) serve solo per alimentare dubbi a chi invece dovrebbe prendere SUBITO delle azioni serie di adattamento, per combattere i cambiameti climatici, che sono assolutamente necessarie e non più rimandabili. lo dice tutto il mondo, lo dice tutta Europa dove esistono dei piani di adattamento già scritti, ma l’Italia no. Da noi si continua a scrivere e a rilasciare interviste del tipo di quelle che abbiamo commentato in questi due ultimi post, che negano persino quello che gli istituti di Ricerca nazionali hanno dichiarato.

    Un cordiale saluto

  13. homoereticuson Giu 10th 2011 at 08:39

    @ fabio

    a integrazione dell’ottimo ed estremamente condivisibile intervento di Cacciamani.
    Non ci sono solo termometri, numeri e statistiche a validare le conclusioni esposte in questo post. Il forte regresso dei ghiacciai alpini (per restare in Europa, ma in realtà il fenomeno è globale) ci dice esattamente la stessa cosa, ed è inoltre coerente con l’osservazione che il segnale del cambiamento termico è particolarmente forte in primavera ed estate. Come è noto sono sopratutto queste (l’estate in particolare) le stagioni che determinano il segno del bilancio annuale di un ghiacciaio.

  14. Fabioon Giu 10th 2011 at 13:18

    dico 2 cose

    la prima riguardo ad un grafico che mi hanno messo come risposta ad una mia domanda

    http://www.eea.europa.eu/data-and-maps/figures/european-annual-average-temperature-deviations-1850-2008-relative-to-the-1850-1899-average-in-oc-the-lines-refer-to-10-year-moving-average-the-bars-to-the-annual-land-only-european-average-2

    conferma quello che dicevo, perchè l’europa inizia a scaldarsi ben 12-13 anni dopo il dato medio globale

    la seconda si allaccia proprio al dato medio globale, una analisi geostatistica, perchè è su questo che poi bisogna andare a parare sulle simulazioni, se viene basata esclusivamente sul singolo dato medio di tutti i punti di osservazione è sbagliata in partenza.
    se dobbiamo fare un’analisi del tempo, oltre a dover tener conto della varianza di errore di distribuzione di ogni singola osservazione temporale non possiamo prescindere il nostro esame sul singolo dato globale, ma è necessario dividere prima in zone simili per determinate caratteristiche e studiare il diverso comportamento nel tempo, e qui si riallaccia la questione anisotropica (che non è ancora stata spiegata), e soprattutto il perchè lo stesso fenomeno abbia tempi e modi diversi di presentarsi.

  15. claudio della volpeon Giu 10th 2011 at 16:54

    il grafico non te lo hanno messo, l’ho citato io, con nome e cognome; quel grafico a differenza di cio’ che dici TU afferma che fin dal 1920 ci fu una alterazione significativa rispetto alla media delle temperature degli ultimi 150 anni in Europa;
    inoltre la differenza di pochi anni su un totale studiato di 150 fra il totale della terra ed una sua parte (l’europa) cosa cambia? fa parte di quel tipo di rumore che è proprio di sitemi complessi come questi
    quando hai riportato gli intervalli citando scorrettamente periodi brevissimi le differenze sembravano enormi mentre nella prospettiva corretta se due porzioni di sistema o il sistema nel complesso ed una sua parte su 150 anni hanno uno sfasamento di 10 questo è rumore;
    caro il mio statistico

  16. Fabioon Giu 10th 2011 at 19:49

    non mi sembra che sia corretto chiamare rumore, non esiste questa cosa in statistica, probabilmente volevi riferirti alle oscillazione di piccola scala che si differenzia dalle oscillazioni di larga scala (detto anche trend ovviamente)

    e non penso che definire il diverso comportamento di alcune parti del sistema possa essere definita una oscillazione di piccola scala, cioè se l’andamento nel tempo fosse simile in tutte le zone si, sarebbe un dettaglio trascurabile, ma l’andamento che il singolo dato globale ha è una risultante di diverse osservazioni temporali che nel tempo hanno reagito in modo e in “quantità” (termine non corretto, ma non me ne viene uno migliore) diverse da zona a zona.
    sarebbe interessante capire come mai questi andamenti diversi.

    riguardo al grafico, io ancora non capisco come fate a non notare l’incredibile riscaldamento che l’Europa ha vissuto dal 1988 circa, cioè il grafico è abbastanza chiaro, si vede bene come la media mobile decennale alla fine degli anni 80 inverte nettamente la sua derivata.

    sicuramente si nota anche la fase di salita precedente che inizia intorno al 1910 e finisce intorno al 1940, ma io mi riferivo alla fase successiva al 1976

  17. Fabioon Giu 10th 2011 at 19:50

    la memoria fa cilecca, dimenticavo la variabile white noise nello studio delle serie storiche.
    esiste eccome il rumore, solo che sono abituato a chiamarlo in un altro modo 😉

  18. stephon Giu 10th 2011 at 20:51

    @Fabio
    L’avevo già linkato a suo tempo, magari ti interessa e cmq è pertinente:
    http://www.knmi.nl/publications/fulltexts/cp512009.pdf

  19. oca sapienson Giu 10th 2011 at 21:00

    @Fabio
    “anisotropia” – Crede che il pianeta sia una sfera perfettamente liscia, coperta di un materiale perfettamente omogeneo?

    “una analisi geostatistica (…) se viene basata esclusivamente sul singolo dato medio di tutti i punti di osservazione è sbagliata in partenza” – Nel senso che dovrebbe basarsi su un dato occasionale? Di un singolo punto di (non) osservazione?
    Sta scherzando, vero?

  20. claudio della volpeon Giu 11th 2011 at 08:30

    x Oca: è un problema dei statistici quelli seri, non conoscono il rumore e manco la geografia

  21. claudio della volpeon Giu 11th 2011 at 08:31

    degli statistici, Oca non tirarmi le orecchie.

  22. stephon Giu 11th 2011 at 08:44

    @cdv
    e sì che i geografi e i matematici la statistica se la mangiano a colazione tutte le mattine. Che strano.

  23. carlo cacciamanion Giu 11th 2011 at 09:03

    A proposito di anisotropia,…, di filtro del “rumore” locale…

    tra l’altro, non aumentano solo i valori medi della Temperatura, ma anche degli indicatori di valori prossimi agli estremi (es: 90percentile….). Molto più interessante….Il lavoro è sull’Emilia e anche vecchiotto. Per altro, negli ultimi 10 anni la temp. è ulteriormente cresciuta…
    questo è il link:
    http://www.int-res.com/articles/cr2006/31/c031p217.pdf

  24. claudio della volpeon Giu 11th 2011 at 09:44

    x steph; ma fosse che fabio NON è uno statistico di vaglia?
    è solo un’ipotesi perdindirindina!

  25. Riccardo Reitanoon Giu 11th 2011 at 10:52

    Non so perchè mi viene in mente Anthony Watts e le sue influenze micro-climatiche, ora da lui stesso smentite. Non finirà mai questo giochino stantio?

  26. oca sapienson Giu 13th 2011 at 19:57

    il titolo del post si addice anche al clima politico…

  27. Valeon Giu 20th 2011 at 16:37

    che il clima cambi e’ una cosa normalissima..non c’e’ niente da meravigliarsi,e’ sempre stato cosi’ anche senza la presunta mano dell’uomo..
    in piu’ vi segnalo questo interessante articolo..
    “Il Dr. Svensmark commenta l’articolo che tenta di respingere l’effetto dell’attività solare sul clima.”
    http://www.wpsmeteo.com/index.php?option=com_content&view=article&id=1004%3Ail-dr-svensmark-commenta-larticolo-che-tenta-di-respingere-leffetto-dellattivita-solare-sul-clima&catid=36%3Acosmologia&Itemid=164

  28. Riccardo Reitanoon Giu 20th 2011 at 23:24

    Vale
    grazie per la profonda riflessione sul clima che è sempre cambiato naturalmente e continuerà a farlo. Credo però che stia sfondando una porta aperta, io almeno non conosco nessuno, letteralmente nessuno, che abbia mai sostenuto il contrario. Mi farebbe piacere parlare con qualcuno che lo sostiene, sarei curioso di sapere su cosa potrebbe basare questa strana idea.

    Sull’articolo linkato senza commenti, “Nell’interesse dell’equilibrio” si intervista Svensmark, con il suo fattore di amplificazione 3-7, che a sua volta cita addirittura Shaviv, famoso fisico solare improvvisato oceanografo che fa miracolosamente rispondere 700 m di oceano in modo praticamente istantaneo al forcing. Questa fa il paio con il clima che è sempre cambiato; ma almeno stavolta c’è almeno uno, Shaviv, che lo sostiene.
    Se mettiamo assieme i due la risposta al ciclo solare sarebbe così palese che ci sarebbe poco da discutere. Così non pare.

  29. stephon Giu 20th 2011 at 23:34

    Sì, il clima è sempre cambiato. Decisamente.
    http://www.pnas.org/content/early/2011/06/13/1015619108.full.pdf?with-ds=yes

  30. Lucaon Giu 23rd 2011 at 10:31

    Questo è il tipico cane che si morde la coda. E, come ogni cane che si rispetti, fa anche un gran chiasso per attirare su di sè tutte le attenzioni del mondo. Ricordate la faccenda che il livello degli oceani sta drasticamente aumentando a causa dello scioglimento dei ghiacci polari e che tra non molto sommergerà ampie superfici emerse?

    Ebbene, secondo le rilevazioni pubblicate dal Sea Leve Research Group dell’Università del Colorado, i dati reali denotano effettivamente un trend al lieve rialzo dei livelli, e fin qui nulla di strano. Le stime però sono state divulgate con l’aggiunta di un parametro relativo al cosiddetto “aggiustamento isostatico”, pari a circa la metà dell’innalzamento del livelli stessi.
    Nel calcolo dei livelli viene aggiunta una costante riferita al sollevamento isostatico delle terre emerse.

    L’aggiustamento isostatico, calcolato in +0,3 mm all’anno, altro non è se non il rialzo della crosta continentale a seguito al diminuito peso dei ghiacci che vi gravavano durante la “Piccola Era Glaciale”. Il riscaldamento globale inizia proprio da li e, in quanto tale, è dunque un fenomeno prevalentemente naturale che sta proseguendo anche ai giorni nostri.

    L’innalzamento congiunto di terre e oceani, pur nelle diverse proporzioni, non altera dunque drasticamente la volumetria degli stessi come ci viene spesso propinato. Basti pensare che dal 1993 ad oggi l’altimetria oceanica globale è aumentata di circa +8,6 mm, quella isostatica di circa +5,4 mm.

    Cadrebbe così la tesi catastrofista di città ormai a imminente rischio sommersione e di coste impaludate. Ora ci si chiede: perchè tanto clamore per poco meno di 0,5 decimi di millimetro all’anno di salita da parte degli oceani, con colpa tutta affibbiata alle attività umane, se il riscaldamento globale in uscita dalla Piccola Era Glaciale, fenomeno inequivocabilmente dovuto a cause naturali, ha portato addirittura le terre emerse ad emergere quasi altrettanto pareggiando i conti?
    Luca Angelini

  31. Paolo C.on Giu 23rd 2011 at 11:44

    @Luca

    Credo che sarebbe stato più corretto linkare direttamente il sito del Sea Level Research Group, prima di lasciarsi andare alle speculazioni:

    http://sealevel.colorado.edu/content/what-glacial-isostatic-adjustment-gia-and-why-do-you-correct-it

    Non mi pare che quanto sopra ci autorizzi a tirare respiri di solievo.

  32. stephon Giu 23rd 2011 at 14:32

    @Luca
    Come giustamente segnala Paolo, l’articolo dice ben altro, basta leggerlo.
    Per es.:
    \\”The correction for glacial isostatic adjustment (GIA) accounts for the fact that the ocean basins are getting slightly larger since the end of the last glacial cycle. GIA is not caused by current glacier melt, but by the rebound of the Earth from the several kilometer thick ice sheets that covered much of North America and Europe around 20,000 years ago.”//
    LGM ≠ PEG.
    Oppure:
    \\”However, since the ocean basins are getting larger due to GIA, this will reduce by a very small amount the relative sea level rise that is seen along the coasts (…) This means that if we measure a change in GMSL of 3 mm/yr, the volume change is actually closer to 3.3 mm/yr because of GIA.”//
    Very small (0.3 mm/yr su un incremento medio di 3.3 mm/yr) ≠ da circa la metà dell’innalzamento del livelli stessi.
    Infine, lei dice: “Il riscaldamento globale inizia proprio da li e, in quanto tale, è dunque un fenomeno prevalentemente naturale che sta proseguendo anche ai giorni nostri.”
    Certo, ma è impossibile spiegare il riscaldamento globale degli ultimi decenni tenendo in considerazione *solo* le componenti naturali interne e quelle forzanti esterne al sistema e, fra queste, senza considerare il contributo di origine antropica. Cose già note e che sono state spiegate numerose volte anche su questo sito.

  33. Valeon Giu 23rd 2011 at 17:16

    io vi segnalo anche questo interessante articolo..
    http://globalwarming.blog.meteogiornale.it/2011/06/19/aumento-minime-e-diminuzione-massime-perche/
    curiosa questa cosa..
    che ne pensate?

  34. Giuseppeon Giu 25th 2011 at 22:48

    x steph
    ma lo studio che hai linkato attribuiscono le variazioni solo alla correlazione temperature/scioglimento dei ghiacci?
    e i movimenti geologici? non hanno preso in considerazioni altre cause?
    grazie..

  35. Ciccioon Lug 1st 2011 at 19:26

    cosa ne pensate? lo dicono alcuni scienziati..

    L’attività del Sole inizia ad essere presa sempre più in considerazione da molti scienziati, in merito alle possibili ripercussioni climatiche che si potranno avere nei prossimi anni. Secondo l’SSRC si starebbe per aprire un nuovo ciclo climatico sulla Terra, tanto da non escludere una possibile PEG.

    La galoppante marcia del global warming ha avuto di recente un ridimensionamento, che in gran parte si è giustamente attribuito all’episodio di Nina (anomalie negative delle temperature superficiali oceaniche sul Pacifico) che ormai volge definitivamente al termine. Negli ultimi anni abbiamo vissuto una prolungata fase di minimo solare, su cui si è ampiamente dibattuto: di sicuro la nostra Stella sembra avviata ad una fase di bassa attività anche riguardo il nuovo ciclo, il cui massimo dovrebbe toccarsi nell’estate del 2013.

    Ebbene, sulla base di alcuni ultimissimi studi ci potrebbe essere lo zampino del Sole sul rallentamento termico che, in base ad ipotesi tutte da dimostrare, potrebbe ulteriormente accentuarsi già nei prossimi anni. A sostenerlo è lo Space and Science Research Center che, con un parente congiuto assieme a molti altri scienziati, ipotizza come il periodo di riscaldamento del clima degli ultimi anni sarebbe ormai giunto al termine.

    L’inizio di questa nuova era viene supportata proprio sulla base dell'”ibernazione solare”, ovvero un ciclo ripetitivo di 206 anni del sole, con le temperature gradualmente più fredde che dovrebbero perdurare per i prossimi 2 o 3 decenni. Forse è un po’ azzardato fare ipotesi legate a possibili “piccole ere glaciali” improvvise, anche se qualche studioso non esclude l’avvento di un periodo del tutto simile a quello del “minimo di Maunder”, quando la bassissima attività del sole coincise con un periodo molto freddo per molte zone della Terra, a cavallo fra il 1645 ed il 1715. Non solo il minimo di Maunder, ma anche il minimo di Spörer ed il minimo di Dalton coincisero con un periodi contraddistinti da temperature globali sotto la media.

    Grazie al Sole, sembra quindi aprirsi un dibattito fra i fautori delle comprovate “tesi serriste” (basate in gran parte su cause antropiche) e coloro che credono ad un’inversione di questo ciclo. Secondo studi effettuati dalla NASA su documentazioni inerenti l’attività solare degli ultimi 6000 anni, quando si ha un numero di macchie inferiori a 50, è un preciso segnale delle possibili ripercussioni in termini di raffreddamento a livello globale. Inoltre, la ricerca SSRC e quella di altri ricercatori mostra che sconvolgimenti geofisici, come i più grandi terremoti ed eruzioni vulcaniche, possono verificarsi durante questi eventi solari. Un rapporto di causa-effetto tra la bassa attività delle macchie solari e gli inverni più freddi resta però ancora oggetto di profonda discussione.

    Mauro Meloni

  36. Riccardo Reitanoon Lug 1st 2011 at 23:53

    Ciccio
    il bello e il brutto di internet, si trovano tante cose interessanti e tante fesserie. Giusto per non chiederti di fidarti della mia parola, ecco cosa pensa Leif Svalgaard dello SSRC e di Casey:

    “The ‘Space and Science Research Center’ and John Casey should not be relied on for valid research. I know of Mr. Casey and have checked his credentials and they are not legitimate. He has tried to recruit even me into his band of ‘experts’. I would not place any value on the ramblings ofthe press release.”

    L’attendibilità delle fonti è importante, google da solo non basta.

  37. claudio della volpeon Lug 2nd 2011 at 07:07

    non è la Nasa, ma un centro di ricerche privato il cui presidente John Casey non ha alcuna autorevolezza in climatologia e la cosa non è di adesso ma risale ad almeno tre anni fa; per notizie più approfondite sulla cosa leggi questo post su RealClimate che da alcune informazioni su SSRC e su John Casey

    http://www.realclimate.org/?comments_popup=519 (vedi l’intervento 67)

    sono bufale in altri termini; c’è sempre un imbecille disposto a raccontare bufale, basta non starle a sentire, costruirsi caro Meloni un minimo di capacità critica; per esercizio ti consiglierei di non seguire più le trasmissioni di Rai2.

  38. claudio della volpeon Lug 2nd 2011 at 07:30

    PS per un approfondimento sulla questione consiglio anche la lettura di questo post e della discussione:
    http://www.realclimate.org/index.php/archives/2011/06/what-if-the-sun-went-into-a-new-grand-minimum/
    che è dedicato proprio a cosa succederebbe se il sole entrasse in un nuovo minimo di Maunder

  39. […] Munich Re. Anche in Italia si registra un segnale sull’intensità delle precipitazioni, come già discusso in un precedente post. Un quadro complessivo è mostrato in numerosi lavori dell’ISAC-CNR (ad esempio qui)  e nel […]

  40. […] temperature e dell’intensità delle precipitazioni (una panoramica italiana era stata presentata in questo post). Proprio in questi giorni è stato pubblicato il Rapporto Speciale dell’IPCC sugli eventi […]

  41. […] Il clima è cambiato anche in Italia. Negli ultimi 10 anni non sarebbe cosa strana se non ci fosse un riscaldamento statisticamente significativo: è già successo nonostante il trend di aumento  sia chiarissimo e più accentuato che a livello globale. Ma come già discusso, è necessario considerare la variabilità climatica per valutare il sottostante trend. […]

  42. […] Possiamo dunque ritenerla l’ennesima evidenza, empirica questa volta, che in questi ultimi decenni anche in Italia le cose sono veramente cambiate ad un ritmo impressionante, come ad esempio già illustrato qui. […]

  43. Claudioon Ago 30th 2012 at 18:14

    ma ragazzi
    vi rendete conto che
    la terra ha 400 milioni di anni??
    cosa sono i vs 10-20-30 anni??
    qualsiasi statistica si appiattisce.
    Qualsiasi presunzione di poter influire su clima od altro si perde
    di fronte alle dimensioni di quello che esiste.

    accidenti.